LA SEDIA di VANNI

Primo giorno di scuola

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sedia di VannitolaPrimo giorno di scuola, buon anno scolastico a tutti, alunni, insegnanti e genitori. Nessun suggerimento, gli insegnanti capaci sanno fare bene il loro “mestiere” e lo faranno certamente. Auspico semplicemente che la scuola aiuti tutti a comprendere la situazione attuale del paese, il contesto europeo e mondiale, i problemi reali delle persone. Mi auguro che la Scuola possa contribuire a fare comprendere i problemi del mondo per costruire una società migliore. Parlare delle diseguaglianze sociali, della fame e della miseria, della condizione dell’Africa, delle cause delle grandi migrazioni. Parlare della Pace e delle guerre in corso, della difesa dei diritti civili. Insegnare la democrazia e la libertà e il significato profondo del razzismo e del fascismo da combattere e contrastare. Non penso che debba fare tutto l’istituzione scolastica ma sono convinto che gli insegnanti capaci possono fare e faranno molto. Buon lavoro.

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Una dichiarazione INFELICE dell’on. Paolo Manichedda. La risposta FELICE del Movimento Pastori Sardi

65251_113969351998233_758825_n Un po’ di democrazia diretta, diamine!
del Movimento Pastori Sardi

L’on Paolo Maninchedda ha pubblicato su Facebook una originale e fantasiosa interpretazione della trattativa svoltasi tra il Movimento Pastori Sardi e i rappresentanti del Consiglio Regionale [riportata in fondo pagina] il giorno 2 Agosto a Cagliari al termine di una imponente manifestazione di pastori che ha fatto registrare, tra l’altro, la presenza di oltre 60 Sindaci.
Nella sua ricostruzione Maninchedda immagina un confronto avvenuto sui camioncini a bocca di Consiglio mentre nel Palazzo si stavano facendo le leggi.
La sua conclusione è che le leggi serie non si fanno in piazza.
Una ovvietà condivisibile da tutti.
Si sa che le insulsaggini sono come le ciliegie, una tira l’altra.
All’Onorevole è sembrato che il Governo regionale abbia avuto paura della piazza e che non sia stato capace di interpretarla e prevenirla non disponendo di una adeguata cultura e capacità di governo.
A suo parere, i Pastori e i Contadini hanno bisogno di esperti piuttosto che di capipopolo che praticano la democrazia diretta, la democrazia della piazza e del patibolo (sic!).
Non si può offendere in questo modo l’intelligenza dei Pastori e dei Contadini descrivendoli come un gregge di pecore che seguono ed obbediscono ai capipopolo. – segue –

Una dichiarazione INFELICE dell’on. Paolo Manichedda. La risposta FELICE del Movimento Pastori Sardi

65251_113969351998233_758825_n Un po’ di democrazia diretta, diamine!
del Movimento Pastori Sardi

L’on Paolo Maninchedda ha pubblicato su Facebook una originale e fantasiosa interpretazione della trattativa svoltasi tra il Movimento Pastori Sardi e i rappresentanti del Consiglio Regionale il giorno 2 Agosto a Cagliari al termine di una imponente manifestazione di pastori che ha fatto registrare, tra l’altro, la presenza di oltre 60 Sindaci [il post di Maninchedda è riportato in fondo pagina].
Nella sua ricostruzione Maninchedda immagina un confronto avvenuto sui camioncini a bocca di Consiglio mentre nel Palazzo si stavano facendo le leggi.
La sua conclusione è che le leggi serie non si fanno in piazza.
Una ovvietà condivisibile da tutti.
Si sa che le insulsaggini sono come le ciliegie, una tira l’altra.
All’Onorevole è sembrato che il Governo regionale abbia avuto paura della piazza e che non sia stato capace di interpretarla e prevenirla non disponendo di una adeguata cultura e capacità di governo.
A suo parere, i Pastori e i Contadini hanno bisogno di esperti piuttosto che di capipopolo che praticano la democrazia diretta, la democrazia della piazza e del patibolo (sic!).
Non si può offendere in questo modo l’intelligenza dei Pastori e dei Contadini descrivendoli come un gregge di pecore che seguono ed obbediscono ai capipopolo.
Senza nulla togliere alle competenze specifiche degli esperti va certamente ricordato che i Pastori sono da sempre, oltre che i tradizionali custodi della cultura millenaria della Sardegna, anche portatori di conoscenze specifiche e professionalità di elevato livello e sono abituati a ragionare con la propria testa piuttosto che farsi influenzare dai capipopolo.
Una delle più grandi manifestazioni dei pastori in Sardegna è scaturita dalle decisioni emerse nelle numerose assemblee territoriali, da ore ed ore di confronto e discussione sugli obiettivi da perseguire, da un grande impegno organizzativo di molti.
Il 2 Agosto, a Cagliari, non si è svolta una sommossa popolare per intimorire il Governo regionale.
Si è svolta una manifestazione pacifica e un incontro istituzionale tra i rappresentanti della Regione e quelli del Movimento Pastori e non su un camioncino bensi all’interno del palazzo del Consiglio Regionale.
Un incontro istituzionale con tutti i crismi della ufficialità.
L’on. Maninchedda ha ragione quando afferma che il Governo regionale deve sapere interpretare i segnali della piazza e ci mancherebbe che accadesse il contrario.
Certamente la Regione Sardegna, in questi ultimi anni, non ha saputo interpretare al meglio le esigenze e le necessità di importanti comparti produttivi isolani.
Per questo motivo è decisamente auspicabile e necessario un salto di qualità in tal senso.
Ma non può sfuggire all’on Maninchedda che una nuova Amministrazione regionale la si realizza anche, diremo soprattutto, rilanciando il confronto e il dialogo tra le parti sociali, favorendo momenti di partecipazione e di democrazia diretta e non al chiuso dei Centri Studi e degli Assessorati. Esattamente quanto è accaduto nel confronto tra Regione e Movimento Pastori il 2 Agosto.
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Il post (infelice) dell’on. Maninchedda
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Movimento Pastori Sardi: avanti seguendo il programma tracciato!

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sedia di Vannitoladi Vanni Tola.
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IL MOVIMENTO PASTORI SARDI GUIDA LA LOTTA PER LA RIFORMA DEL PASTORALISMO.

Con la grande manifestazione del 2 Agosto a Cagliari, il Movimento Pastori Sardi conferma la sua indiscussa leadership tra le Associazioni dei lavoratori agricoli. Oltre quattromila persone in piazza con molti giovani, donne e bambini, la presenza di 60 Sindaci dei comuni a prevalente economia pastorale, hanno mostrato la grande capacità di mobilitazione e la notevole forza di persuasione che il Movimento riesce a esercitare nei confronti delle Istituzioni regionali. E il risultato politico ed economico non è mancato. Il Presidente della Regione Pigliaru, già alla conclusione della manifestazione, ha infatti dovuto assumere l’impegno ufficiale di reperire, entro il mese di Agosto, un ulteriore finanziamento di 35 milioni di euro per fronteggiare la gravissima e drammatica crisi della pastorizia che mette a repentaglio l’esistenza stessa di migliaia di aziende pastorali. Sapremo tra alcuni giorni se l’impegno assunto da Pigliaru sarà mantenuto ma diversi segnali autorizzano a pensare che lo sarà. Inizia cosi una nuova stagione di mobilitazione del Movimento Pastori per affrontare e risolvere i principali problemi del comparto: l’irrisorio prezzo del latte e della carne, la cronica siccità, la disponibilità di infrastrutture e servizi per le aziende pastorali – la cui mancanza limita le potenzialità produttive dell’allevamento – la organizzazione delle catene distributive dei prodotti. Disordinata e scomposta invece è apparsa la reazione delle altre Organizzazioni del settore agricolo, soprattutto della Coldiretti, che ha mal digerito l’innegabile successo del Movimento Pastori Sardi in termini di capacità di mobilitazione e di risultati conseguiti. Dapprima si è assistito a una serie di commenti che mettevano in dubbio la capacità e la volontà della Regione di mantenere gli impegni assunti con i Pastori. Successivamente si è passati ai toni forti, al tentativo di fare la voce grossa annunciando per il 5 Settembre una manifestazione dei lavoratori agricoli e precisando perfino che sarà una manifestazione “dura e combattiva”. E’ fin troppo evidente il tentativo della Coldiretti di recuperare, anche agli occhi dei propri associati, una credibilità notevolmente ridimensionata anche per il fatto che, pochi giorni prima della manifestazione dei Pastori, le Organizzazioni professionali agricole si erano dovute accontentare di risulti molto più modesti nell’incontro istituzionale del mese di Luglio.
Il Movimento Pastori Sardi, dal suo canto, mantiene la barra diritta seguendo il proprio programma con attenzione, prudenza e vigilanza. La prossima tappa sarà quella di verificare, entro il 25 Agosto, il mantenimento degli impegni assunti dalla Giunta. Successivamente si proseguirà con le manifestazioni pubbliche negli aeroporti programmate da tempo per sensibilizzare l’opinione pubblica nel merito della crisi della pastorizia sarda. E’ sempre più indispensabile però concorrere a ripensare e riorganizzare le politiche regionali per la pastorizia e l’agricoltura con una efficace azione di riforma dell’intero comparto. Per tale motivo, superata l’attuale fase emergenziale, il Movimento Pastori Sardi si proporrà come interlocutore principale della Regione con l’obiettivo di avviare una effettiva e duratura valorizzazione del comparto pastorale da realizzare con una legge ad hoc sul pastoralismo che riscatti il comparto da una condizione di precarietà perenne ed emergenza continua.
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——————Documentazione—————
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Per il Movimento Pastori Sardi resta valido il periodo di tregua fino al 25 agosto. Questo tempoil MPS lo ha detto più voltedeve servire alla politica per rendere concreta la promessa dei 35milioni di euro. Se, invece, il MPS si rende conto che nulla è stato fatto, lunedì 28 Agosto i pastori saranno all’aeroporto di Olbia e la prima settimana di settembre a Cagliari come già da tempo annunciato, naturalmente il MPS va avanti seguendo il programma già tracciato. Quei soldi servono a sfamare le pecore perciò servono adesso!
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Cagliari, 2 agosto 2017: Manifestazione dei pastori sardi. (Fotocronaca di Vanni Tola).
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mps-1_2- Pastori sardi su Aladinews.
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- La pagina fb del MPS.
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- L’articolo di Vanni Tola sulla pag. fb del MPS.
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65251_113969351998233_758825_nIl documento del MPS
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- Le pecore “beni comuni” dei sardi.pecore-300x221
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- La foto in testa è di Claudia Zuncheddu (da fb).
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Il Movimento dei Pastori Sardi smuove il sonno della Regione

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di Vanni Tola

Imponente manifestazione a Cagliari del Movimento Pastori Sardi. La Regione Sardegna si impegna a reperire entro Agosto trentacinque milioni di aiuti per la pastorizia.
Oltre quattromila pastori in piazza in una manifestazione bella, pacifica ma determinata ad ottenere risultati concreti. Saltano agli occhi alcuni aspetti caratterizzanti. Intanto la presenza di oltre 60 sindaci a rappresentare il profondo malessere delle Comunità a prevalente economia pastorale. La composizione del corteo è caratterizzata dalla presenza di una prevalente componete di giovani pastori. La stessa età media dei partecipanti appare abbastanza bassa e in contrasto con il generale “invecchiamento della forza lavoro delle campagne”. Naturalmente non si può non evidenziare il grande lavoro di analisi e organizzativo del gruppo dirigente del Movimento Pastori Sardi e del suo leader Felice Floris che, in un momento di grave crisi economica, di incendi, di temperature meteo quasi proibitive riesce a far scendere in piazza oltre quattromila persone provenienti da tutta la Sardegna. E poi, naturalmente il successo politico di aver costretto la Regione Sardegna ad assumere impegni finanziari rilevanti e tali, se concretizzati, da rappresentare un reale sostegno alla pastorizia.
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Servizio fotografico di Vanni Tola
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il-tamburino-sardo-fto-c-zunchLa Sardegna è in lotta. Oggi migliaia di pastori e agricoltori in Piazza
Claudia Zuncheddu su fb.
Imponente manifestazione del Movimento Pastori Sardi a Cagliari per ribadire che il settore agropastorale sempre più in crisi non può morire sotto il cinismo e l’indifferenza della Politica.
La Sardegna non può e non deve morire.
Sotto i portici del palazzo del Consiglio della Regione Autonoma, ad attendere il corteo dei pastori dove erano presenti numerosi bambini, donne ed anziani, c’era un servizio d’ordine pubblico con un numero spropositato di agenti.
Considerare la disperazione delle nostre campagne e quindi un problema di sopravvivenza del settore e della gran parte dell’economia sarda, come un problema di ordine pubblico è grave e dimostra, da parte delle autorità, la non comprensione o addirittura la estraneità a queste tematiche. Le forze dell’ordine in assetto antisommossa tra la Piazza e il mondo ovattato della Politica sarda, non solo non è stato un bello spettacolo, ma è stata una manifestazione di disprezzo rispetto ai sardi che osano alzare la testa, manifestare il proprio disagio e il diritto alla propria dignità. – segue –

La manifestazione prende corpo

Movimento Pastori Sardi (dal nostro inviato Vanni Tola).
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giac-2-8Oggi 2 agosto 2017 Palazzo del Consiglio Regionale in via Roma a Cagliari: aspettando i pastori. Perché la casa comune dei sardi è in assetto di guerra? (Giacomo Meloni, CSS)
—————————-Arrivano…—————————
———–…anche con i Sindaci———————–
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La Sardegna si mobilita al fianco dei pastori. Il Movimento Pastori Sardi in piazza a Cagliari mercoledì 2 Agosto. Pubblichiamo il documento del MPS invitando i nostri lettori ad aderire alla manifestazione. Concentramento a Cagliari in Piazza Marco Polo alle ore 9.

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di Vanni Tola
65251_113969351998233_758825_nMOVIMENTO PASTORI SARDI
Pastori, Agricoltori, Cittadini, la situazione che il mondo delle campagne sta vivendo è drammatica, nell’arco di due anni abbiamo perso circa il 50% del valore del latte e il 40% dal valore delle carni e come se non bastasse, da due anni subiamo le conseguenze di una delle più gravi siccità. Come Pastori, con il latte a 50/60 centesimi, non siamo più in grado di continuare a soddisfare il fabbisogno dei nostri animali. Come Agricoltori, con il crollo dei prezzi e delle produzioni, siamo allo stremo e ormai impossibilitati ad affrontare l’inizio di una nuova campagna agraria. COSì NON SI PUO’ ANDARE AVANTI. E’ necessario che l’Amministrazione Regionale intervenga immediatamente per salvare il patrimonio zootecnico, destinando risorse immediate pari ad un quintale di mangime per capo e nel contempo, attivi tutte le procedure per il ristoro dei danni causati dalla calamità naturale, compreso il blocco delle cambiali agrarie, l’azzeramento dei pagamenti INPS e il blocco dei procedimenti di Equitalia. La Regione Sardegna dovrebbe, inoltre, in maniera urgente liquidare tutte le vecchie pratiche di PSR (Piano Sviluppo Rurale) ed anticipare al mese di Settembre-Ottobre il pagamento delle nuove pratiche PAC (Politica Agricola Comunitaria) e PSR come già fatto in passato da altre regioni più virtuose. Ma non ci basta! Chiederemo alla politica Regionale dove sono finite le promesse del 2014 in materia di infrastrutture come l’energia elettrica, la viabilità aziendale, l’acqua potabile e la creazione di centri di raccolta e refrigerazione latte diffusi nel territorio regionale. Chiederemmo una riforma radicale del sistema dell’Amministrazione Agricola. Su questi argomenti il Movimento Pastori Sardi ha convocato una Manifestazione con corteo Cagliari mercoledì 2 Agosto 2017 concentramento Piazza Marco Polo (antistante fiera Campionaria ) alle ore 9:00 conclusione Via Roma davanti al Consiglio Regionale. Siliqua, 19/07/2017.
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CSS loghettoSolidarietà e pieno sostegno al Movimento Pastori Sardi è stata espressa dalla Confederazione Sindacale Sarda (CSS).
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La Sardegna si mobilita al fianco dei pastori. Il Movimento Pastori Sardi in piazza a Cagliari mercoledì 2 Agosto. Pubblichiamo il documento del MPS invitando i nostri lettori ad aderire alla manifestazione. Concentramento a Cagliari in Piazza Marco Polo alle ore 9.

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di Vanni Tola

65251_113969351998233_758825_nMOVIMENTO PASTORI SARDI
Pastori, Agricoltori, Cittadini, la situazione che il mondo delle campagne sta vivendo è drammatica, nell’arco di due anni abbiamo perso circa il 50% del valore del latte e il 40% dal valore delle carni e come se non bastasse, da due anni subiamo le conseguenze di una delle più gravi siccità. Come Pastori, con il latte a 50/60 centesimi, non siamo più in grado di continuare a soddisfare il fabbisogno dei nostri animali. Come Agricoltori, con il crollo dei prezzi e delle produzioni, siamo allo stremo e ormai impossibilitati ad affrontare l’inizio di una nuova campagna agraria. COSì NON SI PUO’ ANDARE AVANTI. E’ necessario che l’Amministrazione Regionale intervenga immediatamente per salvare il patrimonio zootecnico, destinando risorse immediate pari ad un quintale di mangime per capo e nel contempo, attivi tutte le procedure per il ristoro dei danni causati dalla calamità naturale, compreso il blocco delle cambiali agrarie, l’azzeramento dei pagamenti INPS e il blocco dei procedimenti di Equitalia. La Regione Sardegna dovrebbe, inoltre, in maniera urgente liquidare tutte le vecchie pratiche di PSR (Piano Sviluppo Rurale) ed anticipare al mese di Settembre-Ottobre il pagamento delle nuove pratiche PAC (Politica Agricola Comunitaria) e PSR come già fatto in passato da altre regioni più virtuose. Ma non ci basta! Chiederemo alla politica Regionale dove sono finite le promesse del 2014 in materia di infrastrutture come l’energia elettrica, la viabilità aziendale, l’acqua potabile e la creazione di centri di raccolta e refrigerazione latte diffusi nel territorio regionale. Chiederemmo una riforma radicale del sistema dell’Amministrazione Agricola. Su questi argomenti il Movimento Pastori Sardi ha convocato una Manifestazione con corteo Cagliari mercoledì 2 Agosto 2017 concentramento Piazza Marco Polo (antistante fiera Campionaria ) alle ore 9:00 conclusione Via Roma davanti al Consiglio Regionale. Siliqua, 19/07/2017.
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Oggi mercoledì 24 maggio 2017

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sedia di Vannitola“Oltre ogni muro”. Guardiamo con ottimismo della volontà alle buone pratiche: Milano e Villamassargia esemplari.
La sedia di Vanni Tola.

Cavalcata Sarda 2017

cavalcata-sarda2017-vannitola- Sassari 21 maggio 2017 Alcuni scatti di Vanni Tola.

“Oltre ogni muro”. Guardiamo con ottimismo della volontà alle buone pratiche: Milano e Villamassargia esemplari

aac-diffusa-vannitsedia di VannitolaLa sedia
di Vanni Tola
Superare la logica dei grandi centri di raccolta e smistamento dei migranti con la pratica dell’accoglienza diffusa. Grande manifestazione a Milano per l’accoglienza diffusa.
La straordinaria manifestazione di Milano, contro il razzismo e l’accoglienza dei migranti ha rappresentato, innanzitutto, una ferma risposta democratica, pacifica e di massa alle provocazioni delle destre e di coloro che cavalcano la questione del respingimento dei migranti esclusivamente per scopi elettorali. Che poi tutto ciò sia avvenuto nella città di Milano, nel fulcro della propaganda leghista, non fa che accrescere il valore dell’iniziativa. Con lo slogan “Oltre ogni muro” oltre 100mila persone hanno dato gambe all’unica proposta alternativa per la questione dei migranti che comincia a farsi strada nell’opinione pubblica e in una parte sempre più vasta di politici e amministratori nel paese. E’ necessario riuscire a coniugare una giusta accoglienza di migranti con l’esigenza di non creare impatti problematici e devastanti con le comunità accoglienti. La proposta che si va concretizzando è quella di rifiutare fermamente la costituzione di grandi centri di accoglienza dei profughi e di contrapporre a tale procedura quella della accoglienza diffusa nel territorio di piccoli gruppi per i quali le comunità ospitanti predisporranno adeguati progetti per l’inserimento e l’integrazione reale degli ospiti. Una risposta intelligente contro i razzismi, i seminatori di odio, di diffidenza e di paure che operano in direzione contraria a qualsiasi ipotesi di accoglienza e integrazione che la Storia e le vicende internazionali ci impongono. Alle centinaia di associazioni di volontariato che curano la prima accoglienza dei migranti e dei richiedenti asili si affiancano gruppi di cittadini, associazioni e amministrazioni villamassargiacomunali che sperimentano nel concreto buone pratiche di accoglienza diffusa. Mi limito a segnalare soltanto due esempi tra i tanti possibili. In Sardegna, il Comune di Villamassargia, aderendo ufficialmente al sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati si è candidato a entrare nella rete dei centri di seconda accoglienza destinata ai richiedenti asilo e ai titolari di protezione internazionale. Con il progetto “Tutti giù per terra” i cittadini di Villamassargia intendono operare per accogliere e integrare (con servizi e professionalità specifiche per tale compito) una ventina di minori non accompagnati in famiglie affidatarie residenti nel comune e nei centri limitrofi. L’amministrazione ha già realizzato l’anagrafe delle famiglie affidatarie (20 nuclei di accoglienza e 3 di supporto). “Tutti giù per terra” è un progetto triennale per il quale è stato richiesta un finanziamento di 936mila euro sulla base di una spesa giornaliera per minore pari a 128 euro. Un progetto seguito con interesse anche dall’Anci Sardegna e da numerosi altri comuni che intendono operare nella medesima direzione. Esiste già un “Fronte comune” di amministrazioni locali che ha manifestato una ferma opposizione alla realizzazione di grandi centri di raccolta dei profughi proponendo in alternativa la pratica dell’accoglienza diffusa per piccoli gruppi nei Comuni della Sardegna. Notizie altrettanto confortanti giungono dall’area metropolitana di Milano. Una parte del paese che i media continuano a dipingere schierata contro l’immigrazione e sostanzialmente intollerante anche in conseguenza della martellante propaganda di organizzazioni xenofobe e razziste, si rivela essere la fucina di un nuovo modello di accoglienza e integrazione diffusa che viene proposta al Paese e all’Europa come modello vincente per confrontarsi con una problematica, quella dei grandi flussi migratori che rappresenterà una costante nel futuro prossimo. Risale a pochi giorni fa la notizia che a Milano Prefettura, Città Metropolitana e Sindaci, hanno sottoscritto un accordo che ridefinisce i ruoli dello Stato e degli Enti locali nella gestione delle migrazioni. Una alleanza strategica tra Stato e Amministrazioni comunali dalla quale è scaturito un protocollo per l’accoglienza diffusa dei migranti richiedenti asilo che impegna Prefettura, Città metropolitana e Comuni delle zone omogenee dell’area di Milano. L’obiettivo principale è quello di coniugare l’accoglienza e l’integrazione con le esigenze di sicurezza delle comunità ospitanti. I sindaci dell’area interessata dall’accordo diventano «protagonisti di una nuova idea strategica di sicurezza nazionale» con la pratica dell’accoglienza diffusa che diventa «la chiave dell’integrazione» e sarà attuata garantendo la massima trasparenza degli atti pubblici. E’ opinione diffusa tra i promotori del protocollo che «Integrare mentre si accoglie permette di creare politiche di sicurezza per il presente e il futuro, perché chi è integrato difficilmente diventa un punto di rottura della società». Il ruolo degli attori dell’intesa è codificato fin nei minimi particolari. I sindaci si impegneranno a trovare insieme alle associazioni di settore gli immobili, a dialogare con la cittadinanza e a mobilitare il volontariato per quanto riguarda i percorsi di integrazione. La prefettura «farà da stazione appaltante e organizzerà un tavolo mensile di monitoraggio», operando affinché l’ampliamento dell’accoglienza sia una priorità da estendere nel territorio. Un importante passo avanti nella giusta direzione.
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Più lotti più inaugurazioni e poca strada: così si governa!

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di Vanni Tola
Il ministro delle infrastrutture Del Rio deve essere stato chiaro quando è stato invitato a venire in Sardegna per parlare di trasporti nell’Isola. “Vengo soltanto se mi fatte inaugurare qualcosa, altrimenti rinuncio”. Prontamente la Regione Sardegna si è attivata per esaudire i desideri dell’illustre visitatore. Il pensiero è andato subito alla strada Sassari-Olbia, da sempre in fase di realizzazione. Ottantaquattro chilometri divisi in otto lotti che, da tempo, la Regione ha fatto inaugurare dal politico di turno con l’escamotage di inaugurarla non tutta intera bensì per lotti. Lo stesso Ministro Del Rio aveva già inaugurato nel mese di giugno dello scorso anno ben quattro lotti, due vicino a Sassari e due vicino ad Olbia. In totale sono già stati inaugurati ben 24 Km sugli ottanta previsti a completamento dell’opera. Non avendo altri lotti pronti da fargli inaugurare, questa volta, hanno fatto inaugurare al Ministro soltanto una parte di un lotto, tre Km, portando cosi i Km della costruenda strada già inaugurati da 24 a 27. Restano ancora da inaugurare in un futuro che speriamo prossimo ben 53 Km. Per cosi pochi Km non è stato neppure necessario accompagnare il Ministro sul luogo dell’inaugurazione, gliela hanno fatta inaugurare per videoconferenza. In cambio, per ricambiare la cortesia, il Ministro con il Presidente della Regione, ha promesso di tutto. Il completamento della Sassari-Olbia entro il 2018, la manutenzione straordinaria della Carlo Felice da Oristano a Sassari, la conclusione dei lavori della Sassari-Alghero, un robusto finanziamento per il rilancio della vetusta rete ferroviaria. Insomma aspettatevi per i prossimi decenni tante altre inaugurazioni.

Dov’è finita la ragione? La follia della guerra

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E’ indispensabile recuperare le ragioni della pace contro le pseudo ragioni della guerra. E’ fondamentale che torni a farsi sentire la voce del movimento pacifista mondiale in tutte le sedi e in tutte le occasioni per arrestare la barbarie dei conflitti, delle persecuzioni e dei massacri di individui inermi. Non basta più limitarsi a pensare la pace, occorre mobilitarsi per imporla, per farla diventare il tema principale nell’agenda dei rappresentanti politici. La guerra deve tornare ad essere, o essere finalmente, un tabù per i popoli del mondo.

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di Vanni Tola

Sgomento nel mondo per l’impiego di armi chimiche in Siria. Le Cancellerie di tutto il mondo si affrettano a dichiarare il proprio dolore per l’accaduto, ad esprimere solidarietà al popolo siriano, ad auspicare la pace per quell’area del pianeta. Da tempo Papa Francesco afferma che è ormai in corso la terza guerra mondiale, che i conflitti in atto aumentano e non fanno presagire niente di buono per l’Umanità. Il nostro desiderio di pace ci porta a pensare che non sia vero ma la realtà, sotto forma di strazianti immagini di bambini e di povera gente perseguitata, mortificata, annientata, ci riporta alla realtà. L’ipocrisia dei politici di tutto le nazioni è sempre più evidente. Tutti a piangere manifestando dolore e fingendo di non sapere che da quasi sette anni è in atto in Siria una drammatica guerra civile e che nessun intervento internazionale è stato capace di porre fine a tale orrore. L’Unicef denunciava qualche anno fa che in Siria sono morti 11 milioni di bambini, poi ha smesso di contarli, ormai è quasi impossibile farlo. Nessuna delle potenze militari impegnate nel conflitto si assume la responsabilità di aver condotto contro civili inermi, bambini e perfino ospedali gli attacchi di questi giorni utilizzando le micidiali armi chimiche. Non è stato nessuno, anzi, sono stati gli altri. Il bombardamento degli ospedali nei quali si prestava soccorso a civili e bambini investiti da nuvole di gas nervino saranno giustificati con la negazione totale dell’accaduto o con il solito tragico errore di uno dei tanti bombardamenti “intelligenti”. Oggi si riunirà con urgenza il Consiglio di sicurezza dell’Onu. Possiamo stare certi che, al di là delle immancabili condanne per l’accaduto, non accadrà assolutamente niente di concreto. La guerra civile Siriana, come gli altri conflitti, proseguirà. Il Consiglio di sicurezza, al massimo, partorirà la decisione di realizzare, tra qualche mese, l’ennesima conferenza per negoziare una tregua umanitaria e avviare future trattative di pace. Non si parlerà certamente dell’embargo di armi contro i paesi belligeranti, dell’istituzione di aree di non sorvolo aereo garantite da forze armate neutrali, del divieto assoluto per la produzione di armi chimiche e della distruzione dei depositi esistenti, dell’apertura di canali umanitari per consentire la fuga ai civili. Come pure non si discuterà di sanzioni economiche e di limitazioni commerciali contro gli Stati che alimentano conflitti in diverse parti del mondo. Tutte inutili idee di idealisti pacifisti che con i loro slogan mostrano totale assenza di realismo politico. Quel realismo che, pur non dichiarandolo esplicitamente, mette in conto anche la guerra come strumento per regolare i rapporti tra gli Stati. E’ indispensabile invece recuperare le ragioni della pace contro le pseudo ragioni della guerra. E’ fondamentale che torni a farsi sentire la voce del movimento pacifista mondiale in tutte le sedi e in tutte le occasioni per arrestare la barbarie dei conflitti, delle persecuzioni e dei massacri di individui inermi. Non basta più limitarsi a pensare la pace, occorre mobilitarsi per imporla, per farla diventare il tema principale nell’agenda dei rappresentanti politici. La guerra deve tornare ad essere, o essere finalmente, un tabù per i popoli del mondo.

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La sedia
di Vanni Tola

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Illustrazione tratta dal sito di Pax Christi.

Dov’è finita la ragione? La follia della guerra.

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di Vanni Tola.

Goya il sonno della ragioneDov’è finita la ragione? La follia della guerra.

Sgomento nel mondo per l’impiego di armi chimiche in Siria. Le Cancellerie di tutto il mondo si affrettano a dichiarare il proprio dolore per l’accaduto, ad esprimere solidarietà al popolo siriano, ad auspicare la pace per quell’area del pianeta. Da tempo Papa Francesco afferma che è ormai in corso la terza guerra mondiale, che i conflitti in atto aumentano e non fanno presagire niente di buono per l’Umanità. Il nostro desiderio di pace ci porta a pensare che non sia vero ma la realtà, sotto forma di strazianti immagini di bambini e di povera gente perseguitata, mortificata, annientata, ci riporta alla realtà. L’ipocrisia dei politici di tutto le nazioni è sempre più evidente. Tutti a piangere manifestando dolore e fingendo di non sapere che da quasi sette anni è in atto in Siria una drammatica guerra civile e che nessun intervento internazionale è stato capace di porre fine a tale orrore. L’Unicef denunciava qualche anno fa che in Siria sono morti 11 milioni di bambini, poi ha smesso di contarli, ormai è quasi impossibile farlo. Nessuna delle potenze militari impegnate nel conflitto si assume la responsabilità di aver condotto contro civili inermi, bambini e perfino ospedali gli attacchi di questi giorni utilizzando le micidiali armi chimiche. Non è stato nessuno, anzi, sono stati gli altri. Il bombardamento degli ospedali nei quali si prestava soccorso a civili e bambini investiti da nuvole di gas nervino saranno giustificati con la negazione totale dell’accaduto o con il solito tragico errore di uno dei tanti bombardamenti “intelligenti”. Oggi si riunirà con urgenza il Consiglio di sicurezza dell’Onu. Possiamo stare certi che, al di là delle immancabili condanne per l’accaduto, non accadrà assolutamente niente di concreto. La guerra civile Siriana, come gli altri conflitti, proseguirà. Il Consiglio di sicurezza, al massimo, partorirà la decisione di realizzare, tra qualche mese, l’ennesima conferenza per negoziare una tregua umanitaria e avviare future trattative di pace. Non si parlerà certamente dell’embargo di armi contro i paesi belligeranti, dell’istituzione di aree di non sorvolo aereo garantite da forze armate neutrali, del divieto assoluto per la produzione di armi chimiche e della distruzione dei depositi esistenti, dell’apertura di canali umanitari per consentire la fuga ai civili. Come pure non si discuterà di sanzioni economiche e di limitazioni commerciali contro gli Stati che alimentano conflitti in diverse parti del mondo. Tutte inutili idee di idealisti pacifisti che con i loro slogan mostrano totale assenza di realismo politico. Quel realismo che, pur non dichiarandolo esplicitamente, mette in conto anche la guerra come strumento per regolare i rapporti tra gli Stati. E’ indispensabile invece recuperare le ragioni della pace contro le pseudo ragioni della guerra. E’ fondamentale che torni a farsi sentire la voce del movimento pacifista mondiale in tutte le sedi e in tutte le occasioni per arrestare la barbarie dei conflitti, delle persecuzioni e dei massacri di individui inermi. Non basta più limitarsi a pensare la pace, occorre mobilitarsi per imporla, per farla diventare il tema principale nell’agenda dei rappresentanti politici. La guerra deve tornare ad essere, o essere finalmente, un tabù per i popoli del mondo.

Pubblica amministrazione: al di là del bene e del codice penale

cattivo governo Lorenzetti_ambrogio_bad_govern._detsedia di VannitolaLa sedia
di Vanni Tola

Una settimana particolare, le notizie scorrono veloci, si fa fatica a rincorrerle tutte. Ma è importante non dimenticare.

La settimana appena trascorsa è stata caratterizzata da due vicende particolari, la scissione del Pd e la vicenda del M5S alle prese col progetto del nuovo stadio di Roma. Inevitabilmente altre notizie, pure importanti, sono passate in secondo piano, vicende da cronaca locale lette frettolosamente e poco commentate. Una di queste merita di essere ripresa e approfondita, ha per protagonista la Corte dei Conti e la Sardegna. Come ogni anno, l’inaugurazione dell’anno giudiziario è stata accompagnata dalla relazione della Corte. Che cosa è emerso? In Sardegna si sono verificati sprechi di ogni genere e natura, assunzioni senza concorso, posti assegnati e carriere regalate per vicinanza politica, nascita di società miste pubbliche-private costituite appositamente per operare al di fuori dei controlli, appropriazione di denaro e incarichi. Insomma, riassume la Corte “una sostanziale inadeguatezza dell’amministrazione a prevenire e reprimere tempestivamente condotte antigiuridiche che producono pregiudizi anche ingenti, dei quali gli organi amministrativi vengono a conoscenza soltanto al momento dell’avvio delle indagini”. Basterebbero queste poche frasi contenute nella relazione della Corte dei Conti per autorizzare chiunque a invocare provvedimenti urgenti e incisivi per mandare a casa l’intera classe politica e dirigenziale dell’isola. A parere della Corte dei Conti i casi di cattiva amministrazione hanno quasi sempre carattere diffuso e sistemico che si traducono in ingenti danni erariali. Scendendo nel dettaglio la Corte precisa e definisce meglio alcuni aspetti parlando di inaudita gravità dei fenomeni rilevati, di raffinate tecniche elusive utilizzate da politici e amministratori pubblici e ne elenca alcuni. Opere pubbliche incompiute, costose apparecchiature diagnostiche acquistate e mai utilizzate nel comparto sanitario, acquisti e affitti di immobili a prezzi superiori al valore reale e spesso inutilizzati. Ci sono poi le assunzioni clientelari e senza concorso pubblico realizzate su criteri di spartizione partitica dei posti disponibili con ciò ne consegue in termini progressiva dequalificazione delle prestazioni erogate ai cittadini. Ma ciò su cui sarebbe fondamentale riflettere è il fatto che “si registra ormai tra la gente una certa tendenza a considerare mere leggerezze e a tollerare le deviazioni del sistema fatte di legami, di reti di connivenze, di commistioni tra pubblico e privato, di fedeltà in cambio di favori, che costituiscono il substrato sul quale si regge la manifestazione del potere”. A scanso di equivoci e sottovalutazioni i giudici della Corte precisano ulteriormente: “Siamo in presenza di condotte indirettamente elusive del fine pubblico, attuate con comportamenti apparentemente legittimi ma sostanzialmente indirizzati a realizzare interessi illeciti o ingiusti, se non anche di natura personale e comunque divergenti da quelli individuati dalla norma”. Fin qui il quadro, non certo rassicurante, tracciato dalla relazione magistrati della Corte dei Conti. I politici, a caldo, si limitano a prendere atto. Non potendo smentire i fatti denunciati si trincerano dietro una dichiarazione del vice presidente della Regione Paci, il trionfo dell’ovvio. “Il ruolo di controllo della Corte dei Conti è importante per il costante controllo del rigore dell’utilizzo delle risorse pubbliche, i soldi che arrivano dalle tasse dei cittadini devono essere spesi con correttezza”. Purtroppo cosi non avviene. I servizi di cronaca giornalistica che accompagna il racconto della relazione della Corte, lo documentano ampiamente e con dovizia di particolari. Il cattivo impiego delle risorse pubbliche è sotto gli occhi di tutti. La Corte dei Conti la sua parte l’ha fatta ma occorrerebbe ben altro, una presa di coscienza collettiva. Nel 2016 sono stati recuperati 20 milioni per danni erariali arrecati alla collettività, sono state emesse 50 sentenze di responsabilità (delle quali 42 di condanna) e 41 giudizi ancora pendenti. Ricordiamole alcune delle vicende che hanno caratterizzato la devastazione della pubblica amministrazione, non sono episodi da archiviare facilmente. Utilizzo non corretto dei fondi destinati ai gruppi politici regionali. Venti condanne penali eseguite e più di ottanta consiglieri ed ex consiglieri regionali tra imputati e indagati, alcuni già condannati a risarcire la pubblica amministrazione. Casi di assenteismo, illecita fruizione di permessi sindacali, alterazione dei cartellini di presenza, dirigenti medici che hanno esercitato abusivamente attività professionali private. Ed ancora indennizzi a finti pescatori nelle zone gravate da servitù militari, le sovvenzioni agricole ottenute con la fraudolenta attestazione di possesso di terreni per ottenere sovvenzioni. E l’elenco potrebbe continuare. Richiamerei però l’affermazione emersa nell’analisi dei giudici. Il cittadino si indigna quando apprende l’esistenza di comportamenti a dir poco illegali ma tutto finisce sepolto da quella: “certa tendenza a considerare mere leggerezze e a tollerare le deviazioni” come fatto ineluttabile. Le considerazioni più ricorrenti vanno dal “lo fanno dappertutto” al rassegnato: ”è sempre stato cosi”, fino al consolatorio: “si sa, siamo in Italia”. Ci sono poi le difese d’ufficio dei diretti interessati, degli appartenenti ai diversi gruppi di potere che gestiscono o hanno gestito in un passato recente la cosa pubblica che, come è naturale, tendono a minimizzare l’entità dei fenomeni denunciati dalla Corte. Originale una dichiarazione del Presidente del Consiglio regionale Ganau. Secondo l’esponente politico, nonostante le tredici condanne inflitte ad altrettanti politici regionali per la gestione “disinvolta” dei fondi destinati ai gruppi politici, “ la fiducia dei cittadini nelle istituzioni è salda”. Se lo dice lui! Magari se ci dicesse pure da quali elementi concreti trae tale convinzione gliene saremmo grati. Il dato di fatto è che, dopo una indagine che va avanti da oltre sette anni, i consiglieri regionali indagati potrebbero raggiungere il centinaio con rappresentanti di tutte le forze politiche presenti in Consiglio. L’accusa è di peculato. Gli atti giudiziari documentano una serie di spese pazze realizzate con i fondi per i gruppi consiliari al limite della decenza. Si documentano pranzi e cene in ristoranti di lusso, permanenze in albergo, gite, spese di lavanderia, acquisti di oggetti vari, acquisto di 4795 francobolli, presenze contemporanee del politico in due alberghi diversi e distanti nella medesima giornata e tanto altro ancora. Recentemente sono stati condannati per peculato, con pene dai due anni ai cinque anni e mezzo 13 consiglieri regionali di diverse formazioni politiche. Tre di loro dovranno lasciare il Consiglio regionale. Un primo risultato, attendiamo gli altri atti. Come non ricordare, per concludere, la “giustificazione“ dell’operato di molti politici fornita al procuratore capo Mauro Mura da Giacomo Spissu (presidente del Consiglio negli anni dell’inizio dell’inchiesta). Spissu ha affermato che la specialità dello statuto sarda avrebbe dato agli onorevoli regionali l’autonomia più totale nell’uso di quei fondi, al di là del codice penale. Quale conclusione trarre? E’ evidente che è in crisi il principio della legalità nella gestione della pubblica amministrazione. E’ urgente e necessario richiamare le condotte individuali e collettive e i valori etici essenziali per ricostruire un nuovo rapporto di fiducia tra i corpi sociali e i rappresentanti nelle istituzioni.
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Nelle illustrazioni: Allegoria degli effetti del buono e del cattivo governo di Ambrogio Lorenzetti (particolare degli affreschi, Palazzo pubblico di Siena)