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E’ online il manifesto sardo trecentotre

pintor il manifesto sardoIl numero 303
Il sommario
Per sconfiggere il coronavirus c’è bisogno di scelte equilibrate (Marco Ligas), Lettera aperta al sindaco di Cagliari Paolo Truzzu (Stefano Deliperi), Il tempo di una nuova umanità dipende da noi (Graziano Pintori), La scuola al tempo del Coronavirus (Amedeo Spagnuolo), L’ombra di Draghi (Roberto Mirasola), Emergenza Covid-19: La CSS scrive al presidente e all’assessore alla sanità (Giacomo Meloni), Le cause della recente crisi economica secondo Francesco Saraceno (Gianfranco Sabattini), Sa spesa SOSpesa (Carola Farci), I Borboni Spa (Maurizio Matteuzzi), Turchia e dintorni. La vita al tempo del Covid 19 (Emanuela Locci), La prima, nuova consapevolezza: la natura, l’ambiente (Massimo Dadea), L’otto marzo antimilitarista (Antonella Piras e Mariella Setzu), Perché la RWM raddoppia la produzione di bombe ed esplosivi nonostante l’emergenza? (Graziano Bullegas), Salvarsi (Guido Viale), Africa e nuovo Coronavirus: cosa sono i “Veronica bucket” e perché potrebbero essere utili? (Fabio Piu), Il Coronavirus e i furbetti della fabbrica di bombe Rwm (Roberto Loddo), Covid-19: Un appello per superare la crisi (Antonio Muscas), Ha ragione papa Francesco: siamo tutti sulla stessa barca (Guido Viale), Se vuoi la pace preparala (Franco Meloni), Le tensioni dei tempi attuali (Federico Palomba).

Riflessioni e proposte per il “dopo emergenza Covid-19″ nelle nostre città. Gli orti urbani antidoto alla depressione.

orti-urbani-paolo-erasmoLa fine dell’emergenza potrebbe presentarci anche una società migliore. Saremo capaci di coglierne l’occasione?
di Paolo Erasmo
In questo momento drammatico, in attesa che si possano attenuare ed eliminare gli effetti della pandemia, i dibattiti sui media da parte di politici, economisti, sociologi, amministratori… spaziano su tutti gli aspetti della situazione, non solo quindi sulle misure di tipo economico messe in campo dal governo per venire incontro alle persone (e alle imprese) in difficoltà. Tra gli aspetti a mio parere non sufficientemente trattati vi è quello di tipo psicologico. Mi sembra invece importante, me lo hanno insegnato le mie esperienze professionali e di vita, in particolar modo di quella associativa, maturata negli ultimi anni. Anche il disagio sociale di chi ha perso il lavoro non può tradursi in un aiuto solamente economico, pur indispensabile. E allora che fare al riguardo? [segue]

Che fare?

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CERCANDO LA VIA D’USCITA
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Oggi mercoledì 1° aprile 2020

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—————————Opinioni, Commenti e Riflessioni, Appuntamenti—–——-
La scuola e la pandemia
Rosamaria Maggio su Democraziaoggi.
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Aladinpensiero aderisce

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Emergenza Covid-19: Forum Disuguaglianze e Diversità e ASviS propongono al Governo misure integrative al reddito

E’ possibile costruire una diga solida contro l’impoverimento. Il Forum Disuguaglianze e Diversità e l’ASviS, assieme a Cristiano Gori dell’Università di Trento, propongono due misure integrative al decreto Cura Italia: il Sostegno di emergenza per il lavoro autonomo (SEA) e il Reddito di Cittadinanza per l’Emergenza (REM).
- LEGGI LA PROPOSTA INTEGRALE.
- ADERISCI ALLA NOSTRA PROPOSTA.
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Oggi martedì 31 marzo 2020

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—————————Opinioni, Commenti e Riflessioni, Appuntamenti———-
Coronavirus. Carte, telefonini: quid juris per il controllo a distanza?
Andrea Pubusa su Democraziaoggi
Per combattere il coronavirus tracciamento delle persone tramite telefonini carte di credito e simili? Ci sono molti sedicenti esperti che ammettono senz’altro queste limitazioni sulla base di ragionamenti di buon senso e di pura opportunità (prima la salute poi la riservatezza). Credo sia un modo errato di porre il problema.[...]
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I “diritti dell’uomo”. La “scoperta” dell’Illuminismo caduta nell’oblio
di Gianfranco Sabattini su Democraziaoggi.
Vincenzo Ferrone, autorevole studioso dell’Illuminismo e dell’Ancien régime, in “Storia dei diritti dell’uomo” solleva una questione di peculiare interesse per i politici, i giuristi e i sociologi impegnati a definire i diritti dell’uomo in tutte le sedi internazionali. Essi, però, a parere dell’autore, dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989, si sono […]
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La scelta del governo tra un reddito di emergenza e uno incondizionato anche per «dopo»
Reazioni a catena. Pd e Cinque Stelle convergono sull’idea di estendere il reddito di cittadinanza chiesta dalla campagna per il Reddito di quarantena e dalla petizione del Basic Income Network Italia. Per i promotori la misura non può essere però intesa come “transitoria”. Dev’essere strutturale: “L’emergenza c’era già prima del Coronavirus e durerà dopo in condizioni peggiori. E’ necessaria una misura strutturale e individuale”. Ma nel governo l’orientamento prevalente sembra quello di una misura “transitoria” o “di sopravvivenza”. Anche se c’è anche qualcuno che vuole una modifica dei vincoli attuali. Renzi e Salvini rifiutano tutte le opzioni e chiedono di finanziare le imprese. La nuova misura potrebbe partire già da aprile. Su il manifesto del 29 marzo 2020.

Coronavirus. Preparamoci anche in Sardegna la fase del “contenimento”

04d1aebf-cb70-4482-89e9-e4cfd2da8b78DOMANI… NON E’ UN ALTRO GIORNO
di Gianni Pisanu.

Con l’intento di stimolare tutti a contribuire col massimo impegno a fronteggiare la tragica emergenza VIRUS, mi preoccupo di richiamare l’attenzione sulle esperienze fin qui a nostra disposizione maturate prima nel Centro Nord Italia e che ora riguardano la nostra Isola. [segue]

Emergenza coronavirus e oltre. Il contributo degli intellettuali sull’ala del pensiero: Tutela della Salute

ss-trinita-caRipensare la sanità
di Beppe Andreozzi*

L’emergenza di questi giorni ci porta a riflettere sullo stato dell’organizzazione della sanità in Italia, le luci e le ombre del nostro sistema.
Facciamo un passo indietro e partiamo dalla Carta Costituzionale (1948), all’interno della quale l’art. 32 primo comma aveva statuito: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti».
Il sistema sanitario italiano, all’epoca e ancora fino alla fine degli anni settanta, si reggeva su un sistema di tipo assicurativo-previdenziale organizzato sulle “mutue” nate alla fine dell’Ottocento su base volontaria e solidaristica nell’ambito delle società operaie, poi divenute obbligatorie nel corso del Novecento.
In base all’appartenenza a una determinata categoria di lavoratori, gli stessi e i loro familiari fruivano di un’assistenza sanitaria differenziata a seconda della ricchezza della cassa. Esistevano quindi medici specialisti e una moltitudine di enti ospedalieri privati o pubblici, nati quasi tutti come “opere pie” grazie a lasciti di munifici benefattori, convenzionati con una o un’altra cassa mutualistica e anche la natura delle prestazioni erogata dai medesimi soggetti cambiava da caso a caso.
La cura dei cittadini non assicurati sprovvisti di adeguato reddito poteva essere prestata da medici ed enti ospedalieri solo su base caritatevole.
Per quasi trent’anni l’unica novità, certo non indifferente, prodotta dalla norma costituzionale fu quella dell’obbligo per lo Stato di garantire anche ai non abbienti cure gratuite, assicurate prevalentemente nel territorio comunale dai “medici condotti” e in caso di degenza col ricovero nelle strutture ospedaliere pubbliche.
Il sistema fu rivoluzionato con la legge n. 833 del 1978 che introdusse il Servizio Sanitario Nazionale. Tratti principali di questa riforma furono: il finanziamento della sanità pubblica, posto a carico della fiscalità generale; la soppressione delle casse mutualistiche e degli enti ospedalieri pubblici; la creazione delle Unità Sanitarie Locali, concepite come organi di collegamento dei comuni e delle comunità montane, nell’ambito delle quali confluirono gli stabilimenti ospedalieri, gli uffici e i servizi territoriali della sanità, organizzate secondo criteri e obiettivi fissati dallo Stato, quanto alle linee generali, e dalle Regioni attraverso i piani sanitari.
Diventava quindi compito delle USL organizzare tutta l’attività sanitaria, anche di prevenzione, del territorio ed erogare le prestazioni sanitarie mediche, specialistiche, riabilitative, ospedaliere, direttamente o attraverso strutture private convenzionate.
La riforma, che sicuramente aveva rivoluzionato in senso positivo l’organizzazione della salute nel Paese, consentendo una tutela sanitaria omogenea e coerente nei confronti dei cittadini, fu però sottoposta a un ampio processo di revisione, volto a ridimensionare l’ingerenza della politica nella gestione delle USL, governate da “comitati di gestione” rappresentativi delle forze politiche presenti nel territorio, nonché a porre sotto controllo i flussi di spesa, in un momento di grave crisi economica del Paese.
Nacquero così le modifiche introdotte al sistema coi decreti legislativi n. 502 del 1992 e n. 229 del 1999, con le quali si imponeva alle USL, trasformate anche nominalmente in aziende sanitarie, un modello di tipo aziendale fondato su criteri di economicità e si poneva al vertice di esse un direttore generale con funzioni di tipo manageriale, dotato di poteri tipici del privato datore di lavoro.
Esemplarmente, l’art. 3 del decreto legislativo n. 502/92 come modificato dal decreto legislativo n. 229/99 aveva previsto al comma 1-ter che «le aziende sanitarie sono tenute al rispetto dei vincoli di bilancio attraverso l’equilibrio di costi e ricavi, compresi i trasferimenti di risorse finanziarie» e al comma 6 che «al direttore generale compete in particolare verificare, mediante valutazioni comparative dei costi, dei rendimenti e dei risultati, la corretta ed economica gestione delle risorse attribuite ed introitate…».
I criteri di gestione delle aziende sanitarie, al di là delle enfatiche affermazioni di principio contenute negli atti regionali e aziendali, si fondano oggi su variabili puramente economiche quali costi, ricavi, rendimenti, equilibri di bilancio e sulla corretta applicazione di tali criteri vengono giudicati i direttori generali che le amministrano.
In una logica di efficienza e produttività certamente non rientrano investimenti impegnativi che gravano sui bilanci delle aziende e non rispondono a criteri di efficienza e produttività.
Ecco perché, veniamo ai nostri giorni, le aziende sanitarie italiane si sono trovate all’improvviso sprovviste di presidi individuali di protezione e di strumenti per la rianimazione eccedenti le esigenze ordinariamente preventivabili.
Eppure sarebbe saggio prevedere, nell’organizzazione della sanità, riserve strategiche di materiali, organici e strutture destinate a fronteggiare possibili emergenze, quali possono essere determinati da epidemie, ma anche da calamità naturali o da incidenti a impianti industriali o mezzi di trasporto, senza che nessuno possa contestarne la svantaggiosità, non trattandosi di prestazioni suscettibili di essere contabilizzate.
È opportuno ripensare gli attuali modelli organizzativi, senza rinunziare ovviamente al rigore nei controlli della spesa e dell’efficienza dei servizi erogati.
Ciò di sicuro comporterebbe costi aggiuntivi che, in tempi ordinari, potrebbero apparire sovrabbondanti, ma dovremmo imparare ad accettarli.
In fondo, ogni anno spendiamo per la difesa 23 miliardi di euro, 64 milioni al giorno, 5 miliardi all’anno solo di armamenti; eppure l’Italia ripudia la guerra (come strumento di offesa e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, art. 11 della Costituzione) e, grazie a Dio, non siamo in guerra da 75 anni e nessuno, al giorno d’oggi, sembra interessato ad aggredirci militarmente. Eppure spendiamo, tanto e senza significative obiezioni, per prepararci a una guerra che forse non vedremo mai.
Forse i tempi e la coscienza collettiva sono maturi per considerare la salute come un bene prezioso da tutelare e ripensare i criteri che determinano la spesa e l’organizzazione della sanità.
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* Con questo articolo comincia la collaborazione editoriale del nostro amico Giuseppe Andreozzi.
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La CSS scrive al presidente e all’assessore alla sanità

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La Confederazione Sindacale Sarda-CSS segue con attenzione e preoccupazione l’evolversi dell’emergenza creata anche in Sardegna dal Covid-19 sia sotto l’aspetto sanitario che sotto l’aspetto socio-economico. [segue]

Precisazione della Caritas diocesana di Cagliari in merito ai servizi essenziali per le persone bisognose

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La Caritas diocesana di Cagliari, nella persona del suo direttore, don Marco Lai, informa [segue]

Oggi lunedì 30 marzo 2020

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Finalmente riparliamo di scuola!
30 Marzo 2020
Gabriella Lanero su Democraziaoggi.
In questi giorni si riparla della scuola: social, media e stampa riferiscono e commentano sull’informativa della ministra Azzolina al Senato, il 26 marzo scorso, in questi tempi di Covid 19.
All’informativa è seguito il dibattito in cui sono intervenuti nove senatori rappresentanti dell’opposizione e della maggioranza. Su questa presa di parola in una sede autorevole, […]
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Perché lavorare? Grillo rilancia il reddito di cittadinanza. Per tutti
di Francesco De Palo su formiche.net
Proposta di Beppe Grillo: “Mettere al centro l’uomo e non più il mercato del lavoro” e cita il fondo fossile dell’Alaska. Ma intanto si apre il dibattito sulle conseguenze, anche di principio, di questa idea. [segue]

Emergenza coesione sociale: presto un reddito di quarantena o chiamatelo come volete?

La scelta del governo tra un reddito di emergenza e uno incondizionato anche per «dopo»
Reazioni a catena. Pd e Cinque Stelle convergono sull’idea di estendere il reddito di cittadinanza chiesta dalla campagna per il Reddito di quarantena e dalla petizione del Basic Income Network Italia. Per i promotori la misura non può essere però intesa come “transitoria”. Dev’essere strutturale: “L’emergenza c’era già prima del Coronavirus e durerà dopo in condizioni peggiori. E’ necessaria una misura strutturale e individuale”. Ma nel governo l’orientamento prevalente sembra quello di una misura “transitoria” o “di sopravvivenza”. Anche se c’è anche qualcuno che vuole una modifica dei vincoli attuali. Renzi e Salvini rifiutano tutte le opzioni e chiedono di finanziare le imprese. La nuova misura potrebbe partire già da aprile.
reddito-di-quarantena-il-manifesto di Roberto Ciccarelli, su il manifesto, [segue]

Il Sindaco di Cagliari: “Occorre un reddito da quarantena”. Siamo d’accordo!

stemma-ca[Dal sito web istituzionale del Comune di Cagliari] Truzzu al Governo: “Occorre un reddito da quarantena”
Il sindaco di Cagliari lancia un appello ai colleghi per far sentire la voce dei Comuni: “Le risorse stanziate sono insufficienti per far fronte alla disperazione dei cittadini”.[segue]

Emergenza coronavirus e oltre. Il contributo degli intellettuali sull’ala del pensiero: abbiamo bisogno di medici

e336d01f-ca1e-43e6-9b5f-83d848d8698cPandemia da coronavirus. Specializzare i medici non specialisti
di Giovanni Maria Pisanu*
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Nel nostro Paese si registra ormai da anni una carenza costante di medici specialisti, in particolare nei settori dell’emergenza come anestesia e terapia intensiva. Le scuole di specializzazione non hanno sufficienti posti per l’accesso di tutti i medici abilitati. La drammatica pandemia di coronavirus ha messo in evidenza questa situazione. Specializzare sul campo i medici non specialisti può essere una via per superare quello che viene definito l’imbuto formativo. [segue]

I provvedimenti del Governo per fronteggiare l’emergenza alimentare

Buono spesa
“Arriveranno entro martedì 31 marzo i 400 milioni di euro destinati ai Comuni per finanziare i buoni spesa e fronteggiare l’emergenza alimentare. La tempistica è scritta nella versione definitiva dell’ordinanza della Protezione civile, che fissa anche i criteri di ripartizione delle risorse. L’80% del fondo sarà distribuito in base alla popolazione, e l’altro 20% si concentrerà nelle zone più povere in base al parametro della distanza fra il reddito pro capite del Comune e quello medio nazionale.[segue]