Università e Università della Sardegna

Università: contro il numero chiuso

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Lettere sull’innovazione. Il numero chiuso all’università

23 settembre 2017
a cura di Luca De Biase

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di Tomaso Patarnello
Prorettore Università di Padova

Qualche giorno fa il Tar del Lazio ha bocciato il numero chiuso che l’Università statale di Milano aveva introdotto per le facoltà umanistiche. Questa battaglia vinta dagli studenti mette in evidenza un sostanziale corto circuito, un conflitto tra diritto allo studio e qualità della didattica. Tutto nasce dall’introduzione, nel 2013, dei così detti “requisiti minimi”, requisiti che un corso di laurea deve avere per poter essere “accreditato” dal Ministero, per poter cioè essere approvato. Tra i requisiti minimi per le lauree triennali viene stabilito un rapporto di almeno 9 docenti ogni 50 studenti se si tratta di lauree sanitarie, 75 per le lauree tecnico-scientifiche e 100 per le lauree umanistiche-sociali. Se gli studenti sono al di sopra della soglia sono necessari proporzionalmente più docenti. I docenti “validi” possono essere solo quelli di ruolo e, cosa molto importante, ogni docente può essere conteggiato in un solo corso di laurea anche se insegna in due (o più) corsi di laurea. Se queste condizioni (ed altre) non vengono rispettate i corsi vengono chiusi. Tutto ciò secondo il principio per cui in classi troppo numerose non può essere garantita la qualità della didattica. Condivisibile, ma il risultato di questa scelta è che il numero di corsi di laurea ed il numero di studenti che vi possono accedere è limitato dalla disponibilità di docenti. Ed è la ragione per la quale l’Università di Milano (e molte altre) hanno dovuto imporre il numero chiuso a quasi tutte le lauree, soprattutto triennali, dovendo escludere attraverso i test di ingresso migliaia di ragazzi a cui di fatto viene negato il diritto allo studio. La soluzione sarebbe semplice. Aumentare il numero di docenti. Peccato che, a partire dalla famigerata Legge Gelmini (legge del 30 dicembre 2010, n. 240) è cominciato un deliberato programma di tagli ai fondi di finanziamento ordinario (FFO) delle università che ha portato ad una riduzione, in 7 anni, di oltre il 30% dei professori universitari e, complessivamente, al taglio dell’FFO di più di 3 miliardi di euro.
L’Italia è tra i paesi europei con il minor numero di laureati e non è difficile capire che se rimane anche tra gli ultimi nella classifica europea per il finanziamento alle università e alla ricerca questo paese è destinato ad un inesorabile declino. Non possiamo e non dobbiamo competere con i paesi emergenti sul basso costo della manodopera. Saremo sempre perdenti ed è un gioco al ribasso, al massacro delle fasce più deboli. Dobbiamo puntare sul “valore aggiunto” della conoscenza e dell’innovazione. Dobbiamo, cioè, fare l’esatto opposto di quello che abbiamo fatto finora, dobbiamo investire sulle università e sulla formazione qualificata. I paesi più avanzati come Stati Uniti e Germania lo hanno già fatto raddoppiando il finanziamento alla ricerca e alle Università e lo hanno fatto nel momento più difficile, all’inizio della crisi del 2007/2008. Una scelta del genere è obbligata, vitale per un paese come il nostro che non ha materie prime ed è fondamentalmente un paese trasformatore. In queste condizioni il capitale umano è l’unica vera ricchezza. Non ci mancano certamente creatività e idee, quello che ci manca sono i mezzi per svilupparle con finanziamenti adeguati.
Qualcuno potrebbe pensare che didattica e diritto allo studio c’entrano poco o niente con gli investimenti in ricerca e innovazione. Niente di più sbagliato. Ricerca e formazione sono indissolubilmente legate. Non si può fare buona didattica se non si fa buona ricerca. Potenziare l’una significa potenziare anche l’altra. Bisognerebbe avviare un piano di reclutamento per recuperare (almeno) i docenti che l’Università ha perso negli ultimi anni. Un piano basato sul merito che valorizzi i nostri tantissimi giovani brillanti ai quali offrire l’opportunità di contribuire alla rinascita dell’Italia. Sono ragazzi che abbiamo formato con risorse pubbliche (un laureato, magari anche con il dottorato, costa allo Stato tra i 100 e i 300 mila euro) e che “regaliamo” ai nostri concorrenti, in primis, USA, UK e Germania. Aumentare il corpo docente delle università non significa solo potenziare la ricerca per essere più competitivi nel marcato globale della conoscenza, ma significa anche essere in grado di trasferire più efficacemente questa conoscenza ai più giovani. A tutti e non solo ad alcuni.
Se anche il numero di docenti non fosse un fattore limitante, una delle principali preoccupazioni legate alla rimozione dei numeri chiusi è quella di creare schiere di laureati disoccupati. Questo è una preoccupazione legittima ma il problema non è limitare il numero di laureati, il problema è aumentare il numero di occupati con la laurea. Il mercato del lavoro, quel poco che c’è oggi in Italia, è orientato a figure poco qualificate sulle quali poter fare politiche di basso salario. I nostri piccoli e medi imprenditori che rappresentato più del 90% del tessuto produttivo italiano vedono un laureato come un costo non come una risorsa. Bisogna ribaltare questa logica, cambiare la mentalità soprattutto delle piccole imprese – la gran parte a carattere familiare – in cui il “paron” è spesso un ex operaio che si è messo in proprio ma facendo esattamente quello che faceva prima con poca o nessuna innovazione. Questo poteva funzionare quando il marcato “tirava”. Oggi non funziona più. Oggi l’innovazione è l’arma vincente. L’innovazione si può avere solo con una università viva, con una ricerca all’avanguardia e con una formazione universitaria qualificata e accessibile ai più. Altrimenti il destino del nostro paese è segnato come lo è quello dei nostri giovani che, per dirla con Dutch Nazari giovane e brillante cantautore rapper, rischiano di diventare “una generazione cresciuta con la mentalità da ricchi ed il futuro già scritto da straccioni”.

Tomaso Patarnello
Prorettore Università di Padova

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Caro Patarnello
Non è possibile non vedere l’importanza di quanto scrive. Nell’epoca della conoscenza l’investimento fondamentale è quello che una società dedica al suo “capitale umano”, con la ricerca e la formazione. Se questo non lo capisce, la società declina. Ma se poi quella società introduce leggi il cui effetto principale è impedire un aumento della popolazione universitaria per motivi essenzialmente demagogici e per pregiudizi anti-accademici, allora quella società si dimostra non solo declinante ma anche autolesionista.
Luca De Biase

Rubrica pubblicata sul Sole 24 Ore il 23 settembre 2017
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Per correlazione
- Università in declino?

- Un po’ di creatività, signori professori!

Auguri di buon lavoro al nuovo presidente dell’Ersu di Cagliari, Michele Camoglio

lampada aladin micromicromichele-camoglioAuguri di buon lavoro al nuovo presidente dell’Ersu di Cagliari, Michele Camoglio e al nuovo Consiglio di amministrazione: che agiscano con impegno e determinazione per i giovani sardi e per i sardi tutti!
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(nella foto Michele Camoglio)
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RAS loghetto
Il Presidente Prot. N. 15699
PRESIDÈNTZIA PRESIDENZA
DECRETO n. 79 del 12 settembre 2017
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Oggetto: Ente regionale per il diritto allo studio universitario di Cagliari (E.R.S.U.). Costituzione consiglio di amministrazione.
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Appello al Rettore Maria del Zompo

gaudeamus-igitur-coroQuando la nostra Università avrà un Coro tutto suo?
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Gaudeamis Igitur – Corul Madrigal / Madrigal Choir

Oggi mercoledì 31 maggio 2017

————————————Il commento——————————————–
democraziaoggiCaro Pigliaru, a quando le dimissioni?
Andrea Pubusa su Democraziaoggi.
Caro Pigliaru,
ti scrivo con la preoccupazione del cittadino e l’ansia dell’amico. Lo faccio per spirito di servizio verso la Sardegna, di cui per un decennio ho avuto l’onore d’essere rappresentante in Consiglio regionale, e per l’istintivo senso di protezione che si ha verso uno […]
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sardegnaeuropa-bomeluzo3-300x211Sardegna-bomeluzo22sedia-van-goghdemocraziaoggiGLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501413filippo-figari-sardegna-industre-2
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lampada aladin micromicroGli Editoriali di Aladinews. SardegnaCheFare? Rapporto Crenos 2017: la consegna è sorridere, ma purtroppo la realtà ci dice che non c’è ragione di farlo
UNA QUESTIONE DI ASSUNZIONE DI RESPONSABILITA’ DIFFUSA
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di Marco Zurru, su fb
—————————————Beni Comuni Urbani———————————–
labsusAddio postmoderno, benvenuto expostModerno. A Bari un crowdfunding per #uncinematuttonostro
Giovanna Magistro – 30 maggio 2017, su LabSus.
Ci parlano di un’Italia di giovani disoccupati, Neet e in fuga dal nostro paese. Noi vi vogliamo parlare anche di altri giovani, protagonisti nella società. Giovani rivoluzionari, capaci di avviare esperienze innovative che cambiano il volto delle loro città e di chi le vive.(…)
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SOCIETÀ E POLITICA »GIORNALI DEL GIORNO» ARTICOLI DEL 2017
eddyburgLe buone carte per un gioco truccato
di Norma Rangeri, su il manifesto, ripreso da eddyburg.
«Se è vero che l’Italia è un laboratorio politico, è arrivato il momento per la sinistra di presentarne uno serio e credibile all’opinione pubblica, non da ultimo dandogli un nome e un volto». il manifesto, 30 maggio 2017 (p.d.)
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programma_Unica&Imprese_2017_008
Tutte le informazioni sul sito web di Unica.
********* Registrazione all’evento.
logo_crea-unica-01_trasparente_white-01E’ online il sito web di Crea.Unica.
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linkiesta logoIl lavoro è un diritto, ma se non crea ricchezza sociale non serve a nulla
I militanti del Movimento 5 Stelle sono scesi a manifestare per il “diritto al non lavoro”, il reddito di cittadinanza. Ma il vero problema dell’Italia non è l’articolo 1 della Costituzione, quanto il ripensamento di un modello di società e di mobilità sociale al passo coi tempi
di Francesco Luccisano , Stefano Zorzi, su LinKiesta.

Oggi mercoledì 3 maggio 2017

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labsusBUONE PRATICHE- PATTI DI COLLABORAZIONE PATTI E BENI COMUNI VIVIBILITÀ URBANA
Ragusa, un patto di collaborazione per la rigenerazione di Palazzo Zacco
Luciana Farinato – 2 maggio 2017 su LabSus
A Ragusa è stato avviato un patto di collaborazione con l’associazione culturale Aurea Phoenix con l’obiettivo di promuovere la cultura e la tradizione del territorio ibleo attraverso la rigenerazione di Palazzo Zacco, storico edificio della città.
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logo linkiestaSinistra svegliati! C’è un disperato bisogno di te (soprattutto ora che Renzi è tornato)
Archiviate le primarie la sinistra ha le carte in mano per unirsi. Una sinistra vera, smarcata dal renzismo, c’è, o almeno ce ne è il disperato bisogno. Riusciranno i nostri eroi?
di Giulio Cavalli su LinKiesta-
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terza-missioneTERZA MISSIONE, UNICA PROMOSSA NELLA COMUNICAZIONE
Sergio Nuvoli su Unica.it
L’Università di Cagliari è tra i pochi atenei italiani ad avere sulla homepage del proprio sito un’apposita sezione che riguarda lo scopo e lo spirito della terza missione delle Università. Lo certifica uno studio dell’Osservatorio Socialis.
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LocandinaSettimanaSociale2017PUNTA DE BILLETE. A Nuoro si parlerà di foreste, spopolamento e occupazione
Settimana sociale. Giovedì 4 maggio il quarto seminario dell’itinerario di preparazione promosso dai vescovi sardi
Si terrà giovedì 4 maggio, a Nuoro, il quarto seminario del cammino di preparazione alla 48esima Settimana sociale promosso dalla Conferenza episcopale sarda (su Il Portico).

Cara Università della Sardegna: da te vogliamo di più

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lampada aladin micromicro. Maria Del Zompo, Rettore, vive il suo impegno universitario con totale dedizione, da sempre: da quando era studentessa, da docente e ricercatrice poi, fino ad oggi, negli ultimi due anni al massimo livello politico-amministrativo dell’Ateneo, che interpreta con grande capacità professionale e politica. Di più non le si potrebbe chiedere e pertanto qualsiasi critica del suo operato sembra ingiusta. In più lei aggiunge una grande carica di passione che stempera con il sorriso e spesso con una risata contagiosa. E tutto ciò è bene ed importante comunque e perfino maggiormente nella conduzione della più importante Istituzione culturale della Sardegna, nella misura in cui ispira fiducia e ottimismo (della volontà) nei suoi interlocutori. Ma noi, impertinenti, con tutto l’affetto e l’amicizia che le vogliamo, osiamo criticare alcune sue scelte di gestione politica. Ovviamente ci limitiamo a criticare per quanto riteniamo di esserne legittimati da specifiche informazioni in nostro possesso e per la pretesa di avere precise impostazioni da contrapporre. Nel senso che non entriamo in campi nei quali non abbiamo informazioni e competenze. In questo contesto ci limitiamo allora ad alcune tematiche (neppure tutte) trattate da Maria nell’intervista di domenica su L’Unione Sarda.

1) CAMPUS e VUOTI URBANI
Ha ragione il Rettore a sostenere che si trova a gestire scelte non sue, come quella della Cittadella di Monserrato e del suo ampliamento, che vengono da lontano e che sono state sostanzialmente confermate (sia pur ridimensionate rispetto ai progetti originari) dalle ultime gestioni rettorali. Sicuramente il suo predecessore avrebbe potuto invertire la rotta anzicché proseguire nell’investimento in nuove costruzioni, a tal fine riconsiderando l’uso dei vecchi edifici universitari (e non), che vanno oggi in rovina (inesorabilmente?). Per stare nell’ambito delle proprietà universitarie parliamo della (ormai ex) Clinica Macciotta, del palazzo delle Scienze e, per estenderci verso altre proprietà, dell’Ospedale San Giovanni di Dio, dell’ex Ospedale militare, alle quali aggiungere altre strutture pubbliche in dismissione, di possibile cambio d’uso rispetto a quello originario (Carcere Buoncammino, ex servitù militari, etc.). Sono questi i “vuoti urbani” di cui parla Pasquale Mistretta? Crediamo di si, anche se noi che non siamo urbanisti, preferiamo classificarli come “beni comuni”, ossia delle cose che esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali nonché al libero sviluppo della persona, che vorremmo pertanto restituiti a funzioni civili in favore della popolazione. Ma, si dirà, altre scelte sono state fatte anche perché i soldi non bastavano e sempre meno bastano. Invece, noi non accettiamo tale liquidazione. Al contrario vorremmo che si sviluppasse un diverso ragionamento e che si impostassero scelte politiche in direzione radicalmente opposta a quella attualmente dominante. Lo abbiamo suggerito altre volte e sarà necessario ritornarci in un dibattito aperto. C’è ancora tempo per evitare ulteriori disastri.

2) UNIVERSITA’ DELLA SARDEGNA
Fa bene il Rettore a difendere l’identità e la storia dell’Università di Cagliari, come pure fa bene il suo collega per l’Università di Sassari. Fanno male entrambi a non impegnarsi per costruire realmente l’Università della Sardegna, attraverso una vera Federazione dei due Atenei, sotto l’egida appunto dell’“Università della Sardegna – Universidade de Sardigna – University of Sardinia”. Anche per questa tematica rimandiamo a quanto più volte abbiamo scritto, nella consapevolezza che i processi storici che non si sanno gestire ci vedono soccombenti. E questo è esattamente quanto già accade per le Università sarde, costrette a continui ridimensionamenti perché incapaci di misurarsi su una necessaria più grande dimensione almeno regionale.

3) IL RUOLO DELL’UNIVERSITA’ SUL TERRITORIO (impegno per la Terza Missione)
Il rapporto con la città è fondamentale, ma solo se Cagliari saprà rappresentare l’intera Sardegna, cosa che non solo non le riesce, ma che non la vede in cambiamento in tale direzione. E in questo l’Università di Cagliari non sembra di grande aiuto alla città. Complessivamente si ha l’impressione (e non solo) di un declino complessivo della nostra Isola, che singole realtà in controtendenza non possono arrestare. Cagliari e la sua Università non si salvano se non insieme alla Sardegna e alla sua Università Sarda. Riflettiamoci e se ci riusciamo usciamo da impostazioni provinciali. Ci riusciamo ad osare di più? Detto questo, mentre riconosciamo il grande sforzo fatto dall’Università per porsi al servizio del territorio, nell’impegno per la “terza missione” (le politiche di promozione dell’innovazione, con Contamination Lab e altre iniziative, ne sono una prova), riteniamo al riguardo tuttora inadeguata la propria iniziativa, se solo pensiamo alla ridottissima offerta formativa post lauream e allo scarso impegno nella formazione professionale (longlifelearning). O, ancora, all’insufficiente investimento di studio e ricerca nelle tematiche della “nuova economia”, quella che può valorizzare le significative esperienze in atto anche in Sardegna e dare prospettive consistenti di occupazione rispetto alle vecchie e superate impostazioni socio-economiche, che si sostengono solo con interventi assistenziali a carico dei fondi pubblici. E poi: balza all’occhio come l’Università tenda ad esaurire il rapporto con il territorio nel rapporto con le Istituzioni. Molto importante, ma l’Università è un entità autonoma, qualità costituzionalmente garantita, che deve essere al servizio di tutti, includendo, tra questi “tutti” e in aggiunta alle Istituzioni, altri soggetti: le imprese, le entità del terzo settore, i cittadini associati e singoli. Insomma vorremo al riguardo una Università che praticasse la sussidiarietà, secondo il principio costituzionale (art.118), cioè una Università che sappia riconoscere come interlocutori anche i cittadini e le loro associazioni.

4) PICCOLO PISTOLOTTO CONCLUSIVO
“Ask not what your country can do for you; ask what you can do for your country”. “Non chiederti cosa può fare il tuo paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese”. E’ questa una delle frasi più famose tra quelle pronunciate da John Fitzgerald Kennedy; esattamente risale al 20 gennaio 1961, giorno del suo insediamento alla Casa Bianca come 35° presidente degli Stati Uniti d’America. Riscrivendola “a nostro uso e consumo” suona così: cara Università “non chiederti cosa può fare il tuo paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese”, mettendo concretamente da parte la tua autoreferenzialità.
Forse troverai più gente e più organizzazioni convintamente al tuo fianco per salvarti insieme al paese!

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MDelZompo US 5 mar17“DEL ZOMPO, UNA MAGNIFICA SFIDA”
Sergio Nuvoli, Unica
Cagliari, 6 marzo 2017 – E’ stata pubblicata ieri su L’Unione Sarda un’intervista di Paolo Paolini con il Rettore Maria Del Zompo. Il colloquio è il primo di una serie che il giornalista realizzerà con le figure più autorevoli nella città di Cagliari. Nella conversazione pubblicata ieri dal quotidiano, la prof.ssa Del Zompo fa il punto della situazione e risponde puntualmente ad alcuni rilievi, senza sottrarsi ad alcuna domanda.
- L’UNIONE SARDA - segue –

Oggi venerdì 24 febbraio 2017

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“Voucher: la frontiera del precariato”. A Cagliari, Hostel Marina, Scalette S. Sepolcro, oggi venerdì 24 febbraio alle ore 17.30.
lavoro Mirasola 24 2 17Il Comitato d’iniziativa costituzionale e statutaria organizza il confronto pubblico dal titolo: “Voucher: la frontiera del precariato”. A Cagliari, Hostel Marina, Scalette S. Sepolcro, Venerdì 24 febbraio alle ore 17.30.
Presenta e coordina Roberto Mirasola
partecipano:
Lilli Pruna (sociologa del lavoro)
Paola Mazzeo (giudice del lavoro)
Elisabetta Perrier (segretaria Camera del lavoro)
Giacomo Meloni (segretario CSS)
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- La pagina fb dell’evento.
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- Programma e approfondimenti sul sito web di Unica.
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lampada aladin micromicroL’altra economia verso cui guarda Papa Francesco
su Aladinews del 23 febbraio 2017.
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A proposito…
rettore del zompoL’Università, l’Università della Sardegna, dovrebbe impegnarsi sulle tematiche della “nuova economia”. Sicuramente in certa misura lo fa già. Vorremmo saperne di più. Intanto sembra prevalgano i filoni di ricerca sull’economia classica, di cui sono maestri anche molti nostri amministratori regionali. Gli esiti sconfortanti del loro operare suggerirebbe l’apertura verso nuove impostazioni, frutto anche della ricerca teorica. Ecco appunto il ruolo dell’Università (al servizio del territorio). Al riguardo avevamo dato un piccolo consiglio (non richiesto) al Rettore per la scelta del tema dell’inaugurazione del nuovo anno accademico dell’Università di Cagliari. Ma lei ha preferito rivolgersi a Romano Prodi. Con tutto il rispetto… ma auspichiamo maggiore attenzione e investimento sull’innovazione. Ecco la mail al Rettore, risale al 24 settembre 2016.
Consigli non richiesti
Proposta del tema per l’inaugurazione dell’anno accademico 2016-2017 dell’Università di Cagliari.
“Quale economia al servizio dell’umanità? Le dinamiche globali delle nuove economie per il confronto su nuovi modelli di crescita sostenibile e di superamento delle diseguaglianze. Opportunità per lo sviluppo della Sardegna”.
http://www.aladinpensiero.it/?p=59891

Università della Sardegna – Università di Cagliari. “SCEGLIERE A VENT’ANNI: LA GUERRA DI LIBERAZIONE DELL’ITALIA DAL NAZIFASCISMO”, lezione magistrale del partigiano ANTONIO GARAU

lezione-inaugurale-AA-2016-2017“SCEGLIERE A VENT’ANNI: LA GUERRA DI LIBERAZIONE DELL’ITALIA DAL NAZIFASCISMO”, LEZIONE MAGISTRALE INAUGURALE DI ANTONIO GARAU.
Giovedì 20 ottobre 2016 alle ore 10.30 in Aula Teatro avrà luogo la lezione inaugurale 2016/2017 del DISSI e dei corsi di laurea afferenti: Amministrazione e Organizzazione, Scienze politiche, Scienze dell’amministrazione, Relazioni internazionali, Politiche, società e territorio.

NOTTE EUROPEA dei RICERCATORI

NottEuropea_timbri-768x564Tutte le informazioni sul sito di Unica.

Un po’ di amarcord…

DIRINNOVA. Quando Unica cominciò a impegnarsi seriamente per la Terza Missione.
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- La foto è del 2007.

Poca Sardegna e silenzio sull’ «Università della Sardegna» all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Sassari. Salviamoci dall’Accademia!

SardegnaIndustre-pro-Aladin--e14274429061335 facoltà aula magna unissContenuti importanti nelle relazioni dell’inaugurazione del 455° anno accademico dell’Università di Sassari. Assenti i rappresentanti della Regione Autonoma della Sardegna. Nessuna apertura all’«Università della Sardegna». Piccolo è bello? Forse, ma sicuramente perdente.
Le foto sono tratte dal servizio nel sito web di Uniss.
Uniss uno 23 se 16pubblico Uniss 23 9 16Del Zompo Uniss 23 9 16
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MegaSorbona-su-Roars

Consigli non richiesti

Maria Rettore delzompoProposta del tema per l’inaugurazione dell’anno accademico 2016-2017 dell’Università di Cagliari.
“Quale economia al servizio dell’umanità? Le dinamiche globali delle nuove economie per il confronto su nuovi modelli di crescita sostenibile e di superamento delle diseguaglianze. Opportunità per lo sviluppo della Sardegna”.

Università della Sardegna. Oggi l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Sassari

UNiss aa 16+17 inaugOggi venerdì 23 settembre, a partire dalle ore 11,00, avrà luogo la cerimonia inaugurale del 455° anno accademico 2016-2017 dell’Università di Sassari, presieduta dal Rettore Massimo Carpinelli.
Il prof. Tito Boeri, Presidente dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, terrà una prolusione dal titolo “Il lavoro futuro”.
L’evento si svolgerà secondo il programma diramato dall’Ateneo e sarà trasmesso in diretta streaming sul portale istituzionale (www.uniss.it).

Quindici anni a massacrare scuola e ricerca: ecco perché siamo il malato d’Europa
Francesco Cancellato su LinKiesta

universidade de sa Sardigna – university of Sardigna – università della Sardegna

SardegnaIndustre-pro-Aladin--e1427442906133UNIVers SARDEGNA-SISTEMA-LOGOUniversity of Sardinia Fm
Cosa si aspetta a costituire l’Università della Sardegna? Atenei sardi osate! E la Regione non stia a guardare!

di Franco Meloni su Nuovo Cammino (n. 16 dell’11 settembre 2016)

Tra i punti deboli più rilevanti delle Università sarde vi è la mancanza di attrattività di studenti stranieri, che le penalizzano nelle classifiche nazionali e internazionali e nella ripartizione delle risorse del fondo unico statale. Difficile colmare questa carenza, ma qualcosa si deve pur escogitare, per esempio mettendo insieme le forze dei due Atenei sardi attraverso una loro federazione. Lo sosteniamo da tempo, anche confortati dal parere degli esperti di marketing che avvertono come Cagliari e Sassari all’estero siano del tutto sconosciute e che l’unico “brand” attrattivo è appunto “Sardegna”. L’Università della Sardegna come The University of California: questa è una soluzione giusta. Non basta certo, ma questa scelta aiuterebbe eccome, anche al di là degli aspetti di attrattività.
Però la federazione deve essere vera, come prescrive il competente Ministero, che nel documento di programmazione 2013-2015 del sistema universitario italiano delinea le caratteristiche dei “modelli federativi di università su base regionale o macroregionale… ferme restando l’autonomia scientifica e gestionale dei federati nel quadro delle risorse attribuite”. Precisamente devono prevedersi: “a) unico Consiglio di amministrazione con unico presidente; b) unificazione e condivisione di servizi amministrativi, informatici, bibliotecari e tecnici di supporto alla didattica e alla ricerca”. Il patto federativo firmato dai due Atenei alcuni anni fa è ben lontano da tale impostazione, prevalendo una concezione sostanzialmente conservatrice. - segue -