“Cagliari Città Capitale”

Verso le elezioni comunali di Cagliari

Cagliari oggi 8 mar 16Il cinismo dello slogan “ora tocca a noi” che cinque anni fa scuoteva Cagliari

di Claudia Zuncheddu*

Nella storia sarda Cagliari, pur essendo uno dei Giudicati, è stata la capitale di chi di volta in volta ha dominato la Sardegna e l’ha incoronata come tale. La città è stata nei secoli estranea e spesso antagonista agli interessi e alle aspettative dei sardi che là non vi abitavano, addirittura in molti casi consumava e parassitava le stesse risorse economiche dei territori limitrofi. Il ruolo di roccaforte militare e di centro del potere politico prevale su tutti gli altri aspetti fino alla fine dell’800, quando incomincia a farsi strada la prima borghesia mercantile che in alcuni casi, ancora oggi, gestisce parte dei flussi economici della città.

Il ruolo di Cagliari Capitale, che è tutto da ridiscutere e riempire di nuovi contenuti, ridefinendo il rapporto tra le città, le campagne e il resto dei territori sardi, acquista un’ulteriore valenza quando la città diventa la sede della Regione Autonoma della Sardegna e dei suoi Uffici amministrativi. Questo dato, anche da un punto di vista delle politiche urbanistiche, dei trasporti e della stessa viabilità e vita quotidiana dei cittadini, condiziona il tessuto produttivo, sociale ed economico della città, nonché la sua stessa espansione visto che, in questi ultimi decenni con il crearsi di nuove autonomie comunali, lo stesso territorio cagliaritano è venuto a mancare. Cagliari vive la contraddizione di essere una città al servizio e con i servizi pubblici per tutta la Sardegna e nello stesso tempo è priva dei servizi tipici di ogni grande città per i propri cittadini e per l’hinterland.

I fenomeni di immigrazione verso Cagliari dal dopoguerra ad oggi, hanno condizionato lo sviluppo urbano e negli ultimi decenni sono stati tra le cause del suo stesso spopolamento. I costi insostenibili delle abitazioni e dei servizi inesistenti, per diversi strati sociali, per le nuove famiglie e giovani coppie, per gli anziani, nonché per gli studenti, hanno fatto sì che si creasse verso l’hinterland un contro-flusso di nuova migrazione. Queste risorse umane, intellettuali e sociali, da inserire all’interno del tessuto della città storica, da Marina a Castello, a Stampace, sono state interpretate come pezzi di società da allontanare dal centro urbano in quanto non appetibili per il mercato immobiliare e della speculazione.

Queste dinamiche non possono essere risolte con la promessa Città Metropolitana, anzi, sicuramente sono destinate ad acuirsi. La Città Metropolitana, già nata male sulla carta con “figli e figliastri”, un’affaire sempre più dominato dalle bramosie di potere e della politica, che viola il nostro Statuto Speciale di Autonomia e la stessa Costituzione italiana. La Città Metropolitana che si delinea, anziché partire dai reali problemi ed esigenze di ogni singolo comune, diviene oggetto di spartizione del potere per i partiti politici. Tradendo ogni nobile ispirazione, essa si prospetta come nuova “torta politica da spartire” che al di là delle referenze, premia solamente alcuni comuni (17 su 71). Degli esclusi, c’è chi pagherà il prezzo della discriminazione, chi invece potrà vantare qualche privilegio per pochi intimi, in cambio del silenzio e della connivenza di qualche amministratore locale.

Oggi gli Uffici dell’Urbanistica dei singoli comuni dell’Area Vasta non dialogano tra di loro e ancor meno esiste una volontà e un piano collettivo condiviso e utile a tutti i comuni dell’hinterland. La Città Metropolitana, così gestita dal sistema corrotto dei partiti, non è altro che uno specchietto per le allodole utile alla conservazione del potere dei soliti noti. Sono le alchimie nate nei Palazzi cagliaritani della Regione Autonoma della Sardegna o paracadutate direttamente e in modo acritico da Roma, alchimie legate di volta in volta alle esigenze della casta politica dominante, e come tale estranee ai bisogni dei nostri territori. E’ su queste logiche che si costruiscono muri che dividono le strade, i cittadini e i quartieri dei comuni limitrofi. Un’urbanistica condivisa e al servizio dei cittadini non deve costruire muri ma ponti di incontro per risolvere i problemi e per amministrare in modo virtuoso il territorio.

Bisogna partire dai bisogni dei cittadini, dei quartieri, dei nostri giovani, degli inoccupati, dei disoccupati, degli studenti, delle imprese, dei nostri artigiani, degli operai delle nostre attività produttive, dall’Università come fabbrica della cultura, dai nostri artisti come protagonisti di un nuovo rinascimento culturale cagliaritano e sardo, dai nostri immigrati, a prescindere da tutti quelli che chiedono una società equa e solidale dove nessuno deve sentirsi escluso e che il diritto di cittadinanza e al lavoro, a una vita dignitosa sia garantita per tutti. Questi temi richiedono una complessità di approcci e di studio indispensabili per dare risposte concrete a breve, a medio e a lungo termine a tutte le esigenze dei cittadini e delle categorie sociali che essi rappresentano.

Cagliari è una città stremata, abusata e abbandonata ma sempre più contesa dalle bramosie dei blocchi dei partiti italiani (e dintorni) che l’hanno amministrata sino ad oggi. Essa necessita di un programma che rompa con i riti della politica di centro destra o di centro sinistra, con gli interessi dei soliti noti, con gli interessi trasversali della casta politica. Un programma che deve avere come missione questa complessità e questa voglia di rottura con un passato di esclusione per la maggioranza dei cittadini, in modo tale che la città ritrovi la propria identità storica, sociale e culturale. Questo oggi chiede la gente. Contare, determinare e condividere le scelte della politica. Politica intesa come risoluzione dei problemi collettivi, includendo e non escludendo, e non politica come risoluzione dei problemi personali, di piccoli gruppi, di caste, di carriere.

All’interno di questo discorso assume un ruolo fondamentale il Comune, non più visto come notaio del benessere o del malessere della città, ma come nuovo motore d’impresa. Motore d’impresa nel sostenere e moltiplicare le attività produttive legate ai vari tessuti sociali, ma esso stesso impresa nel senso della gestione di tutti quei servizi, specialmente quelli legati al sociale, ai bisogni dei cittadini e alla manutenzione e costruzione delle reti, che con l’esternalizzazione, oggi sono esclusivamente in mano ai privati creando profitto solo per essi. Il Comune può essere un momento di partecipazione popolare, di decisione nell’interesse della cittadinanza, di soluzione condivisa delle criticità e delle problematiche e della stessa normalità della vita quotidiana.

Al di là dei recenti interventi di “estetica” alla faccia borghese della città, un’amministrazione virtuosa tutela il diritto alla salute della cittadinanza, attraverso scelte nette ad esempio su Inceneritori, Saras, Ecocentri (di tipologia B). L’aria di Cagliari è inquinata. Aumentano le malattie e i tumori anche in età pediatrica. Il sindaco uscente risponde appoggiando le attività del Cacip, della Saras e creando pericolosi Ecocentri di tipologia B, a ridosso dei quartieri più popolati contro la normativa europea e regionale. Sulla piaga ancestrale dell’occupazione, il lavoro è per pochi intimi, “gli unti del signore” su cui vegliano i Palazzi del potere di Via Roma. Dal Comune all’Agenzia Regionale del Lavoro, quel diritto dicono, “è cosa nostra”.

Mentre con l’economia della città soccombono cittadini, imprenditori e imprese, chi amministra, di riappropriarsi delle attività produttive tradizionali, dalle saline al porto di Cagliari, non ne vuole sentire. Ma il nostro parco di Molentargius non può vivere se non vivono le saline e se non riprende la produzione del sale, specialmente di quello pregiato, come già sta avvenendo in molte parti d’Italia e d’Europa. Il commercio muore strangolato dalla grande distribuzione ma chi amministra risponde promuovendo, chissà per quale maleficio, nuovi centri commerciali.

Questo è il senso cinico dello slogan che cinque anni fa scuoteva la città “ora tocca a noi”, ma a far che e per conto di chi? Oggi è tutto chiaro.
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Verso le elezioni comunali di Cagliari

AladinDibattito-CA_2_2-300x130Zedda, SEL, PD: a Cagliari è tempo di bilanci

democraziaoggi loghettodi Andrea Pubusa, su Democraziaoggi

Di solito a fine mandato si fanno i bilanci sulle amministrazionI e sui governI. Su Zedda, oltre a quello specifico sulle promesse non mantenute, se ne può fare uno più a monte, sul quadro generale esistente cinque anni fa rispetto a quello attuale. Perché già questo è importante, forse dirimente. E allora proviamoci. Anzitutto, cinque anni fa, era altra cosa Sel e anche il Pd. Sel giocava all’alternativa nei riguardi del suo alleato maggiore. In realtà, non si trattava di una vera alternativa, ma, pur nello stesso orizzonte, Vendola formulava una versione piu di sinistra rispetto alla proposta del PD sui temi del lavoro, della pace, dei diritti. Il Pd di Bersani stava al gioco e, con le primarie di coalizione, lasciava al popolo di centrosinistra la possibilità di scegliere tra candidati d’apparato e candidati (almeno apparentemente) di movimento. Insomma, il buon Bersani lasciava che venissero esclusi dalla candidatura i personaggi meno presentabili del proprio partito, nell’ottica che ciò che contava era allargare l’area del consenso e assicurare la vittoria della coalizione. Per ricordare i casi più noti, è successo, grazie a questa intesa, che Vendola abbia stravinto due volte in Puglia e che Pisapia abbia prevalso a Milano. E cosi in tanti altri luoghi, come anche a Cagliari, con Zedda, presentato come candidato di rinnovamento, anche generazionale. Personalmente, non ho mai creduto all’alternativitá di Massimo perchè l’ho visto all’opera all’interno di Sinistra democratica e sono rimasto sconcertato non solo per la sua capacità tattica, insolita in una persona di quell’età, ma per la sua visione esclusivamente e assolutamente manovriera della politica, con l’uso strumentale degli argomenti, degli slogan, degli obiettivi. Il gruppo giovanile che lui capeggiava e che aveva sede, in prevalenza, alla sezione Pasolini dei DS si è rivelato ai miei occhi quanto di più deteriormente orientato mi sia capitato di vedere all’interno della sinistra nella mia ormai non breve esperienza politica. Ma a Cagliari il popolo della sinistra ci ha creduto e ha bevuto, speranzoso, lo slogan “Ora tocca a noi”. In questo è stato aiutato dal PD, che ha montato primarie truccate, candidando Antonello Cabras, del tutto estraneo a Cagliari, e sopratutto assolutamente e ostentamente disinteressato alla contesa, tant’è che durante la campagna delle primarie se ne andò negli USA.
A parte questi elementi, sta di fatto che, cinque anni or sono, SEL si presentava come soggetto del centrosinistra più permeabile alle istanze dei movimenti di quella stagione a partire dai girotondi, fino alle manifestazioni per la pace e per il lavoro.
Di tutto quello cos’è rimasto oggi? - segue -

Intanto nell’area politica del centro destra, prove di unità…Il centro sinistra è già unito. Cosa aspetta il terzo polo a unirsi per dare un’alternativa ai cagliaritani?

AladinDibattito-CA_2_2-300x130L’Unione Sarda di giovedì 31 marzo 2016
Vargiu sprona Massidda: uniti possiamo battere Zedda

VOTO 2016. Verso l’intesa tra i candidati-sindaci di #CA_mbia e Cagliari 2016
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Letture per i cittadini, ma soprattutto per i candidati sindaci e consiglieri della città

AladinDibattito-CA_2_2-300x130Un’altra idea di città
di Ilaria Agostini

PERUNALTTRACITTà 29 3 16By sardegnasoprattutto/ 29 marzo 2016/ Città & Campagna/

Eddyburg.it 25 Marzo 2016. La succosa introduzione a un libro collettaneo che racconta come nelle città italiane (non a caso l’esempio scelto è Firenze, cavia dello stregone Renzi) i declina l’idea di città del neoliberismo e come un pugno di urbanisti può animare una molteplice attività di resistenza.

Urbanistica resistente nella Firenze neoliberista, perUnaltracittà 2004-2014, a cura di Ilaria Agostini, AIÒN edizioni 2016, €18,00.

Un’altra idea di città. L’urbanistica neoliberista provoca resistenza popolare. Alla rappresentazione ufficiale delle politiche urbane si contrappone, in queste pagine, il racconto corale e antagonista di cittadine e cittadini, comitati ed esperti critici, uniti a Firenze nel “Gruppo Urbanistica” che ha fornito il sostegno tecnico alla lista di cittadinanza “perUnaltracittà”[1], per due legislature all’opposizione in Consiglio comunale.

Due legislature, dal 2004 al 2014: anni in cui, a livello planetario, si accresce per poi deflagrare, la “bolla” edilizia. Favorita, in Italia, dalla diminuzione dei trasferimenti statali ai comuni e dall’opera demolitoria di Franco Bassanini che, a cavallo del millennio, da una parte incrementava a dismisura il potere nelle mani dei sindaci, mentre dall’altra rendeva possibile riversare gli oneri di fabbricazione nella spesa ordinaria dei comuni. Lo scivolamento progressivo dal welfare state al real estate si traduce in una nuova fase di cementificazione, interpretata a livello nazionale come unica risposta alla penuria di cassa dai comuni sempre più poveri. In epoca di dismissione industriale conclamata, l’economia peninsulare si orienta francamente sul mattone. La città diventa un grosso affare economico, i valori immobiliari aumentano e sulla loro crescita si fonda il consenso politico.

Il «lucido disegno derogatorio» perseguito dagli anni Novanta[2], corrobora l’attività speculativa nell’edilizia. La contrattazione pubblico-privato nel decennio è prassi consolidata che immediatamente si trasforma in arbitrio e che sistematicamente – e legalmente – piega l’interesse comune a quello dei particolari. Il mestiere dell’urbanista, puntualizzava recentemente Edoardo Salzano, si trasforma in «facilitatore delle operazioni immobiliari». Dal canto loro, strette nella morsa del sistema finanziario, le imprese edili – che accedono al credito sulla base del capitale fisso (ossia del costruito) – costruiscono per poter continuare a costruire: è un circolo vizioso. Con un milione di nuovi alloggi invenduti[3], il consumo di suolo in Italia doppia generosamente la media europea. Lo scenario muta quando nel 2008, facendo seguito alla crisi dei mutui subprime, il mercato immobiliare crolla e i prezzi al metro quadro arrivati alle stelle, cadono in picchiata.
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Fiera licenziata

Si faccia un pubblico dibattito! Fiera licenziata
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Fiera Internazionale della Sardegna

CANELLES55 FIERA CATroppo importante per lasciarla in mano a un Commissario straordinario e alle Associazioni di categoria (più o meno informate e corresponsabilizzate). Intervengano le Istituzioni (Regione e Comune in primis, ma anche l’Università), i sindacati, i partiti politici e i candidati Sindaci alla guida della città. Per ora si è espresso solo Enrico Lobina, candidato Sindaco della Coalizione Cagliari Città Capitale, che ha opportunamente proposto una Conferenza di tutti gli attori della vicenda sullo stato e soprattutto sulle prospettive della Fiera, che non va soppressa, ma ripensata, rilanciata attraverso un piano industriale e con un nuovo adeguato management. Si apra un vero e partecipato dibattito nella città metropolitana.
- Segue documentazione-.

L’assoluzione di Massimo Zedda: ora un campagna elettorale tutta politica

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E’ una buona notizia anche per gli avversari politici
di Roberto Loddo
L’assoluzione del sindaco Massimo Zedda è una buona notizia, anche per chi come me, sosterrà una coalizione e un sindaco differenti alle prossime elezioni comunali. La giustizia, da parte di chi fa politica non dovrebbe rappresentare l’evocazione delle manette e delle galere per gli avversari ma solo il rispetto dei diritti e delle garanzie costituzionali per tutte le cittadine e i cittadini.
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di Mariella Montizi
Vi segnalo questo post di un mio conoscente, molto condivisibile.
“Le responsabilità politiche di Massimo Zedda sono molto più gravi e rilevanti delle fantomatiche responsabilità penali che gli venivano imputate.
Io sono molto contento che sia stato assolto.
Una condanna penale avrebbe distolto e avrebbe posto in secondo piano le ben più rilevanti responsabilità politiche.
Una sconfitta elettorale dovuta alla condanna penale non sarebbe stata una vittoria per nessuno. Ne avrebbe approfittato qualcuno vicino a lui, magari qualcuno del Pd che non aspettava altro, ma di sicuro la sua idea di sinistra, di politica, di governo, di interazione tra cittadini e potere, non sarebbe stata nemmeno scalfita.
Il sistema di potere che si è creato intorno alla figura di Zedda e di altre personalità provenienti dal Pd, da Sel, da schieramenti di cosiddetta sinistra radicale e da alcune “buone” famiglie cagliaritane, è un fenomeno epocale di gravità assoluta, uno stravolgimento radicale, un tradimento politico ed estetico.
Questo fenomeno non si sconfigge con le sentenze dei tribunali ma con l’impegno politico ed estetico.
Lunga vita a Zedda, dunque!
Saremo noi a batterlo e non un fottuto tribunale e lo faremo nell’arena della pòlis, con impegno, ironia, esercizio intelligente e onesto del dissenso e con esempi di vita e di pensiero alternativi…
Se poi Zedda vincerà di nuovo, gli stringeremo la mano, e ci prepareremo a sondare dimensioni estreme della politica e dell’estetica, ben oltre i confini edilizi di Emilio Floris e quelli floreali di Anselmo Piras… ma lo faremo senza bava alla bocca, senza rancore, con stile, senza mai perdere il sorriso e l’erezione mattutina”.
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Teatro lirico: Zedda assolto!
democraziaoggi loghettoRed su Democraziaoggi

Assolto con la più ampia delle formule: “il fatto non sussiste“. Zedda ha sì nominato illegittimamente sovrintendente la Crivellenti ed ha rimosso altrettanto illegittimamente Baggiani da componende del CDA della Fondazione del Teatro Lirico, parola di TAR, ma questi fatti non hanno alcuna rilevanza penale. Questo il senso del dispositivo, letto dal Presidente del Tribunale penale Gatto. Se ne capirà di più fra 90 giorni, quando verrà depositata la motivazione. Per ora Zedda può tranquillamente fare la campagna elettorale, rinforzato da questa sentenza, anche se il giudizio sarà sicuramente replicato in Corte d’appello. Il PM Pilia e la difesa di Baggiani sembrano infatti orientati ad impugnare la sentenza. – segue -

Cagliari verso le elezioni

AladinDibattito-CA_2_2-300x130Elezioni comunali: a Zedda e a Lobina domando…
22 Marzo 2016

democraziaoggi loghettodi Andrea Pubusa su Democraziaoggi

Inizia la campagna elettorale e tutti ci promettono tutto. Ricordate Zedda? Impegno per il lavoro, cultura, partecipazione democratica: non più sogni calpestati da sindaci di destra, ma obiettivi al centro dell’amministrazione di sinistra. “Ora tocca a noi“, diceva il suo slogan, intrigante, coinvolgente e pieno di promesse. Associazioni, democratici, combattenti e reduci della sinistra, lavoratori, disoccupati ce l’abbiamo messa tutta per eleggerlo. E poi? Giardinetti, strade e piazze come Mariano Delogu, ma di cultura, lavoro e partecipazione neanche l’ombra. Associazioni culturali per strada, neanche uno straccio di sede, neppure all’ANPI alla quale l’aveva esplicitamente promessa! E la partecipazione? A livello comunale c’è una ricca esperienza in Italia e nel mondo, a partire dal mitico bilancio partecipato di P. Allegre o dal “dibattito pubblico” francese, ma a Cagliari silenzio assoluto, tematica tabù. Il sindaco neppure concede udienza. Da questo punto di vista era più aperto perfino Emilio Floris che, magari non faceva granché, ma almeno ti ascoltava.
A Zedda, però, al pari di tutti i candidati del centrodestra come lui è stato nella sostanza, una domanda la pongo: come voterai al referendum costituzionale di ottobre? - segue -

Padiglione Nervi: saltano i nervi a sentire le promesse disinvoltamente disonorate

Padiglione Nervi 11 3 16Pinocchio le avventure diPadiglione Nervi: da molto, troppo tempo solo parole. Impegni precisi, tutti registrati in internet, disinvoltamente disonorati…
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Nervi Massidda 14 3 2012- Se ne parlava il 14 marzo 2012 in un servizio di Rai Tre: https://www.youtube.com/watch?v=FAqwyIDOkVo
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- Le proposte di Cagliari Città Capitale formulate da Susanna Galasso.

Solite promesse non mantenute e solite promesse da mantenere… Intanto inizia il toto-previsioni…

Unione sada Ca 10 3 16 - segue -

Giovanni Columbu candidato Sindaco di Cagliari per una coalizione di centro-destra? Non ci vogliamo credere

“(…) Spunta un polo identitario di centrodestra nella corsa verso le Comunali di Cagliari: il candidato sindaco indicato è Giovanni Columbu, regista nuorese, ma un po’ ambasciatore della sardità da nord e sud dell’Isola e per questo chiamato a farsi largo nelle urne del capoluogo, il prossimo maggio (vive da quindici anni nel quartiere della Marina)…”. Questa la notizia, con foto a corredo, apparsa ieri (5 marzo) su SardiniPost e il giorno dopo (oggi 6 marzo) smentita con alcuni commenti (prontamente ripresi da altre News) sulla stessa News on line. Pubblichiamo di seguito un breve commento a caldo del direttore di Aladinews (pubblicato sulla pagina di SardiniaPost).
Per quanto lo conosco, Giovanni Columbu è un intellettuale di sinistra, sardista per nascita e consolidata convinzione (anche se solo di recente militante in posizioni di responsabilità nel Partito Sardo d’Azione). In fondo non poteva essere diversamente per un figlio del grande Michele (che non ha bisogno di presentazioni) e di Simonetta Giacobbe (figlia dell’ingegnere Dino, nuorese, antifascista e combattente nella guerra civile spagnola nelle Brigate Internazionali). Nonostante viviamo tempi in cui non ci meravigliamo più di nulla, trovo “innaturale” che Giovanni capeggi una coalizione di centro-destra per Enrico Lobina fierala conquista del Comune di Cagliari. Della nostra città senza dubbio ha tutte le qualità per essere Sindaco, ma il mio auspicio è che si proponga a capo di una coalizione Civica e Paolo-Matta-ft-microIndipendentista (della quale gli indipendentisti siano solo una componente) che allo stato potrebbe aggregare, oltre al Psdaz, Cagliari Città Capitale di Enrico Lobina, la Quinta A di Paolo Matta, e, ancora: Progres, Verdi, Insieme per Pirri, Sardegna Possibile e altri raggruppamenti, i quali tutti non vogliono essere omologati negli esistenti (e sostanzialmente uguali) poli di centro-destra e centro-sinistra. E’ un auspicio che ha, a parer mio, riscontro di simpatia e di possibile entusiastico impegno in moltissime persone piuttosto che tra le organizzazioni politiche. E questo è già di per sé un fatto positivo. (Franco Meloni, direttore Aladinews)
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Comunali Cagliari, 14 liste per Columbu candidato sindaco. A giorni l’ok
5 marzo 2016, Sardinia Post, Politica.
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Asfaltar no es gubernar

Ragazzo nella galleria CagliaraiAladinDibattito-CA_2_2-300x130Cagliari, non bastano i lavori pubblici

di Roberto Mirasola*

Cagliari è sempre più una città dove il declino inesorabilmente si fa sempre di più sentire. I dati pubblicati dal libro bianco sulle città metropolitane dell’Anci nazionale sono alquanto allarmanti.
La disoccupazione è pari al 17,9%, con punte che raggiungono il 46,6% se riferire ai giovani e un tasso di incremento riferito alle imprese negativo. Bisogna purtroppo rilevare che i temi dello sviluppo non sono in cima alle priorità di questa amministrazione, concentrata solo ed esclusivamente sui lavori pubblici, come se questi fossero la panacea di tutti i mali. Manca una visione strategica e manca sopratutto l’idea che l’amministrazione possa e debba dire la sua al riguardo. Come? Semplicemente iniziando a indicare la strada che si vuole perseguire e lasciando che le imprese facciano il loro mestiere e soprattutto non dimentichino di creare nuova occupazione. Gli investimenti nei servizi alle imprese devono sempre essere finalizzati anche alla creazione di nuove opportunità di lavoro, ma in questi anni nulla si è fatto.
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Fiera Internazionale della Sardegna: chi lavora per la sua chiusura fa il gioco della speculazione edilizia! Le giuste risposte nel documento della Coalizione “Cagliari Città Capitale”

CANELLES55 FIERA CAlampada aladin micromicroL’Unione Sarda di oggi ripropone la disastrata e inaccettabile situazione della Fiera Internazionale della Sardegna. Niente di nuovo rispetto a quanto si sa da tempo. La situazione e le proposte d’intervento per superarla sono contenute nel documento della Coalizione Cagliari Città Capitale, che è stato illustrato nel corso di una conferenza stampa tenutasi in Municipio il 15 febbraio u.s., presenti Enrico Lobina, candidato sindaco di CCC, Roberto Mirasola, Franco Meloni, e con la partecipazione in qualità di esperto del comm. Paolo Fadda. A tale documento e alle dichiarazioni rilasciate in conferenza stampa rinviamo ritenendo siano state effettuate analisi esaurienti e avanzate proposte convincenti, da sottoporre comunque al dibattito perché si decida per il meglio e al più presto. Ciò che preoccupa è che il risanamento/ripensamento/rilancio della Fiera venga presentato come un’eventualità, prospettandosi come possibile una sua chiusura/liquidazione, che sarebbe un grosso regalo per quanti hanno in mente possibili speculazioni edilizie nelle aree del quartiere fieristico. Riteniamo e ribadiamo che non devono esistere opzioni diverse rispetto al risanamento/ripensamento/rilancio della Fiera. Per questo scopo abbiamo condiviso l’idea di una conferenza straordinario sull’intera questione da tenersi entro il mese di marzo, che deve disegnare il futuro della Fiera, anche cogliendo l’occasione della prossima 68a edizione, che deve celebrarsi come Fiera di transizione, anticipatrice di una nuova auspicabile positiva stagione. La Camera di Commercio, la Regione Sarda, il Comune di Cagliari e quelli dell’area metropolitana, le Associazioni di categoria, l’Università della Sardegna sono chiamate ad un impegno straordinario per le delineate finalità.
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FIERA: ECCO IL SERVIZIO DELL’UNIONE SARDA di oggi 27 febbraio 2016
Le aziende speciali nella bufera: Atzori si dimette dalla presidenza del Centro servizi.
La Fiera senza contratto. L’area di viale Diaz è regionale, l’accordo è scaduto nel 2009. – segue

Aspettando le elezioni di primavera. Chi sarà il Batman per la città?

CQ con Pinocchio
- La copertina di Cittàquartiere del maggio 1990 “Batman il liberatore e cattura di Pinocchio bugiardo” è opera grafica di Licia Lisei, pittrice ed ex docente di storia dell’arte del Liceo Dettori di Cagliari.

IDEExLaFIERA.Tutto (o quasi) è stato già detto e scritto… Ma ripetere giova, purché si faccia!

CANELLES55 FIERA CA
lampada aladin micromicroL’edizione 68 della Fiera Internazionale della Sardegna si celebrerà (salvo ripensamenti dell’ultim’ora) a cavallo tra la fine del mese di aprile e i primi giorni di maggio. Dovrebbe essere, come da tanti auspicato, l’ultima Fiera di una stagione superata per far posto a una Fiera radicalmente rinnovata fin dalla 69sima edizione del prossimo anno. Dunque, quella imminente, un’edizione di transizione, che appunto per questa caratteristica, dovrebbe in certa misura anticipare il futuro. E, allora, spazio alle idee, molte delle quali – lo abbiamo ribadito tante volte nella nostra News – sono state già enunciate e scritte. In questa “fiera delle idee” ve ne sono molte validissime, altre meno valide, altre del tutto balzane (come l’ultima di trasformare la Fiera in un “grande acquario”). Va bene spazio alla fantasia in un grande brainstorming collettivo, ma abbiamo anche bisogno di concretezza. Quella che hanno molte delle idee in campo, alcune delle quali possono avere anticipazione appunto nella 68ma prossima edizione della Fiera. Ne abbiamo già parlato e ne parleremo. Qui ricordiamo (e rilanciamo) l’idea che una parte della Fiera sia dedicata all’innovazione, con particolare riferimento a quella generata dal mondo giovanile, specie scolastico e universitario, che in gran parte da vita a start up, spin off e altre iniziative. La Fiera in questo settore potrebbe avere carattere permanente. Ne parlò Cristiano Erriu nell’ambito di una conferenza tenutasi proprio in Fiera il 28 aprile del 2012 (vedi articolo del 29/4/12 su Aladinews, che sotto riproduciamo).
Unica Liaison office Bomeluzo
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(Aladinews 29 aprile 2012) Un “salone dell’innovazione” punto d’incontro ricerca-impresa nella Fiera della Sardegna
di Franco Meloni

Organizzare nella Fiera di Cagliari un “Salone dell’Innovazione”, spazio adeguatamente attrezzato dove i centri di ricerca, le università e i singoli ricercatori possano incontrare (per un periodo da tre giorni a una settimana) le imprese esistenti e quanti hanno l’idea di fare impresa e fare affari. E’ questa una delle più importanti proposte scaturite dal confronto tra ricercatori, imprenditori e esponenti della pubblica amministrazione in occasione del Seminario sul rapporto “ricerca-imprese” organizzato il 28 dalla Camera di Commercio.

Resistendo alla tentazione di una bella passeggiata lungo i viali della Fiera in una soleggiata mattina di aprile, circa trenta persone si sono rinchiuse per tre ore nello stand F per mettere insieme idee ed esperienze sul come contribuire allo sviluppo del territorio. E’ possibile fare nuova impresa o riorientare le imprese esistenti attraverso i risultati della ricerca scientifica, in gran parte prodotta dall’università? Certo che sì. Lo hanno detto tutti i quindici intervenuti nel dibattito, coordinato dal direttore di aladinpensiero news, raccogliendo le sollecitazioni del prof. Franco Nurzia, il quale ha invitato i ricercatori a porre le proprie competenze al servizio del territorio. Si dirà: lo hanno sempre fatto, ma indirettamente. Oggi il ricercatore e le organizzazioni nelle quali presta la propria attività devono collegarsi sistematicamente alle esigenze del proprio territorio. Una parte consistente della ricerca scientifica deve proprio porsi direttamente ed esplicitamente al servizio del territorio per contribuire a risolverne i problemi e determinarne lo sviluppo. Concetto che dall’altra parte della barrricata, cioè dalla parte delle imprese ha ripreso il dott. Cristiano Erriu, che si è detto convinto della disponbilità delle imprese ad innovare, con l’aiuto dell’università, ma ha lamentato le poche occasioni di incontro vero, fuori cioè dalle cerimonie di sia pur utili convegni. Occorre imitare con intelligenza le esperienze positive in giro per il mondo, come, per esempio, quelle della vicina Barcellona, che ha saputo cogliere il pretesto della “zona franca” per creare un poderoso centro di innovazione al servizio della città e dell’intera Catalogna. Il prof. Francesco Ginesu ha confermato la totale disponibilità della ricerca universitaria al riguardo, avvertendo però che i mestieri di ricercatore e di imprenditore sono differenti, anche nelle modalità di lavorare e nei tempi di realizzazione delle proprie missioni, per cui è necessario integrarsi nel rispetto delle diversità, ma occorre elaborare un linguaggio comune che consenta di capirsi. La dott. Lucetta Milani ha fatto un quadro ottimista del mondo imprenditoriale isolano, in verità più in termini di potenziale che di effettive attuali presenze, che però ci sono in carne e ossa, spesso condizionate da un’eccessiva burocrazia e da “lacci e lacciuoli” imposti dalla pubblica amministrazione. Il prof. Alberto Concu ha rivelato il suo sogno quasi al termine della sua carriera universitaria: quello di “aprire i cassetti dei ricercatori”, pieni di ricerche facilmente “cantierabili”, cioè trasformabili in progetti di business e di impresa e agire di conseguenza con  l’aiuto delle istituzioni (l’assessorato all’industria si era dichiarato disponibile, aspettiamo un impegno della Camera di Commercio). Ne ha dato immediatamente prova il prof. Andrea Manuello, che ha presentato un’applicazione tecnologica per la raccolta e la conservazione dello zafferano, vero oro rosso della Sardegna (lo zafferano sardo è il migliore del mondo e quota 30.000 euro al kilo), che potrebbe consentire un notevole sviluppo del settore. Il prof. Alberto Angioni ha lamentato come le imprese sarde del comparto agricolo siano eccessivamente piccole e incapaci di innovare in misura adeguata non solo perchè difficilmente riescono a consorziarsi, ma perchè non utilizzano le opportunità offerte dalla ricerca delle università locali (spesso si rivolgono a caro prezzo ai consulenti della penisola). Esperienze positive di grandi prospettive, ma che non trovano l’accoglienza che meriterebbero da parte delle istituzioni, sono state portate dal direttore della società onlus San Lorenzo Giuseppe Madeddu (prodotti innovativi per la bioedilizia, che utlizzano le risorse locali, come la lana di pecora e le argille sarde) e dall’ing. Leonardo Ghisu, quest’ultimo impegnato allo sviluppo dei sistemi satellitari (che nell’isola possono trovare base operativa d’interesse internazionale, nella fase applicativa che deve seguire a quella in corso, prevalentemente di studio e ricerca). Il dott. Antonio Fadda ha dato conto della nascita di una nuova impresa spin off dell’università di Cagliari, che si occuperà di trattamento dati e che allo stato utilizza le incentivazioni dei fondi europei messi a disposizione da Sardegna Ricerche. I proff. Gianfranco Fancello e Felice Di Gregorio hanno parlato dei rispettivi settori di ricerca (Trasporti il primo, Ambiente il secondo), sostenendo come la ricerca universitaria abbia messo a disposizione da tempo strumenti utili rispetto a gravi problemi attuali, purtroppo sconosciuti ai decisori politici. Ci si è riferiti a questioni come la riorganizzazione dei porti e la problematica dell’erosione delle spiagge. Ciò richiama all’esigenza di trovare sedi di confronto o, come sono stati chiamati: appositi “tavoli istituzionali”, che coinvolgano la politica, l’impresa e la ricerca. Ma tutte queste riflessioni in fondo non sono già in atto da tempo? E perchè ogni volta sembra doversi ricominciare da capo? E’ una domanda che si è posta la dott.ssa Michela Loi, che ha richiamato al fatto che esistano precise linee di indirizzo europeo e coerenti programmi attuativi in materia di innovazione e aiuti all’impresa perchè si utilizzi la ricerca scientifica per innovare e creare nuove occasioni di sviluppo e di lavoro. Nelle università si sono creati gli uffici dedicati al trasferimento tecnologico (i liaison office), ma tutto viene mantenuto al livello di “minima utilia”, senza cioè adeguarsi alle dimensioni dei problemi, delle esigenze e delle stesse aspettative del territorio. Collegandosi a questo intervento la dott.ssa Stefania Tidu, collaboratrice del Centro di competenza Cemapros, ha richiamato la proposta di realizzare gli “incubatori d’impresa”, indispensabili per favorire la creazione di impresa innovativa, per aiutare i giovani imprenditori. C’è un problema di mentalità da superare per essere all’altezza dei tempi. Il prof. Nurzia in chiusura si è chiesto, retoricamente, se la Camera di Commercio di Cagliari con le sue Aziende Speciali (Fiera e Centro Servizi per le Imprese) possa costituire un soggetto di riferimento affidabile per costruire l’auspicata alleanza che integri, nel perseguimento di una missione congiunta, la ricerca e l’impresa. La risposta del sistema camerale, rappresentato dal dott. Erriu, è stata ovviamente positiva. Il nuovo presidente del Centro Servizi all’Impresa, Cristian Atzori, presente alla chiusura della manifestazione, ha confermato questa impostazione con gli impegni conseguenti, che saranno oggetto di un apposito prossimo incontro. – segue -