Citti chi ti contu un contu

Invito a scrivere

Aladinews Bomeluzoape-innovativa I raccontini Contus stampaxinus ospitati dalla nostra News nel presente periodo estivo hanno incontrato un inaspettato e lusinghiero gradimento. Tanto da sollecitare alcuni nostri lettori nonché collaboratori a cimentarsi nello scrivere ulteriori racconti. Proprio oggi il nostro amico Gianni Pisanu ci ha esternato questo desiderio: scrivere aneddoti casteddaius, in particolare delle vicende del quartiere cagliaritano di Villanova. Sapendo di fare una scorrettezza, lo scrivo qui per costringere Gianni a trasformare questo suo desiderio in realtà: a scrivere ciò che ha vissuto nei tempi della sua giovinezza per trasmettecerlo. Con nostalgia di amarcord? Anche, ma soprattutto per consentirci di sorridere oggi, perché sorridere o ridere a scraccallius fa bene, fa buon sangue, dicevano gli antichi. Eccome! Nello scusarci anticipatamente con Gianni per questa forma di leggera violenza perché scriva e ci faccia avere i suoi racconti che senza esitazione pubblicheremo, estendiamo l’invito a tutti i nostri lettori, perché si esercitino a scrivere raccontini vissuti, per nostro e loro diletto. (f.m.).
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ALADINE(W)STATE. Contus stampaxinus.

L’albero cavo di via Sant’Efisio.
di Anonimo stampacino

8291911f-ea63-4427-8cac-cd134e3e1b09 Fino alla fine degli anni 60 nello slargo della via Sant’Efisio prospicente le scalette di Santa Restituta vi erano due grandi alberi. Da quel tempo, non ricordo di preciso il mese e l’anno, ne sopravvive solo uno, come si vede nella foto (del 19 luglio 2018) rigoglioso e ben saldo. L’albero gemello nel caso esistesse tuttora forse non godrebbe di altrettanta buona salute, ma la causa della sua anticipata dipartita fu una sconsiderata azione umana. Che ora vi racconto. [segue]

Contus stampaxinus. L’amore sacro e l’amore profano

img_6962di Aladin
ape-innovativaAvevo forse meno di 8 anni, sicuramente non di più (il perché lo capirete dopo), quando chiesi a mia mamma come mai la cappella della nostra chiesa (la parrocchiale di Sant’Anna) dedicata alla Madonna del Rosario, più nota come Madonna di Pompei, fosse sempre ricolma di fiori, sempre freschi, pulita e curata più delle altre cappelle. [segue]

Contus de Stampaxi. Giovanni l’organista e il cielo in una stanza

santanna-oggi-26-7-16Il cielo in una stanza”, la bellissima canzone che Gino Paoli compose nel giugno del 1960 e portata a strabiliante successo da Mina, tanto da occupare per molti mesi i vertici della hit parade italiana (dal settembre al dicembre 1960 al primo posto) piaceva a tutti, o quasi, tra questi aveva un competente estimatore in Giovanni M., organista ufficiale della Chiesa parrocchiale di Sant’Anna, a cui era affidato il f3da3d0d-5af3-4c4c-8085-e56785b12e72magnifico organo, nuovo di zecca, ricostruito al posto dell’originale andato distrutto, con i fondi dei danni di guerra che la chiesa aveva pesantemente subito nel corso dei bombardamenti della seconda guerra mondiale. [segue]

Contus stampaxinus: don Arthemalle a Roma

di Aladin.
img_6955Don Arthemalle era un prete povero. Viveva della piccola elargizione che mensilmente gli assicurava il Parroco (presidente dei parroci della Collegiata di Sant’Anna) il cui importo aumentava in relazione alla numerosità dei funerali e delle messe in suffragio da lui celebrati, ma sempre di miserie si trattava. Comunque tanto gli bastava per condurre una vita dignitosa e di cui ogni giorno ringraziava il Signore. Certamente non poteva permettersi alcun extra, con l’eccezione del tabacco da fiuto, che assumeva in dosi quotidiane, con assidua frequenza, seppur in misura assolutamente controllata. Ad ogni “fiutata” corrispondeva uno o più sonori starnuti, che mascherava malamente coprendosi il naso con uno dei suoi variopinti grandi fazzoletti. Ne ricordo uno rosso a pois bianche. Non di rado si divertiva a ficcare un pizzico del suo tabacco nel naso di qualche chierichetto, così… “alla fidata” e mentre il malcapitato starnutiva lui se la rideva sonoramente, come si diceva “a scraccallius”. Ma torniamo alla povertà di don Arthemalle. [segue]

Gli aneddoti stampacini. Uspidali civili o Clinica Aresu?

Ospedale-Civile-Cagliari204d5de0-72bc-4aa7-b3dc-ec8bfd054ab4Don Arthemalle forse non era il più vecchio tra i sacerdoti della Collegiata parrocchiale di Sant’Anna, ma per noi lo era. Teoricamente non avrebbe avuto diritto al titolo di “don” ma solo di “signor”, in quanto – ci avevano spiegato – l’uno era riservato ai preti che avevano studiato e che erano stati licenziati dal Seminario maggiore, l’altro a chi era arrivato alla consacrazione sacerdotale senza il prescritto “cursus studiorum”, come appunto nel caso del nostro. [segue]

AladiNewsEstate EstateAladinews

copia-di-img_6928SUOR MARTA È ANCORA VIVA .
di P.Ligio su Aladinews.
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Alle origini di GulpCittàquartiereAladinews
Le prime esperienze giornalistiche nacquero in Parrocchia (1967).
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