Cultura&Economia

Al via la Scuola “Costituente della Terra”

28df51c0-f404-4f8f-bc1e-8692b3f35506Venerdì 21 febbraio 2020 a Roma: prende il via la Scuola “Costituente della Terra”.
La pagina fb dell’evento.

Che succede?

logo-towards-economy-of-francescoC’È UN’ALTERNATIVA
Da: Cambiare l’economia / FGF weekend: La nostra città futura n.47
A fine marzo la città di Assisi ospiterà l’evento internazionale The Economy of Francesco, tre giorni dedicati ai giovani economisti, imprenditori e changemaker provenienti da tutto il mondo, invitati da Papa Francesco per promuovere un processo di cambiamento globale perché l’economia di oggi e domani sia più giusta, inclusiva e sostenibile (Valori). I movimenti di economia alternativa emersi in questi anni – spiega Roberto Mancini su Altreconomia – hanno sviluppato la critica al principio del potere come tale e la ricerca di un ordine alternativo veramente democratico, dove il potere stesso è riconvertito in cura, servizio, corresponsabilità, governo dei problemi e non delle persone. Il principale punto debole però sta nella frammentazione di queste esperienze. Occorre ora integrare le buone pratiche nei processi sociali: i soggetti dell’“altra economia” dovranno sia trovare coesione tra di loro che realizzare una stretta collaborazione con tutti gli altri movimenti che lottano per la democratizzazione della società. Perché “quando la coscienza collettiva si eleva, il mondo si rimette in cammino”.
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Fonte: http://fondazionefeltrinelli.it/#top
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Sono online il primo e il secondo numero di Rocca del 2020
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Trasformare il mondo per salvarlo. Il comune campo di impegno per l’umanità tracciato dalla Laudato si’ e dall’Agenda Onu 2030 sullo sviluppo sostenibile.

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Venerdì 20 dicembre nell’aula del Consiglio comunale di Cagliari è stato presentato il dossier 2019 della Caritas della Diocesi di Cagliari. Presenti con un numeroso pubblico il presidente del Consiglio comunale Edoardo Tocco, il sindaco Paolo Truzzu, il prefetto Bruno Corda e l’arcivescovo Arrigo Miglio. Con la regia di don Marco Lai e di Maria Chiara Cugusi, dopo gli interventi delle autorità, la relazione sui contenuti del dossier è stata tenuta da Franco Manca. Mons. Franco Puddu ha invitato tutti alla Marcia nazionale per la Pace che si terrà a Cagliari martedì 31 dicembre. Ha concluso i lavori don Marco Lai che ha ringraziato tutti, ma, in modo particolare l’arcivescovo Arrigo Miglio, che, come si sa, ha chiuso il suo mandato pastorale di titolare Chiesa di Cagliari per raggiunti limiti di età, rimanendone vescovo emerito. I presenti hanno tributato un lungo e caloroso applauso, un’autentica standing ovation, al Vescovo Miglio.
Torneremo sul rapporto. Intanto anticipiamo il contributo presente nel volume del direttore Franco Meloni.
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Trasformare il mondo per salvarlo. Il comune campo di impegno per l’umanità tracciato dalla Laudato si’ e dall’Agenda Onu 2030 sullo sviluppo sostenibile.
di Franco Meloni
“Anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti”. Così cantava Fabrizio De André in una delle sue canzoni più “dure” e “politicamente impegnate”(1), con la quale se la prendeva con i benpensanti incuranti delle ragioni del movimento della contestazione studentesca e operaia del 1968. Si tratta di un’invettiva che mi piace condividere con i lettori, separandola arbitrariamente dai fatti del passato a cui si riferisce, perché credo ben si attagli all’atteggiamento odierno di “indifferenza generalizzata” davanti a quanto sta succedendo al nostro Pianeta, attraversato da una crisi climatica ed ecologica, tanto grave e urgente da esserne minacciata la stessa sopravvivenza. Questo atteggiamento negativo riguarda innanzitutto i governanti degli Stati, a tutti i livelli, ma ad essi purtroppo si accompagna quello della stragrande maggioranza degli abitanti del Globo, noi compresi. Non voglio qui sminuire l’importanza delle reazioni alla situazione della Terra, tese a contrastarne la deriva di autodistruzione, sia per quanto attiene ai responsabili politici (e, in generale, alle classi dirigenti), sia ai cittadini, singoli e associati. Per quanto riguarda i primi, possiamo citare gli impegni presi dagli Stati nelle varie Conferenze internazionali sui cambiamenti climatici (2), e con l’Agenda Onu 2030, sulla quale mi soffermerò (3); mentre per i secondi basta rammentare le lotte dei movimenti ecologici in tutto il mondo, come quello encomiabile dei ragazzi di Fridays For Future (4). Queste iniziative vanno valorizzate e anche enfatizzate essendo precisamente nella giusta strada, ma emerge la loro complessiva inadeguatezza, rispetto alla gravità e urgenza dei problemi, così come avvertono gli scienziati competenti per materia e dotati di sensibilità culturale e sociale. 
Laudato si’. L’approccio dell’ecologia integrale.
Su dette problematiche, che costituiscono una costante preoccupazione del suo pontificato fin dal suo insediamento, Papa Francesco ha scritto la “Laudato si’. Lettera enciclica sulla cura della casa comune”, datata 24 maggio 2015, autentica pietra miliare dalla quale il Papa continuamente riparte con piccole e grandi iniziative, tra le quali ultime l’istituzione della «Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato» il primo settembre di ogni anno, con le connesse iniziative del «Tempo del Creato» (5), e lo storico Sinodo sull’Amazzonia, celebrato a Roma dal 6 al 27 ottobre 2019. La Laudato si’ è oggetto di studio e approfondimenti in tutto il mondo; costituisce un testo di riferimento che unifica credenti e non credenti (6) nell’impegno per la “Casa comune”. Sono innumerevoli le iniziative in tal senso e anche noi nella nostra come nelle altre Diocesi della Sardegna, abbiamo fatto e facciamo la nostra parte. Tuttavia sentiamo l’insufficienza di tale attività e di conseguenza la necessità di aumentare gli sforzi e il coinvolgimento di più soggetti. E’ anche questo lo scopo del presente articolo, nel quale non mi soffermo tanto sull’Enciclica, che comunque ne costituisce assoluto riferimento, quanto sulle iniziative “laiche” che sono consonanti con l’impostazione complessiva della stessa. Il documento laico più vicino all’Enciclica, che ha analogo “respiro”, è appunto l’Agenda Onu 2030. Vedremo più avanti. Intanto ci piace riportare dalla Laudato si’ l’appello di Papa Francesco, che ne sintetizza lo scopo ultimo, unendo le preoccupazioni alla Speranza sostenuta dal riconoscimento di quanto di positivo già si fa. (Laudato sì’, 13, 14) “13. La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare. Il Creatore non ci abbandona (…). L’umanità ha ancora la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune. Desidero esprimere riconoscenza, incoraggiare e ringraziare tutti coloro che, nei più svariati settori dell’attività umana, stanno lavorando per garantire la protezione della casa che condividiamo. Meritano una gratitudine speciale quanti lottano con vigore per risolvere le drammatiche conseguenze del degrado ambientale nella vita dei più poveri del mondo. (…) 14. Rivolgo un invito urgente a rinnovare il dialogo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta (…) Il movimento ecologico mondiale ha già percorso un lungo e ricco cammino, e ha dato vita a numerose aggregazioni di cittadini che hanno favorito una presa di coscienza. Purtroppo, molti sforzi per cercare soluzioni concrete alla crisi ambientale sono spesso frustrati non solo dal rifiuto dei potenti, ma anche dal disinteresse degli altri. Gli atteggiamenti che ostacolano le vie di soluzione, anche fra i credenti, vanno dalla negazione del problema all’indifferenza, alla rassegnazione comoda, o alla fiducia cieca nelle soluzioni tecniche.(…)”.
Dell’Enciclica voglio rimarcare in modo particolare un concetto chiave, quello dell’ECOLOGIA INTEGRALE. Dice il Papa (Laudato si’, 137):  ”Dal momento che tutto è intimamente relazionato e che gli attuali problemi richiedono uno sguardo che tenga conto di tutti gli aspetti della crisi mondiale, propongo di soffermarci adesso a riflettere sui diversi elementi di una ecologia integrale, che comprenda chiaramente le dimensioni umane e sociali.”. Dunque: l’ECOLOGIA AMBIENTALE, ECONOMICA E SOCIALE, l’ECOLOGIA CULTURALE, l’ECOLOGIA DELLA VITA QUOTIDIANA, IL PRINCIPIO DEL BENE COMUNE, LA GIUSTIZIA TRA LE GENERAZIONI, tutti ingredienti compresi nell’accezione “Ecologia integrale”, che come vedremo, vengono puntualmente ripresi nell’Agenda Onu 2030, forse senza un confortevole respiro religioso, ma tale è il valore aggiunto che caratterizza il sentire dei credenti e non solo (6). Vi invito a soffermarvi innanzitutto sul “preambolo” del documento dell’ONU, proprio per evidenziarne la consonanza con la Laudato si’ (che lo ha preceduto), quasi come risposta concreta all’appello del Papa, anzi sembra davvero che lo abbia scritto lui, sicuramente, penso io, ha contribuito ad ispirarlo.
Trasformare il nostro mondo: l’Agenda Onu 2030 per lo Sviluppo Sostenibile approvata il 25 settembre 2015, dall’Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.
“PreamboloQuest’Agenda è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità. Essa persegue inoltre il rafforzamento della pace universale in una maggiore libertà. Riconosciamo che sradicare la povertà in tutte le sue forme e dimensioni, inclusa la povertà estrema, è la più grande sfida globale ed un requisito indispensabile per lo sviluppo sostenibile. Tutti i paesi e tutte le parti in causa, agendo in associazione collaborativa, implementeranno questo programma. Siamo decisi a liberare la razza umana dalla tirannia della povertà e vogliamo curare e salvaguardare il nostro pianeta. Siamo determinati a fare i passi audaci e trasformativi che sono urgentemente necessari per portare il mondo sulla strada della sostenibilità e della resilienza. (…) . PersoneSiamo determinati a porre fine alla povertà e alla fame, in tutte le loro forme e dimensioni, e ad assicurare che tutti gli esseri umani possano realizzare il proprio potenziale con dignità ed uguaglianza in un ambiente sano. PianetaSiamo determinati a proteggere il pianeta dal degradazione, attraverso un consumo ed una produzione consapevoli, gestendo le sue risorse naturali in maniera sostenibile e adottando misure urgenti riguardo il cambiamento climatico, in modo che esso possa soddisfare i bisogni delle generazioni presenti e di quelle future. ProsperitàSiamo determinati ad assicurare che tutti gli esseri umani possano godere di vite prosperose e soddisfacenti e che il progresso economico, sociale e tecnologico avvenga in armonia con la natura. PaceSiamo determinati a promuovere società pacifiche, giuste ed inclusive che siano libere dalla paura e dalla violenza. Non ci può essere sviluppo sostenibile senza pace, né la pace senza sviluppo sostenibile. CollaborazioneSiamo determinati a mobilitare i mezzi necessari per implementare questa Agenda attraverso una Collaborazione Globale per lo sviluppo Sostenibile, basata su uno spirito di rafforzata solidarietà globale, concentrato in particolare sui bisogni dei più poveri e dei più vulnerabili e con la partecipazione di tutti i paesi, di tutte le parti in causa e di tutte le persone.”
Occorre evidenziare il carattere fortemente innovativo dell’Agenda, nella misura in cui si basa su un chiaro giudizio sull’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo (in particolare di quello egemone capitalistico neo liberista), non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale. Si afferma pertanto una visione integrata delle diverse dimensioni dello sviluppo. Tutti i Paesi – senza distinzioni tra Paesi sviluppati, emergenti e in via di sviluppo, anche se evidentemente le problematiche possono essere diverse a seconda del posizionamento socio-economico – devono impegnarsi a definire una propria strategia di sviluppo sostenibile che consenta di raggiungere gli SDGs entro il 2030. Rispetto a tali parametri, ciascun Paese viene valutato periodicamente sui risultati conseguiti all’interno di un processo coordinato dall’Onu e dagli Stati nazionali, auspicabilmente sostenuto dalle opinioni pubbliche nazionali e internazionali. L’attuazione dell’Agenda richiede pertanto un forte coinvolgimento di tutte le componenti della società, dalle imprese alle pubbliche amministrazioni, dalla società civile, al volontariato e alle entità del terzo settore, dalle università e centri di ricerca agli operatori dell’informazione e della cultura. 
In questo intervento non mi occupo dei risultati conseguiti (a oltre quattro anni dal varo dell’Agenda), preferendo rimanere sui dati informativi dell’iniziativa. Dobbiamo constatare peraltro che tuttora permane una scarsa conoscenza dell’Agenda (così pure della Laudato si’) per cui è necessario incrementarne la diffusione e le iniziative di sensibilizzazione a tutti i livelli e in ogni possibile circostanza. Ci saranno sicuramente altre occasioni per effettuare opportune valutazioni, a cui non mancheremo. Per l’Italia i check-up annuali sono curati (a partire dal 2016) dall’ASviS, ultimo relativo al 2019 è stato presentato il 4 ottobre 2019 (8).
Goals e Targets (Obiettivi e Traguardi)
[segue]

Punta de billete. Iniziativa Anpi-CoStat-Cidi

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Oggi martedì 27 dicembre 2016

Auguri buone feste 16-17
Logo_Aladin_Pensieroaladin-lampada-di-aladinews312sardegnaeuropa-bomeluzo3-300x211Sardegna-bomeluzo22sedia-van-goghdemocraziaoggiGLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501413
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sardegna-dibattito-si-fa-carico-181x300La Sardegna dei nuovi indifferenti, che ha dimenticato la lezione di Gramsci
14 dicembre 2016 – Pronto intervento
Paolo Fadda su Sardinia Post.
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democraziaoggiSocialdemocrazia “appagata” e subalterna al liberismo
27 Dicembre 2016
Gianfranco Sabattini su Democraziaoggi.

Cultura. Bonas noas dalla Regione? Vedremo

stemma RAS Consiglio-regionale-SardegnaRAS – PUBBLICA ISTRUZIONE. Per tutelare le minoranze linguistiche storiche, l’Esecutivo, su proposta dell’assessora Claudia Firino, ha integrato con risorse regionali – 500mila euro – i contributi statali destinati agli Enti locali che si occuperanno della organizzazione degli Sportelli linguistici dedicati al progetto. Via libera anche allo stanziamento di 150mila euro per il sostegno alle attività delle Università della Terza Età: la metà dell’importo, pari a 75mila euro, sarà suddivisa in parti uguali tra le 31 Università, l’altra metà sarà ripartita proporzionalmente in base al numero degli iscritti nell’anno accademico 2015/2016. Approvato anche il Progetto “CultuRAS 4”. Si tratta di 56.600 euro di fondi statali e regionali per interventi in materia di politiche giovanili, volti a promuovere iniziative culturali e formative, e appositi centri o spazi aggregativi per i giovani. Infine sono stati finanziati con 100mila euro i progetti di mobilità giovanile internazionale. La somma sarà destinata a tre associazioni sarde, scelte tramite pubblicazione di avviso, che abbiano esperienza nel campo degli scambi internazionali e realizzino progetti di mobilità, promozione dell’interculturalità e cittadinanza europea.

LINGUA SARDA. BONAS NOAS DAE SA REGIONI

Sardegna-bomeluzo22Al via i corsi gratuiti di Lingua sarda
(RAS) L’Assessorato della Pubblica istruzione nell’ambito delle attività relative allo Sportello linguistico regionale, comunica che sono aperte le iscrizioni ai corsi gratuiti di lingua sarda.
- I corsi, uno per principianti assoluti e uno di livello elementare, saranno di 30 ore ciascuno e si terranno a Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari, in sedi ancora da definirsi, nel periodo novembre/dicembre 2016.
- Le iscrizioni sono aperte a tutti i residenti in Sardegna che non conoscano la lingua sarda (corso per principianti assoluti) o ne abbiano una conoscenza minima (corso di livello elementare).

cori lingua sarda RASGli interessati, dovranno far pervenire la domanda entro le ore 12 del 2 novembre 2016 esclusivamente tramite email all’indirizzo: pi.cultura.sarda@regione.sardegna
Per informazioni e/o chiarimenti è possibile contattare i seguenti recapiti telefonici:
- sede di Cagliari 070 6065067/070 6064948
- sede di Sassari 079 208 8567

Consulta i documenti
- Avviso [file.pdf].
- Modulo di iscrizione livello elementare [file.rtf]
- Modulo di iscrizione principianti [file.rtf]

Scienza economica: quale aiuta l’umanità?

The Post-Crash Economics SocietyLA LEZIONE DELLA GRANDE CRISI
È ora di cambiare il modo di insegnare economia Nei corsi tradizionali non c’è traccia della crisi.
di David Pilling su Il sole 24 ore.
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Il capitalismo è correggibile?
6 Ottobre 2016
democraziaoggiGianfranco Sabattini su Democraziaoggi

A parere di Philip Kotler, docente di marketing alla Northwestern University nello Stato dell’Illinois (USA) e autore di “Ripensare il capitalismo. Soluzioni per un’economia sostenibile e che funzioni meglio per tutti”, è possibile correggere l’attuale modo di funzionare dell’economia di mercato, per “creare un capitalismo ad alte prestazioni”; esisterebbero diversi motivi per farlo: intanto perché, a parere dell’autore, il capitalismo funziona meglio di qualsiasi altro sistema sinora sperimentato; in secondo luogo, perché, facendo tesoro di una massima del mahatma Gandhi (secondo la quale, la differenza tra ciò che si fa e ciò che si sarebbe capaci di fare basterebbe per risolvere quasi tutti i problemi del mondo) è possibile proporre una soluzione per i principali difetti del libero mercato; infine, perché è necessario affrontare i problemi che impediscono al capitalismo di produrre le migliori prestazioni possibili, secondo un approccio diverso da quello tradizionale, privilegiando una visione d’insieme di rutti i limiti dell’economia di mercato, per comprenderne l’impatto complessivo sulla struttura del sistema sociale. – segue –

DIBATTITO

tempi_moderni__-738x413Perché è necessario un Osservatorio sulla democrazia?
di Nadia Urbinati su L’Huffington Post 21/09/2016.
By sardegnasoprattutto/ 22 settembre 2016/ Culture/

Amiamo immaginare la nuova sede della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli come un cantiere di utopia, un laboratorio che osserva i processi sociali in corso e le trasformazioni della politica e della cultura delle nostre città. Cantiere di utopia perché convinto che l’immaginazione democratica abbia una propensione alla sovversione di schemi adusi e al ripensamento delle procedure e delle istituzioni nel tentativo ininterrotto di aggiustare la realtà all’immaginario egualitario. Da questa filosofia muove l’Osservatorio della democrazia con la sua attività di ricerca e di divulgazione.

Nella città democratica ideale la possibilità di fruire della cultura dovrebbe essere un bene collettivo al quale tutti e ciascuno possano accedere liberamente. Nella città democratica reale questa possibilità è purtroppo condizionata, in forma sempre più rilevante, dalle disponibilità economiche di chi ricerca la cultura e dal senso del bene comune di chi la offre. Detto altrimenti, vivere in società capitalistiche con ordinamenti politici ispirati a principi democratici è una sfida non di poco conto per chi assegna valore alla democrazia. La relazione tesa, e a tratti labile e conflittuale, tra l’ordine dell’interesse economico e l’ordine dell’eguale libertà politica è alla radice del progetto dell’Osservatorio sulla Democrazia della Fondazione Feltrinelli.
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Università nel mondo e Università della Sardegna / DIBATTITO

La controclassifica dove l’Italia supera Harvard e Stanford. Un interessante esercizio di Giuseppe De Nicolao su Roars.
Roars Logo-Home-Page-910x1174Il sito Roars aggiunge un parametro alla classifica di Shangai e i risultati sono a sorpresa con le italiane in testa
di Gianna Fregonara, sul Corriere della Sera on line.
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Harvard prima. Poi Stanford e il Mit e Berkeley, Cambridge e Princeton. Sedici americane, tre inglesi e una svizzera (l’Istituto di tecnologia di Zurigo) sono le migliori venti università del mondo, secondo la classifica pubblicata a Ferragosto dalla Shanghai Jiao Tong University (Arwu). Le italiane, come negli scorsi anni, sono ancorate dopo il 150esimo posto su 500. Cinque quest’anno – erano sei nel 2014 – tra il 150 e il 200esimo gradino: la Sapienza, l’Università di Milano, e poi Padova, Pisa e Torino. Venti in tutto entro l’ultima posizione.
Difficile, messe così le cose, poter esultare per il nostro sistema universitario, nonostante il rettore della Sapienza Eugenio Gaudio abbia subito rimarcato la riconferma del risultato dello scorso anno per il suo ateneo. Impossibile per le nostre università scalare oltre le classifiche – tutt’al più può succedere che da un anno all’altro «rosicchino» qualche posizione – se si usano i criteri dell’istituto cinese: il numero di ex studenti che hanno preso il Nobel, il numero di premi Nobel che fanno parte del corpo insegnante, il numero di ricercatori con maggiori citazioni scientifiche e di studi pubblicati nelle riviste specializzate.
La vittoria degli Atenei italiani
Ma Giuseppe De Nicolao, professore di Ingegneria a Pavia e collaboratore della rivista online Roars, ha provato ad aggiungere un altro indicatore ai dati raccolti a Shanghai, per stilare una classifica «dell’efficienza delle università che mettesse a confronto i risultati con la spesa», dividendo cioè i costi di gestione di ogni università per il numero di punti raggiunti. E a sorpresa – mettendo a confronto i primi venti atenei della classifica Arwu e i venti atenei italiani che vi sono classificati – a guidare questa «gara» sono quattro università italiane: la Scuola Normale di Pisa, l’Università di Ferrara, Trieste e Milano Bicocca, e nei primi dieci posti otto sono gli atenei italiani mentre a reggere il confronto dell’efficienza tra le grandi università ci sono solo Princeton e Oxford. – segue -

Buone riflessioni da parte di un neokeynesiano prudente

pensatore sotto lunaAppunti di politica economica e dintorni
di Tonino Dessì
Che siamo in deflazione permanente ogni tanto viene anche scritto.
La deflazione è una delle bestie peggiori per un’economia, in particolare regionale (come quella europea), o locale (come quella italiana).
In genere il tema, politicamente e giornalisticamente, dopo esser stato evocato, non viene approfondito, perché persino gli economisti più seri non hanno mai fornito una “ricetta” efficace per affrontarlo.
Il più delle volte, nei testi “sacri” di ogni autore e scuola, si descrive il fenomeno, si glissa sui complessi problemi teorici e pratici che rendono difficile ogni intervento e poi si rinvia al compiersi di cicli o all’evolversi di precedenti vicende storiche.
La deflazione in corso però non è mondiale, ma specificamente europea, resa possibile come fatto “regionale” dall’essere il sistema economico europeo ancora relativamente chiuso e aggravata dal permanere di un assetto politico-istituzionale continentale ancorato ai criteri elaborati in un periodo nel quale gli obiettivi fondamentali sono stati individuati nella lotta all’inflazione e nel controllo incrociato del deficit pubblico degli Stati membri.
Ne sono scaturiti più di vent’anni di politiche deflazionistiche, dalle quali l’UE non riesce a uscire anche perché dovrebbe modificare gli ultimi trattati nonchè i connessi limiti statutari di missione della BCE. Non solo: occorrerebbe anche revocare le modifiche introdotte, in ossequio a quelle scelte, negli ordinamenti interni dei singoli Stati membri, come è accaduto con la costituzionalizzazione del pareggio “reale” del bilancio nell’articolo 81 della Costituzione italiana, intervenuta sotto il Governo Monti.
Una modifica politico-ideologica sorprendente, all’interno di una Costituzione politicamente e ideologicamente “aperta” (per non abusare anche in questo campo del termine “laica”).
Quella disposizione contrasta con ogni principio finanziario, perché contiene il divieto di finanziare la spesa pubblica in deficit.
Tant’è che siamo al paradosso di dover far finta che si tratti di una disposizione appena “programmatica”, ma non cogente, altrimenti sorgerebbe questione immediata di incostituzionalità di ogni manovra di bilancio successiva.
Tutte le leggi di stabilità, infatti, fino ad oggi, hanno continuato a finanziare in deficit non solo la (poca) spesa per investimenti, ma anche la (crescente) spesa corrente e segnatamente quella dello Stato centrale, mentre quella delle Regioni e degli enti locali è stata strangolata, con tutte le ricadute che conosciamo sul livello dei servizi di competenza delle autonomie territoriali.
A margine, quindi, ragion di più per lasciare in pace la Costituzione, toccandola il minimo indispensabile.
Ma anche in un contesto che è di ampiezza continentale, da parte del Governo italiano (e della classe dirigente imprenditoriale di principale riferimento) si è continuato a commettere errori specifici e a non compiere alcune scelte che avrebbero consentito una navigazione più proficua del tirare a campare fra qualche elargizione propagandistica (gli ottanta euro), qualche demagogia fiscale a danno della finanza locale (l’eliminazione dell’IMU sulla prima casa malamente compensata da parziali erogazioni derivate centrali) e quotidiani annunci di improbabili attese di incremento del PIL, smentite dai dati della contabilità nazionale cinque minuti dopo l’ultimo tweet.
Valentino Parlato spiega alcune di queste cose in modo semplice e consiglio a chi sopravviva alla lettura del mio post di leggerle. – segue –

Quale economia al servizio dell’umanità?

I limiti della “mano invisibile” del mercato

imagedemocraziaoggi loghettodi Gianfranco Sabattini su Democraziaoggi

La teoria economica tradizionale ha prodotto un’abbondante letteratura, per dimostrare i vantaggi che possono essere assicurati alla collettività dal funzionamento di un libero mercato guidato da una presunta “mano invisibile”. E’ questa una visione dovuta al fondatore dell’economia moderna, Adam Smith, secondo il quale, quando i mercati sono lasciati funzionare per conto loro, senza che un’autorità sovraordinata pretenda di dirigerli, producono il massimo vantaggio per i singoli individui che vi operano, indipendentemente dalla loro intenzionalità, ma anche per l’intera collettività.
L’errore di chi, acriticamente, prende che sia considerata valida la visione smithiana consiste, secondo Kaushik Basu [economista indiano e docente presso la Cornell University di Ithaca nello Stato di New York e autore di “Oltre la mano invisibile. Ripensare l’economia per una società giusta”], nel non rendersi conto che il libero mercato della tradizione manualistica della teoria economica, pur avendo le qualità che le vengono attribuite, essa però è irrealistica; da ciò consegue che è privo di senso pensare che l’avvicinarsi “al modello di un mercato perfettamente libero” serva a condurre l’umanità “verso una qualche sorta di ideale sociale”.
L’assunto sottostante la concezione ortodossa del libero mercato è che la ricerca dell’interesse personale vada sempre a beneficio della società; ma questo assunto – a parere di Basu – implica che non esista alcun conflitto tra l’interesse individuale e l’interesse collettivo dell’intera società. Sebbene la visione smithiana del mercato possa apparire ovvia, occorre tenere presente – afferma Basu – che l’assunto del libero mercato regolato dalla mano invisibile è rimasto senza dimostrazione per tanto tempo, sino a quando esso, a Novecento inoltrato, è stata dimostrata la sua validità formale, da parte di alcuni autori, tra i quali spiccano i nomi di Kenneth Arrow e Gèrard Debreu. Questi autori hanno formalmente dimostrato che, date certe condizioni iniziali, tutti gli individui, perseguendo il proprio interesse egoistico, conducono il sistema sociale ad uno stato ottimale; questa dimostrazione formale è divenuta nota come “primo teorema dell’economia del benessere”.
Il teorema non implica che l’assunto del libero mercato affermi qualcosa di sbagliato; le proposizioni in cui il teorema si articola, però, sono proposizioni condizionali, fondate su un sistema di ipotesi che valgono ad introdurre un insieme di condizioni iniziali che si suppongono date; queste, in quanto tali, valgono ad allontanare l’idea del mercato competitivo autoregolato dalla realtà. Un aspetto essenziale della condizioni iniziali è l’idea che il mercato e il funzionamento del sistema economico possano essere separati dalla società e dalle sue istituzioni politiche, mentre per poter valutare come realmente funziona il mercato occorre valutare congiuntamente le relazioni che intercorrono tra mercato, funzionamento del sistema economico, istituzioni politiche e società; non farlo – afferma Basu – costituisce un limite grave al funzionamento stabile e socialmente giusto del sistema economico. Llimite, questo, che sta alla base del conservatorismo di gran parte della teoria economica standard.
Pertanto, l’idea che un mercato interamente libero costituisca un obiettivo ideale da perseguire per ottimizzare la soddisfazione dell’interesse individuale e collettivo poggia su basi realisticamente improbabili. Queste basi sono un mito: “un mito – afferma Basu – che ha prodotto effetti di vastissima portata sul modo di valutare le decisioni di politica economica” e sulla possibilità di realizzare un ordine economico più stabile e socialmente equo. Poiché del primo teorema dell’economia del benessere, in virtù della sua forza intellettuale, ma anche del suo grande fascino estetico, se considerato isolatamente, ne è stato fatto un uso irragionevole, sino a comportare conseguenze negative riguardo al modo in cui sono decise le politiche economiche, Baso, col suo libro, intende criticare il pensiero economico dominante, per proporre un punto di vista alternativo riguardo al modo di funzionare dell’economia.
Lo scopo dell’economista indiano è di mostrare che il mercato può funzionare in modo diverso rispetto a quello assunto sulla base del mito della mano invisibile, per sostenere che i processi economici e sociali non si svolgono secondo ipotesi fideistiche, ma sulla base di una governance politicamente adottata e socialmente condivisa. L’efficienza e l’equità di un’economia di mercato – afferma Basu – sono “strettamente connesse alla natura della governance e delle istituzioni collettive di una società”. Ciò, peraltro, è quanto stabilisce il secondo “teorema dell’economia del benessere”, che i sostenitore del libero mercato incondizionato ignorano nelle loro analisi.
Il secondo teorema, infatti, ridimensiona il mito smithiano, affermando che, modificando opportunamente le dotazioni iniziali dei componenti il sistema sociale attraverso politiche ridistributive, un’economia concorrenziale consente di raggiungere qualsivoglia stato sociale ottimale, in corrispondenza del quale è massimizzata l’utilità collettiva. Se si considera anche questo secondo teoreme, diventa chiaro – sottolinea Basu – che, se si vuole che il sistema sociale disponga di un’economia efficiente ed equa sul piano distributivo, occorre un governo del mercato ed istituzioni politiche idonee a contenere le disuguaglianze; se queste sono associate a situazioni di povertà, come capita spesso nei sistemi capitalistici, occorrerà combattere per prima quest’ultima, in quanto, sebbene le disuguagluanze siano di per sé un male, esse possono essere tollerate se servono a sconfiggere la povertà.
Cercare di conseguire miglioramenti dello stato sociale, anche attraverso politiche economiche dagli effetti limitati sul piano del cambiamento, non significa che queste politiche siano compatibili con lo scopo più generale di realizzare un mondo migliore; esse servono – sottolinea Basu – “a tener vive le speranze di riforme più generali, capaci di eliminare la povertà dal pianeta […] e di riportare la disuguaglianza, oggi schizzata ad altezze incomprensibili, a livelli più tollerabili”. Un mondo siffatto non sarebbe “semplicemente efficiente, come vogliono essere le economie di mercato, ma anche giusto”, da risultare perciò meno instabile sul piano politico, sociale ed economico. Il fatto che si rinunci a realizzare questo stato del mondo, vale solo a dimostrare che “la forma di capitalismo a cui gran parte del mondo si affida o a cui gran parte del mondo aspira è un sistema clamorosamente iniquo”.
Ciò accade, a parere di Basu, perché i “corifei” della teoria economica tradizionale hanno concorso a radicare il convincimento che basti perfezionare il sistema vigente perché tutto vada bene; si tratta di un convincimento propagato, a volte consapevolmente e a volte no, nell’interesse di chi ha da guadagnare dalla permanenza dell’iniquità del sistema.
L’aspirazione a un cambiamento dello stato esistente del mondo sarebbe irrazionale se esistesse una qualche legge che dimostrasse l’immodificabilità dello status quo; ma poiché il secondo teorema dell’economia del benessere dimostra la possibilità di realizzare altri sistemi sociali alternatici a quello esistente, è giusto – afferma l’economista indiano – cercare di mitigare “la nostra propensione all’egoismo”, senza impegnarci instancabilmente a cercare di cogliere ogni vantaggio che ci si presenta.
In conclusione, è giusto aspirare a realizzare consapevolmente, senza che ci si affidi a presunte autonome capacità di regolazione del libero mercato, un mondo migliore ed è anche giusto pensare di poterlo realizzare sebbene non risulti compatibile con il sistema degli incentivi descritto dai manuali dell’economia tradizionale a supporto del comportamento razionale dal punto di vista economico. E’ giusto pensare di poter realizzare tutto ciò, soprattutto da parte di coloro che si trovano in stato di necessità, senza averne colpa, all’interno di sistemi sociali dotati di tante risorse da consentire di poter funzionare in condizioni di massima efficienza, pur realizzando una società giusta e solidale.
Soprattutto, in generale e in linea di principio, è giusto pensare, indipendentemente dallo stato di bisogno di ciascuno, di poter rimuovere il mito della mano invisibile, coltivato e conservato dai sostenitori del sistema vigente; soprattutto se questi ultimi si conservano sempre disposti a sostenere che la povertà di una parte della società è l’esatta misura della sua produttività e che la sua costante presenza è essenziale per non alterare gli incentivi necessari per realizzare un “reddito medio” più elevato, unico e valido parametro in base al quale misurare la rimozione della piaga dell’indigenza e dell’ingiustizia. Il conservatorismo sarà duro a morire, ma l’esperienza storica ha lasciato in eredità delle generazioni presenti un’esperienza da non permettere sonni tranquilli per chi persevera nel sostenere, a tutti i costi, per buona una visione della società che la ragione rifiuta.

Topologie Postcoloniali. Presentazione del libro di Alessandro Mongili

Mongili iniz 3 8 16Oggi dalle ore 19:00 alle ore 21:00
Piazza Zampillo, Villacidro
Presentazione del libro di Alessandro Mongili
Che cos’è l’innovazione? Dove si compie? Le politiche dell’innovazione in Sardegna come si articolano? - segue –

Riparliamo di Santa Igia

Santa Igia Libro 3-5 nov 1983Nell’incontro su San Giorgio Vescovo, tenutosi lunedì scorso nel contesto della Festa patronale di Sant’Anna del quartiere Stampace, il prof. Marco Cadinu ha parlato della Cagliari medievale e, in particolare, della relazione tra l’antica città giudicale di Santa Igia e la città pisana con i suoi quartieri, primo tra tutti Stampace. All’epoca in cui visse San Giorgio (anno 1000 e succ.) Stampace non esisteva come quartiere ben definito (i pisani si stabiliscono dal 1200 in poi) anche se dovevano esistere abitazioni probabilmente in continuità con la vicina città giudicale. Tanto è che Marco proponeva San Giorgio di Santa Igia, come nativo e in qualche modo precursore di quello che sarebbe più tardi diventato il quartiere di Stampace. Che i primi abitanti di quella parte di territorio che poi sarebbe diventata “Stampace” provenissero proprio da Santa Igia o comunque fossero in rapporto diretto con essa è un’ipotesi suggestiva, da approfondire in tutti i diversi aspetti con l’aiuto degli esperti (Università in primis). Ovviamente queste argomentazioni richiamano la necessità di approfondire tutta la vicenda della città giudicale e del suo periodo, allo stato poco studiato o perlomeno approfondito in studi sconosciuti ai più. Bisogna riprendere in mano la questione, sicuramente con la complessità che in poche parole delineò il compianto Ferruccio Barreca, come più avanti raccontiamo.
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Una legge speciale della Regione Autonoma della Sardegna per finanziare le ricerche sulla città giudicale di Santa Igia.
Dal 3 al 5 novembre 1983 si tenne a Cagliari un convegno di studi su “Santa Igia, Capitale giudicale”, promosso dall’Università di Cagliari (Istituto di Storia Mediolevale) e sponsorizzato dal CIS e dalla SIACA (gli atti furono raccolti in un volume, curato da Barbara Fois, del quale riproduciamo la copertina). Tra i molti studiosi e personaggi politici, partecipò Ferruccio Barreca (per vent’anni fu Soprintendente ai Beni Archeologici per le Province di Cagliari e Oristano, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari e docente di archeologia fenicio-punica nell’Università di Cagliari), con un breve intervento di cui pubblichiamo la conclusione, con un’interessante proposta, che vale la pena rilanciare oggi.
santa Igia F Barraca

Tutela artistica e culturale sull’edificio che ospitò la Scuola Popolare dei Lavoratori di Is Mirrionis

SP A MONU APERTI 2016INA-CASADalla ricerca di Antonella Sanna su “Il nucleo edilizio Is Mirrionis (1953-56)” riportata nel Itaca loghettovolume “L’architettura Ina Casa 1949-1963″ Cangemi Editore (fatta ripubblicare dal prof. Enrico Corti per i corsi del Progetto Itaca), risulta, tra l’altro: “Sacripanti [progettista dell'interno nucleo edilizio] colloca tipologie residenziali dimensionalmente molto differenziate… intorno ad uno spazio pubblico centrale… sul quale si affaccia il basso edificio del centro sociale, progettato dallo stesso architetto…” Ora è noto che Maurizio Sacripanti è stato un grande architetto italiano che ha progettato opere di grandissimo rilievo (a Cagliari, per esempio, oltre che il nucleo del quartiere di Is Mirrionis, il Teatro Lirico) e, seppure l’ex Centro sociale possa essere considerata “un’opera minore” – in verità all’interno di una più complessa e originale realizzazione – mi chiedo se potremmo richiederne la tutela come opera da salvaguardare, rimpristinadola secondo il progetto originario di Sacripanti. E’ un’idea che potrebbe contribuire alla nostra vertenza di ricupero del manufatto per scopi sociali, in primis scuola popolare per il quartiere e per la città (Franco Meloni).