Scuola Popolare dei Lavoratori

Opportunità per il ricupero dell’ex centro sociale che ospitò la Scuola Popolare di Is Mirrionis

scpopo-oggi-13-set-17Opportunità per il ricupero dell’ex centro sociale che ospitò la Scuola Popolare di Is Mirrionis nel Codice del Terzo settore (Decreto legislativo, 03/07/2017 n° 117, G.U. 02/08/2017). Precisamente quanto previsto dall’art. 71, riportato di seguito.
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Oggi martedì 27 giugno 2017 Estate con noi

democraziaoggisardegnaeuropa-bomeluzo3-300x211Sardegna-bomeluzo22sedia-van-goghGLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501413filippo-figari-sardegna-industre-2
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unknownLa nostra news non prende ferie. Tuttavia vi accompagnerà fino a metà settembre con ritmi più lenti, senza obblighi di scadenze quotidiane. Godetevi e godiamoci un periodo di rallentamento, di tempi lenti, per quanto ci è possibile. Buona estate a tutti noi e non perdiamoci di vista!
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SOCIETÀ E POLITICA » GIORNALI DEL GIORNO » ARTICOLI DEL 2017
Portogallo, c’è sinistra ad ovest di Bruxelles
di ELENA MARISOL BRANDOLINI
«Il Paese devastato dagli incendi e reduce da una pesantissima crisi economica è da un anno e mezzo un laboratorio di ricette opposte al neoliberismo». il Fatto Quotidiano, ripreso da eddyburg, 26 giugno 2017 (p.d.)
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democraziaoggiNoi del NO ripartiamo col Comitato per la democrazia costituzionale
Alfiero Grandi su Democraziaoggi.
Si è tenuta il 24 a Roma un’assemblea dei comitati per il NO che ha deciso di proseguire l’attività col nome originario di Comitato per la democrazia costituzionale (CDC). Ecco una sintesi estrema della lungra relazione di Alfiero Grandi.
La vittoria del No il 4 dicembre non ci mette al riparo per sempre […]

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casa-quartiere-is-mirrionis-caGiovedì 29 settembre, con inizio alle ore 16.30 sala ex Circoscrizione, via Montevecchio: Assemblea del Quartiere di Is Mirrionis, promossa dall’Associazione Casa del Quartiere – Is Mirrionis, Cagliari. scuola-popolare-ism-oggi
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La sfida di don Milani. Annotazioni sul Convegno odierno.

don-milani-20-6-17Don Milani riempie le sale. Significa che il suo messaggio riesce a parlarci e a darci ancora indicazioni. Ne abbiamo bisogno.milani1La sfida di don Milani. Stasera alla Facoltà teologica. I relatori, Bruno Terlizzo. e Felice Nuvoli, con il coordinatore Mario Girau. milani2Conclusioni non di circostanza del Vescovo Arrigo Miglio. Della visita odierna di Papa Francesco ai luoghi delle missioni di Primo Mazzolari e Lorenzo Milani sottolinea il forte messaggio alla Chiesa italiana, che aveva tentato di emarginare i due grandi uomini e suoi sacerdoti.milani3
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ape-innovativaChe i cattolici rivendichino orgogliosamente l’appartenenza di don Primo Mazzolari, come di don Lorenzo Milani e di tanti altri “preti scomodi” alla Chiesa, che pur li aveva nel loro tempo decisamente contrastati, con atti precisi delle gerarchie ecclesiali, non può che fare piacere. Non può che fare piacere che questo riconoscimento sia corale (o almeno sufficientemente condiviso) da tutta la Chiesa cattolica italiana – spinta a tale comportamento dal magnifico gesto odierno di Papa Francesco – che così ricostruisce una comunione al suo interno, con i molti cattolici che si sono sempre ispirati ai due grandi pensatori, uomini e sacerdoti, che li hanno sempre amati e che hanno seguito, sebbene “profeti disarmati”, o proprio per tale 153652493-1a16a155-6c2d-4542-965d-9b39dbf4cf65qualità.
I cattolici tutti devono essere orgogliosi che questi personaggi siano stati e continuino ad essere riferimento per tanti cattolici e, a maggior ragione, per tanti non cattolici, credenti, non credenti, diversamente credenti. Parlando di don Milani, siamo in molti, tantissimi, ben contenti di averlo conosciuto, attraverso i suoi scritti, in modo particolare “Lettera a una professoressa”, che ha ispirato una giusta radicale critica alla “scuola borghese”, diventando un testo fondamentale per i movimenti studenteschi (anche operai, se solo pensiamo alle 150 ore) delle lotte degli anni 68, 69 e seguenti. Negli anni 70, a distanza di alcuni anni dalla morte di don Milani, fiorirono in tutta Italia le Scuola Popolari, per il diritto all’istruzione delle masse popolari, che riconoscevano nella Scuola di Barbiana un modello da ricalcare. Non importa (e non sarebbe neppure utile) misurare le differenze tra le nostre esperienze di scuola popolare (molte in Sardegna, ma per noi è facile citare, per esperienza vissuta, quella di Is Mirrionis). Ci basta riconoscere che per noi, per proporre e fare quelle esperienze ci è stato luce e guida don Lorenzo Milani, che noi abbiamo messo insieme ad altri grandi pensatori e non importa se Lorenzo Milani probabilmente non avrebbe gradito tutti o alcuni di tali accostamenti. Eravamo felicemente eclettici. Di questa benedetta ecletticità dà conto una “presentazione” dell’esperienza della Scuola Popolare, che riportiamo di seguito. Lo facciamo anche per unirci, a nostro modo, al ricordo fecondo che oggi ne ha fatto Papa Francesco nella visita alla tomba di don Lorenzo Milani e ai luoghi della sua missione a Barbiana.
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riprendiamoci la scuola popolare giu15Cagliari, quartiere di Is Mirrionis: dal ricupero della memoria di una Scuola Popolare operante negli anni 70 e dell’edificio che la ospitò, una formidabile spinta per riattivare processi di partecipazione attiva dei cittadini alla vita sociale e alla gestione dei beni comuni.

di Franco Meloni

Dal 1971 per cinque anni operò nel quartiere più popoloso di Cagliari, Is Mirrionis, una vivace scuola popolare, organizzata da giovani volontari (studenti universitari e laureati), che anticipò le “150 ore” e l’intervento dello Stato per l’istruzione degli adulti, riuscendo a far conseguire le licenze elementare e (nella quasi totalità) media a oltre 300 discenti (adulti occupati e disoccupati).
I giovani docenti erano di diversa estrazione ideologica, in prevalenza cattolici e di varia collocazione politica del campo della sinistra. Divisi nelle scelte contingenti, ma tuttavia uniti nel perseguire l’obbiettivo della realizzazione del diritto allo studio per tutti, con specifico impegno per i ceti popolari. I loro fondamentali riferimenti ideali davano conto di una certa ecletticità: don Lorenzo Milani con la Scuola di Barbiana, Paulo Freire con la Pedagogia degli oppressi, Antonio Gramsci con la concezione del ruolo degli intellettuali, Emilio Lussu con l’impegno per il riscatto del popolo sardo… tanto per citare i più amati. L’esperienza, iscritta esplicitamente nel “grande movimento di liberazione delle masse popolari di tutto il pianeta” – come si sosteneva allora con convinzione – non perdeva di vista i vissuti umani e professionali di ciascuno (docente o discente) e l’interesse per le vicende del quartiere, inserite negli stessi programmi didattici.
L’ex centro sociale che ospitava la scuola popolare, concesso formalmente dopo un’occupazione tollerata da parte dell’Istituto Autonomo delle Case Popolari (IACP) che ne era proprietario, divenne un simbolo della “democrazia di base”, della “partecipazione dei cittadini”, principi ispiratori, a volte influenzati da ingenue teorie dei contropoteri, tanto da non rendere particolarmente facili, anzi spesso conflittuali, i rapporti con le Istituzioni – Chiesa e partiti compresi – dei quali si faceva tranquillamente a meno, sostenuti da un rigoroso autofinanziamento.
Esaurita la fase della Scuola Popolare, l’attività proseguì con un Circolo culturale e con il Comitato di quartiere, fino al 2000, anche se dal 1979 in locali diversi dall’ex centro sociale, in quell’anno occupato da alcune famiglie di senza tetto, spinte a questa scelta dagli stessi ambienti dell’amministrazione comunale. A nulla valsero gli appelli del Circolo culturale e del Comitato di quartiere perché non si mettesse in contrapposizione il diritto alla casa con quello agli spazi della partecipazione popolare, rappresentati esemplarmente dall’ex centro sociale. Le istituzioni e tutti i partiti rimasero sordi. In fondo le iniziative che vi si svolgevano non erano esattamente controllabili e perfino “disturbavano” la politica del palazzo. Dopo alcuni anni le famiglie furono sistemate in alloggi adeguati e l’ex centro sociale fu murato e reso del tutto inagibile con la sfondatura del tetto. Così è rimasto da oltre trent’anni: uno squallido rudere, monumento all’inefficienza delle Amministrazioni interessate, a partire dall’azienda regionale Area (subentrata allo IACP), che ne è tuttora proprietaria.
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Il rudere dell’ex centro sociale che ospitò negli anni 70 la Scuola Popolare di Is Mirrionis

Ma da quasi tre anni si combatte perché la musica cambi. Infatti l’associazione culturale Antonio Gramsci e altri organismi operanti in quartiere, unitamente a ex docenti ed ex alunni della Scuola Popolare, hanno promosso una serie di iniziative per recuperare la memoria della scuola e delle altre attività che si svolsero nell’ex centro sociale, rivendicando il ripristino dello stabile in favore della cittadinanza. Assemblee popolari e approfondimenti sulla storia del nucleo edilizio con al centro il nostro edificio, che fu progettato da Maurizio Sacripanti, illustre architetto della Scuola romana del Novecento, autorizzano ad essere ottimisti sull’esito positivo della vertenza. Intanto Area non ha dato corso a una sua deliberazione di abbattere l’ex centro sociale per realizzare al suo posto case di abitazione per portatori di handicap, peraltro non richieste dai potenziali destinatari.

L’esperienza della Scuola popolare è stata anche oggetto di un libro, presentato con successo in città e in regione. Questo fermento ha portato alla costituzione di una associazione di cittadini, denominata “Casa del quartiere di Is Mirrionis”, che intende lavorare a 360 gradi, promuovendo la partecipazione popolare e la gestione dei beni comuni urbani da parte dei cittadini. Ed è proprio l’iscrizione dell’edificio dell’ex centro sociale alla categoria dei “beni comuni” che costituisce un’ulteriore garanzia rispetto all’esito delle rivendicazioni in atto. Per conseguire tale finalità la nuova associazione ha anche aderito all’Osservatorio dei beni comuni della Sardegna, impegnato particolarmente a richiedere al Comune di Cagliari l’adozione del “regolamento sulla collaborazione dei cittadini per la gestione condivisa e la rigenerazione dei beni comuni urbani”

Oggi venerdì 14 aprile 2017

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di Enzo Bianchi, Monastero di Bose.

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arkimastria-logoScuola Popolare di Is Mirrionis. Comunicazione di servizio. Giovedì 13 aprile 2017, alla scadenza prevista del Bando Culturability, l’Associazione Arkimastria dell’Università della Sardegna – Università di Sassari, Dipartimento di Architettura di Alghero, ha presentato il progetto “Sineddoche” per la rigenerazione spazi da condividere, con riferimento al “Nucleo edilizio di Is Mirrionis, realizzato negli anni 50 su progettazione del grande architetto Maurizio Sacripanti. Presto una scheda del progetto presentato.
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linkiesta logoManifattura Milano è l’idea politica più ambiziosa che c’è oggi in Italia
Far tornare la manifattura – digitale e artigiana – in città. Questo il progetto del capoluogo lombardo. Un piano che travalica la sfera economica e che punta a ridefinire identità e tessuto urbano milanese. E a cambiare il destino del Paese.
di Francesco Cancellato, su Linkiesta.
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L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro. A termine
I dipendenti a termine sono aumentati del 38%. Né la riforma del Jobs Act né quella pensionistica hanno invertito questo trend. Complici la crisi internazionale e la velocità dell’innovazione tecnologica, sta di fatto che ha rimetterci sono giovani e precari.
di Gianni Balduzzi su Linkiesta.
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CONFERENZA  REGIONI e PROVINCE AUTONOMEReddito d’inclusione: il testo del memorandum
Documento siglato il 14 aprile dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Su Regioni.it.

Maurizio Sacripanti a Cagliari… della scuola popolare e del centro sociale

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Maurizio Sacripanti, architetto, a Cagliari, venerdì 24 marzo 2017
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ape-innovativa Intervento di Franco Meloni.
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Rilanciare le Scuole popolari per contrastare l’analfabetismo di ritorno

lavanda di primavera 17Analfabeti funzionali, il dramma italiano: chi sono e perché il nostro Paese è tra i peggiori.
Sono capaci di leggere e scrivere, ma hanno difficoltà a comprendere testi semplici e sono privi di molte competenze utili nella vita quotidiana…
ESPRESSO.REPUBBLICA.IT: http://m.espresso.repubblica.it/inchieste/2017/03/07/news/analfabeti-funzionali-il-dramma-italiano-chi-sono-e-perche-il-nostro-paese-e-tra-i-peggiori-1.296854

Oggi lunedì 20 marzo 2017

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Nucleo Is Mirrionis Sacripanti
lampada aladin micromicroRiusiamo l’Italia. Riusiamo la Sardegna. Praticando l’obbiettivo, noi ripartiamo simbolicamente dalla Scuola Popolare di Is Mirrionis.
Editoriale di Aladinews.
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democraziaoggiPensieri sulla sinistra al Congresso di Rifondazione
Andrea Pubusa su Democraziaoggi.
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CITTÀ E TERRITORIO »NOSTRO PIANETA» INVERTIRE LA ROTTA
eddyburgI diritti negati alla Terra e a chi verrà dopo di noi
di Guastavo Zagrebelsky
Anche il grande giurista raccoglie la crescente preoccupazione di quanti vedono i poteri dominati da un’idea deforme ed inumana dello “sviluppo” proseguire della folle dissipazione del patrimonio essenziale dell’umanità: la Terra. la Repubblica, 20 marzo 2017.
Zagrebelsky su eddyburg.

Punta de billete per venerdì 24 marzo 2017: Convegno su Maurizio Sacripanti, architetto

Sacripanti per webMaurizio Sacripanti, architetto. Convegno di venerdì 24 marzo 2017, a Cagliari, Fondazione di Sardegna, via San Salvatore da Horta 2. La pagina fb dell’evento: https://www.facebook.com/events/622155447981369/

Riusiamo l’Italia. Riusiamo la Sardegna. Praticando l’obbiettivo, noi ripartiamo simbolicamente dalla Scuola Popolare di Is Mirrionis

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con Arkimastria
lampada aladin micromicroCon i giovani amici di Arkimastria del Dipartimento di Architettura di Alghero (nella foto, al centro, la presidente Adele Pinna e il vice presidente Pasquale Lotto) e con il prof. Aldo Lino sosteniamo il “Comitato promotore della Consulta Is Mirrionis-Scuola Popolare” per la partecipazione al Bando Culturability. Abbiamo un buon progetto per la “rigenerazione” del nucleo di quartiere dove c’è lo stabile che ospitò la Scuola Popolare di Is Mirrionis negli anni ’70. Quello che progettò Maurizio Sacripanti e che fu realizzato negli anni Cinquanta. Lo porteremo avanti con il pieno coinvolgimento della popolazione dei quartiere e della città. Di seguito alcune elaborazioni (tratte dal sito “riusiamolitalia”) di cui si avvale il progetto allo stato in fase di definizione.
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DOCUMENTAZIONE da RIUSIAMOL’ITALIA
CANTIERE ANIMATO: NUOVI APPROCCI ALLA PROGETTAZIONE
La progettazione del riabitare uno spazio pubblico si basa sempre più su percorsi che attivano incontri tra persone (spesso giovani) interessati al riuso a fini culturali e sociali di spazi vuoti ed Enti proprietari interessati a questo tipo di “rigenerazioni”, anche temporanee.

Oggi i territori vivono una situazione del tutto nuova, con una crescita smisurata di spazi che vengono progressivamente lasciati vuoti, privi di una loro funzione dʼuso. Eʼ un fenomeno particolare che vede il passaggio da “persone senza spazi” a “spazi senza persone”. Ciò sia nelle aree urbane, che nei territori rurali, dove lʼIstat ha mappato (ad aprile 2015) ben 6.000 “paesi fantasma”, intesi come agglomerati abitativi abbandonati.

Molte esperienze in Italia segnalano già il riuso di questi spazi come esperienza di creazione di valore sociale, culturale ed anche economico /occupazionale. Esistono però sia barriere che difficoltà allʼincontro tra giovani (ed in generale cittadini) interessati a questa rigenerazione e chi ha la proprietà / disponibilità di questi beni (nonostante diverse leggi ed in particolare lʼart. 24 dello Sblocca Italia).

Per favorire questi processi, nei Comuni e/o nei quartieri (comprese le periferie) in cui le relazioni e gli incontri tra persone ed istituzioni sono ancora possibili e fondati su un capitale fiduciario, si possono promuovere percorsi di riuso di questi spazi, affinché diventino “beni comuni”. Un concetto diverso sia da quello di bene di proprietà pubblica, che privata, interessante perché dà meno importanza a questa dimensione per privilegiarne la fruizione d’uso che lo spazio assume (“rivolta alla gente comune”). I “beni comuni” sono quindi spazi di proprietà pubblica (o del Terzo settore, ma anche di privati), affidati però – nella gestione – ad organizzazioni esterne. Ciò sempre garantendo una funzione pubblica – da mandato iniziale – occupandosi della governance della gestione / fruizione del bene.

Quando proprietario del bene è l’Ente Pubblico, proprio per garantirne una funzione pubblica, il ruolo diventa quello di partner del soggetto gestore, partecipe delle attività, grazie all’istituzione di una “cabina di regia pubblica / privata”, che si creerebbe ad hoc per la gestione. In questi percorsi possono nascere anche associazioni temporanee o di scopo, fondazioni di partecipazione, ecc. Non solo: se non partono dal basso e spontaneamente questi percorsi di riuso, l’Ente Pubblico assume il ruolo di attivatore di percorsi e la progettazione diventa la gestione del progetto, l’attesa della trasformazione, la programmazione del “frattempo”, in cui succedono però già delle cose. La rigenerazione non è quindi un’opera pubblica, ma diviene un percorso partecipato, che spesso è anche di co-realizzazione di alcune azioni di riuso (es. pulizia, manutenzioni semplici, ecc.).

Lʼottica di queste operazioni di riuso è di permettere prevalentemente (ma non solo) a “giovani appassionati e competenti” di farne una occasione occupazionale. Ciò facilitando il riuso di questi spazi vuoti in tempi brevi (anche temporaneamente) nell’ottica di start up culturali e sociali, con “low budget”. LʼEnte Pubblico infatti si trova generalmente in carenza di risorse, ma può sostenere la progettazione finalizzata ad azioni di fund raising.

Rispetto ad eventuali capitali, i team di giovani possono accedere ad un programma di finanziamento di istituti finanziari del Terzo settore, su logiche di “capitale paziente” proprio per sostenere questi “cantieri di rigenerazione”. Ma possono guardare anche al fund raising, al crowdfunding, ai bandi pubblici e/o di Fondazioni.

Queste operazioni di riuso sono infatti azioni di rigenerazione (rurale o urbana), di aggregazione pubblica, di partecipazione attiva e di cittadinanza, oltre che di inclusione sociale, sempre in ottica di sviluppo occupazionale. Il Terzo settore (o No profit) infatti in questi anni è stato un ambito che è cresciuto dal punto di vista occupazionale, soprattutto coinvolgendo giovani, in prevalenza qualificati. Queste operazioni di riuso spesso diventano anche azioni di sviluppo locale, soprattutto là dove riprendono temi legati al turismo leggero, alla valorizzazione del territorio, al food, alle tradizioni, allʼarte e cultura.

Questi percorsi partono dalla condivisione interna alla P.A. sulle modalità e condizioni di esternalizzazione e procedono poi con la loro promozione, con lʼavvio di un percorso pubblico animativo di formazione / promozione del riuso dello spazio e si concludono con lʼassegnazione della gestione dello spazio, sempre con una evidenza pubblica e con una modalità trasparente. Viene elaborato anche uno “studio di fattibilità” ai fini di individuare – sempre in modo coprogettato – vocazione, funzioni dʼuso, analisi investimenti e sostenibiltà della gestione, elementi per un piano di marketing, reti e partner, nuovi pubblici.

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Il riuso però non è detto che parta sempre e solo dall’Ente pubblico. L’attivatore, a seconda dei territori, può essere un soggetto portatore di un bisogno (es. Terzo settore), un gruppo di persone che si unisce per una causa, un’organizzazione particolarmente sensibile alle questioni.Di conseguenza, anche il percorso di riuso / rigenerazione, può avere più dimensioni, dinamiche diverse, tempi più o meno lunghi.

Nel 2016, le buone prassi sviluppate grazie al lavoro diretto degli autori di “Riusiamo l’Italia” sono state l’avvio del co-working/incubatore a Tortona con Impact Hub in una ex Scuola/spazio pubblico vuoto, a Varese Vitamina-C, il social hub promosso da ACSV in una “terrazza” non utilizzata, a Formigine (Mo) la riprogettazione partecipata di un nuovo spazio per i giovani in uno spazio sotto utilizzato ed in Valle Sabbia (Bs), l’avvio di un nuovo fab lab in un ex convento. Oltre alla co-progettazione, decisivo è stato l’accompagnamento all’avvio della gestione di questi nuovi spazi.

giovanni.campagnoli@riusiamolitalia.it
Sacripanti per web

PERCORSI DI PROGETTAZIONE DI RI-USI PUBBLICI DI SPAZI VUOTI: LO STUDIO DI FATTIBILITÀ E LʼACCOMPAGNAMENTO ALLO START UP
Percorsi di progettazione di ri-usi pubblici di spazi vuoti: lo studio di fattibilità e lʼaccompagnamento allo start up

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Oggi si assiste ad una situazione nuova nel rapporto luoghi/territori. Ci si trova infatti di fronte a contesti dove sempre più gli spazi sono vuoti superano le richieste per eventuali e diverse funzioni dʼuso. Luoghi produttivi dismessi, aree abbandonate, edifici pubblici e para-pubblici vuoti, ma anche Oratori, Stazioni FFSS, cinema, locali commerciali… Sintetizzando, si potrebbe affermare che le politiche giovanili, quelle culturali e quelle urbanistiche dovrebbero darsi lʼobiettivo di riempire questi spazi vuoti con idee e talenti individuali e collettivi, contribuendo alla rinascita delle città e dei territori con nuove energie. A partire da aree interne e periferie. Questa strategia prevede un forte coinvolgimento degli attori locali, anche al fine di valorizzare saperi, tradizioni e know how del territorio, attualizzando magari antiche vocazioni e generando nuovo capitale sociale, indispensabile allo

sviluppo dei territori.

Il punto di partenza è quindi lʼelaborazione, con una fase di ricerca sociale, di uno studio di fattibilità vero e proprio. Finalità di questo lavoro sono quelle di guidare il percorso che porti questi spazi ad essere luoghi di innovazione ed eccellenza nellʼambito specifico delle politiche locali “site specific”, ma comparabili con quelle europee, in quanto pensate e gestite seguendo le linee guida della UE in materia.

A conclusione della fase di ricerca e studio, la fase successiva di questo lavoro è quella di un percorso di accompagnamento con soggetti committenti e gestori. Infatti, una volta definite le caratteristiche, le funzioni dʼuso, il piano marketing ed il budget grazie allo studio di fattibilità, prende avvio la fase di implementazione. Si tratta di un percorso dove formazione, consulenza, accompagnamento, supervisione, analisi di situazioni critiche, si fondono costantemente, in un servizio di tutoring a metà tra momenti dʼaula e lavoro a distanza, con supporto anche rispetto a materiali necessari allo start up del Centro (es. contratti tipo con organizzazioni giovanili, budget dei costi delle attrezzature, selezione dei fornitori, grafiche, ecc.).

2 Lo studio di fattibilità

Lo studio di fattibilità, nell’ambito della progettazione sociale, non sostituisce la redazione del progetto, ma fornisce spunti e indicazioni delle quali chi progetta può tenere conto per organizzare il proprio lavoro.

Per predisporre lo studio, vanno anzitutto raccolti dati, utilizzando diverse fonti informative:

– dati descrittivi del territorio (quanti giovani ci sono, che caratteristiche hanno,quali interessi e competenze, quali sono le attività produttive presenti, ecc…);

– colloqui con testimoni significativi individuati sul territorio (es.: rappresentanti di istituzioni, associazioni, figure educative, operatori economici, gestori di locali, ecc…);

– incontro aperto con tutte le persone potenzialmente interessate all’apertura del Centro;

sopralluogo della struttura, delle sue caratteristiche e della sua collocazione.

Utilizzando i dati raccolti si elabora uno studio di fattibilità ad hoc. Il documento, una volta “approvato” dal committente, viene poi presentato pubblicamente e messo a disposizione

dei soggetti locali interessati, anche alla gestione del Centro. Lo studio diventa, ad esempio per le Amministrazioni locali, il documento progettuale di riferimento in base al quale valutare le offerte in eventuali bandi pubblici.

Lo Studio di fattibilità viene commissionato infatti per definire se un progetto (o un programma) o un’idea di massima:

• produce utilità sociale e culturale;

• può essere realizzato/migliorato dal punto di vista tecnico;

• risulta sostenibile dal punto di vista economico.

Lo studio riguarda una dimensione di futuro (“pro-jecuts”, “verso cosa”) e si basa quindi su delle valutazioni, più che su elementi certi, per cui si devono adottare criteri chiari e trasparenti, in modo da garantire l’obiettività dello studio e dei suoi risultati.

Il prodotto finale dello studio è costituito da un insieme di conclusioni e di raccomandazioni sulla possibile realizzazione e sulla delimitazione degli ambiti, offrendo indicazioni utili a orientarne le priorità, le linee di azione, le strategie e le modalità di lavoro, la pianificazione economica e temporale, le procedure amministrative ed i criteri di valutazione per lʼassegnazione della gestione. Diventa quindi, per il committente, uno strumento conoscitivo utile a supportare le valutazioni relative allʼopportunità di adottare scelte in particolare per quel che riguarda lʼambito di operatività. Infine, oltre alle linee guida per un piano di marketing operativo, lo studio offre un budget degli investimenti necessari alla gestione del centro, insieme ad un budget triennale di gestione, quale strumento utile per accompagnare la fase di start up dello spazio.

Come detto, questo lavoro di ricerca ed elaborazione dello studio di fattibilità deve essere preceduto da un lavoro di analisi sia sulla eventuale documentazione già presente (ad esempio relativa allʼiter di questi centri), sia di ricerca di definizioni e buone prassi inerenti questi spazi, che possano fungere da modelli di confronto. Ma non solo: incontri ed interviste ad hoc, sono le modalità tipiche di lavoro, che prevede incontri/confronti costanti con i committenti e le realtà coinvolte, per la validazione delle ipotesi e/o la

successiva modifica/integrazione.

Infine, ultimo step di questo lavoro, sono i momenti pubblici di divulgazione dei risultati.

2.1 Obiettivi

Obiettivi specifici della fase di ricerca e studio di fattibilità sono:

a livello generale, se si tratta di spazi giovanili, applicare nel contesto locale le linee guida degli di “matrice europea” secondo quanto contenuto nei principali e recenti testi normativi in materia di gioventù;
se si tratta di spazi “ a vocazione indecisa”, seguire i criteri e linee guida delle progettazioni di riuso / rigenerazione contenute nella letteratura più innovativa in materia di rigenerazione / riuso;
– individuare – facendo emergere desideri e bisogni locali, tramite la ricerca sociale – l’identità/mission (o “vocazione”) dello, “costruirla” in un percorso di condivisione, comunicarla e renderla comprensibile alla comunità locale (giovani e non solo);

– predisporre, a questo fine, un adeguato piano di marketing e comunicazione;

– elaborare uno studio di fattibilità individuando le condizioni di equilibrio tra sostenibilità economica (budget triennale di gestione e di investimenti) ed utilità sociale dello specifico centro, le relative linee guida di un piano marketing e quelle per un procedimento amministrativo utile allʼindividuazione di un soggetto gestore. La gestione dello spazio, ai fini stessi dellʼefficienza economica, dovrà essere caratterizzata dal costante coinvolgimento dei soggetti ospitati e di nuove proposte, ottenendo valore economico dai processi aggregativi.

Il tutto parte da una fase di studio dei documenti istitutivi o storiografici dei progetti di realizzazione già redatti dalle realtà locali e/o dallʼanalisi di ricerche ad hoc già disponibili.

2.2 Precisazioni necessarie

Lʼapproccio metodologico adottato tende ad essere “generativo” ovvero punta a determinare un equilibrio più virtuoso tenendo conto da una parte del calo progressivo di risorse pubbliche da dedicare e dallʼaltra delle potenzialità e capacità di generare flussi di ricavi ed appropriate economie di scala da affidare a profili gestionali di tipo imprenditoriale.

Ne risulta automaticamente che lʼanalisi degli spazi, delle funzioni da introdurre, degli usi da adottare porti sempre a risultati diversi da quelli per i quali erano stati progettati. Ciò avviene non solo con le strutture le cui funzioni originarie sono cessate, modificate e trasferite in altre sedi, ma anche con contenitori nuovi, di recente e qualificata costruzione, dove le destinazioni dʼuso erano di fatto già riconducibili in tutto o in parte a quelle della nuova vocazione.

Nella conduzione di uno studio di fattibilità e nella gestione del dialogo con lʼente committente ci si trova di fronte a due modelli molto diversi: quello del passato che postulava la capacità del soggetto pubblico di gestire la struttura secondo una specifica visione pianificata e programmata e quello del presente che tenta invece di innescare meccanismi di “leva” economica in tutto o in parte finanziati da soggetti utilizzatori e /o gestori degli spazi.

Nonostante questa diversità di presupposti, lʼesigenza di modifiche agli organismi edilizi solitamente viene ipotizzata a livelli minimi e strettamente indispensabili (anche per il massimo contenimento dei costi), per fattori variegati quali principalmente:

• lʼadeguamento normativo necessario per lʼintroduzione di alcuni funzioni generatrici di reddito (es. il bar e servizi igienici connessi);

• lʼintroduzione di funzioni speciali tipicamente collegate ai target di nuovo pubblico che si intende coinvolgere (es. gli universi giovanili e non sempre presenti nei programmi funzionali originari, ad es. spazi per laboratori ed attività artistiche ed espressive in genere,

skatepark, sale prove musica, ecc.);

• la valorizzazione di alcune soluzioni spaziali di particolare appeal spaziale o emozionale: soppalchi, visuali, rapporto interno/esterno, verde, elementi di design, colori, ecc.;

• conferimento di elasticità e flessibilità ad alcuni specifici comparti del complesso edilizio, anche in termini di arredi e funzionalità varie;

• particolari esigenze di dimensionamento collegata al raggiungimento di standard funzionali o target prestazionali indispensabili per gli specifici obiettivi gestionali.

Si tenga anche conto che proprio in quanto studi di fattibilità, lʼanalisi dello stato dei luoghi e degli spazi avviene attraverso sopralluoghi ed analisi degli elaborati grafici di progetto. Da questo punto di vista, le soluzioni proposte possono essere suscettibili di insufficienti approfondimenti di tipo strutturale e impiantistico. È quindi opportuno ricomprendere prima o durante lʼelaborazione degli studi di fattibilità momenti di confronto con, a seconda dei

casi, i progettisti, i manutentori o i detentori della memoria storica della costruzione e dei luoghi. Partendo dalla condivisione di dati e informazioni ed assicurando un buon livello di dialogo tra i vari portatori di conoscenze si possono ottenere i migliori risultati. Infine, anche lʼanalisi ed i budget delle soluzioni tecniche proposte in riferimento ad arredi ed attrezzature, deriva da elementi di altre realtà che già hanno adottato quanto proposto e che sono comunque comparabili con quelle oggetto di studio. Di conseguenza, tutte le

soluzioni proposte devono poi essere oggetto di approfondimento in sede di acquisto.

3 L’accompagnamento allo start up

In questo ambito, è utile prevedere un accompagnamento formativo/consulenziale alle fasi di start up del centro giovani, con il coinvolgimento attivo delle persone responsabili dellʼorganizzazione che si occupa della gestione, gli operatori, gli “attivi”, altro personale

professionale, referenti istituzionali. Il percorso formativo è molto calato nella situazione e prevede metodologie di apprendimento attivo, sperimentazioni, visite guidate, bench marking, innovazione sociale per arrivare ad una gestione di “successo” di un nuovo modello di centro giovani, su base delle recenti indicazioni europee in materia di gioventù.

3.1 Il contesto

Uno spazio giovani (nuovo o che si rinnova) in fase di avvio, affronta una serie di tappe delicate in quanto incidono e connotano le fasi ed i tempi successivi dello sviluppo del centro.

I requisiti base per il successo nella fase dellʼavvio di uno spazio sono lʼalta partecipazione di cittadini (e/o giovani) – fin dalla fase iniziale – ed una start up giovanile o una organizzazione “matura” in grado di garantire gli aspetti fiscali/gestionali/amministrativi, oltre che alla presenza attenta delle istituzioni.

La presenza contemporanea di questi elementi è il punto di partenza per lʼavvio degli spazi: la sfida è che da queste premesse nasca un progetto operativo gestionale che porti a garantire lʼapertura e lʼavvio del nuovo spazio o nel più breve tempo possibile, definendone anche aspetti di microprogettazione, quali la scelta di arredo ed attrezzatura, programmazione, attività, comunicazione, apertura, nuove azioni sperimentali, ecc.

Lʼipotesi base è che lʼavvio avvenga fin da subito con il coinvolgimento di operatori professionisti, giovani attivi e responsabili istituzionali.

Di conseguenza gli attori coinvolti in questo progetto sono i giovani stessi, gli operatori dellʼorganizzazione che ha la mission di avviare il centro, i responsabili istituzionali delle Amministrazioni coinvolte.

Il progetto si articola su un doppio binario:

– lʼaccompagnamento allʼavvio del centro (con supervisione anche nellʼattrezzaggio, marketing e comunicazione, microprogettazione, supervisione alla fasi gestionali)

– percorso formativo parallelo impostato sullʼacquisizione di conoscenze e competenze relative alla gestione di un centro giovani, alla assunzione di un ruolo, alla condivisione di obiettivi e finalità comuni.

Il percorso formativo prevede quindi momenti dʼaula comuni ed “assetti variabili”, visite guidate ad altre esperienze con alcune sperimentazioni in situazione, bench marking.

I contenuti del percorso devono essere veramente innovativi: ed il progetto formativo prevede quindi che sia garantito un accompagnamento ed una formazione allo start up di questi spazi, affinché diventino “luoghi” significativi per la comunità locale (a partire dai giovani), con un forte ruolo di “attrattore” per le nuove generazioni, unito a quelle capacità di progettazione che sanno cogliere le innovazioni di cui i giovani (e/o gli start uppers sociali e culturali) sono naturali “portatori” e che vengono richieste a chi “sa stare” ogni giorno con loro.

Va quindi tradotta in nuova progettualità tutta la “freschezza e l’attualità”, le novità, le mode, le innovazioni, i bisogni e desideri che si colgono in questi percorsi di partecipazione. Si vede come oggi i tempi sono maturi affinché le comunità locali, i territori, si impegnino invece a gestire situazioni di crisi e difficoltà, sapendo recuperare risorse e valori, per costruire nuovi “beni comuni”, attualizzando le domande ed organizzando risposte in modo innovativo ed al tempo stesso sostenibile, prevedendo – per questi luoghi – anche un investimento iniziale, un piano di rientro e sviluppando al contempo una funzione di “fund raising” locale.

3.2 Le attività da realizzare

Le attività da realizzare riguardano momenti formativi e consulenziali al gruppo, seguendo lʼavvio del centro, dalle prime fasi pre apertura, fino allʼinaugurazione ed allʼavvio. Questa supervisione riguarda il team di cui si è detto prima.

Il percorso formativo è basato su “assetti variabili” e, prevedendo anche momenti di visite, la partecipazione varia a seconda dei temi trattati, pur mantenendo il nucleo di partecipanti legati alla consulenza, attorno al quale – in questa fase formativa “non convenzionale” – possono appunto ruotare altri start uppers, operatori, referenti di istituzioni.

Il percorso si articola in un numero contenuto di incontri ed in breve lasso di tempo (ad es. 12 incontri in sei mesi) sei mesi.

3.3 Contenuti del percorso di accompagnamento allʼavvio di un nuovo spazio

Il team di lavoro che si occupa di un percorso di questo tipo, deve comprendere formatori con competenze diverse, dallʼanimazione sociale alla cultura, dalla creatività al welfare. I contenuti in relazione alle fasi sono:

Microprogettazione

> Individuazione del luogo: caratteristiche interne e localizzazione

> Il business plan, il budget dellʼinvestimento, la sostenibilità ed il punto di pareggio

> Realizzazione dello spazio: progettazione interna e co-progettazione con il territorio

> Attrezzature tecniche, strumentazioni ed allestimento interno

> Il marketing degli spazi rigenerati: il valore del brand, l’investimento in comunicazione e promozione ed obiettivi di ritorno sullʼinvestimento

> Naming, arredi, colori, lay out, attrezzature da interni (e da esterni) da prevedere nella progettazione egli spazi giovanili. La tecnica del “rendering” condiviso e le professionalità da coinvolgere

> I ruoli, le funzioni ed i compiti per la gestione dello spazio. L’avvio e la gestione

> La formula di gestione: diretta, concessione e partnership con altre organizzazioni.

> Dall’avvio all’evento di inaugurazione, dalla progettazione dello spazio, alla programmazione delle attività

> Processi di comunicazione e creazione di valore nella progettazione e sviluppo di spazi giovanili: ricerca di visibilità nella comunità locale

> Informazione e comunicazione, tra free cards e social networks

> La stima dei costi e degli investimenti in promozione e comunicazione, nelle varie fasi di sviluppo dello spazio

> Costruire reti di partnership, dalla comunità locale all’Europa, e con le realtà già presenti. La ricerca del coinvolgimento e della partecipazione diretta, dall’aggregazione al lavoro.

> Fund raising, crown funding, locale, marketing e Pubbliche relazioni a sostegno degli spazi giovanili nella comunità locale

> Finanziare la rigenerazione: opportunità nazionali, europee e locali. Il ruolo ed i finanziamenti dei programmi europei. La funzione di “fund raising” locale. Il ricorso al microcredito ed al prestito diffuso

> Entrare e stare nelle reti di spazi giovanili: costi e ritorno sugli investimenti. Verifica e valutazione

> Riprogettare spazi ed interventi generativi di utilità sociale e di risorse economiche

> La definizione e la valutazione valore sociale ed economico creato

> La valutazione come processo di attribuzione di significato, come momento di condivisione e riprogettazione.

Beni Comuni Urbani: perché non si ricupera al quartiere e alla città lo stabile della Scuola Popolare di Is Mirrionis? L’ITI Is Mirrionis-San Michele può prevederlo

Is Mirrionis vignetta2SCUOLA POP ISM BOMBARDATA
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Azione 9.6.6. Interventi di recupero funzionale e riuso di vecchi immobili in collegamento con attività di animazione sociale e partecipazione collettiva, inclusi interventi per il riuso e la rifunzionalizzazione dei beni confiscati alle mafie
Descrizione della tipologia e degli esempi di azioni da sostenere.
(…) Si intende, quindi, favorire il recupero funzionale e il riuso di vecchi immobili pubblici da destinare a spazi di relazione per il quartiere e l’intera comunità locale, nella piena convinzione che la rifunzionalizzazione di spazi pubblici dismessi o sottoutilizzati in stretto collegamento con attività di animazione sociale e partecipazione attiva, possa rispondere a una duplice finalità: da un lato evitare l’ulteriore degrado dell’area, dall’altro rappresentare una leva di coesione sociale.
Gli interventi infrastrutturali saranno funzionali alle attività di animazione sociale che sul territorio si intenderà promuovere, per diventare dei luoghi fisici di partecipazione attiva dei cittadini, degli spazi in cui sviluppare un lavoro di prossimità. Tali iniziative dovranno fungere da catalizzatore per la costruzione di nuove reti di relazione e rappresentare dei luoghi in cui si potranno intercettare i problemi sociali della famiglia, degli anziani, delle persone inoccupate e disoccupate in cerca di lavoro, e diventare delle vere e proprie “case di quartiere”, in grado di offrire servizi alla collettività (supporto alla genitorialità, sostegno alla legalità, prevenzione di fenomeni di devianza giovanile e/o abbandono scolastico)
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(…) – Approfondimenti - SEGUE

Oggi martedì 7 marzo 2017

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gramscidemocraziaoggiAttualità del pensiero gramsciano
Francesco Cocco su Democraziaoggi.
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valutaz-dirinnovaScuola Popolare
Il principio di sussidiarietà.

Oggi domenica 5 marzo 2017

sardegnaeuropa-bomeluzo3-300x211Sardegna-bomeluzo22sedia-van-goghdemocraziaoggiGLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501413
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Punta de billete: arregordarì. Save the date La pagina fb dell’evento.
Sacripanti per web

Oggi lunedì 13 febbraio 2017

“Eurallumina, noi diciamo no”: ecco la relazione integrale dei Ministero dei Beni Culturali (e solidarietà ad Angelo Cremone).
di vitobiolchini su vitobiochini.it
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Libro SP 13 feb 2017
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Cgil 2 siCGIL, parte il referendum sul lavoro
Gianna Lai su Democraziaoggi.
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Domani lunedì 13 febbraio 2017

Libro SP 13 feb 2017

Oggi domenica 12 febbraio 2017

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sardegna-dibattito-si-fa-carico-181x300Note ai margini del libro di Francesco Casula: l’unità d’Italia, sciagura o fatto progressivo?
Andrea Pubusa su Democraziaoggi.
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Domani, lunedì 13 febbraio 2017 alla Fondazione di Sardegna, in via San Salvatore da Horta, Cagliari.
Libro SP 13 feb 2017