No nel Referendum costituzionale

Oggi martedì 6 dicembre 2016

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Ripartiamo dalla Costituzione
democraziaoggidi Andrea Pubusa, su Democraziaoggi.

L’abbiamo difesa due volte in dieci anni ora dobbiamo tornare alla Costituzione e attuarla.
Abbiano impedito – come profeticamente diceva Dossetti nel 1994 – ”a una maggioranza che non ha ricevuto alcun mandato al riguardo, di mutare la nostra Costituzione” . Berlusconi prima e Renzi poi si sono arrogati “un compito che solo una nuova Assemblea Costituente, programmaticamente eletta per questo, e a sistema proporzionale, potrebbe assolvere come veramente rappresentativa di tutto il nostro popolo. Altrimenti sarebbe un autentico colpo di stato”.
E contro la legge scasso di Berlusconi soggiungeva con parole di un’attualità sconvolgente verso la scasso di Renzi:
“Ora la mia preoccupazione fondamentale è che si addivenga a referendum, abilmente manipolati, con più proposte congiunte, alcune accettabili e altre del tutto inaccettabili, e che la gente totalmente impreparata e per giunta ingannata dai media, non possa saper distinguere e finisca col dare un voto favorevole complessivo sull’onda del consenso indiscriminato a un grande seduttore: il che appunto trasformerebbe un mezzo di cosiddetta democrazia diretta in un mezzo emotivo e irresponsabile di plebiscito. Quante volte questo è accaduto con grande facilità nella storia anche recente, e nostra e di altri Paesi europei!”
Ora, battuto anche il tentativo di Renzi, bisogna orima di tutto pretendere un ritorno alla normalità costituzionale. Il Presidente della Repubblica dia tre mesi per l’approvazione di una legge elettorale rispettosa della sentenza n. 1/2014 della Corte costituzionale e poi si vada finalmente al voto per eleggere un parlamento legittimamente e formare un governo, espressione del corpo elettorale e del Parlamento liberamente eletto.
Poi si tratta di attuare la Costituzione a partire dal lavoro e dal principio di eguaglianza che implica una politica di redistributiva dopo anni di massacro dei redditi bassi. L’occupazione giovanile è il primo obiettivo, quello su cui concentrare tutte le risorse e le energie. Bisogna poi rilanciare le autonomie regionali, a partire da quella sarda, dove la sensibilità generale spinge verso forme più avanzate di poterì e facoltà della nostra isola. Bisogna ridare, all’interno, rappresentanza ai territori massacrati dal commissariamento delle province.
Ma non dobbiano dimenticare un equilibrato esame della Costituzione, senza escludere, nel rigoroso rispetto dei valori, la possibilità di attente modifiche. Ancora Dossetti diceva: «Non si vuol dire, con questo, che nel caso nostro non ci siano cose da cambiare, in corrispondenza delle grosse modificazioni intervenute nella nostra società negli ultimi decenni. È molto avvertita, per esempio, una diffusa e pervasiva alterazione patologica dei rapporti tra privati, partiti e pubblica amministrazione; come pure la pletoricità e macchinosità di un sistema amministrativo che non si adatta più alle dinamiche di una società moderna; e ancor più la degenerazione privilegiaria e clientelare dello stato sociale (tradito); la necessità di una lotta sincera e non simulata alla criminalità organizzata; e infine l’emergenza e la necessità di adeguata valorizzazione di una nuova classe operosa di piccoli e medi imprenditori.
Si può aggiungere l’esigenza di uno sveltimento della produzione legislativa, e perciò la riforma dell’attuale bicameralismo; e soprattutto un’applicazione più effettiva e più penetrante delle autonomie locali, da perseguirsi, però, al di fuori di ogni mito che tenda a stabilire distinzioni aprioristiche nel seno del popolo italiano e che perciò tenda a scomporre l’unità inviolabile della Repubblica.
Se tutto questo sarà fatto, nel rispetto della legalità e senza spirito di sopraffazione e di rapina, nell’osservanza formale e sostanziale delle modalità costituzionali, non ci può essere nessun pregiudizio negativo, anzi ci deve essere un auspicio favorevole.
Ma c’è una soglia che deve essere rispettata in modo assoluto. Certo oltrepasserebbe questa soglia una disarticolazione federalista come è stata più volte prospettata dalla Lega. E ancora oltrepasserebbe questa soglia qualunque modificazione che si volesse apportare ai diritti inviolabili civili, politici, sociali previsti dall’attuale Costituzione. E così pure va ripetuto per una qualunque soluzione che intaccasse il principio della divisione e dell’equilibrio dei poteri fondamentali, legislativo esecutivo e giudiziario, cioè per ogni avvio, che potrebbe essere irreversibile, di un potenziamento dell’esecutivo ai danni del legislativo, ancorché fosse realizzato con forme di referendum, che potrebbero trasformarsi in forme di plebiscito.»

Questi concetti ha ribadito con pacatezza Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell’Anpi, e tutti noi durante la campagna referendaria e alla grande assemblea di Cagliari, nascosta dall’Unione sarda, servile, come sempre, verso i potenti di turno. Ora dobbiamo essere esigenti nel pretendere dagli organi costituzionali e da quelli regionali un rispetto della volontà popolare così largamente e chiaramente espressa. Dobbiamo riprendere il cammino nel segno della nostra Carta, che contiene in sé il programma generale per uscire da quesi annni bui e riprendere un cammino pacifico di civiltà e di giustizia.
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La Legge di modifica della Costituzione Renzi-Boschi è stata respinta!
di Marco Sini su il manifesto sardo.

Lunedì 5 dicembre 2016 The after day – Ha vinto il Popolo in Italia e in Sardegna – Ha vinto la COSTITUZIONE – Abbiamo vinto!

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HA VINTO LA COSTITUZIONE
Ha vinto la Costituzione, ha vinto la sovranità popolare, ha vinto il popolo, ha vinto la democrazia, ha vinto la verità.
Ha vinto la verità contro le bugie.
Hanno vinto i movimenti, i partigiani, il sindacato, le associazioni.
Ha perso il PD, ma non si dica che hanno vinto altri partiti: nessuno di loro può affermarlo, quando si tratta di loro metà degli elettori resta a casa.
Ha perso Renzi, ha perso la maggioranza blindata del suo partito, ha perso il governo, ha perso la maggioranza blindata di un parlamento illegittimo, i mille giorni inutili di un re da fumetto e dei suoi cortigiani.
In Sardegna hanno perso Pigliaru, Soru, Pani, Demuro, più renziani di Renzi, ha perso il sindaco muto di Cagliari.
Tutti costoro traggano le conseguenze della sconfitta, si dimettano, si nascondano, tacciano.
Ora ci sono mille cose da fare.
Pacificare gli schieramenti e lavorare tutti per:
1. Un parlamento legittimo, dunque una giusta legge elettorale.
2. Un Governo capace di affrontare le vere emergenze: lavoro, scuola, salute, casa, una vita dignitosa per tutti.
3. Una giusta legge elettorale per la Sardegna e subito elezioni per
4. Una Giunta regionale che lavori per i sardi e non per Roma.
5. Una Costituente sarda per rinnovare lo Statuto, che affermi la sovranità assoluta dei sardi sul loro territorio. (ognuno si tenga le sue scorie, prego) e una scuola che insegni storia, cultura e lingua sarda.
6.. Una Rai e un’informazione in genere che non sia serva del partito del Presidente del Consiglio.
7. Una Costituente italiana per riformare IN MEGLIO la Costituzione, mantenendo sempre la sovranità del popolo lavoratore. (p.m.)
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Grande vittoria del NO. Costruiamo l’oggi e il futuro. Con il Popolo.
di Vanni Tola
sedia di VannitolaLa grande vittoria del NO al referendum respinge un progetto osceno di stravolgimento della Costituzione. Gli elettori hanno detto in modo chiaro e inequivocabile di non essere d’accordo. Non è poco, è moltissimo. Ciò detto, però, direi che è necessario essere molto cauti nel delineare nuovi scenari. La prudenza è d’obbligo. Intanto non è scontata l’uscita di Renzi dalla scena politica. Al di la delle Sue dichiarazioni “a caldo”, l’unica certezza è che oggi pomeriggio il Presidente del Consiglio presenterà le dimissioni al Capo dello Stato. Un altro dato di fatto, condiviso da tutti, è la indispensabilità di riscrivere le leggi elettorali. Richiedere le elezioni subito è desiderio di molti ma è evidente che il “subito” significa non prima di un anno. A troppe forze politiche non conviene misurarsi col confronto elettorale in questa fase. Sarebbe quindi folle ragionare come se avessimo già superato il guado del fiume. Non lo abbiamo ancora fatto. Al massimo possiamo affermare di avere appena cominciato e non sappiamo a che cosa andremo incontro nell’immediato futuro. Domani, passata l’euforia, avremo maggiori elementi di analisi del voto e degli scenari possibili.
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Che bella domenica! Che radioso lunedì!
Gianna Lai, presidente dell’ANPI di Cagliari
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Pigliaru, il tuo tradimento è stato scoperto e sconfitto, ora, dammi retta!, vai a casa!
democraziaoggiAndrea Pubusa su Democraziaoggi
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occhialini biolchiniFrancesco Pigliaru, un estraneo alla guida della Regione.
di Vito Biolchini su vitobiolchini.it
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- Su Il fatto quotidiano.
Vince il no e la sinistra alza la bandiera. Su il manifesto.
- I risultati su La Repubblica online (http://www.repubblica.it/static/speciale/2016/referendum/costituzionale/).
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Referendum: la profezia del vecchio “saragatiano” ai banchetti per il NO e contro l’Italicum quel venerdì 10 giugno 2016. Ora mi ricordo.
Ecco il fatto raccontato su Democraziaoggi dell’11 giugno 2016.
Franco Meloni, direttore Aladinews
11 Giugno 2016 – 11:57
Ieri (venerdì 10) al nostro banchetto di via Garibadi si è avvicinato un distinto signore, anziano, ma non diciamo l’età, il quale ha così esordito: “Siete del Comitato per il referendum costituzionale? Sapete io sono contento di questa riforma di Renzi”. Noi siamo democratici e parliamo con tutti, anche quelli che si professano per il Sì e pensavamo di avere a che fare con uno di questi. Ma il signore, sorprendendoci, ha così continuato: “Sapete perché? Perché questa volta Renzi l’ha fatta proprio grossa e prenderà una bella batosta, tale da farlo scomparire dalla scena politica. Sa – ha continuato il simpatico (a questo punto molto simpatico) signore – io sono stato un socialdemocratico saragatiano e non posso sopportare un personaggio messo da chi sa chi (ma io lo so: l’ex presidente della Repubblica) a distruggere quanto di buono è stato fatto nel nostro Paese. Perciò firmo subito sia contro la legge elettorale sia contro la sciagurata riforma, che sono sicuro non passerà! Siamo dalle stessa parte!”. Beh! Sono soddisfazioni. La raccomandazione che ne viene è che noi militanti per la Costituzione nella nostra attività dobbiamo essere aperti, inclusivi, dialoganti, costruttivi… nello spirito che caratterizzò i nostri costituenti nella costruzione della Repubblica nata dalla Resistenza! Questo è il messaggio che molti, moltissimi giovani comprendono e condividono. E’ la nostra carta vincente!

Dopo il NO nel referendum costituzionale, in Sardegna a livelli altissimi. Con e Per la Sardegna

Incontro del 10 dic 2016

« L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. » (Articolo 1 della Costituzione italiana)

REFERENDUM. VINCE IL NO. Il POPOLO si riappropria delle proprie prerogative costituzionali!
E il POPOLO SARDO ESPRIME UN NO STRABILIANTE. E’ bene che Pigliaru ne prenda atto e si dimetta così come Renzi ha fatto in questi minuti. Costruiamo insieme l’alternativa. Ci sono le condizioni per farlo!

Cari studenti miei, cari lavoratori, cari amici democratici… Mi rivolgo a voi in amicizia per dirvi che la Sardegna e l’Italia non hanno bisogno di correre questi rischi, che bisogna riprendere, con pazienza e unità, quel cammino che, grazie alla nostra Costituzione, ci ha consentito di diventare, da un Paese rurale e arretrato, un grande Paese civile e avanzato, da una comunità di analfabeti una società di persone consapevoli. Ora dobbiamo difendere la nostra Carta poi avremo il tempo, tutti insieme, per emendarla nelle parti che risulteranno osbolete. D’altra parte, siamo cresciuti fino all’inizio degli anni ‘80 attraverso l’attuazione della Costituzioone, siamo tornati indietro man mano che, sotto la sferza del neoliberismo, i nostri partiti e i nostri governi se ne sono allontanati. Oggi Renzi, in sintonia con i poteri forti interni e internazionali, vuole adeguare la Costituzione a questa nuova realtà che taglia diritti e spazi democratici, che umilia il lavoro e lascia a spasso i giovani, che mette in pericolo la nostra democrazia. Noi non dobbianmo permetterlo. Per questo vi invito a recarvi alle urne e a votare NO

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di Andrea Pubusa, coordinatore del Comitato Sardo per il NO nel referendum costituzionale.

Cari studenti miei, ormai diventati professionisti, funzionari, avvocati, magistrati o seriamente inseriti nel mondo del lavoro, che ho avuto il piacere di conoscere in ragione della mia lunga docenza, cari lavoratori e compagni con cui ho condiviso l’impegno per una Sardegna e un’Italia più giusta ed uguale, in una vita di militanza dignitosa nella sinistra, democratici amici di tante battaglie di civiltà, cari colleghi del Foro, difensori dei diritti dei cittadini, con l’animo pieno di preoccupazione, mi rivolgo a voi per invitarvi al voto contro lo stravolgimento della nostra Costituzione proposto da Renzi. Ve lo chiedo con la stessa passione con la quale dalla cattedra, dal Consiglio regionale, dal microfono di un’assemblea o con la toga vi ho invitato alla difesa dei diritti fondamentali, del lavoro o vi ho spronato ad un impegno comune per un Paese più avanzato e civile.
Tutte le nostre conquiste democratiche sono in pericolo. La sovranita popolare che vuole il corpo elettorale fonte di ogni legittimazione degli organi pubblici a partire dal Parlamento e dal Governo; le autonomie locali che postulano comunità, comunali, provinciali e regionali, capaci, nell’ordine delle competenze stabilito dalla Costituzione, di decidere per gli interessi esclusivi dei propri cittadini e concorrere alle scelte dei livelli di governo superiori; il bilanciamento dei poteri che deve esistere non solo fra gli organi costituzionali, ma anche attraverso l’indefettibile garanzia dei diritti inviolabili della persona e delle libertà collettive e territoriali; l’indipendenza interna ed esterna degli organi di garanzia, cui è rimessa la custodia degli delicati equilibri costituzionali.
Perché mi appello a voi? Perché il testo Renzi-Boschi-Verdini non si limita a ritocchi della nostra Carta, ma ne mina gli equilibri, colpendo due pilastri del bilanciamento dei poteri: il corpo elettorale e il parlamento, da un lato, le regioni e le autonomie locali, dall’altro. Il bilanciamento viene così incrinato a favore del governo che diviene il centro unico e unilaterale delle decisioni rilevanti nel nostro Paese con il ridimensionamento altresì del ruolo delle formazioni sociali intermedie, cui si deve quel prezioso ingrediente di qualsiasi democrazia, che si chiama partecipazione volontaria e disinteressata.
Una oligarchia di esponenti dei poteri forti, ingrossata da una ampia turba di nominati sempre pronti a dire sì, diventerà l’arbitro dei nostri destini. Questo si sta già in larga misura verificando, basta vedere la recente campagna elettorale fatta da Renzi, da ministri, sottosegretari, presidenti di regione e esponenti vari del sottogoverno, sempre circondanti da cercatori di commesse e prebende.
In queste ore i sostenitori del sì ci spaventano evocando i pericoli conseguenti alla vittoria del NO. In realtà, l’esistente è già orrendo ed è un’anticipazione di quanto di peggio accadrà se vince il sì. Un capo del governo nominato, non eletto dai cittadini in un’elezione generale, una Camera formata sulla base di una legge elettorale costituzionalmente illegittima (il Porcellum annullato dalla sent. n. 1/2014 della Corte costituzionale), una stampa asservita, una radioTv pubblica completamente alle mercè del capo del governo, sindaci e presidenti di regione sempre genuflessi di fronte al potere centrale: se prevarrà il sì questa tendenza all’oligarchia e all’accentramento autoritario non avrà più argini. E non è detto che domani a diventare padrone del Paese sia il segretario del PD. In Europa diventano sempre più minacciosi gli umori di una destra estrema, nemica della democrazia, che, con la Costituzione e l’Italicum voluti da Renzi, può divenire padrona assoluta del campo, con un immancabile travolgimento delle libertà e delle garanzie. Le Costituzioni e le leggi non si fanno per questo o per quel partito o leader politico, si fanno per dare equilibrio democratco al Paese, oggi e domani.
Per questo mi rivolgo a voi in amicizia per dirvi che la Sardegna e l’Italia non hanno bisogno di correre questi rischi, che bisogna riprendere, con pazienza e unità, quel cammino che, grazie alla nostra Costituzione, ci ha consentito di diventare, da un Paese rurale e arretrato, un grande Paese civile e avanzato, da una comunità di analfabeti una società di persone consapevoli. Ora dobbiamo difendere la nostra Carta poi avremo il tempo, tutti insieme, per emendarla nelle parti che risulteranno osbolete. D’altra parte, siamo cresciuti fino all’inizio degli anni ‘80 attraverso l’attuazione della Costituzioone, siamo tornati indietro man mano che, sotto la sferza del neoliberismo, i nostri partiti e i nostri governi se ne sono allontanati. Oggi Renzi, in sintonia con i poteri forti interni e internazionali, vuole adeguare la Costituzione a questa nuova realtà che taglia diritti e spazi democratici, che umilia il lavoro e lascia a spasso i giovani, che mette in pericolo la nostra democrazia. Noi non dobbianmo permetterlo. Per questo vi invito a recarvi alle urne e a votare NO.
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Impegnati per il NO. “Non stiamo votando pro o contro Matteo Renzi, ma per bloccare una riforma che potrebbe produrre condizioni molto spiacevoli per noi. Votare NO per i Sardi è l’unica scelta”
NO-sardo11 agosto 2017. La sorpresa dopo il SI
di Nicolò Migheli

By sardegnasoprattutto

Per fortuna era venerdì, cominciava la lunga sospensione ferragostana. A Cagliari faceva caldo, molto caldo. Quell’anno sul golfo del Leone dovevano aver montato una barriera. Il maestrale mancava dal 25 di giugno. La data la conoscevano tutti, perché è da quel giorno che si viveva dentro una cappa di umidità afosa. I cagliaritani come sempre affollavano il Poetto, chi poteva era partito o risiedeva nelle case del litorale.

Nella sede della presidenza regionale si era a ranghi ridotti, le ferie erano già cominciate. Però il presidente era lì, con i collaboratori definiva gli ultimi impegni prima delle vacanze. Squillò il telefono. «Presidente, ho in linea la segreteria del Presidente del Consiglio» «Me la passi» nel contempo fece cenno ai suoi collaboratori di lasciare la stanza. «Presidente Pigliàru, buon giorno» «Pìgliaru, prego…» Rispose il presidente, rassegnato al fatto che dopo tanti anni nessuno oltre Tirreno azzeccasse una volta l’accento. La voce femminile all’altro capo del filo tradiva imbarazzo.

« Mi scusi ancora una volta presidente, è che i vostri accenti sono difficili per noi; mi scusi ancora, le passo il presidente» Una musichetta d’attesa per pochi secondi e poi: «Francesco ciao, come va?» «Va che siamo alle solite Matteo, mi avevi promesso più Canadair ed invece ce ne hai lasciato solo uno» «Non ti preoccupare arriveranno anche gli altri, certo che se i pecorai abbandonassero il vizio di dar foco alle ^ampagne la sarebbe tutta più facile»

«Ancora con questa storia Matteo, e poi dove sono finiti tutti quei milioni che ci avevi promesso prima del referendum? Qui me li chiedono tutti ed io non so più che dire» «Arriveranno France’ arriveranno, l’è che in questo momento abbiamo un po’ di difficoltà, le solite cose: i mercati, la situazione internazionale, e poi lo sai anche tu, Trump ha diminuito il suo impegno con la NATO; in Europa si è deciso di aumentare il budget per la difesa, dobbiamo raggiungere il 2% del PIL entro il 2020, non è facile, ma li avrete quei finanziamenti. Però dai, con la riforma costituzionale sei diventato senatore, non ti va bene?»

«Certo, però non mi sono dato da fare per il SI solo per questo, è perché nella riforma ci credo veramente, anche se non lo sono diventato di fatto per via dell’adeguamento dello statuto» «È nostro interesse che la procedura costituzionale sia la più veloce possibile, però ti chiamavo per un motivo ben preciso, è correttezza istituzionale che tu sia il primo a saperlo, non vorrei che la notizia tu l’abbia ad apprendere da un lancio di agenzia o da un tweet di qualche gola profonda.» Renzi si interruppe, poi misurando le parole:

«Come saprai il comitato scientifico e la Sogin hanno scelto il sito per il Deposito Unico sulle scorie nucleari…» «Cosa stai per dirmi…» Il presidente alzò il tono della voce, non era sua abitudine ma lo fece. «Ti sto dicendo che per al Sardegna si presenta una opportunità unica, investimenti per miliardi di euro, un centro ricerca internazionale, un futuro non più legato solo ad una economia di pecorai»

«E dove vorreste farlo questo sito che ci farà diventare tutti ricchi?» Sibilò il presidente con una vena di sarcasmo: «La Sogin ha scelto il sito di Òttana… » «Ottàna..» replicò Pigliaru sempre più stizzito.

«Si certo Ottana, lontano dal fiume però, nella zona industriale, e poi un altro investimento consistente nel porto di Arbatax per il deposito provvisorio, una strada veloce che unisca l’Ògliastra al sito scelto. Ottana poi è a due passi da Màcomer, lì c’è l’esercito, è vicina a Nuòro dove possiamo mettere un altro distaccamento militare nelle vecchie caserme dell’artiglieria, il sito è strategico, dobbiamo militarizzarlo per forza. Però è una opportunità, ne converrai.»

Il presidente si vide nel bilico di un precipizio, il mondo che gli cadeva addosso. Mai avrebbe immaginato di trovarsi in una situazione simile, i suoi consiglieri avevano sempre minimizzato, anzi escluso che quel deposito si dovesse realizzare in Sardegna, una scelta antieconomica dicevano. Come aveva fatto a fidarsi di quel politico solo promesse ed accenti sbagliati?

Tossì, si riprese, e poi con tono duro: «Matteo, fino a prova contraria siamo ancora una regione autonoma, le competenze sull’ambiente sono nostre. Aspettati una opposizione in tutte le sedi, questo lo devi sapere fin d’ora» «Ma perderete» replicò sornione Renzi. «Questo si vedrà!»

«Perderete, perché ti vorrei ricordare che con la riforma è entrata in vigore la clausola della supremazia che invalida ogni altra decisione, perché è in ballo l’interesse nazionale e poi è cambiato il contesto costituzionale, ciò che valeva prima del 4 di dicembre oggi non ha più senso. L’è tutta un’altra roba.»

«No Matteo! Non posso accettare una simile imposizione, già sopportiamo un carico senza pari di servitù militari ed ora ce ne imponi un’altra che durerà secoli!» «Ma è una opportunità anche per voi, la devi vedere con questa ottica.» Rispose Renzi suadente

«In Sardegna scoppierà una rivolta, tu e il tuo partito non prenderete più un voto!» «Dappertutto in Italia sarebbe così, ma voi siete solo il 2,6% del corpo elettorale, non sarà una gran perdita, e poi quando arriveranno i dindi, perché come dicono da noi: “Senza dindi ‘un se lallera”, vedrai che ti faranno un monumento. Voi sardi siete in stato di bisogno e come tutti sensibili ai finanziamenti.» «Ci sentiremo nelle sedi opportune.»

Francesco Pigliaru posò violentemente il telefono, chiamò i suoi collaboratori e raccontò di quel colloquio, concluse con: «Quando la notizia sarà pubblica, cercheremo di impugnare in tutte le sedi quel dictat, so anche che sarà molto difficile vincere, se non impossibile. Nel tempo vedremo come agire, cosa fare.» «Ho fatto bene a votare NO. Te l’avevo detto che questa riforma sarebbe stata per noi una fregatura» interloquì uno dello staff.

«Forse sarà così, a suo tempo però sembrava utile per l’Italia e la Sardegna.» Replicò il presidente sempre più angosciato.

È solo un raccontino fantapolitico di tardo autunno, ma anche una possibilità reale se domenica 4 dicembre dovesse vincere il SI. Per correttezza bisogna aggiungere che anche oggi con la costituzione vigente, è possibile che la Sardegna venga scelta come sede del DUdSN. Ora però è più facile agire contro una decisione simile e bloccarla. Mi scuso con il presidente Francesco Pigliaru se nel testo ho dovuto citarlo con il suo nome e cognome, ma usare uno pseudonimo sarebbe stato inutile, sarebbe stato riconosciuto comunque.

Non credo che questa distopia indurrà chi ha già deciso per il si a votare NO, però mi rivolgo agli incerti, non stiamo votando pro o contro Matteo Renzi, ma per bloccare una riforma che potrebbe produrre condizioni molto spiacevoli per noi. Votare NO per i Sardi è l’unica scelta.
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Francesco Pigliaru, ti accuso davanti al popolo sardo di alto tradimento e di attentato allo Statuto speciale, perché tu, sostenendo il sì, apri la porta all’aggressione contro l’autonomia della Sardegna

democraziaoggi Andrea Pubusa su Democraziaoggi

Caro Pigliaru,

l’altro giorno la Boschi in Sardegna ha confermato, puoi negarlo?, che le regioni ordinarie vengono piallate con la clausola di supremazia speciale e l’assegnazione allo Stato di materie vitali per ogni comunità, quali le infrastrutture strategiche, l’ambiente, le fonti energetiche. Tu ben sai cos’è la clausola speciale di prevalenza. E’ la previsione che il governo, proprio così il governo!, possa avocare allo Stato materie attribuite dalla Costituzione alle Regioni quando ritenga che lo richieda l’interesse nazionale. Ora, tu dirai, questo è ragionevole. Ma lo è meno, anzi è insensato, se pensi che questo interesse nazionale è un concetto labile e scivoloso. Chi stabilisce se esso effettivamente esiste o se è un pretesto per togliere la competenza alla Regione? Lo è, dice la deforma Renzi-Boschi, sol che il governo lo affermi! Ed è una qualificazione insindacabile, perché l’interesse nazionale è concetto così fumoso da non poter essere sindacato neppure dalla Corte costituzionale. E allora, tradotto dal giuridichese, questa clausola di prevalenza azzera le autonomie regionali, riducendole a grandi municipi, perché elimina la garanzia costituzionale delle competenze regionali. E intacca l’art. 5 della Costituzione che dice che “la Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali…“, perché evidentemente non garantisce e promuove le autonomie regionali una revisione che mette in balia del governo centrale perfino la competenza legislativa delle Regioni. E poi l’accentramento dell’ambiente e delle grandi infrastutture o la materia energetica vuol dire che, se il governo decide lo stoccaggio delle scorie nucleari nelle miniere sarde, lo Stato potrà farlo senza intesa con la Regione, e così, senza intelocuzione con la Regione, potrà incidere sul nostro ambiente naturale, potrà disporre trivellazione e simili scempi. Proprio l’altra sera a S. Antioco, nel corso di un dibattito, abbiamo ricordato che il Tar Sardegna ha bloccato l’installazione di un potente radar nell’Isola perché il ministero, accampando l’interesse nazionale, aveva deciso unilateralmente di piazzarlo, senza tener conto dell’interesse della popolazione alla tutela della salute e senza rispettare l’ambiente in una zona con protezione speciale. Se vince il Sì questo domani il governo potrà farlo e non ci sarà alcuna tutela, non ci sarà alcun Tar a garanzia dei diritti della popolazione.
Caro Pigliaru, la Boschi a Cagliari ha anche detto che la deforma non mette in discussione le Regioni speciali, ma, udite! udite!, “prevede che anche queste debbano fare uno sforzo di modernizzazione e accettare le sfide del cambiamento“. Ora, siccome la modernità per la Boschi e per Renzi è segare le autonomie regionali e locali per accentrare, il messaggio è abbastanza chiaro e terribile. Attraverso l’intesa gli Statuti speciali devono essere modificati in modo da renderli simili alla disciplina delle Regioni ordinarie. D’altronde, tutti i commentatori fanno notare l’anomalia di un ordinamento generale in cui le Regioni ordinarie vengono ridimensionate e quelle speciali rimangono com’erano. L’accentramento non può soffrire eccezioni e, dunque, anche gli Statuti speciali dovranno essere ridimensionati con l’intesa delle Regioni. Del resto – chiedi conferma a Demuro – soffia in Italia un forte vento contro le Regioni speciali, e non da oggi, da molte parti se ne chiede la soppressione. Se passa il sì e vengono ridimensionate le Regioni ordinarie, il prossimo bersaglio saranno quelle speciali, che sole e isolate, non potranno che soccombere.
Caro Pigliaru, tu però opponi l’intesa e lasci intendere che questa ci sarà solo se l’autonomia sarda non verrà ridotta. Ma come crederti, se non hai perso occasione per mostrarti ossequioso rispetto a Renzi e al governo nazionale, in questa campagna referndaria di attacco duro al regionalismo del nostro ordinamento? No, tu non sei credibile perche in questa vicenda hai tradito la tua alta funzione di rappresentante di tutti noi. Non ti contesto ovviamente di avere un’opinione sul referendum, quandomai!, ti contesto il diritto e l’opportunità di partecipare a manifestazioni propagandistiche per il sì, mentre tu e ancor prima il capo del governo da questa partita referendaria dovevate tenervi fuori ed essere solo garanti del regolare e paritario svolgimento del confronto. Tu in questo modo hai cessato di essere il mio presidente, mio in quanto sardo, pur non condividendo la tua totale incapacità ed inerzia politica, e sei diventato il presidente del PD, ossia di una parte largamente minoritaria dei sardi.
Caro Francesco, nella franchezza che ha sempre caratterizzato i nostri rapporti e per la lealtà dovuta a tutti i sardi/e, a seguito delle tue prese di posizione sull’autonomia sarda, ti accuso di alto tradimento dei sardi e di attentato allo Statuto speciale, che, se dio non voglia, passerà lo scasso Renzi-Boschi-Verdini, sarà immediatamente aggredito da tutte le forze che hanno votato il sì e che non potranno tollerare questa evidente anomalia dell’esistenza di Regioni speciali nel deserto del regionalismo italiano. Tu stai spalancando le porte ai nemici dell’autonomia sarda, del popolo sardo, anzi ne sei diventato un nemico tu stesso, da primo difensore che dovevi e devi esserne. E poi tu tradisci anche l’insegnamento de nostri padri dell’autonomismo da Gramsci, a Lussu fino a un tal Antonio Pigliaru, che ha scritto pagine mirabili, ripendendo l’insegnamento gramsciano, nel lavoro: L’autonomia come riforma democratica dello Stato e della sovranità e come momento di estinzionea democratica dello Stato, (“Democrazia e Diritto”,n. .2, aprile – giugno, 1963). In questo scritto Antonio Pigliaru vede nelle autonomie un modo concreto di riduzione democratica dello Stato, un ridimensionamento dell’apparato centralistico a vantaggio delle Regioni, tu invece, con Renzi-Boschi-Verdini, vedi in essa un intralcio al comando statale e ti batti per una forma di neoaccentamento antiquato e pericoloso. Non so che altro dirti. Spero che i sardi sommergano te e gli altri con una valanga di
NO.

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NO SARDEGNA
Cagliari: 300 donne lanciano un appello per il NO. Crescono le adesioni
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No di Stefano Puddu Crespellani
- Il NO di Stefano Puddu Crespellani su il manifesto sardo.

Votiamo NO – Difendiamo la nostra Costituzione – Difendiamo la Sardegna – Apu nau chi NO – Votiamo NO

NO-NO-NOOO1NO SARDEGNA

Oggi domenica 4 dicembre 2016 * Impegnati per il NO

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No comitato sardoNO sardo
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Cari studenti miei, cari lavoratori, cari amici democratici…
democraziaoggiAndrea Pubusa su Democraziaoggi.

Impegnati per il NO

No contro Governo
No comitato NO

Impegnati con passione per il NO. Lettera del Coordinatore del Comitato Sardo per il NO nel referendum costituzionale

NO-NO-NOOO1NO SARDEGNACari amici e compagni, care amiche e compagme,

abbiamo concluso una campagna referendaria dura e difficile, iniziata quasi un anno fa, nel febbario scorso. L’abbiamo condotta senza mezzi, mossi solo dal nostra passione civile e da patriottismo costituzionale. Abbiamo condotto una battaglia di verità e di unità contro le forze della divisione e della menzogna. Intorno a noi si sono, via via, mobilitate tante persone di buona volontà, migliaia di donne ed uomini a cui stanno a cuore i valori di libertà e di eguaglianza che la nostra Carta. frutto mirabile della Resistenza, racchiude.
Siamo stati traditi dai nostri governanti regionali che, anziché difendere le istituzioni autonomistiche, per servilismo, calcolo o convenienza, hanno aperto le porte ad un attacco, mai visto prima d’ora, alle autonomie locali e regionali, e cioé ad uno dei pilastri su cui si fonda il bilanciamento dei poteri nel nostro ordinamento. Hanno accettato e sostenuto la svolta neocentralistica con la falsa argomentazione che lo Statuto è indenne dallo scasso Renzi, ma omettono di dire che la compressione delle Regioni ordinarie è l’anticamera per l’aggressione alle regioni speciali e all’autonomia sarda, che, sola e isolata, sarà, se vince il sì, facile vittima del montante spirito neocentralista.
Con loro dovremo fare i conti, politicamente, dopo il 4 dicembre qualunque sia l’esito, così come dovremo farli con coloro che, per opportunismo, hanno mantenuto il silenzio, prestandosi al gioco degli sfascisti…
Ora dobbiamo spendere le ultime energie nei contatti personali e familiari per portare voti al NO. E, dunque, ancora un ultimo sforzo. Voglio però dire a tutti voi che dovete essere orgogliosi di voi stessi, dovete essere fieri di questo vostro impegno, profuso con generosità e passione civile.
Per parte mia voglio ringraziarvi per le energie positive che avete messo in circolo e che hanno dato a me, a ciascuno di noi e a migliaia di cittadini la forza di sostenere questa dura ed impari battaglia.
Ecco perché in questo momento, alla vigilia del voto, voglio salutarvi tutti con affetto.
Andrea Pubusa

Impegnati per il NO. “Non stiamo votando pro o contro Matteo Renzi, ma per bloccare una riforma che potrebbe produrre condizioni molto spiacevoli per noi. Votare NO per i Sardi è l’unica scelta”

NO-sardo11 agosto 2017. La sorpresa dopo il SI
di Nicolò Migheli

By sardegnasoprattutto

Per fortuna era venerdì, cominciava la lunga sospensione ferragostana. A Cagliari faceva caldo, molto caldo. Quell’anno sul golfo del Leone dovevano aver montato una barriera. Il maestrale mancava dal 25 di giugno. La data la conoscevano tutti, perché è da quel giorno che si viveva dentro una cappa di umidità afosa. I cagliaritani come sempre affollavano il Poetto, chi poteva era partito o risiedeva nelle case del litorale.

Nella sede della presidenza regionale si era a ranghi ridotti, le ferie erano già cominciate. Però il presidente era lì, con i collaboratori definiva gli ultimi impegni prima delle vacanze. Squillò il telefono. «Presidente, ho in linea la segreteria del Presidente del Consiglio» «Me la passi» nel contempo fece cenno ai suoi collaboratori di lasciare la stanza. «Presidente Pigliàru, buon giorno» «Pìgliaru, prego…» Rispose il presidente, rassegnato al fatto che dopo tanti anni nessuno oltre Tirreno azzeccasse una volta l’accento. La voce femminile all’altro capo del filo tradiva imbarazzo.

« Mi scusi ancora una volta presidente, è che i vostri accenti sono difficili per noi; mi scusi ancora, le passo il presidente» Una musichetta d’attesa per pochi secondi e poi: «Francesco ciao, come va?» «Va che siamo alle solite Matteo, mi avevi promesso più Canadair ed invece ce ne hai lasciato solo uno» «Non ti preoccupare arriveranno anche gli altri, certo che se i pecorai abbandonassero il vizio di dar foco alle ^ampagne la sarebbe tutta più facile»

«Ancora con questa storia Matteo, e poi dove sono finiti tutti quei milioni che ci avevi promesso prima del referendum? Qui me li chiedono tutti ed io non so più che dire» «Arriveranno France’ arriveranno, l’è che in questo momento abbiamo un po’ di difficoltà, le solite cose: i mercati, la situazione internazionale, e poi lo sai anche tu, Trump ha diminuito il suo impegno con la NATO; in Europa si è deciso di aumentare il budget per la difesa, dobbiamo raggiungere il 2% del PIL entro il 2020, non è facile, ma li avrete quei finanziamenti. Però dai, con la riforma costituzionale sei diventato senatore, non ti va bene?»

«Certo, però non mi sono dato da fare per il SI solo per questo, è perché nella riforma ci credo veramente, anche se non lo sono diventato di fatto per via dell’adeguamento dello statuto» «È nostro interesse che la procedura costituzionale sia la più veloce possibile, però ti chiamavo per un motivo ben preciso, è correttezza istituzionale che tu sia il primo a saperlo, non vorrei che la notizia tu l’abbia ad apprendere da un lancio di agenzia o da un tweet di qualche gola profonda.» Renzi si interruppe, poi misurando le parole:

«Come saprai il comitato scientifico e la Sogin hanno scelto il sito per il Deposito Unico sulle scorie nucleari…» «Cosa stai per dirmi…» Il presidente alzò il tono della voce, non era sua abitudine ma lo fece. «Ti sto dicendo che per al Sardegna si presenta una opportunità unica, investimenti per miliardi di euro, un centro ricerca internazionale, un futuro non più legato solo ad una economia di pecorai»

«E dove vorreste farlo questo sito che ci farà diventare tutti ricchi?» Sibilò il presidente con una vena di sarcasmo: «La Sogin ha scelto il sito di Òttana… » «Ottàna..» replicò Pigliaru sempre più stizzito.

«Si certo Ottana, lontano dal fiume però, nella zona industriale, e poi un altro investimento consistente nel porto di Arbatax per il deposito provvisorio, una strada veloce che unisca l’Ògliastra al sito scelto. Ottana poi è a due passi da Màcomer, lì c’è l’esercito, è vicina a Nuòro dove possiamo mettere un altro distaccamento militare nelle vecchie caserme dell’artiglieria, il sito è strategico, dobbiamo militarizzarlo per forza. Però è una opportunità, ne converrai.»

Il presidente si vide nel bilico di un precipizio, il mondo che gli cadeva addosso. Mai avrebbe immaginato di trovarsi in una situazione simile, i suoi consiglieri avevano sempre minimizzato, anzi escluso che quel deposito si dovesse realizzare in Sardegna, una scelta antieconomica dicevano. Come aveva fatto a fidarsi di quel politico solo promesse ed accenti sbagliati?

Tossì, si riprese, e poi con tono duro: «Matteo, fino a prova contraria siamo ancora una regione autonoma, le competenze sull’ambiente sono nostre. Aspettati una opposizione in tutte le sedi, questo lo devi sapere fin d’ora» «Ma perderete» replicò sornione Renzi. «Questo si vedrà!»

«Perderete, perché ti vorrei ricordare che con la riforma è entrata in vigore la clausola della supremazia che invalida ogni altra decisione, perché è in ballo l’interesse nazionale e poi è cambiato il contesto costituzionale, ciò che valeva prima del 4 di dicembre oggi non ha più senso. L’è tutta un’altra roba.»

«No Matteo! Non posso accettare una simile imposizione, già sopportiamo un carico senza pari di servitù militari ed ora ce ne imponi un’altra che durerà secoli!» «Ma è una opportunità anche per voi, la devi vedere con questa ottica.» Rispose Renzi suadente

«In Sardegna scoppierà una rivolta, tu e il tuo partito non prenderete più un voto!» «Dappertutto in Italia sarebbe così, ma voi siete solo il 2,6% del corpo elettorale, non sarà una gran perdita, e poi quando arriveranno i dindi, perché come dicono da noi: “Senza dindi ‘un se lallera”, vedrai che ti faranno un monumento. Voi sardi siete in stato di bisogno e come tutti sensibili ai finanziamenti.» «Ci sentiremo nelle sedi opportune.»

Francesco Pigliaru posò violentemente il telefono, chiamò i suoi collaboratori e raccontò di quel colloquio, concluse con: «Quando la notizia sarà pubblica, cercheremo di impugnare in tutte le sedi quel dictat, so anche che sarà molto difficile vincere, se non impossibile. Nel tempo vedremo come agire, cosa fare.» «Ho fatto bene a votare NO. Te l’avevo detto che questa riforma sarebbe stata per noi una fregatura» interloquì uno dello staff.

«Forse sarà così, a suo tempo però sembrava utile per l’Italia e la Sardegna.» Replicò il presidente sempre più angosciato.

È solo un raccontino fantapolitico di tardo autunno, ma anche una possibilità reale se domenica 4 dicembre dovesse vincere il SI. Per correttezza bisogna aggiungere che anche oggi con la costituzione vigente, è possibile che la Sardegna venga scelta come sede del DUdSN. Ora però è più facile agire contro una decisione simile e bloccarla. Mi scuso con il presidente Francesco Pigliaru se nel testo ho dovuto citarlo con il suo nome e cognome, ma usare uno pseudonimo sarebbe stato inutile, sarebbe stato riconosciuto comunque.

Non credo che questa distopia indurrà chi ha già deciso per il si a votare NO, però mi rivolgo agli incerti, non stiamo votando pro o contro Matteo Renzi, ma per bloccare una riforma che potrebbe produrre condizioni molto spiacevoli per noi. Votare NO per i Sardi è l’unica scelta.
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Sardegna-CSS-29-feb-16
Francesco Pigliaru, ti accuso davanti al popolo sardo di alto tradimento e di attentato allo Statuto speciale, perché tu, sostenendo il sì, apri la porta all’aggressione contro l’autonomia della Sardegna

democraziaoggi Andrea Pubusa su Democraziaoggi

Caro Pigliaru,

l’altro giorno la Boschi in Sardegna ha confermato, puoi negarlo?, che le regioni ordinarie vengono piallate con la clausola di supremazia speciale e l’assegnazione allo Stato di materie vitali per ogni comunità, quali le infrastrutture strategiche, l’ambiente, le fonti energetiche. Tu ben sai cos’è la clausola speciale di prevalenza. E’ la previsione che il governo, proprio così il governo!, possa avocare allo Stato materie attribuite dalla Costituzione alle Regioni quando ritenga che lo richieda l’interesse nazionale. Ora, tu dirai, questo è ragionevole. Ma lo è meno, anzi è insensato, se pensi che questo interesse nazionale è un concetto labile e scivoloso. Chi stabilisce se esso effettivamente esiste o se è un pretesto per togliere la competenza alla Regione? Lo è, dice la deforma Renzi-Boschi, sol che il governo lo affermi! Ed è una qualificazione insindacabile, perché l’interesse nazionale è concetto così fumoso da non poter essere sindacato neppure dalla Corte costituzionale. E allora, tradotto dal giuridichese, questa clausola di prevalenza azzera le autonomie regionali, riducendole a grandi municipi, perché elimina la garanzia costituzionale delle competenze regionali. E intacca l’art. 5 della Costituzione che dice che “la Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali…“, perché evidentemente non garantisce e promuove le autonomie regionali una revisione che mette in balia del governo centrale perfino la competenza legislativa delle Regioni. E poi l’accentramento dell’ambiente e delle grandi infrastutture o la materia energetica vuol dire che, se il governo decide lo stoccaggio delle scorie nucleari nelle miniere sarde, lo Stato potrà farlo senza intesa con la Regione, e così, senza intelocuzione con la Regione, potrà incidere sul nostro ambiente naturale, potrà disporre trivellazione e simili scempi. Proprio l’altra sera a S. Antioco, nel corso di un dibattito, abbiamo ricordato che il Tar Sardegna ha bloccato l’installazione di un potente radar nell’Isola perché il ministero, accampando l’interesse nazionale, aveva deciso unilateralmente di piazzarlo, senza tener conto dell’interesse della popolazione alla tutela della salute e senza rispettare l’ambiente in una zona con protezione speciale. Se vince il Sì questo domani il governo potrà farlo e non ci sarà alcuna tutela, non ci sarà alcun Tar a garanzia dei diritti della popolazione.
Caro Pigliaru, la Boschi a Cagliari ha anche detto che la deforma non mette in discussione le Regioni speciali, ma, udite! udite!, “prevede che anche queste debbano fare uno sforzo di modernizzazione e accettare le sfide del cambiamento“. Ora, siccome la modernità per la Boschi e per Renzi è segare le autonomie regionali e locali per accentrare, il messaggio è abbastanza chiaro e terribile. Attraverso l’intesa gli Statuti speciali devono essere modificati in modo da renderli simili alla disciplina delle Regioni ordinarie. D’altronde, tutti i commentatori fanno notare l’anomalia di un ordinamento generale in cui le Regioni ordinarie vengono ridimensionate e quelle speciali rimangono com’erano. L’accentramento non può soffrire eccezioni e, dunque, anche gli Statuti speciali dovranno essere ridimensionati con l’intesa delle Regioni. Del resto – chiedi conferma a Demuro – soffia in Italia un forte vento contro le Regioni speciali, e non da oggi, da molte parti se ne chiede la soppressione. Se passa il sì e vengono ridimensionate le Regioni ordinarie, il prossimo bersaglio saranno quelle speciali, che sole e isolate, non potranno che soccombere.
Caro Pigliaru, tu però opponi l’intesa e lasci intendere che questa ci sarà solo se l’autonomia sarda non verrà ridotta. Ma come crederti, se non hai perso occasione per mostrarti ossequioso rispetto a Renzi e al governo nazionale, in questa campagna referndaria di attacco duro al regionalismo del nostro ordinamento? No, tu non sei credibile perche in questa vicenda hai tradito la tua alta funzione di rappresentante di tutti noi. Non ti contesto ovviamente di avere un’opinione sul referendum, quandomai!, ti contesto il diritto e l’opportunità di partecipare a manifestazioni propagandistiche per il sì, mentre tu e ancor prima il capo del governo da questa partita referendaria dovevate tenervi fuori ed essere solo garanti del regolare e paritario svolgimento del confronto. Tu in questo modo hai cessato di essere il mio presidente, mio in quanto sardo, pur non condividendo la tua totale incapacità ed inerzia politica, e sei diventato il presidente del PD, ossia di una parte largamente minoritaria dei sardi.
Caro Francesco, nella franchezza che ha sempre caratterizzato i nostri rapporti e per la lealtà dovuta a tutti i sardi/e, a seguito delle tue prese di posizione sull’autonomia sarda, ti accuso di alto tradimento dei sardi e di attentato allo Statuto speciale, che, se dio non voglia, passerà lo scasso Renzi-Boschi-Verdini, sarà immediatamente aggredito da tutte le forze che hanno votato il sì e che non potranno tollerare questa evidente anomalia dell’esistenza di Regioni speciali nel deserto del regionalismo italiano. Tu stai spalancando le porte ai nemici dell’autonomia sarda, del popolo sardo, anzi ne sei diventato un nemico tu stesso, da primo difensore che dovevi e devi esserne. E poi tu tradisci anche l’insegnamento de nostri padri dell’autonomismo da Gramsci, a Lussu fino a un tal Antonio Pigliaru, che ha scritto pagine mirabili, ripendendo l’insegnamento gramsciano, nel lavoro: L’autonomia come riforma democratica dello Stato e della sovranità e come momento di estinzionea democratica dello Stato, (“Democrazia e Diritto”,n. .2, aprile – giugno, 1963). In questo scritto Antonio Pigliaru vede nelle autonomie un modo concreto di riduzione democratica dello Stato, un ridimensionamento dell’apparato centralistico a vantaggio delle Regioni, tu invece, con Renzi-Boschi-Verdini, vedi in essa un intralcio al comando statale e ti batti per una forma di neoaccentamento antiquato e pericoloso. Non so che altro dirti. Spero che i sardi sommergano te e gli altri con una valanga di
NO.

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NO SARDEGNA
Cagliari: 300 donne lanciano un appello per il NO. Crescono le adesioni
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No di Stefano Puddu Crespellani
- Il NO di Stefano Puddu Crespellani su il manifesto sardo.

Impegnati per il NO

Voterò No
Raffaele Deidda 2di Raffaele Deidda
Domenica 4 dicembre andrò a votare per il Referendum costituzionale dopo aver letto tante autorevoli opinioni e ascoltato tantissimi pareri competenti, pro e contro la riforma.

Ho deciso che il mio sarà un voto contro le ragioni del Si più che a favore del No, perché il No non ha bisogno di ragioni, il No ha ragione. L’avrebbe già senza la necessità di argomentare sulle modifiche che la riforma Renzi-Boschi-Verdini apporterebbero alla Costituzione, trattandosi di una riforma costituzionale che, semplicemente, non si sarebbe nemmeno dovuta proporre. Può essere un Governo eletto con una legge elettorale dichiarata incostituzionale autorizzato a riscrivere le regole su cui si fonda lo Stato, con la revisione di oltre quaranta articoli della Costituzione? Revisione votata da una maggioranza parlamentare, ma non risultato di un confronto e di un successivo consenso di tutte le forze politiche. La Costituzione non è una legge qualsiasi che può passare a colpi di maggioranza ma costituisce il riferimento comune, la base della convivenza civile e politica.

Se poi si entra nel merito delle modifiche proposte, la ragione del No ne esce ancora più rafforzata, perché è dal merito che si evidenzia come questa riforma non sia affatto esiziale, contrariamente a quanto affermano i ri-costituenti e i loro supportes. Siano essi disinteressati o “stakeholders” d’antan, oppure di recente acquisizione e/o conversione. La riforma, infatti, non semplifica il processo legislativo e non ne riduce i tempi. Non abbatte, se non in maniera risibile, i costi della politica. Riduce invece la sovranità popolare, limitando ai cittadini l’esercizio della democrazia diretta mediante il diritto di voto, e mira a far coincidere il potere esecutivo con quello legislativo. Soprattutto amplifica la sfiducia dei cittadini nelle istituzioni, viste sempre meno come luogo di partecipazione democratica all’esercizio dei poteri. Accentra i poteri e scavalca ogni forma di concertazione con i territori in tema di ambiente, infrastrutture ed energia, facendo prevalere la “clausola di supremazia” del Governo.

Su questa riforma ho letto tanto, tanto ho ascoltato e altrettanto ho riflettuto. Poi ho deciso: voterò No, perché il No ha più ragione del Si.
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Salvaguardiamo la nostra Carta e diciamo NO a questa riforma
Gavinu Dettoridi Gavino Dettori
DELUSIONE! …che la Costituzione venga riformata per iniziativa del Governo,disattendendo ogni regola e prassi.
Nel mentre che gli italiani sono assorbiti a leggere, interpretare parole, periodi e commi della legge di riforma, sfugge al senso comune l’anomalo percorso seguito dalla formazione e approvazione della stessa legge, fino alla proposizione del referendum ed al suo svolgimento.
È QUANTO MENO DELUDENTE… vedere come persone e personaggi che si nutrono di cultura e che hanno fatto dell’impegno nel sociale e nella politica il senso della loro vita, si schierino in favore ad una impropria riforma governativa che investe il senso del vivere di un popolo,e che per questo lo stesso governo avrebbe dovuto guidarne neutralmente la pacifica ed estesa formazione e approvazione dagli organi parlamentari ed ampia partecipazione alla consultazione..
Alle persone di cultura non dovrebbe sfuggire che la Carts Costituzionale, quando questa è espressa democraticamente, è un patto sociale fra cittadini che prefigurano il destino della loro società nel divenire..e contiene le norme di garanzia perché nessu governo possa deviare in forme autoritarie per piombare in dittature o in governi oligachici con anche soltanto prevalenze economiche,simulan do false libertà, false giustizie,falsa democrazia,illusorie uguaglianze fra diversi di fatto nel trattamento economico.
Non ci sono validi motivi perché si deroghi ai principi della democrazia e della Carta fondamentale che detta regole da seguire per il governo della società, e valide ancor di più nei momemti difficili.
Questa deriva dai binari della democrazia è un fatto pericoloso.
Per questo VOTIAMO NO
e non lasciamoci ingannare da presunte e false pillole miracolose a sostegno del nostro stato di necessita economica: in uma situazione di crisi creata dai soggetti che dominano la finanza e l’economia mondiale e che operano in quegli stati con costituzioni [cosidette] liberali, da dove si è propagata la crisi, ai quali ci si vuole allineare.
Salvaguardiamo la nostra Carta e diciamo NO a questa riforma. e proponiamo che si attuino quei principi rimasti inattuati, facendo, dolosamente, finta di ignorarne la necessità, mentre sono proprio quelli che fanno evolvere la democrazia in benessere e civiltà.
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Riaffermo il mio No.
f casuladi Francesco Casula.
No. Deciso, granitico, tetragono. Convinto, Perchè ho letto (e studiato) la devastazione della Costituzione operata da unu tallu di dilettanti, arroganti e incolti. E presuntuosi al limite della impudenza che sfiora la stupidità.Vorrebbero riportare le lancette della storia di 160 anni indietro. Allo Stato dei prefetti: allo stato napoleonico, centralista, accentrato e autoritario. Sulla testa dei popoli e dei territori. Ridotti a meri esecutori di scelte romane. Compressi e repressi addirittura più di quanto non lo siano oggi.

Domani 1° dicembre 2016

Cost dem e part 1 dic 2016
- La pagina fb dell’evento.

Oggi mercoledì 30 novembre 2016

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No comitato sardoNO sardo
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democraziaoggiIl 4 dicembre difendiamo la Repubblica
Tonino Dessì su Democraziaoggi.

Oggi martedì 29 novembre 2016

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No comitato sardoNO sardo
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Impegnati per il NO.
ARTISTI PER IL NO Oggi, martedì 29 novembre 2016, per il NO nel referendum costituzionale.
artisti per il No 29 nov 16- La pagina fb dell’evento. ****************** IO VOTO NO MICROIo voto NO.
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democraziaoggiCaro Pigliaru, ti sfido a un pubblico confronto davanti agli studenti o in TV. Vediamo se lì dirai le balle che racconti in conferenza stampa. Attendo una tua chiamata
democraziaoggiAndrea Pubusa su Democraziaoggi.
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IL NO SBANCA. Gli imprenditori della paura
Referendum. Il «Financial Times» profetizza il fallimento di otto banche in caso di sconfitta del Sì. «The Daily Telegraph» insiste sul pericolo dell’uscita dell’Italia dall’euro. Sulla stessa linea si posiziona «The Sunday Times Business». «Figaro Economie» racconta dell’inquietudine dei mercati finanziari.
Alfonso Gianni su “il manifesto”.

Impegnati per il NO.

ARTISTI PER IL NO Domani, martedì 29 novembre 2016, per il NO nel referendum costituzionale.
artisti per il No 29 nov 16- La pagina fb dell’evento.