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Lunedì 22 aprile 2019

lampada aladin micromicrodemocraziaoggisardegnaeuropa-bomeluzo3-300x211pensatoreSardegna-bomeluzo22sedia-van-goghGLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501413filippo-figari-sardegna-industre-2img_4633serpi-2Anpi logo nazsdgs-make-europe-sustainable-for-all-300x208ape-innovativalogo76costat-logo-stef-p-c_2-2universita_cultura_e_sapere2d1c145e5-3738-4a1e-86a4-7155513d1effimg_9429 Giornata mondiale della Terra.bomeluzo-terra
Avvenimenti&Dibattiti&Commenti&Appuntamenti————————-

costat-logo-stef-p-c_2Abbiamo impugnato la legge elettorale sarda
Andrea Pubusa su Democraziaoggi.
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In Italia il tema dirimente è la questione morale: il PD nella bufera, la Lega al bivio, il M5S incalza.
22 Aprile 2019
Andrea Pubusa su Democraziaoggi.
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lampadadialadmicromicro132Gli Editoriali di AladinNews.
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INTELLIGENZA ARTIFICIALE E FUTURO DELL’UOMO – DI VERA NEGRI ZAMAGNI, su politicainsieme.com.
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Noi con te. In Europa La Sinistra antirazzista, femminista, ecologista.

57226432_2369128979777685_1638825981030432768_nMartedì 23 aprile alle ore 11.00 nell’Hostel Marina, alle scalette di San Sepolcro a Cagliari si svolgerà la conferenza stampa di presentazione con i candidati e le candidate della Sardegna alle europee per il collegio Isole della Lista “La Sinistra”.
La lista, promossa da Rifondazione Comunista e Sinistra Italiana, L’Altra Europa e altre forze politiche e movimenti sociali, si oppone al neoliberismo e al nazionalismo, con l’obiettivo di costruire un nuovo spazio politico, un’alternativa da progettare insieme ai cittadini/e, alla pari, e che promuova un forte progetto femminista, ecologista, antirazzista.
Durante la conferenza stampa interverranno i candidati e le candidate della Sardegna: l’insegnante e attivista femminista Maria Cristina Ibba, e l’ex operaio Alcoa e ingegnere ambientale Omar Tocco insieme al giornalista Corradino Mineo, capolista della lista nel collegio Isole. Interverranno inoltre Pierluigi Mulliri, segretario regionale di Rifondazione Comunista in Sardegna, Salvatore Multinu responsabile regionale di Sinistra Italiana e Roberto Loddo per il manifesto sardo e l’Altra Europa.

Preghiera per noi, per tutte e tutti: un cammino per tornare umani e restare umani. Buona Pasqua a tutte e a tutti!

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lampadadialadmicromicro13Il 6 aprile u.s. si è tenuta a Roma un’assemblea intitolata RIUNIRE I POPOLI FRANTUMATI. Questi in sintesi i contenuti: “Il grido dei popoli, il grido dei poveri, il grido della terra perchè la storia continui, nell’assemblea romana di Chiesa di tutti Chiesa dei poveri. Una lettura messianica della crisi. Le urgenze maggiori: l’unità umana, nessuno straniero; il denaro suddito, non sovrano; la Terra onorata come madre, custodita, mantenuta feconda; il ritorno del volto; disimparare l’arte della guerra”. All’inizio dei lavori è stata coralmente recitata una preghiera, coinvolgente e ricca di vitali significati. La riproponiamo fuori da quel contesto, per celebrare l’odierna domenica di Pasqua di Resurrezione.
logo-ok-chiesa-ranieroDio Vivente. Dio dai molti nomi.
Il tuo vero nome è superiore ad ogni conoscenza,
ma sei venuto a mostrarti a noi nell’uomo Gesù di Nazareth,
che è immagine visibile e trasparente dell’invisibile tuo volto.

Dio, nostro Padre e Madre,
che in molti modi, in molti tempi e luoghi,
hai parlato ai popoli tramite profeti,
manda il tuo Spirito in noi qui radunati.

Mandaci luce per vedere e intraprendere,
insieme ad ogni persona di buona volontà,
il cammino della grande necessaria impresa
che questo tempo richiede alle nostre coscienze,
con urgenza e insistenza:

un cammino per tornare umani e restare umani,
donne e uomini, vecchi e giovani, di ogni casa e paese,
e della casa comune, questo nostro pianeta;

un cammino per riunire i popoli frantumati all’interno
da un vivere feroce, come rivali e non come soci;
popoli divisi tra loro da visioni che immiseriscono
l’unica umanità, bella nella sua varietà,
immagine multipla dei tuoi molti nomi e luci;
- umanità offesa e deturpata
dal peccato di dominio, violenza e sfruttamento;
- umanità violata dalle guerre volute e progettate,
con armi studiate e vendute per erigere torri di denaro;
- umanità venduta, vittima per vittima,
sul mercato del dolore e della morte;
- umanità la cui casa comune, il pianeta,
è pericolante nel suolo e nell’aria;
- umanità divisa nella carne dell’uomo e della donna,
fatta merce e peccato, invece di onore, pace e gioia;
- umanità che nega ai giovani speranze e progetti
proponendo nichilismi e astuzie.

Oggi ti ringraziamo perché,
in questo nostro tempo profondamente turbato e pericoloso,
riconosciamo che non ci fai mancare luci sul cammino,
come è stato in modo speciale il Concilio di mezzo secolo fa,
e la sua ripresa oggi nella Chiesa
che vuole essere sinodale, fraterna,
ecumenica, operatrice di pace, assetata di giustizia e misericordia,
in cordiale solidarietà con tutta l’umanità,
in dialogo e collaborazione con tutte le religioni
e spiritualità umane.

Riconosciamo con gratitudine
che, tra le angosce e del momento presente,
Gesù Cristo ci ripete: “Ma viene un tempo ed è questo…”
in cui “adorarti in Spirito e verità” (Gv 4,23),
cioè intimamente, sinceramente e fattivamente.
Oggi ci siamo riuniti a lavorare sui
nostri compiti attuali,
aiutaci a vedere, volere e fare
ciò che è giusto e buono per amore del mondo.

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La fatica e il coraggio di essere uomini.
di Salvatore Loi, Guamaggiore 1971.
Mi hanno sempre colpito due frasi del Vangelo: una è di San Luca “ma il Figlio dell’uomo, alla sua venuta, troverà forse la Fede sulla terra?” (Lc. 18,8) e l’altra è di San Matteo “per il moltiplicarsi dell’iniquità si raffredderà la carità di molti” (Mt. 24,12).
A pensar bene sono due frasi drammatiche: sembra che Gesù veda con amarezza tempi in cui fede e amore entreranno in agonia. E l’agonia della fede e dell’amore coincide con l’agonia di Dio nel mondo, ma anche con l’agonia dell’uomo.
Forse oggi essere uomini significa vivere accettando la terrificante condizione umana senza lasciarsene vincere.
Se abituassimo i nostri occhi a superare le barriere dell’apparenza e il nostro cuore ad avere il coraggio di guardare fino in fondo anche ciò che non vorremmo vedere, ci accorgeremmo che siamo povera gente presa dalla paura di tutto.
Il peggio è che questo tutto te lo senti di fronte e di spalle e di fianco e non riesci ad afferrarlo, te lo senti in fondo al cuore e non sai che sia.
Siamo spesso come il povero ebreo errante che sente su di sè il peso di una vita che non riesce a portare, come il pellegrino in viaggio verso una terra che desidera e teme. Gente seduta alla porta di casa a sognare e mentre sogna si accorge che arriva la fine e che il sogno finisce.
La nostra esperienza non è stata voluta per uscire dalla condizione di ogni uomo: guai a coloro che per essere cristiani dimenticano di essere uomini.
È stata voluta come un momento in cui insieme potessimo ricuperare dal fondo del nostro essere quella nostalgia di fede e di amore che ci facessero sperare che è ancora possibile essere uomini veri, con Dio e in Dio.
Il mistero dell’uomo, ha scritto il Concilio Vaticano II, trova spiegazione alla luce del mistero di Cristo. Perciò abbiamo cercato di porre Cristo al centro della nostra esperienza: la sua Parola, il suo Sacrificio e la sua Carità.
Non è che la sua presenza abbia reso la nostra vita più superficialmente tranquilla.
Io non mi so dire perché Dio preferisca piangere con l’uomo piuttosto che dargli una gioia che l’uomo non ha la felicità di costruirsi, ma so, voglio sapere che Dio non è tanto occupato da non ascoltare il pianto di chi non sa ricevere, come di chi non sa dare.
La presenza di Dio: ora consolante e ora sconvolgente, però tale che non ci toglierà la fatica di essere uomini.
Ci darà solo il coraggio di esserlo fino in fondo, se noi vorremo.

Buona Pasqua

Domenica 21 aprile 2019. E’ Pasqua!

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bomeluzo-terraAvvenimenti&Dibattiti&Commenti&Appuntamenti—————-Auguri————————-

cristo-bianco-e-neroAuguri a tutti di buona Paska manna!
21 Aprile 2019
Auguri a tutti di Buona e Felice Pasqua!
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Cultura Politica. Materiali per le politiche urbane

ada-colau-barcellona-micro-mega La sfida di Ada Colau: “Rivincere a Barcellona e cambiare l’Europa”
Su MicroMega
ada-colau-2-una-ciudad-en-comun-libroAppena uscito in Spagna il libro “Ada Colau, la ciudad en común” di Steven Forti e Giacomo Russo Spena, riedizione aggiornata del libro pubblicato in Italia nel 2016. Ne proponiamo un estratto che illustra le strategie dell’alcaldessa che il 26 maggio prossimo si giocherà la sfida elettorale per la permanenza a sindaca: “Dobbiamo insistere sul municipalismo, soltanto così possiamo contrastare l’ondata nera e costruire una vera alternativa”. E intanto cresce la rete internazionale con le altre città che rappresentano esperienze virtuose nel mondo.

di Steven Forti e Giacomo Russo Spena, su MicroMega.

Oggi sabato 20 aprile 2019

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costat-logo-stef-p-c_2Abbiamo impugnato la legge elettorale sarda
20 Aprile 2019
Andrea Pubusa su Democraziaoggi.
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cammino-nuxis-5-5-19Il 5 maggio a Nuxis nei luoghi della latitanza dell’Avv. Cadeddu, capo di Palabanda. Partecipate!
20 Aprile 2019
Nell’ambito delle iniziative su “Sa die de Sa Sardinia” ci rechiamo, accompagnati dalla locale Associazione Le Sorgenti, in pellegrinaggio laico nelle campagne di Nuxis nella Grotta di Conch’è Cerbu, dove l’Avv. Salvatore Cadeddu, capo della rivolta di Palabanda, trascorse alcuni mesi della sua latitanza fra la fine del 1812 e i primi mesi del 1813, […]
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sedia di VannitolaLe “comunarie” del Pd e del centro sinistra di Sassari pensando a Eleonora d’Arborea. Non sembra vero ma, nella grande divisione e confusione che regna da sempre nel Pd e nel centro sinistra, l’unica idea pervenuta (peraltro di padre ignoto) è stata quella di affidarsi alla Magistratura prima ancora che ciò potesse rendersi necessario per accidente o incidente politico. Nasce cosi l’idea di candidare alla carica di Sindaco uno “sconosciuto”, politicamente parlando, del quale si ignorano le potenziali capacità e le eventuali esperienze pregresse nella pratica della politica e nella amministrazione della cosa pubblica. L’unica caratteristica nota del candidato è la professione fino ad ora esercitata. Chi lo conosce afferma che si tratta di un buon giudice ormai prossimo alla pensione, di una persona moralmente ineccepibile, con molte idee e qualche proposta originale su come governare la città. Non c’è alcun motivo per dubitarne. L’interrogativo è un altro. Ha le competenze e la necessaria capacità politica per svolgere il gravoso compito che è costato lacrime e sangue al suo predecessore? O si pensa realmente che la cosa più intelligente da fare, per superare l’impasse amministrativa ormai cronica nel nostro territorio, sia quella di affidarsi alla magistratura per derimere le beghe di un ceto politico straordinariamente litigioso? Ho il sospetto che, in fondo in fondo, il pensiero guida di chi ha proposto la candidatura sia stato proprio questo. Un giudice per governare bene. Un “Giudicato”. Il nuovo Giudicato di Torres per dare vita alla Città Metropolitana da tempo auspicata. Anche il suo nome di battesimo rafforza tale ipotesi. Si chiama Mariano, come Mariano IV di Arborea. (V.T.)
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Ricordando Francesco Cocco, un grande sardo

fcocco Venerdì 3 maggio, alle ore 17.00, presso l’Ersu a Cagliari (Teatro Nanni Loy, via Trentino) sarà ricordato Francesco Cocco per iniziativa del Centro di iniziativa democratica. Per chi non l’abbia conosciuto Francesco era una persona di grande dignità, intellettuale e politico impegnato per tutta la vita nella sinistra sarda (anche a lungo consigliere regionale, assessore nella prima giunta Melis, consigliere comunale di Cagliari, docente di materie giuridiche ed economiche nella scuola superiore, collaboratore e fondatore di riviste).
Ovviamente è anche un’occasione per riflettere sulle vicende dell’Autonomia sarda anche in relazione ai processi in atto di “regionalismo differenziato”. Di recente il Comitato d’Iniziativa Costituzionale e Statutaria (CoStat), di cui Francesco fu esponente di spicco, gli ha intitolato la Scuola di Cultura Politica, promossa in collaborazione con l’ANPI di Cagliari e con la Confederazione Sindacale Sarda.

Venerdì santo

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“Il perché di tanta devozione popolare? Gesù Cristo è uno di noi”. ven-1
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Foto di Renato d’Ascanio Ticca
[Tutto il servizio fotografico su fb]
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Roma. La Via Crucis al Colosseo dedicata agli sfruttati. I testi delle meditazioni
venerdì 19 aprile 2019
Alle 21.15 la Via Crucis presieduta da papa Francesco. Le meditazioni sono state affidate a suor Eugenia Bonetti (da Avvenire.it)
Ecco i testi (dal BOLLETTINO VATICANO)
[segue]

Venerdì santo

img_8648VENERDI’ SANTO
Appuntamento in parrocchia alle 8 del mattino.
Dopo l’arrivo delle confraternite si parte, con la statua della Madonna, attraverso le vie del paese per la Via Crucis.
Le stazioni vengono raffigurate da una croce, appesa al muro esterno di una casa, adorna di fiori e con un drappo bianco intorno.
Ad ogni stazione ci si ferma, il parroco legge la stazione, si risponde in coro.
Si canta e si prega fino alla stazione successiva, per un totale di 14 stazioni.
Si torna in parrocchia dove si conclude la Via crucis con le preghiere di rito.
I confratelli si riuniscono insieme ad altri invitati per un pranzo magro che è composto da: pane, fave, sardine e vino nero.
(I riti della settimana santa a Gesturi, di Usai e Marcialis, ed. Condaghes, 1997).
Mìserere. Cuncordu de Orosei.
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Francesco Guccini Venerdì Santo

Europa, Europa

img_9757L’euro e la necessità di un’”altra Europa”

di Gianfranco Sabattini

“A vent’anni dalla sua creazione l’euro e l’eurozona sono sempre più oggetto di accesi dibattiti e di duri scontri politici”; se si volesse fare un bilancio, il meno che si posa dire, afferma Enrico Grazzini, giornalista economico ed autore dell’articolo “Perché l’euro prima o poi crollerà” (apparso su Micromega n, 2/2019), è che la moneta unica europea, adottata nel 1999 da undici Stati membri dell’Unione, cui si sono aggiunti negli anni successivi altri otto Paesi, “non ha mantenuto le aspettative”: rafforzare il mercato interno europeo, rilanciare il processo di integrazione politica attraverso la costruzione di una struttura istituzionale federalista, far convergere nella crescita e nello sviluppo i sistemi economici e le società dei Paesi aderenti e creare un’area valutaria alternativa a quella del dollaro. Per tutte queste ragioni, è impossibile non riconoscere il “fallimento” della moneta unica, che si è mostrata fragile, dopo alcuni anni dalla sua adozione, con l’inizio della Grande Depressione del 2007/2008.
L’euro, perciò, secondo Grazzini, “sembra essere un chiaro esempio di eterogenesi dei fini con conseguenze ampiamente inaspettate e molto diverse rispetto alle annunciate intenzioni iniziali”, e soprattutto molto diverse dalle finalità indicate da chi, scrivendo il “Manifesto di Ventotene”, indicava la necessita di unire l’Europa per il perseguimento di “un’equità sociale condivisa, non per una moneta unica”.
Grazzini ricorda che molti economisti, fuori e dentro l’Italia, sia di destra che di sinistra, hanno affermato, dopo lo scoppio della crisi globale del 2007/2008, che l’euro “non poteva funzionare nel lungo periodo e in caso di shock”; lo avevano detto a chiare lettere economisti premi Nobel, quali Joseph Stiglitz e Amartya Sen, e in Italia, Luciano Gallino, assieme a molti altri intellettuali ed economisti, come Paolo Savona; questi ultimi, però, pur costituendo una trascurabile minoranza, sono sempre rimasti inascoltati e, come dice Grazzini considerati “blasfemi” dall’establishment dominante.
Al riguardo, si ricorderà il rifiuto del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di nominare Savona Ministro dell’Economia, solo perché, benché non contrario all’Unione europea, era accusato di aver formulato un “Piano B” per il ritorno alla lira nel caso in cui l’euro fosse andato incontro ad una crisi irreversibile. Tutto ciò è accaduto, malgrado fosse noto il fatto che altri Paesi europei si fossero dotati di tutto quanto sarebbe stato necessario per tornare alla loro valuta originaria e che, in Germania, si discutesse apertamente (imperando il severo Ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble) della possibilità che l’Italia fosse espulsa dall’area-euro.
In verità, una critica contro l’adozione di una moneta unica nel processo di integrazione europea era stata formulata tanti anni prima della fatidica data del 2007/2008; tra il 1958 e il 1961, all’inizio quindi dell’attuazione del “progetto europeo”, Tibor Scitovsky e Robert Alexander Mundell avevano messo in evidenza le insidie delle quali potevano essere portatori il processo di integrazione economica e il corretto funzionamento dei meccanismi sottostanti il governo dell’area valutaria conseguente al processo di integrazione sopranazionale.
Secondo Tibor Scitovsky, il processo di integrazione economica europea, oltre che vantaggi, poteva creare ostacoli di natura “tecnica” che, se non preventivamente eliminati, avrebbero potuto impedire il successo dell’integrazione. Da questo punto di vista, veniva rilevato il rischio che l’integrazione delle singole economie nazionali potesse generare svantaggi, se le economie avessero presentato, originariamente, strutture produttive completamente differenti. Malauguratamente, questa previsione è prevalsa sull’attesa dei vantaggi, a causa del fatto che il risultato principale della loro distribuzione tra i vari Paesi, conseguente alla liberalizzazione del commercio all’interno dell’area integrata, è stato solo l’incremento della capacità competitiva che l’integrazione, in misura differente tra i vari Paesi, ha determinato nei confronti dell’esterno.
E’ accaduto infatti che l’integrazione economica di strutture produttive differenti non abbia tardato a rivelare le difficoltà cui i singoli Paesi sono andati incontro nella gestione interna del loro sistema produttivo (in particolare, riguardo all’impiego della forza lavoro); difficoltà, queste, che si sarebbero potute rimuovere, solo se fosse stato possibile adottare una politica monetaria e fiscale comune, sorretta dall’integrazione di natura politica, oltre che economica, dei Paesi aderenti al progetto europeo. Non essendo stata realizzata preventivamente la prima, è accaduto che l’aumentata competitività, resa possibile dall’integrazione economica, abbia promosso la propensione di alcuni Paesi, come la Germania, ad orientare la propria struttura produttiva verso le esportazioni, sino a diventare un attore economico globale, e a caratterizzare il proprio sistema economico in termini di avanzo strutturale della propria bilancia commerciale; il che ha dato origine ai mancati benefici economici attesi da parte dei restanti Paesi.
Infatti, la persistenza dell’avanzo commerciale del Paese divenuto dominante all’interno dell’area europea, quindi la sua volontà a non porvi rimedio, hanno impedito che la distribuzione dei vantaggi di natura liberoscambista tra i singoli Paesi dell’Unione Europea fosse realizzata attraverso gli automatismi monetari, secondo quanto era plausibile prevedere in base alla teoria dell’ottimalità delle aree valutarie, esposta nella sua forma più completa nel 1961 da Robert Alexander Mundell.
Secondo questa teoria, l’esperienza storica era valsa a consolidare il fatto che gli squilibri delle bilance commerciali dei Paesi operanti all’interno di un’area di libero scambio sono destinati a tradursi in una crisi del “sistema dei pagamenti internazionali”, se la fissità dei tassi di cambio e la rigidità dei salari e dei prezzi all’interno dei Paesi liberoscambisti impediscono alle ragioni di scambio di svolgere il loro ruolo riequilibratore nei processi di aggiustamento delle bilance commerciali.
Per evitare le difficoltà cui sfortunatamente possono andare incontro i Paesi che decidono di organizzarsi in un’area di libero scambio, attraverso l’adozione di un sistema di valute nazionali collegate tra loro mediante tassi di cambio flessibili, oppure attraverso l’adozione di un’unica valuta, i singoli Stati devono necessariamente rispettare le “regole del gioco” che presiedono al corretto funzionamento dell’area valutaria comune; Nel caso contrario, la crisi dei loro sistemi interstatali di pagamento può trasformarsi in ostacolo, non solo alla stabilità e alla crescita dei Paesi con bilance in deficit, ma anche, più in generale, a quelle dell’intera area di libero scambio. Perché quest’ultima possa configurarsi come ”area valutaria ottimale”, occorre che, all’interno dei singoli Stati, la loro Banca Centrale (nel caso di tassi di cambio flessibili) o la Banca Centrale istituita per l’intera area valutaria (nel caso dell’adozione di un’unica valuta) svolgano la funzione di regolare la quantità di moneta circolante, provvedendo ad allargare o a restringere la circolazione, a seconda della posizione della bilancia commerciale di ogni singolo Stato nei confronti degli altri.
Ciò implica che le Banche Centrali, in entrambi i casi ipotizzati, agiscano in modo tale da consentire ai Paesi in disavanzo di ridurre la propria circolazione, al fine di diminuire il livello generale dei prezzi interni (guadagnando per tale via in competitività), quindi di aumentare le esportazioni; per contro, all’interno dei Paesi con bilancia commerciale in avanzo, le Banche Centrali devono provvedere ad immettere nuova moneta, al fine di aumentare il livello generale dei prezzi interni, promuovendo una diminuzione delle esportazioni. Così, nel tempo, le “regole del gioco” cui devono attenersi nel governo della politica monetaria le Banche Centrali, stimolando l’operatività degli automatismi di mercato, favorirebbero l’aggiustamento delle bilance commerciali di tutti i Paesi integrati all’interno dell’area valutaria comune.
Sino agli anni Settanta del secolo scorso sono del tutto mancate nell’agenda dei Paesi europei, possibili ipotesi di accordo in ambito politico. Queste hanno cominciato ad essere avanzate allorché, a causa della crisi globale dei mercati monetari e di quelli energetici, ha preso forma, nel 1978, la realizzazione del Sistema Monetario Europeo (il cui scopo è stato quello di assicurare una maggiore stabilità monetaria, una riduzione dell’inflazione e tassi di cambio meno variabili, attraverso una maggiore cooperazione tra gli Stati membri); successivamente, con gli anni Ottanta, si è giunti alla decisione di compiere passi in avanti verso l’integrazione, oltre che economica, anche politica dell’Europa, attraverso la creazione di un mercato unico interno.
Solo qualche anno più tardi, ha preso il via il processo di unificazione, con la sottoscrizione dell’”Atto Unico Europeo” (entrato in vigore nel 1987), col quale è stata decisa la realizzazione del mercato unico interno; uno spazio che, mediante l’eliminazione di barriere fisiche, tecniche e fiscali, garantisse la libera circolazione di persone, merci e capitali, in modo da prefigurare l’Europa come un solo Stato.
Per il perseguimento di tale obiettivo si è giunti alla firma, nel 1992, del Trattato di Maastricht, che ha stabilito, da un lato, la nascita di una Banca Centrale Europea (BCE), per la gestione della politica monetaria, e dall’altro lato, le “regole” che avrebbero disciplinato la circolazione della moneta unica (l’euro), da adottarsi entro la fine del millennio.
In presenza degli squilibri nelle bilance commerciali dei singoli Stati, e mancando un accordo comune che ne favorisse il risanamento, il processo di sviluppo dell’integrazione europea e la nascita dell’Unione Economica e Monetaria hanno reso più che mai attuale il dibattito sulla teoria delle aree valutarie ottimali; dibattito che si è protratto sino al sopraggiungere della Grande Recessione del 2007/2008, per continuare negli anni successivi, focalizzando l’attenzione sui motivi per cui non hanno potuto funzionare gli automatismi monetari compensativi.
Sulle ragioni di questa disfunzione, si sono affermate due posizioni contrapposte: da un lato, la crisi della mancata rimozione degli squilibri delle bilance commerciali è stata considerata il risultato delle politiche sociali (in particolare, delle politiche di welfare) di alcuni Stati membri poco “virtuosi”, che avrebbero provocato un effetto negativo a cascata sull’intera area valutaria dell’euro, amplificando le difficoltà determinate dal sopraggiungere della crisi del 2007/2008; dall’altro lato, gli squilibri delle bilance sono stati ricondotti all’ipotesi che alcuni Stati membri fossero vittime, non tanto del loro atteggiamento poco virtuoso e dell’inadempimento degli obblighi comunitari, quanto dei difetti strutturali presenti nelle istituzioni (in particolare, nella BCE) preposte alla gestione dell’eurozona.
Le fasi seguite alla crisi del 2007/2008 hanno polarizzato, fuori e dentro l’Italia, il consenso di molti intellettuali ed economisti (rimasti però inascoltati) sulla seconda posizione, cioè su quella che riconduceva il mancato funzionamento degli automatismi compensativi alla insufficiente azione della Banca Centrale Europea; in particolare, al fatto che tale azione fosse impedita dai Paesi con bilance commerciali in avanzo, i quali, adducendo ragioni ideologiche a difesa dei loro sistemi produttivi, non hanno mai accettato che i rapporti reciproci di debito e credito dei Paesi dell’area-euro potessero essere regolati attraverso l’instabilità dei propri prezzi interni. In altre parole, tali Paesi non hanno voluto che si procedesse sulla via dell’integrazione politica, per cui – come afferma Grazzini – “con Maastricht si è deciso che la creazione e la gestione della moneta – la potestà monetaria – fossero affidate a una banca centrale formalmente e completamente indipendente dai governi e dalla politica (e quindi anche dalle scelte democratiche)”.
Sta di fatto che – coninua Grazzini – alla Banca Centrale Europea è stato assegnato “un potere enorme” che ha esercitato unicamente per controllare l’inflazione, senza essere condizionata e influenzata dalla politica dei singoli Paesi aderenti all’area valutaria comune; la conseguenza di tale status istituzionale della BCE è stata il suo impedimento a svolgere una politica monetaria che, da un lato, realizzasse più equilibrati rapporti tra le strutture produttive dei diversi, e dall’altro, promuovesse la crescita dell’intera area e quella dell’occupazione, attraverso un’incisiva politica della domanda aggregata europea. I Paesi, tra i quali l’Italia, che hanno patito maggiormente gli effetti negativi della Grande Recessione, con la politica deflativa imposta dall’Europa, hanno subito le conseguenze di un minor saggio reale di sviluppo e di una maggiore disoccupazione, a causa della mancata possibilità, dopo l’adesione all’eurozona, di coordinare la loro politica monetaria con la politica fiscale, per via del vincolo di subordinare la seconda alla prima. Questa situazione ha creato la paralisi di Paesi con eccesso di debito, aggravata dal “mancato riciclo” sulla domanda dei rilevanti avanzi di bilancia corrente estera da parte di Paesi come l’Olanda e la Germania.
E’ questo il motivo per cui, se non sarà realizzata un’”altra Europa”, fondata su una reale unificazione politica e sull’azione di una Banca Centrale dotata di poteri e risorse per l’attuazione di interventi democraticamente legittimati, attraverso i quali contrastare le divergenze economiche e sociali esistenti, non solo tra gli Stati membri dell’eurozona, ma tra tutti gli Stati membri dell’Unione, diventerà reale la previsione di Grazzini, che vuole che l’euro prima o poi debba crollare.

ue-futuro

Venerdì santo

Venerdi santo in duomo 25 3 16Venerdì santo in duomo
Democraziaoggi logo-
La croce: forza di un simbolo. Un dibattito senza clamore su Democraziaoggi. – Venerdì santo -.

Oggi venerdì 19 aprile 2019

lampada aladin micromicrodemocraziaoggisardegnaeuropa-bomeluzo3-300x211pensatoreSardegna-bomeluzo22sedia-van-goghGLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501413filippo-figari-sardegna-industre-2img_4633serpi-2Anpi logo nazsdgs-make-europe-sustainable-for-all-300x208ape-innovativalogo76costat-logo-stef-p-c_2-2universita_cultura_e_sapere2d1c145e5-3738-4a1e-86a4-7155513d1effimg_9429
Avvenimenti&Dibattiti&Commenti&Appuntamenti—————
Tagliare il numero dei parlamentari: la banalità del male?
19 Aprile 201
Alfiero Grandi, su Democraziaoggi.
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Settimana Santa

giovedi-santo-liciaGesù lava i piedi ai discepoli.
Ford Madox Brown, 1851 (Pittore preraffaellita).

lampadadialadmicromicro133Riflessioni: Ci vuole “spirito di servizio” a partire da chi sta più in alto.
Ci vuole “spirito di servizio” a partire da chi sta più in alto.

di Franco Meloni, su Aladinews di giovedì santo del 4 aprile 2012.

Dal Vangelo secondo Giovanni 13, 4-54 si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. 5 Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto. 

La chiesa cattolica nella liturgia del giovedì santo, nella messa in coena Domini, rivive il gesto della lavanda dei piedi riportato nel testo dell’evangelista Giovanni. L’episodio è significativo di un atteggiamento di umiltà del Maestro nei confronti dei suoi discepoli e possiamo correttamente ricondurlo simbolicamente ad un atteggiamento “di servizio”, come si diceva un tempo. Ma il concetto è purtroppo in disuso, proprio nel momento in cui sarebbe salutare farvi ricorso. Riportando questo quadro nelle organizzazioni, il Maestro può correttamente simboleggiare il “superiore gerarchico” (il presidente, il rettore, il direttore, il dirigente, etc), mentre i discepoli possono rappresentare i suoi collaboratori o i cittadini-utenti tutti (qui però tralasciamo questa possibile ulteriore estensione). Perchè ci piace fare questa trasposizione, evidentemente apprezzando il gesto della lavanda dei piedi e di tutto quanto può rappresentare nel rapporto capo-collaboratori? Perchè crediamo che oggi vi sia necessità di recuperare un concetto fondamentale: chi per nomina, elezione o eredità si trovi ai vertici di un’organizzazione, sia essa un’impresa, una pubblica amministrazione, un partito politico, un’associazione, una famiglia o quant’altro, deve sentirsi e comportarsi non come un padrone al di sopra di tutto e di tutti, ma piuttosto come titolare di una funzione di servizio verso la stessa organizzazione e la società in generale. Al contrario, purtroppo, si verifica troppo spesso che chi si trova in posizioni di comando in un’organizzazione pensa di poterne disporre a suo piacimento, quasi come l’avesse “vinta al lotto” e si comporta nei confronti dei collaboratori adottando lo schema padrone-servo.  E invece oggi più che mai abbiamo bisogno di “spirito di servizio”, che si traduce in disponibilità all’ascolto, rispetto e valorizzazione delle persone, coinvolgimento di tutti nel perseguimento delle missioni e degli obbiettivi delle organizzazioni. Nella scala delle responsabilità in tutte le organizzazioni più si è in alto nelle posizioni gerarchiche più si ha il dovere di farsi carico dei problemi o, com’è pertinente dire nella settimana di Passione, di portare la croce.

Verso le elezioni comunali di Cagliari

tre-per-il-comune-18-4-19cag-palazzo-bac- Le ultime notizie sulle primarie del centrosinistra su SardiniaPost (articolo di Marcello Zasso).
Programmi:
Matteo Lecis Cocco Ortu ci segnala dove rintracciare il suo: http://www.matteoleciscoccoortu.com.
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Francesca Ghirra: la sua pagina fb.
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Attendiamo le/gli altre/i.
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lampadadialadmicromicroGhirra, Lecis Cocco Ortu, Cilloccu: sono sicuramente tre buone candidature, alle quali contiamo se ne aggiungano altre in una competizione che auspichiamo che il centrosinistra decida al massimo aperta. Fallito il tentativo di mettere insieme in un’unica “primarie” le formazioni del centro sinistra con il M5S e con l’Aggregazione indipendentista-identitaria, attendiamo le candidature di queste ultime, che speriamo di buon livello. Spazio a tutti e buon lavoro per la città di Cagliari, la sua area metropolitana e la Sardegna intera.
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Oggi giovedì 18 aprile 2019

lampada aladin micromicrodemocraziaoggisardegnaeuropa-bomeluzo3-300x211pensatoreSardegna-bomeluzo22sedia-van-goghGLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501413filippo-figari-sardegna-industre-2img_4633serpi-2Anpi logo nazsdgs-make-europe-sustainable-for-all-300x208ape-innovativalogo76costat-logo-stef-p-c_2-2universita_cultura_e_sapere2d1c145e5-3738-4a1e-86a4-7155513d1effimg_9429
Avvenimenti&Dibattiti&Commenti&Appuntamenti————————–

disperazione AladinLa disfatta sarda
18 Aprile 2019
Andrea Pubusa su Democraziaoggi.
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gretaLA7.IT
ESCLUSIVO. Corrado Formigli intervista Greta Thunberg
Il conduttore intervista Greta Thunberg, la sedicenne attivista svedese in Italia per incontrare il Papa e la presidente del Senato Alberti Casellati.
Grande Greta. Molto bravo, come sempre, il giornalista Formigli nel condurre questa difficile intervista. Ho temuto che questo importante personaggio potesse essere intervistato da altri, è andata bene così. (V.T.)
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