LA SEDIA di VANNI

Sardegna

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CETA. Il governo “naviga a vista” rischiando di andare a sbattere

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di Vanni Tola.
Trattati internazionali per regolamentare gli scambi commerciali. Il governo “naviga a vista” rischiando di andare a sbattere. Il caso del trattato con il Canada (CETA) che ha finora favorito l’export italiano e che il governo non intende ratificare.
Negli ultimi decenni si sono attivate nel mondo complesse manovre di riposizionamento delle grandi potenze capitalistiche intercontinentali che hanno al centro la questione di una nuova regolamentazione dei commerci transnazionali, l’allargamento dei mercati, la ridefinizione di quelle che un tempo si chiamavano “aree d’influenza” delle grandi nazioni. Tale processo ha dato origine alla programmazione e stipulazione di diversi trattati commerciali intercontinentali i più noti dei quali sono certamente il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) e il più recente CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) del quale sentiremo parlare in Italia in questi giorni. [segue]

Addio a Manlio Brigaglia

luttomanlio-brigagliaLa scomparsa di Manlio Brigaglia, un ricordo del sindaco di Sassari.
«Sono profondamente addolorato per la scomparsa del professor Manlio Brigaglia. È un lutto che colpisce non solo la città di Sassari ma l’isola tutta. Il lascito di una personalità come quella di Brigaglia, accademico, storico, giornalista, non è quantificabile. Accanto alle opere storiche, testi sui quali hanno studiato generazioni di studenti sardi, resta il peso di un pensiero profondo sulla storia della Sardegna, dei suoi partiti e movimenti politici. Una ricerca, la sua, mai paga, che è stata portata avanti sia in ambito accademico che in ambito giornalistico, e che è stata capace di dare un impulso costante al dibattito culturale.
Del professor Brigaglia ho avuto modo di apprezzare l’eleganza, l’ironia, la sagacia, lo spirito sempre pungente ma mai fuori misura. Mancherà molto alla città, una città nella quale ha avuto un ruolo attivo, impegnato. Una città alla quale ha portato lustro e che lo ricorderà, son sicuro, con rispetto e con affetto»
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lampadadialadmicromicro132Condoglianze e vicinanza alla famiglia, agli amici, alle comunità di appartenenza della città di Sassari, della Sardegna e Oltre.
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- Su La Nuova Sardegna online.
- Su L’Unione Sarda online.

Oggi mercoledì 21 marzo tutti ad Alghero e a Foggia e in migliaia di altri luoghi d’Italia, dell’Europa e dell’America Latina, in presenza o in collegamento virtuale e virtuoso

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Manifestazione per ricordare le vittime innocenti delle Mafie. Collegamento con la Manifestazione nazionale di Foggia per sentire l’intervento di Don Ciotti. (V.T.)
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Con Libera
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Elezioni. Dichiarazioni di voto. Ma, ovviamente, ciascuno decida come più crede: votare, non votare, scegliere…

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AutodetermiNatzione
img_4633 marco-meloniMarco Meloni img_4614
Voterò AUTODETERMINATZIONE
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Liberi e Uguali
img_4633 gianni-pisanu-costatleuGianni Pisanu.
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Voterò LIBERI e UGUALI
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Movimento 5 Stelle
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Pino Calledda.
Voterò Movimento 5 Stelle
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Potere al Popolo
img_4633 piero-carta-toscanoPiero Cartapap_tondo
Voterò POTERE AL POPOLO
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disperazione Aladin[Vanni Tola su fb] IO NON VOTO.
Programma di sopravvivenza per domani. Dalle 7 alle 23 si vota (si può anche non votare, io farò così). (Segue)

Elezioni

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di Vanni Tola
img_4633Elezioni: arma di distrazione di massa? La sorpresa potrebbe essere una diffusa diserzione del voto.
Entro certi limiti appare ovvio e scontato che le elezioni politiche siano l’argomento principale dei Media. Da lì a cancellare quasi totalmente tutto ciò che accade intorno a noi c’è una bella differenza. E non sono fatti di poco conto. Una piattaforma petrolifera dell’Eni diretta in una parte del mediterraneo importantissima per i suoi giacimenti di petrolio, è bloccata in alto mare circondata da navi militari che mettono in discussione i contratti che l’Eni ha ottenuto per le trivellazioni in quell’area geografica. Una vasta parte del Mediterraneo nella quale si trovano vastissimi giacimenti petroliferi che attribuiscono a quella parte di mare un valore strategico per i paesi limitrofi. Un luogo intorno al quale soffiano crescenti venti di guerra, una miccia accesa che se non disinnescata immediatamente potrebbe determinare l’avvio di un conflitto bellico a due passi da casa nostra. E noi tutti li, davanti ai televisori, ad assistere alle rappresentazioni del teatrino della politica con i vari Di Maio, Renzi, Salvini e l’immarcescibile ex cavaliere che continua a scendere e riscendere in campo in una sorta di moto perpetuo. Trump, il funambolico presidente americano, ha appena annunciato che intende rilanciare la corsa all’armamento nucleare e convenzionale facendo carta straccia di tutti gli accordi internazionali per il disarmo e la progressiva distruzione delle armi nucleari e promettendo la realizzazione di “mini” atomiche più facilmente trasportabili e meglio impiegabili nei conflitti “locali”. Quasi nessuno se ne preoccupa pur sapendo che tali decisioni del presidente Trump comporteranno, per conseguenza diretta, una generalizzata ripresa della corsa agli armamenti in molti altri paesi del mondo accrescendo il pericolo di conflitti internazionali dalle conseguenze inimmaginabili. Il traffico di migranti e gli sbarchi in Italia sono ripresi e crescono nonostante i dati governativi parlino di un consistente calo degli stessi. Si sa ma non si dice. Motivazioni di carattere elettorale impongono di blindare la cosi detta vittoria della linea Minniti e il suo scellerato patto sull’immigrazione con la Libia almeno fino al dopo elezioni. Analoga scelta è stata fatta per la discussione sullo Jus Soli, accantonata in attesa di “tempi migliori” per puro calcolo elettoralistico. Va bene cosi alla sinistra renziana ma anche alla destra fascista e xenofoba che dal permanere di tale condizione trae linfa per la propria campagna elettorale. L’Italia continua a essere un paese in guerra – come ha puntualmente denunciato Gino Strada – e nessuno dei partiti impegnati nella campagna elettorale fa sentire parole di denuncia contro questa palese violazione di uno dei punti fermi della nostra Costituzione, il ripudio della guerra per la risoluzione di conflitti tra popoli e nazioni. Partono i nostri soldati, questa volta verso l’Africa. Risolviamo tutto definendo tali azioni “missioni di pace” e ciò basta per rendere tutto lecito perfino la produzione nella nostra Isola di bombe da destinare ai belligeranti. A noi, o meglio a molti di noi, sembra interessare soltanto la conclusione della campagna elettorale e andare al voto. Tutto concorre a farci credere che questo sarà il nostro unico scopo di vita per le prossime settimane. Circolano con abbondanza i soliti e poco attendibili sondaggi che ci dicono perfino quale sarà il risultato del voto con un largo anticipo. Votare è bello, votare è giusto, votare é doveroso, non si ammettono obiezioni in proposito. L’informazione nel suo complesso e quella televisiva in particolare, insistono su questo, stanno sulla notizia, dando per scontato che l’unico comportamento possibile, quello atteso, sarà il voto. Poco ci si sofferma sul fatto che un buon trenta per cento degli elettori (forse anche più) non andrà a votare esercitando un diritto di scelta legittimo almeno quanto quello al voto. (segue)

Faber

Faber Bomeluzo testonesedia di VannitolaDe André, la Messa è finita, andate in pace. Abbiamo celebrato il rito della visione della fiction sulla vita di Fabrizio De André. Non potevamo non farlo, per molti di noi ha rappresentato e rappresenta ancora oggi una sorta di colonna sonora della nostra vita, ne conosciamo le canzoni, lo ascoltiamo spesso, lo rapportiamo ai nostri ricordi, a episodi della nostra vita. La fiction, era inevitabile, evidenzia alcuni aspetti della sua vita, delle sue scelte, delle sue paure e fragilità, del suo grande impegno creativo. E’ naturale che si riaprano discussioni, che ci siano elogi e critiche per il filmato, delusione, nostalgia. Perché allora l’invito iniziale “andate in pace”. Penso che ciascuno di noi conservi un’impressione, un’idea molto personale, un modo originale di interpretare l’opera e le scelte di questo grande personaggio che è compositore, musicista e poeta. Teniamoci la nostra personale lettura di Fabrizio e continuiamo a viverlo come abbiamo sempre fatto. Lasciamo ad altri le disquisizioni inutili.
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Per chi voti?

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di Vanni Tola
Dichiarazione di voto, quando e perché. Penso sia importante riflettere prima di cadere nella trappola di chi ti chiede una pubblica dichiarazione di voto, per diversi motivi. Parliamone un attimo. Se sei un militante o convinto sostenitore di una forza politica e decidi di esprimere il tuo orientamento per convincere altri a votare come voti tu, la dichiarazione di voto ha un senso e forse anche una utilità per la parte che rappresenti. Naturalmente stai dando per scontato di essere un riferimento mediatico per qualcuno, per lo meno prima di rispondere dovresti domandarti se lo sei davvero. Tutti gli altri che non rientrano in questa condizione vengono invece sollecitati da amici e conoscenti per esprimere l’orientamento di voto facendo leva su sentimenti quali coraggio e codardia. Se ti esprimi sei coraggioso altrimenti sei codardo. Ci si casca subito, nessuno è codardo né vuole apparire tale quindi tende a dichiarare il proprio voto. Ma a che serve? Che uso fanno di tale dichiarazione coloro che quasi la img_4633pretendono?
(Segue)

Sempre peggio

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di Vanni Tola
Valutiamo le proposte dei partiti e dei candidati con il metro della riduzione delle diseguaglianze economiche e sociali.
In queste settimane la nostra attenzione è calamitata principalmente dalla campagna elettorale. Programmi, strategie, possibili alleanze, governabilità del Paese. Intanto un ideale meteorite ha sfiorato le nostre teste. Una notizia di una drammaticità straordinaria. Più dell’80% della ricchezza prodotta tra Marzo 2016 e marzo 2017, è finita tra le mani, o se preferite, nelle tasche dell’1% dalla parte più ricca della popolazione mondiale. Al 50% della parte più povera della popolazione mondiale, circa 3,7 miliardi di persone, non è arrivato nulla, dico nulla, della ricchezza prodotta nel mondo. Pensateci un attimo. Può questa riflessione rappresentare un criterio guida per sviluppare e orientare ciascuna delle nostre scelte di vita e dei nostri comportamenti, anche di quelli concernenti le scelte elettorali per il governo del paese? A mio parere sì. Il rapporto annuale dell’Oxfam, (Confederazione internazionale delle organizzazioni non profit), dal quale rileviamo la notizia riportata, ha documentato che le diseguaglianze economiche e sociali nel mondo si stanno ampliando, diventano sempre maggiori. L’aumento costante delle diseguaglianze economiche e sociali tra una parte minoritaria della popolazione mondiale e una massa sterminata di poveri, o meglio ciò che si ritiene di dover fare per contrastarlo, deve diventare il metro di paragone per valutare l’operato e i programmi futuri delle differenti forze politiche, per scelte ponderate e realistiche. Lo affermo pensando, per esempio, alla illogicità di alcune promesse elettorali quali l’abolizione per tutti della tassa sulla prima casa, la mancia elettorale di 500 euro elargita a tutti i giovani per affrontare spese concernenti la formazione culturale e altre proposte analoghe. Credete che vadano nella direzione di ridurre l’aumento delle diseguaglianze? Chi possiede un lussuoso attico nel centro storico di una grande città non pagherà nessuna tassa sulla propria abitazione esattamente come il salariato che, con un misero stipendio e un indebitamento pluridecennale, è riuscito ad acquistare le classiche due camere e cucina per la propria famiglia. Analoga considerazione può essere sviluppata relativamente ad altri comparti della vita sociale (prestazioni sanitarie, gratuità delle tasse scolastiche, prestazioni di servizi pubblici). Detta in questi termini la questione della crescente diseguaglianza sociale può apparire cosa semplice frutto di ragionamento esso stesso semplicistico. Proviamo allora ad andare un pochino più a fondo nella questione. La contraddizione principale della nostra esistenza è attualmente rappresentata dal fatto che viviamo in un mondo ricco e con enormi opportunità, ma nel quale si registrano livelli di povertà assoluta inaccettabili che sono la radice di gran parte delle tensioni sociali, dai conflitti regionali ai grandi movimenti migratori. Il citato rapporto dell’Oxfam indica quale causa fondamentale delle diseguaglianze «l’ottimizzazione dei costi» nei processi di delocalizzazione della produzione di beni (e servizi) che, in una logica di massimo profitto, significa corsa verso il basso sui diritti del lavoro nelle filiere e del valore dei prodotti. Un processo complesso che è favorito, e alimentato da un modello di finanza mirato esclusivamente alla ricerca del massimo valore da parte degli azionisti delle imprese, A questo aspetto fondamentale della produzione delle merci se ne aggiunge poi un’altro, quello della elusione fiscale. Cioè della tendenza prevalente a spostare i profitti lontano da dove il valore viene prodotto impedendo una sia pur minima distribuzione della ricchezza fra gli strati più deboli del sistema. Pensiamo a tanta manodopera di numerosi paesi che vivono ai limiti della sopravvivenza. Fra i numerosi esempi riportati nel Rapporto Oxfam si cita il settore tessile nel quale la corsa al ribasso e l’ottimizzazione dei costi ha prodotto situazione decisamente drammatiche. La corsa al ribasso dei costi e la ricerca di manodopera a costi sempre più bassi ha fatto si che in India, Cambogia e Indonesia un quarto dei lavoratori lavorino con stipendi al limite o al di sotto del salario minimo legale, quasi ai limiti della sopravvivenza. C’è poi un altro aspetto che ci interessa direttamente. Questi lavoratori di Paesi lontani, in un mondo sempre più globalizzato esercitano una formidabile concorrenza a basso costo nei confronti dei nostri lavoratori, dei quali diventano di fatto diretti concorrenti. Col tempo infatti i lavoratori meno specializzati dei nostri Paesi tendono ad accettare condizioni di lavoro sempre più difficili con peggioramenti marcati nelle condizioni di lavoro e soprattutto con riduzioni considerevoli dei salari. E’ fondamentale notare che la quota dei salari sul Pil, nei paesi ad alto reddito, diminuisce considerevolmente per i lavoratori a bassa e media qualifica mentre aumenta per i lavoratori con alta qualifica che, invece, mantengono ancora un elevato potere contrattuale con i datori di lavoro. Il malcontento di molti elettori italiani, la crescente propensione all’astensionismo elettorale sono la diretta conseguenza di questi problemi che molti faticano a comprendere in quanto disorientati dalle strategie propagandistiche delle forze populiste generalmente incentrate su ben altre considerazioni (invasione dei migranti, pericoli di stravolgimenti etnici, paura dell’integrazione, accuse generiche all’Unione Europea e alle proprie scelte generalmente condivise all’origine anche dal nostro Paese). Una delle soluzioni che il Rapporto Oxfam indica è il contrasto al duping sociale ed ambientale, una operazione che interessa allo stesso modo sia i lavoratori dei Paesi poveri che quelli dei Paesi con redditi elevati. Come farlo? Una soluzione potrebbe essere la riforma dell’Iva in Europa, una rimodulazione delle aliquote che penalizzi le filiere produttive che operano al di sotto di standard minimi per ostacolare la concorrenza al ribasso globale dei costi di produzione, che si traducono in un ostacolo per la competizione fra le aziende. Ma le soluzioni, tutte puntualmente indicate nel Rapporto, possono essere anche altre, il contrasto ai paradisi fiscali, la tutela dei diritti sindacali nei paesi poveri, la progressività fiscale, lo sviluppo della responsabilità sociale delle imprese che limiti la logica del massimo profitto a qualunque costo. E’ evidente quindi che la partita elettorale non si gioca sulla base di promesse altisonanti, ad effetto ma scarsamente efficaci quando non palesemente irrealizzabili. E’ il momento delle scelte concrete e realistiche che tengano conto delle effettive potenzialità di crescita e sviluppo, che devono necessariamente basarsi sulla riduzione delle diseguaglianze sociali ed economiche, tutelare il diritto alla salute e all’istruzione di chi vive in condizioni di disagio sociale, creare occasioni di pari opportunità per tutti. Il resto, le promesse elettorali, ricordiamolo, sono spesso soltanto promesse.
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Occupazione in agricoltura per i giovani del Mezzogiorno. GRANDE OPERAZIONE MEDIATICA DEL GOVERNO: LE TERRE INCOLTE AI GIOVANI IMPRENDITORI.

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di Vanni Tola

img_4424Un’idea neppure tanto nuova, in Sardegna ci ha già provato con il Monte dei Pascoli e la legge 28/84 per l’occupazione giovanile. L’irrisolta questione fondiaria e dell’utilizzo delle terre incolte e malcoltivate.
A conclusione del proprio mandato il Governo Renzi affronta la questione dell’occupazione giovanile del Meridione e il possibile ritorno in agricoltura di una nuova imprenditoria giovanile che favorirebbe l’auspicato ricambio generazionale nel settore primario. Lo fa con due provvedimenti certamente interessanti quanto fortemente sospetti di essere stati ispirati dall’approssimarsi delle elezioni. I due provvedimenti, già in avanzata fase di attuazione hanno dei nomi molto programmatici: “Resto al Sud” e “Banca delle terre”. Con il programma “Resto al Sud” il Governo stanzia un miliardo e duecentocinquanta milioni di euro per prestiti a tasso zero da destinare a giovani imprenditori fino ai trentasei anni di età. Ciascun giovane imprenditore potrà ottenere un prestito fino a 50.000 euro per realizzare un’impresa agricola e potrà unirsi in società (fino a un massimo di quattro) raggiungendo cosi un potenziale investimento di 200.000 euro. Una parte della somma assegnata, pari al 35% del costo d’impresa ritenuto finanziabile, sarà concessa a fondo perduto. Il restante 65% sarà assegnato come finanziamento bancario. In pratica ciascun giovane riceverà complessivamente 50.000 dei quali 15.000 a fondo perduto e 35.000 da restituire in otto anni a partire dal terzo anno di attività. La novità del programma è rappresentata dal fatto che sono escluse dal finanziamento le spese di progettazione e le consulenze. L’ente preposto all’esame dei progetti s’impegna a fornire una risposta in merito all’accettazione del piano aziendale entro sessanta giorni. Con il progetto “Banca delle terre” il governo intende promuovere la valorizzazione dei beni non utilizzati nelle regioni del Mezzogiorno. Il ministro Martina ha precisato in un recente intervento pubblico che con il termine “beni” il Governo si riferisce alle terre, al suolo agrario. Nelle terre abbandonate s’insedieranno le imprese agricole giovanili per avviare produzioni di qualità. Il Governo considererà terreni abbandonati quelli sui quali non sia stata esercitata attività agricola negli ultimi dieci anni. I terreni abbandonati, se di proprietà pubblica, saranno affidati direttamente ai giovani, se di proprietà privata saranno presi in affitto. “Vogliamo – precisa il Ministro Martina – che si torni a utilizzare le terre pubbliche di qualsiasi proprietà amministrativa per fare agricoltura”. Nulla è dato sapere di che cosa accadrebbe nel caso che, una volta assegnate le poche terre pubbliche disponibili i proprietari privati che non lavorano la terra decidessero di non cederla in affitto. Oltretutto il tempo definito per stabilire che un terreno possa essere individuato come abbandonato è lunghissimo, dieci anni. E poi è evidente che sarà sufficiente praticare poche arature e piantare qualche decina di piante prima dello scadere del termine dei dieci anni per impedire che il fondo agrario possa essere catalogato come terra abbandonata. Nelle regioni dove si pratica il pascolo brado, quali la Sardegna, sarebbe pressoché impossibile individuare aree definibili abbandonate secondo i parametri del programma “Banca delle terre”. Altra cosa sarebbe riconoscere il ruolo di importanza strategica del suolo agrario nella produzione di beni di prima necessità per imporre vincoli temporali di inutilizzo dei suoli più ristretti prospettando perfino l’esproprio per pubblica utilità dei fondi inutilizzati o scarsamente utilizzati. Sappiamo che nessun Governo si assumerebbe mai la responsabilità di adottare simili decisioni. E’ ancora troppo forte la paura di essere accusati di voler espropriare la proprietà privata e di pensare a una sorta di collettivizzazione della terra, in pratica di essere, più o meno, comunisti. Anche per questo è fallito in Sardegna il progetto di realizzazione del Monte dei pascoli che, a parere di chi scrive, meriterebbe una più attenta rilettura e una maggior riconsiderazione di alcuni aspetti fondamentali che il piano prevedeva quali la costituzione dei comprensori agro-pastorali in funzione di un serio progetto di riordino fondiario e di riforma agraria. Ma siamo in campagna elettorale. Il governo ha i giorni contatti, la sostanza e la qualità delle proposte non può non essere sacrificata all’idea della magnificazione di indefiniti e fantasiosi programmi che probabilmente non reggeranno lo scontro con la realtà quotidiana. Programmi che non hanno neppure saputo cogliere il meglio delle leggi regionali per l’inserimento dei giovani in agricoltura che, in questi anni, diverse Regioni hanno saputo proporre e sperimentare. Poco importa. Loro offrono la geolocalizzazione delle terre abbandonate, la banca delle terre, lo sportello telematico per la presentazione delle richieste di finanziamento, 8000 Ha già oggi in vendita sul sito dell’Ismea che rappresenterebbero il primo lotto di una più vasta offerta di terreni da coltivare che raggiu8ngerebbe la bella cifra di 23mila ettari. Sarebbero in vendita ben 1700 Ha in Sicilia, 1300 Ha in Toscana e Basilicata, 1200 Ha in Puglia, quasi 500 Ha in Emilia Romagna e Lazio e perfino 600 Ha in Sardegna. Una gran bella operazione mediatica per raccogliere consenso elettorale. Poi, molto probabilmente, si vedrà un altro film.

Ps – Maggiori riferimenti tecnici relativi ai progetti “Resto al Sud” e “Banca delle terre”.
- Sito Ismea;
- https://www.fasi.biz/it/notizie/in-evidenza/17446-resto-al-sud-bando-per-finanziamenti-a-giovani-imprenditori.html

Pastori Sardi. Occorre passare dalle gestione delle emergenze alla ricostruzione della filiera del latte e del formaggio, alla ristrutturazione del comparto, alla dotazione di servizi alle aziende pastorali (luce, acqua, strade, servizi informatici)

vt2sedia di VannitolaSembra procedere la distribuzione dei finanziamenti ottenuti con la lotta dei pastori del mese di Agosto. Qualcuno parla di ritardi nell’erogazione, è possibile che in alcune realtà e in particolari situazioni di singole aziende o gruppi di aziende si sia verificato qualche contrattempo. In linea di massima, se i dati riportati in questo articolo corrispondono al vero (e ne siamo certi conoscendo la serietà di questa emittente) pensiamo non si possa che essere soddisfatti del risultato ottenuto. E’ necessario ora, come hanno affermato recentemente anche alcuni Sindaci e come dice da sempre il Movimento Pastori Sardi, passare dalle gestione delle emergenze alla ricostruzione della filiera del latte e del formaggio, alla ristrutturazione del comparto, alla dotazione di servizi alle aziende pastorali (luce, acqua, strade, servizi informatici). Soltanto un nuovo piano di riforma della pastorizia e dell’agricoltura in genere può prefigurare un futuro produttivo migliore, vere prospettive di sviluppo, il ritorno e il reinsediamento di giovani in agricoltura. L’alternativa è l’attesa delle prossime emergenze e il continuo rincorrere nuove situazioni di crisi con provvedimenti emergenziali (Lettori di V.T. su fb).
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sardegnalive_logo
https://www.sardegnalive.net/news/in-sardegna/20903/sostegno-per-i-pastori-dei-45-milioni-gia-spesi-13-domande-entro-il-18-dicembre
SOSTEGNO PER I PASTORI: DEI 45 MILIONI GIÀ SPESI 13. DOMANDE ENTRO IL 18 DICEMBRE
Circa 12mila le domande presentate fino al primo dicembre.
di Redazione Sardegna Live

Catalogna e Unione Europea

Europa flagSOCIETÀ E POLITICA » GIORNALI DEL GIORNO » ARTICOLI DEL 2017
La Catalunya indipendente
di PAOLO LEPRI
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il manifesto
L’AZZARDO DELL’INDIPENDENZA.
SCATTA IL COMMISSARIAMENTO

di Giuseppe Grosso

Catalogna. Il Parlament dichiara la República catalana: 70 Sì, 10 No, 2 voti in bianco e 53 deputati assenti su 135. E a Madrid il senato mette in moto l’articolo 155. Rajoy destituisce Puigdemont e il suo governo e convoca elezioni regionali il 21 dicembre.
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il manifesto e Corriere della Sera 28 ottobre 2017. Articoli di Giuseppe Grosso e Paolo Lepri, ripresi da eddyburg e da aladinews (m.p.r.)
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sedia di VannitolaGrande solidarietà ai Catalani. Il problema dell’indipendenza in Europa è però molto più vasto. Occorre, a mio avviso, lottare perché trovi spazio in Europa l’idea che la UE deve essere federale e deve federare non solo stati ma anche comunità che per tradizione, cultura, lingua, vicende storiche e quant’altro vivono una condizione identitaria specifica e particolare. A prescindere dalla dimensione quantitativa delle popolazioni interessate, dalla superficie geografica del territorio che occupano. L’obiettivo deve essere la ricostruzione dell’Europa intorno agli obiettivi fondanti che ne hanno favorito la nascita e restano ancora, per la gran parte inattuati. L’arroccamento intorno al concetto di Stato come entità monolitica e immodificabile è pura follia. Molti Stati, e l’Italia fra questi, non sono diventati tali per scelte condivise tra individui di tradizioni, cultura e lingua comune ma, molto più semplicemente, come risultante degli scontri tra eserciti delle monarchie europee e come opera di Trattati che, fino a prova contraria, possono e devono essere messi in discussione. Si tratta di una questione di non poco conto per l’Europa, per il superamento della crisi che l’Unione vive. La scommessa è quella di realizzare una Unione europea pacifica, solidale e federata, un’unione di popoli che, nel rispetto delle specificità, si danno obiettivi di sviluppo comuni. L’Europa della conservazione degli Stati immutabili non ha futuro. (Vanni Tola)
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Agricoltura

sedia di VannitolaLa sedia
di Vanni Tola

allegoria-agricoltura Agricoltura. In arrivo importanti finanziamenti attesi da tempo da pastori e contadini. Ancora da definire la questione delle trattenute Inps delle aziende pastorali in relazione alla liquidazione dei contributi stanziati dalla regione per il comparto ovicaprino.
L’assessore regionale per l’agricoltura ha incontrato ieri a Roma il gabinetto e l’ufficio legislativo del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali (Mipaaf) e i vertici dell’Agenzia nazionale per le erogazioni in agricoltura (Agea). Il risultato del vertice è stato la firma del decreto Agea che destina all’agricoltura isolana 38, 2 milioni di euro di fondi comunitari per soddisfare le richieste avanzate da 9000 aziende. I pagamenti dovrebbero avvenire in tempi rapidi e con cadenza settimanale fino al prossimo 30 Novembre, con una anticipazione del 70 %. Tale finanziamento trae origine dalla richiesta avanzata dal Ministero dell’agricoltura alla Commissione europea per incrementare gli aiuti comunitari dopo la constatazione delle criticità dovute, principalmente, al perdurare della siccità. Si prevede inoltre, entro il mese di Dicembre, la corresponsione dei contributi relativi al Programma di sviluppo rurale. Il Mipaaf ha inoltre firmato la declaratoria sull’emergenza dovuta alle calamità naturali delle nevicate di gennaio e delle gelate di aprile, mentre è alla firma del ministro Maurizio Martina quella sullo stato di siccità. Tale provvedimento, annunciato per i prossimi giorni è particolarmente importante perché dovrebbe il riconoscimento dello stato di emergenza per l’intero comparto agricolo sardo, compreso anche il settore bovino.
Il provvedimento già approvato su nevicate e gelate permetterà invece alle aziende colpite, anche quelle che non hanno sottoscritto polizza assicurativa, di poter accedere alle risorse del Fondo di solidarietà nazionale e agli strumenti di carattere finanziario (sospensione dei pagamenti sui mutui bancari agrari, riduzione del 50% o sospensione su quelli previdenziali e assistenziali) messi a disposizione dallo Stato attraverso l’art. 5 del decreto legislativo 102/2004. (Segue)

I pastori sardi ritornano in piazza

vt2 Ritorna in piazza il Movimento Pastori Sardi. Manifestazione a Cagliari il 31 Ottobre. 65251_113969351998233_758825_n
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Riuniti a Tramatza i Comitati che hanno diffuso un duro comunicato per annunciare la ripresa della mobilitazione.
I pastori denunciano la vergognosa e scellerata politica della Giunta regionale che ha, di fatto, delegato all’Assessore all’agricoltura e ai burocrati regionali l’applicazione dell’accordo faticosamente raggiunto a Cagliari che prevvede la distribuzione alle aziende pastorali dei 45 milioni di euro per fronteggiare la grave e straordinaria crisi del comparto pastorale determinata, oltre che dalla gravissima siccità, dai ritardi del passato nella erogazione dei fondi nazionali, regionali e comunitari che hanno condotto alla disperazione i pastori e sull’orlo di una crisi quasi irreversibile migliaia di aziende. La Giunta, in occasione della grande manifestazione di Cagliari sembrava avere compreso il profondo stato di necessità della categoria e aveva preso impegni sinceri che stava onorando. Un accordo mal digerito dalle altre associazioni di categoria e dall’apparato burocratico-clientelare nonché da quella sorta di partito antipastori trasversale alle diverse forze politiche che non vuole prendere atto e riconoscere che il Movimento Pastori Sardi rappresenta oggi il più grande movimento organizzato di lavoratori della Sardegna, un movimento determinato, democratico e pacifico diffuso e radicato nel territorio, l’unico interlocutore valido per la Giunta per avviare un serio processo di riforma del comparto pastorale. Da qui la decisione, magari formalmente corretta ma decisamente scellerata di vincolare la erogazione dei contributi promessi per l’emergenza ai controlli atti ad esercitare il recupero coatto da parte dell’Inps dei debiti delle aziende nei confronti dell’erario maturati per i ritardi nei versamenti dei contributi previdenziali. Una provocazione bella e buona nei confronti di chi tenta di sopravvivere e di difendere il bestiame dopo aver dato credito agli impegni ufficiali assunti dalla Giunta. Una scelta illogica e pericolosa per la quale il Movimento chiede un ravvedimento della Giunta e le dimissioni dell’Assessore all’agricoltura. In attesa di soluzioni positive non resta che la risposta in piazza con una grande manifestazione a Cagliari indetta per il 31 Ottobre. (V.T.)
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Grave provocazione della Giunta regionale contro il Movimento Pastori Sardi, la più importante organizzazione di lavoratori dell’Isola.

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sedia di Vannitoladi Vanni Tola
Chi comanda in Regione? Pigliaru e Ganau sapranno onorare gli impegni assunti o cederanno il passo al partito anti pastori e alle ottusità di funzionari e burocrati responsabili della crisi delle campagne per i ritardi storici nella distribuzione dei finanziamenti e dei contributi? Non è cosi che si affronta l’emergenza, non è cosi che si recupera il rapporto tra politica e lavoratori.

Il mese di Agosto del 2017 ha rappresentato il maggior momento di tensione tra i lavoratori della campagne e la Regione a causa di una straordinaria crisi caratterizzata da siccità, crollo del prezzo del latte e della carne degli agnelli, mancanza di risorse finanziarie per sostentare il bestiame. Un intero comparto economico isolano ha visto minacciare la sua stessa sopravvivenza con gli immaginabili danni che ciò avrebbe provocato nella già disastrata economia isolana. Migliaia di pastori, disperati ma determinati, sono scesi in piazza per denunciare la crisi della pastorizia. La Giunta regionale, i presidenti Pigliaru e Ganau e i rappresentanti del Consiglio hanno preso atto, si sono resi conto della disperata condizione dei pastori sardi e hanno assunto l’impegno di individuare ulteriori finanziamenti da aggiungere a quelli già previsti per fronteggiare l’emergenza. L’impegno è stato onorato in tempi brevi, lo stesso Movimento ne ha dato atto pubblicamente alla Giunta. Un bel momento di democrazia dal basso. Un movimento serio, organizzato, forte e radicato nel territorio, pone un problema alla politica regionale. La Giunta riconosce il Movimento come interlocutore valido e credibile e agisce di conseguenza. I guai cominciano subito dopo con le altre organizzazioni di categoria che si sentono scavalcate (e lo sono) dal Movimento, con i burocrati regionali che anziché attivarsi per sveltire l’erogazione dei finanziamenti sembrano quasi volerne rallentare e ostacolare l’applicazione, con un movimento di opinione, trasversale a tutte le forze politiche, che continua a manifestare comportamenti ostili verso i pastori organizzati. A molti piace continuare a sostenere l’immagine stereotipata dei pastori “ignoranti, brutti e cattivi”, immaginati come lavoratori abituati a vivere di contributi e sovvenzioni piuttosto che impegnarsi in seri processi di riforma e modernizzazione del comparto, personaggi violenti che disturbano la quiete sonnacchiosa del capoluogo cagliaritano con campanacci e talvolta perfino con le pecore. Pensa cosi chi non conosce assolutamente il mondo pastorale e ignora le reali condizioni di vita dei pastori. Costoro non conoscono o fingono di non conoscere l’impegno che il Movimento Pastori sta mettendo in pratica da tempo per promuovere una reale riforma del mondo pastorale, un importantissimo comparto dell’economia isolana. Accade cosi, nel paese degli evasori, dove quasi nessuno – tranne i dipendenti pubblici con prelievo in busta paga – compie il proprio dovere di contribuente verso il fisco, che qualcuno si premura di tutelare gli interessi della fiscalità. Da qui deriva il suggerimento agli organismi che devono erogare i finanziamenti ai pastori di verificare la situazione contributiva delle aziende e di subordinare la concessione del contributo al saldo preventivo del debito erariale. In pratica i debiti per contributi non versati all’Inps negli anni della crisi. Qualcuno propone che sul premio dovuto debba essere applicata preventivamente la compensazione con i debiti in atto. Una scelta scellerata, illogica, provocatoria che equivale a mettere un cerino in prossimità di un pagliaio. Chiunque può comprendere che in un momento di grave e straordinaria crisi del comparto il pastore è costretto a dirottare tutte le risorse finanziarie per fronteggiare il problema principale, dar da mangiare e da bere alle pecore e difendere l’azienda. Alle tasse e contributi si penserà in seguito. Chiunque può comprendere che decurtare il contributo dovuto per la sopravvivenza delle aziende della parte di denari dovuta all’erario significa impedire di fatto alle aziende stesse di tentare di sopravvivere. Chiunque può comprendere che tale operazione esaspererebbe oltre ogni ragionevole limite la disperazione e la rabbia dei pastori generando grande malcontento sociale e mettendo a repentaglio la stessa sicurezza pubblica salvaguardata sapientemente con l’accordo di Agosto. Ma c’è altro ancora su cui interrogarsi. A chi conviene far fare al Presidente Pigliaru e al Presidente Ganau la figura di quelli che non onorano gli impegni assunti e, ciò che più importa in Sardegna, non mantengono la parola data? E’ per questo motivo che la vicenda dei pastori sta diventa sempre più una questione dell’intera Sardegna. Allora torniamo a domandarci, chi comanda alla Regione? Quali giochi di palazzo sono in atto sulle spalle e alle spese dei pastori? E’ per questo motivo che la manifestazione del 31 Ottobre, come quella del mese di Agosto, dovrà essere una grande e pacifica manifestazione di massa dei pastori, con i sindaci, le famiglie, e tutti i sardi che non faranno mancare la loro solidarietà al mondo pastorale.
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