spopolamento e accoglienza

OGGI giovedì 9 marzo 2017

sardegnaeuropa-bomeluzo3-300x211Sardegna-bomeluzo22sedia-van-goghdemocraziaoggiGLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501413
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uid_14b3f3f3cfd.900.0_2Marianna Bussalai, “Signorina Mariannedda de sos Battor Moros”
lampadadialadmicromicro13Editoriale di Francesco Casula dell’8 marzo 2017 su Aladinews.
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sardegna-dibattito-si-fa-carico-181x300vitobiolchini blog occhialini1Spopolamento dei piccoli centri: con i soliti schemi non si va da nessuna parte.
Vito Biolchini su vitobiolchini.it blog
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Calo demografico. La mancanza di politiche di contrasto forse non spiega tutto.
Nicolò Migheli su SardegnaSoprattutto.
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La trincea dello spopolamento .
Franco Mannoni su SardegnaSoprattutto.
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democraziaoggi loghettoCari Pigliaru ed Erriu, la provincia di Carbonia ha sede a Cagliari! Che follia, senza vergogna!

Andrea Pubusa su Democraziaoggi.
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scuola popolare is mirrionisCome progettare. La comunità al centro delle perferie.
Carlo Ratti su La Stampa di oggi, giovedì 9 marzo.
- Articolo ripreso dalla pagina fb della Scuola Popolare di Is Mirrionis.
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Oggi è la giornata del migrante

occhi-migranti-300x126sedia di VannitolaOggi è la giornata del migrante. Verrebbe voglia di urlare qualcosa. Ma che dire che non sia già stato detto? Un dato almeno lo vorrei sottolineare. Nel 2016 sono morti annegati nel Mediterraneo, il Mare Nostrum, ben 5000 persone. Negli ultimi due giorni soltanto sono arrivati in Italia circa 1800 persone e la strage egli annegati continua. Il mare non è come la Lega e gli altri politici che selezionano tra aventi diritto e gli altri (che non avrebbero diritto). Il mare se li prende tutti. Il mare che ha unito e messo in contatto le grandi civiltà del passato è ormai diventato un cimitero internazionale. L’Europa potrebbe attivare dei canali umanitari per facilitare l’arrivo dei migranti senza mettere a repentaglio le vita di donne, uomini e bambini spesso neppure accompagnati. Una sola delle nostre navi passeggieri potrebbe far arrivare in sicurezza tante persone quante ce ne stanno in venti barconi e con ben altro rischio per la vita. Mandiamo le navi, dunque. E’, prima di tutto, una emergenza umanitaria. Tutto il resto, pacificare le aree di violenza e conflitti nel mondo, avviare politiche di sviluppo nei paesi di provenienza, è certamente importante. Si discuta di come farlo ma tenendo presente l’emergenza primaria. Mandiamo le navi a prenderli, è un diritto naturale e universale quello di andare via dai luoghi nei quali è impossibile vivere per conflitti, persecuzioni, povertà e altro ancora (vt).

“IMMIGRATI e LAVORO”

Immigr e lavoro 21 dic 16Domani mercoledì 21 dicembre, dalle ore 9:30, alla Biblioteca regionale in viale Trieste n.137 a Cagliari si svolgerà un seminario regionale dal titolo “IMMIGRATI E LAVORO”.
L’iniziativa è promossa, nell’ambito del progetto FORIMM, dalla Regione Autonoma della Sardegna in partenariato con CISV Sardegna, CRENOS (Università di Cagliari), Confartigianato, Associazione ALPO – Alleviare La Povertà, Associazione Quisqueya, Associazione Singh Sabha, Associazione FouduDia.
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La Sardegna e i migranti: le politiche europee, le proposte delle realtà locali

sardegna e migr 20 12 16Oggi, martedì 20 dicembre, alle 9.00 all’Hotel Regina Margherita di Cagliari, un convegno dal titolo La Sardegna e i migranti: le politiche europee, le proposte delle realtà locali. L’evento ha un duplice obiettivo, comprendere cosa fanno l’Unione Europea e le istituzioni regionali in tema migrazione e cercare di trovare delle proposte operative sul tema dell’integrazione, anche attraverso l’ascolto delle storie di immigrati che in Sardegna sono riusciti a inserirsi e a trovare la propria strada.
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Se provassimo a parlare di immigrazione e di migranti rovesciando il problema e parlando, così, di noi? Provando a rivendicare il diritto ad essere più umani o ‘di nuovo’ umani? Proviamo a rovesciare l’angolo prospettico, il punto di osservazione. Forse in fin dei conti la questione dell’immigrazione, a pensarci bene, visto da quella angolazione non esiste

Dossier-2016-libroIn spiaggia a Pula e di immigrazione
di M.Tiziana Putzolu
By sardegnasoprattutto/ 19 dicembre 2016/ Culture/

L’estate appena trascorsa arrivo alla spiaggia de ‘Su Conventeddu’ a Pula che è un sabato mattina di fine luglio. E’ abbastanza presto. Il mare è calmo e, neppure a dirsi, bellissimo. Con la mia amica troviamo spazio in un angolo della piccola spiaggia. Niente ombrellone, solo due asciugamani stesi sulla sabbia ancora umida della rugiada della notte appena trascorsa. Piano piano iniziano ad arrivare altri bagnanti. E la spiaggia inizia a riempirsi. Forse saranno state le undici quando una famigliola cerca di trovare uno spazio proprio vicino a noi.

Puntano l’ombrellone a fianco. Posano sedie varie e borsoni intorno. Ci circondano con bambini festanti. Stendono asciugamani fino a sfiorare i miei piedi (a chi non è capitato?). Ci alziamo garbatamente e ci mettiamo sul bagnasciuga, in piedi. Sento alle mie spalle il marito che dice alla moglie forse ci siamo messi troppo vicini. E sento la moglie che risponde al marito chi se ne frega, del resto queste non sono neppure di Pula. Ci guardiamo in faccia, con la mia amica. Sorridiamo. Poi ci facciamo un lungo bagno.

Come quando quell’uomo vide la mela che cadeva dall’albero e pensò all’attrazione terrestre penso, molto, molto più modestamente, che un banale atto di maleducazione può rovesciare la prospettiva dalla quale guardare ed analizzare alcune questioni. Come la questione dell’immigrazione. Mi rendo conto infatti in quel momento di essere una migrante, a Pula. Una migrante temporanea, una migrante turistica, non una migrante economica e neppure richiedente asilo politico. Però una migrante.

Del resto sono una migrante secondo le definizioni dell’Istat, poiché non sono nata in Sardegna e quindi sono per la statistica una “migrante interna”. Sono una immigrata perché non sono cagliaritana di origine, ho vissuto nella Sardegna centrale. Chi non è di Cagliari sa quanto è difficile l’integrazione tra i cagliaritani (se esistano davvero non so ancora). Se mi guardo intorno vedo tra i miei amici e conoscenti solo migranti ed immigrati della mia fattispecie.

Con questa suggestione cerco di guardare ai dati relativi all’immigrazione in Sardegna che sto analizzando. Penso che a guardare fino in fondo, i limiti e le definizioni giuridiche, i confini territoriali sono messi lì da teorie elaborate per tentare di spiegare la complessità con argomentazioni deterministiche. Immigrati europei (anche quelli in area Schengen sono da considerarsi immigrati, secondo tali suddivisioni), ed immigrati extraeuropei (tutti gli altri).

Categorie del pensiero e non della realtà, quella che l’astronauta ci mostra dallo spazio. Una palla tonda che confina con l’infinito. Un altro e più alto dei punti di vista. Penso che il pensiero della delimitazione territoriale, la ri-costruzione ideologica del confine ci sta accompagnando lentamente verso un nuovo Medioevo. Fino alla rivendicazione di diritti di proprietà di un angolo di spiaggia per appartenenza comunale.

Viviamo con uno smartphone perennemente tra le mani a verificare ogni tre secondi se nuovi amici immaginari si sono connessi con noi da qualche parte del mondo terreno ma viviamo separati dalla sottile linea di un fiumiciattolo che per secoli divide paesi confinanti e che per secoli non si guardavano che da lontano. E si temevano. O si combattevano. La barriera, il ponte levatoio, il confine è tra noi. Sappiamolo.

Il fatto tremendamente serio, molto serio, è che questo modo di pensare è comune tra i giovanissimi. Non è colpa loro. I libri di testo dei nostri ragazzi insegnano che la Francia confina a nord a sud ad est ed ad ovest con altri stati. Che esiste l’economia della Basilicata, della Sardegna o della Liguria quando al massimo esistono le produzioni locali.

L’economia è globale, come la finanza che ridisegna il capitalismo ma chi scrive i libri di testo scolastici ci tiene a sottolineare che i confini amministrativi sono anche confini economici e politici. I bambini possono imparare l’inglese fin dalla scuola materna per poter viaggiare da grandi ma a Londra quelli che pensano di essere ancora nel Commonwealth hanno votato la Brexit pur avendo la City.

I nostri figli vengono adulti con l’idea che possono giocare con la Playstation con altri ragazzi in contemporanea in ogni parte del mondo seduti dentro un’unica stanza virtuale, ma sappiano che se vanno a Pula superano il confine della valle del Cixerri e sono considerati migranti.

Ma si da il fatto che non siamo più nel Medioevo. Oggi i nostri umani confini possiamo dialogarli con una astronauta che gira per mesi intorno alla terra e ci dimostra quanto grande è la tecnologia e quanto piccolo è il nostro pianeta. Soprattutto, a grande distanza, senza confini.

Se provassimo a parlare di immigrazione e di migranti rovesciando il problema e parlando, così, di noi? Provando a rivendicare il diritto ad essere più umani o ‘di nuovo’ umani? Proviamo a rovesciare l’angolo prospettico, il punto di osservazione. Forse in fin dei conti la questione dell’immigrazione, a pensarci bene, visto da quella angolazione non esiste.

Non esiste come questione in sé, come problema a sé stante, politico, giuridico, economico ma solo come tema del vivere umano. Da non dover necessariamente analizzare, sviscerare, comprendere nelle sue parti sezionate, nella cui scomposizione la parte più semplice si può vedere al microscopio fino al livello deterministico, oggettuale, più semplice rispetto alla grande complessità nella quale è immerso il tema. Semplicemente perché siamo tutti immigrati. O migranti. Anche in spiaggia a Pula.

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Gli immigrati cosiddetti regolari in Sardegna sono 47.425, dei quali 25.808 donne e 21.617 uomini. Sono aumentati, rispetto all’anno precedente, di 2.346 unità, meno che negli anni precedenti. Il 52,6% (cioè 24.986 persone) degli immigrati proviene dall’Europa (sia come Unione europea che come Continente Europeo). Di tutta la componente europea 17.225 sono donne. Di queste 13.340 provengono dall’EU 28, delle quali 9.183 dalla Romania.

Incidono per il 2,9% sulla popolazione sarda e sono lo 0,9% di tutti gli stranieri residenti in Italia. Le quattro principali nazionalità presenti sono la Romania (13.550), il Marocco (4.390), il Senegal (4.211) e la Cina (3.208). Gli immigrati sono concentrati nella provincia di Cagliari (15.724), in quella di Olbia Tempio (11.826), in quella di Sassari (8.982), in quel di Nuoro (3.916), Oristano (2.892), Carbonia Iglesias (1.859), Medio Campidano (1.859) e Ogliastra (919).

*Per gli approfondimenti: Dossier Statistico Immigrazione 2016, IDOS.

**Lettura consigliata: Andrew Sullivan, Per tornare umani, Internazionale n. 1183, 8/15 dicembre 2016
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“Naufragium feci, bene navigavi”
Naufragio Licia 2
“SIAMO TUTTI NAVIGANTI, E IL NAUFRAGIO CI AIUTA A CRESCERE”, DICE A POPSOPHIA REMO BODEI
Data pubblicazione: 11/07/2015
di Giovanna Renzini su POPSOPHIA

Stimolato da Umberto Curi, il noto filosofo ha ripercorso varie teorie sul tema, a partire dall’ossimoro di Erasmo da Rotterdam “Naufragium feci, bene navigavi”

PESARO – Rispetto alla navigazione, che è la filosofia, il naufragio (amoroso, individuale, sociale, ecc.) non è un passaggio negativo ma un elemento necessario, poiché solo attraversando questa esperienza, che rappresenta di fatto il cambiamento, si può davvero crescere. E’ il pensiero di molti filosofi che, a partire dall’ossimoro latino tramandato da Erasmo da Rotterdam ed interpretato da Nietzsche e Schopenhauer, “Naufragium feci, bene navigavi” (“Quando ho fatto naufragio, allora ho ben navigato”) hanno fatto arrivare fino a noi le loro teorie. Proprio su questo aspetto si è concentrata a POPSOPHIA la “Lectio Pop” di Remo Bodei, uno dei massimi filosofi italiani e organizzatore del Festival della Filosofia di Modena, incalzato da un altro grande filosofo, Umberto Curi, da sempre attento al rapporto tra filosofia e contemporaneità.
“Questa idea del naufragio – ha detto Remo Bodei – ha nel mondo antico un punto chiave, il secondo libro del De Rerum Natura di Lucrezio, secondo il quale è consolatorio osservare da terra il naufragio di altri, non per il desiderio del male altrui ma perché ci fa sentire al sicuro. Una visione fortemente contrastata da Hegel secondo il quale guardare il naufragio degli altri sulla sponda dell’egoismo vuol dire sottrarsi alla dinamica della storia, che richiede di gettarsi nelle contraddizioni del mondo”. Come sottolineato dal filosofo Umberto Curi, quella del viaggio è una delle metafore ricorrenti per descrivere l’esperienza filosofica. “La tradizione del viaggio infinito, del naufragio felice, la ritroviamo in tutta la letteratura filosofica moderna, che incoraggia l’andare nella direzione di una ricerca”.
“Il distacco da qualsiasi terraferma – ha aggiunto Bodei – è ben presente in Pascal, che diceva ‘siete imbarcati’ per evidenziare che non c’è più terraferma e che ci troviamo su orbite libere. In effetti noi siamo continuamente in viaggio, l’esperienza umana è legata al viaggio della vita, anche la terra è in continuo movimento. Siamo tutti naviganti più o meno inconsapevoli, anche se stiamo sulla terraferma”.

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Mostra-Licia-17-20-dic-16 2È dolce, quando sul vasto mare i venti turbano le acque, assistere da terra al gran travaglio altrui, non perché sia un dolce piacere che qualcuno soffra, ma perché è dolce vedere di quali mali tu stesso sia privo. È dolce anche vedere i grandi scontri di guerra schierati nella pianura senza che tu prenda parte al pericolo. Ma nulla è più dolce che tenere saldamente gli alti spazi sereni, fortificati dalla dottrina dei sapienti, da dove tu puoi stare a guardare dall’alto gli altri, e osservarli errare qua e là e cercare smarriti la via della vita, gareggiare in qualità intellettuali, contendere in nobiltà di sangue e sfarzosi di notte e giorno, con instancabile attività, per arrivare ad una grande ricchezza e impadronirsi del potere. O misere menti degli uomini, o ciechi animi! In quali tenebre di vita e in quanti pericoli si trascorre questo poco di vita, qualunque essa sia! E come non vedere che la natura null’altro pretende per sé, se non che in quanto al corpo il dolore sia lontano, e in quanto all’anima goda di piacevoli sensazioni, priva di affanni e di timori?

Vediamo dunque che alla natura del corpo sono affatto necessarie poche cose, che tolgano il dolore, in modo che possano offrirci anche molti piaceri. Può essere talora più gradito, però la natura di per sé non lo richiede, se in casa non ci sono statue dorate di giovani che leggono con le destre fiaccole luminose, perché sia fornita la luce al notturno banchetto, e se la casa non sfavilla d’argento, né risplende d’oro, né le cetre fanno risuonare i soffitti a cassettoni e dorati, mentre tuttavia sdraiati fra amici sulla tenera erba, accanto a un ruscello, sotto i rami di un alto albero senza grandi spese ristoriamo il corpo piacevolmente, soprattutto quando il tempo sorride e la stagione cosparge di fiori le verdeggianti erbe. Né le ardenti febbri si allontanano più rapidamente dal corpo se ti agiti tra coperte ricamate e la rosa porpora che se si deve dormire con una misera coperta. Dunque poiché i tesori, la nobiltà, la gloria del regno non sono di vantaggio al nostro corpo, quanto al resto, bisogna pensare che non giovino neppure all’animo; a meno che, per caso, quando tu vedi ondeggiare le tue legioni negli spazi della pianura movendo finte battaglie rafforzate da grandi truppe ausiliarie e dal vigore della cavalleria equipaggiate di armi e parimenti animate, o quando tu vedi la flotta agitarsi febbrilmente e spiegarsi al largo, allora, sgomentate da queste cose, le paura religiose fuggono pavide dal tuo animo e i timori della morte lascino allora il petto sgombro e sciolto da affanni.

Ma se vediamo che queste cose sono ridicole e degne di scherno e che i timori degli uomini e le angosce, che non ti lasciano mai, non temono il risuonare delle armi o i dardi incalzanti, ma con audacia si aggirano in mezzo ai re e ai potenti né riveriscono il folgore che proviene dall’oro né il chiaro splendore della coperta purpurea, come dubiti che questo potere sia completamente della ragione, tanto più che tutta la vita si affanna nelle tenebre? Infatti come i fanciulli tremano e nelle cieche tenebre temono tutto, così noi, alla luce, temiamo talvolta cose che non sono per niente da temere più di quelle che i fanciulli temono nelle tenebre e si immaginano che accadranno. Pertanto questo terrore dell’animo e le sue tenebre è necessario che li rimuovano non i raggi del sole né i luminosi dardi del sole, ma l’osservazione razionale della natura.
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naufragio Licia 1
Suave, mari magno turbantibus aequora ventis
e terra magnum alterius spectare laborem;
non quia vexari quemquamst iucunda voluptas,
sed quibus ipse malis careas quia cernere suavest.

Suave etiam belli certamina magna tueri
per campos instructa tua sine parte pericli;
sed nihil dulcius est, bene quam munita tenere
edita doctrina sapientum templa serena,

despicere unde queas alios passimque videre
errare atque viam palantis quaerere vitae,
certare ingenio, contendere nobilitate,
noctes atque dies niti praestante labore
ad summas emergere opes rerumque potiri.

O miseras hominum mentes, o pectora caeca!
Qualibus in tenebris vitae quantisque periclis
degitur hoc aevi quod cumquest! nonne videre
nihil aliud sibi naturam latrare, nisi ut qui
corpore seiunctus dolor absit, mente fruatur
iucundo sensu cura semota metuque?

Ergo corpoream ad naturam pauca videmus
esse opus omnino: quae demant cumque dolorem,
delicias quoque uti multas substernere possint.
Gratius inter dum, neque natura ipsa requirit,

si non aurea sunt iuvenum simulacra per aedes

lampadas igniferas manibus retinentia dextris,
lumina nocturnis epulis ut suppeditentur,
nec domus argento fulget auroque renidet
nec citharae reboant laqueata aurataque templa,
cum tamen inter se prostrati in gramine molli
propter aquae rivum sub ramis arboris altae
non magnis opibus iucunde corpora curant,
praesertim cum tempestas adridet et anni
tempora conspergunt viridantis floribus herbas.
Nec calidae citius decedunt corpore febres,
textilibus si in picturis ostroque rubenti
iacteris, quam si in plebeia veste cubandum est.
Quapropter quoniam nihil nostro in corpore gazae
proficiunt neque nobilitas nec gloria regni,
quod super est, animo quoque nil prodesse putandum;
si non forte tuas legiones per loca campi
fervere cum videas belli simulacra cientis,
subsidiis magnis et ecum vi constabilitas,
ornatas armis pariter pariterque animatas,

[fervere cum videas classem lateque vagari]

his tibi tum rebus timefactae religiones
effugiunt animo pavidae mortisque timores
tum vacuum pectus lincunt curaque solutum.

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Lucrezio: il proemio del libro II del “De rerum natura” ( VV.1-61)
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Mostra di Licia Lisei
Mostra-Licia-17-20-dic-16

La Sardegna e i migranti: le politiche europee, le proposte delle realtà locali

sardegna e migr 20 12 16Domani, martedì 20 dicembre, alle 9.00 all’Hotel Regina Margherita di Cagliari, un convegno dal titolo La Sardegna e i migranti: le politiche europee, le proposte delle realtà locali. L’evento ha un duplice obiettivo, comprendere cosa fanno l’Unione Europea e le istituzioni regionali in tema migrazione e cercare di trovare delle proposte operative sul tema dell’integrazione, anche attraverso l’ascolto delle storie di immigrati che in Sardegna sono riusciti a inserirsi e a trovare la propria strada.
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SPOP – Istantanea dello spopolamento in Sardegna

ARS spopolamento 17 dic 16arte cond in SardegnaSPOP – Istantanea dello spopolamento in Sardegna

Sabato 17 Dicembre 2016 a Cagliari, presso la sede della Fondazione di Sardegna in via S. Salvatore da Horta 2, è prevista una giornata dedicata a incontri, dibattiti e approfondimenti sul tema dello spopolamento.
A partire dalle ore 10, e nel corso di tutta la giornata, sarà presentata dal collettivo Sardarch Architettura la ricerca scientifica sul tema dal titolo ‘SPOP. Istantanea dello spopolamento in Sardegna‘, confluita in una pubblicazione pluridisciplinare edita da LetteraVentidue Edizioni.
L’iniziativa, promossa dalla Fondazione di Sardegna nell’ambito di AR/S Arte condivisa in Sardegna, è dedicata ad approfondire i temi del libro, parlando di Economia Locale, Migrazioni e Cultura, grazie agli interventi di numerosi ospiti che racconteranno la propria esperienza nei diversi ambiti e la partecipazione dei Sindaci dei Comuni oggetto della ricerca.
Ci sarà inoltre un focus sul tema dell’Arte Pubblica e la trasformazione dei territori attraverso forme di progettazione integrata, sociale e culturale, a cura di Maria Paola Zedda.
Nel corso di tutta la giornata, è prevista anche la visita con l’autore della mostra “La Città Invisibile”, di Gianluca Vassallo.
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Programma:
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Politiche di accoglienza

stemma RAS Consiglio-regionale-SardegnaDocumentazione attività della Regione Autonoma della Sardegna
Giunta regionale RAS. Delibera del 25 novembre 2016, n. 63/1 [file .pdf]
Adesione Progetto finanziato dal Ministero Dell’Interno a valere sul Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020 – Obiettivo Specifico 1 – Obiettivo nazionale 1 – “Potenziamento del sistema di prima e seconda accoglienza” – Tutela della salute dei richiedenti e titolari di protezione internazionale in condizione di vulnerabilità psico-sanitaria anche attraverso il rafforzamento delle competenze istituzionali.
- All. 1, 63/1 [file .pdf].
- All. 2, 63/1 [file .pdf].

Convegno Caritas. “Senza dimora e diritti di cittadinanza: percorsi di conoscenza e inclusione sociale attiva”

LOCANDINAcaritas 28nov16CAGLIARI, LA CARITAS PROMUOVE IL CONVEGNO “SENZA DIMORA E DIRITTI DI CITTADINANZA: PERCORSI DI CONOSCENZA E INCLUSIONE SOCIALE ATTIVA”
Domani lunedì 28 novembre 2016, dalle ore 9.30 alle 17.30 a Cagliari, nella sala conferenze del Seminario Arcivescovile (via Mons. Cogoni 9) si svolgerà il convegno “Senza dimora e diritti di cittadinanza: percorsi di conoscenza e inclusione sociale attiva”, promosso dalla Caritas diocesana di Cagliari, finalizzato a sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto alla conoscenza del fenomeno dei senza dimora e delle problematiche ad esso connesse, per promuovere politiche integrate e la sperimentazione di nuove modalità di intervento e di presa in carico, in linea con le “linee ministeriali di contrasto alla grave marginalità adulta”.
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Immigranti: “Si rendono necessari interventi qualificati per avviare processi di reale integrazione”

sedia di VannitolaLa sedia
di Vanni Tola.
sardegna-dibattito-si-fa-carico-181x300Migranti in Sardegna, cresce l’allarme per attentati e minacce agli amministratori.
La Sardegna ha accolto e ospita un numero di migranti perfino superiore e quello indicato nelle disposizioni per l’accoglienza che altre regioni stentano ad applicare. Una accoglienza ancora limitata a quella che definiamo “prima accoglienza” (alloggio, vitto e prima assistenza). Nulla a che vedere con il processo di organica integrazione, da molti auspicato, ma concretamente praticato soltanto in piccole realtà territoriali. Si avverte sempre più la mancanza di un progetto finalizzato all’inclusione dei migranti nella società sarda. Al momento una delle proposte operative che comincia a diffondersi tra gli Amministratori locali e nell’opinione pubblica è quella di destinare i migranti nelle comunità isolane dividendoli in piccoli gruppi. L’ipotesi è che l’inserimento di piccoli gruppi di migranti nelle comunità possa realizzarsi riducendo disagi, diffidenze e resistenze che, in presenza di gruppi più consistenti, talvolta si esprimono con manifestazioni di protesta e fermo rifiuto degli ospiti. Un fatto è certo. La proverbiale ospitalità dei sardi, in molte occasioni, si affievolisce quando si arriva alla prova dei fatti. Quando arrivano consistenti gruppi di persone solitamente percepite come “esterne e sconosciute” e, in conseguenza di ciò, immaginate come minacce per l’equilibrio sociale delle comunità. In Sardegna si registrano anche buone pratiche di accoglienza ma c’è pure tanto razzismo che sarebbe sbagliato non riconoscere o, in qualche modo, giustificare. I Sardi non sono esenti dalla piaga del razzismo, anche se finora ci era piaciuto credere il contrario. Tornano alla mente i famosi versi di una canzone di Giorgio Gaber a proposito del razzismo. In Virginia il signor Brown era l’uomo più antirazzista. Un giorno sua figlia sposò un uomo di colore, lui disse, bene. Ma non era di buon umore. Certamente dispiace dover constatare che l’accoglienza (che è parte del più generale concetto di ospitalità) resta tale soltanto fino a quando non ci si trova nella necessità di doverla applicare concretamente con individui provenienti da paesi lontani, in fuga da guerre, carestie e feroci dittatori. No este comente cumbidare s’istranzu in su zilleri. Minacce contro la Prefetta di Cagliari, rea di voler sistemare dei migranti in un edificio pubblico, attentato contro l’agriturismo di Buddusò che doveva accogliere un piccolo gruppo di ospiti, i fatti di Burcei, Monastir, Sassari – dove l’oggetto del contendere pare fosse l’utilizzo occasionale di un campetto da calcio da parte di gruppi di ragazzi stranieri – sono soltanto alcuni degli episodi più recenti. Tristi indicatori di un fenomeno di malcontento e violenza in preoccupante crescita. La sociologa Antonietta Mazzette, docente dell’Università di Sassari, sul quotidiano “La Nuova Sardegna”, ha evidenziato i risultati dell’ultimo report dell’Osservatorio sociale sulla criminalità promosso dall’ateneo sassarese. Dall’indagine emerge una situazione sicuramente preoccupante in termini di evoluzione della criminalità. Nei primi dieci mesi dell’anno sono stati registrati 325 atti intimidatori (a fronte dei 354 dell’intero 2015). Attività criminali che presentano segni di continuità rispetto alla pratica degli attentati nell’isola ma anche forti discontinuità e differenze per quanto riguarda le motivazioni esplicite alle quali tali atti sono riferiti. C’è una forte componente di razzismo nelle menti di chi compie queste azioni. L’intensificarsi delle forme di intimidazione violenta contro gli Amministratori locali starebbe a dimostrare, inoltre, quanto sia diffusa e consolidata tale pratica, sostanzialmente concepita come strumento di “controllo del territorio”. Si arriva perfino a considerate questi episodi delittuosi quasi come un fatto sociale normale (benché ingiustificato). Convinzione questa che talvolta è presente perfino nelle dichiarazioni pubbliche di alcuni amministratori locali che, pur condannando gli episodi, manifestano atteggiamenti, se non di giustificazione, quanto meno di “comprensione” e contestualizzazione dell’episodio che, in qualche modo, potrebbero concorrere ad attenuare la gravità dell’accaduto. Occorre affermare con forza e fermezza che gli episodi di contestazione e violenza contro gli Amministratori e le strutture pubbliche e private non sono soltanto manifestazioni del malessere sociale dell’isola ma qualcosa di molto più grave. Non è pensabile, né in alcun modo tollerabile, che eventi nuovi e straordinari quali l’arrivo di migranti in paesi e comunità del tutto impreparate ad accoglierli, si trasformino in attività violente piuttosto che in momenti di confronto finalizzati alla ricerca di soluzioni rispettose anche delle esigenze delle comunità ospitanti. Una situazione complessa e potenzialmente pericolosa che richiederebbe interventi ben definiti. Quelli suggeriti nell’analisi sviluppata dalla prof.ssa Mazzette, indicano come prioritaria l’esigenza di stroncare drasticamente l’attività di attentati alle strutture e di minacce agli Amministratori locali. Contemporaneamente però è indispensabile definire un organico progetto di accoglienza e integrazione. Si rendono necessari interventi qualificati per avviare processi di reale integrazione quali la conoscenza della lingua e della legislazione locale, la formazione professionale e l’inserimento in attività socialmente utili o in attività produttive. I Comuni devono poter disporre di strumenti e risorse adeguate per attivare un sistema di accoglienza razionale e compatibile con le sensibilità e le possibilità delle Comunità. Non farlo comporterebbe il rischio di innescare, anche nell’isola, fenomeni reattivi socialmente molto devastanti e difficilmente governabili.
- Giorgio Gaber “Un’idea”.
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Punt ‘e billetu
Lunedì 28 Novembre dalle 16:00 a Sassari, nell’Aula Magna dell’Ateneo in piazza Università 21, si terrà il seminario di studi “Criminalità violenta in Sardegna. Quali strumenti per contrastarla?”. L’iniziativa, organizzata dal Dipartimento Polcoming e dall’Osservatorio Sociale sulla Criminalità in Sardegna dell’Università di Sassari, continua la riflessione sulla criminalità in Sardegna a partire dal progetto di ricerca sul Sistema Informativo e governance delle politiche di intervento e contrasto dei fenomeni criminali, finanziato dalla Regione Sardegna (Fonte SardegnaSoprattutto).

Immigrazioni che fare?

Riace 2ACCOGLIENZA NUOVI IMMIGRATI
troppi mesi senza far niente

di Fiorella Farinelli, su Rocca.

C’è un’Italia che apre le porte, offre ospitalità e amicizia, contrasta in ogni modo la doppia catastrofe – quella che rifugia da guerre, povertà, disastri ambientali, e quella di un’Europa che innalzando ogni tipo di muro seta perdendo se stessa. E c’è un’Italia che invece strepita, si oppone, grida all’invasione, accusa l’altra di agire solo per sporchi interessi, minaccia e aggredisce. Quando finirà? E, soprattutto, ci sono strategie e politiche, internazionali e nazionali, che possano essere efficaci?

arrivano che fare?
In Italia i profughi arrivati dall’inizio del 2016 sono circa 150mila. Non sono di più di quelli del 2015, e non sono un numero che giustifichi l’uso della parola invasione a fronte dei 5 milioni e rotti di immigrati che negli ultimi venti anni si sono stabilizzati da noi. Quelli che, resistendo alla crisi, oggi lavorano, «fanno impresa» dando talora occupazione anche agli italiani, consumano e pagano le tasse, mandano i figli a scuola (più di 800mila gli studenti stranieri nel 2015), ottengono permessi di soggiorno a tempo indeterminato, e in quote sempre più consistenti anche la cittadinanza.
Non sono un’enormità i 150mila sbarcati quest’anno. Tanto più che i flussi «per lavoro», che in anni recenti sono stati qualche volta anche più di 200mila l’anno stanno diventando dal 2012 un rivolo sempre più sottile, e c’è anche chi, complici le difficoltà occupazionali e il miglioramento, viceversa, delle condizioni di vita nei paesi d’origine, ci è già tornato e ci tornerà, come per esempio albanesi e romeni. Tanto più che da noi le culle sono sempre più vuote, e «loro», i profughi che salviamo dai naufragi, sono solitamente giovani, qualche volta sono addirittura ragazzini (più di 12mila, quest’anno, i «minori stranieri ogni modo la doppia catastrofe non accompagnati», cioè arrivati da soli). Ma questi argomenti non bastano. Non basta neppure l’impossibilità evidente, per un paese che si allunga nel mare fino a poche centinaia di chilometri dai luoghi delle crisi geopolitiche più acute, di mezzi di contrasto che non siano apertamente violenti. Che cosa dovremmo fare, lasciare che anneghino?

una accoglienza «cauta»
Ma il clima politico si sta facendo di giorno in giorno più arroventato, da noi e in altri paesi ben più solidi del nostro. Anche in Germania, dove l’accoglienza è stata generosa (con 800mila profughi accolti tutti insieme nel 2015) e dove la macchina dell’integrazione funziona assai meglio che da noi, l’insofferenza per questa nuova immigrazione fa tremare la democrazia. Prima il capodanno 2015 di Colonia, ora le risse nei centri sociali di Lipsia – al centro sempre conflitti culturali e comportamentali sul rapporto tra i sessi – si assottiglia ogni giorno di più lo spazio per le retoriche ingenue dell’integrazione facile e di un lineare sviluppo interculturale. Ed è stato il rifiuto dell’immigrazione, venuto non a caso soprattutto dai settori di popolazione più massacrati dalla deindustrializzazione e dalla crescita esponenziale delle diseguaglianze, l’ingrediente più potente della Brexit. Con la tendopoli di Calais, migliaia di profughi sulla sponda francese disposti a tutto pur di riuscire ad attraversare la Manica, a buttare benzina sul fuoco. Che cosa diventerà l’Europa politica, nei prossimi anni? Perfino papa Bergoglio, al ritorno da una Svezia che sta dismettendo il suo mitico Welfare, ha dato voce all’esigenza di un’accoglienza «cauta», che non prometta più di quel che si può ragionevolmente fare in termini di integrazione.

l’integrazione seria e difficile
Questa immigrazione, in effetti, inquieta molto più di altre ondate. L’opinione pubblica italiana, anche la più razionale, sa che molti di quelli che arrivano in Italia ma vorrebbero andare altrove, per il momento non ci riusciranno. Si stanno moltiplicando ovunque, nell’area Ue, i muri materiali e immateriali, e quest’anno sono state solo poche migliaia i «ricollocati» in base agli impegni sottoscritti negli altri paesi dell’Unione. Sa anche che quelli a cui non verrà riconosciuto il diritto a una protezione – i «dinieghi» sono mediamente il 50% delle richieste – si sottrarranno ai decreti di espulsione e resteranno da noi. A fare che cosa? A ingrossare le file dei mendicanti, o quelle della malavita? Anche chi fa parte dell’Italia che accoglie, ha mille inquietudini e mille paure per quello che può succedere. L’integrazione è una cosa seria e difficile, significa alloggi, inserimento nel lavoro, istruzione e qualificazione professionale, uno sviluppo economico che non c’è, legami di amicizia e di solidarietà che richiedono intelligenza sociale e tempo.

chi ci prova
Intanto che si cercano, senza per ora grandi successi, strategie e rapporti internazionali che, determinando nuovi equilibri nei paesi più tormentati da guerre e disastri politici, contengano o esauriscano i flussi, ci sono almeno strategie politiche locali capaci di sostenere una vera integrazione? ll panorama è variegato. Noi ci lamentiamo dell’Europa, dove il programma di ricollocazione è ostacolato o va a rilento, ma anche in Italia il problema sembra analogo. Le Regioni si dividono tra quelle che mugugnano per i piani di distribuzione dei profughi del Ministero degli Interni e quelle che protestano. Lombardia e Veneto gridano a gran voce di avere già dato, altre Regioni, pur accettandoli, stentano a trovare soluzioni efficienti e di lunga gittata. Sono talora i Comuni, presi in mezzo, a inventare le politiche migliori.
riace-il-paese-dellaccoglienza2È il caso di Riace, la città calabrese dei Bronzi, in cui il Comune è riuscito a trasformare in una potente risorsa di sviluppo un’immigrazione di 6.000 persone, tantissime per un paese di poche migliaia di residenti. Ripopolando un territorio di case e campagne abbandonate dai giovani italiani, con iniziative in agricoltura e nei servizi, dalla raccolta differenziata al parco di ippoterapia per ragazzi disabili. L’abbiamo saputo da Fortune, la rivista americana di business globale fondata all’indomani della crisi del ’29, che ha nominato lo sconosciuto sindaco di Riace tra gli uomini più importanti del mondo, omaggio strameritato a una politica capace di visione del futuro, e di incarnarsi in iniziative concrete di successo.
Tra le eccezioni al mugugno e alla protesta, c’è anche la Regione Basilicata, un altro luogo di Italia da cui i giovani scolarizzati oggi fuggono – come decenni fa fuggirono i contadini poveri – che ha recentemente chiesto allo Stato di poter accogliere il doppio di profughi rispetto ai 1.000 che le sono stati assegnati. Perché, sulla scorta dei 44mila stranieri – il 90% con contratti regolari – che già oggi hanno trovato alloggio e occupazione nei paesi spopolati e nelle campagne abbandonate, ha concreti piani di rilancio economico e di lavoro. Siamo nella terra in cui Eni e Fiat di Melfi mettono in cassa integrazione centinaia tra operai e tecnici, ma le strategie di sviluppo ci sono, e così interessanti da indurre il ricchissimo egiziano Naguib Sawirs, tycoon delle telecomunicazioni, a investire capitali per dare un futuro ai tanti connazionali in fuga dalla povertà del paese d’origine. Meglio un’immigrazione controllata e non infiltrata dall’Isis e dai Fratelli musulmani, meglio un avvenire di lavoro in Basilicata, argomenta Sawirs, che i salari da fame egiziani. Utopie che si sgretoleranno alla prova dei fatti o sensate strategie di sviluppo con giovani disponibili e motivati al lavoro in agricoltura e nei servizi? È un fatto però che queste iniziative non stanno diventando un modello esportabile in altri luoghi del paese, e che nei social infuriano anzi le contrarietà per iniziative non indirizzate agli italiani ma agli stranieri «usurpatori».

salvare la vita non basta
Eppure di tutto ciò, e di molto di più, c’è un bisogno urgente. Se i 150mila, e gli altri che arriveranno, non sono per il momento una realtà numericamente insostenibile per un paese con 60 milioni di abitanti sempre più vecchi e con pochi giovani, è assolutamente evidente che non si può in alcun modo ipotizzare una loro stabilizzazione e integrazione se non nel contesto di politiche nuove, capaci di intrecciare nuovo sviluppo e nuovi dispositivi di inclusione e di inserimento. Chi si occupa dell’accoglienza e perfino chi opera nelle tante scuole di italiano sa bene che si tratta per lo più di persone traumatizzate, disorientate, frustrate. Diverse, per motivazioni ed esperienze, dall’immigrazione per lavoro che abbiamo conosciuto negli ultimi vent’anni. Perfino imparare l’italiano è più difficile per chi si aspettava di dover imparare lo svedese o l’olandese e vede anche in questo il segno tangibile della sconfitta del suo progetto migratorio. Lavoro subito, qualificazione professionale, riconoscimento dei titoli di studio e delle competenze sono obiettivi da realizzare rapidamente e concretamente. Sono molti – dalla Libia, dall’Africa centrale, dalla Siria, dall’Afghanistan, dall’Iran – i diplomati e i laureati, quelli che hanno interrotto gli studi, i tecnici in informatica, i dentisti, gli ingegneri, gli agronomi. Ci sono anche ragazzi poco scolarizzati, soprattutto dall’Egitto e dall’Eritrea, qualche volta perfino analfabeti nella loro lingua madre, ma insieme a loro i plurilingue che padroneggiano insieme dialetti, lingua araba, inglese o francese, una risorsa importante in un paese come il nostro in cui c’è scarsa familiarità con le lingue straniere.
Ci sono giovani donne coinvolte da esperienze di tratta e di altro tipo che fanno fatica perfino a raccontare, ma anche giornaliste, avvocate, infermiere, ostetriche, medici.
Non si può perdere tempo, non si può lasciare che per mesi e mesi (almeno 6 perché le commissioni verifichino se potranno godere dell’asilo o della protezione, e poi altri mesi ancora per i ricorsi contro i «dinieghi») restino nei luoghi cosiddetti di accoglienza senza far niente, senza avere neppure la possibilità di un lavoro volontario nella gestione del loro funzionamento, senza relazioni con i contesti di arrivo, senza esperienze di vita e di lavoro che diano un senso al loro essere qui. Sono percorsi di estraniamento, questi, non di integrazione. Di dipendenza, non di responsabilizzazione.
Percorsi per di più pericolosissimi perché esposti alla tentazione dell’illegalità e della criminalità organizzata, lo si tocca con mano con i «minori stranieri non accompagnati»: quasi tutti maschi mandati da noi con il compito di trovare il prima possibile e in qualunque modo i soldi da mandare a casa, per recuperare i debiti del viaggio, e per aiutare le famiglie e molto spesso pronti, appena ce n’è l’occasione, a scappare dalle case-famiglia per impigliarsi nelle reti, dei connazionali e degli italiani, per lo spaccio di droghe, la prostituzione, e peggio. Sono circa un terzo – dati del Ministero degli Interni – quelli che dopo qualche mese si volatilizzano senza lasciare traccia di sé.
E non sono molte finora le situazioni capaci di replicare i modelli di accoglienza e di integrazione che, come sta succedendo a Palermo e in Sicilia (dove è accolto oggi il 40% dei ragazzi arrivati da soli), riescono a intrecciare in modo efficace e motivante le risorse della scuola, dell’università, del volontariato, delle amministrazioni locali.
È difficile, certo, ma non impossibile. Salvare la vita non basta, se poi non si riesce a darle un senso positivo che restituisca identità e dignità. Non è solidarietà soltanto, è qualcosa che si deve fare anche per il paese che ospita, per il suo sviluppo economico, per la sua salute civile e democratica. Minacciata non dall’immigrazione, ma soprattutto dall’incapacità di governarla e di integrarla. Passa da qui, e non da improbabili respingimenti di massa su frontiere che in Italia non ci sono, la possibilità di farcela.

Fiorella Farinelli su Rocca n.23/2016
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Rocca 23 2016 1 dic
- Fonte foto Riace.
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Immigrazione in Sardegna: come stanno davvero le cose
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Dossier 2016 libroD O S S I E R S TAT I S T I CO I M M I G R A Z I O N E 2 0 1 6
PARTE V I contesti regionali
Sardegna. Rapporto immigrazione 2016 .
Maria Tiziana Putzolu ft fbRedazione regionale: Maria Tiziana Putzolu
(Centro Studi Relazioni Industriali – Università di Cagliari)
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Immigrazione in Sardegna: come stanno davvero le cose

Dossier 2016 libroD O S S I E R S TAT I S T I CO I M M I G R A Z I O N E 2 0 1 6
PARTE V I contesti regionali
Sardegna. Rapporto immigrazione 2016 .
Maria Tiziana Putzolu ft fbRedazione regionale: Maria Tiziana Putzolu
(Centro Studi Relazioni Industriali – Università di Cagliari)

Tra un anno e l’altro sono diversi gli aspetti che, se non proprio uguali, rimangono simili. Il loro perdurare aiuta comunque a cogliere meglio le linee strutturali di lettura del fenomeno migratorio in Sardegna dove, seppure con una dimensione quantitativa ridotta rispetto alle regioni del Centro e del Nord Italia, si riscontra il coinvolgimento isolano nel fenomeno della globalizzazione e la sua forte connotazione euro-mediterranea (senza trascurare una significativa presenza di cittadini asiatici). In Sardegna hanno un segno negativo la demografia e il movimento con l’estero, a differenza di quanto si registra per gli immigrati: il loro apporto è positivo ma, senza altri supporti strutturali, sembra fuori posto ipotizzare un futuro più promettente.
Caratteristiche della presenza immigrata I movimenti della popolazione.
Il fenomeno migratorio della Sardegna nel 2015 si inserisce dentro un quadro demografico che conferma il calo generale della popolazione a partire dal 2013. Dai dati Istat si registra infatti una diminuzione di abitanti (-5.148) superiore all’anno precedente quando il calo era stato più contenuto (-573): la popolazione totale in Sardegna è passata da 1.663.286 alla fine del 2014 a 1.658.138 alla fine del 2015. Un dato in lieve controtendenza rispetto al 2013, anno nel quale si era verificato un contenuto aumento della popolazione totale in regione, pur in presenza di un saldo naturale negativo. Nella regione, infatti, il tasso di natalità è in caduta da molti anni e nel corso del 2015 si è ulteriormente abbassato al 6,7% rispetto al 6,9% dell’anno precedente. La dinamica negativa della popolazione in Sardegna non è compensata neppure dalla presenza degli immigrati, nonostante nel corso 2015 siano aumentati di numero. Gli stranieri residenti in Sardegna alla fine del 2015 sono 47.425, di cui il 54,4% donne. La componente femminile è in flessione, visto che nel 2014 era il 55,8% sul totale e nel 2013 il 56,1%. Nel corso del 2015, i residenti stranieri sono aumentati di 2.346 unità, registrando un incremento percentuale del 5,2% rispetto all’anno precedente (contro il 6,9% del 2014 quando l’aumento si attestava a 2.920 persone). Dopotutto, osservando il periodo post censuario, i dati mostrano una crescita a passo sempre più contenuto: nel 2011 si registravano in Sardegna 31.101 stranieri residenti, il cui numero è aumentato del 14,5% nel 2012 e del 18,4% nel 2013, per poi rallentare al 6,9% nel 2014 fino al 5,2% del 2015. Tuttavia va considerato che gli aumenti intensi dei primi anni devono imputarsi in parte alle operazioni di recupero delle posizioni anagrafiche di molti stranieri sfuggiti al censimento, e per questo andrebbero ridimensionati.
Gli immigrati incidono sulla popolazione sarda per il 2,9% (contro il 12,0% che si registra in Emilia Romagna, la regione italiana con la più alta densità di immigrati) e sono lo 0,9% di tutti gli stranieri residenti in Italia. I movimenti migratori nell’Isola hanno registrato 4.535 iscritti dall’estero, di cui 3.782 stranieri e 753 italiani; sono stati invece cancellati per l’estero 3.096 residenti, dei quali 449 stranieri e 2.647 italiani. Sono nati 410 bambini stranieri contro i 425 dell’anno precedente (il 3,7% di tutti i nuovi nati nell’Isola) e sono morti 69 stranieri. 861 immigrati hanno acquisito la cittadinanza italiana ed escono di conseguenza dalla voce “immigrati”. Il saldo naturale della popolazione straniera è quindi positivo; risulta invece di segno negativo il saldo migratorio degli italiani da e per l’estero (-1.894). Il tasso di crescita naturale in Sardegna risulta così negativo (-3,3%) come quello di crescita totale (-3,1%).
Paesi di provenienza, femminilizzazione, età e località di residenza.
La fotografia della popolazione immigrata residente in Sardegna è contenuta in tre variabili: graduatoria delle nazionalità di provenienza, percentuale di femminilizzazione all’interno della nazionalità di riferimento e provincia di residenza. Vi sono immigrati che si muovono, a seconda della nazionalità, per genere (in prevalenza maschile o solo femminile), mentre vi sono immigrati che si muovono per nuclei familiari o che, almeno, tendono a comporlo (è il caso della comunità cinese ma anche di quella marocchina). Gli stranieri residenti in Sardegna giungono per oltre il 50% (24.969) da paesi del continente europeo, in particolare dalla Romania, paese dal quale sono arrivate in totale 13.550 persone. Di questi 9.183 sono donne. Dal 2004 ad oggi si è passati da 375 immigrati provenienti da questo paese (di cui 291 donne) al dato odierno, in conseguenza, come è noto, dell’inclusione nel 2007 della Romania all’interno dell’Unione Europea. L’osservazione dei dati relativi agli stranieri provenienti dall’Europa dell’Est, anche quando il numero assoluto appare modesto, mette in luce un tipo di immigrazione quasi completamente femminile, con incrementi nel corso degli anni decisamente considerevoli. Tra le collettività più numerose, marcano questa caratteristica di genere quella ucraina, dove le donne sono l’86,5% dei 2.304 connazionali residenti, e quella polacca che vede una percentuale di donne pari all’82,2% sul totale dei cittadini polacchi residenti (1.116). In totale dal continente europeo giungono in Sardegna 17.225 donne, delle quali 13.430 provengono dall’Europa comunitaria. La collettività cinese è composta in totale da 3.208 unità di cui 1.559, quasi la metà, sono donne. In costante aumento dal 2004, anno nel quale si registravano 984 cinesi residenti, questa comunità registra una frenata della crescita di presenze. Consistente è pure la collettività filippina, in continuo aumento negli ultimi dieci anni. I residenti originari di questo paese erano 483 nel 2004 e sono oggi 1.806, dei quali 1.032 donne. La comunità è diminuita di 129 unità nel corso del 2015. I residenti di nazionalità marocchina presentano una certa simmetria tra i generi: sono 4.390, di cui 1.878 donne. E’ assai nota la tendenza delle comunità cinese e marocchina ad insediarsi per nuclei familiari. Il modello migratorio rappresentato dal breadwinner adulto è quello degli immigrati provenienti dal Senegal, paese dal quale sono giunti a ritmi pressoché costanti nel corso degli anni 4.211 immigrati (erano 3.799 i residenti nel 2014) di cui solo 691 donne. Analogo discorso per il Bangladesh, paese dal quale provengono 1.015 residenti (erano 858 nel 2014) dei quali solo 156 donne, e per il Pakistan che conta 1.121 residenti (879 lo scorso anno) di cui 228 donne. I residenti stranieri si sono insediati per lo più nelle aree costiere. In provincia di Cagliari sono aumentati del 6,7%, sono in totale 15.724 ed incidono sulla popolazione per il 2,8%. Nella provincia di Olbia-Tempio sono 11.826 e sono aumentati rispetto all’anno precedente del 2,4%; questi incidono sulla popolazione residente per il 7,4%, rappresentando la più alta percentuale di concentrazione di tutta la Sardegna. Nella provincia di Sassari sono 8.982. Il numero più esiguo si registra nella provincia dell’Ogliastra (919) e la più bassa percentuale di concentrazione si rileva nella provincia del Medio Campidano con l’1,3% sul totale della popolazione residente. In Sardegna su 47.425 residenti stranieri sono presenti 7.087 minori concentrati per lo più dove più alta è la concentrazione di adulti, cioè nelle province di Cagliari (2.168), di Olbia (2.059) e di Sassari (1.334). Il gruppo di stranieri più numeroso è costituito da coloro che hanno un’età compresa tra i 30 ed i 44 anni (16.554), dei quali 5.491 risiedono nella provincia di Cagliari e 4.458 nella provincia di Olbia. I residenti stranieri tra i 45 ed i 64 anni sono 12.920, mentre i più giovani nella fascia di età compresa tra i 28 ed i 29 anni sono in totale 8.700 dei quali 3.154 nella provincia di Cagliari. Gli immigrati della Romania risiedono per lo più nella provincia di Olbia Tempio (5.305), di Sassari (2.124) e di Cagliari (2.100). Un numero relativamente elevato (1.654), in aumento rispetto all’anno precedente (+3,7%), si è insediato nella provincia di Nuoro, area nella quale sono presenti nuclei familiari in piccolissimi paesi prevalentemente ad economia agro pastorale.
Immigrazione, lavoro, pensioni.
Nel 2015 si è rafforzata l’espansione occupazionale che aveva preso avvio nella seconda metà dell’anno precedente. Secondo i dati Istat della Rilevazione sulle forze di lavoro, il numero degli occupati nell’anno è aumentato del 3,1%, valore superiore sia a quello registrato nel mercato del lavoro nazionale sia in quello delle regioni meridionali (rispettivamente dello +0,8% e +1,6%). Il tasso di occupazione delle persone in età da lavoro si è attestato al 50,1%, (1,8% in più rispetto al 2014). Il miglioramento del quadro occupazionale ha contribuito a ridefinire il ruolo dell’occupazione straniera anche in Sardegna (sempre schiacciata su professionalità low skills e spesso con asimmetrie tra istruzione posseduta e lavoro svolto) con incoraggianti segnali di riassorbimento della disoccupazione. Come rileva anche l’archivio Inail (il quale include sia i lavoratori italiani nati all’estero che sono rimpatriati, sia gli stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana, generando in tal modo una certa sovrastima), in Sardegna gli occupati nati all’estero, che fino al 2012 avevano conosciuto un trend costante di aumento, seguito da un calo nell’ultimo triennio, evidenziano nel 2015 una performance positiva attestandosi a 25.032 unità (13.537 maschi e 11.495 femmine) con incrementi registrati in tutte le provincie, in particolare Cagliari. 16.410 occupati provengono dal continente europeo, di cui 7.243 dell’Europa a 27, e in particolare dalla Romania (5.947). Di tutti gli occupati nati all’estero, 15.963 (il 63,8%) sono impiegati nei servizi, 4.705 (il 18,8%) nell’industria e 2.478 (il 9,9%) in agricoltura e lavorano per lo più in micro imprese da uno a nove addetti (74,2%).
Il 2015 registra un buon andamento anche per le imprese immigrate (quelle in cui oltre la metà dei soci e degli amministratori o il titolare, per le imprese individuali, sono nati all’estero), aumentate del 6,1% rispetto al 2014. Complessivamente le imprese a conduzione immigrata attive in regione sono 10.243 (il 6,1% del totale registrato negli elenchi camerali). La loro distribuzione per province vede prevalere Cagliari (4.319) e Sassari (4.026), mentre Nuoro (1.435) e Oristano (463) ne accolgono decisamente di meno. Tra le imprese immigrate, quelle a conduzione femminile sono il 22,5%. In regione, è assai limitato il numero delle pensioni per invalidità, vecchiaia e superstiti che nel 2015 l’Inps ha corrisposto a beneficiari nati in paesi non comunitari (198, di cui 153 a donne, su un totale di 323.557 pensioni erogate). Un’analoga considerazione va fatta anche per le pensioni assistenziali a carattere non contributivo: 564 quelle in pagamento a cittadini non comunitari che, seppur in leggero aumento negli ultimi anni (erano 395 nel 2013), corrispondono allo 0,4% di quelle corrisposte in totale in regione.
Invio delle rimesse in patria.
Nel 2015 la quota di denaro inviata dai cittadini stranieri nei loro paesi d’origine è stata 62.053 milioni euro, in diminuzione rispetto al 2014. Le rimesse sono concentrate in prevalenza nella provincia di Cagliari (27.869 milioni di euro) e di Sassari (22.023 milioni di euro), le stesse province che esprimono il più alto numero di immigrati e di attività anche imprenditoriali ad essi collegate. L’Europa nel suo complesso resta il primo continente di destinazione con il 49,0% delle rimesse ricevute, delle quali il 36,2% viene inviato nella sola Romania. Nel continente africano la quota di rimesse inviata corrisponde al 24,9% del totale, di questa quota il 14,25% raggiunge il Senegal ed il 5,5% il Marocco. In Asia vengono inviate rimesse pari al 17,0% del totale, il 5,5% è diretto in Bangladesh, il 4,0% in Cina e il 3,4% in Pakistan.
Immigrati, migranti e ripopolamento delle zone interne.
Il fenomeno dei cosiddetti “sbarchi” ha segnato gran parte delle comunicazioni mediatiche anche nel corso del 2015. Gli arrivi, spesso molto consistenti, sono stati accolti dalla task force coordinata dalla Prefettura di Cagliari e dall’Azienda sanitaria che da tempo ha istituito dei presidi. Chi arriva vive come segregante lo “sbarco” in Sardegna e tenta in ogni modo di proseguire il cammino verso il continente europeo. Gli sbarchi ed il conseguente circuito di attenzione mass mediatico, oscurano la reale portata del fenomeno migratorio che investe la Sardegna, quello cioè degli immigrati regolari. I numeri ci dicono che il fenomeno è sì in crescita, ma di scarsa entità rispetto ad altre regioni italiane. Soggetti sociali “visibili” per via del fenomeno della concentrazione in alcune zone o aree (di grande risonanza mediatica quello in Piazza Matteotti adiacente al Porto di Cagliari e di fronte al Comune), sono invece i migranti provenienti per la maggior parte, come è noto, dal continente africano. Nel corso del 2015 si è affacciata l’idea (proveniente dal settore della politica) che dell’accoglienza dei migranti potrebbero farsi carico le cosiddette “zone interne” della Sardegna che, con i migranti, vedrebbero una frenata del calo demografico che da anni investe l’Isola. Un’idea che contrasta con i dati disponibili, gli stili e le rotte di viaggio dei migranti, con le asimmetrie di genere, di cittadinanza, di età, di nuclei familiari degli immigrati insediati nelle diverse aree dell’Isola, comprese le “zone interne” nelle quali sono comunque presenti.

Oggi venerdì 11 novembre 2016 – I Sindaci Sardi in piazza

Logo_Aladin_Pensieroaladin-lampada-di-aladinews312sardegnaeuropa-bomeluzo3-300x211Sardegna-bomeluzo22sedia-van-goghdemocraziaoggiGLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501413
No comitato sardoNO sardo
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Manif Sindaci 11 nov 16Oggi, venerdì 11 novembre alle ore 10,00 i Sindaci Sardi si troveranno a Cagliari, nella Piazza del Carmine, dalla quale, in corteo, si dirigeranno sotto il palazzo del Consiglio Regionale, per manifestare il loro disappunto alla Regione e al Governo per i vincoli imposti dal Bilancio Armonizzato.
I Sindaci Sardi, hanno elaborato un documento unitario contro i vincoli del bilancio armonizzato, ad oggi sottoscritto da oltre 260 Sindaci Sardi, moltissimi dei quali lo hanno approvato anche nei rispettivi Consigli Comunali.
I Sindaci chiedono di poter utilizzare l’avanzo di amministrazione (risparmi di spesa) e di poter appaltare le opere pubbliche.
I Comuni Sardi, si trovano nell’inconcepibile situazione di avere fondi in banca, ma di non poterli utilizzare. Tali risorse, sono necessarie per amministrare i Comuni ed erogare servizi essenziali ai cittadini, quali ad esempio: il ripristino dei danni alluvionali, la sistemazione della viabilità urbana ed extraurbana, l’assistenza sociale e l’edilizia scolastica.
I Sindaci Sardi, consegneranno al Presidente Francesco Pigliaru ed ai Gruppi consiliari il documento unitario, confidando nell’accoglimento delle istanze presentate dai territori della Sardegna.
(Comunicato stampa)
stefania-piras-arancione-(F.-P.-Mattana)————————–
VI SPIEGO L’IMPORTANZA DELLA MANIFESTAZIONE DEI SINDACI DELLA SARDEGNA [OGGI A CAGLIARI]
Il post del primo cittadino di Oniferi Stefania Piras (del 10/11/2016).
di Redazione Sardegna Live
rete sarda piccoli ospedali 1———————————-
Una nota politica sulle manifestazioni dei Sindaci sardi. Sindaci sardi, protestate (giustamente) per l’accentramento dei servizi, ma tacete sull’accentramento dei poteri a Roma.
democraziaoggi loghetto Amsicora su Democraziaoggi.

Progetto Refugees Welcome Italia. “L’istruzione, di ogni grado, costituisce uno dei principali strumenti per costruire una cultura di pace”

Nawal Soufi fto(Da Cagliari oggi.it) Questo fine settimana (oggi sabato e domani domenica), al Teatro Massimo, il Convegno Stile Lìberos. In programma la presentazione del progetto Refugees Welcome Italia.
A Cagliari, La cultura degli altri
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Spopolamento

Macri-3-10-9-15-225x300Oggi La Nuova Sardegna ospita un intervento di Emiliano Deiana, Sindaco di Bortigiadas, sui paesi, sulle zone interne. Eccolo qui ripreso dal suo blog.

PER UNA MODERNA PAESITUDINE

Nella comunità sarda, in anticipo sul mondo politico e istituzionale, il tema dei paesi e delle zone interne sta assumendo connotati nuovi e peculiari.
Questa “paesitudine” – un impasto lessicale fra paesi e solitudine – sta tornando con prepotente gentilezza al centro del dibattito pubblico.
Ormai non è un tema solo di sindaci disperati e soli, ma sta diventando il tema centrale per la Sardegna, per le sue residue possibilità di progresso e di ripresa economica, sociale, civile e democratica. - segue -