LA SEDIA di VANNI

Oggi mercoledì 24 maggio 2017

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sedia di Vannitola“Oltre ogni muro”. Guardiamo con ottimismo della volontà alle buone pratiche: Milano e Villamassargia esemplari.
La sedia di Vanni Tola.

Cavalcata Sarda 2017

cavalcata-sarda2017-vannitola- Sassari 21 maggio 2017 Alcuni scatti di Vanni Tola.

“Oltre ogni muro”. Guardiamo con ottimismo della volontà alle buone pratiche: Milano e Villamassargia esemplari

aac-diffusa-vannitsedia di VannitolaLa sedia
di Vanni Tola
Superare la logica dei grandi centri di raccolta e smistamento dei migranti con la pratica dell’accoglienza diffusa. Grande manifestazione a Milano per l’accoglienza diffusa.
La straordinaria manifestazione di Milano, contro il razzismo e l’accoglienza dei migranti ha rappresentato, innanzitutto, una ferma risposta democratica, pacifica e di massa alle provocazioni delle destre e di coloro che cavalcano la questione del respingimento dei migranti esclusivamente per scopi elettorali. Che poi tutto ciò sia avvenuto nella città di Milano, nel fulcro della propaganda leghista, non fa che accrescere il valore dell’iniziativa. Con lo slogan “Oltre ogni muro” oltre 100mila persone hanno dato gambe all’unica proposta alternativa per la questione dei migranti che comincia a farsi strada nell’opinione pubblica e in una parte sempre più vasta di politici e amministratori nel paese. E’ necessario riuscire a coniugare una giusta accoglienza di migranti con l’esigenza di non creare impatti problematici e devastanti con le comunità accoglienti. La proposta che si va concretizzando è quella di rifiutare fermamente la costituzione di grandi centri di accoglienza dei profughi e di contrapporre a tale procedura quella della accoglienza diffusa nel territorio di piccoli gruppi per i quali le comunità ospitanti predisporranno adeguati progetti per l’inserimento e l’integrazione reale degli ospiti. Una risposta intelligente contro i razzismi, i seminatori di odio, di diffidenza e di paure che operano in direzione contraria a qualsiasi ipotesi di accoglienza e integrazione che la Storia e le vicende internazionali ci impongono. Alle centinaia di associazioni di volontariato che curano la prima accoglienza dei migranti e dei richiedenti asili si affiancano gruppi di cittadini, associazioni e amministrazioni villamassargiacomunali che sperimentano nel concreto buone pratiche di accoglienza diffusa. Mi limito a segnalare soltanto due esempi tra i tanti possibili. In Sardegna, il Comune di Villamassargia, aderendo ufficialmente al sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati si è candidato a entrare nella rete dei centri di seconda accoglienza destinata ai richiedenti asilo e ai titolari di protezione internazionale. Con il progetto “Tutti giù per terra” i cittadini di Villamassargia intendono operare per accogliere e integrare (con servizi e professionalità specifiche per tale compito) una ventina di minori non accompagnati in famiglie affidatarie residenti nel comune e nei centri limitrofi. L’amministrazione ha già realizzato l’anagrafe delle famiglie affidatarie (20 nuclei di accoglienza e 3 di supporto). “Tutti giù per terra” è un progetto triennale per il quale è stato richiesta un finanziamento di 936mila euro sulla base di una spesa giornaliera per minore pari a 128 euro. Un progetto seguito con interesse anche dall’Anci Sardegna e da numerosi altri comuni che intendono operare nella medesima direzione. Esiste già un “Fronte comune” di amministrazioni locali che ha manifestato una ferma opposizione alla realizzazione di grandi centri di raccolta dei profughi proponendo in alternativa la pratica dell’accoglienza diffusa per piccoli gruppi nei Comuni della Sardegna. Notizie altrettanto confortanti giungono dall’area metropolitana di Milano. Una parte del paese che i media continuano a dipingere schierata contro l’immigrazione e sostanzialmente intollerante anche in conseguenza della martellante propaganda di organizzazioni xenofobe e razziste, si rivela essere la fucina di un nuovo modello di accoglienza e integrazione diffusa che viene proposta al Paese e all’Europa come modello vincente per confrontarsi con una problematica, quella dei grandi flussi migratori che rappresenterà una costante nel futuro prossimo. Risale a pochi giorni fa la notizia che a Milano Prefettura, Città Metropolitana e Sindaci, hanno sottoscritto un accordo che ridefinisce i ruoli dello Stato e degli Enti locali nella gestione delle migrazioni. Una alleanza strategica tra Stato e Amministrazioni comunali dalla quale è scaturito un protocollo per l’accoglienza diffusa dei migranti richiedenti asilo che impegna Prefettura, Città metropolitana e Comuni delle zone omogenee dell’area di Milano. L’obiettivo principale è quello di coniugare l’accoglienza e l’integrazione con le esigenze di sicurezza delle comunità ospitanti. I sindaci dell’area interessata dall’accordo diventano «protagonisti di una nuova idea strategica di sicurezza nazionale» con la pratica dell’accoglienza diffusa che diventa «la chiave dell’integrazione» e sarà attuata garantendo la massima trasparenza degli atti pubblici. E’ opinione diffusa tra i promotori del protocollo che «Integrare mentre si accoglie permette di creare politiche di sicurezza per il presente e il futuro, perché chi è integrato difficilmente diventa un punto di rottura della società». Il ruolo degli attori dell’intesa è codificato fin nei minimi particolari. I sindaci si impegneranno a trovare insieme alle associazioni di settore gli immobili, a dialogare con la cittadinanza e a mobilitare il volontariato per quanto riguarda i percorsi di integrazione. La prefettura «farà da stazione appaltante e organizzerà un tavolo mensile di monitoraggio», operando affinché l’ampliamento dell’accoglienza sia una priorità da estendere nel territorio. Un importante passo avanti nella giusta direzione.
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Più lotti più inaugurazioni e poca strada: così si governa!

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di Vanni Tola
Il ministro delle infrastrutture Del Rio deve essere stato chiaro quando è stato invitato a venire in Sardegna per parlare di trasporti nell’Isola. “Vengo soltanto se mi fatte inaugurare qualcosa, altrimenti rinuncio”. Prontamente la Regione Sardegna si è attivata per esaudire i desideri dell’illustre visitatore. Il pensiero è andato subito alla strada Sassari-Olbia, da sempre in fase di realizzazione. Ottantaquattro chilometri divisi in otto lotti che, da tempo, la Regione ha fatto inaugurare dal politico di turno con l’escamotage di inaugurarla non tutta intera bensì per lotti. Lo stesso Ministro Del Rio aveva già inaugurato nel mese di giugno dello scorso anno ben quattro lotti, due vicino a Sassari e due vicino ad Olbia. In totale sono già stati inaugurati ben 24 Km sugli ottanta previsti a completamento dell’opera. Non avendo altri lotti pronti da fargli inaugurare, questa volta, hanno fatto inaugurare al Ministro soltanto una parte di un lotto, tre Km, portando cosi i Km della costruenda strada già inaugurati da 24 a 27. Restano ancora da inaugurare in un futuro che speriamo prossimo ben 53 Km. Per cosi pochi Km non è stato neppure necessario accompagnare il Ministro sul luogo dell’inaugurazione, gliela hanno fatta inaugurare per videoconferenza. In cambio, per ricambiare la cortesia, il Ministro con il Presidente della Regione, ha promesso di tutto. Il completamento della Sassari-Olbia entro il 2018, la manutenzione straordinaria della Carlo Felice da Oristano a Sassari, la conclusione dei lavori della Sassari-Alghero, un robusto finanziamento per il rilancio della vetusta rete ferroviaria. Insomma aspettatevi per i prossimi decenni tante altre inaugurazioni.

Dov’è finita la ragione? La follia della guerra

siria
E’ indispensabile recuperare le ragioni della pace contro le pseudo ragioni della guerra. E’ fondamentale che torni a farsi sentire la voce del movimento pacifista mondiale in tutte le sedi e in tutte le occasioni per arrestare la barbarie dei conflitti, delle persecuzioni e dei massacri di individui inermi. Non basta più limitarsi a pensare la pace, occorre mobilitarsi per imporla, per farla diventare il tema principale nell’agenda dei rappresentanti politici. La guerra deve tornare ad essere, o essere finalmente, un tabù per i popoli del mondo.

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di Vanni Tola

Sgomento nel mondo per l’impiego di armi chimiche in Siria. Le Cancellerie di tutto il mondo si affrettano a dichiarare il proprio dolore per l’accaduto, ad esprimere solidarietà al popolo siriano, ad auspicare la pace per quell’area del pianeta. Da tempo Papa Francesco afferma che è ormai in corso la terza guerra mondiale, che i conflitti in atto aumentano e non fanno presagire niente di buono per l’Umanità. Il nostro desiderio di pace ci porta a pensare che non sia vero ma la realtà, sotto forma di strazianti immagini di bambini e di povera gente perseguitata, mortificata, annientata, ci riporta alla realtà. L’ipocrisia dei politici di tutto le nazioni è sempre più evidente. Tutti a piangere manifestando dolore e fingendo di non sapere che da quasi sette anni è in atto in Siria una drammatica guerra civile e che nessun intervento internazionale è stato capace di porre fine a tale orrore. L’Unicef denunciava qualche anno fa che in Siria sono morti 11 milioni di bambini, poi ha smesso di contarli, ormai è quasi impossibile farlo. Nessuna delle potenze militari impegnate nel conflitto si assume la responsabilità di aver condotto contro civili inermi, bambini e perfino ospedali gli attacchi di questi giorni utilizzando le micidiali armi chimiche. Non è stato nessuno, anzi, sono stati gli altri. Il bombardamento degli ospedali nei quali si prestava soccorso a civili e bambini investiti da nuvole di gas nervino saranno giustificati con la negazione totale dell’accaduto o con il solito tragico errore di uno dei tanti bombardamenti “intelligenti”. Oggi si riunirà con urgenza il Consiglio di sicurezza dell’Onu. Possiamo stare certi che, al di là delle immancabili condanne per l’accaduto, non accadrà assolutamente niente di concreto. La guerra civile Siriana, come gli altri conflitti, proseguirà. Il Consiglio di sicurezza, al massimo, partorirà la decisione di realizzare, tra qualche mese, l’ennesima conferenza per negoziare una tregua umanitaria e avviare future trattative di pace. Non si parlerà certamente dell’embargo di armi contro i paesi belligeranti, dell’istituzione di aree di non sorvolo aereo garantite da forze armate neutrali, del divieto assoluto per la produzione di armi chimiche e della distruzione dei depositi esistenti, dell’apertura di canali umanitari per consentire la fuga ai civili. Come pure non si discuterà di sanzioni economiche e di limitazioni commerciali contro gli Stati che alimentano conflitti in diverse parti del mondo. Tutte inutili idee di idealisti pacifisti che con i loro slogan mostrano totale assenza di realismo politico. Quel realismo che, pur non dichiarandolo esplicitamente, mette in conto anche la guerra come strumento per regolare i rapporti tra gli Stati. E’ indispensabile invece recuperare le ragioni della pace contro le pseudo ragioni della guerra. E’ fondamentale che torni a farsi sentire la voce del movimento pacifista mondiale in tutte le sedi e in tutte le occasioni per arrestare la barbarie dei conflitti, delle persecuzioni e dei massacri di individui inermi. Non basta più limitarsi a pensare la pace, occorre mobilitarsi per imporla, per farla diventare il tema principale nell’agenda dei rappresentanti politici. La guerra deve tornare ad essere, o essere finalmente, un tabù per i popoli del mondo.

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La sedia
di Vanni Tola

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Illustrazione tratta dal sito di Pax Christi.

Dov’è finita la ragione? La follia della guerra.

sedia di VannitolaLa sedia
di Vanni Tola.

Goya il sonno della ragioneDov’è finita la ragione? La follia della guerra.

Sgomento nel mondo per l’impiego di armi chimiche in Siria. Le Cancellerie di tutto il mondo si affrettano a dichiarare il proprio dolore per l’accaduto, ad esprimere solidarietà al popolo siriano, ad auspicare la pace per quell’area del pianeta. Da tempo Papa Francesco afferma che è ormai in corso la terza guerra mondiale, che i conflitti in atto aumentano e non fanno presagire niente di buono per l’Umanità. Il nostro desiderio di pace ci porta a pensare che non sia vero ma la realtà, sotto forma di strazianti immagini di bambini e di povera gente perseguitata, mortificata, annientata, ci riporta alla realtà. L’ipocrisia dei politici di tutto le nazioni è sempre più evidente. Tutti a piangere manifestando dolore e fingendo di non sapere che da quasi sette anni è in atto in Siria una drammatica guerra civile e che nessun intervento internazionale è stato capace di porre fine a tale orrore. L’Unicef denunciava qualche anno fa che in Siria sono morti 11 milioni di bambini, poi ha smesso di contarli, ormai è quasi impossibile farlo. Nessuna delle potenze militari impegnate nel conflitto si assume la responsabilità di aver condotto contro civili inermi, bambini e perfino ospedali gli attacchi di questi giorni utilizzando le micidiali armi chimiche. Non è stato nessuno, anzi, sono stati gli altri. Il bombardamento degli ospedali nei quali si prestava soccorso a civili e bambini investiti da nuvole di gas nervino saranno giustificati con la negazione totale dell’accaduto o con il solito tragico errore di uno dei tanti bombardamenti “intelligenti”. Oggi si riunirà con urgenza il Consiglio di sicurezza dell’Onu. Possiamo stare certi che, al di là delle immancabili condanne per l’accaduto, non accadrà assolutamente niente di concreto. La guerra civile Siriana, come gli altri conflitti, proseguirà. Il Consiglio di sicurezza, al massimo, partorirà la decisione di realizzare, tra qualche mese, l’ennesima conferenza per negoziare una tregua umanitaria e avviare future trattative di pace. Non si parlerà certamente dell’embargo di armi contro i paesi belligeranti, dell’istituzione di aree di non sorvolo aereo garantite da forze armate neutrali, del divieto assoluto per la produzione di armi chimiche e della distruzione dei depositi esistenti, dell’apertura di canali umanitari per consentire la fuga ai civili. Come pure non si discuterà di sanzioni economiche e di limitazioni commerciali contro gli Stati che alimentano conflitti in diverse parti del mondo. Tutte inutili idee di idealisti pacifisti che con i loro slogan mostrano totale assenza di realismo politico. Quel realismo che, pur non dichiarandolo esplicitamente, mette in conto anche la guerra come strumento per regolare i rapporti tra gli Stati. E’ indispensabile invece recuperare le ragioni della pace contro le pseudo ragioni della guerra. E’ fondamentale che torni a farsi sentire la voce del movimento pacifista mondiale in tutte le sedi e in tutte le occasioni per arrestare la barbarie dei conflitti, delle persecuzioni e dei massacri di individui inermi. Non basta più limitarsi a pensare la pace, occorre mobilitarsi per imporla, per farla diventare il tema principale nell’agenda dei rappresentanti politici. La guerra deve tornare ad essere, o essere finalmente, un tabù per i popoli del mondo.

Pubblica amministrazione: al di là del bene e del codice penale

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di Vanni Tola

Una settimana particolare, le notizie scorrono veloci, si fa fatica a rincorrerle tutte. Ma è importante non dimenticare.

La settimana appena trascorsa è stata caratterizzata da due vicende particolari, la scissione del Pd e la vicenda del M5S alle prese col progetto del nuovo stadio di Roma. Inevitabilmente altre notizie, pure importanti, sono passate in secondo piano, vicende da cronaca locale lette frettolosamente e poco commentate. Una di queste merita di essere ripresa e approfondita, ha per protagonista la Corte dei Conti e la Sardegna. Come ogni anno, l’inaugurazione dell’anno giudiziario è stata accompagnata dalla relazione della Corte. Che cosa è emerso? In Sardegna si sono verificati sprechi di ogni genere e natura, assunzioni senza concorso, posti assegnati e carriere regalate per vicinanza politica, nascita di società miste pubbliche-private costituite appositamente per operare al di fuori dei controlli, appropriazione di denaro e incarichi. Insomma, riassume la Corte “una sostanziale inadeguatezza dell’amministrazione a prevenire e reprimere tempestivamente condotte antigiuridiche che producono pregiudizi anche ingenti, dei quali gli organi amministrativi vengono a conoscenza soltanto al momento dell’avvio delle indagini”. Basterebbero queste poche frasi contenute nella relazione della Corte dei Conti per autorizzare chiunque a invocare provvedimenti urgenti e incisivi per mandare a casa l’intera classe politica e dirigenziale dell’isola. A parere della Corte dei Conti i casi di cattiva amministrazione hanno quasi sempre carattere diffuso e sistemico che si traducono in ingenti danni erariali. Scendendo nel dettaglio la Corte precisa e definisce meglio alcuni aspetti parlando di inaudita gravità dei fenomeni rilevati, di raffinate tecniche elusive utilizzate da politici e amministratori pubblici e ne elenca alcuni. Opere pubbliche incompiute, costose apparecchiature diagnostiche acquistate e mai utilizzate nel comparto sanitario, acquisti e affitti di immobili a prezzi superiori al valore reale e spesso inutilizzati. Ci sono poi le assunzioni clientelari e senza concorso pubblico realizzate su criteri di spartizione partitica dei posti disponibili con ciò ne consegue in termini progressiva dequalificazione delle prestazioni erogate ai cittadini. Ma ciò su cui sarebbe fondamentale riflettere è il fatto che “si registra ormai tra la gente una certa tendenza a considerare mere leggerezze e a tollerare le deviazioni del sistema fatte di legami, di reti di connivenze, di commistioni tra pubblico e privato, di fedeltà in cambio di favori, che costituiscono il substrato sul quale si regge la manifestazione del potere”. A scanso di equivoci e sottovalutazioni i giudici della Corte precisano ulteriormente: “Siamo in presenza di condotte indirettamente elusive del fine pubblico, attuate con comportamenti apparentemente legittimi ma sostanzialmente indirizzati a realizzare interessi illeciti o ingiusti, se non anche di natura personale e comunque divergenti da quelli individuati dalla norma”. Fin qui il quadro, non certo rassicurante, tracciato dalla relazione magistrati della Corte dei Conti. I politici, a caldo, si limitano a prendere atto. Non potendo smentire i fatti denunciati si trincerano dietro una dichiarazione del vice presidente della Regione Paci, il trionfo dell’ovvio. “Il ruolo di controllo della Corte dei Conti è importante per il costante controllo del rigore dell’utilizzo delle risorse pubbliche, i soldi che arrivano dalle tasse dei cittadini devono essere spesi con correttezza”. Purtroppo cosi non avviene. I servizi di cronaca giornalistica che accompagna il racconto della relazione della Corte, lo documentano ampiamente e con dovizia di particolari. Il cattivo impiego delle risorse pubbliche è sotto gli occhi di tutti. La Corte dei Conti la sua parte l’ha fatta ma occorrerebbe ben altro, una presa di coscienza collettiva. Nel 2016 sono stati recuperati 20 milioni per danni erariali arrecati alla collettività, sono state emesse 50 sentenze di responsabilità (delle quali 42 di condanna) e 41 giudizi ancora pendenti. Ricordiamole alcune delle vicende che hanno caratterizzato la devastazione della pubblica amministrazione, non sono episodi da archiviare facilmente. Utilizzo non corretto dei fondi destinati ai gruppi politici regionali. Venti condanne penali eseguite e più di ottanta consiglieri ed ex consiglieri regionali tra imputati e indagati, alcuni già condannati a risarcire la pubblica amministrazione. Casi di assenteismo, illecita fruizione di permessi sindacali, alterazione dei cartellini di presenza, dirigenti medici che hanno esercitato abusivamente attività professionali private. Ed ancora indennizzi a finti pescatori nelle zone gravate da servitù militari, le sovvenzioni agricole ottenute con la fraudolenta attestazione di possesso di terreni per ottenere sovvenzioni. E l’elenco potrebbe continuare. Richiamerei però l’affermazione emersa nell’analisi dei giudici. Il cittadino si indigna quando apprende l’esistenza di comportamenti a dir poco illegali ma tutto finisce sepolto da quella: “certa tendenza a considerare mere leggerezze e a tollerare le deviazioni” come fatto ineluttabile. Le considerazioni più ricorrenti vanno dal “lo fanno dappertutto” al rassegnato: ”è sempre stato cosi”, fino al consolatorio: “si sa, siamo in Italia”. Ci sono poi le difese d’ufficio dei diretti interessati, degli appartenenti ai diversi gruppi di potere che gestiscono o hanno gestito in un passato recente la cosa pubblica che, come è naturale, tendono a minimizzare l’entità dei fenomeni denunciati dalla Corte. Originale una dichiarazione del Presidente del Consiglio regionale Ganau. Secondo l’esponente politico, nonostante le tredici condanne inflitte ad altrettanti politici regionali per la gestione “disinvolta” dei fondi destinati ai gruppi politici, “ la fiducia dei cittadini nelle istituzioni è salda”. Se lo dice lui! Magari se ci dicesse pure da quali elementi concreti trae tale convinzione gliene saremmo grati. Il dato di fatto è che, dopo una indagine che va avanti da oltre sette anni, i consiglieri regionali indagati potrebbero raggiungere il centinaio con rappresentanti di tutte le forze politiche presenti in Consiglio. L’accusa è di peculato. Gli atti giudiziari documentano una serie di spese pazze realizzate con i fondi per i gruppi consiliari al limite della decenza. Si documentano pranzi e cene in ristoranti di lusso, permanenze in albergo, gite, spese di lavanderia, acquisti di oggetti vari, acquisto di 4795 francobolli, presenze contemporanee del politico in due alberghi diversi e distanti nella medesima giornata e tanto altro ancora. Recentemente sono stati condannati per peculato, con pene dai due anni ai cinque anni e mezzo 13 consiglieri regionali di diverse formazioni politiche. Tre di loro dovranno lasciare il Consiglio regionale. Un primo risultato, attendiamo gli altri atti. Come non ricordare, per concludere, la “giustificazione“ dell’operato di molti politici fornita al procuratore capo Mauro Mura da Giacomo Spissu (presidente del Consiglio negli anni dell’inizio dell’inchiesta). Spissu ha affermato che la specialità dello statuto sarda avrebbe dato agli onorevoli regionali l’autonomia più totale nell’uso di quei fondi, al di là del codice penale. Quale conclusione trarre? E’ evidente che è in crisi il principio della legalità nella gestione della pubblica amministrazione. E’ urgente e necessario richiamare le condotte individuali e collettive e i valori etici essenziali per ricostruire un nuovo rapporto di fiducia tra i corpi sociali e i rappresentanti nelle istituzioni.
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Nelle illustrazioni: Allegoria degli effetti del buono e del cattivo governo di Ambrogio Lorenzetti (particolare degli affreschi, Palazzo pubblico di Siena)

Trump: attenti alle esche avvelenate. Frenetica attività del neo Presidente

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di Vanni Tola

Trump: attenti alle esche avvelenate. Frenetica attività del neo Presidente.

Il presidente americano, dopo il giuramento non ha perduto tempo. Si è insediato alla Casa Bianca, ha salutato Obama che partiva in elicottero e si è tuffato a capofitto nell’attività ordinaria per dare attuazione al proprio programma elettorale. In pochissimi giorni ha adottato una serie di provvedimenti decisamente in discontinuità con quelli della precedente amministrazione. Ha eliminato la riforma sanitaria (Obamacare) che ha rappresentato uno dei punti di forza del programma di Obama. Ha stabilito un robusto giro di vite contro l’immigrazione “economica” e contro quella proveniente dalla Siria e dai paesi mussulmani . Ha minacciato di pesanti rappresaglie economiche gli industriali che avevano in atto o pensavano di trasferire le produzioni al di fuori dell’America. Ha messo in discussione le linee fondamentali della politica per limitare il riscaldamento del pianeta affermando semplicemente che tale fenomeno non esiste, con buona pace del mondo scientifico internazionale e del noto accordo di Parigi recentemente sottoscritto anche dagli Usa. E non si è fermato qui. Dopo aver più volte attaccato il movimento delle donne durante la campagna elettorale ha ordinato al proprio esecutivo di sospendere i finanziamenti pubblici federali per le associazioni che favoriscono la pratica della interruzione di gravidanza. Ma le ciliegine sulla torta del funambolo della Casa Bianca sono state certamente la sospensione della partecipazione americana ai grandi trattati commerciali per il libero scambio e l’avvio della costruzione del muro ai confini con il Messico. Da oggi l’America ritira la propria partecipazione al trattato di libero scambio nell’area del pacifico TPP ( Parternariato Trans Pacifico ) che mirava a favorire le multinazionali degli scambi di merci e a contenere il crescente potere commerciale di Cina e India. Trump ha pure promesso di fare carta straccia anche di tutti gli altri trattati internazionali per il commercio ancora in discussione, a partire dal TTIP (Transatlantic Trade and Investiment Pertnership). Panico tra le multinazionali che su tali trattati contavano per estendere il loro potere economico e commerciale in vaste aree del mondo con il superamento dei vincoli doganali e delle norme nazionali sui commerci dei paesi contraenti, in nome della libertà pressoché assoluta del libero scambio.
Come interpretare la frenetica attività del Presidente? Direi che per comprendere il disegno strategico di Trump sia necessario sgombrare il campo da alcuni pregiudizi che potrebbero rivelarsi fuorvianti. Al di là dell’aspetto fisico, delle smargiassate plateali, degli attacchi forsennati contro i “nemici” di turno (la stampa, i servizi di intelligence, il movimento delle donne, i migranti e i mussulmani), giova ricordare che Trump non è il senatore Razzi un po’ più grande. Non è uno stupido, anche se certi suoi atteggiamenti potrebbero autorizzare a pensarlo. E non è neppure un populista poco preparato alla Salvini. Trump in realtà conosce perfettamente il sistema economico americano, il mondo degli affari, il modo di pensare e la psicologia dei ampi strati della società americana che per questo lo hanno sostenuto. Vanta poi una formidabile conoscenza dei mezzi di comunicazione di massa che ha mostrato di sapere influenzare a suo favore nonostante il fuoco di sbarramento predisposto in campagna elettorale dai suoi oppositori e perfino da una parte consistente del suo stesso partito. Trump, come tutti gli uomini soli al governo di un paese, è pure consapevole di avere un consenso non sufficientemente ampio per poter realizzare il suo programma. Ed è per tale motivo che sta adottando una spregiudicata ma efficace strategia politica per aumentare il suo personale livello di consenso del quale ha oggettivamente bisogno. Per lui è indispensabile sbaragliare movimenti e gruppi di potere che gli sono ostili, rimescolare le carte della battaglia politica, trovare nuovi alleati, disseminare lungo il suo percorso politico “bocconi avvelenati” per tutti e contro tutti. Pensiamoci un attimo. Abolisce i trattati sul libero scambio internazionale e si mette contro le grandi multinazionali del commercio, ma potrebbe anche ricavare consensi all’interno del vasto movimento che tali Trattati ha duramente contestato. Elimina il piano di assistenza sanitaria di Obama creando un prevedibile malcontento tra gli strati meno abbienti della popolazione ma si presenta come paladino della vita agli occhi dei movimenti integralisti e cattolici da sempre antiabortisti. Minaccia gli industriali che vorrebbero investire in altri paesi ma promette loro incentivi e meno vincoli ambientali per le produzioni in loco. Autorizza la ripresa dei lavori per la realizzazione di due giganteschi oleodotti (Keystone XL e quello del Dakota) che tante proteste aveva suscitato soprattutto tra gli Indiani e promette il ritorno alle fonti energetiche fossili ormai messe ai margini dalle scelte ambientaliste della precedente amministrazione. Direi che è più che fondata l’ipotesi che il neo presidente Trump non sia un improvvisatore, un pazzoide scatenato che tira fuori conigli dal cilindro magico sperando di imbambolare il pubblico. Trump ha una sua idea ben precisa e chiara, un piano strategico molto raffinato per la gestione del potere e il governo della più grande potenza mondiale. Un piano nel quale la democrazia, i diritti di tutti, l’uguaglianza degli individui diventano degli optional e i riferimenti politici, culturali, economici e sociali sono altri. E questo non è che l’inizio. Attendiamo di scoprire che cosa ha in mente Trump per la politica estera del suo paese, dai rapporti con l’Europa a quelli con Putin e con la Gran Bretagna del dopo brexit. Si preannuncia una quadriennio presidenziale molto originale e movimentato.

Oggi è la giornata del migrante

occhi-migranti-300x126sedia di VannitolaOggi è la giornata del migrante. Verrebbe voglia di urlare qualcosa. Ma che dire che non sia già stato detto? Un dato almeno lo vorrei sottolineare. Nel 2016 sono morti annegati nel Mediterraneo, il Mare Nostrum, ben 5000 persone. Negli ultimi due giorni soltanto sono arrivati in Italia circa 1800 persone e la strage egli annegati continua. Il mare non è come la Lega e gli altri politici che selezionano tra aventi diritto e gli altri (che non avrebbero diritto). Il mare se li prende tutti. Il mare che ha unito e messo in contatto le grandi civiltà del passato è ormai diventato un cimitero internazionale. L’Europa potrebbe attivare dei canali umanitari per facilitare l’arrivo dei migranti senza mettere a repentaglio le vita di donne, uomini e bambini spesso neppure accompagnati. Una sola delle nostre navi passeggieri potrebbe far arrivare in sicurezza tante persone quante ce ne stanno in venti barconi e con ben altro rischio per la vita. Mandiamo le navi, dunque. E’, prima di tutto, una emergenza umanitaria. Tutto il resto, pacificare le aree di violenza e conflitti nel mondo, avviare politiche di sviluppo nei paesi di provenienza, è certamente importante. Si discuta di come farlo ma tenendo presente l’emergenza primaria. Mandiamo le navi a prenderli, è un diritto naturale e universale quello di andare via dai luoghi nei quali è impossibile vivere per conflitti, persecuzioni, povertà e altro ancora (vt).

Ultim’ora

Jobs Act, Consulta boccia quesito su articolo 18
Camusso: “Valutiamo ricorso alla Corte europea”
Corte costituzionale: no alla consultazione voluta dalla Cgil per ripristino del reintegro in caso di
licenziamento illegittimo. Ammessi i testi sulla abolizione dei voucher su responsabilità negli appalti
- su Il fatto quotidiano online.
- su La Repubblica online.
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sedia di VannitolaRiflettendo. Indigniamoci pure per la mancata ammissibilità del referendum, era un nostro diritto poterci esprimere nel merito. Mi pare comunque più opportuno cominciare a guardare oltre. La tecnologia ridurrà sempre più la disponibilità di lavoro e occupazione come l’abbiamo intesa finora. Siamo nel bel mezzo di una nuova rivoluzione industriale che sta cambiando radicalmente il modo di produrre ricchezza e beni. Occorre ripensare l’idea stessa di produzione e il concetto di lavoro. Lavorare tutti un pochino di meno per dare un po’ di lavoro ad un numero maggiore di individui, potrebbe essere un primo passo in avanti anche in termini di giustizia sociale e di redistribuzione della ricchezza. (V.T.)
(Micromega) Alleva: “Lavorare meno per creare occupazione, altro che Jobs Act”
intervista a Piergiovanni Alleva di Giacomo Russo Spena

Verso le elezioni. La prima mossa è una giravolta di Grillo nel circo della politica

sedia di VannitolaLa sedia
di Vanni Tola

Grandi riposizionamenti di truppe: comincia il M5S con una giravolta nel Parlamento Europeo.

o-circo-seuratRiprende l’attività politica dopo la pausa natalizia. Pausa soltanto apparente. In effetti durante i brindisi natalizi si è registrata una frenetica attività sotterranea dei partiti e movimenti per riposizionare le truppe in vista della madre di tutte le battaglie, la tornata elettorale del nuovo anno. Renzi che scalpita per arrivare alle elezioni nel più breve tempo possibile per non perdere il suo residuo capitale di consensi ed evitare che il governo fotocopia e pro tempore diventi un governo di legislatura rinviando il suo ritorno a quella politica che aveva più volte dichiarato di abbandonare in caso di sconfitta al referendum costituzionale. Berlusconi sembra andare in direzione contraria, ha bisogno di più tempo per tentare di riorganizzare la propria armata, di ricostruire una unità del centro destra cercando di dipanare la matassa della leadership e le alleanze. Il PD rigidamente controllato da Renzi segretario con la cosiddetta opposizione interna che sembra esistere soltanto sulla carta e non è in grado di rilanciare una ipotesi di ricostruzione del centro sinistra con la quale superare il renzismo. In questo confuso e articolato campo di battaglia la prima mossa la ha realizzata Grillo. Ieri si è svegliato di buon mattino e, senza alcuna consultazione preventiva della maggior parte dei suoi, ha deciso di proporre alla rete una formidabile giravolta. Beppe Grillo chiede al movimento di scegliere le alleanze politiche in Europa per stabile quale futuro avrà la sua formazione a Strasburgo. La proposta di Grillo e di Casaleggio sarebbe quella di abbandonare l’alleanza con l’Ukip di Farage e favorire la costituzione di un nuovo gruppo con Alde (Alleanza dei liberali e democratici per l’Europa), di cui è capogruppo Guy Verhofstadt, al quale, poco più di un anno, lo stesso Grillo aveva indirizzato durissimi attacchi e critiche. In pratica, dall’oggi al domani, i componenti il Movimento si sono visti recapitare la proposta di abbandonare l’accordo con la destra estrema fascista e antieuropeista di Farange per stipularne uno nuovo con l’Alleanza dei liberali e democratici d’Europa. La proposta e l’indizione della consultazione in rete dei giorni otto e nove gennaio ha colto tutti di sorpresa, compresi i parlamentari del M5S alcuni dei quali pare abbiano manifesto malumori per le modalità della scelta politica indicata e le procedure seguite nel comunicarla. La Rete, a fine giornata ci farà sapere quale sarà il destino di questa proposta. Naturalmente gongola la Lega. Se la proposta di Grillo venisse accolta, e niente autorizza a pensare che ciò non accada, la bandiera dell’oltranzismo antieuropeista, della opposizione dura e cruda all’Unione, all’euro, alle politiche sull’immigrazione passa nelle mani della formazione di Salvini che consolida cosi il proprio ruolo di forza di opposizione alla politica dell’Unione. Una occhiata alla rassegna stampa dei quotidiani permette di ricostruire interessanti retroscena relativi alla improvvisa correzione di rotta di Beppe Grillo sulla politica europea. Particolarmente interessante la ricostruzione delle probabili motivazione della proposta di Grillo realizzata da Emanuele Buzzi sul Corriere della Sera.
Una prima considerazione riguarda i soldi e le cariche nel parlamento europeo. Con il gruppo di Farange che sta per sciogliersi è necessaria per il Movimento una collocazione più “solida”. Chi non ha un gruppo nel Parlamento europeo perde automaticamente 700 mila euro. Questo è uno degli elementi della riflessione grillina. Un esponente grillino, in braccio destro di Casaleggio David Borrelli ha condotto nel mese di dicembre una trattativa con i liberali europei per la possibile costituzione del gruppo parlamentare comune dopo che si era rivelata impraticabile la possibilità di una confluenza del M5S nel gruppo dei Verdi.
Una mossa tenuta all’oscuro di gran parte della delegazione e concordata in gran segreto con i vertici del Movimento di Milano e Genova. L’urgenza dell’operazione lanciata da Grillo sarebbe legata alla necessità di “contare” nella scelta del nuovo presidente del Parlamento europeo e alla prospettiva concreta di ricavarne un vantaggio politico, per esempio un incarico di vicepresidenza per un pentastellato. La ricostruzione dei retroscena pubblicata dal Corriere della Sera va anche oltre. Non avere un gruppo nel parlamento europeo comporta l’iscrizione al gruppo dei non iscritti. In termini economici ciò comporta perdere buona parte dei fondi europei destinati ai gruppi. “Si tratta di una cifra di circa 40mila euro all’anno per ogni parlamentare, un tesoretto di circa 680mila euro usati dai penta stellati anche per finanziare attività sul territorio”. Un passo che potrebbe mettere in difficoltà i Cinque Stelle impegnati per costruirsi un ruolo di forza di governo nazionale. Conosceremo in giornata il responso della Rete nel merito della proposta di Grillo.

Oggi sabato 31 dicembre 2016. Verso il 2017

matisse festivitàGli Auguri di Piero
2017 mi aspetto poche cose.
Mi contenterei, per esempio,
A) se m’informassero un po’ meno su quel che fa il sindaco di Roma e, invece, m’informassero almeno un po’ su quel che fanno al Parlamento Europeo nell’interesse della Sardegna gli eletti dai sardi (e siciliani), due anni e mezzo fa, i molto onorevoli Soru, Ciccu e Moi.
B) Se si arrivasse a un Parlamento legittimo grazie a una legge elettorale decente, se si avessero province elette anziche’ commissariate o nominate, se una legge regionale onesta consentisse una rappresentanza a centomila esclusi e un governo regionale con sentimento e ragione.
C) Se, infine, quando si deve rimettere in piedi una banca sia possibile sapere chi è stato a metterla a terra.
Non è poco? ma neppure molto.

AUGURI !!!
Buon 2017 con Stefano Puddu C
- Con Stefano Puddu Crespellani.
Auguri buone feste 16-17
Logo_Aladin_Pensieroaladin-lampada-di-aladinews312sardegnaeuropa-bomeluzo3-300x211Sardegna-bomeluzo22sedia-van-goghdemocraziaoggiGLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501413
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sedia di VannitolaCONTINUARE A ESSERCI, L’AUGURIO MIGLIORE.
Con Vanni Tola
Tempo di bilanci. Lo si fa sempre quando termina un anno solare e ne comincia un altro. Quest’ultimo è stato molto triste per le guerre, gli stermini in atto, la crisi economica ma anche per la scomparsa di personaggi famosi che hanno rappresentato per molti un importante riferimento politico, culturale e sentimentale. Alcuni amici ci hanno lasciati e rimarranno soltanto nei nostri ricordi. Solitamente il bilancio, o meglio le considerazioni di fine anno, hanno un segno negativo, una venatura di tristezza o malinconia da superare per continuare a vivere. Già, continuare a vivere , che è un diverso dal semplice vivere. Si può soltanto continuare quando il tempo futuro è decisamente più breve del tempo trascorso vivendo. Quando le vicende personali, il tuo corpo e la tua mente ti ricordano lo scorrere inesorabile del tempo. Un tempo che sembra correre più velocemente del solito, contravvenendo, soltanto in apparenza, precise certezze della fisica. Allora pensi di tutto, alle cose belle che potrebbero darti speranza, gioia e felicità, a quelle meno belle sulle quali ti ritrovi spesso a riflettere. Generalmente prevale un sentimento di autoconservazione, il desiderio o, meglio, una certa curiosità innata, di vedere come va a finire questa avventura che chiamiamo vita. La voglia di esserci ancora un po’. In fondo non è stato poi cosi male essere stati contemporanei di avvenimenti epocali, di grandi personaggi della cultura, della scienza, dell’arte, della musica. Avere assistito a vicende importanti per l’evoluzione umana quali lo sbarco sulla Luna, aver conosciuto Giorgio Gaber, Umberto Eco, Dario Fo, Fabrizio De Andrè, Leonard Cohen e tanti altri che sarebbe lungo elencare. A questo punto, l’unico augurio da fare a se stessi e agli amici più cari non può che essere quello di continuare ad esserci e nel miglior modo possibile.
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democraziaoggiRiflessione altre
Compagni del sì, smemorati e senza meta.
Andrea Pubusa su Democraziaoggi.

Riusciranno i nostri politici a disinnescare la mina vagante del referendum prossimo venturo? Ci tenteranno, ma non l’avranno vinta!

disperazionesedia di VannitolaLa sedia
di Vanni Tola.

Il 6 Dicembre, subito dopo il risultato referendario, scrivemmo in Aladinpensiero una breve nota dal titolo: ”Per non vanificare il risultato referendario. Attenti alle trappole!” L’articolo proseguiva: ”Non è vero che riconoscono la sconfitta referendaria. Attenti che ci imbrogliano! 
Diceva Giorgio Gaber nel testo ‘La democrazia’: “Il referendum è una pratica di democrazia diretta, non tanto pratica, attraverso la quale tutti possono esprimere il loro parere su tutto. (omissis). Ma il referendum ha più che altro un valore folcloristico simbolico. Perché dopo aver discusso a lungo sul significato politico dei risultati, tutto resta come prima, e chi se ne frega”.
In effetti i nostri politici sono andati ben oltre il “chi se ne frega”. L’unica cosa che sembrano aver compreso i nostri politici, o almeno la maggioranza di loro, è che se si interpella il popolo poi vengono fuori verdetti non sempre favorevoli all’operato e ai disegni politici di chi governa. E sono guai. Per il referendum costituzionale è “caduto” il governo e si è dovuto rimediare con il governo fotocopia di Gentiloni, ma la botta è stata considerevole. Ora si profila la possibilità, con il referendum sui diritti del lavoro promosso dalla CGIL, di una ulteriore sonora sconfitta su uno dei pilastri della politica dell’ex Presidente del Consiglio. Le conseguenze sul precario quadro politico nazionale potrebbero essere ancora più devastanti. Non c’è quindi tempo per incertezze e indecisioni né per manovre sotterranee più o meno segrete. Giù la maschera, questo referendum, come le nozze tra Renzo e Lucia, non s’ha da fare. Costi quel che costi. Grande affanno per trovare il modo migliore per impedirlo dunque. Pare che si tenterà di annullare o rinviare il prossimo pronunciamento popolare con alcune modifiche sull’utilizzo dei voucher, una vicenda che definire scandalosa è un pietoso eufemismo. Ma è in ballo anche l’articolo 18, la riforma pensionistica e la legge Fornero e tanto altro ancora. Qualcosa certamente si inventeranno anche per questo. Riusciranno a disinnescare questa mina vagante del referendum prossimo venturo? Presto per dirlo, tutte le ipotesi sono ancora in campo. Un fatto è certo. L’unica lezione positiva arrivata dal pronunciamento popolare sulla riforma costituzionale, il concetto che per le grandi decisioni, e anche per tutte le altre, è opportuno sentire l’opinione dei cittadini e, come sarebbe logico, rispettarne la volontà, non è stata colto e compreso. Non resta quindi che difendere con tutte le forze il prossimo referendum, il diritto della gente di esprimersi su vicende di vitale importanza e provare a sparare un’altra bordata. Forse stavolta capiranno.

Riflessioni

sedia di VannitolaAvvoltoi neri che volano in cerchio sulle nostre teste. Con tempestività “sospetta” alcuni si affrettano a dichiarare che il poliziotto che ha ucciso il terrorista di Berlino è un eroe e merita una medaglia d’oro per ciò che ha fatto. Massimo rispetto per il coraggio e la determinazione degli agenti che sono intervenuti in maniera ineccepibile. Hanno certamente compiuto in modo corretto il loro dovere e per questo dobbiamo essere loro grati. Penso tuttavia che loro per primi avrebbero preferito prenderlo vivo quel feroce criminale e non arrivare a questa tragica soluzione. La morte, in una azione di polizia, non è mai un bel gesto, un gesto eroico. E’ soltanto una drammatica necessità che, purtroppo, in una azione di polizia rappresenta talvolta l’unica soluzione possibile per contrastare una azione criminosa. (v.t.)
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logo_monstero_di_boseLa risposta al contagio
di ENZO BIANCHI priore del Monastero di Bose

Così parlò Mattarella: “Facimme ammuina”

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di Vanni Tola
Così parlò Mattarella: “Facimme ammuina”. E nacque un governo fotocopia di quello precedente. L’espressione “Fare ammuina”, secondo alcuni, trae origine da un fatto realmente accaduto dopo la nascita della Regia Marina italiana. Un ufficiale napoletano, Federico Cafiero (1807 – 1888), passato ai piemontesi già durante l’invasione del Regno delle Due Sicilie, sorpreso a dormire a bordo insieme all’equipaggio, fu messo agli arresti da un ammiraglio piemontese per indisciplina a bordo. Scontata la pena, l’ufficiale fu rimesso al comando della sua nave, dove pensò bene di istruire il proprio equipaggio a “fare ammuina” (cioè il maggior rumore e confusione possibile) ogni volta che si fosse presentato un ufficiale superiore, per essere avvertito e contemporaneamente per dimostrare una operosità dell’equipaggio soltanto apparente.
« All’ordine Facite Ammuina: tutti chilli che stanno a prora vann’ a poppa
e chilli che stann’ a poppa vann’ a prora:
chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra
e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta:
tutti chilli che stanno abbascio vann’ ncoppa
e chilli che stanno ncoppa vann’ bascio
passann’ tutti p’o stesso pertuso:
chi nun tene nient’ a ffà, s’ aremeni a ‘cca e a ‘ll à
».
E’ esattamente ciò che è accaduto nelle ultime frenetiche giornate di attività politica coordinate dal dinamico Presidente della Repubblica. Urgeva una risposta da dare al popolo elettore che si era espresso duramente e inequivocabilmente contro il governo Renzi e il suo progetto di stravolgimento della Costituzione. Urgeva dare risposte ad alcuni grossi problemi quali il salvataggio del Monte dei Paschi e delle altre Banche. L’Europa attende dall’Italia chiarimenti sulla politica finanziaria ormai inderogabili. Occorreva adottare al più presto decisioni difficili e impopolari che Renzi non ha avuto il coraggio di assumere. Niente di meglio quindi che mettere in atto una “ammuina”. Far vedere grande movimento, prospettare rimescolamento di cariche, avviare frenetiche discussioni per lasciare infine le cose come stavano. Nasce un governo che definire fotocopia è un benevolo eufemismo. E’ il governo Renzi con Renzi in panchina che, finge di fare il buon padre di famiglia che rimbocca le coperte ai figlioli, mentre nella realtà manovra e scalpita per rientrare in campo e continuare a giocare la propria partita. Non danno la parola al popolo con le elezioni immediate, è quindi ora che la parola passi alla piazza. Parteciperò da domani, senza modificare il mio orientamento politico, a qualunque manifestazione pubblica che rivendichi il diritto alle elezioni immediate, qualunque sia la forza politica che se ne faccia promotrice.