Amici sardi della Cittadella

Domani Enzo Bianchi

bianchi-a-ca-2305017 Enzo Bianchi, monaco di Bose, a Cagliari.
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Diretta video della conferenza di Enzo Bianchi sulla pagina Facebook di Radio Kalaritana
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Disponibile la registrazione audio sulla pagina fb di Dino Biggio.
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Anche con video sul sito della Diocesi di Cagliari.

Lavoro. A colloquio con Domenico De Masi su Rocca

de-masi-jpgLavoro: il coraggio di pensare un nuovo modello
a colloquio con Domenico De Masi
a cura di Mariano Borgognoni, su Rocca
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Domenico De Masi non è un intellettuale di quelli che si nascondono dietro il politacally correct. Scrive e parla con grande chiarezza, esponendo e sostenendo analisi e tesi esplicite, magari con una punta di provocazione. Il suo ultimo libro Lavorare gratis, lavorare tutti (Rizzoli 2017) tiene insieme lucidità di analisi e indignazione civile. Non c’è nei suoi scritti quel pessimismo plumbeo di cui spesso vengono accusati coloro che si sottraggono alla retorica delle «magnifiche sorti e progressive», e anche le inquietanti prospettive del lavoro, della sua carenza, delle sue rapide e vorticose trasformazioni, siamo invitati a leggerle come una grande opportunità di liberare tempi di vita ricchi e fecondi. Certo a condizione che la cultura, la politica e la forza potenziale degli esclusi riescano a costruire e battersi per un nuovo modello sociale. Per questo abbiamo voluto iniziare con lui un confronto sul tema del lavoro, cruciale per l’avvenire, soprattutto delle generazioni nuove.
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Impegnati per il lavoro in nome di Giuseppe Toniolo

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Anticipazione resoconti dell’evento.
- Noi, ragazzi della Toniolo. Editoriale di Franco Meloni su Aladinews.
- La Toniolo. Schema dell’intervento di Paolo Matta

Punta de billete per martedì 4 aprile 2017: Giuseppe Toniolo

LocandinaSettimanaSociale2017Stampace-di-Renato-dAscanio-TiccaImpegnati per il lavoro nel nome di Giuseppe Toniolo
Martedì 4 aprile 2017, Chiesa Santa Restituta, piazzetta Santa Restituta, Cagliari. Approfondimenti.
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vita di Giuseppe Toniolo- Giuseppe Toniolo (1845-1918), un economista fuori dagli schemi.

La comunicazione di Papa Francesco

Papa francesco comunicaz27 ot 16L’evento in fb.
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Logo_Aladin_Pensieroaladin-lampada-di-aladinews312sardegnaeuropa-bomeluzo3-300x211Sardegna-bomeluzo22sedia-van-goghdemocraziaoggiGLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501413
No comitato sardoNO sardo
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Oggi
Dossier-migranti-2016

Concentrazioni pericolose

GRANDI CONCENTRAZIONI
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non bastano tre musicisti per sfamare il mondo.

di Pietro Greco su Rocca

Con 66 miliardi di dollari, la tedesca Bayer ha comprato l’americana Monsanto. Con 45 miliardi di dollari la cinese ChemChina ha comprato la svizzera Sygenta. Con un’operazione da 130 miliardi di dollari, le statunitensi Dow Chemical e DuPont si fondano. E così tre sole grandi aziende controlleranno non solo il 63% dei semi e il 75% dei pesticidi di tutto il mondo, ma anche la gran parte dei fertilizzanti, degli strumenti usati in agricoltura, delle reti di distribuzione e persino delle attività commerciali interamente on-line. Questa concentrazione rappresenta una novità assoluta nella storia dell’agricoltura, perché trasforma definitivamente i semi da bene comune a bene appropriabile.
la rivoluzione verde
Il processo di concentrazione è legato allo sviluppo di un’agricoltura che, con la «rivoluzione verde» tra gli anni ’40 e gli anni ’70 del XX secolo, da pratica a carattere essenzialmente artigianale è divenuta pratica con un marcato carattere industriale. Ma ancora nel 1980 le aziende che producevano semi in tutto il mondo erano 7.000. E ancora pochi anni fa le prime 10 aziende del settore controllavano poco più di un terzo del mercato mondiale dei semi. Ora tre sole aziende controlleranno i due terzi di quel mercato.
Come ricordano Ioannis Lianos, Dmitry Katalevsky e Alexey Ivanov, del Dipartimento di Giurisprudenza del Centre for Law, Economics and Society (Cles) di Londra, in un rapporto pubblicato di recente, The Global Seed Market, Competition Law and Intellectual Property Rights: Untying the Gordian Knot, per secoli e, anzi, millenni gli agricoltori di tutto il mondo sono stati incentivati a conservare, riprodurre e rivendere ad altri agricoltori i loro semi. È stata questa libera circolazione che ha consentito all’agricoltura di moltiplicare la propria diversità.
Ora i diritti di proprietà intellettuale rischiano di limitare questa libera circolazione restringendo il flusso degli scambi di semi in un sottilissimo collo di bottiglia. I brevetti non sono una novità nei campi. I diritti di proprietà intellettuale sono stati esercitati già nell’Ottocento, quando è iniziato il processo di meccanizzazione e i primi trattori sono stati chiamati ad aiutare gli agricoltori nel loro duro lavoro. Il peso dei brevetti in agricoltura è aumentato a partire dal 1992, quando sono stati riconosciuti i diritti di proprietà intellettuale su una pianta modificata geneticamente. Ma, secondo i tre ricercatori inglesi di chiara origine russa, finora la proprietà intellettuale è stato un fattore di stimolo per la ricerca e l’innovazione anche in agricoltura. Ed è stato proprio questo riconoscimento di proprietà su idee applicate alle piante che ha determinato il cambiamento. Se all’inizio la «rivoluzione verde» si fondava essenzialmente sul settore pubblico, la possibilità di brevettare ha determinato il rapido emergere di un’industria privata dei semi. È vero che anche nel nuovo regime la produttività dei campi ha continuato ad aumentare, ma facendo pagare un costo sempre più alto sia i termini di indipendenza degli agricoltori sia in termini di riduzione della biodiversità nei campi.
Prima gli agricoltori innovavano sperimentando in proprio la creazione di piante più produttive. Poi un numero sempre più ristretto di aziende private ha avocato a sé il processo di innovazione, grazie a forti investimenti in ricerca, sottraendolo agli agricoltori. Questi ultimi sono diventati così dipendenti dai semi prodotti da altri. L’attenzione dei media in questi ultimi decenni si è concentrata sugli ogm (le piante geneticamente modificate) e sui presunti rischi sanitari e/o ecologici a essi associati. Facendo perdere di vista il processo più importante: la formazione di un oligopolio sempre più ristretto che controlla i semi. Tutti i semi, ogm e no.

rischio sociale ed economico dell’oligopolio

Oggi sappiamo che la tecnologia del Dna ricombinante non è un pericolo in sé. Il rischio associato alle piante geneticamente modificate non è diverso da quello associato a ogni altro tipo di nuove piante (e anche di vecchie). Per cui il rischio sanitario ed ecologico va valutato caso per caso, pianta per pianta. Mentre del tutto generale è il rischio – sociale, economico ed ecologico – dell’oligopolio ristretto che controlla tutti i tipi di semi.
Il rischio di natura sociale ed economico è chiaro: i contadini che dipendono dai semi di poche aziende vedono ridursi non solo la libertà di riprodurre i semi, di sperimentare e di farli circolare, ma anche il loro reddito. L’oligopolio può imporre, infatti, sia forti restrizioni all’uso dei semi sia prezzi dei semi stessi, dei pesticidi, dei fertilizzanti e di ogni altro strumento necessario, riducendo fortemente i margini di guadagno dei contadini. Col risultato che l’economia dei campi potrebbe produrre un numero sempre più ristretto di manager ricchi e un numero sempre più esteso di contadini poveri.
Quando poi l’oligopolio si riduce a un insieme di appena tre grandi società, non solo i contadini ma anche i governi diventano più deboli. E, infatti, cresce il movimento di gruppi e associazioni che anche in Europa chiedono «no patent on seeds!», nessun brevetto sui semi. Insomma si chiede di invertire il processo e di tornare a considerare i semi un bene comune e non più un bene appropriabile.
Le aziende multinazionali sostengono che, se si vuole aumentare la produttività dei campi e sfamare i 9 miliardi di persone che saranno presenti sulla Terra nel 2050, occorrono forti investimenti in ricerca che solo poche, grandissime aziende possono assicurare. In realtà si potrebbe dimostrare – come ha dimostrato Marianna Mazucato – che la gran parte delle idee innovative, anche in agricoltura, viene dai laboratori pubblici e che su quella fonte si potrebbe ricreare un’economia agricola fondata sull’innovazione bene comune.
il rischio ecologico
Ma il rischio degli oligopoli non è solo sociale ed economico (e non sarebbe davvero poco, visto che riguarda direttamente centinaia di milioni di contadini in tutto il mondo e, indirettamente, tutti noi). C’è anche un rischio ecologico: la drastica riduzione di biodiversità nei campi.
Come sostiene la Fao, l’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di agricoltura, l’umanità oggi trae la metà dell’energia vegetale da sole quattro specie di piante: grano, mais, riso e patate. È un rischio. Occorrerebbe diversificare. Ma la minaccia maggiore è associata alla rapida diminuzione dalla diversità genetica (le differenze genetiche di piante appartenenti alla stessa specie). L’agricoltura moderna – sostiene la Fao – ha incoraggiato gli agricoltori a utilizzare un numero sempre più ristretto di varianti genetiche di piante (e di animali) ad alto rendimento. L’oligopolio dei semi gioco forza porterà a procedere sulla strada della riduzione. Il rischio di avere pochissime varietà genetiche di grano, mais, riso, patate e di altre piante per inseguire un altro rendimento è altissimo.
Con la conseguenza di… Il pensiero corre alla metà dell’Ottocento, quando i contadini irlandesi coltivavano nei loro campi un’unica specie, la patata, con una ridotta varietà genetica. Bastò un’epidemia di peronospora per distruggere, tra il 1845 e il 1846, tutti i raccolti e causare una carestia senza precedenti. Due milioni di Irlandesi morirono di fame e altri due milioni emigrarono (soprattutto in America). La popolazione irlandese si ridusse della metà. E c’è voluto un secolo e mezzo per recuperare la medesima densità demografica.
La riduzione di biodiversità espone l’umanità a rischi simili. Rischi che possono essere facilmente evitati favorendo sia l’incremento delle specie coltivate sia la loro variabilità genetica. Ancora una volta, solo l’intervento pubblico può garantire un simile processo.
Né vale il discorso sulla necessità di aumentare la produttività agricola per un mondo sempre più popolato. L’attuale produzione di derrate alimentari sarebbe sufficiente a sfamare anche 10 miliardi di persone, se solo le perdite in agricoltura e gli scarti dei consumatori venissero azzerati.
Insomma, la sicurezza alimentare globale richiede una polifonia con una grande orchestra e un grande coro e non il suono di un solo violino, fosse anche uno Stradivari, da parte di soli tre musicisti.

Pietro Greco

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Rocca – Cittadella 06081 Assisi
e-mail rocca.abb@cittadella.org
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- Approfondimenti su Aladinews.
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CC diritti riservati
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Sviluppo sostenibile- presentazione del 1° rapporto ASviS

Migranti. Buone pratiche tedesche

migranti vila buoncammico caGERMANIA IMMIGRATI
strategie d’integrazione

di Fiorella Farinelli, su Rocca

Bisogna che entrino nel lavoro il prima possibile. Che comincino a consumare, a pagare le tasse, a far girare l’economia. In Germania – dal gennaio 2015 sono state 965mila le richieste di asilo – l’integrazione dei profughi è un programma operativo, e una strategia politica, che non ammette indugi. Sicuramente costoso, difficile, per tanti aspetti controverso, ma perdere tempo sarebbe fatale. Per loro, e per il paese che li ha accolti. Alla disperata determinazione del viaggio, all’adrenalina che ha consentito di superarne rischi e fatiche, non deve seguire un periodo troppo lungo di dipendenza dall’assistenza, di attese passive di un nuovo futuro. Una convinzione che non è solo di Angela Merkel.
un progetto coraggioso ed efficiente
Ci sono resistenze e contrarietà incendiarie in Germania, soprattutto dopo i fatti di Colonia, ma anche una straordinaria efficienza delle istituzioni e una diffusa mobilitazione della società civile. Lo scorso settembre è stata per prima la prestigiosa Università Humboldt ad aprire i suoi corsi agli immigrati, è bene che chi ha gli strumenti prenda immediatamente familiarità con il modello tedesco dell’alta formazione, partecipi alla comunità studentesca, possa da subito guardare oltre le emergenze dell’oggi. Informarsi, orientarsi, imparare, progettare, mettere a frutto titoli di studio e competenze professionali. Ankommen, che in tedesco vuol dire «arrivare», è l’App scaricabile gratuitamente sviluppata in poche settimane da Ministero degli interni, Ufficio immigrazione, Agenzia per il lavoro, Goethe Institut e Tv pubblica. Quattro lingue – arabo, farsi, francese, inglese – per l’essenziale sulle procedure di regolarizzazione, la formazione per il lavoro, le norme e i valori necessari alla convivenza, e poi anche per un corso di base di lingua tedesca. A partire dalla sesta settimana dall’arrivo, anche se la pratica di riconoscimento dello status di rifugiato non è stata ancora con- clusa e neppure processata, si può accedere a una formazione linguistica. E si può anche chiedere di far parte della Protezione civile volontaria, come ogni buon cittadino che al suo paese ci tiene.

Come in Svezia, bisogna fare in modo che l’accesso a qualche forma di lavoro sia possibile in tempi rapidi, quasi immediatamente (tutto il contrario che da noi dove ai richiedenti asilo è impedita ogni attività finché le procedure non siano completate, col risultato che nelle strutture di accoglienza capita che si consumino nell’ozio e nella depressione anche un paio d’anni). E come in ogni democrazia evoluta, le strategie per l’integrazione sono supportate, oltre che dalle istituzioni statali e decentrate, anche dalle reti dell’associazionismo civile, laico e di ispirazione religiosa. Circa 100mila sono i volontari in azione, con le chiese protestante e cattolica in ruoli organizzativi e gestionali di spicco, e con investimenti economici importanti (90 milioni, per esempio, solo da parte della chiesa cattolica).
promuovere e pretendere
Ma l’efficienza tedesca non si spiega solo con la storia di un paese che, dopo essersi misurato nei primi anni Novanta con gli sconquassi della riunificazione e con gli imponenti flussi migratori seguiti alla dissoluzione dell’impero sovietico, ha poi saputo far fronte anche alle migrazioni determinate dalla guerra nei Balcani. Questa volta, del resto, i numeri del flusso sono non solo molto alti, ma anche concentrati in un tempo relativamente breve, così non solo è difficile riuscire a sviluppare immediatamente tutti i servizi necessari (per fare un solo esempio, solo 200mila dei 325mila minori neoarrivati sono stati inseriti nel sistema scolastico perché mancano gli insegnanti, ed è stato necessario ricorrere anche a scuole improvvisate con insegnanti siriani), ma l’attuazione del programma di integrazione sta richiedendo anche iniziative di modifica normativa. Riforme, insomma, e non di poco conto. Prima di tutto la definizione di una nuova legge sull’immigrazione, con proposte assai controverse di modifica delle regole del mercato del lavoro, che dovrebbe essere approvata e diventare attuativa nei prossimi mesi.
«Promuovere e pretendere», ha sintetizzato così Angela Merkel. Promuovere significa farli andare avanti questi giovani che arrivano da noi in fuga da guerre, povertà, disastri ambientali, ma anche determinati a costruirsi una nuova vita. Pretendere è imporre regole di comportamento e impegni scambi difficilmente aggirabili. Il programma previsto per i prossimi cinque anni (93,6 miliardi di Euro l’investimento complessivo, tra alloggi, sussidi, formazione linguistica e professionale, creazione di nuovi posti di lavoro), prevede corsi obbligatori di lingua, di orientamento/integrazione, di formazione professionale (con perdita dei sussidi e della regolarizzazione per chi si sottrae, e viceversa regolarizzazione accelerata per chi eccelle). Ma soprattutto 100mila posti di lavoro per il primo anno – con la prospettiva di moltiplicarli in seguito. Ma come?

passaggi che scottano
La prima decisione è di far saltare provvisoriamente, per i prossimi tre anni, la priorità finora assegnata alle assunzioni di lavoratori tedeschi e di provenienza comunitaria. La seconda è di aggirare il salario minimo vigente – 8,50 Euro l’ora – con retribuzioni orarie di 1 solo Euro l’ora. Passaggi che scottano, che interrogano sulla fattibilità politica e sulle conseguenze sociali. Anche se oggi in Germania la disoccupazione è pressoché fisiologica (6,2%) e per di più in calo rispetto al 2014, non è affatto scontato che interventi di questo tipo non spalanchino pericolose concorrenze nel mercato del lavoro (se non tra tedeschi e profughi almeno tra immigrati stabilizzati e immigrati nuovi), e non abbassino per tutti tutele, diritti e retribuzioni medie.
Ma l’ipotesi, confortata da autorevoli studi economici anche internazionali, è che l’ingresso rapido nel mercato di una parte molto consistente dei nuovi arrivi, anche se con retribuzioni sotto soglia, dovrebbe produrre uno choc positivo sul piano economico e sociale: l’incremento della domanda di consumi, e quindi della produzione interna; l’avvio di numerosi processi virtuosi di miglioramento professionale e della produttività delle aziende; una nuova imprenditorialità; un nuovo gettito fiscale capace di cominciare a compensare il surplus di spesa sociale dovuto all’accoglienza e all’erogazione dei sussidi iniziali. Si tratta di giovani, comunque, che almeno inizialmente utilizzano di meno le strutture sanitarie e che per lunghi anni non peseranno sulla spesa pensionistica. E già oggi la loro presenza in Germania sta trascinando un incremento dell’occupazione nei servizi, a partire da quelli educativi per la prima infanzia e da quelli per lo sviluppo delle competenze professionali. La scommessa, dunque, è quella di un aumento del Pil.

può funzionare?
Possibile che oggi sia l’immigrazione il fattore scatenante di una svolta rispetto alle politiche europee – e tedesche – di austerità? Possibile che lo stesso fenomeno che in altri paesi fa costruire i muri di respingimento (o che, come in Italia, dà luogo a un’accoglienza generosa ma nuda di strategie di integrazione), in Germania sia vista come una risorsa primaria di sviluppo economico?
A sostenerlo non è solo Angela Merkel, perfino dal Fondo Monetario Internazionale arrivano analisi e indicazioni in questo senso. Argomentate da previsioni nerissime sugli effetti dell’invecchiamento progressivo della popolazione tedesca ed europea, quindi su una prossima carenza di forza lavoro, su precipitosi decrementi della domanda interna, su inedite scarsità di risorse professionali giovani e qualificate. Insomma, di un ormai vicinissimo inaridirsi delle potenzialità di crescita economica persino in quella Germania che è tuttora il primo motore economico europeo. Un ribaltamento secco, in sintesi, delle idee prevalenti su un’immigrazione foriera solo di impoverimento, di ulteriore debito pubblico, di pesi insostenibili di spesa sociale. Lo si osserva, fra l’altro, in quello che può sembrare un dettaglio, e invece non lo è, cioè l’attenzione tedesca al riconoscimento dei titoli di studio e delle competenze professionali dei rifugiati. Da noi non se ne parla affatto, e proprio perché si teme un’integrazione degli immigrati capace di scalzare, a colpi di lauree e diplomi, le rendite di posizione degli autoctoni, in Germania ci si aspetta invece che i giovani medici, agronomi, informatici, ingegneri siriani e di altri paesi del mondo portino nuova linfa all’economia. Vedremo presto i risultati o i contraccolpi di queste strategie innovative. È un fatto, comunque, che nel cuore dell’Europa si stanno facendo strada posizioni diverse da quelle che all’immigrazione guardano solo con paura. O che, come in Italia, coltivano un’accoglienza che non dà luogo a politiche intenzionali ed efficaci di integrazione. Ci sarebbe anche questo tema, tra i tanti cui la politica dovrebbe riconoscere assoluta priorità.

fiorella_farinelliFiorella Farinelli

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Rocca 14 15 lug 16


NESSUN UOMO E’ ILLEGALE

Giornata- Rifugiato -2016Giornata Del Rifugiato 2016
DOMANI VENERDI’ 24 GIUGNO ORE 9.00 – Seminario Arcivescovile, Via Cogoni – Cagliari

Bonas noas: ripristinato il collegamento aereo diretto Cagliari – Perugia

MISTRAL AIR ATTERRA A PERUGIA CON 3 NUOVE ROTTE

Dal 1 Luglio al via i nuovi collegamenti aerei con Cagliari, Bari e Tirana

(Il comunicato congiunto Sase/Mistral). SASE SpA – società di gestione dell’aeroporto dell’Umbria – e Mistral Air – compagnia aerea del gruppo Poste Italiane – sono liete di annunciare l’avvio di 3 nuove rotte da/per l’aeroporto internazionale dell’Umbria – Perugia “San Francesco d’Assisi” a partire dal prossimo luglio.
- SEGUE –

CARAVAGGIO. Arregordarì Save The date Prendi Nota

Giuditta e Oloferne CaravaggioLicia Lisei parla di Caravaggio
La donna nella pittura (e non solo) di Caravaggio. – La pagina fb dell’evento, promosso da Stampaxi Associazione Culturale in collaborazione con Amici Sardi della Cittadella di Assisi e Aladinews.

E’ uscito Rocca 08

- E’ uscito Rocca n. 8 del 15 aprile 2016.

Il Vangelo secondo Matteo alla Cineteca Sarda


Martedì 22 marzo, dalle ore 16.30 alle 19.30 presso la Cineteca Sarda di viale Trieste 118, Cagliari:
Proiezione del film “Il Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini. Segue dibattito.
Iniziativa promossa e organizzata dall’Associazione “Amici sardi della Cittadella” in collaborazione con la Cineteca Sarda.

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DOCUMENTAZIONE
- La recensione del film di Alberto Moravia, L’Espresso 4 ottobre 1964
- segue -

L’impegno sociale dei cristiani, oggi. Dibattito allo Studium francescano

Assao AsdCPromosso dall’Associazione “Amici sardi della Cittadella”, oggi mercoledì 2 marzo (orario 16.30-19) presso lo Studium francescano di via Principe Amedeo, 20a, proiezione del documentario sui 75 anni della Pro Civitate Christiana (45′), a cui seguirà un dibattito. Ecco una breve nota informativa sul documentario (regista Pierluigi Vito): “Un avvenire di libertà. Don Giovanni Rossi e la Pro Civitate Christiana”. Il racconto dei primi 75 anni di vita della Pro Civitate Christiana di Assisi, nata dall’intuizione di Don Giovanni Rossi con due vocazioni di fondo: l’annuncio missionario del Vangelo e l’incontro fecondo tra culture diverse. Con le testimonianze di Enzo Bianchi, Mons. Matteo Zuppi, Raniero La Valle, Gino Bulla, Francesco Guccini e altri. Partecipate e diffondete!
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Rocca 05 1 marzo 2016
- Rocca n.5 del 1 marzo 2016

L’impegno sociale dei cristiani, oggi. Dibattito al Cenacolo francescano

Assao AsdCPromosso dall’Associazione “Amici sardi della Cittadella”, domani mercoledì 2 marzo (orario 16.30-19) presso il Cenacolo francescano di via Principe Amedeo, 20a, proiezione del documentario sui 75 anni della Pro Civitate Christiana (45′), a cui seguirà un dibattito.
Ecco una breve nota informativa sul documentario (regista Pierluigi Vito):
“Un avvenire di libertà. Don Giovanni Rossi e la Pro Civitate Christiana”. Il racconto dei primi 75 anni di vita della Pro Civitate Christiana di Assisi, nata dall’intuizione di Don Giovanni Rossi con due vocazioni di fondo: l’annuncio missionario del Vangelo e l’incontro fecondo tra culture diverse. Con le testimonianze di Enzo Bianchi, Mons. Matteo Zuppi, Raniero La Valle, Gino Bulla, Francesco Guccini e altri. Partecipate e diffondete!