LA LAMPADA di ALADIN

Che fine ha fatto la “Città dell’Impresa”?

Città-dellimpresa-CagliariChe fine ha fatto la “Città dell’Impresa”. Se lo chiedeva Alessandro Zorco esattamente un anno fa (su Casteddu online). Tutti i suoi interrogativi, che facciamo nostri, sono tuttora irrisolti http://dirinnova.blog.tiscali.it/2016/01/30/che-fine-ha-fatto-la-citta-delle-imprese/?doing_wp_cron.
- Torneremo presto sull’argomento.

Svegliati Italia, svegliati Sardegna, svegliati… E’ ora di essere civili

SvegliaSS VTLa sedia
di Vanni Tola

SVEGLIATI SASSARI. E’ ORA DI ESSERE CIVILI

Grande partecipazione in Piazza d’Italia alla manifestazione a sostegno delle legge per regolamentare le unioni civili. Manifestazione festosa, con una notevole presenza di giovani. Presenti, tra gli altri, il Sindaco di Sassari Sanna e il Presidente del Consiglio regionale Ganau e numerose associazioni della società civile.
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SVEGLIATI NUORO. E’ ORA DI ESSERE CIVILI
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SVEGLIATI CAGLIARI. E’ ORA DI ESSERE CIVILI
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…SVEGLIATI SARDEGNA!
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BalducciRIFLESSIONI PROFONDE E PERTINENTI

Cos’è la “famiglia cristiana”?
Svelare le mistificazioni e le menzogne
Una profonda riflessione di Padre Ernesto Balducci risalente al 1974 in occasione del Referendum sul divorzio, ripresa da SardegnaSoprattutto.

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Al di là della grande illusione della Zona franca integrale perché non si realizzano le (consentite e auspicabili) Zone franche urbane e i punti franchi doganali?

Cagliari ft Quinta Aape-innovativaAl di là della grande illusione della zona franca integrale esiste quanto si può fare e non si fa: le zone franche urbane e i punti franchi doganali (Cagliari in primis, punto franco che potrebbe essere realizzato da 15 anni). Il perché di questa situazione esige un dibattito pubblico e una chiamata di responsabilità delle Istituzioni ed Enti coinvolti (Regione, Comuni e in particolare quello di Cagliari, Camera di commercio, Università, Cacip…). L’argomento trattato sinteticamente da Roberto Mirasola è oggetto di studio e intervento politico del Gruppo di lavoro sulle Zone franche della coalizione Cagliari Città Capitale
Che fine hanno fatto le zone franche urbane?.
16 gennaio 2016
di Roberto Mirasola, su il manifesto sardo
Le elezioni amministrative di Cagliari sono ormai prossime ma ciò che a tutt’oggi emerge dalla campagna elettorale è sopratutto il gossip. La stampa sembra interessata al numero dei candidati sindaci dimostrando scarsa attenzione su quello che è il loro progetto di città.
Del resto alcuni candidati non sono esenti da colpe, promettono pagine di programma o numeri spropositati di liste, ma al momento non emerge niente. Nessuna visione di città. Eppure i dati che emergono, ad esempio sul fronte del lavoro sono preoccupanti e meriterebbero ben altro approfondimento.
E’ importante capire cosa si vuol fare per contrastare l’aumento della disoccupazione ma anche la fuga dei giovani verso altre mete, che consentono loro un miglior tenore di vita. Come più volte ribadito, l’amministrazione comunale non è un ufficio di collocamento ma può e deve consentire le condizioni di sviluppo che siano capaci di attrarre investimenti e di conseguenza creare occupazione.
E’ curioso constatare come nell’ultima campagna elettorale per le regionali si sia straparlato della Zona Franca Integrale, che va detto per inciso non è realizzabile, e niente si dice oggi sulla possibilità di istituire Zone Franche Urbane in città. Tale strumento favorirebbe la nascita di micro imprese che potrebbero operare nei primi cinque anni di attività in regime di esenzione dalle imposte sui redditi, Irap, Iuc e contributive. Se consideriamo che la pressione fiscale oggi si attesta al 43,2% possiamo ben dire che si tratta di una proposta interessante. Tutto questo è realizzabile? Certo che si.
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CAGLIARI 2016. Dibattito su/per la città alla vigilia delle elezioni comunali.

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Cagliari: e se il vero candidato della destra fosse Zedda?. Andrea Pubusa su Democraziaoggi.
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Lobina: “Massidda, hai già governato con Berlusconi: fatti da parte” - Su Casteddu online.
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Il 2016 della politica. Per il centrosinistra (e Zedda) il test delle Comunali
Alessandra Carta su SARDINIA POST.
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Le sfide di Massimo Zedda. Tra di esse assenti il lavoro, la casa, la partecipazione popolare… Su L’Unione Sarda di sabato 2 gennaio 2016.
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AladinDibattito-CAbisCaro Massimo, ora giochi al trasformismo!?
democraziaoggi loghettoAmsicora su Democraziaoggi

Caro Massimo,
ora proprio mi hai rotto, a che gioco stai giocando? Cinque anni fa ti sei presentato ai cagliaritani come il protagonista di una nuova stagione, collettiva e alternativa al vecchio modo di amministrare della destra e della sinistra moderata. Avevi anche lanciato lo slogan ”Ora tocca tocca a noi“, e noi avevamo inteso che quei ”noi” eravamo proprio noi movimenti, organizzazioni, associazioni stanchi della piatta gestione dei Delogu, dei Floris, sensibili agli interessi forti più che alle esigenze dei ceti popolari. E invece? E invece, ahinoi!, abbiamo scoperto che quel “noi” si riferiva a “voi“, alla cricchetta dei tuoi compagnucci di SEL, sintonizzati sui piccoli e grandi vantaggi del potere (incarichi istituzionali o da portaborse, poco importa) più che ai problemi della gente. Questi bisogni sono stati sempre estranei al vostro orizzonte e “noi” anziché essere chiamati a dare una mano per trasformare la città e l’amministrazione siamo rimasti fuori dalla porta, chiusa in faccia rumorosamente. Ora, completi il percorso all’insegna dello strappo dalle decisioni di SEL nazionale, che si è sciolta per confluire in Sinistra italiana, per confermare l’alleanza col PD. E così, mentre “Sinistra italiana” rompe col PD e si pone come alternativa a Renzi, tu, insieme a Uras, ed ad una parte di SEL sarda rompi con Vendola e ti allei con Renzi. Non è un caso che Renzi ti abbia citato nella conferenza di fine anno: un sindaco di SEL che si mantiene in posizione subalterna al PD, pur di rimanere al potere, è un esempio da mostrare alla sinistra, come Alfano e Verdini lo sono per la destra. Prende forma il “Partito nazionale”, un aggregato degli opportunisti di tutte le bandiere agli ordini di Renzi. E tu sei lì anziché con “noi”. - segue -

Santo Stefano

santo Stefano LLSanto del Giorno: S. Stefano.
(di Luca Giordano, Napoli 1634-1705). santo-Stefano-Bomeluzo-212x300GLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x15014131ANNIVERSARI. Oggi, come il 26 dicembre di un anno, due anni… fa, Santo Stefano. Storia sarda e Dian Fossey. – Il 26 dicembre 2013 su Aladinpensiero.

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Anderson LLSophie Gengembre Anderson (1823-1903), Portrait of a Fairy, 1869, oil on canvas

Elezioni Cagliari 2016: Gianni Loy, la partecipazione e il titolo di Defensor Karalis

AladinDibattito-CA_2_2La Libertà, non è uno spazio libero
La libertà è partecipazione
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(Giorgio Gaber)
ape-innovativaCome già detto nell’ospitare altri interventi sulle elezioni comunali del 2016, vogliamo anche noi fornire un terreno di confronto che consenta ai cittadini elettori di farsi un’opinione di programmi e persone che li rappresentano, misurandone la credibilità. Altrimenti c’è la sfiducia e la conseguente diserzione delle urne, che, badate bene, fa premio a una classe politica il cui motto è diventato “meno siamo (gli elettori), meglio stiamo (gli eletti)”. Noi pratichiamo una linea virtuosa, quella della partecipazione popolare – che coincide con il concetto di pratica della libertà - per la città di tutti. Ecco perchè pensando alle elezioni comunali di Cagliari del prossimo anno, prendendo atto che la campagna elettorale è entrata da alcuni mesi nel vivo, diamo spazio a un dibattito vero e non meramente propagandistico sulla città, senza limiti e pregiudizi o rispetto reverenziale per chicchessia. Con queste motivazioni abbiamo pubblicato una serie di interventi che ci sono sembrati particolarmente “utili alla causa” e continueremo nel tempo a pubblicarne di nuovi. Chiaramente la nostra è una scelta “arbitraria” che vuole esplicitamente portare acqua al mulino del rinnovamento nei programmi e nelle persone che vorremmo al governo della nostra città, obiettivo che per le elezioni di Cagliari ci vede precisamente schierati nel sostegno alla Coalizione Cagliari Città Capitale. Scelta che non costituisce alcun vincolo per nessuno, considerato che non siamo un partito politico. Ci impegniamo perchè cammin facendo la proposta politica ed elettorale di Cagliari Città Capitale abbia lo spazio che merita, prendendo atto che i media cittadini allo stato non la favoriscono. Per quanto poco contiamo ci battiamo per (e pratichiamo) un riequilibrio che consenta alla proposta di questa Coalizione di crescere come merita nei consensi dei cittadini e delle organizzazioni espressione della democrazia di base. Sicuramente ne avremo tutti un vantaggio. Nell’intervento che segue Gianni Loy dichiara che le uniche proposte politiche sul campo che mettono al primo posto la partecipazione popolare, praticandola nei comportamenti quotidiani e come metodologia di lavoro politico e con l’impegno programmatico di ampliarla, sono allo stato tre aggregazioni: Cagliari Città Capitale (rappresentata da Enrico Lobina), Quinta A (rappresentata da Paolo Matta) e Insieme per Pirri (coordinata da Maurizio Megna). Gianni auspica un allargamento di questo costituendo polo, per esempio all’area sardista, e la convergenza in un unico candidato Sindaco, che potrebbe essere individuato in uno dei rappresentanti delle attuali formazioni o “in altri o altre che possano ben rappresentare questo spirito”. Che dire? Siamo totalmente d’accordo con Gianni Loy e sul suo appello “per noi e per la città nostra”, tanto che pensiamo che se gli riuscisse l’impresa meriterebbe la candidatura al titolo di “Defensor Karalis”, che non so se sia ancora attivo. Certo è che fu un riconoscimento prestigioso dal momento che se ne fregiarono illustri cagliaritani come (andando a memoria) Francesco Alziator, Giovanni Lilliu e Antonio Romagnino. A proposito di Antonio Romagnino, recentemente il nostro Editore Aservice ha messo in rete un suo intervento “elettorale”, datato 23 aprile 2001, tutto incentrato sul concetto di partecipazione. Guardatelo a molti anni di distanza è ancora attuale: https://www.youtube.com/watch?v=Cza4k3Pzhe8 .

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“Cagliari, per l’alternativa a Zedda si può ricominciare da tre”
di Gianni Loy*

Gianni-Loy-1Se il buon giorno si vede dal mattino, la vigilia del Natale 2015 si annuncia sotto buoni auspici. Il 16 incomincia la Novena di Natale. Nei solchi di una tradizione lontana e recente nello stesso tempo, il “Regem venturum dominum” e “Tu scendi dalle stelle”, o meglio “Tui calas de su celu”, continuerà ad essere cantato in lingua sarda in alcune chiese dell’isola. Sicuramente a Serdiana, dove don Mario Cugusi rinverdisce la tradizione proprio da lui rilanciata ormai diversi anni orsono a Sant’Eulalia, quando reggeva la storica parrocchia di Marina. Sicuramente nella chiesetta romanica dei santi Lorenzo e Pancrazio, a Cagliari in Buoncammino alle sette della sera, dove don Mario Ledda, del Capitolo Metropolitano, officerà Sa novena ‘e paschixedda, accompagnandola con alcune brevi catechesi sul tema “Voci femminili del Natale”.

Quasi in coincidenza con l’inizio della Novena di Natale, entra nel vivo anche la campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale della città di Cagliari. Una campagna, stavolta, più lunga del solito. Molti outsider, con o senza primarie, sono già in corsa. Mancano conferme per le due formazioni maggiori. Il Pd sembra impegnato in alchimie con un pezzo di Sel alla ricerca di una formula che, si dice, possa portare alla ricandidatura del sindaco uscente Massimo Zedda, prospettiva che, per la verità, provoca qualche mal di pancia anche all’interno sia del Pd locale che di quello nazionale. Forza Italia, in mancanza dell’uomo forte che, un tempo, era capace di imporre un candidato (come sembrano lontani quei tempi!) sembra davvero brancolare nel buio.

La novità che più ci interessa, o almeno che più mi appassiona, è l’emergere di alcune proposte di partecipazione aventi una comune ispirazione di fondo, quella della diretta partecipazione dei cittadini, della ricerca di risposte concrete ai bisogni delle persone, della valorizzazione della pratica dell’autonomia e dell’autogoverno.

La novità, se mi è consentito questo termine, è costituita soprattutto dalla limpidezza di queste proposte. Si tratta di tre progetti, per essere più chiari.

Il primo ha scelto il nome ben augurante di Cagliari Città Capitale ed è rappresentata dal consigliere comunale Enrico Lobina, ha forti radici nel mondo progressista e nell’area dell’autogoverno, ricca di contributi che spaziano dall’autonomismo all’indipendentismo, attenta alle esigenze delle fasce più deboli della città, preoccupata per i gravi ritardi in materia ambientale. Come dar loro torto, visto che all’amministrazione uscente non è bastata un’intera legislatura per rinnovare l’appalto per la raccolta dei rifiuti e con un preoccupante indice di inquinamento?

Una seconda area, rappresentata dal giornalista Paolo Matta, è ispirata, chiaramente e senza infingimenti, all’area del cattolicesimo progressista, per aver intercettato il formidabile messaggio sociale di papa Francesco e lamenta la perdita delle istituzioni intermedie che, se ben gestite, agevolano la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica. Ha scelto come nome: “La quinta A”. Qualcuno ha proposto che la quinta A significhi proprio “Appartenenza”, anche per segnare una rottura con recenti politiche, interpretate soprattutto dal centro destra, che immaginano la città in funzione di “altri” a partire dal turismo, e non, come dev’essere, dei suoi abitanti. Cagliari è prima di tutto la città dei cagliaritani, che possiedono, tra le loro virtù, anche quella dell’Accoglienza (un’altra “A”!) .

Infine, proprio mercoledì 16 dicembre alle ore 17.30 nell’Ex Vetreria, potrebbe venire alla luce un terzo progetto, “Insieme per Pirri”, il cui contenuto è ben rappresentato dal nome stesso, che ancora una volta richiama l’appartenenza, posto che anche quella del vecchio Comune che, a parte le possibili rivendicazioni di autogoverno con la Municipalità, è stato sicuramente trascurato quando si è trattato di risanare le aree più degradate o immaginare abbellimenti della città che ha il mare ma anche un retroterra dalle grandi tradizioni.

Credo che siamo davvero in presenza di buoni auspici. L’idea di ricominciare da zero non mi è mai piaciuta. Ripartiamo da tre, da tre idee chiare, apprezzabili, distinte l’una dall’altra ma il cui retrogusto è comune.

Così si costruisce un polo. Basta riconoscersi reciprocamente, non avere secondi fini, guardare avanti, cercare un accordo, un’idea, in grado di rappresentare il messaggio comprensivo e sintetico di queste speranze. Credo che anche altre istanze, che in città non mancano, possano trovare posto. Penso alle diverse anime dell’ambientalismo, alle controverse altre voci di una galassia “sardista” che deve trovare il coraggio di trovare almeno momenti di dialogo, a movimenti radicati nelle rivendicazioni sociali.

Da questo incontro deve nascere la scelta dell’unico candidato sindaco del polo, tra i nomi di chi attualmente rappresenta le liste o anche di altri o altre che possano ben rappresentare questo spirito.

Sarebbe bello ed utile, per noi e per la città nostra.
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*Gianni Loy, anche su vitobiolchini.it

Dibattito sulla Sardegna e su Cagliari in Sardegna

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- CAGLIARI “CITTÀ METROPOLITANA” MENTRE LA SARDEGNA CORRE VERSO IL SUICIDIO DEMOGRAFICO: QUALI ALTERNATIVE? di Federico Francioni, su Fondazione Sardinia.
- A PROPOSITO DELLA LEGGE sugli ENTI LOCALI: “Io penso e dirò perché, ci sia bisogno di una tregua, di una pausa di discussione, di un approfondimento, di un confronto…”, di Pietro Soddu, su Fondazione Sardinia.

La Coalizione Cagliari Città Capitale si presenta ai cittadini cagliaritani

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La Coalizione Cagliari Città Capitale si presenta ai cittadini cagliaritani
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Elezioni comunali a Cagliari. L’alternativa al centro destra e al centro sinistra c’è. Basta unire quanti la vogliono nel rispetto della ricchezza delle diversità.

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di Gianni Loy
Da una vita, ormai, constato un rito che si ripete, periodicamente, alla vigilia di ogni elezione. Persone, o gruppi, si organizzano con l’idea di partecipare alla competizione al fine di rappresentare istanze politiche, sociali, o anche solo corporative. Si tratta, ovviamente, di espressioni legittime che, spesso, hanno in comune il fatto di rivendicare spazi di democrazia partecipativa. A volte trovano origine in una marcata ideologia politica, altre volte rappresentano bisogni o aspettative trascurati dalle organizzazioni politiche tradizionali.
Possono essere antagonisti, tanto più in caso di latitanza da parte delle organizzazioni tradizionalmente deputate alla rappresentanza, un tempo i partiti, oggi gli epigoni di quegli stessi partiti a seguito di tortuosi percorsi di trasformazione.
Non nego di aver partecipato personalmente a quei processi, negli anni passati, a volte con la speranza di poter marcare una rappresentanza nelle istituzioni, a volte anche solo per semplice testimonianza, poco più che simbolica, quando era soprattutto l’ideologia a marcare i nostri percorsi di militanza politica.
Ma l’acqua che rumina lungo la riva che siamo soliti frequentare non è sempre la stessa. Magari abbiamo voluto crederlo, talvolta vorremo ancora crederci. Ci illudiamo, anche contro ogni evidenza, che le cose non siano cambiate, o non del tutto.
Amo ancora i riti. Ho persino rimpianto delle esperienze passate. Pentito, in ogni caso, non lo sono, o non ancora.
Ma altro è il mio desiderio di sobbalzare per le esplosioni del cloruro di potassio misto allo zolfo che animavano il centro della città, o rifrequentare la Novena di Natale col rito gregoriano, meglio ancora se officiata nella lingua mia, sarda e materna, altro passare l’avvento illudendomi ancora che questa possa essere la volta buona, che le cose, il prossimo anno, andranno sicuramente meglio, come vagheggiava il venditore di almanacchi di leopardiana memoria.
E’ il razionale che è in me a sconsigliarmelo. Vivamente.
La società civile, quella che anni addietro si pretendeva potesse rianimare la politica, è defunta da un pezzo, le consultazioni pre-elettorali (primarie) sono in coma. Solo i 5 stelle, forse anche meritoriamente, continuano a praticarle. Tuttavia, anche in quell’esperienza, avverto qualcosa di stonato.
La parte più deteriore del sistema partitico ha ripreso in mano il gioco. Veniamo informati, di tanto in tanto, di tresche, di mercanteggiamenti, di rimescolamento di carte (e di sigle) che ci preparano alla futura kermesse. Ma come potrebbero consultare gli elettori organizzazioni che neppure consultano più i loro iscritti? Tra divorzi e sospette riconciliazioni viene ipotecata la spartizione del potere. Si parla di complotti, della Magistratura che potrebbe avere la parola decisiva nella scelta dei candidati, di eminenze che preparano il rientro…
E’ stato così anche in altre occasioni, non posso negarlo. Ma un quadro così povero e desolante non credo di averlo mai visto. A volte mi vengono gli scrupoli per avere contribuito (almeno con il desiderio) al superamento di un sistema politico incentrato su partiti storici, la democrazia cristiana, il partito comunista… Perché allora (anche per un sistema elettorale indubbiamente più democratico) almeno era reale la dialettica tra maggioranza ed opposizione: le transazioni, le mediazioni, non di rado sfociavano in provvedimenti amministrativi (o in leggi) sicuramene apprezzabili. Oggi il Consiglio comunale, in teoria la massima espressione della partecipazione democratica, è umiliato. Non è più la sede nella quale (pur tenendo conto di poteri esterni) si possano prendere decisioni, al massimo è la sede in cui le decisioni vengono ratificate, obbligatoriamente, pena lo scioglimento del Consiglio ed il ritorno a casa. Non è lo scopone scientifico, è il rubamazzi: chi vince l’ultima mano si appropria di tutto, sarà l’unico decisore, in conto proprio o in conto altrui.
La difficile composizione degli interessi tra chi veramente detiene il potere è una faccenda che non si consuma, se non in piccola parte, nell’aula consiliare.
La delusione, confesso di aver immaginato un altro futuro, non deve tuttavia impedirci di fare i conti con l’acqua che scorre sotto i nostri ponti in questo fine d’anno ancora siccitoso.
Nonostante tutto, i fermenti che attraversano la città costituiscono la nostra maggiore ricchezza, è su di essi che si può continuare a fondare la speranza. La speranza, ed il progetto, di una città capace di guardare ai bisogni dei suoi cittadini, che non sono solo i cosiddetti cagliaritani doc, per costruire, a partire dalla solidarietà, un programma di sviluppo della città stessa. La prima solidarietà è con i cittadini dell’area vasta, con i quali condividiamo le corsie delle strade ed i posti a sedere nei mezzi pubblici. Ne sentiremo di tutti i colori, proiezioni verso l’universo, programmi per i turisti prossimi venturi, viaggi alla conquista dell’ovest. Ed invece, è prima di tutto ai bisogni dei cittadini che occorre pensare, restituendo loro il protagonismo. Che dire dell’insensato rifiuto di ogni delega partecipativa alle organizzazioni territoriali, terminato con il seppellimento del fantasma delle circoscrizioni! Soprattutto, occorre pensare ai più deboli, ai più poveri. Basta con il delegare alla Caritas il dovere, costituzionalmente garantito, dell’assistenza.
Pensando alle elezioni prossime venture, per quanto possa dispiacerci, anche la distinzione tra destra e sinistra, almeno per quanto riguarda i resti delle tradizionali organizzazioni politiche, si è affievolita. C’è forse qualche differenza, nelle politiche economiche e del lavoro, tra gli epigoni di Forza Italia e quelli del glorioso PCI? Gli uni e gli altri conservano gelosamente la lettera riservata ricevuta dalle autorità monetarie europee con le istruzioni per l’uso: si tratta della stessa lettera per entrambi gli schieramenti. Nessuno dei due principali schieramenti ha la forza, o l’ardire, di declinare il cortese invito.
L’unico, tra i rappresentanti dei grandi movimenti, che ancora utilizza le categorie del marxismo, che grida contro la privatizzazione dei beni essenziali, che proclama prima di tutto la dignità del lavoro (anche lo Statuto dei lavoratori la proclama, ma lo stanno riducendo a brandelli perché possa più facilmente entrare nel bidone dell’indifferenziata) è Papa Francesco. Che Dio lo protegga! Se possibile, assieme alla nostra bella Costituzione repubblicana ripetutamente azzannata.
Per quanto riguarda la città di Cagliari, penso che quanti abbiano qualche proposta da fare, debbano farsi avanti, presentare una lista, cercare di entrare in Consiglio, nonostante i suoi più limitati poteri, senza rassegnarsi all’idea che un mostro burocratico presenti loro, come se fosse il fiore della virtù, l’esito degli aggrovigli politici che si stanno consumando dentro e fuori il Partito Democratico. Partito Democratico che, se avesse a cuore gli interessi dell’area progressista alla quale pretende di fare riferimento, dovrebbe avere il coraggio di misurarsi, nella scelta del suo candidato sindaco, con l’area degli elettori dai quali aspira a ricevere il mandato, piuttosto che con altri soggetti quasi totalmente autoreferenziali.
Una proposta ce l’avrei. Ritengo inutile, se non ridicolo (perdonatemi l’espressione), che ciascuna istanza che voglia cimentarsi con la presentazione di una propria lista elettorale presenti anche un proprio candidato sindaco. Quale sarebbe il significato politico di verificare in termini di voti, assieme al risultato di una lista, anche quello di un candidato sindaco espresso dalla stessa lista? Intendo nell’attuale contesto politico-amministrativo della città.
Invece: perché non adoperarsi per realizzare una aggregazione molto più ampia, che raccolga (senza che ci sia alcuna contraddizione) gruppi della sinistra radicale accanto a gruppi d’ispirazione cristiana, tutti o gran parte dei movimenti, o partiti, di ispirazione sardista e/o indipendentista che pure stentano a dialogare tra di loro, movimenti sociali ispirati ad esperienze di partecipazione civica?
Vorrei essere chiaro. Non si tratta affatto di trovare una sintesi politica o di costruire un programma comune tra tutti. Sarebbe impresa impossibile. Si tratta di apprezzare il progetto di ciascuna delle istanze che intendono partecipare a questa ampia aggregazione e di consideralo un contributo ad un più vasto movimento di cambiamento costruito con il contributo di molti. Un polo, un’area.
Un unico candidato sindaco sarebbe non solo l’espressione di una volontà comune di cambiamento, peraltro analoga a movimenti che si stanno affermando in altre parti d’Europa, ma anche la cifra in grado di permettere un confronto con le altre aggregazioni e di lasciare il segno nella tornata elettorale. Ciò significa che ciascuno dei partecipanti non dovrà tanto cercare il candidato più affine al proprio programma elettorale (questa funzione è rappresentata da ciascuna lista) ma una persona in grado di rappresentare il movimento nel suo complesso, lasciando da parte tutti quei tatticismi, peraltro stupidi, che spesso accompagnano queste scelte. Intendo dire che non ha nessuna importanza se si tratti di un militante più o meno radicale, indipendentista o magari un po’ meno, cristiano o mussulmano. Serve la faccia di un persona impegnata, senza scheletri nell’armadio, sicuramente progressista, indiscutibilmente aperta alle istanze dell’autogoverno. Non che sia cosa da poco. Ma se ancora dobbiamo impegnarci, almeno sia per qualcosa di ambizioso. Proporre un candidato sindaco significa, a mio avviso, raccogliere adesioni attorno ad una persona in grado di partecipare alla sfida. Chi non possieda tale attitudine, anche se qualcuno pretende di chiamarlo candidato sindaco, non lo sarebbe. Non lo è. Sarebbe solo un feticcio. Sarebbe persino ridicolo proporre ai nostri concittadini un nome ed un programma di governo di chi sappiamo destinato a percentuali irrisorie.
Sarà difficile? Ma se non viene giocata questa carta, quale altra ipotesi ci rimane?

Gianni Loy, anche su il manifesto sardo.
AladinDibattito-CA

CI VORREBBERO MOLTI RENZI (PIANO)

Renzo Piano a 1:2 ora 29 nov 15ape-innovativaCI VORREBBERO MOLTI RENZI (PIANO).
Molto bella la trasmissione di oggi 1/2 ora di Lucia Annunziata. Veramente interessante ciò che fa Renzo Piano per le periferie delle nostre città.Interventi da moltiplicare sulla base delle sue indicazioni e del suo esempio. La trasmissione mi sarebbe sfuggita se non mi avesse telefonato l’amico Giorgio Seguro Per chi la vuole vedere (o rivedere) va in replica questa notte. Oppure tra alcuni giorni (credo) sarà fruibile sul sito web dedicato (www.inmezzora.rai.it). Se Giorgio ed io fossimo stati in trasmissione non avremmo avuto dubbi a suggerire al senatore Piano la risposta all’ultima domanda. Domanda (vera): “Allora senatore quale sarà il prossimo intervento suo e del suo team?” Risposta (immaginaria) “Stiamo studiando il caso di Is Mirrionis, quartiere della periferia di Cagliari. Sa, lì c’è un gruppo di ex giovani che a partire da un’esperienza di scuola popolare degli anni 70 vogliono riprendere, con il pieno coinvolgimento degli abitanti, un lavoro di animazione culturale che fa un tutt’uno con gli interventi di risanamento del quartiere… Vediamo”. Beh! Noi ci proviamo!
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giorgio Pisano ScPopo
- Aladinews 14 luglio 2015.

Addio, Franca

La morte di una bella persona. Che brutta notizia.
Franca Piredda Lutto nella scuolaMi legava a Franca Piredda un’antica amicizia, che si rinnovava anche a distanza di anni. Fu tanto gentile con me quando, anni ’90, scrissi “Gemellus”, versione sarda dei Menaechmi di Plauto, che volle proporre agli studenti del Dettori.
Mi presentò definendomi (bontà sua) “il Plauto cagliaritano”, e fece un’analisi profondissima dell’opera, evidenziando non solo gli aspetti linguistici, ma quelli culturali e storici, fino al dettaglio del diverso consumo dei cibi tra il tempo plautino e quello sardo-campidanese contemporaneo.
Sapevo che era malata, ma la brutta sorpresa e il dispiacere restano identici.
GLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501419Addio carissima (p.m.).
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- Il cordoglio dei colleghi e degli studenti del suo Liceo Dettori.
- Il cordoglio di tanti amici e della Scuola Popolare di Is Mirrionis.
La professoressa Franca Piredda, stimata docente del Liceo Dettori e, in gioventù, stimata docente e amica anche della nostra Scuola Popolare è morta il 16 novembre. Condoglianze e vicinanza ai familiari e a tutti coloro che l’hanno apprezzata e le hanno voluto bene come noi.

con gli occhiali di Piero e la lampada di Aladin… Auguri cun saludi e trigu al grande sardo Gigi Riva!

GLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501414microlamapadaaladinPER ESEMPIO GIGI RIVA

gigirriva-212x300GIGI RIVA
Oggi è il compleanno di Gigi Riva.
Infatti è nato a Leggiuno, provincia di Varese, il 7 novembre 1944.
Arrivato a Cagliari quando aveva 18 anni, ormai è uno di noi.
Lombardo, ha voluto e saputo farsi sardo, un’impresa che a molti sardi non riesce. Auguri Giggirriva.

con la lampada di aladin… sbattendo contro un muro

lampadadialadmicromicro133IL DIBATTITO CRESCE, IL COMUNE MINIMIZZA. San-Michele muro Biolchini
- Piazza San Michele, parla la progettista Ilene Steingut: “Ecco le nostre ragioni. Ma sulla partecipazione serve un dibattito”. Sul sito vitobiolchini.it
- Il coinvolgimento deve essere una pratica quotidiana. Intervento di Enrico Lobina su L’Unione Sarda di oggi, ripreso dalla pagina fb di CagliariCittàCapitale. – Per correlazione: aladinews sul muro.

con gli occhiali di Piero e la lampada di Aladin

GLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501414lampada aladin micromicroNon vorrei mai far parte di un club che accetti fra i suoi membri un tipo come me.
Groucho Marx
2 ottobre 1890: nasce il grande comico Groucho Marx

ROMPERE gli SCHEMI e AZZARDARE PER la SARDEGNA

Macri 30sett 01Macri 30 sett 02Macri 30 sett 03
sedia di VannitolaLa sedia
di Vanni Tola

Necessaria una differente lettura dei fenomeni migratori. Quando un problema può diventare una soluzione.

Notizie “strane e curiose” talvolta si mescolano alle notizie che tutti si aspettano di trovare nei giornali e che solitamente scorrono sotto i nostri occhi pressoché inosservate. Una di queste racconta che il 21% dei lavoratori con cittadinanza non italiana, nati prima del 1949, abbiano versato contributi all’Inps per 3 miliardi di euro senza ricevere alcun trattamento pensionistico avendo abbandonato il paese prima di aver maturato i requisiti minimi per percepire la pensione. Lo ha affermato recentemente il presidente dell’INPS Tito Boeri in occasione della presentazione del rapporto Worldwide INPS. Proiettando il dato del 21% di individui stranieri che non percepiscono la pensione sulle generazioni di nati tra il 1949 e il 1981 si calcola una disponibilità finanziaria presso l’INPS, un vero tesoretto che raggiunge i 12 miliardi di euro. Un montante contributivo che non darà luogo a pensioni. Pensiamoci tutte le volte che qualcuno parla dei 35 euro al giorno che i migranti riceverebbero dallo stato italiano sottraendoli ai “nostri “ soldi. L’apporto dei migranti, principalmente di quella parte che entra in rapporto con il nostro sistema produttivo (lavoratori regolari, lavoratori in nero, operatori nel sociale e nell’assistenza agli anziani), non rappresenta soltanto un costo per la società, non è soltanto una fonte di problemi. Talvolta fenomeni sociali di tale portata, quali i movimenti migratori in atto, possono concorrere direttamente o indirettamente allo sviluppo sociale della collettività. Possono diventare la soluzione o una parte della soluzione di alcuni problemi del nostro ordinamento sociale in relazione a fenomeni epocali in atto quali il crollo delle nascite, l’invecchiamento della popolazione, lo spopolamento dei paesi e delle città in vaste aree del nostro territorio, la necessità di sostituire figure professionali che rischiano la scomparsa o il drastico ridimensionamento quantitativo. E’ ormai noto a tutti che il profilo demografico del nostro paese subisce un declino da alcuni decenni. Il nostro tasso di fecondità è molto al di sotto della soglia di stabilità della popolazione. Ci si attende, sulla base di autorevoli studi, una contrazione della popolazione europea di oltre 30 milioni di abitanti intorno alla metà del secolo. In Sardegna delle semplici escursioni in macchina nel territorio, appena fuori dei pochi grandi centri abitati, una visita a tanti nostri paesini che ormai ospitano quasi esclusivamente pochi anziani, fornisce un quadro esaustivo della crisi demografica dell’isola e dei fenomeni di desertificazione in atto. Molti osservatori cominciano a riflettere seriamente sul fatto che i movimenti migratori in atto generati da guerre e miseria piuttosto che rappresentare un problema non possano configurarsi come strumento per la risoluzione di alcuni problemi del vecchio continente. Sarebbe per esempio interessante realizzare una proiezione demografica per stabilire che impatto avrebbe nella nostra isola l’integrazione permanente di tre o quattro nuclei familiari in ciascuno dei nostri comuni che si vanno sempre più spopolando. Nascerebbero bambini in aree con natalità prossima allo zero, si potrebbero riaprire piccole scuole chiuse per mancanza di alunni, recuperare e riconvertire il patrimonio edilizio, si potrebbero eseguire grandi opere agricole per contrastare l’abbandono delle campagne, la desertificazione dei suoli e i disastri idrogeologica, si potrebbe integrare con nuova forza lavoro il comparto agro-pastorale nel quale l’età media degli operatori e sempre più elevata. Ci vogliamo pensare o no a qualcosa di diverso e di migliore rispetto ai campi di accoglienza e all’impiego di lavoratori-schiavi nelle campagne?
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- Le foto sono di Macrì Sanna.