Società

La Faradda

ee34906b-dc7c-4e76-8ac7-fa70d5ed0169
fdaa665c-7f08-4ed6-94f1-5c66aca2841aLa discesa dei Candelieri. Anche quest’anno col pensiero in Piazza Castello per una ricorrenza molto sentita.

Saluti e buon ferragosto

Sardegna

4d66682f-ab36-4587-a106-28c1643ca34a

Contus stampaxinus: San Luigi Gonzaga decollato

f96cdd23-d561-42fe-9846-d73b9e8e6f35e9781fa2-97b1-4e03-bfcb-b1a3ca52ded5ape-innovativaChe i chierichetti siano per definizione dei bravi bambini è una credenza popolare non sempre verificata nella realtà. Perlomeno non tutti lo sono. Come infatti si dimostrò quella sera di una stagione imprecisata (l’anno 1958, forse), quando alcuni chierichetti si introdussero nel saloncino parrocchiale dove stava esposto un tabellone che riportava un resoconto, quotidianamente aggiornato, delle presenze di ciascun chierichetto alle funzioni religiose (messa, rosario, benedizione, e così via). Nel tabellone erano elencati i nomi di tutti i chierichetti, con affianco a ciascuno una sequenza di pallini bianchi, che venivano riempiti, colorandoli con un lapis rosso (di esclusiva dotazione del prete) con un certo criterio (a metà o totalmente) sulla base dei servizi liturgici prestati. (Segue)

Oggi 26 luglio 2018 Sant’Anna Patrona di Stampace

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Stendardo custodito presso la storica benemerita Società di Sant’Anna di Cagliari, quartiere Stampace, presieduta da Giancarlo Luzzu.

CETA. Il governo “naviga a vista” rischiando di andare a sbattere

header-home-ceta_00sedia di VannitolaLa sedia
di Vanni Tola.
Trattati internazionali per regolamentare gli scambi commerciali. Il governo “naviga a vista” rischiando di andare a sbattere. Il caso del trattato con il Canada (CETA) che ha finora favorito l’export italiano e che il governo non intende ratificare.
Negli ultimi decenni si sono attivate nel mondo complesse manovre di riposizionamento delle grandi potenze capitalistiche intercontinentali che hanno al centro la questione di una nuova regolamentazione dei commerci transnazionali, l’allargamento dei mercati, la ridefinizione di quelle che un tempo si chiamavano “aree d’influenza” delle grandi nazioni. Tale processo ha dato origine alla programmazione e stipulazione di diversi trattati commerciali intercontinentali i più noti dei quali sono certamente il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) e il più recente CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) del quale sentiremo parlare in Italia in questi giorni. [segue]

Contus stampaxinus: don Arthemalle a Roma

di Aladin.
img_6955Don Arthemalle era un prete povero. Viveva della piccola elargizione che mensilmente gli assicurava il Parroco (presidente dei parroci della Collegiata di Sant’Anna) il cui importo aumentava in relazione alla numerosità dei funerali e delle messe in suffragio da lui celebrati, ma sempre di miserie si trattava. Comunque tanto gli bastava per condurre una vita dignitosa e di cui ogni giorno ringraziava il Signore. Certamente non poteva permettersi alcun extra, con l’eccezione del tabacco da fiuto, che assumeva in dosi quotidiane, con assidua frequenza, seppur in misura assolutamente controllata. Ad ogni “fiutata” corrispondeva uno o più sonori starnuti, che mascherava malamente coprendosi il naso con uno dei suoi variopinti grandi fazzoletti. Ne ricordo uno rosso a pois bianche. Non di rado si divertiva a ficcare un pizzico del suo tabacco nel naso di qualche chierichetto, così… “alla fidata” e mentre il malcapitato starnutiva lui se la rideva sonoramente, come si diceva “a scraccallius”. Ma torniamo alla povertà di don Arthemalle. [segue]

Gli aneddoti stampacini. Uspidali civili o Clinica Aresu?

Ospedale-Civile-Cagliari204d5de0-72bc-4aa7-b3dc-ec8bfd054ab4Don Arthemalle forse non era il più vecchio tra i sacerdoti della Collegiata parrocchiale di Sant’Anna, ma per noi lo era. Teoricamente non avrebbe avuto diritto al titolo di “don” ma solo di “signor”, in quanto – ci avevano spiegato – l’uno era riservato ai preti che avevano studiato e che erano stati licenziati dal Seminario maggiore, l’altro a chi era arrivato alla consacrazione sacerdotale senza il prescritto “cursus studiorum”, come appunto nel caso del nostro. [segue]

AladiNewsEstate EstateAladinews

copia-di-img_6928SUOR MARTA È ANCORA VIVA .
di P.Ligio su Aladinews.
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Alle origini di GulpCittàquartiereAladinews
Le prime esperienze giornalistiche nacquero in Parrocchia (1967).
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Migranti-Aquarius. Opinioni a confronto

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    Parliamone assieme

    Incontro

informale, senza relazioni, ma con brevi riflessioni nell’ambito di una riflessione collettiva.

Avvia il confronto Andrea Pubusa – CoStat

seguono i vostri interventi

insieme a quelli di Ettore Cannavera (Comunità La Collina – Serdiana), Davide Carta (PD), Fernando Codonesu (CoStat), Andrea Contu (ARCI), Tonino Dessì (CoStat), sen. Gianni Marilotti e Pino Calledda (M5S), Giacomo Meloni (sindacalista CSS), Marco Mereu (FIOM), Roberto Mirasola (LeU), Luisa Sassu (ANPI), Franco Meloni (Amici sardi della Cittadella di Assisi), esponenti delle comunità straniere a Cagliari.

Sono invitate le confessioni religiose.

Il dibattito pubblico sull’Aquarius è ricco di spunti polemici, dettati da logiche di schieramento. Vogliamo avviare un confronto, preoccupandoci solo del merito della questione dei migranti, che ha complesse implicazioni di carattere etico, giuridico e politico.

    Lunedì 18 giugno 2018, ore 17.45
    Studium franciscanum
    via Principe Amedeo n. 22 Cagliari

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eccomiIn apertura sarà proiettato Eccomi “Flamingos”- The short film scritto e diretto da Sergio Falchi, che sarà presente.
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La disumanità come carta vincente

«Ero straniero e non mi avete accolto», ha detto l’altro ieri il cardinale Ravasi citando il Vangelo e denunciando la mancanza dell’umano nella politica. Se questo è vero – ed è tragicamente vero – ne viene di conseguenza che solo una nuova immersione della politica nell’umanità può rovesciare la terribile fase che stiamo attraversando. Solo un’affermazione senza reticenze e con orgoglio anche nel discorso pubblico di parole e valori quali bontà, solidarietà, integrazione, pietà, comunione può dipingerla di colori nuovi e liberarla da quelli cupi della paura e del respingimento dell’altro. Si tratta di rimettere in moto un processo di rieducazione che non è impossibile. Avere davanti ai propri occhi, e questa volta con assoluta chiarezza, una politica senza umanità può aiutare a costruirne una diversa.
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di Ritanna Armeni

E’ possibile fare politica staccandola completamente dall’umanità? E’possibile agire – pensare di agire – per il benessere dei cittadini, per la loro sicurezza, muovendosi contro altri essere umani, che si trovano in una situazione di pericolo, forse di morte?
Questo interrogativo si pone sempre con l’arrivo dei barconi carichi d’immigrati nei porti italiani. Uomini e donne che hanno bisogno di aiuto ma che, con la loro presenza – molti sostengono –, intaccano benessere e sicurezza dei cittadini italiani. Quest’anno si pone con più forza e drammaticità che nel passato per un motivo molto semplice. Per la prima volta l’Italia ha un governo che fa dei respingimenti in mare l’asse portante della sua politica; per la prima volta il vero vincitore delle elezioni del 4 marzo, il capo della Lega Matteo Salvini, vuole dimostrare senza possibilità di equivoci all’Italia e all’Europa che dall’«invasione» dei diversi, dei neri, dei poveri ci si può difendere. Che un nuovo ordine può essere imposto. Che l’inumano può governare.
Per farlo ha bisogno di operare un rovesciamento culturale che fino a qualche tempo fa sembrava impossibile: rescindere ogni legame fra i sentimenti (solidarietà, pietà, fratellanza, istinto alla protezione dei deboli, benevolenza, compassione) e l’agire pubblico (le leggi, gli interventi, le disposizioni per l’ordine).
Per separare l’uomo e la donna dalla propria umanità occorre educarli all’indifferenza, liberarli da ogni empatia con i sofferenti, renderli prigionieri delle proprie ansie e paure, impedir loro di uscire dal ghetto delle proprie sofferenze per dare uno sguardo, almeno uno sguardo, a quelle altrui. L’abbiamo visto solo qualche giorno fa con l’Aquarius, la nave con 629 migranti che il governo italiano ha respinto e che è stata salvata solo grazie all’apertura dei porti spagnoli.
Le motivazioni dell’atto (e della sua disumanità) sono state tutte «politiche». Dare una lezione all’Europa che finora ha colpevolmente voluto ignorare la difficile situazione delle coste italiane e questo è di certo vero. Alcuni paesi europei per evitare l’invasione hanno eretto muri e militarizzato le frontiere. Poi – si è detto – occorre evitare che, insieme ai migranti, sbarchino, anche terroristi. Che dobbiamo riservare le poche risorse che ci sono agli italiani, aiutare prima i poveri di casa nostra. Ci sono i terremotati, i disoccupati. E, infine, che è impossibile condividere servizi sociali già insufficienti.
Le motivazioni della politica, come si vede, sono già esplosive. Se si calano nella difficile situazione economica e sociale del paese, se si condiscono con una buona dose di paura per il diverso, la deflagrazione è immediata.
L’Aquarius è solo l’ultimo dei casi in cui l’inumano diventa politico. Perché da tempo – come ha denunciato il politologo Marco Revelli – «senza quasi trovare resistenza, con la forza inerte dell’apparente normalità, la dimensione dell’inumano è entrata nel nostro orizzonte».
Esso – precisa ancora Revelli – «non è la mera dimensione ferina della natura contrapposta all’acculturata condizione umana. Non è il mostruoso che appare a prima vista estraneo all’uomo». L’inumano è il momento in cui l’altro diventa cosa «indifferente, sacrificabile o semplicemente ignorabile». Il momento in cui la sua vita «non è oggetto primario, ma oggetto di calcolo». Quel che sta avvenendo nelle acque del Mediterraneo e quello che è prevedibile accada nei prossimi mesi, è esattamente questo. La vita degli uomini e delle donne è oggetto di calcolo economico e politico. È con la minaccia di morte di centinaia di persone che si pongono condizioni all’Europa. Sono i disperati del mare che garantiscono la linea della fermezza. Sono loro i testimoni che i partiti al governo fanno il bene degli italiani salvaguardano la loro sicurezza e il loro benessere.
Non sarebbe onesto né veritiero dire che questo processo di disumanizzazione della politica si manifesta ora per la prima volta. Solo qualche mese fa un altro governo – questa volta di centro sinistra – e un altro ministro degli interni – di sinistra – con un accordo con le tribù libiche e un attacco alle organizzazioni umanitarie che agivano nel Mediterraneo, ha bloccato in campi della Libia alla mercé di miliziani, torturatori e stupratori, migliaia di uomini e di donne che avevano la colpa di tentare di arrivare sulle nostre coste nella speranza di un futuro migliore. Lo racconta con crudezza un bel film
che forse in pochi hanno visto: «L’ordine delle cose» di Andrea Segre. Anche in questo caso la vita di molti è entrata nel calcolo.
Ma quell’azione ampiamente «disumana» e largamente condivisa dai mass media era coperta, almeno, dall’ipocrita affermazione di voler difendere gli immigrati dallo sfruttamento degli scafisti, dalle carrette della morte che offrivano false speranze. Oggi invece l’inumano non usa infingimenti, non cerca pretesti, non dà motivazioni che coprano la realtà. Anzi la politica se ne mostra orgogliosa, fa della disumanità la sua carta vincente.
«Ero straniero e non mi avete accolto», ha detto l’altro ieri il cardinale Ravasi citando il Vangelo e denunciando la mancanza dell’umano nella politica. Se questo è vero – ed è tragicamente vero – ne viene di conseguenza che solo una nuova immersione della politica nell’umanità può rovesciare la terribile fase che stiamo attraversando. Solo un’affermazione senza reticenze e con orgoglio anche nel discorso pubblico di parole e valori quali bontà, solidarietà, integrazione, pietà, comunione può dipingerla di colori nuovi e liberarla da quelli cupi della paura e del respingimento dell’altro. Si tratta di rimettere in moto un processo di rieducazione che non è impossibile. Avere davanti ai propri occhi, e questa volta con assoluta chiarezza, una politica senza umanità può aiutare a costruirne una diversa.

Ritanna Armeni
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Migranti. Che fare?

costat-logo-stef-p-c_2Lunedì 18 giugno, con inizio alle ore 17.30 Incontro-dibattito su “Migranti, che fare?”, presso lo Studium Franciscanum in via Principe Amedeo 22.

Oggi a La Collina

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Riunione del CoStat

costat-logo-stef-p-c_2-2Oggi mercoledì 13 giugno 2018. Riunione del CoStat, ore 19, presso la sede della CSS (Confederazione Sindacale Sarda).

Ospedale “San Giovanni di Dio” di Cagliari: quale destinazione?

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lampadadialadmicromicro132Nel recente incontro promosso dal Comitato per la salvaguardia del San Giovanni di Dio il prof. Andrea Loviselli, docente della Facoltà di Medicina dell’Università di Cagliari, ha prospettato per la Struttura un utilizzo ottimale come “Casa della Salute”, coerente evoluzione della situazione esistente, rispondente alle esigenze della popolazione del centro storico e non solo. Abbiamo allora richiesto al dott. Antonello Murgia, medico ed esperto di politiche sanitarie, un parere sulla proposta avanzata dal prof. Loviselli sulla base di una illustrazione degli interventi sanitari sul territorio previsti dalla vigente normativa e dal Piano sanitario regionale. Il dott. Murgia ci ha prontamente inviato il seguente articolo che in estrema sintesi, ma con esemplare chiarezza, ci informa sull’argomento e, di più, aderendo alla proposta del prof. Loviselli, propone un “percorso” attuativo della trasformazione del San Giovanni di Dio in Casa della Salute o, auspicabilmente più avanti, in Ospedale di Comunità. Torneremo presto sull’intera questione, anche per gli aspetti di altra natura, strettamente connessi: piano complessivo di risanamento/ristrutturazione del Complesso San Giovanni di Dio, idee su un utilizzo differenziato, ma compatibile con la realizzazione della Casa della Salute, finanziamento del tutto (fondi europei, fondi delle fondazioni ex bancarie, fondi regionali, fondi di partecipazione dei privati, etc.), costituzione di un’apposita “fondazione di partecipazione” per la gestione (in analogia a quanto realizzato a Firenze). Dunque, a presto (f.m.).
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Ospedale “S. Giovanni di Dio” di Cagliari: quale destinazione?
di Antonello Murgia
E’ da qualche decennio che si teorizza la necessità di superare l’ospedalocentrismo e di avvicinare la sanità ai cittadini, spostando il fulcro dell’intervento sanitario sul territorio. Per fare questo occorre organizzare sul territorio stesso quelle strutture che forniscano ai cittadini l’assistenza che non necessita di ricovero ospedaliero e che sarebbe complicato o comunque svantaggioso erogare a domicilio. Questo filtro si compone di più voci le più importanti delle quali sono la Casa della salute, l’ospedale di comunità, il poliambulatorio, l’ADI (Assistenza Domiciliare Integrata).
La Casa della Salute (CdS) è l’elemento più interessante di una sanità basata sulla centralità del territorio, sia perché ha l’ambizione di riunire nello stesso luogo le attività sociali e sanitarie e, fra queste, le cure primarie, la prevenzione, la riabilitazione, sia perché può includere una parte degli altri servizi che fanno da filtro fra territorio e ospedale. Ne sono state individuate 3 tipologie: la piccola, la media e la grande.
La CdS piccola comprende l’ambulatorio infermieristico e quello di medicina generale, la continuità assistenziale di 12 ore, l’ambulatorio specialistico, l’assistenza sociale, l’accoglienza/punto informativo e il CUP (Centro Unico di Prenotazione).
Nella CdS media, in più, sono contemplati gli ambulatori della medicina di gruppo, l’ambulatorio pediatrico, quello ostetrico, il servizio di guardia medica, il punto prelievi, attività specialistiche ambulatoriali, servizio di ecografia, il coordinamento dell’ADI, le vaccinazioni e le certificazioni ai fini della prevenzione.
La CdS grande prevede, oltre a quanto previsto in quella media, la radiologia non contrastografica, la riabilitazione funzionale, il consultorio familiare/pediatrico di comunità, il CSM (Centro di Salute Mentale), il Servizio di Neuropsichiatria infantile e dell’età evolutiva, il SerT (Servizio per le Tossicodipendenze). Vi vengono inoltre programmati interventi di screening della popolazione: pap-test, mammografie, diagnosi precoce delle neoplasie del colon-retto, etc. Devono inoltre esservi previste delle sale riunioni, sia per gli operatori che per incontri con la popolazione.
L’Ospedale di Comunità (O.d.C.) costituisce anch’esso un’innovazione molto interessante, sia per gli operatori che per i cittadini. La sua funzione è quella di assistere i pazienti che presentano problemi che non hanno bisogno di ricovero ospedaliero, ma che non possono essere assistiti adeguatamente a domicilio per inadeguatezza del domicilio stesso o per la necessità di controllo infermieristico continuativo. Ricovera pazienti che presentano malattie soprattutto croniche, ma anche acute, provenienti sia dall’ospedale che da casa, che necessitano di interventi a bassa intensità clinica. Per risultare economicamente vantaggioso anche nel breve periodo, l’OdC non deve essere realizzato ex novo, ma deve derivare dalla riconversione di posti letto e di strutture già esistenti e non più necessari. La direzione, e questo è uno degli elementi più innovativi, è del medico di medicina generale (pediatra di libera scelta nel caso di O.d.C. pediatrico), venendo così incontro alla preoccupazione di impiegatizzazione/burocratizzazione lamentata da tale categoria, mentre la gestione è dell’infermiere professionale. Il Direttore del Distretto ha invece la responsabilità igienico-organizzativa e gestionale complessiva. Il funzionamento prevede di giorno l’attivazione del responsabile clinico, mentre di notte e nei festivi le necessità di intervento medico verranno coperte dal servizio di continuità assistenziale. Alle emergenze provvede il Sistema di Emergenza-Urgenza territoriale. Il modulo tipo dell’OdC è costituito da un reparto di 15-20 letti. E’ importante sottolineare che l’OdC non rappresenta una alternativa a forme di residenzialità già esistenti (RSA), che hanno il compito di assistere un’altra tipologia di destinatario e con altro tipo di risorse.
E’ un’attività che necessita di una preparazione accurata e, ritengo, di una cultura adeguata, non essendo la centralità del territorio ancora entrata a sufficienza nella mentalità della nostra dirigenza sanitaria regionale, sia come amministratori che come operatori, ma è molto interessante perché può consentire di fornire assistenza a persone fragili e/o con domicilio inadeguato, minimizzando il rischio di istituzionalizzazione e di allontanamento dei soggetti dal loro ambiente e riducendo contemporaneamente i costi economici a carico del Servizio Sanitario ed i costi sociali, che per lo più sono a carico delle famiglie.
I primi esperimenti di OdC risalgono ormai a 20 anni fa in Emilia Romagna per cui ci sono esperienze consolidate cui fare riferimento per implementare al meglio questo tipo di attività anche in Sardegna e in particolare a Cagliari ove non manca la disponibilità degli spazi necessari.
Dati i requisiti richiesti, l’Ospedale S. Giovanni di Dio si presterebbe ottimamente a questo scopo e non necessiterebbe di adattamenti costosi; l’apertura di tale attività si tradurrebbe, in poco tempo, in una sanità più vicina ai cittadini e con costi più contenuti rispetto al modello ospedalocentrico. E’ altrettanto evidente che la cosa non possa essere impiantata dall’oggi al domani e che necessiti di una preparazione accurata, ma va tenuta presente la sua sinergia con la Casa della salute: in entrambi i casi, infatti, risultano centrali il ruolo del medico di medicina generale e di diverse altre figure come l’infermiere professionale (che nell’OdC ricoprirebbe un ruolo di responsabilità in prima persona della gestione di una struttura di ricovero e cura cui è evidente che aspiri e che trovo giusto ricopra in un sistema sanitario moderno), il terapista della riabilitazione, l’assistente sociale, etc. Questo modello di intervento è importante anche per impedire/ritardare quelle disabilità che portano alla non autosufficienza, responsabile di una quota rilevante della crescente spesa sanitaria degli ultrasessantacinquenni. Ritengo che un progetto realistico potrebbe prevedere l’apertura a scadenza abbastanza breve di una Casa della Salute media, con la prospettiva di farla diventare di più grande dimensione man mano che l’attività si consolida, favorendo il lavoro d’equipe e multidisciplinare dei medici e aggiungendo gradatamente i vari servizi che contraddistinguono la CdS grande (radiologia, ADI, SerT, servizi di screening per le malattie a maggiore incidenza, eventualmente il CSM attualmente sistemato in strutture a sé stanti, etc.). Anche il poliambulatorio di v.le Trieste sul quale circolano voci di chiusura, potrebbe, con le relative professionalità, trasferirsi nella CdS al S. Giovanni di Dio. Insomma, il vecchio e glorioso ospedale cittadino potrebbe essere convertito in una struttura moderna che offra prestazioni che avvicinano la sanità ai cittadini, per giunta ad un costo più basso rispetto al modello che stiamo con qualche fatica cercando di superare.
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FEDERICO GARCIA LORCA

federico-g-lorcaFEDERICO GARCIA LORCA
Nasce a Fuentevaqueros, provincia di Granada, il 5 giugno 1898.
I suoi primi interessi sono la letteratura, la poesia, la filosofia e la musica.
Si laurea in leggi a Granada, per accontentare il padre, poi si laurea a Madrid in Lettere e Filosofia. Lascia la musica perchè non può andare a Parigi a proseguire gli studi: era apprezzato da Manuel de Falla, che gli fu amico e col quale organizzò il concorso del Cante jondo, il canto gitano. Si diletta anche di pittura e fa una esposizione dei suoi disegni. Nel ’29-30 si reca a New York e poi a Cuba.
Dal 1918 al ’36 ha arricchito immensamente, con la sua poesia e il suo teatro, la letteratura e la cultura spagnola e mondiale. Nel 1932, il Ministero della Cultura della Repubblica, istituita un anno prima, lo incarica della diffusione del teatro in Spagna. Organizza La Barraca, gruppo teatrale girovago, che assolverà questo compito.
gli-occhiali-di-piero1-150x1501419Nel febbraio del ’36, con Alberti e Bergamin, fonda l’Associazione degli intellettuali antifascisti. Il 19 giugno finisce di scrivere La casa di Bernarda Alba. Il 17 agosto viene arrestato dai franchisti. All’alba del 19 agosto viene fucilato a Viznar (Granada).
Uno dei tanti, imperdonabili, crimini dei fascisti spagnoli.
Quando morirò / seppellitemi con la chitarra / sotto la sabbia.
Quando morirò / tra gli aranci e la menta.
Quando morirò / seppellitemi, se volete, / sotto una banderuola.
Quando morirò!

No te conoce nadie. No. Pero yo te canto.
Yo canto para luego tu perfil y tu gracia.
La madurez insigne de tu conocimiento.