Cagliari Elezioni2016

Cagliari. Piovono le critiche sulla nuova Giunta Zedda

minicipio BdsCagliari, la capitale del familismo
di Alessandro Zorco, su blogosocial.
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Tsunami Zedda, la nuova giunta di Cagliari rimescola le carte nel Pd sardo
di Alessandra Carta su SardiniaPost.
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Ci attende una lunga notte. Comunque, good luck Massimo!
Andrea Pubusa su Democraziaoggi.
ottone_bacareddaPaolo De Magistri CACesare Pintus Sindcaco ca
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Nelle foto Sindaci di Cagliari. Da sinistra a destra: Ottone Baccaredda, Paolo Demagistris, Cesare Pintus.

Riflettendo sulla città e dintorni… e non solo…

cq comune caElezioni. A Cagliari la palestra delle politiche Renziane e del pensiero Unico italiano
16 giugno 2016
di Claudia Zuncheddu, su il manifesto sardo

Il risultato elettorale delle amministrative di Cagliari merita un’analisi attenta, non a caldo e distaccata. E’ evidente che tra i principali blocchi politici concorrenti, centro sinistra e centro destra, non c’è chi ha perso, al di là della vittoria di Zedda al primo turno e dell’apparente sconfitta di Massidda.

La riconferma di Zedda sindaco di Cagliari, non è una sua vittoria personale, e ancor meno esclusiva dello schieramento di centro sinistra. Di fatto è la vittoria di un sistema politico variegato e complesso che attorno al potere si è saputo compattare e consolidare. Interi segmenti di centro destra sono transitati all’interno del centro sinistra, e il caso Psd’Az ne è un esempio. Il Partito Sardo che ancora oggi fa parte della minoranza di centro destra nel Consiglio della Regione Autonoma, per le amministrative di Cagliari trasloca nel centro sinistra, ma non prima di essersi caricato di forze di centro destra. Gran parte dei voti dell’UDC sono infatti la dote che questo Psd’az porta al centro sinistra garantendogli la vittoria al primo turno ed evitandogli un rischioso ballottaggio. Per non parlare dei fiumi di voti, che in modo più o meno subdolo, per le contraddizioni interne alla destra sarda, sono confluiti nel centro sinistra.

A elezioni concluse, quindi, possiamo ribadire che nessuna vittoria per il centro sinistra cagliaritano sarebbe stata possibile senza la sua deriva a destra.

L’anomalia cagliaritana in definitiva viene esaltata in Italia come vittoria delle strategie del PD, una vittoria controtendenza rispetto ai risultati elettorali che in diverse città d’Italia hanno decretato la sconfitta e lo scricchiolamento del partito di Renzi.

Un approfondimento necessario da cui non si può prescindere nello scenario politico sardo è il ruolo delle cosiddette forze sovraniste oggi all’interno del cosiddetto centro sinistra che non ha neppure il pudore di definirsi identitario come si proclamava in altre stagioni politiche. Nella Regione Autonoma, elementi di spicco, ieri del centro destra di Cappellacci, oggi sono assessori di spicco della Giunta Pigliaru, mentre a Cagliari sono parte integrante della maggioranza variopinta di Zedda.

Certo è che per i sovranisti, in barba al nome che portano, resta difficile motivare il loro appoggio politico incondizionato ai processi di fusione dei blocchi italiani, del Pensiero Unico, del Partito della Nazione (naturalmente italiana) che la Sardegna dovrà subire.

La Legge elettorale sarda, della precedente legislatura, che come intuivo e denunciavo nello stesso Consiglio della RAS, ha agevolato il bipolarismo italiano, decretando l’esclusione dalle istituzioni di tutte le minoranze politiche a partire da quelle identitarie. Con Renzi l’accelerazione inaspettata di quei processi è stata tale da superare il passaggio successivo previsto dal bipolarismo al bipartitismo perfetto, per celebrare of course la fusione perfetta dei due blocchi italiani, il Pensiero Unico alla base del nuovo sistema oligarchico che vorrebbe avere la sua benedizione con il “SI” al referendum di ottobre sulle modifiche alla Costituzione. Un pensiero italiano che in modo beffardo viene sperimentato proprio nella realtà sarda, dove fermentano da lungo tempo sentimenti indipendentisti, seppur senza mai quagliare in forme di unità politiche importanti come auspicato dal popolo sardo.

Le elezioni di Cagliari rappresentano il laboratorio perfetto di questa sperimentazione tutta italiana che inevitabilmente si è conclusa con la vittoria di un sistema variegato e la sconfitta di un’Idea di unità delle nostre forze, di un progetto tutto sardo che nonostante stenti a decollare, resta l’unica alternativa possibile per il cambiamento e la salvezza economica e sociale della Sardegna nella tempesta della globalizzazione. Ora il PD porta a Roma il suo trofeo sardo Zedda, ufficialmente aderente a Sel, per sostenere la campagna elettorale di Giachetti, e per mostrare in Italia come si può vincere senza ostacoli e senza creare sconfitti all’interno delle lobby della politica italiana.

I veri sconfitti sono stati tutti quei sardi che auspicavano la creazione di un ampio polo civico alternativo ai due blocchi continentali. E’ stata fino ad ora sconfitta l’idea di innescare, a partire dalle esigenze e criticità dei quartieri e dei cittadini cagliaritani, un processo di valorizzazione e di unità di tutte queste forze minoritarie che unite avrebbero rappresentato, anche in Consiglio comunale, l’inizio di un percorso alternativo possibile. Purtroppo ancora una volta hanno prevalso logiche minoritarie e personali perdenti, funzionali alla conservazione del potere e del sistema.

Le stesse logiche di divisione in Sardegna, hanno fatto sì che il brand 5 Stelle, sulla scia della grancassa d’oltre Tirreno, in questa tornata elettorale approdasse in consiglio comunale, interpretando anch’esso un ruolo in commedia, e cioè essere elementi di divisione e di distruzione di un progetto cagliaritano e sardo antagonista ai blocchi italiani sempre più simili. Questo ruolo politico, che gli è congeniale, nasce principalmente dalla totale mancanza di autonomia dei loro militanti nei territori ed è anch’esso funzionale al sistema.
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MASSIMO ZEDDA su Aladinews

Perché tifo Renzi e Giachetti. Parla Massimo Zedda, sindaco di Cagliari
formiche.net loghettodi Andrea Picardi su Formiche.net
Perché tifo Renzi e Giachetti. Parla Massimo Zedda, sindaco di Cagliari
Conversazione di Formiche.net con Massimo Zedda, l’esponente di Sel confermato sindaco di Cagliari al primo turno in alleanza con il Partito Democratico
Matteo Renzi? “Un interlocutore con il quale confrontarsi seriamente sui temi, senza fare sconti ma neppure polemiche strumentali“. Il Pd? “L’alleato naturale cui guardare per ricostruire un’area politica oggi frammentata, dispersa e disorientata“. L’isolamento a sinistra? “Un esperimento che non ha dato i frutti sperati“. La vicenda che vede protagonista Massimo Zedda oggi può considerarsi un’autentica eccezione: l’unico – nei comuni capoluogo di regione al voto in questa tornata di amministrative – che sia riuscito a definire la partita al primo turno senza passare per il ballottaggio, per di più con una coalizione di centrosinistra che si potrebbe considerare vecchio stile.

L’esponente di Sel – fuoriuscito dai Ds prima della fusione con la Margherita – è stato riconfermato sindaco di Cagliari con il 50,9% dei voti in alleanza con il Pd: “Ci siamo concentrati sul lavoro fatto e da fare per i cagliaritani, senza prestare il fianco al gioco delle polemiche, dei litigi e degli scontri, che invece ha prevalso altrove“. Un’esperienza che – secondo il primo cittadino del capoluogo sardo – dimostra la necessità di un percorso comune tra il partito guidato da Matteo Renzi e quella che alcuni definiscono la “sinistra sinistra”: “A partire dalle città si può ricostruire un accordo fondato sulla soluzione dei problemi concreti dei cittadini e del Paese“.

Quando gli si fa notare che nel suo partito esiste però un ampio fronte contrario a questa prospettiva – come dimostrano le corse in solitaria di Stefano Fassina a Roma e Giorgio Airaudo a Torino – Zedda non esita a rispondere: “Non mi sembra che gli sia andata benissimo. Se avessero vinto o fatto registrare percentuali importanti, sarebbe stato un argomento molto serio di discussione ma non è accaduto niente di tutto ciò“.

Chi vuole una sinistra antitetica al Pd dovrebbe cambiare idea: “Invito a un ripensamento generale. Bisogna stare attenti a non disperdere un immenso patrimonio di competenze, energia e passione politica, com’è avvenuto nelle città in cui ci si è presentati da soli”. Un esempio in questo senso è certamente Roma, dove – con il risultato non entusiasmante di Fassina, fermo al 4% dei voti – la sinistra è riuscita a far eleggere un solo esponente in Assemblea Capitolina, che poi è lo stesso ex viceministro dell’Economia, deciso per ora a mantenere il doppio incarico di consigliere comunale e di deputato.

Un esito negativo cui vanno anche aggiunte le ripercussioni nei municipi romani – nei quali il partito della sinistra è stato inevitabilmente sconfitto – a partire dal feudo rosso della Garbatella dove Andrea Catarci era riuscito a mantenere saldo il timone del governo anche negli anni in cui Gianni Alemanno guidava il Campidoglio.

Non è un caso che Zedda abbia scelto proprio la città eterna per manifestare la sua posizione, con un mini tour romano al fianco di Roberto Giachetti. Una visita di poche ma simboliche ore. Sbarcato nella capitale alle 16 e ripartito alla volta della Sardegna alle 21, il sindaco di Cagliari ha partecipato a due appuntamenti con il candidato romano: uno in compagnia del ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio e l’altro del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, il cui vice – per inciso – è l’esponente di Sel Massimiliano Smeriglio. Sostegno di Zedda a Giachetti, determinato da considerazioni politiche di carattere nazionale ma non solo: “Nel nostro modo di intendere la politica e nei nostri porgrammi – pur con le inevitabili differenze – ci sono notevoli punti di contatto. Si vede che ha studiato, che ha approfondito i temi dei singoli quartieri“.

E poi un’altra ragione in particolare: l’essere Giachetti l’alfiere della candidatura olimpica di Roma. Gli eventuali Giochi Olimpici del 2024, infatti, si svolgerebbero in parte anche a Cagliari: “La mia città è inserita nel dossier olimpico. Questo vuol dire che – in caso di assegnazione all’Italia – ospiterà le Olimpiadi della vela. Non posso non essere favorevole a un evento di carattere mondiale che rilancerebbe Cagliari, Roma e il mio Paese“.

La Capitale, peraltro, non è l’unica città in cui Zedda è andato a fare campagna elettorale a sostegno di un candidato del Pd. Qualche giorno fa ha fatto lo stesso anche a Milano, per supportare Beppe Sala nella sfida all’ultimo voto con Stefano Parisi. Un testa a testa dall’esito quasi impronosticabile: “Spero e penso che vinca Sala. Ogni elezione è storia a sè. E’ evidente che a Roma e Milano ci siano situazioni di maggiore complessità da affrontare spingendo sull’acceleratore fino alla fine“.

Giachetti e Sala, i più renziani tra i candidati a sindaco nell’ultima tornata elettorale. Inevitabile, dunque, chiedere a Zedda quali siano i suo rapporti con il presidente del Consiglio, di cui il suo partito di appartenenza si pone all’opposizione a livello nazionale: “Ho un buon rapporto con il premier. Ogni volta che ci incontriamo, discutiamo di Cagliari e delle soluzioni concrete da mettere in campo per risolverne i problemi. Qualche settimana fa ad esempio siamo stati indicati come città pilota per la banda ultralarga in accordo tra governo ed Enel“.

Quindi la sinistra che immagina Zedda dovrebbe allearsi con Renzi?: “Un conto è il livello locale e un altro il livello nazionale. Però è indubbio che si debba costruire un percorso comune, che parta dalle città e che faccia perno su un programma nel quale si possano identificare le diversi componenti del centrosinistra“. Sul risultato di questa eventuale operazione di riavvicinamento certamente dirà qualcosa anche il referendum d’ottobre sulla riforma costituzionale, in vista del quale una parte della sinistra è già attivamente scesa in campo a favore del No. Una posizione non condivisa da Zedda che sul tema – anche strategicamente – preferisce prendere tempo: “In questi mesi di campagna elettorale – salva la parte relativa agli enti intermedi di diretta competenza dei sindaci – non ho avuto il tempo materiale di approfondire il testo della riforma. Lo farò nelle prossime settimane“.

Non c’è dubbio che la sfida del referendum confermativo influenzerà anche il congresso fondativo di Sinistra Italiana – la formazione politica nata dall’incontro tra Sel ed alcuni dei fuoriusciti Pd – in programma il prossimo dicembre: “Sarà l’argomento di discussione dei prossimi mesi. Mi auguro che anche persone come il sindaco di Genova Marco Doria e l’ex primo cittadino di Milano Giuliano Pisapia vogliano dare il loro contributo. Dobbiamo costruire un soggetto unitario che rappresenti la sinistra, indipendentemente dal nome che sarà scelto. L’importante è non scomparire“.

Le elezioni sono finite e i problemi “naturalmente” si aggravano. L’interrogativo è sempre comunque: che fare? Ci servono ora riflessioni e proposte non addomesticate. Perciò non si spenga il dibattito, soprattutto quello più critico, a cui bisogna garantire fiato e spazi. A questo serviamo.

circo SeuratZedda: vittoria con quale progetto?
di Ottavio Olita su il manifesto sardo
(…) Mai come in questo momento abbiamo bisogno di un’azione politica che partendo dai quartieri e dalle aggregazioni di base faccia ripartire la partecipazione, la discussione, il confronto. L’errore è stato, ancora una volta, attendere l’appuntamento della consultazione elettorale.
Quanto di quel 38 per cento che, a Cagliari, stanco, demotivato, amareggiato, deluso, ha scelto di non andare a votare potrebbe tornare a partecipare alla vita pubblica se coinvolto? E non basta certo darsi da fare solo nelle settimane a ridosso delle elezioni. Ai vincitori le astensioni servono e come. Gli astenuti hanno bisogno di capire che il loro silenzio è autodistruttivo.
Faremo lo stesso errore anche con l’appuntamento referendario? Lì la partita è molto più pericolosa. C’è in gioco la qualità della democrazia. I comitati per il “No”, già operativi, devono incrementare la propria azione per scuotere tanti cittadini dall’apatia e dal disamore per la politica. Lì non si vince o si perde per un colore, un partito o una coalizione. Lì si definisce il futuro del Paese.
In questi ultimi anni abbiamo visto cosa succede affidandoci all’
‘uomo solo al comando’. Bisogna impedire che questo schema, approvato da un Parlamento illegale perché eletto sulla base di una legge giudicata incostituzionale, venga istituzionalizzato dal voto popolare.
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Zedda ha vinto la sua sfida: i cittadini sono sempre sovrani
di Pierluigi Marotto su blogmar8
(…) La coalizione che sosteneva il progetto di Cagliari Città Capitale e la candidatura di Enrico Lobina a Sindaco non raggiunge il quorum, pertanto è da annoverare tra coloro che perdono perdono. L’idea di aprire una fase nuova, a partire da Cagliari, è certamente stata veicolata molto di più attraverso i candidati e le candidate di associazioni e movimenti che sostenevano il progetto (i numeri confermano), che non dai due partiti ufficiali presenti in coalizione (ProgReS e Verdi). La sconfitta nulla toglie ai contenuti di una battaglia politica e culturale (…) per aprire una fase nuova che rimane tutta in piedi e da giocare e che ha ora come seconda tappa il Referendum sulla Riforma della Costituzione e poi la scadenza delle elezioni Regionali del 2019, o forse anche prima in concomitanza delle politiche del 2018 (…).
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Zedda riconquista Cagliari: circo senza pane
di Andria Pili, su Contropiano – giornale comunista online
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Le elezioni sono finite e i problemi “naturalmente” si aggravano. L’interrogativo è sempre comunque: che fare? Ci servono ora riflessioni e proposte non addomesticate…

Ferula per 5 6 16Elezioni amministrative: calma apparente
di Omar Onnis su SardegnaMondo
(…) Il dato che emerge prepotentemente da questa tornata elettorale è la vittoria personale di Massimo Zedda a Cagliari, che non mancherà di avere riverberi sulla politica a livello regionale. Molta parte del centrodestra berlusconiano e i suoi satelliti clientelari si sono già abilmente riciclati nel nuovo embrione del partito della nazione renziano (alla sarda). Costruire un’alternativa seria e spendibile a questo mostro politico è doveroso. Ma sarà anche efficace solo se si partirà da un’analisi spassionata, realistica e pragmatica dei meccanismi del consenso e delle dinamiche socio-culturali in atto.
A questo sono chiamati, in questo momento, i Sardi di buona volontà che non vogliono rassegnarsi all’estinzione. Senza autoassoluzioni, senza battaglie di retroguardia e senza egoismi.

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Le carte di Massi
di Alessandro Mongili su SardegnaSoprattutto.
(…) Se si vuole estendere la partecipazione e suscitare nuova politica, bisogna necessariamente fare dei passi indietro nel controllo e contemporaneamente garantire la possibilità a persone di valore e competenti di emergere. Non si può seriamente pensare che per una politica innovativa valgano le regole di una politica conservatrice. Le regole di una politica innovativa si devono inventare, sui manuali di comunicazione politica o nei sacri testi, anche orali, non ci sono.

Complimenti e buon lavoro al Sindaco Massimo Zedda, a prescindere. Ora non si spenga il dibattito, soprattutto quello più critico, a cui bisogna garantire fiato e spazi. A questo serviamo.

Zedda vince col PD proteso verso il Partito della Nazione
democraziaoggi loghettoAndrea Pubusa su Democraziaoggi
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sardinia post loghettoZedda riparte vento in poppa. Ma ora apra l’agenda sociale
di Pablo Sole su Sardinia Post
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Massimo Zedda confermato Sindaco di Cagliari. E ora? Attendiamo i dati completi per un dibattito vero

comunecagliari2014_stemmacoloriMassimo Zedda confermato Sindaco di Cagliari al primo turno. Batte Piergiorgio Massidda (centro destra e liste civiche). Buono il risultato complessivo delle liste di opposizione ai blocchi (5 Stelle, Quinta A, Cagliari Città Capitale, Insieme onestamente), ma divise difficilmente prendono consiglieri, con la positiva eccezione dei 5 stelle (meno male!), su cui grava l’onere dell’opposizione progressista. Per discuterne con cognizione di causa attendiamo i dati completi. Ne vedremo delle belle!
- Tutti i dati elettorali del Comune di Cagliari in diretta sul sito del Comune.
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E ora al lavoro. Vale la pena riproporre le linee guida del nostro impegno, come Aladinews, nel dibattito politico cittadino e oltre, al di là della scadenza elettorale: I 4 grandi temi.
E, inoltre, primi interventi a caldo nel dibattito, su:
- Democraziaoggi
- Vitobiolchini.it
- segue

Oggi si vota. Votate per chi si batte per “il popolo forte”

Ferula per 5 6 16lampadadialadmicromicro1Franco Meloni, direttore

Oggi si vota a Cagliari e in molte altre città e in molti paesi della Sardegna e dell’Italia. Sono elezioni amministrative, per eleggere sindaci e consiglieri comunali, ma, come sempre, hanno valore politico. E’ giusto così. Perché l’amministrazione di una città o di un paese non può prescindere dalla gestione più generale della cosa pubblica ai diversi livelli istituzionali. Per questo, per fare un esempio, è importante sapere cosa pensano i diversi candidati della riforma costituzionale Renzi-Boschi-Verdini e certo non ci piace chi si schiera a favore di tale nefasta riforma e neppure chi ambiguamente non si schiera subito per il NO. Per diverse ragioni. Una di queste è che se le modifiche passassero al vaglio referendario si verificherebbe un sostanziale mutamento nei rapporti tra le autonomie locali e lo Stato. Nel senso che si tornerebbe ad un accentramento di poteri in mano allo Stato, nella catena di progressiva spoliazione dei poteri dalle periferie verso un centro sempre più lontano, anche dallo Stato e dall’Unione Europea (si veda il progetto di Trattato del commercio internazionale che ci consegna alle Multinazionali). Le riforme istituzionali anche ai nostri livelli ridimensionano i principi di sussidiarietà, cioè della partecipazione dei cittadini al governo della cosa pubblica a partire dai livelli a loro più vicini, come l’amministrazione del proprio paese o della propria città. Occorre allora contrastare questo disegno, purtroppo pesantemente in attuazione. Lo dobbiamo fare e già lo facciamo, difendendo gli spazi di democrazia e di libertà, che in grande parte coincidono con la partecipazione popolare. Noi che siamo contro “l’uomo (o la donna) forte al comando” e avversi a ogni deriva autoritaria dell’“uomo (o della donna) della provvidenza”, siamo invece a favore del “popolo forte”, che attraverso gli strumenti della democrazia partecipa alla vita e ai destini della propria comunità. Questo principio della “democrazia partecipativa” è il vero discrimine tra le diverse proposte politiche presentateci. Per quanto riguarda Cagliari, la più convincente ci è sembrata quella di “Cagliari Città Capitale” che ha come candidato Sindaco Enrico Lobina. Crediamo (e auspichiamo) in un successo elettorale di questa Coalizione non solo per i programmi scritti nei siti web e nelle diverse pubblicazioni distribuite in questi giorni, ma per avere, personalmente e come Aladinews, seguito le molte iniziative in cui sono stati illustrati i contenuti delle proposte politiche (servizi sociali, abitazioni, immigrazioni, cultura, identità, strumenti di partecipazione, economia della città e della regione…), praticando l’ascolto della gente (una bocca per parlare e due orecchie per ascoltare). Ovviamente non essendo Aladinews una formazione politica, ma solo un piccolo giornale di opinione, votate chi volete, anche delle altre formazioni politiche, nelle quali sono presenti donne e uomini di valore, ma il nostro consiglio è di scegliere quanti attendibilmente continueranno a esserci dopo le elezioni e continueranno ad ascoltarvi/ci perché convinti che la sovranità appartiene al popolo, come recita in modo bello e chiaro la nostra (attuale) Costituzione repubblicana. Non deleghiamo a nessuno per quanto possibile il nostro futuro. In conclusione, pensando alla nostra Sardegna, ci piace riportare ancora una volta il pensiero di un grande patriota sardo, Giovanni Maria Angioy, che ci proietta in un possibile futuro migliore, a condizione di disporre di una classe dirigente (a tutti i Giovanni Maria Angioy Memoriale 2livelli) adeguata. Ed è quanto dobbiamo impegnarci a ricercare nella scelta delle persone migliori anche nell’odierna scadenza elettorale.
«Malgrado la cattiva amministrazione, l’insufficienza della popolazione e tutti gli intralci che ostacolano l’agricoltura, il commercio e l’industria, la Sardegna abbonda di tutto ciò che è necessario per il nutrimento e la sussistenza dei suoi abitanti. Se la Sardegna in uno stato di languore, senza governo, senza industria, dopo diversi secoli di disastri, possiede così grandi risorse, bisogna concludere che ben amministrata sarebbe uno degli stati più ricchi d’Europa, e che gli antichi non hanno avuto torto a rappresentarcela come un paese celebre per la sua grandezza, per la sua popolazione e per l’abbondanza della sua produzione.»
In calce riportiamo anche le linee programmatiche essenziali (4 grandi temi) che hanno caratterizzato la nostra presenza nella campagna elettorale, rammaricandoci di non aver conseguito l’obbiettivo di raggruppare in un’unica Coalizione le diverse liste al di fuori dei blocchi di potere del centro destra e del centro sinistra. Sarà per altre occasioni, che pur a breve si presenteranno. Almeno speriamo. (Franco Meloni, direttore di Aladinews)
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DIBATTITO su elezioni del Sindaco e del Consiglio comunale di Cagliari. Voce al dissenso

cq comune ca- A Cagliari giochi di potere: tra il tentativo solitario di Zedda e il progetto egemonico di Pigliaru, chi la spunterà?
di Vito Biolchini su vitobiolchini.it
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- Photoshoppateci tutti!
di Alessandro Mongili su SardegnaSoprattutto
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- segue –

Elezioni

AladinDibattito-CARiflessioni sulle elezioni amministrative di Cagliari

democraziaoggi loghettodi Tonino Dessì, su Democraziaoggi

Le elezioni amministrative giungono in prossimità della loro scadenza in modo sonnolento, in Sardegna. A Cagliari massimamente, più che in passato.
Non so ancora se confermare un mio pregresso indirizzo elettorale astensionista. Per il referendum sulle trivelle ho votato SI; per il referendum costituzionale voterò NO. Ma si tratta di questioni capitali: non definirei tali anche le elezioni comunali. Comunque rifiuterei nettamente il richiamo al voto utile per scongiurare la prevalenza di uno schieramento sull’altro: per troppo tempo quel richiamo si è rivelato un inganno e metà del corpo elettorale, tra cui il sottoscritto, ha smesso ormai di crederci.
Piuttosto, si pone un problema. Il Presidente del Consiglio Renzi ha fatto coincidere la sua apertura della campagna elettorale per un referendum ancora non indetto con quella, in corso, per le elezioni amministrative, praticamente sovrapponendole. È un evidente indicatore dell’intreccio politico generale esistente tra le due scadenze, una delle quali è diventata giocoforza la premessa dell’altra.
È la ragione dirimente per ritenere, da parte mia, non votabili il PD e qualunque coalizione vi si sia raccolta intorno ovunque, anche localmente, almeno nelle città.
Già questo troncherebbe un prosieguo di ragionamento. Tuttavia, già che ci siamo, completiamolo, con un focus su Cagliari.
Qui il centrodestra si è pienamente compattato, a mio avviso in una versione che, per la leadership espressa nella candidatura di Piergiorgio Massidda, si preannuncia più spregiudicata, nella prospettiva che vinca, della precedente, sonnacchiosa esperienza Floris. Superfluo aggiungere motivi in questa sede per sostenere che la considero invotabile.
Ma nella competizione in corso, anche al di là della preminente ragione politica generale che ho prima premesso, dare un indirizzo di voto per la coalizione di centrosinistra (e “sovranista”, omologamente a quella che governa la Regione), vien male. Al netto di una brillante politica dei lavori pubblici e dell’arredo urbano, cui aggiungerei un’apprezzabile gestione dei problemi della circolazione stradale, con un saldo negativo, tuttavia, nel continuismo della gestione dei rifiuti, un’anima e una proiezione progressista adeguate alla dimensione metropolitana del capoluogo regionale la Giunta Zedda non l’ha espressa.
Le problematiche del rilancio di attività economiche, commerciali e non, quella della situazione sociale nella concentrazione forse più intensa, in Sardegna, di disoccupazione, di povertà e di disagio, il problema degli alloggi e della condizione delle giovani coppie in un municipio anagraficamente in via di rarefazione demografica se non di spopolamento, il tema dell’accoglienza dell’ondata di profughi in transito, gestita da un sistema al cui indirizzo il Comune è rimasto sostanzialmente estraneo, le questioni della partecipazione e della trasparenza, mi son parse dimensioni assenti dall’orizzonte della giunta Zedda e più ancora della sua maggioranza politica. Non si tratta di cose da poco. - segue –

Elezioni

Torri municipio CagliariMa che campagna elettorale è questa?
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democraziaoggi loghettodi Lucio Garofalo, su Democraziaoggi

Parto da una mia impressione. Una comunità che non riesce a sviluppare una normale dialettica democratica, in nessun luogo o piazza, reale o virtuale, temo sia avvilente. Nelle sedi più istituzionali i processi sono molto convenzionali e standardizzati, ma la libertà del confronto pluralista dovrebbe svolgersi altrove, invece si censurano persino i post su Facebook. Tutto ciò è assai triste. Temo che chiunque preferisca la censura commette solo un errore in termini di immagine e strategia propagandistica. La verità è che, ormai, la partecipazione ad iniziative pubbliche locali è talmente circoscritta ad una cerchia minoritaria composta da tecnici, affaristi, faccendieri e traffichini, da rasentare percentuali prossime allo zero virgola uno per cento. A malapena vi prendono parte i soliti mestieranti, quei politicanti da strapazzo che si sono avidamente impossessati della “cosa pubblica” rendendola “cosa nostra”. La gente è altrove, nei centri commerciali, non per fare la spesa, visto l’impoverimento generale del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni. È sconfortante assistere alla “nobile arte” della Politica, che dovrebbe promuovere la più elevata forma di socialità e di aggregazione democratica nella Polis, ridotta ad un miserabile esercizio esclusivo per gli “addetti ai lavori”: furbetti, professionisti corrotti, carrieristi, arrivisti, opportunisti che fanno i loro comodi in maniera rivoltante, amplificando il sentimento di disaffezione e nausea che la società civile nutre verso un’oscena privatizzazione affaristica della vita pubblica.
Personalmente, nutro un’avversione profonda verso ogni forma di settarismo e di ottuso integralismo, verso gli impostori che all’inizio predicano bene (taluni male), ma alla prima occasione tentatrice razzolano peggio di coloro contro cui avevano inveito o lanciato anatemi. Ciò non deve impedire di prendere atto di un sistema talmente marcio che non so se sia possibile non “gettare via il bambino con l’acqua sporca”. Intendo dire che il sistema, così com’è, non è emendabile, ma va abolito in toto. È un cancro da estirpare alla radice, altrimenti si corre il rischio di far rigenerare la metastasi. Come è accaduto dopo Tangentopoli: in pratica, si è innescato un meccanismo di “selezione naturale” del ceto politico dirigente (o, meglio, “digerente”) in base al quale emergono o prevalgono gli esemplari più corrotti, cinici e spregiudicati. Si persegue una nozione contorta e meschina della “coerenza”, piegata a logiche utilitariste di convenienza personale. Si fiuta dove soffia il vento e si sale sul “carro del vincitore”. È vero che trattasi di consultazioni amministrative, ma è altrettanto vero che sono almeno trent’anni che le candidature alla carica di sindaco o di consigliere, in molti Comuni, vengono decise a tavolino. È un dato storicamente noto ed acclarato. O vogliamo negare l’evidenza più elementare? Sarebbe un’offesa alla nostra intelligenza. Sarebbe il tempo che i cittadini prendano finalmente coscienza del pericolo che incombe sulle loro teste. – segue –

I candidati Sindaci dicano come si schierano per il Referendum costituzionale

Intervento di Vito Biolchini, su Vitobiolchini.it

Una settimana al voto cagliaritano. La campagna elettorale è tutta qui, di Renzi e Boschi (più volte annunciati per spaventare gli avversari) nemmeno l’ombra. La ministra però oggi è ad Olbia (a Cagliari dunque non è conveniente venire), mentre si scopre che il presidente del Consiglio arriverà in Sardegna addirittura dopo i ballottaggi del 19 giugno. Se tutto questo qualcosa vuol dire, non dice bene per il centrosinistra cittadino.

La città è sparita da tutti i radar dell’opinione pubblica italiana. Un anno fa i siti specializzati in sondaggi preelettorali monitoravano Cagliari, stavolta no: neanche l’emozione di una “corsa clandestina”, niente di niente.

DIBATTITO su elezioni del Sindaco e del Consiglio comunale di Cagliari. Voce al dissenso

Torri municipio Cagliari
- Senza una vera leadership sarà difficile convincere una città stremata o peggio rassegnata. Carlo Melis su SardegnaSoprattutto.
- Zedda a Cagliari potrà anche rivincere le elezioni ma il suo progetto politico è fallito. Vito Biolchini su vitobiolchini.it.
- Ci battiamo per una alternativa, per una terza via, lontano dalla destra e da una sinistra fasulla, per fare di Cagliari città capitale, capitale sarda. Piero Marcialis su Aladinews.

Ci battiamo per una alternativa, per una terza via, lontano dalla destra e da una sinistra fasulla, per fare di Cagliari città capitale, capitale sarda

AladinDibattito-CA_2_2-300x130
Piero Marcialis 1ELEZIONI A CAGLIARI
di Piero Marcialis

Le elezioni del prossimo 5 giugno per il rinnovo del Consiglio Comunale di Cagliari, non hanno valore solo amministrativo, hanno valore politico.
Rinnovare Sindaco e Consiglio della prima città della Sardegna ha riflessi consistenti sulla politica italiana.
All’indomani dei risultati sentiremo commentare “ i sardi sono con noi, condividono la nostra politica”.
E il riflesso manderà effetti sul voto del referendum di ottobre e sulla prossima legge elettorale. E’ fatale.
Naturalmente, prima delle elezioni, si fa l’operazione contraria: sono amministrative, non sono politiche.
E questo verrà detto dai furbi che sanno che è falso, ma anche dagli ingenui che credono che il governo di una città sia solo un fatto di buona amministrazione.
I nostri maestri di scienze sociali e di cultura politica ci hanno da tempo insegnato la differenza abissale tra “buona amministrazione” e governo politico.
La buona amministrazione consiste nell’applicare le regole, quelle esistenti, la può fare la sinistra e ugualmente la destra: potrebbe farla un calcolatore elettronico.
Il governo politico consiste nel cambiare le regole, nel distinguere tra quelle giuste e quelle ingiuste, nel decidere per regole più favorevoli alla classe che vuoi rappresentare.
In genere le regole esistenti rappresentano lo statu quo, gli interessi della classe dominante, e limitarsi ad applicarle è sempre una politica di destra, anche se lo fa la sinistra.
Naturalmente c’è un governo politico che opera sulle leggi modificandole in senso maggiormente favorevole alla classe dominante: è la politica di destra e quando la fa un partito che proviene dalla sinistra significa semplicemente che ha cambiato campo, è diventato di destra.
Assistiamo nella attuale sonnolenta campagna elettorale cagliaritana a malinconiche parabole.
Un sindaco uscente, che aveva esordito legato a Vendola, chiude la sua parabola legato a Renzi.
Assistiamo, con tristezza, alla parabola di giovani che erano schierati per la sinistra, per l’ecologia, per la libertà, portare acqua al mulino di un partito che ormai con la sinistra ha poco a che vedere, con l’ecologia sta nel campo opposto, con la libertà ha autoritari sentimenti di odio.
Assistiamo, con sospetto, a militanti del fu comunismo che sventolano la gloriosa bandiera rossa in appoggio a chi di essa ha fatto stracci, a chi odia i partigiani, la Costituzione nata dalla Resistenza, la riscossa del popolo.
Assistiamo, con desolazione, al coalizzarsi di vari partiti sardisti con gente che odia il sardismo, la lingua sarda, Sa Die de sa Sardigna, la patria sarda, ed è complice della occupazione militare, dello scempio ambientale, dei padroni di turno della nostra Isola.
Di fronte a tutto ciò l’allegra baldanza della coalizione di destra che, immemore del suo passato, lancia programmi di risanamento ambientale, di rifare la spiaggia, di liquidare Equitalia, e tante belle cose, a cui si replica solo denunciando il passato, ma non proponendo miglior futuro. Ed è per questo miglior futuro, perchè meglio di prima non ci basta (figuriamoci peggio!), che ha senso battersi per una alternativa, per una terza via, lontano dalla destra e da una sinistra fasulla, per fare di Cagliari città capitale, capitale sarda, non finta metropoli, capoluogo alla stregua di una qualsiasi provincia italiana.

Oggi sabato 21 maggio 2016

Convegno divrsità 21 5 16- La pagina fb dell’evento.

Costituzione, diritti, autonomie locali I candidati sindaci di Cagliari a confronto

NO NO NOOOComitato per il No al referendum costituzionale
Incontro – dibattito ** PER INDISPONIBILITA’ DI QUASI TUTTI I CANDIDATI SINDACI LA MANIFESTAZIONE E’ STATA ANNULLATA**

Costituzione, diritti, autonomie locali
I candidati sindaci di Cagliari a confronto

Società degli operai via XX settembre 80, Cagliari – ore 17 – Mercoledì 25 maggio
Introduce
Andrea Pubusa del Comitato per il NO
Modera
Marco Sini Presidente Anpi prov. Cagliari
Il Comitato per il No al referendum costituzionale ritiene necessario ed utile un pronunciamento dei candidati alla carica di Sindaco della città di Cagliari sui temi costituzionali per le implicazioni che la revisione Renzi-Boschi ha sui diritti e sulle autonomie e, in conseguenza, sui servizi sociali nonché sull’assetto complessivo della democrazia in Italia.
In questo contesto i problemi della Città sono strettamente legati alla prospettiva antiautonomistica che la revisione Renzi-Boschi contiene e, dunque, al di là dei programmi generali, il pronunciamento dei candidati sindaci su questo tema specifico diviene un metro fondamentale di giudizio per gli elettori chiamati al voto.