Persone & Organizzazioni

Il Comitato d’Iniziativa Costituzionale e Statutaria: date una legge elettorale decente alla Sardegna!

costat-logo-stef-p-c_2-2Sulla legge elettorale regionale: nessuna modifica è più possibile?

.
.
Quando il presidente del Consiglio regionale Ganau nella recente conferenza stampa del 9 aprile, dedicata alla prospettiva di modifica della legge elettorale sarda, afferma che “Il Consiglio regionale ha perso un’occasione, l’ultima a disposizione per modificare una pessima legge elettorale, non garantista della volontà popolare”, viene sancita nel merito l’inutilità di questo Consiglio nelle sue varie componenti di maggioranza e di opposizione, a partire dal battesimo di questa legge elettorale voluta dalla precedente maggioranza di centrodestra, principalmente Forza Italia, e dal Partito democratico quale diga potenziale eretta contro una potenziale vittoria del Movimento 5 Stelle. Sappiamo tutti che nel 2014 i 5S non si sono presentati e i due schieramenti concorrenti, centrosinistra e centrodestra, hanno usufruito a piene mani di quella legge definita “pessima” anche dal presidente Ganau.
Si deve prendere atto che oggi la maggioranza di centrosinistra appare preoccupata più di conservare il numero più alto possibile di poltrone che non di rimettere al centro della propria azione politica la rappresentanza popolare e la partecipazione democratica, ma pare che il problema abbia poca rilevanza anche nell’opposizione rappresentata nel Consiglio.
Eppure il tempo per la modifica della legge elettorale sarda c’è stato, eccome, così come non sono mancate le proposte di modifica, ben sette giacenti in Consiglio, in questi quattro anni appena trascorsi oltre ad alcune sollecitazioni venute dalla società civile, con assemblee molto partecipate e la presentazione di linee guida per la riscrittura della legge elettorale, compresa una proposta del Comitato di Iniziativa Costituzionale e Statutaria di Cagliari che poneva l’esigenza di una legge proporzionale che preservasse l’indicazione del Presidente in capo agli elettori. [segue]

Oggi mercoledì 28 marzo 2018

lampada aladin micromicrodemocraziaoggisardegnaeuropa-bomeluzo3-300x211Sardegna-bomeluzo22sedia-van-goghGLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501413filippo-figari-sardegna-industre-2img_4633Anpi logo nazimg_4939costat-logo-stef-p-c_2-2
——————–Dibattiti&Commenti—————
img_4944Prima di tutto il lavoro e la scuola
28 Marzo 2018
Gianna Lai su Democraziaoggi.
Ad iniziativa dell’ANPI e del Comitato d’iniziativa costituzionale e statutaria si è tenuto il 13 scorso a Cagliari un incontro dal titolo “Prima di tutto il Lavoro e la Scuola”. Ecco l’introduzione.
Perché un Convegno su Lavoro e Scuola
Convegno sul lavoro, organizzato in ottobre dal Comitato di iniziativa costituzionale e statutaria, abbiamo visto la nuova impresa e la […]
—————————————————————-
Il PD è pervaso da un solo desiderio: la dissoluzione
28 Marzo 2018
A.P. su Democraziaoggi.
—————————————————————————
SOCIETÀ E POLITICA » TEMI E PRINCIPI » LE IDEE
italia-morfologiaL’immigrazione da minaccia a progetto sociale
di PIERO BEVILACQUA
Osservatorio del Sud, 24 marzo 2018, ripreso da eddyburg e da aladinews. Una visione, un progetto politico, un piano di riconversione demografica, economica e ambientale, che parte dal territorio e dal suo uso agricolo. (m.p.r.)
————————————————————————–

Dibattito sul Reddito di cittadinanza e dintorni

img_5265
Perché il reddito di cittadinanza non può sostituire il lavoro
di Vittorio Pelligra*

Si fa un gran parlare in queste settimane di “reddito di cittadinanza”. Due considerazioni al proposito: il reddito di cittadinanza come lo hanno proposto i 5Stelle in campagna elettorale, c’è già e si chiama REI; è stato introdotto nel Consiglio dei ministri del governo Gentiloni il 29 agosto 2017. Ma allora dove sta la novità della proposta di Grillo e soci? Io credo non tanto nel “come”, ma nel “perché”. La questione importante non attiene tanto, cioè, a come supportare il reddito di chi ora, e sono tanti, non ce la fa, perché ha perso il lavoro o non riesce a trovarne uno. Ciò che conta piuttosto è capire perché ci sono sempre meno lavori e come occorra attrezzarsi rispetto a un futuro in cui di lavoro ce ne sarà sempre meno. Dietro la proposta del reddito di cittadinanza, in altre parole, c’è molto di più, c’è una visione del rapporto tra reddito e lavoro, c’è una particolare visione del futuro e del posto che noi, uomini e donne, andremo a occupare nella società prossima ventura. Questa è la vera questione, il resto sono nominalismi. (Segue)

Pietro Maurandi eletto presidente dell’Istituto Gramsci della Sardegna

logo-isituto-gramsci-della-sardegnapietro-maurandi-fto-micro.
.
Pietro Maurandi, con votazione pressoché unanime dei componenti dell’assemblea, è stato eletto oggi Presidente dell’Istituto Gramsci della Sardegna. Congratulazioni e Auguri di buon lavoro!
Di seguito uno stralcio delle sue dichiarazioni.

Oggi giovedì 22 marzo 2018

lampada aladin micromicrodemocraziaoggisardegnaeuropa-bomeluzo3-300x211Sardegna-bomeluzo22sedia-van-goghGLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501413filippo-figari-sardegna-industre-2img_4633Anpi logo nazimg_4939costat-logo-stef-p-c_2-2
—————–Dibattiti&Commenti—————-
img_4916
costat-logo-stef-p-c_2
Non ci salverà il premio di maggioranza
22 Marzo 2018
Alfiero Grandi
Il Fatto Quotidiano 20 marzo 2018, ripreso da Democraziaoggi e da Aladinews.
——————————————————————————-

DIBATTITO. Reddito di cittadinanza e Rei. La proposta del Movimento 5 Stelle, tra limiti e opportunità: l’opinione di Chiara Saraceno

unique-forms-of-continuity-in-space-umberto-boccioniconvegno-valut-lavoroimg_5197POVERTÁ e INCLUSIONE
Così il reddito di cittadinanza può migliorare il Rei
La proposta del Movimento 5 Stelle, tra limiti e opportunità: su lavoce.info l’opinione di Chiara Saraceno

logo_secondowelfaredi Chiara Saraceno
16 marzo 2018 su

Il reddito di cittadinanza proposto da M5s è insostenibile nel breve-medio periodo dal punto di vista finanziario e dubbio sotto quello dell’equità e dell’efficacia. Ma alcune sue caratteristiche potrebbero essere integrate nel Rei, per migliorarlo.
[segue]

Oggi mercoledì 14 marzo 2018

img_5099Giornata del Paesaggio.
lampada aladin micromicrodemocraziaoggisardegnaeuropa-bomeluzo3-300x211Sardegna-bomeluzo22sedia-van-goghGLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501413filippo-figari-sardegna-industre-2img_4633Anpi logo nazimg_4939costat-logo-stef-p-c_2-2
—————————commenti&recensionidioggi———————————————————
img_5058costat-logo-stef-p-c_2
Il 4 marzo impone di cambiare la legge elettorale
Alfiero Grandi, vice presidente Coordinamento per la democrazia costituzionale, su Democraziaoggi. Per il Comitato una nuova battaglia per la democrazia.
————————————————————————-
I 5Stelle e la sinistra spaesata
14 Marzo 2018

Andrea Pubusa su Democraziaoggi.
————————————————————————-
Corriere della Sera, 13 marzo 2018
Il voto del Sud è una ribellione da non leggere con superficialità

L’Italia che traspare dal voto del 4 marzo è spaccata in due: Nord e Sud. Nella storia del nostro Paese una divisione così netta nelle preferenze politiche non si vedeva dai tempi del referendum sulla monarchia. Il voto al Sud è stato attribuito alla domanda di assistenzialismo e alla chiusura della società meridionale tipicamente avversa al cambiamento e alla globalizzazione. Si è anche detto che l’esito elettorale del nostro Mezzogiorno è simile a quello di altri Paesi europei dove la crisi ha minato la fiducia nei partiti tradizionali e premiato i partiti «antisistema».
(segue)

Materiali per il Convegno CoStat-Anpi-Cidi “Prima di tutto il Lavoro e la Scuola” di oggi martedì 13 marzo 2018

img_4944fondaziona-agnelli
La scuola fabbrica di disoccupati di Fiorella Farinelli, su Rocca.
(segue)

DOCUMENTAZIONE&DIVULGAZIONE. Reddito di cittadinanza? (forse no). Reddito di inclusione sociale? (meglio) Reddito minimo garantito? (va pure bene). Le differenziate esperienze, su basi regionali, della Spagna.

reddito-minimo-ue-1Reddito di cittadinanza, come funziona in Spagna (dove esiste davvero)

Zonaeuro | 12 marzo 2018 su IlFattoQuotidiano

aplupimorena-thumbdi Andrea Lupi e Pierluigi Morena,
.
avvocati internazionalisti
.

Varia la denominazione, da regione e regione, cambia anche la sostanza. La Spagna ha introdotto da qualche anno l’istituto del reddito di cittadinanza, tuttavia lo Stato centrale ha demandato alle regioni (las comunidades autónomas) la facoltà di riconoscere e disciplinare la misura sociale. (segue)

Oggi lunedì 12 marzo 2018

lampada aladin micromicrodemocraziaoggisardegnaeuropa-bomeluzo3-300x211Sardegna-bomeluzo22sedia-van-goghGLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501413filippo-figari-sardegna-industre-2img_4633Anpi logo nazimg_4939costat-logo-stef-p-c_2-2
—————————commenti&recensionidioggi———————————————————
Basta buonismo! Che il PD si impicchi alla sua legge elettorale-truffa regionale!
12 Marzo 2018

Amsicora su Democraziaoggi.
—————————————————————————–
padellogiorgio-de-chirico-piazza-ditalia
La sinistra se n’è andata da sé
«L’animo nostro informe». Un’Italia irriconoscibile. La sinistra del 2018 non è stata messa sotto da nessuno. Gli elettori si sono limitati a sfilarle accanto per andare altrove. Come si lascia una casa in rovina
di Marco Revelli su il manifesto. (segue a fine pagina)
—————————————————————
Perché LeU ha fallito come tutta la sinistra
10 marzo 2018

di Luciana Castellina su il manifesto, ripreso da il
manifesto sardo.

L’articolo di Luciana Castellina apparso ieri su il manifesto. Una riflessione sulla crisi della democrazia dopo un voto che ha portato alla ribalta solo un’agorà popolata da individuali grida di scontento o di plauso improvvisato. Un vuoto che i movimenti non hanno saputo riempire.

CoStat-Anpi-Cidi. Convegno Scuola-Lavoro di domani, martedì 13 marzo 2018

——————————domani martedì 13 marzo 2018—————————–
img_4944
Convegno Scuola-Lavoro di martedì 13 marzo 2018
————————————————

Prima di tutto il Lavoro e la Scuola

img_4944
fondaziona-agnelli
La scuola fabbrica di disoccupati
di Fiorella Farinelli, su Rocca

Qualsiasi governo avremo dopo il 4 marzo, dovrà occuparsi delle persistenti difficoltà di inserimento lavorativo dei neodiplomati – una parte molto grande della coorte annuale dei 19-20enni che non proseguono gli studi – e delle misure da adottare. Di sicuro misure tampone, come nelle politiche più recenti, ma augurabilmente anche strategiche, che sappiano guardare più in là della punta del naso.
Il lavoro, il futuro dei figli è tra le maggiori preoccupazioni delle famiglie italiane. È un problema che pressa da vicino anche le scuole e parte delle imprese. Che condiziona molto del presente e del futuro economico e sociale del Paese. Ma con la campagna elettorale, la più confusa ed insulsa che sia dato ricordare, non si sono fatti passi avanti. Nessuna analisi nuova, dopo la modestia di risultati delle politiche degli ultimi anni, nessun indirizzo programmatico convincente, nessuna convergenza interessante.
Come si uscirà dal disastro di una disoccupazione/sottoccupazione giovanile che costringe per anni in panchina anche chi consegue titoli professionali? Che tanto spesso obbliga a lavori non solo intermittenti ma per nulla coerenti con gli studi fatti? Che alimenta incessantemente il bacino di quelli che non studiano, non hanno un lavoro e neppure lo cercano?

le proposte LeU e Calenda
Tra gli attori in campo qualcuno in verità il tema l’ha toccato, ma senza bucare lo schermo. L’ha fatto, per esempio, Liberi e uguali, proponendo di azzerare le tariffe di iscrizione all’università per incoraggiare a studi post-diploma anche i figli dei ceti più deboli che, dall’inizio della crisi, hanno maturato un maggiore disinteresse a investire sull’istruzione di livello alto, provando invece a entrare da subito nel mondo del lavoro.
Un approccio diverso – più orientato a mettere al centro le sfide dell’evoluzione tecnologica – ha avuto invece il ministro allo sviluppo Calenda che non ha perso occasioni per sostenere la necessità di aggredire le difficoltà di inserimento dei diplomati poco propensi ai lunghi anni di formazione accademica con l’offerta di un’alta formazione tecnologica, più breve e più ancorata al lavoro, fuori dell’università. Cioè nei percorsi biennali di «istruzione tecnica superiore» che, pur istituiti già nel 2008 dal governo Prodi, sono stati poi così poco finanziati da contare oggi solo la miserabile cifra di 8.000 iscritti (contro gli 800.000 dei percorsi analoghi che ci sono da tempo in Germania), e che – particolare non banale – assicurano il lavoro, un buon lavoro, e in tempi rapidi, a più dell’80% dei superdiplomati.
Se Pietro Grasso, insomma, in sintonia con il leader dei laburisti inglesi Corbyn, punta a un paese con più laureati (in Italia siamo largamente sotto la media europea) e a un sistema di istruzione più equo e meno classista, Calenda, che nell’ultima legge di bilancio ha piazzato un surplus di finanziamento per gli Istituti Tecnici Superiori (10 milioni per il 2018,20 per il 2019, 35 a partire dal 2020), punta sì anche lui a un più diffuso proseguimento degli studi dopo il diploma, ma strettamente mirato allo sviluppo delle competenze necessarie per sostenere «Industria4.0», il piano di sviluppo dell’impresa ad altissimo contenuto tecnologico. Scommessa decisiva per un paese manifatturiero come il nostro, e orientato in una sua parte importante all’esportazione.

Ma le due proposte, che pure hanno punti di contatto, non si sono incrociate in confronti costruttivi. Ovvio, si dirà, considerata la distanza politica, e la competizione elettorale, tra Liberi e Uguali e un ministro del governo Gentiloni. Assai meno ovvio, invece, se si guarda al merito e all’importanza delle questioni. Ma ancora più grave è che entrambe le posizioni sono state inesorabilmente oscurate dal polverone provocato da un lato dal proclama tutto ideologico di un impraticabile reddito universalistico di cittadinanza che dà per scontata l’impossibilità di contrastare la «distruzione tecnologica del lavoro», dall’altro dalla replica delle solite ricettine congiunturali, quelle degli incentivi a termine alle imprese per l’assunzione dei più giovani. Per non parlare dell’idea geniale di affidare l’incremento dell’occupazione giovanile soprattutto all’abolizione dell’allungamento dell’età dei pensionamenti voluto dalla legge Fornero, come se non fosse sotto gli occhi di tutti che non sono più tempi di turn over lineari e automatici, neppure in una pubblica amministrazione pigra, conservativa, attenta al «consenso» come la nostra.

nuovi paradigmi educativi
E intanto incombe, con lo sviluppo della robotizzazione, una drastica diminuzione dei lavori esecutivi a bassa qualificazione. E la certezza, comunque, che molte delle professionalità cui sono indirizzati i curricoli attuali della scuola e anche dell’università, di qui a qualche anno non ci saranno più, o saranno profondamente trasformate. Che fare? Comincia ad essere evidente che l’elemento di forza, per le persone e per le imprese, sarà sempre di più nella capacità di creare nuove macchine, di ideare nuovi prodotti e servizi per i mercati dei paesi emergenti, quindi di disporre dei livelli culturali e delle competenze in grado di contaminare diversi saperi, e della possibilità di saper apprendere anche dopo la scuola, autonomamente e continuamente. Si chiama lifelonglearning/apprendimento permanente lungo tutto il corso della vita, e anche su questo siamo terribilmente indietro. Per tutto ciò, e per molti altri motivi, un’istruzione che si fermi al conseguimento del diploma non può bastare.
Ma oggi, a mostrare la corda, sono anche i tradizionali paradigmi educativi. C’è, certo, nella scuola italiana la nuova scommessa dell’alternanza scuola-lavoro. Ma tamponare, anche lì, non basta. Ed è addirittura sconcertante che, a fronte di una licealizzazione crescente della secondaria superiore (i liceali sono ormai il 54% degli iscritti) e di un corrispondente calo di attrattiva dei professionali e dei tecnici, il Miur non sia capace che di omeopatici ritocchi che non cambiano la sostanza delle cose.

diplomati e inserimento lavorativo
Non è un dettaglio, insomma, l’elaborazione di politiche strategiche per risolvere le difficoltà di inserimento lavorativo di tanti dei nostri diplomati. I numeri ci dicono che si tratta principalmente dei diplomati del comparto tecnico-professionale, visto che a proseguire all’università è solo il 30% di loro, contro l’80% e oltre dei diplomati liceali.
Delle correlazioni tra liceali e ceti sociali più forti – e, viceversa, tra tecnici/professionali e ceti sociali più deboli – sappiamo tutto da tempo, così come del profilo sempre più classista del nostro sistema di istruzione secondaria superiore, ma cosa succede quando il 70% di questi ultimi si presenta nel mercato del lavoro?
I dati più aggiornati vengono da una recente indagine, la prima di tipo censuario, svolta dalla Fondazione Agnelli con l’Università Bocconi di Milano e presentata qualche giorno fa al Miur (1), ma anch’essa del tutto oscurata dal turbinoso magma della campagna elettorale.
Che cosa ci dicono questi dati? Che nei primi due anni post-diploma non più del 28% dei neodiplomati non iscritti all’università ha lavorato per più di 6 mesi, mentre il 14,7% ha svolto solo lavori saltuari e frammentati. Nel 27,4% dei casi, poi, la situazione è quella, disperante, dei Neet, né lavoro né studio. Non solo, a due anni di distanza da queste prime inquietanti performances, solo 1 su 3 degli occupati svolge un lavoro coerente con gli studi fatti, la metà abbondante (51,3%) deve accontentarsi di un lavoro qualsiasi, accessibile anche con maturità di tipo diverso, o con studi di livello inferiore. Un quadro che resta preoccupante – anche se una parte tutt’altro che insignificante prima o poi ce la fa a entrare in un’occupazione stabile – in cui si riscontrano anche svantaggi relativi delle ragazze, dei neodiplomati più «vecchi» per bocciature e ritardi scolastici, dei nati in paesi diversi dall’Italia. E le solite differenze tra Nord e Sud. Poco o niente, invece, conta il voto di maturità, a cui invece guardano con immutata passione le scuole e le famiglie. Evidentemente le differenze di valutazione scolastica tra territori e scuole sono troppo grandi, e troppo note, perché i datori di lavoro di oggi ne facciano gran conto.

cecità imprenditoriale
A sembrare indifferenti a questi dati, a una scuola «fabbrica di disoccupati», non sono comunque solo le forze politiche impegnate in tutt’altri duelli. Anche all’interno delle associazioni imprenditoriali c’è ancora chi, invece che puntare – anche in proprio – a costruire opportunità di alta formazione professionale per i giovani, a partire dalla formazione continua per i propri addetti, entra nell’arena incoraggiando i giovani a fermarsi in livelli di studio medio-bassi. Lo ha fatto, recentemente e con una lettera aperta alle famiglie in occasione della scadenza delle iscrizioni scolastiche, la Confindustria di Cuneo, un’area produttiva in cui l’anno scorso ci sono state effettivamente molte nuove assunzioni di giovani operai e tecnici specializzati. E in cui c’è stata anche qualche difficoltà di reperimento di forza lavoro, o per preparazione professionale inadeguata o per indisponibilità dei giovani a lavori pesanti e mal retribuiti.
Ci sono anche queste contraddizioni, ovviamente, nell’inefficiente sistema di incrocio domanda-offerta di lavoro che c’è in Italia, e nella nostra scadente offerta di formazione professionale regionale, contraddizioni che pendono da anni e che si dovrebbero prima o poi risolvere.

oltre alle convenienze immediate
Ma non è solo dalla specificità dell’uno o dell’altro distretto industriale che si deve partire per affrontare il problema. E, tan- to meno, per sostenere che di laureati ne abbiamo fin troppi, e che l’istruzione e la formazione secondaria devono essere declinate, per assicurare un lavoro, solo sulle specifiche prestazioni professionali che servono in questo preciso momento. Chi oggi si è iscritto a un istituto tecnico o professionale, si troverà, da neodiplomato, di fronte a un mondo del lavoro diverso da quello di oggi, ad applicazioni tecnologiche oggi largamente impensabili, alla richiesta di competenze non previste dai curricoli attuali. In questione, ci sono le scuole (e in altri comparti le università), ma ci sono evidentemente anche le imprese. Non tutte orientate al futuro, non tutte lungimiranti, non tutte capaci di guardare oltre alle convenienze immediate. Cosa saranno, da qui a 10 o 15 anni, quelle che oggi preferiscono lavoratori con competenze modeste e che si augurano giovani non «troppo» formati, retribuibili con salari a dir poco modesti? O meglio, cosa pensano di voler diventare da qui ad allora? Se vogliono stare al passo con le tecnologie, espandersi in mercati nuovi, sviluppare prodotti innovativi, dovranno investire in manodopera molto qualificata, di alto livello formativo, che ne sa di più e che può imparare di più di quello che serve oggi per specifiche prestazioni. La partita, insomma, è più grande di quanto possa a prima vista sembrare. E le scorciatoie non ci sono per nessuno, governi, forze politiche, imprese, famiglie.
Fiorella Farinelli
Nota
(1) La transizione dei diplomati tecnici e professionali al mondo del lavoro, www.fga.it
rocca-6-2018
ROCCA
ISTRUZIONE E LAVORO
la scuola fabbrica di disoccupati
ROCCA n. 6, 15 MARZO 2018
——————————–
- La foto del giovane al telescopio, in testa all’articolo, è tratta dal sito web della Fondazione Agnelli.

Documentazione. A proposito di Reddito di Cittadinanza (e dintorni). Ne parliamo da tempo su Aladinews

lampada aladin micromicroSu Aladinews. ———————————————————-
.
.
europa-in-europabin_italia_logo_20158Risoluzione del Parlamento europeo del 24 ottobre 2017 sulle politiche volte a garantire il reddito minimo come strumento per combattere la povertà (2017)
——————————————————————————————-
ep-logo-cmyk_it- Il testo della risoluzione del Parlamento Europeo del 24 ottobre 2017.

Elezioni: quale prospettiva in Sardegna? Parliamone

Comitato CoStat
18-03-07-incontro-su-risultato-elezioni

Andrea Pubusa*.

Oggi il Comitato d’iniziativa costituzionale e statutaria ha indetto, per le 17,30 all’Hostel Marina – Scalette S.Sepolcro, un confronto sul voto e sulla prospettiva in vista delle elezioni regionali dell’anno prossimo. Una discussione aperta a cui abbiamo invitato forze e movimenti politici e tutti gli uomini di buona voltà della nostra città.
———————————–
Ma il Comitato vuol cambiar pelle? Vuole intromettersi nella politica partitica? Neanche per sogno! Sarebbe la sua morte. Manteniamo ferma la nostra originaria ispirazione. Ci battiamo per l’attuazione della Costituzione e dello Statuto e ci muoviamo solo su quel terreno. Volendo far propria una distinzione ben nota ai costituzionalisti, noi ci riteniamo portatori dell’indirizzo politico costituzionale, non di quello di maggioranza. Tradotto in termini più elementari, il Comitato si muove sul piano dei principi costituzionali, sia di quelli espressi che di quelli impliciti e di correttezza. Riflettiamo e lavoriamo sugli obiettivi costituzionali e statutari, prendiamo iniziative su questi, mentre non entriamo sull’attività dei singoli partiti, verso i quali tracciamo solo una linea fra quelli difensori e attuatori della Carta e quelli anticostituzionali o a-costituzionali. Coi primi dialoghiamo, coi secondi no.
Con questo spirito salutiamo con favore la vittoria di una forza, il M5S, che ha difeso la Costituzione e predica e pratica in modo encomiabile la moralità pubblica e lo sviluppo del Paese a partire dai ceti in sofferenza. Questa ispirazione è stata compresa ed apprezzata dal corpo elettorale. Avremmo voluto un miglior risultato per LeU e per Potere al Popolo e per Autodeterminatzione, che hanno combattuto con noi nel referendum costituzionale e avanzano proposte di sviluppo democratico del Paese e della nostra Isola. Ora, a elezioni finite, auspichiamo che il PD riveda le proprie posizioni antiunitarie e a-costituzionali. Speriamo che questo partito, cambi segretario, e riprenda un percorso di responabilità democratica, abbandonato in questi anni.
sardegna-dibattito-si-fa-carico-181x300E che fare in Sardegna? E’ evidente il deficit democratico nelle leggi e nell’amministrazione. C’è un problema di sovranità popolare sul versante interno. C’è molto da fare. Anzitutto, approvare una nuova legge elettorale tendenzialmente proporzionale per dare una seria rappresentanza alle forze politiche significative, senza preclusioni, iperpremi e trucchi. C’è da metter mano al governo locale, scassato dalle leggi degli ultimi decenni. Come? Rilanciando il ruolo e il carattere democratico dei Comuni e rimettendo in piedi con serietà le province come enti rappresentativi di livello intermedio fra Regione e Comuni. Bisogna ripensare la Regione e delegare poteri al livello locale, togliendo funzioni e personale alla Regione, ormai divenuta una macchina abnorme, peggiore e più arcigna dello Stato.
C’è, nella società sarda, una forte spinta ad un nuovo rapporto con lo Stato, comprovata anche dal successo di firme per l’insularità. Ma qui bisogna dire una parola chiara. Si fa ciò che è fattibile secondo Costituzione, Statuto e legge. Niente propaganda! Di fronte ai patti fra regioni del Nord e governo quali strumenti abbiamo nelle nostre leggi? Noi possiamo rilanciare il discorso dell’art. 13 Statuto, che prevede un piano organico di sviluppo, da elaborare e attuare col concorso dello Stato. Un vero patto per lo sviluppo. E siccome è organico, lì possiamo metterci tutto ciò che ci serve oggi. Questo è programma minimo. E il programma massimo? Quali le finalità di più lungo periodo? Il rinsecchimento dell’autonomia è certamente il risultato di classi politiche indeguate, ma è anche dovuto a debolezze e limiti statutari. Una rivisitazione dello Statuto in chiave federalista è possibile e doverosa. Non partiamo da zero, possiamo riprendere l’impostazione di grandi pensatori e politici sardi come Gramsci, Lussu ed altri. Qui ci vuole molta cultura, molta fantasia, molta intelligenza.
Questo indirizzo politico-costituzionale ci porta a instaurare rapporti corretti con le forze politiche democratiche e a favorire la creazione di un movimento unitario. Con l’attuale frammentazione e l’alto tasso di conflittualità, la Sardegna non è in grado di elaborare e di realizzare alcunché. Occorre un movimento di massa con obiettivi condivisi e spinta unitaria. Ci vuole un patto fra le forze democratiche sarde e ci vuole un governo regionale espressione e riferimento di questo vasto fronte popolare. Come si vede, compiti difficili e ambiziosi, ma realistici.
Con questo spirito propositivo, accogliente ed aperto noi del Comitato andiamo al dibattito di oggi.
Partecipate tutti.
Parliamone insieme
.
————————————————
* Anche su Democraziaoggi.
————————————————
costat-logo-stef-p-c_2

———————–Oggi mercoledì 7 marzo 2018 Dibattito—————–

18-03-07-incontro-su-risultato-elezioni Elezioni: quale prospettiva in Sardegna? Parliamone.
7 Marzo 2018
Andrea Pubusa su Democraziaoggi.
Oggi il Comitato d’iniziativa costituzionale e statutaria ha indetto, per le 17,30 all’Hostel Marina – Scalette S.Sepolcro, un confronto sul voto e sulla prospettiva in vista delle elezioni regionali dell’anno prossimo. Una discussione aperta a cui abbiamo invitato forze e movimenti politici e tutti gli uomini di buona voltà della nostra città.
———————————————-
vita-onlineBecchetti: «Il M5S è l’argine al populismo deteriore della Lega»
di Lorenzo Maria Alvaro su Vita:
——-
http://www.vita.it/it/article/2018/03/05/becchetti-il-m5s-e-largine-al-populismo-deteriore-della-lega/146113/
—————————————
vitobiolchini blog occhialini1Sardegna, il tempo è finito: indipendentisti e Movimento Cinquestelle al bivio.
Vito Biolchini su vitobiolchini.it
————————————————————————-
Tonino Dessì su fb
Detto con intento bonario, ma in tutta spontanea franchezza, questa cosa che il voto dei sardi al M5S “non avrebbe spostato di una virgola il risultato a livello nazionale” (Antony Muroni) e l’altra che i sardi “hanno votato in maniera inconsapevole” (Paolo Maninchedda), sono due autentiche scemenze, per di più neppure velatamente offensive.
I sardi sapevano benissimo intanto per chi non votare (e non li hanno votati) e hanno dato un voto “sardo” ben consapevole: andate a guardare Orgosolo, per fare solo un esempio.
C’era da dare una spazzolata a proposte, personale politico, rendite di posizione vecchie e incrostate e da non dare spazio a illusioni di rendite di posizione indigene presunte e prenotate da gente tutt’altro che di nuovo conio.
Questo si chiama “indirizzo politico”.
(segue)