Elezioni sarde 2019

Elezioni sarde. Dalla parte degli elettori: le nostre (prime) richieste alle organizzazioni politiche e ai candidati

a9eed5f8-3b48-4659-babe-1ab9f29f8f22Per la Sardegna servono candidati serendipitosi
di Raffaele Deidda

Il neologismo serendipità deriva dal termine inglese serendipity, originato da Serendip, il nome persiano dell’attuale Sri Lanka. Fu lo scrittore inglese Horace Walpole che nel 1754 utilizzò il termine ispirato dalla spiritosa fiaba I principi di Serendip: “Facevano sempre nuove scoperte, per caso e per intelligenza, di cose che non andavano minimamente cercando”. Il termine ha così assunto, nel tempo, il significato di “trovare una cosa non cercata o imprevista mentre se ne cerca un’altra” .
Così l’idea di un andamento che dispone a trovare cose inaspettate mentre si sperimenta o si opera in tutt’altra direzione, e magari con tutt’altri fini, si è progressivamente introdotta nelle cognizioni di umanisti, filosofi, economisti ed è andata ad occupare un posto rilevante nella storia delle scoperte scientifiche.  Dal viagra della società farmaceutica Pfizer alla penicillina di Fleming, dalla mela di Newton alla vasca di Archimede fino ad internet, prodotto dalla paranoia della Guerra Fredda. Da esclusivo appannaggio di pochi scienziati, con internet il web si è trasformato in quell’esperienza vissuta quotidianamente dalla moltitudine dei suoi frequentatori.
Alcuni studiosi si sono interrogati sulla possibile esistenza di una relazione fra serendipità e politica oggi che la polis non esiste più, sostituita da un villaggio globale che è altra cosa rispetto a quell’universo compiuto in cui individuo e collettività si fondevano in una sfera del politico che era socialità in azione. L’uomo inteso come “animale politico” sembra quasi scomparso dall’orizzonte della nostra esperienza per rimanere nei luoghi comuni. L’uomo politico attuale è concepito come colui che fa o che dovrebbe fare politica, che dovrebbe spendere parte del proprio tempo nella sfera pubblica al servizio delle istituzioni. Sembra invece che la politica, lungi dal farsi fulminare dal colpo di genio, si comporti come se tutto fosse lasciato al caso. Soprattutto nel nostro paese, apparentemente dinamico negli umori e nelle tensioni ideali ma in realtà statico e in perenne ricerca di un evento rivelatore che possa determinare un cambiamento. Per poi rimanere deluso dal cambiamento stesso e dagli attori politici che lo promettono, lo annunciano, senza avere le necessarie capacità e risorse per realizzarlo compiutamente.
Il fatto è che la politica, come la scienza, dovrebbe prendere spunto dalla massima di Pasteur: “La fortuna favorisce le menti preparate”. Quelle menti, cioè, disponibili a rivisitare in termini innovativi le proprie visioni della realtà. Se ad osservare gli eventi non c’è una mente preparata, anche l’incontro fortuito con interessanti contributi di idee di cui s’ignorava l’esistenza, e che soprattutto non si sarebbero mai impattati restando fermi in una linea di ragionamento tradizionale, è improbabile che venga colto nella sua importante novità. Se un autorevole istituto di ricerca effettuasse una rilevazione di quali e quante menti politiche realmente preparate “al servizio delle istituzioni” siano oggi attive in Italia, a tempo pieno o a tempo parziale, potremmo amaramente scoprire che sono decisamente poche. Le altre, molte, menti politiche non preparate sono quelle che hanno un concetto riduttivo della serendipità e che forse conoscono solo la descrizione data dall’americano Julius H. Comroe: “La serendipità è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino”.
In Sardegna si voterà per le elezioni regionali il prossimo 24 febbraio. E’ troppo pretendere che chi si candida a vincerle sia dotato di “mente preparata” non per ricercare la propria fortuna personale o per incensare la propria, statica, quanto improduttiva autoreferenzialità? E’ troppo sperare che sia reale la volontà di chi si candida alla guida della Regione di voler unicamente perseguire il bene comune dei sardi nella consapevolezza delle difficoltà, senza mirabolanti promesse che poi non potranno essere mantenute?
Non è troppo, sono le condizioni minime perché l’azione politica possa produrre effetti benefici per l’intera società sarda. In questa direzione, ricercando e sperimentando le migliori pratiche di governo, la serendipità può venire in aiuto consentendo di individuare soluzioni insperate ai problemi e percorsi virtuosi di sviluppo socio-economico. Purché a governare vi siano menti preparate, serendipitose. Le altre continuino pure a cercare l’ago nel pagliaio, chissà che non vi trovino la figlia del contadino.
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