“Cagliari Città Capitale”

… tra il serio e il faceto si dibatte della Fiera, e non solo

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- Approfondimenti: articolo del prof. Aldo Lino – Università della Sardegna, Dipartimento di Architettura dell’Università di Sassari – su SardegnaSoprattutto, ripreso da Aladinews.
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padiglione Nervilampada aladin micromicroCon gli amici e compagni di “Cagliari Città Capitale” siamo impegnati – insieme a tanti altri (speriamo) – nella “vertenza” per “ripensare la Fiera” e rilanciarla alla grande, come spiegato nel comunicato stampa di CCC. Tra le diverse richieste, chiediamo che si faccia l’edizione 68 e contrastiamo quanti la osteggiano. Riteniamo che in questa edizione tra le varie iniziative deve trovare spazio una “riflessione organizzata” sul futuro della Fiera, a cui partecipino tutte le parti in causa. Cogliamo l’occasione per proporre che si avvii una collaborazione con i Dipartimenti di Architettura e Ingegneria delle due Università sarde (l’Università della Sardegna) sui progetti di ristrutturazione e ampiamente della Fiera e sul ricupero e valorizzazione dei padiglioni Agricoltura e Casmez alche per celebrare degnamente i rispettivi progettisti (Ubaldo Badas e Adalberto Libera). In tale circostanza si dovrà fare il punto anche sui progetti connessi dell’Autorità portuale per le aree a mare e per il Padiglione Nervi, recentemente risanato e ricuperato almeno per gli aspetti strutturali e tuttora privo di destinazione d’uso.
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Salviamo la Fiera di Cagliari. Ripensata, risanata e rilanciata nella gestione. Portata a mare e non buttata a mare! Funzionale a strategie di sviluppo della Sardegna nel Mediterraneo

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Cagliari Città Capitale esprime netta contrarietà alla messa in liquidazione della Fiera Internazionale della Sardegna, attualmente Azienda speciale della Camera di Commercio di Cagliari. I problemi della Fiera non sono certo recenti, risalgono invece a molti anni fa, almeno dall’anno 2000, allorquando non si imboccò la strada del suo adeguamento alle nuove esigenze dei tempi, permanendo sostanzialmente ancorata a modelli superati, che pur si erano dimostrati validi dalla sua costituzione (1949) per ben cinquant’anni. E tutto ciò nonostante la storia fiera ca 50consapevolezza dei decisori camerali che occorresse “ripensare” profondamente la Fiera, seguendo gli esempi di realtà fieristiche di successo nel panorama nazionale ed internazionale, come dimostrano i contenuti del libro “Storia di una fiera(1).
Nel tempo si è preferito apportare solo aggiustamenti che non sono riusciti ad arrestare il progressivo declino della Fiera, fino alla situazione fallimentare delle ultime edizioni. Le presenze di visitatori in Fiera nel periodo della sua apertura non hanno subito nel tempo significative contrazioni, ma la funzione innovativa della Fiera è venuta a mancare insieme con la diminuzione del numero degli espositori, del giro d’affari e con il venire meno della funzione di diffusione dell’innovazione… circostanze che hanno segnato negativamente soprattutto le ultime edizioni, nonché determinato l’accumulo di perdite economiche (ogni anno ripianate dai trasferimenti camerali). Le manifestazioni collaterali (Turisport, Fiori e Spose, Fiera Natale, etc) e gli altri eventi specifici, come pure le attività convegnistiche, pur importanti, non sono servite a compensare la progressiva crisi complessiva della Fiera, che la crisi economica generale giustifica solo in parte. Ciò che si segnala è soprattutto l’incapacità di capire i cambiamenti dei tempi e l’incapacità di modificare la propria missione e la propria organizzazione per affrontare le nuove situazioni. Responsabile di tutto ciò in primo luogo la dirigenza politica camerale degli ultimi quindici anni, anche nella misura in cui non ha saputo esprimere un management adeguato. Altra causa delle crescenti difficoltà è il sostanziale isolamento nella gestione della Camera di Commercio e della sua Azienda Fiera, praticato dalla dirigenza politica camerale, frutto della scellerata modalità dei “compartimenti stagni“, per la quale le altre Istituzioni coinvolte nella politica economica della città e della sua area vasta – particolarmente la Regione e il Comune – sono rimaste colpevolmente estranee alle vicende camerali. Comportamenti che hanno determinato e continuano a provocare ingenti danni all’economia dei territori dei Sud Sardegna. Occorre invertire la rotta, evitando la chiusura della Fiera, come condizione prima della sua auspicata riorganizzazione complessiva. Non sottovalutando il fatto che la chiusura della Fiera darebbe la stura a mai sopiti appetiti speculativi sulle preziose aree che la ospitano. - segue -

Cagliari, a chi tocca adesso?

AladinDibattito-CA_2di Raffaele Deidda

E’ strana la politica. Stefano Fassina, ex Pd, è il candidato di Sinistra Italiana (il gruppo parlamentare composto da Sel e dai fuoriusciti del Pd) a sindaco di Roma. Ha reso nota la sua priorità in caso di elezione: le periferie, viste come “il luogo sociale e urbano dal quale guardare alla città”. Fassina, insieme agli altri appartenenti a Sinistra Italiana, ha come principale obiettivo la costruzione di una sinistra a sinistra del Pd. Ai cittadini e agli elettori abituati a schemi meno sofisticati, la situazione politica appare un complicato machiavello.

Ancor meno comprensibile se ci si sposta a Cagliari dove Massimo Zedda, Sel, è il ri-candidato del Pd a sindaco di Cagliari. Nonostante Sel a livello nazionale abbia rotto col Pd di Renzi fino a promuovere il nuovo soggetto politico di Sinistra Italiana. La normale logica fatica a trovare una risposta alla domanda: ha senso mantenere il nome della “ditta” solo per allearsi col Pd in funzione delle prossime elezioni di Cagliari portando in dote anche la sconfessione del segretario nazionale Vendola? Inoltre, mentre si augura a Zedda di uscire indenne dal processo relativo al Teatro Lirico, è fatale interrogarsi sull’opportunità di ri-candidare un rinviato a giudizio che, in caso di condanna, non potrebbe fare il sindaco.

Ritorna alla memoria Francesca Barracciu. Vincitrice delle primarie per la Presidenza della Regione, si ritirò “spontaneamente” perchè colpita da un avviso di garanzia. Si diceva che con lei candidata presidente il centrosinistra avrebbe fatalmente perso le elezioni. Oggi, invece, il Pd conta di vincere le elezioni amministrative a Cagliari con un candidato sindaco rinviato a giudizio. Con la benedizione di Matteo Renzi: “Lo sosteniamo anche se non è del Pd, noi scegliamo i candidati migliori”. Secondo questa logica la Barracciu non era, quindi, uno dei candidati migliori. Idonea però al ruolo di sottosegretario ai Beni Culturali, almeno fino all’arrivo del rinvio a giudizio.

Alla memoria ritorna anche la campagna elettorale di Massimo Zedda del 2011 e lo slogan “Adesso tocca a noi”, i sostenitori disinteressati di quella sinistra che si voleva avesse ancora un senso. Poi gli altri, quelli interessati che “toccasse” a loro. Se non un ruolo politico, almeno un posizionamento in strutture e organismi parapolitici che prevedessero un qualche compenso. Come poi è avvenuto, con proiezioni anche nella Regione, passata al centrosinistra con Francesco Pigliaru presidente.

La candidatura di Zedda appare oggi come un voler pretendere una sorta di primato della politica nei confronti della magistratura, forte dell’acclamazione senza primarie e della benedizione di Matteo Renzi. Per il quale, pur di vincere, sono naturali le candidature di chi è (dovrebbe) essere a sinistra del Pd come Zedda o a destra come Giuseppe Sala, candidato sindaco a Milano. Come è pure naturale un Governo con la destra di Alfano e il sostegno dell’ex berlusconiano Denis Verdini.

Con quale entusiasmo gli elettori di sinistra e anche i cittadini meno politicamente impegnati potrebbero oggi ri-sostenere un candidato sindaco rinviato a giudizio, contribuendo disinteressatamente al successo della sua campagna elettorale votandolo e facendolo votare? Con quale riferimento etico e con quale senso di responsabilità del ruolo di cittadini decisori, attraverso il voto, della migliore rappresentanza possibile? Forse per aver proseguito l’opera della destra con i giardinetti, le opere pubbliche, le piazze e piazzette? Davvero poco. Da un’amministrazione di centrosinistra e da un sindaco di sinistra-sinistra era attesa soprattutto una visione della città, l’adeguamento del PUC al PPR, una forte attenzione alle politiche sociali e alle periferie, viste come “il luogo sociale e urbano dal quale guardare alla città”, all’ambiente, ai beni culturali, alla cultura, all’istruzione.

E allora, a chi tocca adesso? Alla destra? Divisa come il Pd in correnti e consorterie. Sembra quasi poco interessata a concorrere, riservandosi forse di calare le più convenienti ragioni di scambio con la coalizione apparentemente più forte. I berlusconiani sono rimasti in pochi e gli “altri” potrebbero pensare di riproporre a livello comunale il modello del “Partito della Nazione” caro a Renzi. Con la formula del tutti dentro appassionatamente. Il M5S risulta ancora non pervenuto.

Sono presenti sulla scena elettorale, però, altri soggetti che hanno in comune i temi – valori della dignità, partecipazione, appartenenza e solidarietà. Che pongono come priorità il sostegno alle fasce più deboli della città, in particolare la creazione di opportunità di lavoro. Che dichiarano di non vedere l’impegno politico come un’alternativa lavorativa ma come un contributo al benessere della città e dei suoi abitanti.

Manca davvero poco alla data delle elezioni e si rende urgente che le liste in campo rendano noti i programmi per gestire la città. Per consentire ai cittadini una scelta motivata e consapevole, che la Costituzione ci assegna, responsabilizzandoci.

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- Raffaele Deidda, by sardegnasoprattutto/14 febbraio 2016/ Società & Politica/
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Parlamento in duomo

Zona franca urbana e zona franca doganale portuale di Cagliari. Piano, piano, piano… mentre la città declina

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Cagliari Città Capitale: “La zona franca urbana crea opportunità di sviluppo per la città”.

Una grande partecipazione della cittadinanza e del mondo dell’associazionismo all’incontro sulla zona franca urbana organizzato ieri sera nella Sala Search del Comune di Cagliari dalla coalizione civico indipendentista Cagliari Città Capitale. Numerosi gli interventi degli esperti coordinati dalla giornalista Alessandra Addari, a partire dall’introduzione di Roberto Mirasola di Cagliari Città Capitale che ha sottolineato come “Il punto franco doganale rappresenta una delle opportunità innovative di sviluppo per la creazione di benessere e lavoro per la nostra Città”.
Pietro Maurandi, storico del pensiero economico dell’Università di Cagliari, ha fatto un excursus storico della vicenda della zona franca partendo dall’economista ottocentesco Giuseppe Todde, passando per il dibattito costituente relativo allo Statuto sardo, per approdare ai nostri giorni. Concretamente a tutt’oggi non si è fatto nulla, salvo la previsione normativa di sei punti franchi doganali nei diversi porti sardi, peraltro tuttora inattuati. Perché? Eppure, svanite le illusioni di attivare la zona franca integrale in tutto il territorio della Sardegna, appunto restavano da realizzare le zone franche doganali portuali, a partire da quella di Cagliari.
Fortemente critico con la giunta Pigliaru il direttore di Aladin News Franco Meloni, alla domanda sul perché non si sia ancora fatta la zona franca urbana risponde: “Perché purtroppo abbiamo degli incompetenti al potere e questi professori al governo della regione stanno creando il deserto”. Per Marco Sini c’è necessità di maggiore concretezza sinergia con tutti i soggetti coinvolti: “Dobbiamo puntare sulla zona franca possibile, non su quella che desideriamo nei nostri sogni, ma su quella realizzabile, quella della zona franca del porto di Cagliari con annessa zona industriale”.
L’economista Gianfranco Sabattini dell’Università di Cagliari punta il dito contro le strumentalizzazioni politiche e gli interessi economici: “Dal 2000 fino ai giorni nostri accadde di tutto all’interno di Cagliari Free Zone, perché l’unico interesse della politica era quella di spartirsi le quote di partecipazione. Per questo motivo dobbiamo smetterla di fare propaganda sulla zona franca. Dobbiamo parlare di regimi di esenzione configurati come zone franche orientate al consumo”. Per Mario Carboni interviene evidenziando come l’Unione Europea non deve dare nessuna approvazione per creazione della zona franca doganale: “l’UE deve dare invece un’approvazione in quanto aiuto di stato permesso per particolari motivi per la zona franca fiscale”.
Per Enrico Lobina, candidato sindaco della coalizione di Cagliari Città Capitale “Il silenzio dell’amministrazione comunale è vergognoso e incomprensibile anche alla luce di un ordine del giorno approvato in Consiglio Comunale” – conclude Lobina – “Il declino economico di questa Città non si è arrestato. Non è vero che un comune come Cagliari non può fare nulla sui temi dello sviluppo e dell’occupazione e noi con la zona franca urbana abbiamo l’opportunità di farlo”.

Prima delle conclusioni di Lobina, nel dibattito sono intervenuti Gaetano Lauta, Nicola Di Cesare, Mario Carboni, a cui sono seguite brevi repliche di Pietro Maurandi, Gianfranco Sabattini e Marco Sini.

(Fonte: Comunicato stampa, a cura di Roberto Loddo CCC)
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Unione_Europea- Approfondimenti: REGOLAMENTO (UE) N. 952/2013 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 9 ottobre 2013 che istituisce il codice doganale dell’Unione

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Zona franca urbana, punto franco doganale: opportunità di sviluppo e lavoro per Cagliari

zona-ffanca-e-punto-franco-CCC E’ il tema dell’incontro-dibattito organizzato da Cagliari Città Capitale per mercoledì 10 febbraio, con inizio alle ore 17.30, presso la sala Search del Comune, Largo Carlo Felice 2. All’evento moderato dalla giornalista Alessandra Addari, interverranno Roberto Mirasola di Cagliari Città Capitale, l’ex deputato Pietro Maurandi, Marco Sini, l’economista Gianfranco Sabattini e il direttore di Aladinews Franco Meloni. Dopo il dibattito, concluderà gli interventi Enrico Lobina, candidato Sindaco di Cagliari Città Capitale.
- La pagina fb dell’evento.

Punti franchi doganali. Quello di Cagliari sembrava quasi fatto, poi tutto si è fermato… Cerchiamo di capire a che punto siamo. Lo dicevamo nell’ottobre 2015, ma la situazione è rimasta identica

Pinocchio visto da Enrico Mazzanti di Firenze anno 1883IL CIABATTINO PIGLIARU (della zona franca). Durante la prima guerra mondiale un soldato sardo portò ad aggiustare i propri stivali ad un ciabattino di Asiago, il quale, dopo averne valutato lo stato e l’entità delle riparazioni da fare, disse: “Va bene, torna tra quindici giorni”. E li ripose in uno scaffale alle sue spalle. Il soldato se ne andò soddisfatto, ma non tornò dopo quindici giorni, avendo dimenticato i suoi stivali, forse perché impegnato a salvare la pelle, come per fortuna gli riuscì. Se ne ricordò d’un tratto ben tre anni dopo, quando, a guerra finita, tornato ad Asiago, questa volta in visita turistica, mentre passeggiava nella città riconobbe la bottega del calzolaio. Entrò, si presentò e chiese dei suoi stivali. “Mi ricordo benissimo”, disse il calzolaio, tirando fuori dallo scaffale gli stivali impolverati, esattamente nello stato in cui il soldato glieli aveva consegnati tre anni prima. “Ma non ricordo cosa le avevo promesso”. “Beh – disse l’ex soldato – mi aveva detto di ripassare dopo quindici giorni che me li avrebbe consegnati tornati a nuovo”. “Ah! Ora mi ricordo” – disse il calzolaio. “E allora?” – chiese l’ex soldato. “Esattamente come le avevo promesso – rispose il ciabattino – Torni tra quindici giorni”.
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zona-ffanca-e-punto-franco-CCCIn vista del Convegno di Cagliari Città Capitale di mercoledì 10 febbraio ripubblichiamo un nostro articolo del 14 ottobre 2015; purtroppo non occorre aggiornarlo perché la situazione perdura immutata: si chiama immobilismo, ma anche presa per il naso dei cittadini.
porto panape innovativadi Franco Meloni
Tre mesi fa, precisamente il 30 giugno scorso, la Giunta regionale approvava con propria delibera il “Piano operativo della Zona Franca di Cagliari”. L’assessore dell’Industria, Maria Grazia Piras sottolineava l’importanza del provvedimento, così dichiarando: “Ci consente di individuare e studiare un modello di Zona franca che vorremmo estendere, come previsto dal nostro Statuto, agli altri cinque punti franchi della Sardegna: Olbia, Porto Torres, Oristano, Arbatax e Portovesme. Il punto di Cagliari, insomma, sarà una sorta di «laboratorio» che permetterà alla Regione di capire come integrare le Zone franche con modelli di sviluppo coerenti con le esigenze dei diversi territori”. “La deliberariportava una nota stampa della Giuntaconsentirà alla società Cagliari Free Zone di realizzare gli interventi inseriti nel progetto, che ha già ottenuto il nulla osta dell’Autorità doganale di Cagliari. Il Piano Operativo prevede la realizzazione dei servizi comuni e la collocazione logistica degli spazi da adibire a servizi generali. Si tratta di infrastrutture che consentiranno l’avvio delle prime attività. Il Progetto di massima di Cagliari Free Zone individua un lotto di 6 ettari all’interno della zona attualmente recintata nella parte posteriore del piazzale di banchina del molo di Levante del Porto Canale. Il lotto sarà recintato su quattro lati e vi saranno due accessi. I costi di massima per le opere da realizzare ammontano a poco meno di un milione e 100 mila euro. In particolare, saranno costruite le palazzine e sarà sistemata la viabilità. Interventi anche sui servizi tecnologici, il telecontrollo, l’illuminazione e l’impiantistica”. Bene, commentavamo in tale occasione nella nostra news, rammentando i ripetuti interventi sulla questione, che datano dall’esordio on line della stessa: aspettiamo i fatti! Ma, allo stato, questi fatti non si top secretvedono proprio. Non troviamo alcuna informazione sul sito web della Regione, doverosa sulla base della normativa sulla trasparenza. Ma, ci diciamo: andando oltre i noti “difetti di comunicazione” della Regione, non è detto che non si stia facendo nulla… Certo è che se qualcosa si sta facendo è «top-secret». Non solo per noi, ma perfino per uno dei più diretti interessati, cioè l’attuale presidente della Società consortile SpA Zona Franca di Cagliari, Piergiorgio Massidda, il quale in un articolo-intervista (apparso il 13 ottobre nel suo blog ufficiale) informa di aver partecipato il 6 ottobre a una riunione con l’assessore all’industria della Regione Sardegna. In quella sede, dichiara Massidda: “ho ribadito di aver raccolto in giro per il mondo l’adesione di tanti investitori internazionali che stanno aspettando dalla Sardegna una risposta; mi è stato detto che avremo delucidazioni entro poche settimane; è già passata una decina di giorni; l’impressione avuta durante i vari incontri con assessori e dirigenti è che si vogliano rimandare queste decisioni senza spiegarne il perché; spero che l’assessore si renda conto dell’importanza del suo interessamento e delle potenzialità della Zona Franca Portuale Doganale”. Massidda esprime poi una serie di altre considerazioni, che quantunque influenzate dalla sua probabile candidatura a Sindaco di Cagliari nell’imminente tornata elettorale, sono interessanti e in certa parte coincidenti con le posizioni di Aladinews su Zona franca e dintorni, assunte in tempi non sospetti. Ad esempio, dice Massidda: “(…) l’Ente maggiormente interessato [alla Zona Franca] dovrebbe essere il Comune di Cagliari in quanto azionista sia del CACIP che membro del comitato dell’Autorità Portuale, al pari della Regione, ma l’attuale Sindaco di Cagliari ha già fatto intendere che non ritiene che sia compito del Comune investire per la creazione di posti di lavoro a Cagliari. La Regione ha tuttavia facoltà statutaria di entrare nella ZFD con capitale proprio come azionista considerato che è anche l’istituzione con la maggiore solidità finanziaria; più volte si è prospettata l’ipotesi dell’ingresso della regione attraverso la SFIRS ma anche questa soluzione è rimasta sulla carta. Davvero inspiegabile. Secondo alcune voci ciò accade perché ci sono io alla Presidenza e quindi c’è la certezza che il lavoro si crei per davvero, mettendo fuorigioco chi vorrebbe trasformare la Zona Franca in una fabbrica di poltrone (…) Sarebbe bene che tutti ragionassero su come restituire al Comune di Cagliari il suo ruolo centrale nello sviluppo economico, sociale e politico dell’isola, arrestando e invertendo questo palpabile decadimento e rivitalizzando le sue naturali direttrici di sviluppo.”. Infatti, al netto della componente strumentale elettoralistica (peraltro legittima) del suo discorso, le sue considerazioni sono condivisibili. In uno dei richiamati interventi di Aladinews, precisamente del 9 giugno 2014, mentre si dava atto di significativi passi avanti nella realizzazione del punto franco di Cagliari – anche per la meritoria attività di Piergiorgio Massidda quando ricopriva la carica di Autorità portuale di Cagliari – con il rafforzamento della compagine sociale della Società “Cagliari free zone” attraverso gli ingressi della Camera di Commercio e del Comune di Cagliari (già deliberati dai rispettivi organi di governo), si constatava come il modello per il punto franco di Cagliari fosse sostanzialmente quello di Barcellona (città méta di numerose visite/vacanze-studio dei nostri amministratori). La situazione di Barcellona è paragonabile (mutatis mutandis) a quella di Cagliari, non solo per quanto riguarda lo strumento “punto franco doganale”, ma per le analogie del contesto barcellonese che potrebbero in certa misura consentire una replica dell’esperienza su Cagliari. Per esempio con il “naturale” insediamento accanto alla zona franca di centri universitari e aziende utili alle attività di trasformazione consentite nella stessa zona franca. In un non lontano convegno della Camera di Commercio di Cagliari (4 maggio 2012) l’esperienza di Barcellona era stata ben illustrata (purtroppo gli atti del convegno, in particolare l’ottima relazione di Iolanda Conte, esperto di Unioncamere, non risultano più reperibili nel sito istituzionale della Camera).
E allora? Avevamo salutato con favore la decisione della Giunta regionale del 30 giugno scorso e aspettiamo i fatti, che purtroppo, come detto, non si vedono ancora. Per ora non abbiamo null’altro da aggiungere, se non ribadire ancora una volta un concetto a noi caro: per fare una zona franca di successo occorre la costituzione di una compagine di gestione efficiente, fortemente integrata e unita. E’ una condizione realizzabile? Cioè: è possibile che Francesco Pigliaru o l’assessore competente (Regione), Massimo Zedda (Comune), Paola Piras (Camera di Commercio), Vincenzo Di Marco (Autorità portuale), il presidente del Cacip, ma anche Maria Del Zompo (Università) e pochi altri, trovino la formula magica della compattezza nella predisposizione e realizzazione di un comune progetto? Per come fino ad ora dette Istituzioni e i rispettivi responsabili si sono comportati in questa o analoghe circostanze si può essere solo pessimisti. Speriamo arrivino tempi migliori.
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DOCUMENTAZIONE

Delibera del 30 giugno 2015, n. 33/18 [file .pdf]
Piano operativo della zona franca di Cagliari ai sensi dell’art. 7 del D.P.C.M. 7 giugno 2001.
All. 33/18 [file .pdf]

PIANO (allegato alla delibera della G.R.)
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Articolo-Intervista a Piergiorgio Massidda sul suo blog ufficiale (13 ottobre 2015)

StemmaAraldico_ComuneCagliari_feb2015_d0- Odg del Consiglio Comunale di Cagliari del 1° luglio 2014 per l’adesione al Comune alla Società Cagliari free zone.
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Do you remember, t’arregordas la “Città dell’Impresa”? (II parte)

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di Franco Meloni

Non ricordo quante riunioni fece il Comitato di gestione, senza dubbio pochissime. Ne ricordo solo una a cui partecipò il sindaco di allora, Emilio Floris, il quale fece una dura reprimenda al dirigente responsabile, rimproverandogli di aver fatto poco o nulla per avviare le iniziative della “Città delle Imprese” e minacciando di trasferire l’intero progetto all’Università. Cosa che evidentemente non fece. Di quella riunione ricordo ancora – ed è quanto mi preme mettere in evidenza per il ragionamento che faccio di seguito – la richiesta che mi fece il Sindaco nella mia veste di rappresentante dell’Ateneo: “Senti Meloni, il Comune è impegnato in questi giorni a definire uno o più progetti per la costituzione delle zone franche urbane. Ti confesso che non ne so quasi nulla e altrettanto i miei uffici. Ti chiedo se l’Università può darci una mano. Intanto per chiarire la questione. Poi per aiutarci a definire i progetti nel modo migliore”. Io risposi che sicuramente l’Università era in grado di fornire più che un aiuto, molto al di là della precisa richiesta del Sindaco, nel quadro di relazioni che meritavano ulteriori approfondimenti, innanzitutto con il coinvolgimento del Rettore e del pro-Rettore all’Innovazione e, per loro tramite, delle strutture e del personale di ricerca dell’Ateneo. Feci subito alcune esemplificazioni di quanto poteva fare l’Università, che qui ripeto, anche perché di perdurante attualità: 1) rafforzare il sistema di copertina-fixo Dirinnovaconsulenza alla giovane impresa innovativa, quale quella che si stava già costituendo con i primi spin off, innanzitutto attraverso lo sportello, emanazione dell’Ufficio Liaison office, già funzionante nell’edificio, finanziato con i fondi del progetto Ilon@Sardegna, per poi proseguire con i fondi del progetto Innovare (finanziamenti che perdurano nella programmazione 2014-2020 FESR e FSE). In questo ambito si potevano approfondire questioni come le zone franche urbane e, in generale, riferentesi a tutte le attività innovative. Per queste finalità attivando collaborazioni con giovani laureati, borse per assegni e dottorati di ricerca e così via. 2) Specifici studi di interesse del Comune potevano poi effettuarsi utilizzando la legge regionale n.7 del 2007 (Promozione della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica in Sardegna). Giova ricordarla questa legge di grande pregio, della quale fu principale promotore ed estensore il prof. Gianluigi Gessa, anche nella sua veste di consigliere regionale della consigliatura in cui fu varata. Della legge per stretta pertinenza rispetto a quanto qui trattato riporto di seguito integralmente l’articolo 5.
Legge Regionale 7 agosto 2007, n. 7
Promozione della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica in Sardegna
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(omissis)
Art. 5
Trasferimento di conoscenze e competenze scientifiche e tecnologiche
1. La Regione al fine di promuovere il trasferimento delle conoscenze e competenze scientifiche e tecnologiche presso le imprese e le amministrazioni pubbliche, nonché lo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali innovative in Sardegna:
a) promuove l’avvio di iniziative imprenditoriali basate sulla conoscenza prodotta in Sardegna dalle università e dagli enti e centri di ricerca pubblici e privati che abbiano una ricaduta economica ed occupazionale;
b) sostiene, per un periodo di tempo non superiore a due anni, la proprietà intellettuale di scoperte di particolare interesse realizzate dalle università e dagli enti e centri pubblici di ricerca operanti in Sardegna;
Unica Liaison office Bomeluzoc) sostiene programmi per favorire il distacco temporaneo di ricercatori e tecnici dalle università e dagli enti pubblici di ricerca alle amministrazioni pubbliche e alle imprese operanti in Sardegna e viceversa;
d) cofinanzia progetti di trasferimento tecnologico tra il sistema della ricerca e quello delle imprese e delle amministrazioni pubbliche;
e) sostiene la costituzione, il potenziamento e il coordinamento di appositi strumenti informativi secondo il modello dei “liaison office”
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mondo bluDi recente abbiamo commentato positivamente la ripresa dell’iniziativa dell’Università di Cagliari nel e col territorio, nello svolgimento della sua terza missione (Dove eravamo rimasti? Dopo cinque anni di quasi deserto l’Università di Cagliari riprende un rapporto sistemico con le imprese. Su Aladinews del 6 novembre 2015), ma occorre fare di più: occorre una maggiore integrazione tra università e ambiente di suo primo riferimento: la città, l’area vasta (oggi definita metropolitana), la regione intera (nel perseguimento della concreta realizzazione con l’Università di Sassari di una vera Federazione “Università della Sardegna”). Un esempio concreto lo troviamo proprio per la questione che poneva il Sindaco Floris: le zone franche urbane e, per naturale estensione, i punti franchi doganali. Ecco, ci aspetteremo che quanto prima il rettore dell’Università di Cagliari, Maria Del Zompo, annunciasse che l’Università di Cagliari ha costituito un gruppo di lavoro integrato ricercatori-tecnici-amministrativi per collaborare con tutti i soggetti coinvolti alla concreta realizzazione delle zone franche urbane e dei punti franchi, con la formulazione e la gestione di adeguati progetti. Non solo studio teorico quindi, anche concrete applicazioni, con la nascita di appositi laboratori di ricerca, da realizzarsi nelle aree adiacenti il punto franco doganale del porto di Cagliari e non solo. Il porto però è fondamentale: una risorsa sui cui puntare, centrale nell’economia del mare. Non dimentichiamo che l’economia del mare non può fare a meno dell’apporto delle competenze scientifiche dell’Università. Riprendiamo in questo contesto il concetto di nuovo sviluppo della città verso il mare (Riflessioni sul futuro di Cagliari: il mare come strategia di sviluppo per sbloccare e liberare la città. Ma occorre una diversa classe dirigente).

Cagliari e Area vasta. COMMERCIO ALLARME ROSSO

red alarm-allarmerossodi Roberto Mirasola

La notizia dell’ampliamento del centro commerciale Marconi senza neanche passare per la valutazione ambientale ha fatto scattare l’allarme rosso. L’eccessiva presenza di centri commerciali all’interno dell’area metropolitana preoccupa per l’impatto negativo sulle sorti del piccolo commercio e le ripercussioni per le aree urbane nonché per i centri storici. È ormai chiaro che bisogna ragionare in termini di città metropolitana e che dunque non è indifferente che si aprano centri commerciali a Elmas (ex acciaierie), a Selargius (Bricoman) e a Sestu al km 9,8 della SS 131. Per non parlare poi dell’idea di costruire un area commerciale di circa 10 mila metri attorno allo stadio Sant’Elia, senza dimenticare via dei tigli a Pirri. È evidente che si è superato il livello di guardia ed è altrettanto evidente che bisogna ripensare quali sono le priorità da perseguire. Il consiglio metropolitano, ma anche la giunta regionale, devono decidere se investire nei negozi di vicinato o nella grande distribuzione. Cagliari città Capitale ha più volte ribadito il suo No alla presenza di nuovi centri commerciali, spiegandone i motivi. Siamo convinti che non si crei vera occupazione ma precariato, siamo preoccupati perché gli utili conseguiti non vengono investiti in Sardegna ma prendono la via delle sedi legali di appartenenza. Del resto ormai è chiaro che si tratta di veri e propri interventi speculativi a carattere immobiliare che niente hanno a che vedere con l’economia reale. Se dunque gli strumenti a disposizione delle amministrazioni comunali per limitare l’apertura di nuovi centri artificiali non sono sufficienti allora è arrivato il momento di rivedere la normativa sul commercio regolamentata dalla L.R 5/06, visto che lo spirito della stessa e’ stato ampiamente disatteso. - segue -

Un buon programma di base per una coalizione vincente

stemma cagliariape-innovativa“Gli intellettuali sono quelli che sono convinti di aver fatto le cose solo perchè le hanno pensate o scritte. E di questo sono appagati anche quando delle cose che hanno pensato o scritto nulla si è concretizzato”. Questa frase, forse con diverse parole, ma fedele nella sostanza, me la disse un giorno credo del 1970, Filippo Franceschi, un prete, allora assistente nazionale della gioventù di azione cattolica, poi, diversi anni più tardi, diventato Vescovo di Ferrara e successivamente di Padova. La ricordo sempre per ridimensionare gli entusiasmi rispetto a formulazioni di concetti che a volte sono talmente condivisibili e rappresentati così bene da farci illudere di essere già realtà. La ricordo pertanto come personale premessa nel riportare il documento – totalmente condivisibile e scritto molto bene – che ha costituito la base di un incontro tra tre (per ora tre, ma si punta ad allargamenti) diverse componenti della politica cittadina (Cagliari Città Capitale, La Quinta A e Associazione Sardegna Possibile) che si sono incontrate per cominciare a verificare la possibilità di dar vita a una coalizione elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale e per l’elezione del nuovo Sindaco di Cagliari, nella primavera del corrente anno. Il documento è tanto convincente da potersi ritenere vincente. E, invece… non basta certo. Ecco, come abbiamo già detto in altra circostanza, la strada da percorrere è ancora lunga e non facile; insomma: non bisogna avere illusioni da intellettuale, nella singolare accezione di cui sopra. Tuttavia registriamo e siamo soddisfatti del buon inizio e, come dice il proverbio: chi comincia bene è a metà dell’opera. Quale opera? Quella di conquistare il Comune di Cagliari.

La Quinta A pag fb
IL DOCUMENTO DI BASE DELL’INCONTRO TRA CAGLIARI CITTA’ CAPITALE, LA QUINTA A, ASSOCIAZIONE SARDEGNA POSSIBILE

1. Nell’imminenza delle prossime elezioni comunali, è legittima, opportuna, ed anzi auspicabile qualsiasi iniziativa capace di proporre contenuti di governo, tanto più se ispirata ad istanze di partecipazione diretta dei cittadini ed alla soddisfazione dei loro bisogni.
2. Tale partecipazione può ben esprimersi mediante la presentazione di programmi e di liste di candidati. Un pluralismo di proposte è connaturato ai differenti bisogni, alle differenti sensibilità ed alle differenti ispirazioni ideologiche dei movimenti o partiti che si riconoscono in questa prospettiva.
3. Il sistema elettorale e la dinamica stessa della consultazione penalizzano i movimenti che si muovono al di fuori del sistema dei grandi partiti o delle loro aggregazioni. In particolare, certamene esclude dalla rappresentanza le liste che non raggiungano un buon risultato elettorale ed impedisce l’utilizzazione dei resti.
4. In presenza di un accordo sui principi ispiratori di fondo, e sul rispetto reciproco, è possibile, ed auspicabile, che queste istanze, pur mantenendo l’assoluta autonomia, sperimentino la possibilità di presentare un raggruppamento unitario che le contenga.
5. Ciò, praticamente, significa la presentazione di una coalizione con un candidato sindaco comune alle liste che la compongono.
6. Il vantaggio, dal punto di vista tecnico è evidente. Significherà che tutti i voti espressi dalle liste che la compongono saranno utilizzabili e che anche le liste che non raggiungano il quoziente possano aspirare ad avere almeno una rappresentanza minima sulla base dei resti ottenuti.
7. L’eventuale costituzione di una coalizione comporta la condivisone di principi e l’impegno al rispetto di alcune regole.
8. Quanto al primo aspetto, dovrà esser chiaro, pima di tutto, che la costituzione di una coalizione non richiede la elaborazione di un programma comune. Ciascuna delle liste potrà elaborare liberamente il proprio programma, scegliere le proprie priorità e proporsi così, con la propria identità, agli elettori.
9. Ai partecipanti alla coalizione, tuttavia, sono richiesti la condivisione di principi comuni, il rispetto delle specificità programmatiche espresse dalle altre componenti e l’assenza di punti programmatici tra di essi incompatibili
10. Quanto al secondo aspetto, dovranno convenirsi: a) la scelta di un nome comune per la coalizione, secondo le regole indicate dalla legge elettorale; b) l’individuazione di un candidato sindaco individuato di comune accordo o mediante lo strumento delle primarie; c) la costituzione di un gruppo ristretto di rappresentanti in grado di elaborare il contenuto comune della coalizione e governare agevolmente il processo che porta alla sua costituzione.

Si tratta, come si vede di indicazioni di carattere tecnico.

Dal punto di vista politico, si tratta di una proposta di largo respiro. Il dialogo tra componenti che, pur nella loro diversità, riconoscono tra i propri principi una forte ispirazione alla partecipazione dei cittadini e l’affermazione del diritto all’autogoverno non può esaurirsi nella partecipazione alla competizione elettorale di Cagliari, ma deve intendersi come il contributo all’apertura di una più ampia fase “costituente” che abbia l’ambizione di preparare, attraverso un percorso di riflessione e di proposizione, un più vasto rinnovamento della politica in Sardegna, anche in prospettiva delle future consultazioni in ambito regionale.
Ciò dando atto di come il modello organizzativo dei partiti, oggi in evidente crisi, anche in Sardegna, non solo appare inadeguato a rispondere ai bisogni espressi dai primi titolari del potere democratico, i cittadini, ma presenti anche pericolosi fenomeni di involuzione.

La convergenza deve riguardare, evidentemente, i principi ispiratori. Tuttavia, da essi devono potersi trarre le linee generali di convergenza sui punti programmatici autonomamente sviluppati da ciascuna delle forze che partecipano alla coalizione.

I 4 grandi temi.

LA DIGNITA’

Finalità della politica è prima di tutto il rispetto della dignità della persona umana. Ogni persona è portatrice di una inalienabile dignità che si manifesta nei diversi cicli di vita, a seconda della età, del sesso e delle condizioni personali di ciascuno.
La dignità non è retorica affermazione ideale, bensì fondamento di specifici diritti della persona ad aver garantite condizioni di vita adeguata, significa il diritto al lavoro, ad un ambiente salubre, all’assistenza in caso di necessità …
L’amministrazione pubblica è debitrice del rispetto di tali diritti e deve informare la propria azione al loro soddisfacimento.
Ciò comporta, tra l’altro, che la erogazione dei servizi fondamentali della persona, come la salute, l’acqua, i trasporti, l’istruzione …. non può essere delegata al mercato ed ai suoi movimenti speculativi, bensì garantita direttamente dall’Amministrazione pubblica.

LA PARTECIPAZIONE

Le attuali regole democratiche prevedono l’istituto della delega dei poteri, che originariamente appartiene al popolo, alle istituzioni che rappresentato i cittadini. Ciò tuttavia, non può e non deve significare cessione definitiva del diritto dei cittadini a partecipare della cosa pubblica. Partecipare significa, prima di tutto riaffermare il diritto all’autodeterminazione. I cittadini, anche, ma non solo, attraverso le istituzioni alle quali affidano l’amministrazione, conservano il diritto di decidere della propria appartenenza. Nonostante l’Amministrazione comunale non sia una sede deliberativa per molti dei diversi assetti istituzionali, tuttavia, con la sua sua azione, partecipa ad un processo di affermazione dell’autonomia. La partecipazione implica il diritto dei cittadini ad essere consultati nel momento delle scelte fondamentali che riguardano la vita della città. Implica il diritto alla creazione di organismi intermedi che consentano l’espressione della volontà popolare e, in taluni casi a realizzare forme di autogoverno compatibili con l’interesse collettivo che riguardino specifiche collettività territoriali o fondate su interessi comuni. Implica pertanto la disponibilità di strumenti (anche attraverso normazioni e pratiche innovative della sperimentata “democrazia partecipativa”), e strutture/spazi partecipativi, promossi e tutelati dall’amministrazione pubblica, che contribuiscono a renderla effettiva.

L’APPARTENENZA
La città, il suo territorio, la sua cultura, la sua aria, il suo mare, le sue strade, i suoi commerci appartengono ai suoi cittadini. La città evolve e si modifica, per un verso, per incontrollabili fenomeni esterni, di carattere economico, sociale, istituzionale, ma, per altro verso, come conseguenza delle scelte operate dai suoi amministratori.
Queste scelte, in grado di modificare le sembianze materiali ed immateriali della città, sono operate dai suoi amministratori. L’azione di governo della città deve essere effettuata in nome e per rispondere agli interessi dei propri cittadini e di chi la abita.
Poiché la città appartiene ai suoi cittadini, dovrà essere governata per rispondere al meglio alle loro aspirazioni collettive. Una città dove siano garantiti prima di tutto gli elementi fondamentali del vivere civile, a partire dalla qualità dell’aria, dell’igiene, della mobilità, l’istruzione, la salvaguardia della propria cultura, la creazione di opportunità che favoriscano l’attività economica ed il lavoro. Dovrà sempre essere chiaro che le politiche dell’Amministrazione dovranno sempre essere finalizzate alla edificazione non di una città da “vendere”, ma di una città da abitare.

LA SOLIDARIETA’
La città potrà vivere e svilupparsi solo se avrà capacità di aprirsi e di mostrare segni di solidarietà. Solidarietà interna, con i soggetti più deboli che richiedono maggiori attenzione e maggiori risorse nelle politiche sociali. Solidarietà territoriale, perché la città si apre all’area vasta e con essa condivide l’esigenza di fornire servizi adeguati che, non di rado, non possono essere forniti senza una forte collaborazione. Solidarietà con i nuovi cittadini, sia che arrivino dai paesi vicini che da altri paesi, il cui contributo alla crescita, economica e culturale, della comunità è talora misconosciuto eppure essenziale e ricco di potenzialità, se ben governato e non lasciato a uno spontaneismo irresponsabile.

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Si tratta, sia ben chiaro, della proposta di temi di discussione volti a verificare se esista uno zoccolo comune sul quale costruire i programmi più dettagliati di ciascuna forza, e se, vi sia un accordo, anche metodologico, che possa portare alla costruzione di una coalizione che non sia soltanto una contingenza, ma un’apertura verso il futuro.
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- La foto panoramica della città è tratta dalla pagina fb del Raggruppamento politico La Quinta A.

Che fine ha fatto la “Città dell’Impresa”?

Città-dellimpresa-CagliariChe fine ha fatto la “Città dell’Impresa”. Se lo chiedeva Alessandro Zorco esattamente un anno fa (su Casteddu online). Tutti i suoi interrogativi, che facciamo nostri, sono tuttora irrisolti http://dirinnova.blog.tiscali.it/2016/01/30/che-fine-ha-fatto-la-citta-delle-imprese/?doing_wp_cron.
- Torneremo presto sull’argomento.

Comunicato del Movimento “La QuintaA”: in marcia verso la scadenza elettorale cagliaritana. Speriamo non in solitaria… Piuttosto in buona e numerosa compagnia…

Logo La Quinta A fbDomani, 30 gennaio, parte ufficialmente il cammino del Movimento “La QuintaA” verso le elezioni comunali di Cagliari 2016.
Iniziamo con una conferenza stampa di presentazione del Movimento, delle linee programmatiche, del candidato e delle prossime iniziative.*
È il primo passo di una sorta di “3000 siepi” che sentiamo di poter correre dopo una lunga, seria, meticolosa preparazione, con il conforto di uno staff all’altezza della competizione.
* Villanova, via Sulis, 32, ore 10, al Caffè Bistrò.
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ape-innovativaNell’auspicare il successo dell’iniziativa e soprattutto dei relativi esiti (formazione di una coalizione di ampio respiro con un candidato sindaco unitario, fino alla vittoria elettorale), riportiamo l’articolo di approfondimento di Aladinews del 26 gennaio u.s.

Al di là della grande illusione della Zona franca integrale perché non si realizzano le (consentite e auspicabili) Zone franche urbane e i punti franchi doganali?

Cagliari ft Quinta Aape-innovativaAl di là della grande illusione della zona franca integrale esiste quanto si può fare e non si fa: le zone franche urbane e i punti franchi doganali (Cagliari in primis, punto franco che potrebbe essere realizzato da 15 anni). Il perché di questa situazione esige un dibattito pubblico e una chiamata di responsabilità delle Istituzioni ed Enti coinvolti (Regione, Comuni e in particolare quello di Cagliari, Camera di commercio, Università, Cacip…). L’argomento trattato sinteticamente da Roberto Mirasola è oggetto di studio e intervento politico del Gruppo di lavoro sulle Zone franche della coalizione Cagliari Città Capitale
Che fine hanno fatto le zone franche urbane?.
16 gennaio 2016
di Roberto Mirasola, su il manifesto sardo
Le elezioni amministrative di Cagliari sono ormai prossime ma ciò che a tutt’oggi emerge dalla campagna elettorale è sopratutto il gossip. La stampa sembra interessata al numero dei candidati sindaci dimostrando scarsa attenzione su quello che è il loro progetto di città.
Del resto alcuni candidati non sono esenti da colpe, promettono pagine di programma o numeri spropositati di liste, ma al momento non emerge niente. Nessuna visione di città. Eppure i dati che emergono, ad esempio sul fronte del lavoro sono preoccupanti e meriterebbero ben altro approfondimento.
E’ importante capire cosa si vuol fare per contrastare l’aumento della disoccupazione ma anche la fuga dei giovani verso altre mete, che consentono loro un miglior tenore di vita. Come più volte ribadito, l’amministrazione comunale non è un ufficio di collocamento ma può e deve consentire le condizioni di sviluppo che siano capaci di attrarre investimenti e di conseguenza creare occupazione.
E’ curioso constatare come nell’ultima campagna elettorale per le regionali si sia straparlato della Zona Franca Integrale, che va detto per inciso non è realizzabile, e niente si dice oggi sulla possibilità di istituire Zone Franche Urbane in città. Tale strumento favorirebbe la nascita di micro imprese che potrebbero operare nei primi cinque anni di attività in regime di esenzione dalle imposte sui redditi, Irap, Iuc e contributive. Se consideriamo che la pressione fiscale oggi si attesta al 43,2% possiamo ben dire che si tratta di una proposta interessante. Tutto questo è realizzabile? Certo che si.
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CAGLIARI 2016. Dibattito su/per la città dentro la campagna per le elezioni comunali

cagliari badasAladinDibattito-CAIl problema di Zedda? Non certo il processo ma essere diventato la controfigura di Renzi
07/01/2016 alle 18:00
di Vito Biolchini su vitobiolchini.it

Contrariamente a quanto afferma Sardinia Post, la condanna per abuso di ufficio per il sindaco di Cagliari Massimo Zedda nel processo sul Teatro Lirico non è per niente la “speranza non dichiarata dei suoi avversari” e questo per un motivo molto semplice, anzi due.

Il primo è che è opinione comune in città che il sindaco sarà assolto, così come fu assolto Renato Soru nel caso Saatchi & Saatchi. Da dove arriva tanta sicurezza? I cittadini leggono le cronache del processo dai giornali e si fanno la loro idea, mentre i politici hanno qualche informazione in più e non è un caso che il Pd, prima di dare il via libera alla ricandidatura di Zedda, abbia atteso la deposizione di alcuni teste chiave del processo. Il Pd è strasicuro che il sindaco sarà assolto, altrimenti non avrebbe commesso la follia di ricandidarlo correndo il rischio, in caso di condanna, di dover tornare alle urne dopo pochi mesi dalla rielezione. E dopo le recenti vicende che tutti abbiamo letto sui giornali in questi giorni, l’impressione che Zedda verrà assolto si è fatta ancora più forte.

Ridatecilabarracciu__1_2Il secondo motivo è che gli avversari di Zedda non contrastano la sua figura o la sua persona ma la sua politica, ovvero quella del Pd sulla quale il sindaco si è via via appiattito. Quindi se anche Zedda dovesse cadere per mano della magistratura, difficilmente questo potrebbe portare nel centrosinistra alcuni schieramenti che, né per storia personale dei loro leader né per collocazione, possono essere avvicinati al centrodestra.

L’avversario dunque non è Zedda (esponente di un partito che esiste fittiziamente solo in Sardegna e amministratore silente su tutti i temi più importanti: dalla fuga di Ryanair all’istituzione della città metropolitana, dalla crisi della Camera di Commercio fino alla riforma della sanità, per non parlare della gestione dei rifiuti) ma il Pd di Renzi, che per il sindaco di Cagliari ha avuto recentemente parole generose. Quindi Zedda o un altro candidato, non fa nessuna differenza.

Piuttosto Sardinia Post dovrebbe chiedere agli alleati di Zedda che duramente contrastarono la candidatura dell’indagata Francesca Barracciu alle ultime elezioni regionali, come mai adesso non battono ciglio nel sostenere un amministratore addirittura sotto processo. Che si tratti di quella doppia morale applicata ad una donna legittimata dal voto delle primarie a tutto favore dei suoi colleghi maschi legittimati, forse, da una superiorità di genere negata nelle enunciazioni di principio ma praticata nella quotidianità
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Quando Cagliari divenne città egemone

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Quando Cagliari divenne città egemone.
di Francesco Cocco

Ottone_Bacaredda ft microNon intendo in alcun modo entrare nelle vicende politiche attuali. Mi interessa esclusivamente riferirmi ad un evento storico di cui nel 2016 ricorre il 110° anniversario. La grande rivolta del maggio 1906 non espresse solo la rabbia repressa di Cagliari e del suo hinterland, fu anche “l’ottantanove cagliaritano”, come lo definì il sindaco Ottone Bacaredda, parafrasando la rivoluzione francese.
In riferimento alla realtà sarda fu vera rivoluzione. L’Isola finalmente aveva una città egemone. Non più soltanto una “capitale burocratica e militare”, come era stata per secoli, ma una città in grado d’indicare gli indirizzi politici, e le conseguenti lotte sociali. Quasi tutta la Sardegna, unendosi all’“ottantanove cagliaritano”, si ribellò alle condizioni di sfruttamento e di miseria. Insorsero le zone minerarie dell’Iglesiente e del Sarrabus-Gerrei, con numerosi morti e feriti. La rivolta non risparmiò il centro Sardegna. Arrivò sino a Bonorva, quasi alla periferia di Sassari, la capitale del “Capo di Sopra”, che non restò insensibile alle sollecitazioni provenienti dal Sud dell’Isola.
Con la rivolta del 1906 si creava l’humus perché Cagliari potesse assolvere ad una funzione di direzione politica generale, conquistata con pesanti sacrifici. Restava però l’antico distacco dal complessivo territorio isolano. Né a superarlo giocava in positivo certa sicumera degli abitanti della città nei confronti di quelli dei paesi (in gergo dispregiativo chiamati “biduncoli”). Quanto ha pesato un quarto di secolo fa certa “boria urbana” nella mancata realizzazione della città metropolitana? Certamente era la miopia politica degli amministratori del tempo ma la stessa era suffragata da una radicata mentalità.

L’atteggiamento sprezzante era fenomeno presente in quasi tutte le città italiane che prima del 1861 avevano assolto ad un ruolo di capitale nei vari stati della Penisola. Per capire un tale atteggiamento è interessante la letteratura orale sviluppatasi in Sardegna a partire dalla metà dell’Ottocento con al centro della narrazione il paesano arguto (quasi sempre impersonata dal “seddoresu” abitante del centro agricolo del Campidano) che sfugge ai raggiri del cittadino imbroglione.

Il Secondo Conflitto Mondiale se proprio non riesce a porre fine a certa mentalità ottusamente provinciale, in qualche modo pareggia le due diverse condizioni di cittadino e di paesano. Il primo in una Cagliari distrutta dai bombardamenti diventa “sfollato” e spesso deve vivere da “sopportato” nei centri isolani. Ma da quella condizione nacque un nuovo legame, fatto di rispetto e solidarietà, tra il cittadino ed il paesano.

Cagliari era uscita dalla guerra distrutta non solo nel suo tessuto edilizio, ma anche nel ruolo egemone che si era conquistata nel 1906. Segno di questa nuova realtà la proposta dell’avv. Giuseppe Musio di trasferire a Sassari il capoluogo della Sardegna. Di fatto la proposta di Musio ebbe la funzione positiva d’incitare ad una celere ricostruzione della Città. Così nel febbraio del ‘44 l’alto commissario per la Sardegna, generale Pinna, fissò a Cagliari la sede del suo ufficio ed optò perché la città divenisse il capoluogo dell’istituenda Regione autonoma.

Il ruolo dell’attuale capoluogo ancora oggi non è accettato pacificamente specie nel nord dell’Isola. Ecco perché questo 110° anniversario dev’essere occasione di attenta riflessione. Anche le città per mantenere la proprie funzioni hanno bisogno di un continuo impegno. La funzione egemone che Cagliari si seppe conquistare con le lotte del 1906 e poi con la veloce ricostruzione post-bellica ha bisogno di un nuovo slancio. Le elezioni della prossima primavera potranno essere per tutte le forze politiche un’occasione di riflessione e di ricerca per rinnovare su basi nuove un tale ruolo per la Città.

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moti_1906 a cagliari
Altri interventi sul tema di Francesco Cocco
- Su Democrazia oggi 24 maggio 2011 .
- Su Democraziaoggi 23 maggio 2011.
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referendum ottobre 2016 NO