Scienze & Tecnologie

Il lavoro: cos’è e come sarà ai tempi dei robot. Che fare oggi e domani?

robot
Società 4.0. fine del lavoro umano?

di Nicolò Migheli
By sardegnasoprattutto/ 27 febbraio 2017/ Economia & Lavoro/

L’innovazione e il progresso tecnologico sono inarrestabili. In quello che chiamiamo convenzionalmente Occidente lo sono da almeno mille anni. Se qualcuno troverà profitto e convenienza in una nuova tecnologia, se essa corrisponde ad un qualche bisogno, anche non espresso, finirà con l’imporsi. I telefoni portatili sono un caso studio. Prima dell’avvento del cellulare solo in pochissimi avevano l’esigenza di essere sempre raggiungibili, è bastata l’innovazione delle carte prepagate per fare in modo che sia presente nelle tasche di ognuno di noi.

Un bisogno e qualcuno che in esso intravveda una occasione di profitto, fanno in modo che l’innovazione si imponga. È già così per l’automazione e la robotica. Siamo dentro una rivoluzione non solo scientifica, ma che già condiziona la nostra esistenza ed in futuro lo farà sempre di più. Il report dell’ONU Robot and Industrialization in Developing Countries, sostiene che il 66% dei lavori svolti nei paesi di nuova industrializzazione già oggi può essere sostituito da robot. Il che comporterà la fine delle delocalizzazioni ed il rientro di molte produzioni in Occidente. Tranne Cina ed India, dove si stanno facendo passi consistenti nel settore.

Secondo la società di consulenza McKinsey, solo il 5% dei lavori attuali non è robotizzabile. Se questo non è ancora avvenuto è perché, allo stato attuale, la robotizzazione comporta una perdita di qualità del lavoro svolto, le macchine non sono ancora in grado di comprendere e processare il linguaggio naturale umano. Più sale la complessità e l’alto valore aggiunto delle attività, minore è il rischio di automazione. Ora siamo ancora dentro la teoria dei colli di bottiglia: certe attività non sono robotizzabili perché il costo della elaborazione degli algoritmi è superiore al beneficio ottenuto, però negli ultimi trent’anni quel costo è diminuito costantemente, di conseguenza tra non molto il collo di bottiglia verrà eliminato.

Per cui un docente universitario robot, un cantante lirico, un sociologo o un scrittore cyborg sono dentro un futuro possibile. McKinsey nello studio citato afferma che negli Usa, già oggi solo il 4% dei lavori ha bisogno di creatività. Siamo dentro la distopia di Norbert Wiener che nel New York Times già nel 1949 aveva profetizzato con il dominio delle macchine una rivoluzione industriale di assoluta crudeltà.

Il sociologo Bruno Manghi che da oltre trent’anni studia l’impatto dell’automazione negli ambienti di lavoro, intervistato da Rai News 24 affermava che l’ottimismo della liberazione dal lavoro per merito delle macchine, tipico dei decenni scorsi, si sta trasformando nel pessimismo della scomparsa del lavoro e confessava la sua impotenza nell’immaginare soluzioni.

Il refrain che ha accompagnato il progresso tecnologico è stato: i lavori persi verranno riguadagnati in lavori di maggior qualità. Di conseguenza basta investire in istruzione, spostare l’asticella insomma, e i lavori non scompariranno. È pur vero che ci sarà bisogno di figure professionali nuove, che sappiano progettare e dialogare con macchine sempre più sofisticate, però quante saranno nel mondo? Visto che già oggi giganti come Google progettano intelligenze artificiali resilienti, che imparano dai propri errori, che si adattano all’ambiente e che tra non poco sapranno progettare intelligenze simili? In un articolo del The Guardian del novembre del ’15 si stimava che nel mercato della robotica in dieci anni è ipotizzabile una crescita dai circa 27 miliardi di dollari attuali ai 67 previsti.

Già oggi ne vediamo i frutti, quella che viene definita l’uberizzazione del lavoro umano fa passi consistenti: frammentazione delle attività date in appalto, smantellamento dei salari con l’imperversare dei micro pagamenti. Foodora che a Torino paga i suoi fattorini tre euro l’ora è sui giornali in questi giorni, ma i voucher di Renzi vanno in quella direzione.

Fino ad ora, gran parte dei consumatori hanno colto solo l’aspetto positivo della riduzione del prezzo e della comodità, ma tra non poco saremo in fase del Grande Disaccopiamento, secondo Brynjolfsson all’Harvard Business Review: non basta mettere più macchine nell’economia per garantire che la tecnologia arrechi benefici all’intero corpo sociale. Il successo dell’automazione non è automatico, non per tutti.

Il che pone problemi seri sulla tenuta delle società contemporanee in termini di PIL, sanità pubblica, previdenza sociale. Nessun settore verrà escluso da questa rivoluzione, neanche quello pubblico che fino ad ora ha risentito poco dell’automazione. Sono scomparse solo le dattilografe o poche altre figure professionali. Non a caso imprenditori di primo piano come Elon Musk di Tesla, Bill Gates ed altri propongono di tassare i robot.

Il Parlamento Europeo con 396 voti a favore, 123 contrari e 85 astensioni vota nelle settimane scorse una risoluzione con cui si propone di dare ai robot personalità giuridica. Lo fa per ragioni etiche. Se un’auto a guida autonoma causa un incidente, di chi è la responsabilità? Del padrone del veicolo? Del costruttore? Di chi ha fatto la manutenzione? È anche però il primo passo verso quello che alcuni definiscono reddito di cittadinanza, altri reddito universale. In Finlandia lo si sta già sperimentando con piccoli numeri.

Matteo Renzi torna dalla California e prospetta un lavoro di cittadinanza. Come spesso gli accade fa la figura dello studente che si presenta all’esame sulla base del sentito dire. Forse il segretario dimissionario del PD non ha chiari i termini del problema e fa confusione. Tutte queste proposte sono la via? Come Bruno Manghi confesso di non saperlo. Di sicuro il lato economico, benché decisivo, non è il solo ad essere importante.

È il concetto stesso di lavoro come autorealizzazione dell’individuo ad essere in crisi. Dalla Riforma Protestante in poi, questo, sia dipendente che autonomo, ha rappresentato l’identificazione dell’individuo rispetto alla rendita vissuta come attività parassitaria. Oggi assistiamo al contrario, la rendita, specie quella finanziaria, viene esaltata ed il lavoro mortificato da tasse e balzelli, da remunerazioni da fame. Un orizzonte che rischia di stravolgere le esistenze di tutti, di provocare rivolte che avranno bandiere luddiste se va bene.

Pensare poi che la nostra Sardegna, in quanto periferica e con attività che si crede non robotizzabili sia indenne, più che ingenuità è incoscienza. Un futuro di pastori cibernetici è dietro l’angolo.
—————————-
eddyburg
SOCIETÀ E POLITICA
Investimenti, progetti collettivi, tasse per i ricchi. L’anima del New Deal
di Laura Pennacchi, su eddyburg.

Un prezioso articolo che, cogliendo l’occasione delle ultime castronerie di Matteo Renzi, ricorda che cosa fu il New Deal e perché potrebbe essere oggi una via d’uscita dalle crisi che affligono il mondo di oggi: dal lavoro all’economia, dall’ambiente all’esodo. il manifesto, 1° marzo 2017
«L’anima del New Deal. Investimenti, progetti collettivi, tasse per i ricchi. Perché va ricordato Keynes a chi, come Renzi, vuole contrabbandare i famosi Job Corps, ripresi da Di Vittorio ed Ernesto Rossi, con il Jobs Act gonfio di bonus e sottrazione di diritti. Atkinson, per esempio, suggerisce di tornare a prendere molto sul serio l’obiettivo della «piena e buona occupazione» e un programma nazionale per il risparmio garantito

——–
Resisterò alla tentazione di parlare di frode per la spregiudicatezza con cui Renzi tenta oggi da un lato di qualificare come “lavoro di cittadinanza” le sue proposte di rilancio dell’occupazione (sostanzialmente una riedizione del Jobs Act, una riduzione della dignità del lavoro, la contrazione dei suoi diritti, una colossale decontribuzione a danno delle finanze pubbliche e a vantaggio dei profitti e delle imprese), dall’altro di inscrivere le sue idee complessive di politica economica nell’orizzonte di un rinnovato New Deal.

In tutta Europa è in corso una discussione molto seria e molto ardua su cosa preferire tra “reddito” e “lavoro” di cittadinanza” e personalmente ho argomentato perché opto per quest’ultimo[1].

La studiosa svedese Francine Mestrum, lamentando la mancata chiarezza da parte dei proponenti sui requisiti del reddito di cittadinanza, ha dichiarato che «sedurre le persone con slogan del tipo “denaro gratuitamente per tutti”, quando quello che si intende è in realtà un reddito minimo per chi è in stato di necessità, è vicino alla frode». Non userò una simile definizione per le ultime uscite di Renzi, ma alcune precisazioni sono, tuttavia, il minimo che l’habermasiana “etica del discorso” ci impone.

DiVittorio G _100L’anima del New Deal di Roosevelt – e così dovrebbe essere anche oggi – fu un grande piano di investimenti pubblici, straordinari progetti collettivi (quali l’elettrificazione di aree rurali, il risanamento di quartieri degradati, la creazione dei grandi parchi, la conservazione e la tutela delle risorse naturali) piegati al fine di creare lavoro in vastissima quantità e per tutte le qualifiche (perfino per gli artisti e gli attori di teatro) attraverso i Job Corps – le “Brigate del lavoro” ipotizzate anche da Ernesto Rossi e dalla Cgil di Di Vittorio –, identificando per questa via nuove opportunità di investimento e di dinamismo per il sistema economico.

Riprodurre oggi un’ispirazione e una progettualità di tal fatta è del tutto inconciliabile con il mantra al quale si è attenuto e si attiene Renzi, l’erogazione di bonus monetari e la riduzione delle tasse (specialmente a vantaggio delle imprese e dei ricchi, come è avvenuto con la cancellazione dell’Imu e della Tasi): perché mai se no, Roosevelt avrebbe portato le aliquote marginali sui più ricchi a livelli elevatissimi, mantenute tali anche per molti anni dopo la fine della seconda guerra mondiale?

Inoltre investimenti pubblici e creazione di lavoro richiedono di usare le istituzioni collettive come leve fondamentali.

Si tratta, infatti, di fare cose che fuoriescono dall’ordinario:
- Identificare fini e valori per dare vita a un nuovo modello di sviluppo (l’opposto dell’assumere gli esiti del mercato come un dogma naturale immodificabile e, conseguentemente, del limitarsi a compensare i perdenti e chi «resta fuori dal processo di innovazione», come dice Renzi).
- Dirigere l’innovazione orientandola verso bisogni e fini sociali (ricerca di base, rigenerazione delle città, riqualificazione dei territori, ambiente, salute, scuola, ecc.), l’opposto della “neutralità” e dell’ostilità per l’intervento pubblico (in nome del terrore del “dirigismo”) rivendicate dai consiglieri di Renzi.
- Lungi dal considerarlo un ferro vecchio, enfatizzare l’obiettivo della “piena e buona occupazione” rovesciando la logica: invece che affrontare ex post «i costi della perdita di impiego» (secondo il suggerimento di Renzi), fare ex-ante degli investimenti pubblici e della creazione di lavoro il motore di una crescita riqualificata.
- Considerare lo Stato come grande soggetto progettuale e come Employer of last resort, invece che il “perimetro” da assottigliare e depotenziare ipostatizzato dalle politiche di privatizzazione e di esternalizzazione care ai tardoblairiani odierni.

Qui va riscoperto Keynes e non per contrabbandare come keynesiano lo strappare “margini di flessibilità” all’”austerità” europea, senza rimettere drasticamente in discussione la logica del Fiscal Compact, per di più utilizzandoli per finanziare (in deficit) bonus e incentivi fiscali e non investimenti pubblici produttivi.

Richiamandosi a Keynes e a Minsky, nell’ultimo, bellissimo libro (Inequality) scritto prima di morire, il grande economista Tony Atkinson invoca «proposte più radicali» (more radical proposals) e denuncia l’insufficienza quando non la fallacia delle misure standard (quali tagli delle tasse, intensificazione della concorrenza, maggiore flessibilità del lavoro, privatizzazioni).

Il primo tabù che egli infrange è che la globalizzazione impedisca di mantenere strutture fiscali progressive e imponga che le aliquote marginali siano sempre inferiori al 50%. Propone, per l’appunto, che il ripristino della progressività – violata dalle politiche neoliberiste a tutto vantaggio dei ricchi – preveda per i benestanti aliquote massime del 55 e perfino del 65%.

Ed escogita tutta una serie di proposte “radicali”, tra cui di tornare a prendere nuovamente molto sul serio l’obiettivo della piena occupazione – eluso dalla maggior parte dei paesi Ocse dagli anni ’70 – facendo sì che i governi offrano anche «lavoro pubblico garantito».

Il suggerimento di Atkinson è di fare perno sulla «piena e buona occupazione» non in termini irenici, ma nella acuta consapevolezza che la sua intrusività – la sua rivoluzionarietà – rispetto al funzionamento spontaneo del capitalismo è massima proprio quando il sistema economico non crea naturalmente occupazione e si predispone alla jobless society.

E proprio collegata al rilancio della piena e buona occupazione è la proposta che «la direzione del cambiamento tecnologico» sia identificata come impegno intenzionale ed esplicito da parte dell’operatore pubblico, volto ad accrescere l’occupazione, e non a ridurla come avviene con l’automazione.

All’idea di rilanciare la piena e buona occupazione Atkinson collega altre proposte radicali: quella – memore di quando nel 1961 nel Regno Unito vigeva per i giocatori di calcio una retribuzione massima di 20 sterline alla settimana, pari alla retribuzione media nazionale – che le imprese adottino, oltre che un codice etico, un codice retributivo con cui fissare anche tetti massimi alle retribuzioni dei manager pure nel settore privato. O quella di un programma nazionale di risparmio che offra ad ogni risparmiatore un rendimento garantito (anche tenendo conto che, tra le cause dell’incredibile aumento delle disuguaglianze, c’è la sproporzionata quota di rendimenti finanziari che va ai redditieri superricchi).

[1] Vedi su eddyburg in particolare il recente articolo di Laura Pennacchi Perché al reddito di cittadinanza preferisco il lavoro, in “Il lavoro dentro e fuori dal capitalismo”
———————————————–
Per correlazione: http://comedonchisciotte.org/allarme-onu-i-robot-sostituiranno-il-66-del-lavoro-umano/
———————
L’illustrazione è tratta dalla copertina della rivista Rocca, n. 10 del mese di maggio 2017
newRocca-10-15mag16

Oggi venerdì 24 febbraio 2017

sardegnaeuropa-bomeluzo3-300x211Sardegna-bomeluzo22sedia-van-goghdemocraziaoggiGLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501413
————————————————————————————
“Voucher: la frontiera del precariato”. A Cagliari, Hostel Marina, Scalette S. Sepolcro, oggi venerdì 24 febbraio alle ore 17.30.
lavoro Mirasola 24 2 17Il Comitato d’iniziativa costituzionale e statutaria organizza il confronto pubblico dal titolo: “Voucher: la frontiera del precariato”. A Cagliari, Hostel Marina, Scalette S. Sepolcro, Venerdì 24 febbraio alle ore 17.30.
Presenta e coordina Roberto Mirasola
partecipano:
Lilli Pruna (sociologa del lavoro)
Paola Mazzeo (giudice del lavoro)
Elisabetta Perrier (segretaria Camera del lavoro)
Giacomo Meloni (segretario CSS)
————————-
- La pagina fb dell’evento.
——————————————————————————————
CLab_4_720
- Programma e approfondimenti sul sito web di Unica.
————————————————————————————
lampada aladin micromicroL’altra economia verso cui guarda Papa Francesco
su Aladinews del 23 febbraio 2017.
————————————–
A proposito…
rettore del zompoL’Università, l’Università della Sardegna, dovrebbe impegnarsi sulle tematiche della “nuova economia”. Sicuramente in certa misura lo fa già. Vorremmo saperne di più. Intanto sembra prevalgano i filoni di ricerca sull’economia classica, di cui sono maestri anche molti nostri amministratori regionali. Gli esiti sconfortanti del loro operare suggerirebbe l’apertura verso nuove impostazioni, frutto anche della ricerca teorica. Ecco appunto il ruolo dell’Università (al servizio del territorio). Al riguardo avevamo dato un piccolo consiglio (non richiesto) al Rettore per la scelta del tema dell’inaugurazione del nuovo anno accademico dell’Università di Cagliari. Ma lei ha preferito rivolgersi a Romano Prodi. Con tutto il rispetto… ma auspichiamo maggiore attenzione e investimento sull’innovazione. Ecco la mail al Rettore, risale al 24 settembre 2016.
Consigli non richiesti
Proposta del tema per l’inaugurazione dell’anno accademico 2016-2017 dell’Università di Cagliari.
“Quale economia al servizio dell’umanità? Le dinamiche globali delle nuove economie per il confronto su nuovi modelli di crescita sostenibile e di superamento delle diseguaglianze. Opportunità per lo sviluppo della Sardegna”.
http://www.aladinpensiero.it/?p=59891

La Sardegna avanguardia nelle ricerche aerospaziali? Lavoro e occupazione. Incontro al Sankara

EutropiaCao al Sankara“La Sardegna avanguardia nelle ricerche aerospaziali? Lavoro e occupazione, viaggi supersonici e spedizioni sulla luna e su Marte”: è il titolo dell’incontro che si svolgerà venerdì 20 gennaio 2017 nel circolo Sankara (via Napoli 62) alle ore 19. Giacomo Cao (direttore del dipartimento di ingegneria meccanica dell’Università di Cagliari, nonché presidente del distretto aerospaziale della Sardegna) spiegherà come il discorso sui viaggi nello spazio e sull’antropizzazione di altri mondi, di cui si parla sempre più spesso, non sia più solo ipotesi letteraria, pura fictions ma sia ricco di possibilità reali. E non solo: spiegherà come la Sardegna possa diventare un’avanguardia in molti discorsi legati allo spazio; il tutto con importanti ricadute occupazionali come dimostrano una serie di progetti di cui si parlerà nell’incontro di venerdì 20. Organizza Eutropia. Coordina l’incontro il giornalista Roberto Paracchini. La pagina fb dell’evento.

Festival della Scienza 2016: oggi comincia. La Scienza che unisce i popoli: ecco il fantastico tema della nona edizione del Cagliari FestivalScienza. Ci aspetta un fantastico viaggio insieme!

Festival Scienza in fb 2016- L’evento in fb.
La Scienza che unisce i popoliIl sito web dedicato.

Notte Europea dei Ricercatori – Oggi all’Università

Unica notte 30 9 16- Tutte le informazioni in rete.

Innovazione. Veranu premiata

Verani 1 30 set 16Veranu vince il contest
“90 secondi per spiccare il volo”

La startup sarda vince il contest per la migliore startup del territorio.

——————
VeranuEcco il video del contest “90 secondi per spiccare il volo”
https://www.youtube.com/watch?v=nR3D2t7kv9E
——————————————–
– segue –

Disability Management: buone pratiche e prospettive future in Italia

Logo-Pianeta-Persona-300x173Logo-IBM-300x134SAVE THE DATE.
Venerdì 25 novembre 2016, 09:00 – 13:30
Aula Rogers, Scuola di Architettura – Politecnico di Milano
Via Ampère, 2 – Milano
IBM Italia e l’Associazione Pianeta Persona organizzano, con il patrocinio della Regione Lombardia, del Comune di Milano, del Politecnico di Milano, del CALD (Coordinamento degli Atenei Lombardi per la Disabilità) e dell’Adapt (Associazione per gli Studi Internazionali e Comparati sul Diritto del Lavoro e le Relazioni Industriali), il Primo Convegno Nazionale sul Disability Management in Italia, che si terrà a Milano il prossimo 25 novembre.
L’eventoDisability Management: buone pratiche e prospettive future in Italia si propone come momento informativo e formativo, di confronto, di riflessione e di discussione sul Disability Management, un temaancora poco conosciuto in Italia, a differenza di altri Paesi (come USA e Canada), dove si è diffuso a partire già dalla fine del secolo scorso. - segue -

Scienza e fantascienza 
tra conoscenza inquietudine e meraviglia

Einstain 5684La cosa importante è non fermarsi mai di porre domande. La curiosità ha in sé la propria ragione di esistere. Non si può che non essere travolti dalla meraviglia contemplando i misteri del tempo, della vita, della meravigliosa struttura della realtà. È sufficiente se uno cerca semplicemente di comprendere un poco di questo mistero ogni giorno. Non perdete mai la curiosità. Non smettete mai di meravigliarvi
(Albert Einstein)

Programma autunnale
La rassegna Scienza e fantascienza tra conoscenza inquietudine e meraviglia, promossa dalla Biblioteca Provinciale nell’ambito dei programmi di promozione della lettura continuerà, come da programma, in autunno. La biblioteca provinciale è situata in cima al parco di a Monte Claro, ingresso da via Mattei, sia a piedi che in auto. - segue –

Un po’ di amarcord…

DIRINNOVA. Quando Unica cominciò a impegnarsi seriamente per la Terza Missione.
Dirinnova-2007
- La foto è del 2007.

Sardegna Innovazione: Veranu

VeranuVeranu accede al programma di accelerazione di Next Energy
La startup sarda è stata selezionata tra le 10 migliori che operano nell’ambito dell’innovazione nell’energia elettrica e si prepara a partecipare al programma di empowerment imprenditoriale e di accelerazione.
- (nota stampa) Capoterra 24/09/2016 – Veranu, la neonata startup che opera nel settore delle energie rinnovabili, ha superato la seconda fase del Next Energy Program durante gli “Innovation Days” che si sono tenuti a Milano il 22 e 23 settembre presso la Cariplo Factory, Via Bergognone 34.
- Il programma promosso da Terna e Fondazione Cariplo, realizzato da Cariplo Factory in collaborazione con PoliHub e dal Campus di Terna, ha l’obiettivo di promuovere la valorizzazione dei talenti, sostenere lo sviluppo di progetti innovativi in ambiti attinenti al sistema elettrico e contribuire concretamente alla crescita economica del Paese.
- segue -

SCIENZA E FANTASCIENZA TRA CONOSCENZA INQUIETUDINE E MERAVIGLIA

Clelia Farris Nessun uomo è mio fratello copiaLibero arbitrio tra illusione e realtà. Siamo realmente liberi di scegliere o pensiamo semplicemente di esserlo?

Giovedì 19 maggio alle ore 18 tredicesimo appuntamento della rassegna culturale “Scienza e fantascienza tra conoscenza inquietudine e meraviglia” promossa dalla Biblioteca Provinciale nell’ambito dei programmi di promozione della lettura. L’incontro-dibattito si terrà nella sala conferenze della Biblioteca Provinciale, in cima al parco di Monte Claro, ingresso da via Mattei in auto e a piedi.

Libero arbitrio tra illusione e realtà. Siamo realmente liberi di scegliere o pensiamo semplicemente di esserlo? Dagli antichi greci e anche prima, il tema del libero arbitrio è stato oggetto di dibattiti e contese con spesso sullo sfondo le discussioni sul determinismo e l’indeterminismo individuale e/o sociale. Ma in che modo possiamo dire che i nostri processi deliberativi siano determinati oppure che non lo siano? E in che modo possiamo dire di avere sempre presenti i possibili corsi alternativi delle nostre azioni? Oggi, inoltre, le neuroscienze stanno dicendo che la nostra capacità di percepire e vivere nel mondo è solo in minima parte cosciente in quanto il settore non cosciente di noi stessi è molto più presente (e potente) di quello consapevole. Con in più il fatto che una serie di ricerche neuroscientifiche hanno verificato che la coscienza del compiere un’azione è successiva all’attivazione della parte del cervello atta a fare quell’azione. Insomma la questione “libero arbitrio” è molto articolata e non affatto scontata. Di tutti questi problemi e di altri ancora si parlerà nel viaggio scientifico-culturale tra letteratura, filosofia e neuroscienze che si svolgerà giovedì 19 maggio alle ore 18 prendendo le mosse dal libro di Clelia Farris “Nessun uomo è mio fratello”, con la presenza dell’autrice, della filosofa Anna Maria Loche e della neuroscienziata Micaela Morelli.
– segue -

Scienza e fantascienza tra conoscenza, inquietudine e meraviglia

Biblioteca Lussu CaITALO CALVINO, MINIERA DI STIMOLI PER LE SCIENZE

Giovedì 10 marzo alle ore 18 secondo appuntamento della rassegna culturale promossa dalla Biblioteca Provinciale nell’ambito dei programmi di promozione della lettura. L’incontro-dibattito si terrà presso la sala conferenze Giovanni Lilliu della Biblioteca Provinciale, parco di Monte Claro, ingresso in auto da via Mattei o da via Romagna (ingresso dell’ex ospedale psichiatrico).
- segue -

Clab – Contamination Lab. Unica Contamination Lab

logo-clabLa nuvola del lavoro
di Corriere – @Corriereit
Università-liaison-office-3E l’impresa contamina (finalmente) l’Università
7 GENNAIO 2016 | di Silvia Pagliuca

di Silvia Pagliuca

Chi l’ha detto che l’Università è lontana dal mondo reale? Che è sempre e solo libri e cattedre? A Cagliari accade qualcosa in più. Si chiama Clab – Contamination Lab – ed è un esperimento para-universitario che parte da un motto inequivocabile: «Forget your limits. Let your ideas fly», «Dimentica limiti. Fa volare le tue idee».

Come? Partecipando a un campus di formazione per veri innovatori, per chi ama l’imprenditoria ma non sa come muovere i primi passi. Per chi dal percorso di laurea desidera qualcosa in più.

Micheloi-e-Chiara IMG_4684-1024x811_2«Trasformiamo le conoscenze in ciò che interessa al mercato, facciamo in modo che i ragazzi mettano in pratica ciò che hanno appreso tra le aule. Perché la nostra è una scuola di vita, un modo nuovo di interpretare la formazione universitaria» – chiarisce la professoressa Chiara Di Guardo (a destra nella foto con Michela Loi), coordinatrice del progetto, che nelle prime due edizioni ha già portato alla nascita di 15 nuove imprese, molte delle quali finanziate da investitori privati.

Tra queste, IntendiMe, startup sociale fondata da Alessandra Farris per migliorare la vita delle persone sorde rendendole indipendenti e sicure, dentro e fuori casa.

«Ho pensato ai miei genitori, entrambi sordi. Con il team del Clab sono riuscita a tirare fuori questa idea dal cassetto e a renderla viva» - racconta lei, studentessa di Lettere Antiche oggi alle prese con la creazione di speciali placche che possono rilevare i suoni dalle abitazioni e avvisare l’utente direttamente sul proprio smartphone, tablet o dispositivo da polso.

Un progetto a cui ha lavorato con i colleghi incontrati al Clab anche quattordici ore al giorno e che adesso inizia a portare i primi frutti: «Abbiamo vinto diversi premi, stiamo crescendo e abbiamo buone speranze di poter rendere IndendiMe la nostra principale attività» – confida.

Un desiderio molto simile a quello di Mario Fanari, CEO di Snuplace, il servizio che aiuta studenti e freelance a trovare un posto comodo in cui lavorare.

«Siamo partiti da un problema nostro e ci siamo accorti che era condiviso da molte altre persone: non avevamo un ufficio, una stanza, neanche un garage in cui portare avanti la nostra attività. Così è nato Snuplace che oggi offre moltissimi spazi a Cagliari e che a breve ne offrirà altrettanti anche a Milano» – assicura Mario, laureato in Economia, che il suo «salto nel buio» in un certo senso l’ha già fatto, abbandonando il vecchio lavoro per dedicarsi interamente a quello che definisce il suo «piccolo bambino» e che ai futuri temerari del Clab ha un consiglio da dare:

«Lavorate sodo, non abbandonate alla prima difficoltà e anche se alla fine la vostra idea non diventerà un’impresa, questa sarà comunque un’esperienza che potrà tornarvi utile in moltissime altre occasioni, anche le più improbabili».
Così è accaduto a Nicola Usala, infatti, ingegnere elettronico nonché partecipante «vittorioso» del Clab, che dall’avventura cagliaritana ha creato Babaiola, un sito dedicato all’organizzazione di viaggi per la comunità LGBT.

«Anche in questo caso siamo partiti da una necessità: ci siamo accorti che mancava un servizio dedicato ai viaggiatori del mondo gay. Al momento ci rivolgiamo al pubblico italiano e abbiamo località principalmente europee, ma l’obiettivo è coprire tutto il mondo» – spiega lo startupper.

Che assicura: «L’aspetto più interessante del Clab? La competizione, certo, ma soprattutto la cooperazione. La possibilità di conoscere persone diverse da me, con idee a forte vocazione imprenditoriale e molto stimolanti. Una vera e propria contaminazione dalla quale è impossibile non trarre il meglio».

E adesso, non resta che attendere le finali della terza edizione che vede in gara 18 idee di imprese. L’appuntamento con i vincitori per febbraio 2016.
twitter@silviapagliuca
- Su UnicaNews – segue –

Due passi nello spazio: dall’universo finito al multiverso degli infiniti universi

locandinaVisioniScienze4Due passi nello spazio: dall’universo finito al multiverso degli infiniti universi (circolo Sankara, via Napoli 62, oggi mercoledì 16 ore 19)
Tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento vari sono stati i tentativi di riformare l’Astronomia: ciò era dovuto al fatto che il sistema tolemaico utilizzato fino ad allora si rivelava inadeguato a descrivere con esattezza i fenomeni della volta celeste. Nella concezione tolemaica medievale l’Universo era di dimensioni finite, contenuto entro l’ottava sfera cristallina, sulla quale erano infisse le stelle. Al travaglio di questa crisi dell’astronomia partecipa Copernico, intraprendendo tuttavia una strada diversa, che lo porterà a mettere la Terra in una posizione periferica e il Sole al centro. Ma questa non è la sola novità proposta da Copernico. Nella concezione tolemaica medievale l’Universo era di dimensioni finite, contenuto entro l’ottava sfera cristallina, sulla quale erano posizionate le stelle. Pian piano vacilla il modello che contemplava la sfera delle stelle fisse e si fa avanti l’idea di un universo infinito, infinitamente popolato di astri, senza barriere. – segue -

Entainglement, il teletrasporto da Star Trek al computer quantistico

locandinaVisioniScienza2E’ possibile che un qualcosa che avviene qui sulla Terra possa, istantaneamente, determinare un qualcosa su un altro pianeta situato in un’altra galassia a distanza per noi inimmaginabile, come Andromeda ad esempio? Pare proprio che la risposta sia affermativa nonostante Andromeda disti dalla terra qualcosa come due milioni e 538mila anni luce e nonostante la velocità della luce (300mila chilometri al secondo) sia un valore limite, quindi non raggiungibile secondo la teoria della relatività ristretta di Einstein. Mistero, quindi, ma possibile dato che questo fenomeno, detto entanglement (intreccio) si trova all’interno della meccanica quantistica. In parole più semplici è come se un qualcosa venisse trasportato da una galassia a un’altra – così di colpo – al di fuori dello spazio e del tempo. Ma il mistero si fa ancora più fitto se si tiene presente che la meccanica quantistica e la relatività di Einstein sono due teorie incompatibili tra loro, pur entrambe fortemente convalidate dalle osservazioni sperimentali, e basi indispensabili di innumerevoli innovazioni tecniche. Ed è proprio di questi misteri e di tutto quello di avveniristica che sta producendo il fenomeno (detto entainglement) citato all’inizio, che si parlerà nella conferenza-dibattito Entainglement, il teletrasporto da Star Trek al computer quantistico di giovedì 19 alle ore 19 nel circolo Sankara (via Napoli 62). Ne parlerà Giuseppe Mezzorani (docente di fisica nucleare e sub nucleare e professore del corso sulle particelle elementari nel corso di laurea specialistica in Fisica dell’università di Cagliari). L’incontro si svolge all’interno del programma “Visioni di scienza” coordinato da Roberto Paracchini.