Cultura

Scuola di formazione politica CoStat – Proposta&Dibattito.

Sardegna universitaria_2costat-logo-stef-p-c_2-2universita_cultura_e_sapere2
lampadadialadmicromicroSul progetto di Scuola di formazione politica promosso dal CoStat ed esposto da Fernando Codonesu nelle pagine di Democraziaoggi e di AladinpensieroNews, si è cominciato a sviluppare un articolato dibattito, così come richiesto dello stesso Comitato. Poiché il dibattito finora si è svolto in parte nelle pagine fb di alcuni esponenti del CoStat (a volte in forme lapidarie, come lo strumento fb peraltro consente e perfino sollecita) non di accesso universale, riteniamo utile riprenderlo e proporlo nelle pagine della nostra News, auspicando che nel proseguo del tempo si arricchisca di ulteriori apporti, fino ad arrivare all’avvio della concreta attività formativa nei tempi ragionevoli previsti dal CoStat.
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Seguono gli interventi nel dibattito su Democraziaoggi e sulle pagine fb di Tonino Dessì e Franco Meloni (aggiornamento al 12 febbraio 2019, ore 13,55)

Dialogo con Gianfranco Sabattini

[il manifesto sardo] Dialogo con Gianfranco Sabattini – Audioregistrazione
6 Febbraio 2019
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Foto Renato d’Ascanio Ticca
[red]
L’audio registrazione dell’incontro pubblico di ieri sera denominato “Dialogo con Gianfranco Sabattini”. Una presentazione della recente produzione editoriale del prof. Sabattini: “Europa Perché” (Tema), “La ricerca del benessere” (Tema) e “Lo sviluppo locale della Sardegna” (Cuec). Gianfranco Sabattini è autore di numerosi libri e saggi di economia e politica e già docente di politica economica nella Facoltà di economia dell’Università di Cagliari.
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- Il servizio fotografico di Renato d’Ascanio Ticca.

Beni comuni

Scuola Popolare ex centro soc Is MirrCITTÀ E TERRITORIO » TEMI E PROBLEMI » SPAZIO PUBBLICO
Riuso del patrimonio pubblico in abbandono: serve una strategia nazionale
di MARIO GUERRIERO su eddyburg.

logo-anciANCI chiede di rivedere alcune norme nazionali per favorire pratiche di riuso in grado di generare identità e produzione culturale, coesione ed innovazione sociale. Sarebbe il caso di farlo, ora. Biblius.net, dicembre 2018. (m.b.)

L’Associazione nazionale dei comuni italiani ha inviato al Ministero dei beni e delle attività culturali un documento che delinea una strategia di riuso e recupero di immobili di interesse culturale in elevato stato di degrado. Il testo è stato elaborato dalla commissione cultura dell’Anci e contiene “proposte operative che, se attuate, consentirebbero di attivare sui territori politiche di grande impatto per quanto riguarda il riuso del patrimonio pubblico per la valorizzazione culturale.” Con la medesima missiva il presidente dell’Anci chiede al ministro di “valutare la possibilità di avviare un tavolo tecnico Mibac/Anci che possa elaborare delle proposte condivise e svolgere anche un’azione di monitoraggio e, se del caso, di accompagnamento delle iniziative più significative che si attiveranno sui territori”.

Le proposte Anci
Secondo i Comuni la normativa vigente non garantisce linearità e chiarezza alle procedure amministrative essendo ispirata prevalentemente dal “principio di massima resa economica” del patrimonio pubblico; non aiuta né le Amministrazioni Comunali disponibili a valorizzare il proprio patrimonio culturale, né gli operatori, per lo più no profit, che potrebbero concorrere alla restituzione alla pubblica fruizione di beni non utilizzati.
È necessario dunque rivedere l’attuale impostazione normativa, secondo l’Anci, in modo da dare ai Comuni la possibilità di valorizzare il proprio patrimonio con maggiore efficacia, privilegiando funzioni e soggetti in grado di generare:
- identità
- produzione culturale
- coesione
- innovazione sociale
Obiettivo perseguibile solo attraverso la definizione di regole chiare, che prevedano nuovi modelli concessori, flessibili e semplificati e la promozione di partnership pubblico/private finalizzate a dare maggiore efficacia e slancio ai progetti di valorizzazione culturale.
Pertanto, l’Anci propone una diversa e più efficace normativa che possa:
1. garantire, per i beni del patrimonio pubblico disponibile che da almeno 3 anni sono in stato di abbandono o di grave sottoutilizzazione, le forme più opportune di concessione d’uso a finalità culturali e sociali, ivi compresa quella del comodato, modificando il principio di fruttuosità dei beni pubblici. Per raggiungere questo obiettivo non si può prescindere da un intervento normativo che mitighi il principio di redditività, che nell’attuale formulazione appare non giustificato per questa fattispecie di beni, contemperandolo con il rilievo dei valori identitari e della coesione sociale che sono associati ai processi di recupero e valorizzazione dei beni culturali in disuso o abbandonati
2. consentire che le “forme speciali di Partenariato” previste dal terzo comma dell’art.151 del dlgs n.50/2016 siano estesi agli Enti Locali e a tutti i soggetti pubblici proprietari di beni culturali al fine di permettere, con modalità semplificate e più efficaci, il recupero, il restauro, la ricerca, la manutenzione programmata, la gestione, l’apertura alla pubblica fruizione e la valorizzazione del patrimonio pubblico disponibile per finalità culturali e creative
3. modificare il “Codice del Terzo Settore” (dlgs n.117/2017), consentendo anche la possibilità della concessione in comodato d’uso gratuito o a canone fortemente agevolato di beni culturali, agli enti del Terzo Settore, ivi comprese le imprese sociali, in relazione alla valutazione del valore sociale, culturale, occupazionale, del processo di valorizzazione avviato
4. istituire un fondo pluriennale per il riuso del patrimonio pubblico a fini culturali degli enti locali in condizione di grave sottoutilizzo o in stato di abbandono, con funzioni di sostegno alle finalità su richiamate, di promozione di partenariati speciali pubblico-privati, di concorso negli interventi di recupero e valorizzazione.
Infine, si dovrà attentamente valutare la possibilità di adottare dispositivi di defiscalizzazione per i soggetti gestori di beni restituiti alla pubblica fruizione.

Il documento si può scaricare dal sito biblus.net

Vedi anche: Fare spazio alle attività culturali – una guida per l’azione, il documento elaborato dalla scuola di eddyburg.

Oggi. Dialogo con Gianfranco Sabattini, economista. Realista e insieme “campione dell’impossibile”.

Oggi martedì 5 febbraio 2019 alle ore 17.00 a Cagliari nella sala conferenze della Fondazione di Sardegna in via San Salvatore da Horta 2, si svolgerà l’incontro pubblico denominato “Dialogo con Gianfranco Sabattini”. Una presentazione della recente produzione editoriale del prof. Gianfranco Sabattini: “Europa Perché” (Tema), “La ricerca del benessere” (Tema) e “Lo sviluppo locale della Sardegna” (Cuec).
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Appunti di Franco Meloni.

Gianfranco Sabattini, classe 1935, è professore universitario, formalmente in pensione, in realtà in servizio permanente ed effettivo. Perciò non chiamatelo “ex professore” perché a lui non si addice. Per lui è appropriato il richiamo biblico del “Tu es sacerdos in æternum secundum ordinem Melchisedech”, nel senso di “professor in æternum” secondo non so quale Ordine. Laicamente potremo anche dire che Gianfranco Sabattini fa parte di una virtuale a virtuosa “riserva democratica della Repubblica”, formata da quelle persone che sono sempre disponibili a dare il proprio contributo intellettuale per il bene comune, al “servizio esclusivo della Nazione” nel prolungamento dell’impiego pubblico, che con la pensione passa da prestazione contrattuale a prestazione volontaria e gratuita. Di questo impegno e di questa dedizione che si prolungherà fino a quando vorrà e potrà, il più a lungo possibile, gli siamo tutti grati.
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Negli appunti che seguono non ho alcuna pretesa di rappresentare la complessità e il valore delle opere editoriali del professore. Mi dispiace non dare adeguatamente conto della sua ricerca anche per le tematiche di forte investimento innovativo, quali 1) la riforma del welfare soprattutto con l’adozione del vero “reddito di cittadinanza“, che chiama anche “dividendo sociale” o “reddito di base”; 2) i beni comuni, con una ridefinizione dei concetti di proprietà pubblica e privata, in relazione al perseguimento del bene comune… Mi limito a richiamare, anche per semplice elencazione, alcuni “spunti” tratti dalla lettura di suoi molti scritti, libri, saggi, articoli (di questi ultimi, molti pubblicati nelle News online Aladinpensiero, Democraziaoggi e il manifesto sardo, con le quali collabora da alcuni anni “in pianta stabile”), in particolare del volume “Lo sviluppo locale della Sardegna” (Cuec Editrice), che sarà occasione e pretesto della mia interlocuzione con il professore nell’ambito dell’incontro odierno.
Parto proprio dalla considerazione finale dell’introduzione a detto libro fatta dal professor Pietro Maurandi, nella quale viene riconosciuto un grande merito a Gianfranco Sabattini: quello di far prevalere, gramscianamente, l’ottimismo della volontà sul pessimismo della ragione in relazione all’attuale situazione della Sardegna. Tanto da convincere lo stesso Maurandi e, speriamo, molti altri. Ma, a quali condizioni la Sardegna può uscire dal permanente stato di crisi che l’attanaglia per avviare un processo di sviluppo? Proprio a quelle formulate da Sabattini, che più avanti in estrema sintesi riassumo.
Scrive Pietro Maurandi:
“(…) la mobilitazione di forze endogene è in effetti l’unica possibilità che si offre alla Sardegna. Sabattini sostiene che la chiave di volta, il punto di partenza è la riforma federalista dello Stato, con tutto ciò che consegue, anche nelle articolazioni interne della Regione. Io sono d’accordo, ma sono pessimista per due ragioni:
1. La riforma federalista dello Stato non ci sarà (…)
2. La classe dirigente sarda, segnatamente la classe politica, non ha mostrato di essere all’altezza, né per volontà di porre il problema, né per capacità di affrontarlo (…).
Di fronte [alla situazione della classe politica regionale] diventa impossibile non essere pessimista; devo dire però che, nel libro curato da Sabattini, quando vengono analizzate le condizioni per realizzare la mobilitazione delle forze endogene, si manifesta un ottimismo implicito, che nasce, non da un atteggiamento di maniera o fideistico, ma da un lavoro di analisi e di indagine approfondita nei suoi diversi aspetti. Questo mi fa pensare e sperare che il mio pessimismo sia ingiustificato. Ben venga allora questo libro, con l’ampiezza del quadro presentato e con la vastità delle prospettive adottate, a guidarci attraverso un’analisi critica dei limiti delle politiche meridionalistiche, e di quelle attuate per la Sardegna, e a prospettarci, con la cultura e gli strumenti propri dello sviluppo locale, possibili via d’uscita dalle attuali condizioni”
.

Ecco allora, almeno per titoli, le quattro condizioni formulate da Sabattini:
I) Evitare la “sindrome del fallimento” o il “complesso del fallimento” [in questo passaggio, anche se Sabattini non dovesse ammetterlo, trovo un’assonanza con l’esortazione di Papa Francesco ai giovani: “Non lasciatevi rubare la Speranza!”].
II) Avviare e praticare un processo di profonda trasformazione della struttura organizzativa del contesto regionale, che abbia come esito finale 1) il momento identitario (costituente), 2) la riscrittura del piano di sviluppo sociale ed economico, 3) la riscrittura dello Statuto.
III) Realizzare una piena ed estesa società civile regionale integrata
IV) Creare strutture di governo regionali capaci di assumere un obiettivo di medio-lungo periodo
. Ciò varrà ad aumentare la fiducia dei cittadini regionali…
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Alcuni spunti di correlate questioni
. Come uscire dall’attuale stato di confusione istituzionale, per un “ritorno al territorio”?
. Come procedere a un adeguato riordino delle autonomie locali sulla base dei concetti che seguono?
– sussidiarietà e solidarietà;
– bio-area;
– spessore istituzionale;
– governance dal basso dello sviluppo di ogni singola area;
– città diramata.

Su tutte queste questioni Gianfranco Sabattini fa ragionamenti e proposte di grande spessore culturale. Si tratta di Utopia o di “impresa possibile” portata avanti da un “campione dell’impossibile”? Ce ne faremo un’idea più precisa nell’incontro di questo pomeriggio, a cui siete tutti invitati caldamente a partecipare.

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g-sabattini-5-ott-17Gianfranco SABATTINI
Comacchio, 01/06/1935
Gianfranco Sabattini è stato titolare della cattedra di Politica economica presso la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Cagliari. È autore di numerose pubblicazioni su temi di carattere generale e sui problemi della crescita e dello sviluppo del Mezzogiorno e della Sardegna.
Tra quelle di carattere generale: Saggi di politica economica (FrancoAngeli, 1987); Il ruolo della “mano visibile” dello Stato (FrancoAngeli, 1999); Globalizzazione e governo delle relazioni tra i popoli (FrancoAngeli, 2003); Riforma del welfare State e problema distributivo nell’economia di mercato (FrancoAngeli, 2007); Welfare State. Nascita, evoluzione e crisi. Le prospettive di riforma (FrancoAngeli, 2009); Elogio della sostenibilità dello sviluppo. Critica della teoria della decrescita di Serge Latouche (Tema, 2016); La ricerca del benessere. Riflessioni sulle prospettive dell’economia globale e locale (Tema, 2018). Tra le pubblicazioni sui problemi della crescita e dello sviluppo del Mezzogiorno: Le regioni, lo Stato e la nazione (Mondoperaio, 2010, n. 2); Il Mezzogiorno nella storia d’Italia (Il Risparmio, 2010, n. 2); I limiti delle politiche meridionalistiche. Il caso Sardegna (Tema, 2015). Tra le pubblicazioni sui problemi della crescita e dello sviluppo della Sardegna: Quale autonomia istituzionale per rimuovere la dipendenza politica ed economica della Sardegna? (FrancoAngeli, 2006); Sardegna anno zero. Quale futuro istituzionale ed economico? (Economia e Società Regionale, 2005, n. 1); Capitale, sociale, crescita e sviluppo della Sardegna (FrancoAngeli, 2006).
Nel 2017 ha curato, per conto dell’Istituto Gramsci della Sardegna, il volume collettaneo Le città e i territori (Tema, 2017); nel 2018-2019 ha curato, per conto dello stesso Istituto e con il contributo della Fondazione di Sardegna, i volumi collettanei La città metropolitana di Cagliari (Aipsa Edizioni, 2018), Lo sviluppo locale della Sardegna (Cuec, 2018), “Europa Perché” (Tema, 2019), “La ricerca del benessere” (Tema, 2019).

Contro xenofobia e razzismo

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- Pagina fb dell’evento Cagliari che resiste.
- Pagina fb dell’evento Nuoro che resiste.
- Sassari che resiste:
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11 gennaio 1999 – 11 gennaio 2019

Omaggio a Faber
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Dossier ASviS

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- Approfondimenti ASviS.

Legge “Sicurezza”. Coraggio, inizia ora la Resistenza civile!

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Un lungo cammino xenofobo
Alex Zanotelli | 5 dicembre 2018 | su Comune.Info

L’approvazione del Decreto sicurezza è l’ultimo passaggio di un percorso cominciato con la Turco-Napolitano, seguito dalla Bossi-Fini, dai decreti Maroni e più recentemente dall’accordo firmato dal signor Minniti con la Libia, arrivando alla guerra contro le ONG e alla chiusura dei porti. “È grave che ora anche il presidente della Repubblica abbia firmato questo Decreto – scrive Alex Zanotelli – Non possiamo più tacere. Dobbiamo reagire, organizzare la resistenza per salvare la nostra comune umanità”. Come? Sperimentando forme di disobbedienza civile ovunque, sostenendo la possibile disobbedienza immediata dei responsabili degli Sprar e dei Cas, appoggiando istituti missionari e parrocchie disponibili a offrire asilo nelle chiese, collaborando con giuristi nelle battaglia alla Corte Europea di Strasburgo… “Coraggio, inizia ora la Resistenza civile!”

alex zanotelli fto microdi Alex Zanotelli

Il 27 novembre 2018 sarà ricordato come il Martedì Nero della Repubblica italiana perché il Parlamento ha trasformato in legge il Decreto Sicurezza che è in netta contraddizione con i principi della nostra Costituzione. E questo è avvenuto senza una discussione parlamentare e senza la possibilità di inserire emendamenti. Altro che centralità del Parlamento! È un brutto segnale per la nostra democrazia. Il Decreto Sicurezza è una legge repressiva anche nei confronti degli italiani. Rende reato, per esempio, il blocco delle strade o delle ferrovie (strategia nonviolenta attiva), proibisce l’assembramento di persone (elemento costitutivo della stessa democrazia), impone il daspo e gli sgomberi. È forse l’inizio di un sistema poliziesco guidato dall’uomo forte?

Ma la gravità di questo Decreto sta nel fatto che nega i principi di solidarietà e di uguaglianza che sono alla base della nostra Costituzione. Il Decreto prevede per i migranti l’abolizione della protezione umanitaria, il raddoppio dei tempi di trattenimento nei Centri per il Rimpatrio(CPR), lo smantellamento dei centri SPRAR (Sistema per i richiedenti asilo e rifugiati) affidati ai Comuni (un’esperienza ammirata a livello internazionale, per non parlare di Riace), la soppressione dell’iscrizione anagrafica con pesanti e concrete conseguenze, l’esclusione all’iscrizione del servizio sanitario nazionale e la revoca di cittadinanza per reati gravi. Trovo particolarmente grave il diniego del diritto d’asilo per i migranti, un diritto riconosciuto in tutte le democrazie occidentali, menzionato ben due volte nella nostra Costituzione. Questa è una legge che trasuda la ‘barbarie’ leghista e rappresenta un veleno micidiale per la nostra democrazia. Di fatto il decreto è profondamente ingiusto perché degrada la persona dei migranti e crea due classi di cittadini, rendendo lo ‘straniero’ una minaccia, un nemico e sancendo così la nascita del ‘tribalismo’ italiano, come lo definisce Gustavo Zagrebelsky. Anzi crea l’apartheid giuridica e reale…

Per di più questo Decreto si chiama “sicurezza”, ma sicurezza non offre, perché moltiplicherà il numero dei “clandestini” e degli irregolari che verranno sbattuti per strada. L’effetto è già sotto i nostri occhi: tre migranti su quattro si sono visti negare l’asilo, migliaia di titolari di un permesso di soggiorno sono stati messi alla porta, circa quarantamila usciranno dagli Sprar. E sono spesso donne con bambini che hanno attraversato l’inferno per arrivare da noi! Così entro il 2020 si prevedono oltre 130.000 irregolari per strada. E gli irregolari verranno rinchiusi nei nuovi lager, i CPR. A questi verrà ingiunto, entro sette giorni, di ritornare nei loro paesi. Ma né i migranti né il governo hanno i mezzi per farlo. Così rimarranno in Italia mano d’opera a basso prezzo per il capolarato del nord e del sud.

È questa la conclusione amara di un lungo cammino xenofobo di questo paese, iniziato con la Turco-Napolitano (i CIE!), seguito dalla Bossi-Fini, dai decreti Maroni e dalla legge Orlando-Minniti, oltre che al criminale accordo di Minniti con la Libia. Questo Razzismo di Stato è poi sfociato in una guerra contro le ONG presenti nel Mediterraneo, per salvare vite umane, e alla chiusura dei porti, in barba a leggi nazionali e internazionali! Non c’è più Legge che tenga, la legge la fa la maggioranza di turno al governo! È in ballo il diritto, la legge, la nostra stessa democrazia. È grave che ora anche il Presidente della Repubblica abbia firmato questo Decreto. Non possiamo più tacere. Dobbiamo reagire, organizzare la resistenza per salvare la nostra comune umanità.

Per questo ci appelliamo a:

– Corte Costituzionale, perché dichiari il Decreto sicurezza incostituzionale;

– Giuristi, perché portino queste violazioni dei diritti umani alla Corte Europea di Strasburgo;

– Conferenza Episcopale Italiana perché abbia il coraggio di bollare questo Decreto e la politica razzista di questo governo come antitetici al Vangelo;

– Istituti missionari, perché facciano udire con forza la loro voce, mettendo a disposizione le loro case per ‘clandestini’ come tante famiglie in Italia stanno facendo;

– Parroci, perché abbiano il coraggio di offrire l’asilo nelle chiese ai profughi destinati alla deportazione, attuando il Sanctuary Movement, praticato negli USA e in Germania;

– Responsabili degli SPRAR, CAS e altro, perché disobbediscano, trattenendo nelle strutture i migranti, soprattutto donne con bambini;

– Medici, perché continuino a offrire gratuitamente servizi sanitari ai clandestini;

– Cittadinanza attiva, perché in un momento così difficile e buio, si oppongano con coraggio a questa deriva anti-democratica, xenofoba e razzista anche con la ‘disobbedienza civile’ così ben utilizzata da Martin Luther King che affermava:

”L’individuo, che infrange una legge perché la sua coscienza la ritiene ingiusta ed è disposto ad accettare la pena del carcere per risvegliare la coscienza della comunità riguardo alla sua ingiustizia, manifesta in realtà il massimo rispetto per la legge!”

Coraggio, inizia ora la Resistenza civile!

*Missionario comboniano

Domani

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Anna Oppo

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Venerdì 30 novembre 2018, alle h. 16.30, nella Sala Eleonora d’Arborea in via Falzarego 35 a Cagliari, su iniziativa del Centro di Documentazione e studi delle donne .

Sabato 1° dicembre 2018. Storie in Trasformazione 2018

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Basaglia e le metamorfosi della psichiatria con Piero Cipriano
Sabato 1 dicembre alle ore 18:00 al Fuaiè del Teatro Massimo in Viale Trento n°9 a Cagliari si svolgerà il nuovo appuntamento della manifestazione di letteratura sociale Storie in Trasformazione 2018. Piero Cipriano presenta “Basaglia e le metamorfosi della psichiatria” (Elèuthera, 2018) in dialogo con Gisella Trincas, presidentessa regionale dell’ASARP e presidentessa nazionale dell’UNASAM.
[segue]

Oggi giovedì 29 novembre 2018

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Il bene fa bene

6606ba35-0ed0-4a08-870a-87a6c0d07ac7Gli angeli esistono, anche sulla terra.
di Raffaele Deidda.

Il Censis, in collaborazione con la Fondazione Magis, ha recentemente realizzato l’indagine “Missione, solidarietà internazionale e stili di vita degli italiani”. I dati emersi dicono che per il 77% degli italiani è fondamentale continuare ad aiutare i popoli del Sud del mondo, mentre solo il 19% ritiene sbagliato farlo. Questo è un atteggiamento diffuso soprattutto nel Nord Italia (20%), tra i non occupati (32%) e tra le persone con bassa scolarizzazione (20%). Solo il 20% degli intervistati però è disposto a dare un proprio contributo economico e a impegnarsi in prima persona.
Chissà a quali di queste categorie percentuali appartengono gli italiani che con efferata volgarità hanno insultato Silvia Romano, (l’ennesima oca giuliva… poteva stare in Italia e aiutare gli italiani) la volontaria di 23 anni dell’organizzazione “Africa Milele Onlus”, rapita in Kenya in seguito ad un attacco armato. Magari sono fra quelli che sostengono il respingimento dei migranti affermando come sia più giusto ed opportuno “aiutarli a casa loro” !
Sono considerazioni che rattristano e che fanno pensare come sia ancora terribilmente distante l’obiettivo di riuscire a portare pace e ad aiutare le comunità più svantaggiate del mondo a diventare protagoniste del cambiamento sociale, perseguendo uno sviluppo umano integrale e sostenibile. Eppure esistono esempi bellissimi di creature meravigliose, che sono riuscite nel corso della loro vita ad avvicinare persone delle società ricche a quelle più misere, creando una corrente di amore, di vicinanza e di solidarietà.
Una di queste creature è Madre Flora Zippo, delle Suore Francescane dei Sacri Cuori, oggi novantaduenne. Una donna dal fisico minuto ma dal cuore e dalla volontà immensamente grandi, che ha vissuto ed operato sempre a fianco degli ultimi, soprattutto nelle missioni delle isole Filippine. Una religiosa con carisma tale da conquistare anche le persone più “laiche” come Costantino Flore, il medico sardo docente di Medicina del Lavoro che avendo conosciuto Madre Flora nel corso di un viaggio nelle Filippine ne è diventato un grande sostenitore, promuovendo insieme ad altri numerose iniziative per supportare l’azione dell’instancabile missionaria. [segue]

Continua Spettacolo Aperto

spett-aperto-2018
- Il Programma.

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- Il Programma completo 2018.
Oggi
sabato 24 novembre

[segue dettaglio programma odierno]