Uno scatto e un altro ancora

Migranti: un’opportunità per contrastare lo spopolamento dei paesi sardi

ACCOGLIENZA MIGRANTI: I COMUNI SARDI PREDISPONGANO PIANI URGENTI PER INDIVIDUARE E RISTRUTTURARE EDIFICI INUTILIZZATI

sedia di Vannitola Indubbi vantaggi per il patrimonio isolano in degrado, possibilità di impiegare gli stessi migranti per eseguire i lavori di ristrutturazione degli edifici, vantaggi per i proprietari degli alloggi che vedrebbero rivalutate le loro proprietà, incremento temporaneo o forse definitivo della popolazione dei paesi che si vanno sempre più spopolando.
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- Le foto di Macrì

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Migranti. Accettiamoli in Sardegna per loro e per la Sardegna

migranti in piazza Carmine   8 9 15ape-innovativa Le migrazioni in Sardegna: da problema a opportunità. In argomento ci sembra utile e interessante ripubblicare l’editoriale di Vanni Tola, che fornisce una chiara sintesi delle posizioni della nostra news. Tra l’altro, è riportata l’analisi e la proposta del prof. Giuseppe Pulina sulle problematiche delle migrazioni e delle opportunità fornite alla Sardegna per contrastare i fenomeni di spopolamento (allora del tutto inedita e giudicata da molti perfino provocatoria, non certo da noi che l’abbiamo sempre considerata ragionevole e percorribile). L’occasione per tornare sulla proposta e contribuire a rilanciare il dibattito è proprio la recentissima intervista al prof. Pulina (apparsa su L’Unione Sarda del 7 settembre), che riportiamo integrale in altra parte della nostra news. Pertinente anche l’intervista che il professore rilasciò ad Aladin il 15 marzo 2013, riproposta in questo stesso spazio. Ora si passi quanto prima dalle analisi alle decisioni operative. Ovviamente i primi interlocutori siano il Consiglio e la Giunta regionale. Noi facciamo la nostra piccola parte.
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La Sardegna senza Sardi?
Demografia e sviluppo nel prossimo futuro

sedia di Vannitoladi Vanni Tola (editoriale di Aladinews del 26 dicembre 2013)
“La Sardegna senza Sardi?”. Era questo il titolo di un convegno svoltosi a Sassari nei giorni scorsi. Un importante momento di discussione che ha stimolato ulteriori riflessioni nel merito di un problema poco esaminato: l’evoluzione demografica della Sardegna. Da decenni nell’isola si registra un incremento demografico negativo. In altri termini, il numero dei nuovi nati e degli immigrati è notevolmente inferiore a quello degli emigrati e dei deceduti. Gli studiosi di fenomeni demografici, elaborando dati reali (censimenti Istat in particolare), hanno indagato sul fenomeno e formulato delle previsioni prefigurando scenari futuri e realizzando ipotesi di evoluzione dell’andamento demografico fondate e attendibili. La considerazione che deriva dalla sintesi di tali elaborazioni è che la Sardegna rischia nei prossimi decenni un’implosione demografica. Una situazione che potrebbe essere caratterizzata da una consistente riduzione del numero dei sardi (alcuni parlano di 300-400 mila unità in meno, ed è l’ipotesi meno pessimistica), dalla scomparsa di centinaia di comuni minori, da un costante invecchiamento della popolazione attiva e da un insufficiente inserimento di intelligenze giovanili nel sistema Sardegna. Ipotesi preoccupanti, difficili da accettare perché pongono in discussione certezze consolidate. La millenaria civiltà isolana messa in crisi dal fenomeno delle “culle vuote”? Eppure è cosi. L’indice di natalità dell’isola è notevolmente inferiore, circa la metà, di quello che sarebbe necessario per mantenere costante la popolazione. L’indice dell’incremento demografico è negativo ormai da decenni in quasi tutta la Sardegna con l’unica eccezione di alcune limitate aree costiere (della Gallura, del Cagliaritano e del Sassarese). Centinaia di paesi potrebbero scomparire per mancanza di abitanti già dai prossimi decenni. La programmazione economica della Sardegna, i programmi di sviluppo, le strategie delle forze politiche impegnate nell’ennesima tornata elettorale, non possono più ignorare il problema, devono anzi considerarlo il punto di riferimento per qualunque nuova ipotesi riguardante lo sviluppo dell’isola. Alcuni esempi. Non ha più senso oggi, per la maggior parte delle amministrazioni comunali, predisporre piani urbanistici di sviluppo considerato che si va incontro a importanti decrementi della popolazione. Allo stesso modo occorre rivedere la progettazione e il ridimensionamento di una serie di servizi pubblici (in primo luogo sanità, edifici scolastici e altri) con riferimento alle previsioni di spopolamento delle aree amministrate. Naturalmente le previsioni demografiche sono appunto delle previsioni, non sono realizzate con la speranza che si concretizzino ma soprattutto per consentire la possibilità di intervenire in modo adeguato per governare le dinamiche in atto. Già alcuni studiosi propongono una lettura meno pessimistica degli scenari di decremento della popolazione, qualcuno formula perfino l’ipotesi che il decremento della popolazione possa perfino rappresentare una opportunità per determinare migliori condizioni di vita per i Sardi “residui”. Altri propongono di esaminare la possibilità di invertire le tendenze demografiche registrate e prevedibili per il futuro prossimo. Una proposta molto interessante e innovativa e che farà certamente discutere è quella avanzata dal prof. Pulina direttore del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari. Partendo dalla considerazione che in Sardegna si registrano tassi di natalità che sono tra i più bassi al mondo e che i giovani continuano a emigrare, Pulina propone di attivare interventi concreti ed efficaci per invertire la tendenza ad un significativo spopolamento della Sardegna e delle zone interne in particolare. La principale attività dell’isola, l’agro-pastorizia, stante l’attuale andamento demografico tende a diventare nei prossimi decenni una attività praticata quasi esclusivamente da lavoratori anziani, e perfino a essere fortemente ridimensionata nel suo ruolo e nelle sue potenzialità economiche. La soluzione indicata è quella di programmare, per i prossimi dieci anni, l’accoglienza di quindicimila coppie di immigrati, un vero e proprio progetto di ripopolamento o se preferite di riantropizzazione di vaste aree dell’isola come è avvenuto in altre parti del mondo, per esempio in Argentina e Australia. Un progetto che non deve essere inteso esclusivamente in termini di trasferimento di forza lavoro bensì come progetto di inclusione di persone nella nostra realtà garantendo loro progetti di vita validi e accettabili a cominciare dal diritto di cittadinanza per i loro figli. La realizzabilità di tale progetto potrebbe essere favorita da finanziamenti europei già disponibili, ad esempio le risorse del programma Horizon 20.20 per le politiche di integrazione. Milioni di euro che potranno essere spesi dal 2014, se si avrà il coraggio, la capacità e la lungimiranza di predisporre adeguate programmazioni. La Sardegna potrebbe essere la prima realtà europea a realizzare un piano di questo tipo. L’isola si candiderebbe così a diventare un’area geografica di accoglienza e gestione programmata di flussi migratori che potrebbero, a loro volta, concorrere a rivitalizzare una società tendenzialmente minacciata di estinzione o comunque di un drastico ridimensionamento del proprio ruolo nel mondo. Ancora una volta la discussione, il confronto, lo studio di ipotesi di sviluppo valide e alternative alle logiche e alle scelte del passato ci pone drammaticamente di fronte alla necessità di compiere uno sforzo straordinario di elaborazione politica, di crescita culturale, di formulazione di strategie economiche alternative con le quali ci dovremo misurare. Saremo in grado di farlo?
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G-Pulina-intervistato-da-Aladinews-300x168- L’intervista del 15 marzo 2013 .
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- Blog dedicato di Aladinews
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Migranti

Esiste anche l’Europa dei Popoli. Crollano i muri e le barriere, si aprono le frontiere.
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di Vanni Tola
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Esiste anche l’Europa dei Popoli. Crollano i muri e le barriere, si aprono le frontiere.

Oggi è una bella giornata, le rassegne stampa del mattino, che ci avevano abituato a bruschi e tristi risvegli, riportano notizie positive e per certi versi anche inattese. La coscienza popolare dell’Europa esiste, è presente e si manifesta nel merito di uno dei più gravi problemi della storia contemporanea, l’accoglienza dei migranti. Crollano barriere mentali e fisiche che una debole politica comunitaria aveva contribuito ad erigere e le popolazioni d’Europa, non tutte al momento, si schierano a favore dell’accoglienza, dando vita a manifestazioni di concreta solidarietà con i migranti. Striscioni di benvenuto negli stadi, applausi, musica e doni durante il transito nelle stazione ferroviarie che fino a pochi giorni fa erano state teatro di drammatiche azioni di respingimento. I leader dei principali paesi europei, con grande dignità, ammettono gli errori del recente passato e si attivano per realizzare una politica comune per l’accoglienza che dovrà ancora essere meglio definita ma che rappresenta comunque una svolta molto significativa. A fronte della politica fascista e razzista della Lega di Salvini e Maroni e dei grillini ai quali i media locali hanno dato fin troppa risonanza, si registrano episodi di solidarietà e di reale accoglienza in tutto il paese con cittadini comuni impegnati in interventi di solidarietà, anche a Milano e Torino, spesso considerate a torto solidi feudi dei nipotini di Bossi. E mentre Maroni minaccia di tagliare i fondi regionali ai comuni che accoglieranno migranti, in altri paesi d’Europa decine di comuni si candidano spontaneamente a dare asilo al popolo che viene dal mare. Sembra incredibile ma sta accadendo davvero. C’è ancora molto da fare. Continuano purtroppo le tragedie del mare, c’è ancora in molti una visione negativa e contraria del problema che si manifesta col rifiuto di qualunque forma di accoglienza e eventuale integrazione. Ma sicuramente in Europa si è avviato un cambiamento epocale, una presa di coscienza collettiva del problema. E non dimentico il ruolo di denuncia ed esortazione quotidiana, continua e martellante di Papa Francesco che, quasi in solitudine, non ha mai smesso di credere nella necessità che si potesse fare meglio e di più per gli uomini dell’altra sponda. Il prossimo passo, quello più urgente, dovrà essere la definizione di sicuri canali umanitari per il transito dei migranti. Linee ferroviarie e stradali aperte, assistite e sicure in terra, navi passeggeri europee che sostituiscano i barconi in mare per favorire arrivi in condizioni di massima sicurezza. Sul piano politico più generale naturalmente resta il grave problema della cessazione del conflitto in Siria, della pacificazione della Libia, dell’Eritrea e di tutti i paesi del nord Africa interessati da conflitti bellici, l’aiuto economico nelle aree di crisi per promuovere politiche di sviluppo economico e sociale, arginare l’esodo e creare le condizioni per un successivo ritorno alle terre di origine per quanti vorranno farlo. Ma oggi resta comunque una gran bella giornata ben rappresentata dalla stazione ferroviaria tedesca che accoglie i migranti con “l’inno alla gioia” di Beethoven.
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- Le prime due foto, dall’alto in basso, sono tratte da Internet; la terza è di Macri Sanna.
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MIGRANTI E MEMORIA CORTA: ANCHE NOI FUMMO PROFUGHI
di Paolo Matta, su Chiesasarda

Forse, parlando di migranti a Cagliari, la parola emergenza è la prima che dovremmo tutti cancellare dal nostro vocabolario.

Perché, oggi e per un futuro imprecisato, saremo interpellati e coinvolti, in arrivo dal Sahel al Corno d’Africa, dalla Cina al Golfo Persico, da carovane di donne, uomini e bambini (molti e spesso non accompagnati) a caccia di una speranza che si chiama Europa.

Questa è (e sarà) la quotidianità, la ferialità. Piaccia o no.
Con molta probabilità, quello che più ci disturba è proprio questa ineluttabilità, l’essere costretti a far di conto con questa realtà. In una parola: il dovere di accogliere.
E allora scalciamo.

Sopportiamo i filippini, che cucinano e ci puliscono le case, o le ucraine e le rumene, che cambiano pannoloni e lavano il sedere ai nostri anziani. I cinesi per ora li ignoriamo perché cuciono e rammendano, fanno ristorazione e commercio a buon mercato ma, soprattutto, non si vedono e non si sentono.
Ma questi eritrei, somali, sudanesi proprio no. Questa è la verità che si annida nelle nostre menti, bianche e ipocrite, come nelle nostre coscienze, nere come la razza che vorremmo esorcizzare, ma senza riuscirci.

Perché lo sappiamo che scappano da una guerra combattuta con le armi che noi abbiamo prima creato e poi venduto.
Scappano dalla fame che è figlia della nostra opulenza, dei nostri sprechi e stravizi che lascia loro briciole e scarti.
Scappano da quel Terzo o Quarto Mondo che abbiamo inventato noi, terrestri del nord, che stritoliamo senza pietà il sud del pianeta.

Perché Cagliari non chiede ai suoi anziani cosa è stato su sfollamentu e lo racconta a giovani e bambini, a quella “generazione di mezzo” cresciuta nella cultura del superfluo e dell’effimero?
Quando a decine di migliaia i cagliaritani scappavano dalla guerra, dalle bombe, dalle sirene degli allarmi, spesso tardive, dagli spezzoni che mutilavano senza pietà, dalla fame e dai pidocchi. I loro barconi erano sporche e puzzolenti tradotte, carri a bestiame, mezzi di fortuna.
La loro Lampedusa i paesi del centro e nord Sardegna dove hanno trovato accoglienza e condivisione con il poco che c’era e che bastava per tutti.
Troppo pochi conoscono questa realtà, rimasta fra i ricordi segreti in mezzo alle camicie e alle maglie nel fondo dei cassetti dei nostri comò.

Sul tavolo della storia, oggi, le carte si sono rovesciate. Questo dramma turberà per sempre le nostre notti e i nostri sogni tranquilli.
Alla fine, non potremo più sfuggire al dovere di accogliere.
Un’Europa che conta mezzo miliardo di anime è scandaloso che non riesca ad attrezzarsi per dare rifugio e ospitalità a due, fossero anche tre, milioni di profughi, distribuendo equamente questo carico fra tutti i paesi dell’Unione in proporzione alle loro risorse.
Ne ha diritto, ma soprattutto il dovere.
Se non vuole correre il rischio di finire nel vortice di questa marea che oggi vuole respingere.

Paolo Matta, su Chiesasarda

Sassari, centro storico. L’integrazione possibile.

Cri2 Uno scatto e un altro ancora” di Macrì Sanna.

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placido approdo

Cri2 Uno scatto e un altro ancora” di Macrì Sanna.
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Uno scatto e un altro ancora…

Cri2 Uno scatto e un altro ancora” di Macrì Sanna.
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E lu trenu di Porthutorra anda e torra, anda e torra. E lu trenu di li sussinchi anda a brinchi, anda a brinchi. E lu trenu du La Riera trallallera e trallalà.image

Ce n’è per tutti!

Cri2 Uno scatto e un altro ancora” di Macrì Sanna.
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Bosa

Non Cri2 Uno scatto e un altro ancora” di Macrì Sanna.

Est una vera gemma diamantina
In d’un aneddu ‘e oro incastonada,
BOSA, ch’a tottu incantat che reina
De riccu diadema incoronada.
Li lughet a ponente sa marina
Che bucca a risu amabile iscanzada.
E i s’antiga rocca ‘e Malaspina
Ancora vivet in sognos de Fada
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(Tratto da Poesia dedicata a Bosa da Mastru Gavinu Ruggiu)

Bosa di MAcri

Un po’ di refrigerio…

Cri2 Uno scatto e un altro ancora” di Macrì Sanna.
Macri Sanna ft 3 15lug15

Uno scatto e un altro ancora in su Mes’e Trìulas

Cri2 “Uno scatto e un altro ancora” di Macrì Sanna.
Trìulas.


Trìulas est su de sete mese de su calendàriu gregorianu. Comente narat sa paraula est su mese de sa triulera, in tempos cando no bi fint sas trèbbias e triulaiant cun sos animales (boes, caddos o ainos)
Anche su Aladinews forma&comunica.

Uno scatto e un altro ancora

Cri3 Da oggi collabora con Aladin la fotografa sassarese Maria Cristina Sanna che cura su Google + alcune Community di Fotografia.
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Cri2 “Uno scatto e un altro ancora” di Macrì Sanna.
La prima foto: Banari.
Ciao Cristina e Vanni sedia di Vannitola
Cri 1

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