News

Questo è il clima che vorremo si creasse in Italia per affrontare la crisi sanitaria, economica e sociale che imperversa e che non si risolverà in tempi brevi

Pillole di Storia. schermata-2021-01-12-alle-11-06-39
- Discorso di Alcide De Gasperi alla Conferenza di pace di Parigi (10 agosto 1946)Il video (IstitutoLuceCinecittà)
«Prendo la parola in questo consesso mondiale e sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me: è soprattutto la mia qualifica di ex nemico, che mi fa ritenere un imputato, l’essere arrivato qui dopo che i più influenti di voi hanno già formulato le loro conclusioni in una lunga e faticosa elaborazione.
[...] Ho il dovere innanzi alla coscienza del mio paese e per difendere la vitalità del mio popolo di parlare come italiano, ma sento la responsabilità e il diritto di parlare anche come democratico antifascista, come rappresentante della nuova Repubblica che, armonizzando in sé le sue aspirazioni umanitarie di Giuseppe Mazzini, le concezioni universalistiche del cristianesimo e le speranze internazionalistiche dei lavoratori, è tutta rivolta verso quella pace duratura e ricostruttiva che voi cercate e verso quella cooperazione fra i popoli che avete il compito di stabilire.
[...] Signori Delegati, grava su voi la responsabilità di dare al mondo una pace che corrisponda ai conclamati fini della guerra, cioè all’indipendenza e alla fraterna collaborazione dei popoli liberi. Come italiano non vi chiedo nessuna concessione particolare, vi chiedo solo di inquadrare la nostra pace nella pace che ansiosamente attendono gli uomini e le donne di ogni Paese che nella guerra hanno combattuto e sofferto per una mèta ideale. Non sostate sui labili espedienti, non illudetevi con una tregua momentanea o con compromessi instabili: guardate a quella mèta ideale, fate uno sforzo tenace e generoso per raggiungerla.
È in questo quadro di una pace generale e stabile, Signori Delegati, che vi chiedo di dare respiro e credito alla Repubblica d’Italia: un popolo lavoratore di 47 milioni è pronto ad associare la sua opera alla vostra per creare un mondo più giusto e più umano.[Il discorso integrale]»

Oggi martedì 12 gennaio 2021

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————–Opinioni, Commenti e Riflessioni—————
Scuola. Il Consiglio superiore della pubblica istruzione si congeda. Definitivamente?
12 Gennaio 2021
Caterina Gammaldi su Democraziaoggi.
Il 30 dicembre 2020, a conclusione del suo mandato, il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione si congeda con una lettera al ministro e un documento che sintetizza le attività svolte nell’ultimo quinquennio.
Desta preoccupazione la scelta di non procedere a una proroga dall’organismo collegiale, organo di garanzia dell’unitarietà del sistema nazionale dell’istruzione, in un momento […]
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Rocca. E’ uscito il numero 2 del 2021: molte le novità!

lampadadialadmicromicroRocca, il pregevole quindicinale della Pro Civitate Christiana si rinnova anche con un nuovo direttore e un nuovo Gruppo redazionale. Nel far loro i migliori auguri di buon lavoro, salutiamo con riconoscenza e simpatia quanti lasciano, potremo dire “per raggiunti limiti di età”, ma l’età non è mai stato un limite per i nostri amici, che, siamo sicuri, continueranno la loro collaborazione pur non facendosi più carico delle responsabilità redazionali. Un grazie a tutti, ma uno speciale al nostro grande amico conterraneo Gino Bulla, che della rivista è stato direttore fino al numero precedente (e che continuerà a esserlo “per gli adempimenti di legge”). Buon proseguimento per quanto vorranno ancora dare nei tempi presenti e futuri. Di seguito il saluto, in ingresso, del nuovo direttore Mariano Borgognoni e quello dei redattori uscenti.
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La redazione in uscita
Carissimi abbonati e lettori di Rocca, [segue]

Che succede?

c3dem_banner_04NOI, L’AMERICA E L’ONDATA DEI POPULISTI
10 Gennaio 2021 by Giampiero Forcesi | su C3dem.

Nello Scavo, “Sulla via dei migranti morta anche la pietà” (Avvenire). Sabino Cassese, “Politica, gli ideali dismessi” (Corriere della sera). Leonardo Becchetti, “Democrazia, giustizia, vero progresso” (Avvenire). Sergio Fabbrini, “Stati Uniti, l’anima autoritaria del populismo” (Sole 24 ore). Massimo Giannini, “Noi, l’America e l’ondata dei populisti” (La Stampa). Cesare Mirabelli, “Scuola, divari accentuati, violata la Costituzione” (intervista al Sole 24 ore). GOVERNO/CRISI: Paolo Pombeni, “Per il Pd la trappola dell’antirenzismo” (Il Quotidiano). Marcello Sorgi, “L’ultimo tentativo per evitare la crisi” (La Stampa). Matteo Renzi, “Se Conte vuole la conta in aula fa un errore politico e numerico” (intervista a Repubblica). Andrea Orlando, “Si voti il piano Ue, poi il nuovo patto” (intervista a La Stampa). Giuliano Pisapia, “Un governo di scopo con un presidente diverso. Così si può uscire dalla crisi” (intervista al Corriere).
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Identità del cattolico in tempi di populismo
11 Gennaio 2021 by c3dem_admin | su C3dem
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Che succede in America?

Gli ultimi presidenti Usa
45° 46° 47° (?)
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Donald TrumpMike PenceJoe Biden -
Nel caso si applicasse di 25° emendamento della Costituzione Usa Trump decadrebbe dalla carica e fino al 20 gennaio 2021 Pence sarebbe il 46° presidente; in tale caso Biden, presidente eletto assumerebbe la carica il 20 gennaio 2021 come 47° presidente degli Usa. Soluzione possibile e tutto sommato auspicabile.

Papa Francesco: il mondo che vorrei. Intervista di Tg5

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Il Papa: il mondo ha bisogno di unità e fratellanza per superare la crisi [IL VIDEO]
Intervista del Papa al Tg5: dalla pandemia alla difesa della vita e dei deboli, ancora al valore dell’unità nella politica e nella Chiesa, Francesco si sofferma sui grandi temi di attualità all’inizio del nuovo anno e invita tutti a vaccinarsi e a riscoprire il valore della fede come dono di Dio
Su VATICAN NEWS
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Oggi lunedì 11 gennaio 2021

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————–Opinioni, Commenti e Riflessioni—————
Rifiuti nucleari. Un problema reale che va risolto
11 Gennaio 2021 su Democraziaoggi
Pietro Casula presidenza Movimento Sardi nel mondo
Dopo numerosi rinvii “politici”, per le Regionali del 2015, il referendum del 2018, le elezioni del 2018 e il cambio di governo Conte 2, a fine dell’ottobre scorso la Commissione Europea aveva aperto una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia. Il tempo dei rinvii era finito. E cosí l’altro […]
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Che succede?

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CRISI O MAGIA? ITALIA/USA E L’ELETTORE SOVRANISTA
9 Gennaio 2021 by Giampiero Forcesi | su C3dem.
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polticainsieme-logo
TRUMP, IL RE LEAR DI MAR-A-LAGO: UNA LETTURA CATTOLICA – di Antonio Secchi https://www.politicainsieme.com/trump-il-re-lear-di-mar-a-lago-una-lettura-cattolica-di-antonio-secchi/
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logo76L’eversione di Trump
CI AVEVANO AVVERTITO
Domenico Gallo, 9 GENNAIO 2021 / EDITORE / DICONO I FATTI / su chiesadituttichiesadeipoveri
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Oggi domenica 10 gennaio 2021

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————–Opinioni, Commenti e Riflessioni—————
Carbonia. Da sudditi a cittadini
10 Gennaio 2021
Gianna Lai su Democraziaoggi.
Nuova puntata domenicale della storia di Carbonia, dal 1° settembre 2019.
Ora sente forte il movimento che le cose possono finalmente cambiare anche a Carbonia, ‘un fervore di vita animava le città, come dice Paolo Spriano in Le passioni di un decennio, 1946-1956, le ferrovie erano risorte, la gente si muoveva, lavorava, si commerciava, si […]
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Che succcede?

c3dem_banner_04USA, IL GRANDE FARO ABBATTUTO. IN BOSNIA LA FRONTIERA DEL DIRITTO
8 Gennaio 2021 su C3dem
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CRISI DI GOVERNO E RECOVERY PLAN
6 Gennaio 2021 su C3dem.
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IL TEMPO DEI COSTRUTTORI
5 Gennaio 2021 su C3dem.
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Francesco Casula e Vanni Tola sulla scuola in Sardegna: intervengono con differenti approcci e focalizzazioni. La crisi della scuola (poco sarda) in Sardegna. Ita faghere? Scuola e trasporti, non soltanto un problema di infrastrutture

afbd7083-4013-4d7b-a2d8-32c18d7291c2 I record della scuola sarda: prima nella dispersione scolastica.
di Francesco Casula
Nel campo dell’istruzione la Sardegna continua a detenere record poco invidiabili: è ancora al primo posto – come del resto negli anni scorsi – in Italia per dispersione scolastica, seguita dalla Sicilia e dalla Campania. La percentuale nell’isola è del 18% e Nuoro tocca il record con il 42,7% dei “dispersi”.
Gli studenti sardi sono più tonti di quelli italiani? O poco inclini allo studio e all’impegno? E i docenti sono più scarsi o più severi? Io non credo. Come non penso che svolgano più un ruolo determinante o comunque esclusivi, la mancanza o l’insufficienza delle strutture scolastiche (laboratori, trasporti, mense ecc.), anche se certamente influenzano negativamente i risultati scolastici.
E allora?
E allora i motivi veri sono altri: attengono alle demotivazioni, al senso di lontananza e di estraneità di questa scuola. Che non risulta né interessante, né gratificante, né attraente. La scuola italiana in Sardegna infatti è rivolta a un alunno che non c’è: tutt’al più a uno studente metropolitano, nordista e maschio. Dunque non a un sardo. E tanto meno a una sarda.
E’ una scuola che con i contesti sociali, ambientali, culturali e linguistici degli studenti non ha niente a che fare. Nella scuola la Sardegna non c’è: è assente nei programmi, nelle discipline, nei libri di testo, nell’organizzazione.
Provate a chiedere a uno studente sardo che esca da un liceo artistico, cosa conosce di una civiltà e di un’architettura grandiosa come quella nuragica, sicuramente fra la più significative dell’intero Mediterraneo; provate a chiedere a uno studente del liceo classico cosa sa della parentela fra la lingua sarda e il latino; provate a chiedere a uno studente di un Istituto tecnico per ragionieri e persino a un laureato in Giurisprudenza cosa conosce di quel monumentale codice giuridico che è la Carta de Logu di Eleonora d’Arborea. Vi rendereste conto che la storia, la lingua e la civiltà complessiva dei Sardi dalla scuola ufficiale è stata non solo negata ma cancellata. Permane una scuola monoculturale e monolinguistica, negatrice delle specificità, tutta tesa allo sradicamento degli antichi codici culturali e basata sulla sovrapposizione al “periferico” di astratti paradigmi e categorie che le grandi civiltà avrebbero voluto irradiare verso le civiltà considerate inferiori. Questa scuola ha prodotto in Sardegna, soprattutto negli ultimi decenni, giovani che ormai appartengono a una sorta di area grigia, a una terra di nessuno. Apprendono l’italiano a scuola ma soprattutto grazie ai media: ma si tratta di una lingua stereotipata, gergale, banale, una lingua di plastica, inodore, insapore e incolore. Ma una scuola monoculturale e monolinguistica produce effetti ancor più gravi e devastanti a livello psicologico e culturale. Da decenni infatti la pedagogia moderna più attenta e avveduta ritiene che la lingua materna e i valori alti di cui si alimenta siano i succhi vitali, la linfa, che nutrono e fanno crescere i bambini senza correre il gravissimo pericolo di essere collocati fuori dal tempo e dallo spazio contestuale alla loro vita. Solo essa consente di saldare le valenze e i prodotti propri della sua cultura ai valori di altre culture. Negando la lingua materna, non assecondandola e coltivandola si esercita grave e ingiustificata violenza sui bambini, nuocendo al loro sviluppo e al loro equilibrio psichico. Li si strappa al nucleo familiare di origine e si trasforma in un campo di rovine, la loro prima conoscenza del mondo. I bambini infatti – ma il discorso vale anche per i giovani studenti delle medie e delle superiori – se soggetti in ambito scolastico a un processo di sradicamento dalla lingua materna e dalla cultura del proprio ambiente e territorio, diventano e risultano insicuri, impacciati, “poveri” sia culturalmente che linguisticamente.
Di qui la mortalità e la dispersione scolastica.
Ite faghere? Cambiare radicalmente la didattica, i curricula, la stessa mentalità di docenti e dirigenti scolastici.
Per quanto attiene alla lingua sarda occorrerà finalmente partire dal dato – appurato scientificamente da tutti gli studiosi – che la presenza della lingua materna e della cultura locale nel curriculum scolastico non si configurano come un fatto increscioso da correggere e controllare ma come elementi indispensabili di arricchimento, di addizione e non di sottrazione, che non “disturbano” anzi favoriscono apprendimento e le capacità comunicative degli studenti, perché agiscono positivamente nelle psicodinamiche dello sviluppo.
Per decenni l’impegno politico-sindacale, nel migliore dei casi, è stato finalizzato esclusivamente alla risoluzione dei problemi strutturali (aule, laboratori, palestre) o a quello dei trasporti. O a quello del personale e degli organici. Si è invece trascurato del tutto una questione cruciale: la catastrofica situazione della didattica. E dunque dei contenuti e dei metodi di una scuola che risulta semplice e piatta succursale e dependence della scuola italiana.
Negli indirizzi operativi per gli interventi a favore delle scuole pubbliche di ogni ordine e grado della Sardegna per contrastare la dispersione scolastica e innalzare la qualità dell’istruzione e le competenze degli studenti, la lingua sarda non viene neppure citata. Come se non esistesse alcun rapporto fra il fallimento scolastico, la scarsa preparazione e la questione del Sardo. Rapporto invece dimostrato inequivocabilmente da studiosi e pedagogisti come Maria Teresa Catte e la compianta Elisa Spanu Nivola. O come se la didattica fosse ininfluente per l’apprendimento e la formazione. Scrive a questo proposito il compianto Nicola Tanda, già professore emerito di Letteratura e Filologia sarda nell’Università di Sassari: “Nelle classifiche della scuola superiore il Friuli occupa la prima posizione e la Sardegna quasi l’ultima. Mi domando: c’è qualche connessione tra questi risultati e l’uso proficuo che essi fanno della specialità del loro Statuto?”.
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Scuola e trasporti, non è soltanto un problema di infrastrutture.
di Vanni Tola.
L’emergenza sanitaria di questo ultimo anno, l’esigenza di rincorrere ed arginare la pandemia per difendere la salute di tutti, ha limitato la nostra capacità di analizzare la realtà e di progettare un futuro migliore. Analizziamo la situazione scolastica in Sardegna. Il 24% dei giovani trai 18 e i 24 anni non ha un diploma. Il 28 % delle persone tra i 15 e i 29 anni non studia più, non lavora e non fa formazione professionale. Il 57,4 % dei residenti in Sardegna non va oltre la scuola dell’obbligo (50,1 la media nazionale). L’Unione Europea considera fisiologico il dato che un 10% della popolazione non abbia un diploma, questa percentuale, tra i residenti nel sud Sardegna raggiunge il 63,9%, il dato peggiore d’Italia. Nelle grandi città invece i valori relativi all’istruzione sono sostanzialmente più vicini alla media nazionale. Vogliamo cominciare a domandarci il perché? Vogliamo provare a individuare le cause e a pensare alle soluzioni del problema? Cominciamo dal problema del trasporto degli studenti verso gli istituti scolastici superiori. Non è soltanto un problema di scarsa disponibilità mezzi pubblici. Terminata la scuola media, la maggior parte dei giovani dei nostri paesi é “condannata” a vivere la poco invidiabile condizione del pendolarismo verso i centri più grandi, sedi degli istituti superiori. Significa, per un periodo di almeno cinque anni, doversi alzare molto presto, viaggiare su mezzi pubblici spesso indecenti e in condizioni non certo comode, frequentare le lezioni e tornare poi a casa quasi a metà pomeriggio con l’impegno, naturalmente, dei compiti e dello studio a casa. Pensate che per un giovane possa essere “attraente” questa offerta scolastica considerate anche le basse prospettive occupazionali che un diploma promette? Considerata la scarsa spendibilità nel mondo del lavoro di titoli di studio quasi mai direttamente collegati alle esigenze e alle richieste del mondo del lavoro? La tentazione alla rinuncia dello studio oltre la terza media é fortemente incentivata da questo stato di cose.
Proviamo invece a pensare al fatto che in tanti piccoli paesi, a causa dello spopolamento e di servizi sociali al limite della sopravvivenza, esistono centinaia di edifici di scuole della fascia dell’obbligo ormai abbandonate o sottoutilizzate che potrebbero ragionevolmente essere recuperate per realizzare sedi decentrate degli istituti superiori che attualmente esistono esclusivamente nelle grandi città. Ci vogliamo pensare seriamente alla possibilità di creare dei poli scolastici polivalenti nei paesi di medie dimensioni nei quali ospitare sezioni staccate dei diversi istituti cittadini? Non pensate che limitando il pendolarismo e garantendo migliori condizioni di vita per gli studenti oggi costretti al pendolarismo il loro interesse per lo studio potrebbe essere incrementato? Le potenzialità dei moderni mezzi di comunicazione e un intelligente insegnamento a distanza potrebbero aiutare in tal senso. Studi sociologici e demografici da tempo evidenziano e denunciano i limiti ormai noti dell’inurbamento quasi forzato verso le grandi città e le città costiere. Indagini e ricerche che suggeriscono scelte politiche orientate al decentramento dei servizi nei territori anche nella prospettiva di favorire la riantropizzazione di aree geografiche in via di spopolamento e la rinascita di paesi altrimenti destinati a scomparire dalle carte geografiche nel giro di pochi decenni. Un problema immenso, difficile, complesso ma non per questo irrealizzabile che richiederebbe lo sforzo congiunto di università e centri di ricerca, un ceto politico capace e ambizioso, una mobilitazione generale e una rivalutazione delle esperienze positive in atto in tal senso. Perché non pensarci? D’altronde sembra essere questa l’indicazione di massima dell’Unione Europea contenuta nei nuovi programma di spesa per lo sviluppo.
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Newsletter chiesadituttichiesadeipoveri

logo76Newsletter n. 214 del 9 gennaio 2021

RIPARTIRE DA NINIVE

Care Amiche ed Amici,
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News Costituente Terra

costituente-terra-logouna Terra
un popolo
una Costituzione
una scuola

NEWSLETTER N. 28 DEL 9 GENNAIO 2021

HITLER ARTIFICIALI? seminario

Gentili amiche ed amici,
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Primo Seminario online di Costituente della Terra: Geopolitica della conoscenza digitale

costituente-terra-logo 0408fd8b-1b46-4b60-82c6-3fd3bb452481 La nostra “Costituente Terra” perseguendo il suo progetto della promozione di un nuovo pensiero e di una critica della deriva in atto ai fini dell’instaurazione di tale nuovo ordine mondiale, comincia il suo programma per il 2021, con un seminario volto a porre in questione la grande realtà mitica del nostro tempo: l’informatica e la digitalizzazione universale. [segue]

America, America

669e352d-9cf9-41db-ba05-8f6dc98830ad LA FINE DELLA “CARNEFICINA” AMERICANA
di Marino de Medici

“La carneficina americana si ferma qui e si ferma adesso”, dichiarò il neo presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel suo discorso inaugurale del 20 Gennaio 1917. La vera “carneficina”, purtroppo, cominciava proprio quel giorno e non si fermava per quattro anni, finché l’insurrezione incitata dal presidente Trump non spingeva gli Stati Uniti verso il baratro di uno sfacelo della democrazia americana. L’assalto al Campidoglio di migliaia di facinorosi trumpiani era più che la goccia che fa traboccare il vaso. [segue]