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Beni comuni: la legge regionale del Lazio da riproporre anche in Sardegna

lr-lazio-10-2019
- Legge regionale del Lazio 26 giugno 2019 n. 10 Promozione dell’amministrazione condivisa dei beni comuni.

Oggi giovedì 8 aprile 2021

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Draghi in Libia a difesa della presenza italiana, anche dei diritti?
8 Aprile 2021
Red su Democraziaoggi.
Fratoianni è lapidario. “Draghi esprime soddisfazione per il lavoro della Libia sui salvataggi? Evidentemente gli sfugge la differenza tra salvataggio e cattura”. Così il segretario nazionale di Sinistra Italiana, replicando alle parole del presidente del consiglio dei ministri da Tripoli.“In Libia – prosegue l’esponente dell’opposizione di sinistra – i […]
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Maxi staff, ecco il dl 107 dello spreco: 60 nomine politiche per 6 milioni annui
8 Aprile 2021 Politica – Su SardiniaPost. Firme raccolte a oggi (mattina)
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PER FIRMARE: http://chng.it/YJXXbdrn
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VERSO UN RIDIMENSIONAMENTO?
Da SardiniaPost: Slitta a martedì 13 aprile, alle 10, la discussione degli articoli del ddl 107 (…). La commissione Autonomia non ha ancora terminato l’esame dei 1.100 emendamenti presentati, la gran parte dalle opposizioni. Quelli della maggioranza sono una cinquantina e tra questi anche uno che dovrebbe abbassare la spesa (…). Secondo il capogruppo del Psd’Az Franco Mula basterebbero due milioni di euro.
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Online il nuovo Rapporto EuroMemorandum 2021

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Online il nuovo Rapporto EuroMemorandum 2021

Su Sbilanciamoci! – 6 Aprile 2021 | Sezione: Apertura, Economia e finanza.
È online, scaricabile gratuitamente, la traduzione di Sbilanciamoci! del Rapporto EuroMemorandum 2021 “Un’agenda per la trasformazione socio-ecologica dell’Europa dopo la pandemia”: l’analisi della situazione economico-politica e le ricette per uscire dalla crisi Covid con un’Unione giusta e sostenibile.

Scarica il Rapporto EuroMemorandum 2021
Come ogni anno, anche nel 2021 Sbilanciamoci! propone al pubblico la traduzione, scaricabile gratuitamente, del Rapporto EuroMemorandum realizzato dall’EuroMemo Group, nutrita rete europea di economisti da sempre impegnata sul fronte dell’analisi e della proposta per imprimere all’Unione europea una svolta verso traguardi di giustizia economica e sociale e di sostenibilità ambientale. Il Rapporto EuroMemorandum 2021, intitolato “Un’agenda per la trasformazione socio-ecologica dell’Europa dopo la pandemia”, deriva come di consueto dai dibattiti e dalle relazioni presentate alla conferenza annuale (il “Workshop on Alternative Economic Policy in Europe”) organizzata dall’EuroMemo Group, la cui ventiseiesima edizione – a cui anche Sbilanciamoci! ha preso parte – si è tenuta online, causa Covid, dall’8 al 25 settembre 2020.

Al centro del Rapporto EuroMemorandum 2021, la pandemia e i suoi devastanti effetti sul tessuto sociale, economico e produttivo dei paesi europei, le politiche e le misure intraprese dalla Ue per farvi fronte, la necessità e l’urgenza di mettere in campo approcci e strumenti radicalmente alternativi che mettano al centro – nell’ottica di un ambizioso Patto Verde e per la Cura in Europa – il welfare e il diritto alla salute e all’assistenza, un modello di sviluppo capace di rispettare gli equilibri ecologici del pianeta, nuove relazioni politiche e diplomatiche sia nella Ue sia a livello globale improntate alla cooperazione e alla solidarietà. Qui di seguito riportiamo il testo dell’introduzione del Rapporto.

***

I fallimenti del capitalismo neoliberista (che la pandemia ha mostrato ancora una volta)

La pandemia di Coronavirus ha provocato più di 400.000 morti in Europa nel 2020, ha aperto una grave crisi economica e ha tragicamente messo a nudo i gravi difetti del modello economico predominante, sia nell’Unione Europea che altrove. Il modello neoliberista dei passati decenni consisteva nella costruzione di un mercato integrato globalmente con regole armonizzate, a loro volta garantite da organizzazioni internazionali come l’Organizzazione mondiale del commercio. La crisi finanziaria globale, la crisi climatica, così come l’emergere del populismo autoritario su scala globale e, più recentemente, la pandemia di Covid-19, hanno reso chiarissimo che il capitalismo neoliberista è in profonda crisi.

Il commercio internazionale e gli investimenti hanno subìto un rallentamento dal 2009. Inoltre, l’attività economica internazionale, paradigmaticamente incarnata nelle catene globali del valore, è stata esposta a diversi tipi di shock, come evidenziato dal Covid-19. La quantità di tali shock è in aumento da anni e il loro impatto economico e sociale è diventato sempre più grave.[1] Se si considera il numero crescente di eventi climatici avversi (inondazioni, siccità, eccetera), crisi sanitarie, attacchi informatici e conflitti politici, è probabile che tanto la frequenza quanto l’ampiezza del rallentamento economico e produttivo siano destinate ad aumentare nel prossimo futuro.

Meno cooperazione internazionale, ma più integrazione europea?

A seguito della pandemia abbiamo assistito al ritorno dello Stato come agente economico di ultima istanza. Ciò ha prodotto risultati ambivalenti. In primo luogo, al fine di garantire la fornitura di beni essenziali, in particolare prodotti e forniture mediche e farmaceutiche, i governi di 90 paesi hanno scelto di imporre circa 230 restrizioni all’esportazione.[2] Tra questi sono inclusi i protagonisti del cosiddetto “ordine internazionale basato sulle regole” (“Rules-based International Order”), come la Commissione europea, la Germania e il Giappone. Analogamente, i paesi ricchi del centro capitalistico hanno ingaggiato una lotta per assicurarsi un accesso preferenziale ai vaccini sviluppati dai laboratori di ricerca e dalle aziende farmaceutiche, a discapito di un approccio coordinato che tenesse conto delle esigenze dei paesi della periferia.[3] La mancanza di solidarietà internazionale, almeno durante la prima fase della crisi Covid-19, ha costituito un elemento di grave problematicità; ma questo non dovrebbe sorprenderci dato che sono gli Stati nazionali ad avere la responsabilità primaria della gestione delle situazioni di crisi, mentre l’UE non dispone ancora di rilevanti competenze al riguardo. Il Covid-19 ha quindi avuto l’effetto iniziale di indebolire ulteriormente la cooperazione europea e internazionale.

In secondo luogo, i governi di tutta l’UE hanno introdotto ampi programmi fiscali per mitigare l’impatto economico e sociale della profonda contrazione economica dovuta al Covid-19. La sospensione delle regole fiscali e sugli aiuti di Stato da parte della Commissione europea, così come le ingenti iniezioni di liquidità della Banca Centrale Europea, hanno portato al varo di imponenti piani di spesa da parte dei singoli Stati membri. Le politiche di austerità degli ultimi dodici anni si sono rivelate al grande pubblico per quello che sono sempre state: dogmatiche e slegate da solidi ancoraggi teorici, dall’esperienza storica e soprattutto dal loro costo in termini umani e sociali. Inoltre, l’impatto economico marcatamente asimmetrico del Covid-19 tra gli Stati membri dell’UE, con paesi dell’Europa meridionale come Italia e Spagna colpiti più duramente rispetto a quelli che ruotano attorno all’orbita della Germania, ha portato a compiere un ulteriore passo, sebbene timido, verso l’integrazione economica, vale a dire la decisione di introdurre forme mutualistiche di debito europeo con il Next Generation EU Program. Il programma da 750 miliardi di euro comprende sia prestiti che sovvenzioni, queste ultime per un totale di 390 miliardi di euro. Pur trattandosi di una novità importante, non sappiamo se la portata di questa iniziativa e la velocità della sua attuazione saranno sufficienti a dare un contributo significativo alla ripresa dell’economia europea, né tantomeno a un processo di convergenza economica all’interno dell’Eurozona.

La crisi climatica e la necessità di una profonda trasformazione socio-ecologica

Sebbene un annunciato 30% dei fondi del Next Generation EU sarà destinato a finanziare investimenti verdi, nondimeno il Green Deal europeo (European Green Deal, d’ora in avanti EGD), progetto chiave della nuova Commissione guidata da Ursula von der Leyen, appare sotto pressione a causa della profonda crisi economica generata dalla pandemia. Le proposte per concretizzare programmi specifici nell’ambito dell’EGD sono state rinviate o indebolite. Nell’ottobre 2020, ad esempio, le posizioni concordate sia dal Consiglio che dal Parlamento europeo sugli orientamenti per la Politica agricola comune (PAC) per il periodo 2021-2027 sono state ampiamente criticate per la mancanza di ambizione in materia di obiettivi sulla protezione dell’ambiente e del clima.[4]

È fin troppo ovvio che i gruppi e gli interessi più forti stiano usando l’attuale crisi economica come pretesto per respingere non solo gli elementi più ambiziosi dell’EGD, ma anche le proposte più radicali di trasformazione socio-ecologica. Il processo decisionale nelle istituzioni europee è diventato via via più tortuoso, con l’emergere di nuovi paesi che oppongono il diritto di veto su argomenti specifici come i quattro “paesi frugali” (Austria, Danimarca, Paesi Bassi, Svezia, supportati dalla Finlandia) sulla politica fiscale, o come l’Ungheria e la Polonia sulla politica climatica, lo Stato di diritto e altri temi. Sfortunatamente, le discussioni sulla traiettoria futura dell’integrazione europea sono oggi più controverse che mai. Recenti – e importanti – eventi quali la Brexit, il cambiamento della linea di politica estera statunitense rispetto alla Cina o la diffusione della pandemia di Covid non sono stati finora in grado di cambiare la prospettiva strategica dei responsabili politici dell’UE, i quali appaiono capaci di fare solo lo stretto necessario per evitare il crollo dell’Eurozona o eventi di simile, disastrosa portata.

Durante l’autunno del 2020, la maggior parte dei paesi europei è stata attraversata da una seconda ondata di Covid-19, in conseguenza della quale il processo decisionale dell’UE ha avuto una nuova accelerazione. Sebbene sia impossibile prevedere quando la pandemia sarà definitivamente contenuta, deve essere nondimeno chiaro che, dati gli obiettivi climatici dell’UE, le decisioni di politica economica che saranno prese nel corso dei prossimi anni peseranno in modo decisivo sulla traiettoria dell’economia europea da qui alla fine del decennio. Saranno quindi, i prossimi, anni decisivi, sia se ci muoveremo verso la sostituzione dei nostri attuali modelli di produzione e consumo socialmente e ambientalmente insostenibili, sia se le forze dello status quo prevarranno, infliggendoci crisi sociali e ambientali sempre più intense.

Come già sottolineato nel Rapporto EuroMemorandum 2020, il Gruppo EuroMemo crede fermamente che sia fondamentale adottare un programma puntuale e radicale di trasformazione socio-ecologica al fine di realizzare la necessaria transizione verso un futuro sostenibile. Nel Rapporto di quest’anno, oltre a offrire una panoramica sulla situazione economica e politica corrente e una critica al Green Deal europeo e alla sua implementazione, ci concentriamo su una serie di ambiti che sono rimasti troppo spesso fuori dalle discussioni circa la trasformazione socio-ecologica, ma che meritano tuttavia grande attenzione: in primo luogo, la necessità di adottare una prospettiva femminista e di rimarcare l’importanza della riproduzione sociale e della cura all’interno di qualsiasi articolazione di una proposta progressista sul Green New Deal e la trasformazione socio-ecologica. In secondo luogo, alla luce dei nostri obiettivi e impegni sul fronte dell’ambiente e delle urgenze dettate dal Covid-19, serve un programma ambizioso per ricostruire la nostra economia produttiva.

In terzo luogo, la dimensione internazionale e la politica estera e di sicurezza dell’UE devono essere affrontate in modo molto più esplicito. Alla luce delle crescenti rivalità geopolitiche, in particolare tra gli Stati Uniti e la Cina, occorre contrastare con forza i piani volti a espandere le capacità militari dell’UE e la sua politica esterna di sicurezza – così come la sua politica commerciale – al fine di poter assumere un approccio ancora più aggressivo negli affari internazionali. L’UE deve al contrario basare la propria politica estera sui principi del peace-building, della mediazione dei conflitti e del disarmo, insieme a quelli di cooperazione e solidarietà internazionale.

Note

[1] Cfr., ad esempio, Swiss Re Institute (2020) “Natural catastrophes in times of economic accumulation and climate change”. Sigma No. 2/2020. Disponibile su: https://www.swissre.com/dam/jcr:85598d6e-b5b5-4d4b-971e-5fc9eee143fb/sigma-2-2020-en.pdf (accesso: 15 dicembre 2020).

[2] Si veda il sito del WTO: https://www.wto.org/ (30 agosto 2020).

[3] L’iniziativa Gavi COVAC con il supporto dell’Organizzazione mondiale della sanità, della Commissione europea e della Francia è un’eccezione, ma probabilmente troppo debole e sottofinanziata per fornire ai paesi meno sviluppati un accesso onnicomprensivo a una vaccinazione efficace, una volta disponibile. Per maggiori informazioni si veda www.gavi.org.

[4] Cfr. https://www.politico.eu/article/europes-green-ambitions-run-into-an-old-foe-farmers/

Scarica il Rapporto EuroMemorandum 2021
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L’indice del Rapporto EuroMemorandum 2020

Sommario
Introduzione
1. L’economia Europea nell’era della pandemiac di Coronavirus
2. Una prospettiva critica sul Gree Deal europeo
3. Un approccio femminista per un Patto Verde e per la Cura
4. Ricostruire l’economia europea: politica industriale, transizione ecologica e sistema sanitario
5. La dimensione internazionale della trasformazione socio-ecologica

Vaccinazioni anti Covid-19

Che succede a Cagliari? Vaccinazioni: avete patologie? Arrangiatevi!
7 Aprile 2021
Ottavio Olita su il manifesto sardo.
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Diritto alla salute per tutta l’Umanità. Oggi martedì 7 Aprile Giornata Mondiale della Salute.
brevettischermata-2021-04-07-alle-18-43-11 [segue]

Opposizione al ddl n. 107 – Il dibattito in Consiglio regionale.

Staff Giunta: al via discussione ddl, Massimo Zedda: “Legge che serve all’apparato digerente della maggioranza”
Da Ansa News – 7 Aprile 2021 – Ripreso da Cagliari Pad.
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Lai (Leu): “Legge vergogna del centrodestra, oltre 6 milioni di euro per accontentare pochi”
Da Cagliaripad Redazione – 7 Aprile 2021
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Maxi staff da sei milioni di euro l’anno, mille emendamenti dall’opposizione
7 Aprile 2021 su SardiniaPost
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DOCUMENTAZIONE. I 21 punti di Letta

pd-logoPD ENRICO LETTA PARTITO DEMOCRATICO
Ecco il Vademecum dei 21 punti
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Oggi mercoledì 7 aprile 2021- Giornata mondiale della Salute

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——————-Opinioni, Commenti e Riflessioni——————————
Covid: dal vertice alla base di buon senso neanche l’ombra!
7 Aprile 2021
Amsicora su Democraziaoggi.
Non so cosa ne pensiate voi, ma a me il Presidente della Repubblica che va nella struttura sanitaria a fare il vaccino non piace. E neppure che ci vada Draghi con la moglie, facendo la regolare sala d’attesa. Certo non è come il duce, che, a petto nudo, e con gesti decisi e netti falciava […]
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Opposizione al ddl n. 107 – L’impegno delle opposizioni in Consiglio regionale.

La posizione dei Progressisti in Consiglio regionale (fb)
15 h ·
POLTRONIFICIO VERGOGNOSO, OLTRE 500 EMENDAMENTI SULLA LEGGE CHE PREVEDE NUOVI SUPER STAFF PER PRESIDENTE E ASSESSORI
Una legge scandalosa, totalmente slegata dalla realtà attuale della Sardegna e dalle priorità che interessano le cittadine e i cittadini.
Sul disegno di legge 107 la nostra posizione è chiara da mesi: è un poltronificio inutile, che non porterà nessun beneficio per l’Isola. La creazione di nuovi staff a disposizione del presidente e degli assessori serve solo per mettere una pezza ai malumori della maggioranza di centrodestra che da mesi bloccano i lavori del Consiglio e delle commissioni. Pensano ai fatti loro mentre imprese, famiglie e lavoratori attraversano un periodo difficilissimo.
Sono oltre 500 gli emendamenti che abbiamo depositato in vista della discussione della legge, che riprende domani [oggi] in Consiglio regionale: in un momento pesante per chiunque, il presidente e la sua maggioranza pensano a risolvere i loro problemi interni, tutti dettati dalla voglia di potere, con una legge che porterà allo spreco di milioni di risorse pubbliche che dovrebbero andare invece a sostegno delle categorie più colpite dagli effetti della pandemia. Una vergogna a cui ci opporremo con tutte le possibilità che abbiamo.
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LE RISPOSTE ALLA NOSTRA LETTERA.
La risposta di Francesco Agus, Presidente del gruppo consiliare “Progressisti”.
La risposta di Maria Laura Orrù, del gruppo consiliare “Progressisti”.
Opposizione al ddl n. 107. Richiesta ritiro in adesione alla protesta popolare di cui al contenuto della presente.
To: Franco Meloni
[segue]

OPPOSIZIONE. Regione Sardegna – Disegno di legge n. 107/A di riforma della Presidenza della Giunta e degli Assessorati.

lampadadialadmicromicro13Così scrivemmo (insieme con molti altri) a tutti i consiglieri regionali. E non abbiamo cambiato opinione. [ Sulla questione è stata organizzata per domani una manifestazione, di cui diamo volentieri pubblicità: https://fb.me/e/6DSRSF3Oj ]

Oggetto: Opposizione al ddl n. 107. Richiesta ritiro in adesione alla protesta popolare di cui al contenuto della presente.

Gentile Onorevole, apprendiamo con sconcerto l’intenzione di questo Consiglio regionale di portare in aula il ddl numero 107, contenente le ‘Norme urgenti per il rilancio delle attività della Giunta e di riorganizzazione della Presidenza. Proprio quando la nostra Regione è chiamata a decidere sull’utilizzo dei fondi, esistenti e futuri, al fine di gestire questa delicata fase internazionale, proprio quando non è neanche cominciata la discussione della Legge di bilancio, il governo regionale fa una proposta indecente nella forma, nei contenuti e nei tempi. Una proposta fuori luogo e fuori contesto perché il momento storico che stiamo affrontando richiederebbe sì un rilancio della Regione, ma non a partire dalla struttura di supporto al suo Presidente. Richiederebbe un ripensamento generale della gestione sanitaria e delle risorse da recuperare a favore di una sanità pubblica efficace. Richiederebbe investimenti per rilanciare un tessuto economico impoverito che non si traducano in ristori lasciati alla fortuna di una connessione veloce. Richiederebbe una gestione ancora più oculata del Bilancio regionale per canalizzare le risorse sugli interventi davvero necessari per curarci, vivere, lavorare, studiare, e contribuire al benessere dei sardi. Obiettivi cui siete stati chiamati a dare risposte in virtù dei risultati elettorali. Non certo per destinare sei milioni di euro all’anno per sostenere una nuova struttura politica: per rafforzare quella usate i soldi dei vostri partiti o dei vostri stipendi non le risorse pubbliche già fortemente depauperate. Per questo motivo siamo qui a chiedervi di spostare lo sguardo fuori dalle stanze del vostro palazzo e attivarvi con serietà per migliorare la vita dei sardi a partire dal ritiro di questo osceno disegno di legge. Cordialmente [seguono destinatari e approfondimenti]

Oggi martedì 6 aprile 2021

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Vaccini, tre mesi di campagna aspettando lo sprint
6 Aprile 2021
Una riflessione da Il Manifesto. Su Democraziaoggi.
A che punto siamo. Le incognite per il futuro: le disparità tra regioni, le dosi mai arrivate, il dibattito sulla sicurezza del siero AstraZeneca.
[…]
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Quale ruolo del pubblico nel post-Covid? Un evento online
Sbilanciamoci! 30 Marzo 2021 | Sezione: Economia e finanza, primo piano
Giovedì 8 aprile un dibattito online sul ruolo dello Stato nel dopo pandemia, promosso dalla Scuola Superiore Sant’Anna nell’ambito delle iniziative di disseminazione del progetto GroWInPro (alla cui rete di stakeholders aderisce Sbilanciamoci!). A partire dall’uscita di un libro a cura di Lisi e Frigerio.
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Una sfrenata pandemia di ricchezza
Volerelaluna 06-04-2021 – di: Rocco Artifoni
Un insulto ai poveri. È ciò che viene da pensare dopo aver letto lo studio ‒ presentato recentemente da Institute for Policy Studies (IPS) e da Americans for Tax Fairness (ATF) ‒ che ha calcolato la variazione delle ricchezze negli USA dopo un anno di pandemia.
[segue]

Costituente Terra

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un popolo
una Costituzione
una scuola

Newsletter n.33 del 17 marzo 2021

CONVOCAZIONE ASSEMBLEA
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Che succede?

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TRACCE DI NUOVI UMANESIMI. PROVE DI NUOVI 5 STELLE. UE, IL NODO DEI TRATTATI
5 Aprile 2021 by Giampiero Forcesi | su C3dem.
Renzo Piano, “Il nuovo umanesimo nascerà negli ospedali” (intervista a La Stampa). EUROPA: Romano Prodi, “La Ue perdente sui vaccini e il nodo dei Trattati” (Messaggero). Sergio Fabbrini, “L’Europa e i ritardi del programma Next generation” (Sole 24 ore). GOVERNO: Paolo Pombeni, “Mattarella e le tre ricostruzioni di De Gasperi” (Il Quotidiano). Francesco Verderami, “Draghi studia i tempi per la ripartenza” (Corriere della sera). Paolo Armaroli, “I silenzi e le parole di Mattarella e Draghi” (Fond. Leonardo). Rino Formica, “Draghi e lo stato dell’Unione” (Domani). Francesco Bei, “Letta e Conte allo specchio” (Repubblica). IL PAESE: Federico Fubini, “Volano i risparmi, per i giovani cresce la povertà” (Corriere della sera). IL PROGRAMMA: Giorgio Santilli, “Recovery plan, commissione unica per il via ai progetti” (Sole 24 ore). Enrico Giovannini, “Strade e nuove linee Tav, le opere da accelerare” (intervista a Il Tirreno). Le alternative di Marco Bersani, “Serve un Recovery per la società della cura” (Manifesto). Le critiche di Giorgio Beretta e Francesco Vignarca, “Tutti uniti, l’industria militare avrà parte dei fondi del Recovery” (Manifesto). PD: Sabrina Cottone, “Rosy Bindi vuole tornare nel nuovo Pd di Letta” (Il Giornale). Franco Monaco, “La beffa delle donne nel Pd, scelte da correnti maschili” (Il Fatto). Mario Giro, “Oltre l’irrilevanza, un impegno comune di cattolici” (Avvenire). [segue]

Oggi lunedì 5 aprile 2021

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L’Amministrazione Condivisa non è un’utopia, ma una via praticabile per la ricostruzione
31 Marzo 2021 by c3dem_admin | su C3dem
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La partita di Mario Draghi, ma anche di Letta e di Conte
5 Aprile 2021
Paolo Bagnoli su Democraziaoggi.
L’attuale fase politica è contraddistinta da un punto fermo e due varianti: il primo è rappresentato da Draghi, gli altri due dai 5Stelle e dal Pd. Ecco una riflessione sulla situazione politica tratta a AdL del 1° aprile.
Punto fermo rimane Mario Draghi cui va il merito di aver rimesso al centro della scena lo […]
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Proposte cagliaritane

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La memoria del passato contribuisce a dare senso al presente. Firmiamo!
https://www.change.org/p/al-sindaco-di-cagliari-dedichiamo-ai-piccioccus-de-crobi-la-piazza-davanti-al-loro-caro-asilo-marina-e-stampace?fbclid=IwAR3sM1dPfe73Z1LNuXGqYdv1mBfPbt-pJqvdIgMr-g2GxR6g-QVoHDoyIMs

Diritto alla salute per tutta l’Umanità. Verso il 7 Aprile Giornata Mondiale della Salute.

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Papa Francesco sui vaccini: «tutti siamo chiamati a combattere la pandemia, i vaccini sono strumento essenziale per questa lotta. Serve internazionalismo dei vaccini, la comunità internazionale faccia di più per superare i ritardi e favorisca invece la condivisione con i Paesi più poveri»
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7 Aprile Giornata Mondiale della Salute: un pool di artisti d’eccezione invitano a fare un click per “liberare” i brevetti da BigPharma con un milione di firme

Decine di artisti e personalità fra i più amati e popolari per il 7 aprile, Giornata Mondiale della Salute, in diretta Facebook dalle 18 alle 19,30: un click per “liberare” i brevetti dei vaccini da BigPharma con un milione di firme, una necessità urgente e indilazionabile.
”O il brevetto, o la vita”! Ad accettare la sfida e “sposare” la causa dei “brevetti liberi” per una Giornata Mondiale della Salute davvero speciale, ci sono artisti e personalità dello spettacolo e della cultura italiana fra i più amati e popolari. Eccoli, in ordine alfabetico: Giulia Anania, Stefano “Cisco” Belotti, Claudio Bisio, Dario Brunori “Brunori Sas”, Giulio Cavalli, Ascanio Celestini, Marco Dose e Antonello Presta, Luigi Ferrajoli, Richy Gianco, Silvio Garattini, Paolo Hendel, Germano Lanzoni, Maurizio Maggiani, Giovanna Marini, Paola Minaccioni, Moni Ovadia, Cochi Ponzoni, David Riondino, Paolo Rossi, Marco Rovelli, Renato Sarti, Andrea Satta, Guido Silvestri, Bebo Storti, Dario Vergassola, Sofia Viscardi. Un elenco ”spettacolare” che continua a crescere: li vedremo alternarsi nella diretta Facebook di mercoledì 7 aprile dalle 18,00 alle 19,30 sulla pagina Facebook Right2cure/DirittoallaCura, con la conduzione di Vittorio Agnoletto, portavoce dela Campagna Europea Diritto alla Cura: https://www.facebook.com/right2cure.it
“Un click per liberare i brevetti dei vaccini dai superpoteri delle aziende farmaceutiche”, questa la parola d’ordine del Comitato Italiano della Campagna Europea Diritto alla Cura, che ha promosso l’iniziativa Facebook: “Firmate la nostra petizione per la raccolta di un milione di firme cliccando qui https://noprofitonpandemic.eu/it/ , non c’è più tempo da perdere”!
“Bisogna spezzare la spirale vorticosa dei numeri - sostiene il Comitato- con cifre, dosi, date e destinazioni che non si rispettano, perchè le capacità produttive delle aziende detentrici dei brevetti sono limitate. Così come non sono tollerabili vicende sconcertanti come quella di AstraZeneca e dei 29 milioni di dosi ‘imboscate’: occorre sottrarsi al condizionamento assoluto delle aziende farmaceutiche, che sfuggono ad ogni controllo e decidono solo in base ai profitti, senza rispetto di accordi e contratti”!
L’obiettivo della Campagna Europea Diritto alla Cura, promossa in Italia da un gruppo di personalità di prestigio, a cui aderiscono ad oggi 92 Organizzazioni, è quello, appunto, di raccogliere 1 milione di firme, utilizzando lo strumento dell’ICE, Iniziativa Cittadini Europei, per obbligare l’UE a modificare gli accordi commerciali con una sospensione, almeno temporanea, dei brevetti dei vaccini. Sospensione richiesta di India e Sudafrica, con il sostegno di un centinaio di Paesi alla riunione del WTO dello scorso 11 marzo e fino ad ora contrastata da Usa-Ue-Uk-Giappone-Brasile-Canada-Svizzera-Australia e Singapore: una pesante e pericolosa battuta d’arresto per il diritto alla salute della comunità mondiale, che verrà contrastata in ogni modo.
Per maggior informazioni sulla campagna e firmare la petizione: https://noprofitonpandemic.eu/it/, “Diritto alla Cura, nessun profitto sulla pandemia”
[COMUNICATO STAMPA]
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Vaccini e diamanti: lo spirito del capitalismo
Volerelaluna. 03-04-2021 – di: Luigi Pandolfi**

Anche sulle vaccinazioni l’Europa sta mostrando tutti i suoi limiti. Quali compiti si era data? Concludere accordi con i singoli produttori di vaccini per conto degli Stati membri. L’ha fatto ricorrendo al fondo da 2,7 miliardi appositamente istituito per supportare i Paesi dell’Unione nella lotta al coronavirus (Emergency Support Instrument). In sostanza, si è fatta carico di acquisire un diritto di acquisto per un certo numero di dosi, dando alle imprese un acconto a nome degli Stati. A ben vedere, una buona garanzia per le imprese produttrici, che in questo modo sarebbero incentivate ad aumentare la produzione. Dopo tre mesi, tuttavia, i conti non tornano. Secondo la tabella di marcia, ad oggi doveva essere vaccinato l’80% degli ultraottantenni e del personale sanitario. Siamo al 27% per gli uni e al 47% per gli altri. Nel frattempo, il numero giornaliero di morti e contagi rimane da paura. Oltre 200 mila i primi, circa 3 mila i secondi. Fallimento? È quello che dice la sezione regionale dell’Oms. «Campagna inaccettabilmente lenta», ha dichiarato il direttore generale Hans Henri P. Kluge. A Bruxelles, però, dicono che la colpa è delle case farmaceutiche che producono poco e dei piani nazionali che non decollano. Ma davvero è solo una questione organizzativa? Troppo semplice, verrebbe da dire.

Intanto, dovremmo chiederci perché i singoli Paesi membri, quasi tutti economicamente avanzati, non sono in grado di produrre i vaccini per i loro popoli. O li producono solo per conto terzi, per i colossi di Big Pharma. Cuba sì e l’Italia no? Un paradosso. Eppure, in passato non è stato sempre così. Fino agli anni Settanta, in Europa esisteva una pluralità di produttori pubblici di vaccini. Ma anche gli istituti privati assolvevano, come in Italia (emblematico il caso dell’Istituto Sclavo), a una funzione pubblica, nel quadro delle strategie nazionali di politica sanitaria. La svolta arriva negli anni Ottanta. La rivincita delle teorie economiche neoclassiche travolge anche il settore sanitario e farmaceutico. La sanità diventa «aziendale», anche i farmaci diventano solo fonte di profitto, al pari di tutte le altre merci. In pochi anni tutti gli istituti pubblici di produzione di vaccini che erano sorti a partire dagli anni Cinquanta nei principali Paesi europei vengono smantellati (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2021/03/23/per-unindustria-pubblica-del-farmaco-e-del-vaccino/). Fine di una storia. Quella che nei decenni passati aveva fatto conseguire risultati clamorosi nella lotta alle più insidiose malattie endemiche, come ad esempio il vaiolo (per quelli di una certa età la traccia indelebile di quella stagione è data dei segni dell’innesto sul braccio sinistro).

È il trionfo del privato. Un pugno di multinazionali acquisisce il monopolio della produzione farmaceutica su scala mondiale e anche i vaccini vengono interamente assoggettati alla logica del mercato. Da «valori d’uso» si trasformano in meri «valori di scambio». Come per le altre merci, la loro produzione non è più finalizzata al soddisfacimento di un bisogno (in questo caso il bisogno di salute), ma alla realizzazione di un profitto il più possibile elevato. Il processo è quello che si può riassumere nella formula denaro-merce-denaro. Processo capitalistico per eccellenza. L’«utilità marginale» del bene vaccino è commisurata alla formazione del suo valore monetario e alla profittabilità dell’impresa produttrice. L’utilizzatore è un consumatore come un altro. Non conta il numero dei morti che fa il Covid-19, ma la legge della domanda e dell’offerta. Quando la Commissione europea scrive che l’acconto dato alle case produttrici per conto degli Stati serve a incentivare la produzione da parte delle stesse (una copertura del rischio) ammette proprio questo. Che gli affari non guardano in faccia nessuno, anche se di mezzo ci sono malati e morti (https://volerelaluna.it/noi-e-il-virus/2021/03/22/astrazeneca-una-vicenda-che-non-riguarda-solo-il-vaccino/). Nel I libro de Il Capitale, Marx porta il lettore a ragionare sulla duplice natura delle merci. «Come valori d’uso le merci sono soprattutto di qualità differente, come valori di scambio possono essere soltanto di quantità differente, cioè non contengono nemmeno un atomo di valore d’uso», è la sua caustica conclusione. La traduzione è semplice. In un’economia capitalistica la differenza tra un vaccino che salva la vita e un diamante che serve a soddisfare la vanità di una persona è data soltanto dal loro diverso «valore di scambio». Il loro prezzo. Il processo economico capitalista non contempla la produzione di utilità sociali, ma solo la realizzazione di un sovrappiù per chi detiene i mezzi di produzione, dopo aver reintegrato i mezzi per la sussistenza e la riproduzione dei lavoratori e quelli necessari alla ripresa del processo produttivo. Dopo più di tre secoli siamo ancora qui, per quanto si voglia insistere con la storiella che «ormai è cambiato tutto, anche il lavoro e l’impresa».

La pandemia è arrivata alla fine di un lungo ciclo di ristrutturazione delle società occidentali. Anni in cui il mercato è stato fatto entrare dappertutto, finanche dove insistono, per dirla ancora con Marx, «valori d’uso senza valore» (acqua, aria, paesaggio). Tutto è stato assoggettato a «determinazione economica». E tutto è stato riassorbito in un processo fine a se stesso di produzione di denaro a mezzo di denaro. Compresa la politica e le istituzioni democratiche, la cui autonomia rispetto all’economia è pari a zero, ormai. Come per la produzione pubblica di vaccini, anche il «Grande novecento» politico è solo un lontano ricordo. Siamo «dopo l’età della politica». Ma tutto sembra normale: il problema diventano i ritardi nelle forniture e non il fatto che un bene così importante come il vaccino venga prodotto in funzione dei guadagni che su di esso si possono realizzare. Siamo schiavi del mercato ma intendiamo le catene come semplici accidenti. E nemmeno in tutte le circostanze della vita. «Una levigata, ragionevole, democratica non-libertà», avrebbe detto Herbert Marcuse. Salvo aggiungere che «se la grande maggioranza della popolazione accetta ed è spinta ad accettare la società presente, ciò non rende questa meno irrazionale e riprovevole».

Un esempio recente di subalternità della politica e delle istituzioni al capitale monopolistico, legato proprio alla questione dei vaccini, è quello del mancato accordo in seno all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) a proposito di una deroga sui brevetti. Si sono schierati contro gli Usa, il Regno Unito, la Commissione Ue e tutti i 27 Stati membri dell’Unione, compresa l’Italia. L’Occidente ricco unito a sostegno dei profitti privati sui vaccini, e contro i diritti elementari delle persone e dei popoli più sfortunati della Terra. (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2021/02/17/il-nazionalismo-del-vaccino-ovvero-si-salvi-chi-puo/). Una vicenda «riprovevole e irrazionale». Ma tutto maledettamente razionale secondo lo spirito del capitalismo.

Dalla pandemia usciremo, prima o poi. Il problema è che rimarremo ancora a lungo in un sistema nel quale il valore dell’attività umana e la stessa vita continueranno ad essere «espressi in cifre», come efficacemente scrisse due secoli fa il filosofo e attivista tedesco Moses Hess. D’altronde, cosa si muove intorno a noi perché questo giudizio pessimistico sul futuro possa essere ribaltato?
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Nell’illustrazione in testa Discesa agli inferi (XIV secolo), basilica di San Salvatore in Chora ad Istanbul
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** Luigi Pandolfi
Luigi Pandolfi, laureato in scienze politiche, giornalista pubblicista, scrive di politica ed economia su vari giornali, riviste e web magazine, tra cui “Il Manifesto”, “Micromega”, “Economia e Politica”. Tra i suoi libri più recenti: “Metamorfosi del denaro” (manifestolibri, 2020).
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