Comitato Sardo NO nel referendum costituzionale

Il documento conclusivo dell’Assemblea dei comitati territoriali per il NO nel referendum costituzionale, tenutasi a Roma sabato 21 gennaio

…impegno a costruire un movimento di cittadini che vuole restare in campo e vuole far valere il proprio punto di vista democraticamente, escludendo ogni deriva di natura partitica e tanto meno vocazioni elettorali. (…).
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IDEE PER IL NOSTRO FUTURO: TESTO CONCLUSIVO DELL’INCONTRO NAZIONALE DEI COMITATI
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Il documento conclusivo dell’Assemblea dei comitati territoriali per il NO nel referendum costituzionale, tenutasi a Roma sabato 21 gennaio

“…impegno a costruire un movimento di cittadini che vuole restare in campo e vuole far valere il proprio punto di vista democraticamente, escludendo ogni deriva di natura partitica e tanto meno vocazioni elettorali. L’attacco al ruolo delle rappresentanze dei corpi sociali è stato respinto, ma non basta. Ora occorre un diffuso impegno dei cittadini e fare appello alla loro partecipazione democratica. Per questo è necessario favorire il diritto dei cittadini di associarsi e di far valere le proprie opinioni. Piena autonomia, impegno civico, nessuna confusione con i partiti, ferma volontà unitaria nel rispetto del pluralismo, sono i presupposti su cui vogliamo fondare un movimento civico, basato sulla rete dei comitati territoriali, erede del nostro contributo alla vittoria del No, in grado di pesare nel dibattito culturale, scientifico, politico del nostro paese”.
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IDEE PER IL NOSTRO FUTURO: TESTO CONCLUSIVO DELL’INCONTRO NAZIONALE DEI COMITATI

Il voto del 4 dicembre 2016 non lascia dubbi: ha vinto il No. Il tentativo di Renzi di ottenere un plebiscito sulle modifiche della Costituzione è stato respinto – senza appello – dal 59 % dei votanti ed è stato smentito che un maggior numero di votanti ne avrebbe favorito l’approvazione.
L’alta percentuale dei votanti è la conferma che tanti hanno deciso di partecipare al voto proprio per bocciare la proposta del governo. Renzi ha dovuto ammettere di avere straperso.
La vittoria del No non può essere archiviata, come si sta tentando di fare, anzi è un parametro essenziale per qualunque prospettiva politica democratica.
La vittoria del No è di straordinario valore e può fermare il tentativo delle elites dominanti di imporre una deriva accentratrice ed autoritaria. Questo voto può cambiare il corso politico del nostro paese e aprire una nuova stagione democratica fondata sui principi fondamentali della Costituzione.
Denunciamo il tentativo di far dimenticare il risultato referendario, di riassorbirne le potenzialità democratiche, in definitiva di non rispettarne l’esito.
Questo voto referendario è il contrario di una deriva populistica che, a parole, tanto preoccupa. In realtà si tenta di non rispettare l’esito di questa grande prova di partecipazione democratica.
Per questo è importante che soggetti importanti della campagna referendaria come il Comitato per il No e quello contro l’Italicum, con 750 riferimenti territoriali, restino in campo contro tentazioni future di stravolgimento dell’assetto costituzionale e per la piena attuazione della Costituzione.
Nel ringraziare quanti hanno contribuito al successo del No riteniamo ora necessario sottolineare che il compito non è finito e che è in atto un tentativo di stravolgere il risultato del voto. Per questo l’Italia e la Costituzione hanno bisogno di vigilanza, di partecipazione, di iniziativa democratica.
Con le deformazioni della Costituzione è stato bocciato anche l’Italicum, fin troppo simile al porcellum. L’Italia deve dotarsi di un nuovo sistema elettorale, coerente per Camera e Senato, che consenta agli elettori di eleggere tutti i parlamentari con voto proporzionale (così vanno eletti i rappresentanti in ogni altra sede rappresentativa come province e aree metropolitane) rimettendo in equilibrio rappresentanza e governabilità e rispettando i principi fondamentali della Costituzione.
Questo obiettivo è tutto da realizzare: dal sostegno alle ragioni che hanno portato i nostri avvocati a presentare istanze di incostituzionalità sull’Italicum, fino ad un impegno forte per ottenere un sistema elettorale rispettoso della volontà popolare che consenta di avere un parlamento rappresentativo e legittimo, al contrario di quello attuale, che deve solo approvare una legge elettorale rigorosamente coerente con l’esito del referendum costituzionale.
Per questo sulla base del nostro documento sulla legge elettorale e dopo il pronunciamento della Corte costituzionale presenteremo un documento politico per lanciare una raccolta di firme per ottenere una legge elettorale coerente con l’esito del referendum.
Il nostro impegno sarà centrato nei prossimi mesi su:
- Costituzione, per la salvaguardia dei suoi fondamenti democratici e rappresentativi e la piena attuazione dei suoi principi;
- Legge elettorale proporzionale, diritto degli elettori di eleggere tutti i loro rappresentanti, modifiche per il voto all’estero;
-Impegno a modificare le leggi che regolano le raccolte delle firme per i referendum e per le leggi di iniziativa popolare, al fine di renderle più semplici e meno costose;
- Sostegno alle iniziative referendarie per i diritti di chi lavora e al mondo della scuola per modificare i provvedimenti del governo Renzi;
- Lavoro di approfondimento per la piena attuazione della Costituzione; impegno per la modifica dell’articolo 81 sul pareggio di bilancio in presenza di un nuovo parlamento;
Sono tutti compiti che motivano l’impegno a costruire un movimento di cittadini che vuole restare in campo e vuole far valere il proprio punto di vista democraticamente, escludendo ogni deriva di natura partitica e tanto meno vocazioni elettorali. L’attacco al ruolo delle rappresentanze dei corpi sociali è stato respinto, ma non basta. Ora occorre un diffuso impegno dei cittadini e fare appello alla loro partecipazione democratica.
Per questo è necessario favorire il diritto dei cittadini di associarsi e di far valere le proprie opinioni.
Piena autonomia, impegno civico, nessuna confusione con i partiti, ferma volontà unitaria nel rispetto del pluralismo, sono i presupposti su cui vogliamo fondare un movimento civico, basato sulla rete dei comitati territoriali, erede del nostro contributo alla vittoria del No, in grado di pesare nel dibattito culturale, scientifico, politico del nostro paese.
I due Comitati referendari – per il No alle modifiche della Costituzione e contro l’Italicum – insieme alla rete dei Comitati territoriali saranno i protagonisti di questo percorso, e, una volta approvata la nuova legge elettorale, decideranno insieme forme e modi per proseguire le iniziative, fondate sulla partecipazione e sulla diffusione nei territori. In vista di questo appuntamento i direttivi dei due Comitati referendari si riuniranno con le rappresentanze delle aree regionali, nel rispetto delle differenze di genere. Il sito Internet dei due Comitati, per sottolineare la nuova fase, aggiungerà anche “per la democrazia costituzionale”, fino all’assemblea nazionale convocata dopo la legge elettorale.

Approvato dall’Assemblea dei comitati territoriali del 21/1/2017, Roma.
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Fonte: http://www.referendumcostituzionale.online/single-post/2017/01/23/IDEE-PER-IL-NOSTRO-FUTURO-TESTO-CONCLUSIVO-DELL’INCONTRO-NAZIONALE-DEI-COMITATI

I comitati del No domani in assemblea.

Campagna fondi NOI comitati del No domani in assemblea. Anna Falcone: “Ancora al lavoro per la democrazia”
Donatella Coccoli
DONATELLA COCCOLI 20 GENNAIO 2017 IN LEFT EVIDENZA SOCIETÀ

Un nuovo soggetto politico-culturale nella realtà sarda, protagonista attento e critico, ma senza diretto coinvolgimento sul terreno elettorale

Comitato Cost Statut SardoMercoledì 11 gennaio riprende l’attività del “Comitato d’iniziativa Costituzionale e Statutaria”, sorto in continuità all’impegno del “Comitato per il No nel referendum costituzionale”. Nella riunione, convocata presso la sede della Confederazione Sindacale Sarda (CSS) di Cagliari, si programmeranno le prossime iniziative, che verranno compiutamente illustrate tra alcuni giorni nel corso di un’apposita conferenza stampa. Il Comitato Sardo si muoverà come sempre in piena autonomia, ma manterrà un rapporto di collaborazione con il Comitato nazionale italiano, anche partecipando attivamente al dibattito nella fase che si è aperta dopo il 4 dicembre. Al riguardo il Comitato invierà propri delegati alla riunione convocata a Roma il 21 gennaio.
Nella circostanza ci piace segnalare una riflessione di Raniero La Valle, illustre intellettuale cattolico, che in qualche modo rappresenta una delle componenti della vasta aggregazione che si è organizzata nel “Comitato per il NO nel referendum costituzionale”, al quale vanno sicuramente attribuiti importanti meriti per la strepitosa vittoria del NO, e che caratterizzerà anche il “Comitato d’iniziativa Costituzionale e Statutaria”. Ecco il link alla pagina fb del Comitato Sardo: https://www.facebook.com/comitatoperilnoreferendum/.
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Una riflessione di Raniero La Valle sul dopo referendum
In queste settimane di eventi religiosi e politici così complessi, i cattolici italiani sono stati partecipi nei modi più vari di profonde sollecitazioni interiori e pubbliche. Io ho temuto, di fronte a certe reazioni di neutralità, di opportunismo, di indifferenza, un tradimento dei cattolici italiani rispetto alla causa della Costituzione e agli stessi valori più alti della loro storia politica, o almeno ne ho temuto la caduta in una singolare fase di cecità.
C’è stato anche il caso di gruppi progressisti che si appellavano a una arcaica concezione fondamentalista della laicità, per motivare una messa a tacere del movente di fede dell’idealismo politico e rischiare così una conseguente ricaduta nella conservazione, secondo un fenomeno ben noto della trasformazione dei progressisti in archeologi.
Ma questi allarmi si sono rivelati infondati. In verità i cattolici italiani hanno dovuto pensare a cose più grandi, al di là di uno scontro politico sentito come pretestuoso e abusivo; ma dalle parrocchie, ai movimenti, alle comunità, alla molteplice presenza dei cattolici del NO, una corrente potente, carsica, ha mosso una grande quantità di credenti che, unendosi a tutti gli altri, non hanno permesso che proprio dall’Italia, più per ignoranza che per malafede, partisse il modello di una Costituzione più brutta del mondo.
Ora tutto questo è avvenuto, e il grande spavento è passato. Ma come abbiamo criticato una riforma che tendeva a spaccare l’Italia in vincitori e sconfitti e a fare della politica stessa il teatro delle vittorie e delle disfatte, così ora non vogliamo dire che noi abbiamo vinto e neanche che ha vinto la Costituzione. Ciò che è successo piuttosto è che con straordinario moto di popolo la sapienza è tornata nelle strade, ha riaperto le porte delle case, ha detto il popolo c’è, la Costituzione resiste, ma attenti a preservarne le radici che molti roditori sono intenti a divorare e distruggere. Dunque bisogna ripartire da qui. Riapriamo le case del popolo, riapriamo le case delle culture, torniamo alle 150 ore, riapriamo le scuole politiche e sindacali, attiviamo nuove comunità ed esperienze associative, interculturali, e di dialoghi tra ogni religione.
Torniamo alle ragioni dell’impegno e della speranza e, come diceva padre David Maria Turoldo, di cui ricordiamo il centenario della nascita, “torniamo ai giorni del rischio”
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Raniero La Valle
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mani per il NOIncontro nazionale dei Comitati
Come già preannunciato il Comitato nazionale ha convocato un incontro con i Comitati locali il 21 gennaio prossimo.
L’incontro di svolgerà a Roma dalle 10 alle 17 nella sede ex Inpdap, ora occupata e sede dell’Associazione Spintime Labs, in via S. Croce in Gerusalemme n 55, vicino fermata Manzoni metro A (vedasi la mappa).
All’Ordine del Giorno vi sarà la discussione riguardo il ruolo, la funzione e le scelte politiche dei Comitati nella fase che si apre dopo il voto del 4 dicembre, in particolare per discutere le proposte per costruire, come viene richiesto da diversi territori, un movimento di cittadini che vogliono continuare, dopo il successo del referendum, a sostenere la Costituzione e la sua piena applicazione e vogliono una legge elettorale in grado di dare legittimità al parlamento e di restituire piena agibilita’ alle istituzioni democratiche.
Si invitano tutti i Comitati alla più ampia partecipazione.
Cordialmente
Domenico Gallo
Alfiero Grandi
Mauro Beschi

Comitato Sardo per il NO nel referendum costituzionale. Continuare nell’impegno militante per l’attuazione della Costituzione e per un Nuovo Statuto Sardo.

NO-NO-NOOO1No 7 dic 16NO SARDEGNA
Carissimi amici e compagni
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Con l’incontro di ieri 7 dicembre all’Hostel di Marina di Cagliari (gustatevi al riguardo le belle foto di Renato Nunziacarta d’Ascanio Ticca: https://www.facebook.com/renato.dascanio/media_set?set=a.10211222411144986.1073742624.1499874862&type=3&pnref=story, che ringraziamo) si chiude una fase della nostra storia di Comitato Sardo per il NO. Chiudiamo con una strabiliante Vittoria e non aggiungiamo altro perché quasi tutto è stato detto e altro diremo. Non sappiamo se o come continuare. Lo decideremo senza fretta nei prossimi giorni… tranquilli: dopo la meritata sosta per le Festività. C’è molta voglia di continuare su un meraviglioso programma: quello della nostra Costituzione e per un nuovo Statuto Sardo ! Vedremo come. Intanto questa nostra mail non vi romperà più o forse cambierà solo nome.
Potete seguire il dibattito che proseguirà con rinnovato impegno nei nostri siti amici, dei quali per almeno tre consentiteci una menzione speciale (senza voler far torto a tutti gli altri):
- il manifesto sardo: http://www.ilmanifestosardo.it
- Democraziaoggi http://www.democraziaoggi.it
- Aladinews: http://www.aladinpensiero.it
Infine e senza ancora una volta far torto a molti, consentiteci di unirci ai ringraziamenti alla Confederazione Sindacale Sarda (CSS) e il suo segretario nazionale Giacomo Meloni, che insieme all’ANPI e a tante altre Organizzazioni (ANPPIA, Giustizia e Libertà, CIDI, ecc) hanno consentito la vita del nostro Comitato e per quanto ci riguarda lo svolgimento efficace della nostra funzione di responsabili della comunicazione.
Con affetto e ottimismo della volontà: Buone, Sante, Giuste e Serene Festività a tutti.
Saludos a totus e… a prestu!
Franco Meloni e Roberto Loddo

Impegnati per il NO e oltre il NO

NO-NO-NOOO1No 7 dic 16NO SARDEGNAComitato Sardo del NO nel referendum costituzionale
Cagliari – Nota Stampa 7.12.2016

ComitatoNO 7 dic 16Andrea Pubusa – coordinamento Comitato Sardo del NO – Cagliari

Introducendo l’assemblea del Comitato per il NO all’Hostel Marina, Andrea Pubusa ha dichiarato:
Abbiamo concluso con un successo superiore alle aspettative una campagna referendaria dura e difficile, iniziata quasi un anno fa, nel febbraio scorso. L’abbiamo condotta senza mezzi, mossi solo dal nostra passione civile e da patriottismo costituzionale, dalla volontà di difendere con fermezza l’autonomia della Sardegna e il suo statuto speciale..
Abbiamo vinto perché abbiamo condotto una battaglia di verità e di unità contro le forze della divisione e della menzogna. Intorno a noi si sono, via via, mobilitate tante persone di buona volontà, migliaia di donne ed uomini a cui stanno a cuore i valori di libertà e di eguaglianza che la nostra Carta, frutto mirabile della Resistenza, racchiude.
Siamo stati traditi dai nostri governanti regionali, Pigliaru e Ganau prima di tutti, che, anziché difendere le istituzioni autonomistiche, per servilismo, calcolo o convenienza, hanno aperto le porte ad un attacco, mai visto prima d’ora, alle autonomie locali e regionali, e cioè ad uno dei pilastri su cui si fonda il bilanciamento dei poteri nel nostro ordinamento. Hanno accettato e sostenuto la svolta neocentralistica con la falsa argomentazione che lo Statuto è indenne dallo scasso Renzi, ma i sardi hanno capito che la compressione delle Regioni ordinarie è l’anticamera per l’aggressione alle regioni speciali e all’autonomia sarda. La Sardegna, sola e isolata, sarebbe stata facile vittima del montante spirito neocentralista.
Ora questi governanti dovrebbero dimettersi. Non basta Demuro a fare il capro espiatorio. Devono dimettersi tutti perché la sconfitta è stata per loro così grande e perentoria da mostrare che non godono ormai di nessuna fiducia del popolo sardo. L’esito del voto suona per loro come ripudio popolare.
Ora dobbiamo pensare al futuro, ad attuare innanzitutto la Costituzione e a rimettere in piedi una Regione che, a partire dalle autonomie locali, è stata sfasciata. Lo faremo con impegno, con generosità e passione civile, indicando programmi e soluzioni, con la serietà che ci ha sempre distinto.

comitato No 7 12 16 pubblico
Web: http://www.iovotono.it/
Facebook: Comitato Sardo per il No nel referendum
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Ripreso da Ansa: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=40428
Foto Renato Nunziacarta d’Ascanio Ticca

Oggi mercoledì 7 dicembre 2016

Logo_Aladin_Pensieroaladin-lampada-di-aladinews312sardegnaeuropa-bomeluzo3-300x211Sardegna-bomeluzo22sedia-van-goghdemocraziaoggiGLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501413
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No 7 dic 16OGGI HOSTEL MARINA, scalette San Sepolcro, dalle ore 17.30. Il Comitato per il NO di Cagliari invita tutti alla festa organizzata per condividere un momento molto positivo per il Paese che, a distanza di 10 anni da un analogo referendum, ha mostrato consapevolezza e attaccamento alla Costituzione e ai suoi valori e ha respinto in modo chiaro l’avventurismo oligarchico e accentratore. Ci ritroviamo senza tante formalità: ci saranno letture, musica, qualche brevissimo intervento di valutazione del voto di domenica, ma soprattutto la voglia di non perderci di vista e di dirci cosa possiamo e vogliamo fare per evitare che fra 10 anni si ripresenti qualcuno che voglia scaricare sulla Costituzione il peso della sua incapacità o dei suoi fini differenti da quelli dichiarati, producendo tra l’altro dolorose lacerazioni nel Paese, intralci all’attività del parlamento e del Governo e anche sperpero di risorse che potrebbero essere destinate a fini ben più urgenti e nobili. La pagina fb dell’evento.
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locandina-kollegium 7 dic 2016Oggi, mercoledì 7 dicembre alle 20, presso la Chiesa di Sant’Anna a Cagliari si terrà un concerto di beneficenza, i cui proventi andranno a favore delle popolazioni terremotate. Il programma.
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Referendum The day after. È andato alle urne un Paese la cui maggioranza elettorale è incazzata come non mai. Il messaggio chiaro è stato: non continuate a scassare le istituzioni, a perdere tempo e a farcene perdere accanendovi su feticci per la vostra incapacità o indisponibilità a riformare quello che quotidianamente non funziona perché l’avete occupato voi fino all’ultimo posto. O cambiate o siete spacciati

The day afterdi Tonino Dessì
Dirò fin dall’apertura della giornata alcune cose sgradite, delle quali mi libero adesso, perché tanto prima o poi l’avrei fatto ugualmente.
Ieri i talk show hanno ricominciato a popolarsi di politicanti con le loro analisi tutte volte a spiegare come si può o meno rabberciare la situazione politica, fare una legge elettorale “che coniughi rappresentanza e governabilità”, rassicurare l’Europa e i mercati e via dicendo.
Qualche dissennato riparla del PD, anzi di Renzi, del 40 per cento “da cui ripartire”.
Mattarella “congela” Renzi fino all’approvazione della legge di stabilità, come se fosse, questa, un atto di ordinaria amministrazione e non un insieme di disposizioni e di decisioni di contenuto economico-finanziario che incidono su individui, famiglie e corpi sociali. Vorrò proprio vedere il rinnovo dei contratti pubblici, le misure sulle pensioni, le misure fiscali, il fondo sanitario, la scuola, i vari ottantacinque euro e le altre regalie promesse, il rilancio dell’occupazione, i vaucher: insomma, che “qualità” avranno le decisioni economico-finanziarie di fine anno.
E successivamente sarà la volta della legge elettorale, dopo le decisioni della Corte costituzionale: sarà proposto un altro marchingegno partitocratico a tutela della vera casta?
Ieri poi ho letto la miseranda dichiarazione di Pigliaru che si rifugia a Bolzano (austroitaliani intelligenti, sardi coglionazzi), facendo finta che il NO non abbia preso la batosta catastrofica che ha preso in tutte le Regioni speciali. “Il risultato evidenzia la necessità di decisioni e provvedimenti che la Giunta prenderà al più presto”. Roba da matti.
Intanto c’è ancora una parte di benpensanti del SI e del NO che giustificano o qualificano il proprio voto sul parametro “pro o contro Grillo”, manco stessero parlando di una malattia dermatologica.
Credo che non si sia capito molto, ancora, di quello che é successo domenica.
È andato alle urne un Paese la cui maggioranza elettorale è incazzata come non mai. Il messaggio chiaro è stato: non continuate a scassare le istituzioni, a perdere tempo e a farcene perdere accanendovi su feticci per la vostra incapacità o indisponibilità a riformare quello che quotidianamente non funziona perché l’avete occupato voi fino all’ultimo posto. O cambiate o siete spacciati.
Bene: continuate a illudervi che possa continuare il tran tran, la melassa, l’indistinto chiacchiericcio.
Io consiglio anche agli analisti di verificare, nei flussi elettorali, quale può esser stata l’influenza dei “riservisti”. Cioè di quegli astensionisti da anni cronicizzati i quali stavolta hanno deciso che era loro diritto e dovere intervenire.
Tempo fa, un velenoso Scalfari apostrofò il pentastellato Di Battista dicendogli: “Voi siete il partito che prende i voti degli astensionisti”.
Intendeva degli astensionisti politici, che però avevano votato.
Ora, immaginatevi, se riprende la solita solfa paludosa, che potrebbe succedere se altri “astensionisti” incazzati decidessero di votare alle elezioni politiche, per un partito che, piaccia o meno, ha sostenuto la difesa della Costituzione riqualificando la propria identità e la propria base politico-culturale senza poter esser più confuso pretestuosamente con i vostri rassicuranti babau preferiti, Brunetta e Salvini. Ci sarà un’occasione prossima, forse imminente, in cui il voto, al PD, a Brunetta, a Salvini, al M5S sarà ben distinto e distinguibile, dentro un quadro costituzionale democratico saldissimo e ormai fuori pericolo.
Ecco: io mi attenderei magari, da questo momento in poi, di leggere meno banalità e più riflessioni di una qualche maggior consapevolezza.
Buona giornata.
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Un diluvio: 18 milioni di NO
di Ottavio Olita su il manifesto sardo.

“Credevo che piovesse, non che diluviasse”: è un proverbio umbro entrato nel linguaggio dalla politica italiana – per sconfitte o vittorie, a seconda dei casi – fin dal 1948 grazie all’importante esponente democristiano Attilio Piccioni.

Il diluvio che ha spazzato via la cosiddetta ‘riforma costituzionale’ è rappresentato da questi numeri: 18 milioni di NO, contro 12 milioni di SI’, vale a dire il 50 per cento in più: il 60% contro il 40%; in Sardegna addirittura il 72,2%; a Cagliari un dato intorno al 74%, così come ad Oristano. E queste incontrovertibili percentuali fanno riferimento ad una massiccia partecipazione popolare al voto, per di più per un referendum per il quale non era previsto un quorum: il 68,4% degli aventi diritto.

E’ proprio questo il dato su cui riflettere maggiormente. Gli italiani delle massicce astensioni, della stanchezza, delle delusioni, dell’incertezza sul futuro hanno invece voluto affermare con forza la loro fiducia nella democrazia e nella Carta Costituzionale che la garantisce. Sono stati soprattutto i giovani a fare questa scelta: circa l’80% dei ragazzi al di sotto dei 28 anni ha votato NO, tanti dei quali hanno urlato nei cortei e nelle piazze ‘Non in mio nome’.

Chi avrà ancora il coraggio di dire che è la vittoria della ‘conservazione’ contro il ‘cambiamento’?

La battaglia del Comitato per il NO costituito da ANPI, ARCI, CGIL ed altre associazioni di base è stata condotta contro il tentativo di rottamare la Carta fondamentale della Repubblica Democratica e Parlamentare per dare il potere in mano al governo e al suo capo.

Gli italiani hanno capito che si trattava di bocciare l’idea, periodicamente rispolverata, di affidarsi all’Uomo della Provvidenza, all’Uomo Solo al Comando, alla limitazione dei propri diritti, per privilegiare una fantomatica ‘stabilità’ la cui assenza è stata scaricata dal Presidente del Consiglio, dalla sua Ministra delle Riforme e da talune forze politiche sulla Costituzione, invece di assumersene la responsabilità.

Certo, ora assisteremo alla corsa di alcuni Partiti ad appropriarsi della vittoria che invece appartiene esclusivamente al popolo italiano. I lembi della giacca di Mattarella saranno tirati da una parte e dall’altra, ma di chi è la colpa di tutto questo? Solo ed esclusivamente di Renzi e della personalizzazione di un tema che invece riguardava la democrazia italiana, non il suo personale futuro politico. La coorte di lacché che lo ha sostenuto ha fatto il resto, così come è insopportabile l’atteggiamento di quanti, di fronte ad un documento così pericoloso per le sorti della democrazia parlamentare, hanno preferito non prendere posizione, aspettando, magari, di salire oggi sul carro dei nuovi vincitori.

Tutti questi, se non vogliono definitivamente uscire di scena, che la smettano di parlare di ‘ondata populista’. Se il ‘popolo è sovrano’ lo è sempre, anche quando prende direzioni proprie, diverse da quelle sognate dall’establishment di turno.

In questo scenario si staglia nettamente la Sardegna: è stata la regione d’Italia nella quale, percentualmente, si è avuta la più alta adesione al NO.

Ben il 72,2% ha scelto una strada diversa da quella indicata dai governanti regionali. Governanti che hanno preferito guardare al loro partito politico, piuttosto che agli interessi dei sardi. Come si poteva accettare lo stravolgimento dell’articolo 117? Come si poteva far finta di nulla di fronte alla nefasta clausola della ‘Supremazia?’ Come si potevano giudicare credibili le assicurazioni dell’eternamente sorridente Maria Elena Boschi, contraddette da quello che c’era scritto nel testo da lei stessa proposto? (E a Cagliari il NO si è attestato sul 69,71%)

Tutti scenari negativi, dunque? No, tutt’altro. I lunghissimi mesi della campagna referendaria combattuta dal Presidente del Consiglio, dal Governo e dalla sua maggioranza a suon di slogans e con una insopportabile sovraesposizione mediatica – senza che mai siano intervenute le cosiddette autorità di garanzia – hanno consentito ai comitati per il NO sparsi in tutta Italia di ritrovare i cittadini.

Centinaia e centinaia di incontri, confronti, dibattiti hanno riproposto una partecipazione alla vita collettiva che negli ultimi trent’anni è stata progressivamente cancellata dalle forze politiche le quali hanno preferito i salotti – televisivi o alto borghesi -, i ‘vertici’ con i padroni del vapore, i Marchionne piuttosto che i Landini, le Camusso, i dirigenti sindacali regionali.

Questa grande, spontanea e umanissima mobilitazione non va dispersa. I Comitati – che dovranno inventarsi un nuovo nome – devono riuscire a dare continuità a questa voglia di discussione e di passione politica che si è risvegliata nel Paese. Anche per evitare che a qualcun altro venga ancora una volta l’idea di individuare un qualche Uomo della Provvidenza.

Figura alla quale qualche settimana fa, scrivendo del clima che si respirava nella battaglia referendaria, avevo voluto dare un avvertimento, citando un autore toscano, Andrea Casotti, che in una sua opera del 1734, ‘La Celidonia’, scrisse: Chi troppo in alto sal/Cade sovente precipitevolissimevolmente.
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Domenica si è espressa una grande sfiducia in chi ha voluto mettere mani alla Carta e in chi in Sardegna se ne è fatto testimone e araldo della rinuncia all’Autonomia. Per chi ha a cuore il nostro riscatto di sardi, il nostro bisogno storico di autogoverno, è un dato da cui partire. Va costruito, i segni sono forti. Bisogna coglierli.
serieta-signoriGli italiani e i sardi non amano le avventure istituzionali
di Nicolò Migheli

By sardegnasoprattutto/ Società & Politica/

Troppe interpretazioni sulle motivazioni del rifiuto delle riforme istituzionali finiscono per essere un velo che nasconde la motivazione principe di quel no. Renzi ha giocato tutto per il tutto e ha perso. Su di lui si sono scaricate tensioni che nulla avevano a che fare con i referendum. Presidente del Consiglio non eletto in parlamento, ha cercato l’ordalia che lo legittimasse davanti all’elettorato, l’ha avuta.

Succede quando si personalizza. Si è andati oltre le predicazioni salviniane e dell’M5S, oltre la frustrazione e il rancore di chi è vittima dell’impoverimento, dei giovani che sbarcano il lunario tra un voucher e l’altro, del malessere che si è impadronito di una società che non riesce più a sperare. Tutta questa cacofonia di messaggi, ha nascosto la verità. Gli italiani non vogliono che la loro Carta Fondamentale venga stravolta. Nel 2006, regnante Berlusconi era avvenuto lo stesso e con dati quasi identici. 20016: Sì 40,9%, No 59,1% – 2006 Sì 38,71% No 61,29%.

Anche allora quel referendum venne caricato di significati altri, anche allora si voleva che Silvio Berlusconi andasse via, ma l’ex cav. non si dimise. Renzi paradossalmente dovrebbe essere contento, è riuscito a fare meglio del suo mentore ed ha tenuto i voti che il PD ebbe alle ultime europee. La conferma del dato dovrebbe diventare lezione appresa. Non si può cambiare la costituzione in modo così profondo, si possono fare aggiustamenti come è avvenuto più volte negli ultimi sessant’otto anni, non si può procedere come elefanti in un negozio di chincaglierie.

Questo è alla fin fine il messaggio. È sperabile che in futuro passi questo desiderio insano delle classi dirigenti di mettere mano ad una Costituzione che nel bene e nel male ha assicurato al Paese decenni di stabilità. Sì stabilità, perché questo valore a cui sono sensibili i mercati è dato dalle istituzioni e non certo dai governi.

Nella Prima Repubblica, gli esecutivi duravano in media pochi mesi, ma l’Italia era uno dei paesi più stabili dell’Occidente, perché saldi erano i suoi ordinamenti. Ora chi in Italia e all’estero affastella il voto del NO in un indistinto populismo non vuole rendersi conto, o lo fa in maniera deliberata, che la ragione prima è stata la difesa della Carta. È responsabilità delle classi dirigenti avere trasformato una crisi della politica in crisi istituzionale.

Sono loro i populisti che facendosi forti di post-verità rilanciate da tutti i mezzi di informazione e dalle reti sociali, hanno tentato di scaricare sull’elettorato la loro contraddizione. Sono loro che si sono inventati la categoria del nemico da rottamare, non volevano con-vincere ma vincere, ed hanno perso. L’altro versante di interesse per noi, è come il referendum sia stato vissuto in Sardegna, che risulta la regione dove il rifiuto delle modifiche costituzionali ha raggiunto i valori più alti, questa volta maggiori anche del 2006. 2016, Sì 27,7%, No 72,3% – 2006 Sì 38,71%, No 61,69. Eppure la critica all’istituto regionale e alla sua autonomia in questi anni ha raggiunto quasi il parossismo.

Basti pensare alle campagne di stampa dove giornalisti di chiara fama hanno accusato le regioni di essere luoghi con la spesa senza controllo. Il disastro della regione siciliana usato come indicatore di un fallimento generale. Nonostante questo, e le critiche legittime che in Sardegna si fanno, alla fine la stragrande maggioranza dei sardi ha votato perché quell’istituto, benché incompleto e deficitario permanesse. Non è servito a nulla il racconto del Presidente Pigliaru e della ministra Boschi.

Nessuno ha creduto che il Titolo V rimanesse, o che l’autonomia venisse rafforzata. Anche nel voto sardo hanno pesato il malessere e le disattenzioni governative, la lontananza di questa giunta dai bisogni dei sardi, ma a mio avviso oggi come nel 2006 la difesa dell’autonomia è stato il collante unitario. La clausola di supremazia dell’interesse nazionale era presente nella riforma berlusconiana come in quella di Renzi, e in entrambi i casi rifiutata.

Oggi, rispetto al 2006 la Sardegna ha un problema in più, è governata da un presidente che ha agito e si è mosso per negare il suo ruolo e per impedirlo ai suoi successori. Posizione che non ebbero i presidenti delle provincie quando si fecero i referendum per la loro abolizione; loro lottarono fino all’ultimo per difendere l’ente che rappresentavano pro tempore. Tutto questo è populismo? Oppure è una sana difesa degli istituti democratici? È evidente che si tratta di democrazia, la migliore. Nessuno abbandona una casa imperfetta se non ha di meglio con cui sostituirla.

Meglio un’Autonomia imperfetta alla Nova Perfetta Fusione. La Sardegna oggi è governata da una giunta che non è riuscita a cogliere il sentire intimo di chi dovrebbe rappresentare e dovrebbe agire di conseguenza: dimettersi. Però non lo farà. I referendum sono cosa diversa dalle elezioni politiche o amministrative, quel 72,3% del No in Sardegna non è possibile intestarlo ad una forza politica, molti sono gli autori di quel successo.

Domenica si è espressa una grande sfiducia in chi ha voluto mettere mani alla Carta e in chi in Sardegna se ne è fatto testimone e araldo della rinuncia all’Autonomia. Per chi ha a cuore il nostro riscatto di sardi, il nostro bisogno storico di autogoverno, è un dato da cui partire. Va costruito, i segni sono forti. Bisogna coglierli.
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BUONA VOLONTà 10 DIC 16
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Gustavo

Per non vanificare il risultato referendario. Attenti alle trappole!

serieta signorisedia di VannitolaLa sedia
di Vanni Tola.
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Non è vero che riconoscono la sconfitta referendaria. Attenti che ci imbrogliano!
Diceva Giorgio Gaber nel testo “La democrazia”: “Il referendum è una pratica di democrazia diretta, non tanto pratica, attraverso la quale tutti possono esprimere il loro parere su tutto. (omissis). Ma il referendum ha più che altro un valore folcloristico simbolico. Perché dopo aver discusso a lungo sul significato politico dei risultati, tutto resta come prima, e chi se ne frega”. La mia non vuole essere un’analisi sul dopo referendum costituzionale, direi, piuttosto, l’espressione di alcune sensazioni inquietanti suggerite dalla lettura della rassegna stampa del giorno dopo. Attenzione che ci fregano o, quantomeno, che ci proveranno seriamente a farlo. Intanto direi che occorre prendere atto del fatto che Renzi non ha alcuna intenzione di lasciare la scena politica, né di rinunciare a portare avanti il suo progetto di riforme, costi quel che costi. Il suo annuncio notturno di dimissioni, a ben vedere, non ammetteva nessuna sconfitta, nessun errore strategico sostanziale. Era una lunga sequela di ottimi risultati politici conseguiti dal suo governo nei mille giorni. Sono gli altri che “non hanno capito” non loro ad aver sbagliato. Il PD, grande protagonista della scena politica principalmente per la consistenza numerica della rappresentanza parlamentare, non ha un progetto di reale cambiamento e di alternativa al renzismo. La cosiddetta sinistra interna anzi, appena ha cominciato a delinearsi la catastrofica sconfitta referendaria e di Renzi, si è affrettata a dichiarare che al segretario del partito non avrebbero chiesto le dimissioni dall’incarico, come sarebbe stato logico fare, e che per il congresso straordinario c’è tempo, meglio riflettere con calma sulla situazione. Tradotto, significa che non esiste al momento nel PD alcuna soluzione alternativa a Renzi. Movimento Cinque Stelle, Lega e Forza Italia, ciascuno a modo proprio, si intestano la vittoria del NO ed esercitano notevoli pressioni sul Presidente della Repubblica affinché si vada al più presto a elezioni anticipate. Ma tutti sanno che non è cosi semplice farlo. La legislazione elettorale è da rivedere, c’è da attendere il pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legge elettorale vigente, è necessario stabilire uniformità legislativa tra Camera e Senato (ora che non è stato abolito), forse sarà necessario pensare a un nuovo quadro legislativo in materia di elezioni. Tutte cose che richiedono tempo, molto tempo. Non si intravvede alcuna ipotesi di alleanza possibile tra M5S, Lega e Forza Italia che possa creare a una sorta di “grossa coalizione” capace di guidare un nuovo governo. Ciascuna di queste forze politiche ha un proprio orizzonte strategico e poca o nessuna propensione al confronto o al compromesso con le altre. C’è poi il discorso del Patto del Nazareno, a mio avviso ancora vigente, e del progetto del “Partito della nazione” che resta la scelta strategica di Renzi e, ritengo, anche di Berlusconi. Nascono da tutto questo le sensazioni inquietanti del dopo referendum delle quali scrivevo in apertura. Il popolo ha parlato, ha dato sfogo al desiderio di difendere la Carta Costituzionale da stravolgimenti, ha espresso insofferenza per la politica di Renzi ma, ci sono tanti ma. Gli impegni urgenti e prioritari del Paese, indicati dal Presidente Mattarella, non possono attendere, le scadenze internazionali pure. Per modificare le leggi elettorali occorre del tempo, le elezioni immediate, ammesso che ci si arrivi, si potranno realisticamente tenere non prima di sei mesi o un anno e già molti dicono che, a questo punto, tanto vale attendere la scadenza naturale del 2018. Che cosa resterà dunque nelle mani di chi ha votato NO per cambiare qualcosa subito? Poco, molto poco. Presto, in mancanza di cambiamenti sostanziali e immediati, tornerà la rassegnazione. La consapevolezza che neppure una vittoria consistente nel pronunciamento referendario avrà prodotto alcun cambiamento concreto, determinerà nuovo spazio politico per un altro Renzi o per il populismo e la destra. Potrebbe accadere quindi che: “…. dopo aver discusso a lungo sul significato politico dei risultati, tutto resta come prima, e chi se ne frega”, come sottolineava Giorgio Gaber.
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DOCUMENTAZIONE. Il voto sardo comune per comune (da L’Unione Sarda online)

Oggi martedì 6 dicembre 2016

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Ripartiamo dalla Costituzione
democraziaoggidi Andrea Pubusa, su Democraziaoggi.

L’abbiamo difesa due volte in dieci anni ora dobbiamo tornare alla Costituzione e attuarla.
Abbiano impedito – come profeticamente diceva Dossetti nel 1994 – ”a una maggioranza che non ha ricevuto alcun mandato al riguardo, di mutare la nostra Costituzione” . Berlusconi prima e Renzi poi si sono arrogati “un compito che solo una nuova Assemblea Costituente, programmaticamente eletta per questo, e a sistema proporzionale, potrebbe assolvere come veramente rappresentativa di tutto il nostro popolo. Altrimenti sarebbe un autentico colpo di stato”.
E contro la legge scasso di Berlusconi soggiungeva con parole di un’attualità sconvolgente verso la scasso di Renzi:
“Ora la mia preoccupazione fondamentale è che si addivenga a referendum, abilmente manipolati, con più proposte congiunte, alcune accettabili e altre del tutto inaccettabili, e che la gente totalmente impreparata e per giunta ingannata dai media, non possa saper distinguere e finisca col dare un voto favorevole complessivo sull’onda del consenso indiscriminato a un grande seduttore: il che appunto trasformerebbe un mezzo di cosiddetta democrazia diretta in un mezzo emotivo e irresponsabile di plebiscito. Quante volte questo è accaduto con grande facilità nella storia anche recente, e nostra e di altri Paesi europei!”
Ora, battuto anche il tentativo di Renzi, bisogna orima di tutto pretendere un ritorno alla normalità costituzionale. Il Presidente della Repubblica dia tre mesi per l’approvazione di una legge elettorale rispettosa della sentenza n. 1/2014 della Corte costituzionale e poi si vada finalmente al voto per eleggere un parlamento legittimamente e formare un governo, espressione del corpo elettorale e del Parlamento liberamente eletto.
Poi si tratta di attuare la Costituzione a partire dal lavoro e dal principio di eguaglianza che implica una politica di redistributiva dopo anni di massacro dei redditi bassi. L’occupazione giovanile è il primo obiettivo, quello su cui concentrare tutte le risorse e le energie. Bisogna poi rilanciare le autonomie regionali, a partire da quella sarda, dove la sensibilità generale spinge verso forme più avanzate di poterì e facoltà della nostra isola. Bisogna ridare, all’interno, rappresentanza ai territori massacrati dal commissariamento delle province.
Ma non dobbiano dimenticare un equilibrato esame della Costituzione, senza escludere, nel rigoroso rispetto dei valori, la possibilità di attente modifiche. Ancora Dossetti diceva: «Non si vuol dire, con questo, che nel caso nostro non ci siano cose da cambiare, in corrispondenza delle grosse modificazioni intervenute nella nostra società negli ultimi decenni. È molto avvertita, per esempio, una diffusa e pervasiva alterazione patologica dei rapporti tra privati, partiti e pubblica amministrazione; come pure la pletoricità e macchinosità di un sistema amministrativo che non si adatta più alle dinamiche di una società moderna; e ancor più la degenerazione privilegiaria e clientelare dello stato sociale (tradito); la necessità di una lotta sincera e non simulata alla criminalità organizzata; e infine l’emergenza e la necessità di adeguata valorizzazione di una nuova classe operosa di piccoli e medi imprenditori.
Si può aggiungere l’esigenza di uno sveltimento della produzione legislativa, e perciò la riforma dell’attuale bicameralismo; e soprattutto un’applicazione più effettiva e più penetrante delle autonomie locali, da perseguirsi, però, al di fuori di ogni mito che tenda a stabilire distinzioni aprioristiche nel seno del popolo italiano e che perciò tenda a scomporre l’unità inviolabile della Repubblica.
Se tutto questo sarà fatto, nel rispetto della legalità e senza spirito di sopraffazione e di rapina, nell’osservanza formale e sostanziale delle modalità costituzionali, non ci può essere nessun pregiudizio negativo, anzi ci deve essere un auspicio favorevole.
Ma c’è una soglia che deve essere rispettata in modo assoluto. Certo oltrepasserebbe questa soglia una disarticolazione federalista come è stata più volte prospettata dalla Lega. E ancora oltrepasserebbe questa soglia qualunque modificazione che si volesse apportare ai diritti inviolabili civili, politici, sociali previsti dall’attuale Costituzione. E così pure va ripetuto per una qualunque soluzione che intaccasse il principio della divisione e dell’equilibrio dei poteri fondamentali, legislativo esecutivo e giudiziario, cioè per ogni avvio, che potrebbe essere irreversibile, di un potenziamento dell’esecutivo ai danni del legislativo, ancorché fosse realizzato con forme di referendum, che potrebbero trasformarsi in forme di plebiscito.»

Questi concetti ha ribadito con pacatezza Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell’Anpi, e tutti noi durante la campagna referendaria e alla grande assemblea di Cagliari, nascosta dall’Unione sarda, servile, come sempre, verso i potenti di turno. Ora dobbiamo essere esigenti nel pretendere dagli organi costituzionali e da quelli regionali un rispetto della volontà popolare così largamente e chiaramente espressa. Dobbiamo riprendere il cammino nel segno della nostra Carta, che contiene in sé il programma generale per uscire da quesi annni bui e riprendere un cammino pacifico di civiltà e di giustizia.
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La Legge di modifica della Costituzione Renzi-Boschi è stata respinta!
di Marco Sini su il manifesto sardo.

Lunedì 5 dicembre 2016 The after day – Ha vinto il Popolo in Italia e in Sardegna – Ha vinto la COSTITUZIONE – Abbiamo vinto!

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HA VINTO LA COSTITUZIONE
Ha vinto la Costituzione, ha vinto la sovranità popolare, ha vinto il popolo, ha vinto la democrazia, ha vinto la verità.
Ha vinto la verità contro le bugie.
Hanno vinto i movimenti, i partigiani, il sindacato, le associazioni.
Ha perso il PD, ma non si dica che hanno vinto altri partiti: nessuno di loro può affermarlo, quando si tratta di loro metà degli elettori resta a casa.
Ha perso Renzi, ha perso la maggioranza blindata del suo partito, ha perso il governo, ha perso la maggioranza blindata di un parlamento illegittimo, i mille giorni inutili di un re da fumetto e dei suoi cortigiani.
In Sardegna hanno perso Pigliaru, Soru, Pani, Demuro, più renziani di Renzi, ha perso il sindaco muto di Cagliari.
Tutti costoro traggano le conseguenze della sconfitta, si dimettano, si nascondano, tacciano.
Ora ci sono mille cose da fare.
Pacificare gli schieramenti e lavorare tutti per:
1. Un parlamento legittimo, dunque una giusta legge elettorale.
2. Un Governo capace di affrontare le vere emergenze: lavoro, scuola, salute, casa, una vita dignitosa per tutti.
3. Una giusta legge elettorale per la Sardegna e subito elezioni per
4. Una Giunta regionale che lavori per i sardi e non per Roma.
5. Una Costituente sarda per rinnovare lo Statuto, che affermi la sovranità assoluta dei sardi sul loro territorio. (ognuno si tenga le sue scorie, prego) e una scuola che insegni storia, cultura e lingua sarda.
6.. Una Rai e un’informazione in genere che non sia serva del partito del Presidente del Consiglio.
7. Una Costituente italiana per riformare IN MEGLIO la Costituzione, mantenendo sempre la sovranità del popolo lavoratore. (p.m.)
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Grande vittoria del NO. Costruiamo l’oggi e il futuro. Con il Popolo.
di Vanni Tola
sedia di VannitolaLa grande vittoria del NO al referendum respinge un progetto osceno di stravolgimento della Costituzione. Gli elettori hanno detto in modo chiaro e inequivocabile di non essere d’accordo. Non è poco, è moltissimo. Ciò detto, però, direi che è necessario essere molto cauti nel delineare nuovi scenari. La prudenza è d’obbligo. Intanto non è scontata l’uscita di Renzi dalla scena politica. Al di la delle Sue dichiarazioni “a caldo”, l’unica certezza è che oggi pomeriggio il Presidente del Consiglio presenterà le dimissioni al Capo dello Stato. Un altro dato di fatto, condiviso da tutti, è la indispensabilità di riscrivere le leggi elettorali. Richiedere le elezioni subito è desiderio di molti ma è evidente che il “subito” significa non prima di un anno. A troppe forze politiche non conviene misurarsi col confronto elettorale in questa fase. Sarebbe quindi folle ragionare come se avessimo già superato il guado del fiume. Non lo abbiamo ancora fatto. Al massimo possiamo affermare di avere appena cominciato e non sappiamo a che cosa andremo incontro nell’immediato futuro. Domani, passata l’euforia, avremo maggiori elementi di analisi del voto e degli scenari possibili.
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Che bella domenica! Che radioso lunedì!
Gianna Lai, presidente dell’ANPI di Cagliari
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Pigliaru, il tuo tradimento è stato scoperto e sconfitto, ora, dammi retta!, vai a casa!
democraziaoggiAndrea Pubusa su Democraziaoggi
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occhialini biolchiniFrancesco Pigliaru, un estraneo alla guida della Regione.
di Vito Biolchini su vitobiolchini.it
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- Su Il fatto quotidiano.
Vince il no e la sinistra alza la bandiera. Su il manifesto.
- I risultati su La Repubblica online (http://www.repubblica.it/static/speciale/2016/referendum/costituzionale/).
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Referendum: la profezia del vecchio “saragatiano” ai banchetti per il NO e contro l’Italicum quel venerdì 10 giugno 2016. Ora mi ricordo.
Ecco il fatto raccontato su Democraziaoggi dell’11 giugno 2016.
Franco Meloni, direttore Aladinews
11 Giugno 2016 – 11:57
Ieri (venerdì 10) al nostro banchetto di via Garibadi si è avvicinato un distinto signore, anziano, ma non diciamo l’età, il quale ha così esordito: “Siete del Comitato per il referendum costituzionale? Sapete io sono contento di questa riforma di Renzi”. Noi siamo democratici e parliamo con tutti, anche quelli che si professano per il Sì e pensavamo di avere a che fare con uno di questi. Ma il signore, sorprendendoci, ha così continuato: “Sapete perché? Perché questa volta Renzi l’ha fatta proprio grossa e prenderà una bella batosta, tale da farlo scomparire dalla scena politica. Sa – ha continuato il simpatico (a questo punto molto simpatico) signore – io sono stato un socialdemocratico saragatiano e non posso sopportare un personaggio messo da chi sa chi (ma io lo so: l’ex presidente della Repubblica) a distruggere quanto di buono è stato fatto nel nostro Paese. Perciò firmo subito sia contro la legge elettorale sia contro la sciagurata riforma, che sono sicuro non passerà! Siamo dalle stessa parte!”. Beh! Sono soddisfazioni. La raccomandazione che ne viene è che noi militanti per la Costituzione nella nostra attività dobbiamo essere aperti, inclusivi, dialoganti, costruttivi… nello spirito che caratterizzò i nostri costituenti nella costruzione della Repubblica nata dalla Resistenza! Questo è il messaggio che molti, moltissimi giovani comprendono e condividono. E’ la nostra carta vincente!

« L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. » (Articolo 1 della Costituzione italiana)

REFERENDUM. VINCE IL NO. Il POPOLO si riappropria delle proprie prerogative costituzionali!
E il POPOLO SARDO ESPRIME UN NO STRABILIANTE. E’ bene che Pigliaru ne prenda atto e si dimetta così come Renzi ha fatto in questi minuti. Costruiamo insieme l’alternativa. Ci sono le condizioni per farlo!

Cari studenti miei, cari lavoratori, cari amici democratici… Mi rivolgo a voi in amicizia per dirvi che la Sardegna e l’Italia non hanno bisogno di correre questi rischi, che bisogna riprendere, con pazienza e unità, quel cammino che, grazie alla nostra Costituzione, ci ha consentito di diventare, da un Paese rurale e arretrato, un grande Paese civile e avanzato, da una comunità di analfabeti una società di persone consapevoli. Ora dobbiamo difendere la nostra Carta poi avremo il tempo, tutti insieme, per emendarla nelle parti che risulteranno osbolete. D’altra parte, siamo cresciuti fino all’inizio degli anni ‘80 attraverso l’attuazione della Costituzioone, siamo tornati indietro man mano che, sotto la sferza del neoliberismo, i nostri partiti e i nostri governi se ne sono allontanati. Oggi Renzi, in sintonia con i poteri forti interni e internazionali, vuole adeguare la Costituzione a questa nuova realtà che taglia diritti e spazi democratici, che umilia il lavoro e lascia a spasso i giovani, che mette in pericolo la nostra democrazia. Noi non dobbianmo permetterlo. Per questo vi invito a recarvi alle urne e a votare NO

NO-NO-NOOO1NO SARDEGNA
di Andrea Pubusa, coordinatore del Comitato Sardo per il NO nel referendum costituzionale.

Cari studenti miei, ormai diventati professionisti, funzionari, avvocati, magistrati o seriamente inseriti nel mondo del lavoro, che ho avuto il piacere di conoscere in ragione della mia lunga docenza, cari lavoratori e compagni con cui ho condiviso l’impegno per una Sardegna e un’Italia più giusta ed uguale, in una vita di militanza dignitosa nella sinistra, democratici amici di tante battaglie di civiltà, cari colleghi del Foro, difensori dei diritti dei cittadini, con l’animo pieno di preoccupazione, mi rivolgo a voi per invitarvi al voto contro lo stravolgimento della nostra Costituzione proposto da Renzi. Ve lo chiedo con la stessa passione con la quale dalla cattedra, dal Consiglio regionale, dal microfono di un’assemblea o con la toga vi ho invitato alla difesa dei diritti fondamentali, del lavoro o vi ho spronato ad un impegno comune per un Paese più avanzato e civile.
Tutte le nostre conquiste democratiche sono in pericolo. La sovranita popolare che vuole il corpo elettorale fonte di ogni legittimazione degli organi pubblici a partire dal Parlamento e dal Governo; le autonomie locali che postulano comunità, comunali, provinciali e regionali, capaci, nell’ordine delle competenze stabilito dalla Costituzione, di decidere per gli interessi esclusivi dei propri cittadini e concorrere alle scelte dei livelli di governo superiori; il bilanciamento dei poteri che deve esistere non solo fra gli organi costituzionali, ma anche attraverso l’indefettibile garanzia dei diritti inviolabili della persona e delle libertà collettive e territoriali; l’indipendenza interna ed esterna degli organi di garanzia, cui è rimessa la custodia degli delicati equilibri costituzionali.
Perché mi appello a voi? Perché il testo Renzi-Boschi-Verdini non si limita a ritocchi della nostra Carta, ma ne mina gli equilibri, colpendo due pilastri del bilanciamento dei poteri: il corpo elettorale e il parlamento, da un lato, le regioni e le autonomie locali, dall’altro. Il bilanciamento viene così incrinato a favore del governo che diviene il centro unico e unilaterale delle decisioni rilevanti nel nostro Paese con il ridimensionamento altresì del ruolo delle formazioni sociali intermedie, cui si deve quel prezioso ingrediente di qualsiasi democrazia, che si chiama partecipazione volontaria e disinteressata.
Una oligarchia di esponenti dei poteri forti, ingrossata da una ampia turba di nominati sempre pronti a dire sì, diventerà l’arbitro dei nostri destini. Questo si sta già in larga misura verificando, basta vedere la recente campagna elettorale fatta da Renzi, da ministri, sottosegretari, presidenti di regione e esponenti vari del sottogoverno, sempre circondanti da cercatori di commesse e prebende.
In queste ore i sostenitori del sì ci spaventano evocando i pericoli conseguenti alla vittoria del NO. In realtà, l’esistente è già orrendo ed è un’anticipazione di quanto di peggio accadrà se vince il sì. Un capo del governo nominato, non eletto dai cittadini in un’elezione generale, una Camera formata sulla base di una legge elettorale costituzionalmente illegittima (il Porcellum annullato dalla sent. n. 1/2014 della Corte costituzionale), una stampa asservita, una radioTv pubblica completamente alle mercè del capo del governo, sindaci e presidenti di regione sempre genuflessi di fronte al potere centrale: se prevarrà il sì questa tendenza all’oligarchia e all’accentramento autoritario non avrà più argini. E non è detto che domani a diventare padrone del Paese sia il segretario del PD. In Europa diventano sempre più minacciosi gli umori di una destra estrema, nemica della democrazia, che, con la Costituzione e l’Italicum voluti da Renzi, può divenire padrona assoluta del campo, con un immancabile travolgimento delle libertà e delle garanzie. Le Costituzioni e le leggi non si fanno per questo o per quel partito o leader politico, si fanno per dare equilibrio democratco al Paese, oggi e domani.
Per questo mi rivolgo a voi in amicizia per dirvi che la Sardegna e l’Italia non hanno bisogno di correre questi rischi, che bisogna riprendere, con pazienza e unità, quel cammino che, grazie alla nostra Costituzione, ci ha consentito di diventare, da un Paese rurale e arretrato, un grande Paese civile e avanzato, da una comunità di analfabeti una società di persone consapevoli. Ora dobbiamo difendere la nostra Carta poi avremo il tempo, tutti insieme, per emendarla nelle parti che risulteranno osbolete. D’altra parte, siamo cresciuti fino all’inizio degli anni ‘80 attraverso l’attuazione della Costituzioone, siamo tornati indietro man mano che, sotto la sferza del neoliberismo, i nostri partiti e i nostri governi se ne sono allontanati. Oggi Renzi, in sintonia con i poteri forti interni e internazionali, vuole adeguare la Costituzione a questa nuova realtà che taglia diritti e spazi democratici, che umilia il lavoro e lascia a spasso i giovani, che mette in pericolo la nostra democrazia. Noi non dobbianmo permetterlo. Per questo vi invito a recarvi alle urne e a votare NO.
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Impegnati per il NO. “Non stiamo votando pro o contro Matteo Renzi, ma per bloccare una riforma che potrebbe produrre condizioni molto spiacevoli per noi. Votare NO per i Sardi è l’unica scelta”
NO-sardo11 agosto 2017. La sorpresa dopo il SI
di Nicolò Migheli

By sardegnasoprattutto

Per fortuna era venerdì, cominciava la lunga sospensione ferragostana. A Cagliari faceva caldo, molto caldo. Quell’anno sul golfo del Leone dovevano aver montato una barriera. Il maestrale mancava dal 25 di giugno. La data la conoscevano tutti, perché è da quel giorno che si viveva dentro una cappa di umidità afosa. I cagliaritani come sempre affollavano il Poetto, chi poteva era partito o risiedeva nelle case del litorale.

Nella sede della presidenza regionale si era a ranghi ridotti, le ferie erano già cominciate. Però il presidente era lì, con i collaboratori definiva gli ultimi impegni prima delle vacanze. Squillò il telefono. «Presidente, ho in linea la segreteria del Presidente del Consiglio» «Me la passi» nel contempo fece cenno ai suoi collaboratori di lasciare la stanza. «Presidente Pigliàru, buon giorno» «Pìgliaru, prego…» Rispose il presidente, rassegnato al fatto che dopo tanti anni nessuno oltre Tirreno azzeccasse una volta l’accento. La voce femminile all’altro capo del filo tradiva imbarazzo.

« Mi scusi ancora una volta presidente, è che i vostri accenti sono difficili per noi; mi scusi ancora, le passo il presidente» Una musichetta d’attesa per pochi secondi e poi: «Francesco ciao, come va?» «Va che siamo alle solite Matteo, mi avevi promesso più Canadair ed invece ce ne hai lasciato solo uno» «Non ti preoccupare arriveranno anche gli altri, certo che se i pecorai abbandonassero il vizio di dar foco alle ^ampagne la sarebbe tutta più facile»

«Ancora con questa storia Matteo, e poi dove sono finiti tutti quei milioni che ci avevi promesso prima del referendum? Qui me li chiedono tutti ed io non so più che dire» «Arriveranno France’ arriveranno, l’è che in questo momento abbiamo un po’ di difficoltà, le solite cose: i mercati, la situazione internazionale, e poi lo sai anche tu, Trump ha diminuito il suo impegno con la NATO; in Europa si è deciso di aumentare il budget per la difesa, dobbiamo raggiungere il 2% del PIL entro il 2020, non è facile, ma li avrete quei finanziamenti. Però dai, con la riforma costituzionale sei diventato senatore, non ti va bene?»

«Certo, però non mi sono dato da fare per il SI solo per questo, è perché nella riforma ci credo veramente, anche se non lo sono diventato di fatto per via dell’adeguamento dello statuto» «È nostro interesse che la procedura costituzionale sia la più veloce possibile, però ti chiamavo per un motivo ben preciso, è correttezza istituzionale che tu sia il primo a saperlo, non vorrei che la notizia tu l’abbia ad apprendere da un lancio di agenzia o da un tweet di qualche gola profonda.» Renzi si interruppe, poi misurando le parole:

«Come saprai il comitato scientifico e la Sogin hanno scelto il sito per il Deposito Unico sulle scorie nucleari…» «Cosa stai per dirmi…» Il presidente alzò il tono della voce, non era sua abitudine ma lo fece. «Ti sto dicendo che per al Sardegna si presenta una opportunità unica, investimenti per miliardi di euro, un centro ricerca internazionale, un futuro non più legato solo ad una economia di pecorai»

«E dove vorreste farlo questo sito che ci farà diventare tutti ricchi?» Sibilò il presidente con una vena di sarcasmo: «La Sogin ha scelto il sito di Òttana… » «Ottàna..» replicò Pigliaru sempre più stizzito.

«Si certo Ottana, lontano dal fiume però, nella zona industriale, e poi un altro investimento consistente nel porto di Arbatax per il deposito provvisorio, una strada veloce che unisca l’Ògliastra al sito scelto. Ottana poi è a due passi da Màcomer, lì c’è l’esercito, è vicina a Nuòro dove possiamo mettere un altro distaccamento militare nelle vecchie caserme dell’artiglieria, il sito è strategico, dobbiamo militarizzarlo per forza. Però è una opportunità, ne converrai.»

Il presidente si vide nel bilico di un precipizio, il mondo che gli cadeva addosso. Mai avrebbe immaginato di trovarsi in una situazione simile, i suoi consiglieri avevano sempre minimizzato, anzi escluso che quel deposito si dovesse realizzare in Sardegna, una scelta antieconomica dicevano. Come aveva fatto a fidarsi di quel politico solo promesse ed accenti sbagliati?

Tossì, si riprese, e poi con tono duro: «Matteo, fino a prova contraria siamo ancora una regione autonoma, le competenze sull’ambiente sono nostre. Aspettati una opposizione in tutte le sedi, questo lo devi sapere fin d’ora» «Ma perderete» replicò sornione Renzi. «Questo si vedrà!»

«Perderete, perché ti vorrei ricordare che con la riforma è entrata in vigore la clausola della supremazia che invalida ogni altra decisione, perché è in ballo l’interesse nazionale e poi è cambiato il contesto costituzionale, ciò che valeva prima del 4 di dicembre oggi non ha più senso. L’è tutta un’altra roba.»

«No Matteo! Non posso accettare una simile imposizione, già sopportiamo un carico senza pari di servitù militari ed ora ce ne imponi un’altra che durerà secoli!» «Ma è una opportunità anche per voi, la devi vedere con questa ottica.» Rispose Renzi suadente

«In Sardegna scoppierà una rivolta, tu e il tuo partito non prenderete più un voto!» «Dappertutto in Italia sarebbe così, ma voi siete solo il 2,6% del corpo elettorale, non sarà una gran perdita, e poi quando arriveranno i dindi, perché come dicono da noi: “Senza dindi ‘un se lallera”, vedrai che ti faranno un monumento. Voi sardi siete in stato di bisogno e come tutti sensibili ai finanziamenti.» «Ci sentiremo nelle sedi opportune.»

Francesco Pigliaru posò violentemente il telefono, chiamò i suoi collaboratori e raccontò di quel colloquio, concluse con: «Quando la notizia sarà pubblica, cercheremo di impugnare in tutte le sedi quel dictat, so anche che sarà molto difficile vincere, se non impossibile. Nel tempo vedremo come agire, cosa fare.» «Ho fatto bene a votare NO. Te l’avevo detto che questa riforma sarebbe stata per noi una fregatura» interloquì uno dello staff.

«Forse sarà così, a suo tempo però sembrava utile per l’Italia e la Sardegna.» Replicò il presidente sempre più angosciato.

È solo un raccontino fantapolitico di tardo autunno, ma anche una possibilità reale se domenica 4 dicembre dovesse vincere il SI. Per correttezza bisogna aggiungere che anche oggi con la costituzione vigente, è possibile che la Sardegna venga scelta come sede del DUdSN. Ora però è più facile agire contro una decisione simile e bloccarla. Mi scuso con il presidente Francesco Pigliaru se nel testo ho dovuto citarlo con il suo nome e cognome, ma usare uno pseudonimo sarebbe stato inutile, sarebbe stato riconosciuto comunque.

Non credo che questa distopia indurrà chi ha già deciso per il si a votare NO, però mi rivolgo agli incerti, non stiamo votando pro o contro Matteo Renzi, ma per bloccare una riforma che potrebbe produrre condizioni molto spiacevoli per noi. Votare NO per i Sardi è l’unica scelta.
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Sardegna-CSS-29-feb-16
Francesco Pigliaru, ti accuso davanti al popolo sardo di alto tradimento e di attentato allo Statuto speciale, perché tu, sostenendo il sì, apri la porta all’aggressione contro l’autonomia della Sardegna

democraziaoggi Andrea Pubusa su Democraziaoggi

Caro Pigliaru,

l’altro giorno la Boschi in Sardegna ha confermato, puoi negarlo?, che le regioni ordinarie vengono piallate con la clausola di supremazia speciale e l’assegnazione allo Stato di materie vitali per ogni comunità, quali le infrastrutture strategiche, l’ambiente, le fonti energetiche. Tu ben sai cos’è la clausola speciale di prevalenza. E’ la previsione che il governo, proprio così il governo!, possa avocare allo Stato materie attribuite dalla Costituzione alle Regioni quando ritenga che lo richieda l’interesse nazionale. Ora, tu dirai, questo è ragionevole. Ma lo è meno, anzi è insensato, se pensi che questo interesse nazionale è un concetto labile e scivoloso. Chi stabilisce se esso effettivamente esiste o se è un pretesto per togliere la competenza alla Regione? Lo è, dice la deforma Renzi-Boschi, sol che il governo lo affermi! Ed è una qualificazione insindacabile, perché l’interesse nazionale è concetto così fumoso da non poter essere sindacato neppure dalla Corte costituzionale. E allora, tradotto dal giuridichese, questa clausola di prevalenza azzera le autonomie regionali, riducendole a grandi municipi, perché elimina la garanzia costituzionale delle competenze regionali. E intacca l’art. 5 della Costituzione che dice che “la Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali…“, perché evidentemente non garantisce e promuove le autonomie regionali una revisione che mette in balia del governo centrale perfino la competenza legislativa delle Regioni. E poi l’accentramento dell’ambiente e delle grandi infrastutture o la materia energetica vuol dire che, se il governo decide lo stoccaggio delle scorie nucleari nelle miniere sarde, lo Stato potrà farlo senza intesa con la Regione, e così, senza intelocuzione con la Regione, potrà incidere sul nostro ambiente naturale, potrà disporre trivellazione e simili scempi. Proprio l’altra sera a S. Antioco, nel corso di un dibattito, abbiamo ricordato che il Tar Sardegna ha bloccato l’installazione di un potente radar nell’Isola perché il ministero, accampando l’interesse nazionale, aveva deciso unilateralmente di piazzarlo, senza tener conto dell’interesse della popolazione alla tutela della salute e senza rispettare l’ambiente in una zona con protezione speciale. Se vince il Sì questo domani il governo potrà farlo e non ci sarà alcuna tutela, non ci sarà alcun Tar a garanzia dei diritti della popolazione.
Caro Pigliaru, la Boschi a Cagliari ha anche detto che la deforma non mette in discussione le Regioni speciali, ma, udite! udite!, “prevede che anche queste debbano fare uno sforzo di modernizzazione e accettare le sfide del cambiamento“. Ora, siccome la modernità per la Boschi e per Renzi è segare le autonomie regionali e locali per accentrare, il messaggio è abbastanza chiaro e terribile. Attraverso l’intesa gli Statuti speciali devono essere modificati in modo da renderli simili alla disciplina delle Regioni ordinarie. D’altronde, tutti i commentatori fanno notare l’anomalia di un ordinamento generale in cui le Regioni ordinarie vengono ridimensionate e quelle speciali rimangono com’erano. L’accentramento non può soffrire eccezioni e, dunque, anche gli Statuti speciali dovranno essere ridimensionati con l’intesa delle Regioni. Del resto – chiedi conferma a Demuro – soffia in Italia un forte vento contro le Regioni speciali, e non da oggi, da molte parti se ne chiede la soppressione. Se passa il sì e vengono ridimensionate le Regioni ordinarie, il prossimo bersaglio saranno quelle speciali, che sole e isolate, non potranno che soccombere.
Caro Pigliaru, tu però opponi l’intesa e lasci intendere che questa ci sarà solo se l’autonomia sarda non verrà ridotta. Ma come crederti, se non hai perso occasione per mostrarti ossequioso rispetto a Renzi e al governo nazionale, in questa campagna referndaria di attacco duro al regionalismo del nostro ordinamento? No, tu non sei credibile perche in questa vicenda hai tradito la tua alta funzione di rappresentante di tutti noi. Non ti contesto ovviamente di avere un’opinione sul referendum, quandomai!, ti contesto il diritto e l’opportunità di partecipare a manifestazioni propagandistiche per il sì, mentre tu e ancor prima il capo del governo da questa partita referendaria dovevate tenervi fuori ed essere solo garanti del regolare e paritario svolgimento del confronto. Tu in questo modo hai cessato di essere il mio presidente, mio in quanto sardo, pur non condividendo la tua totale incapacità ed inerzia politica, e sei diventato il presidente del PD, ossia di una parte largamente minoritaria dei sardi.
Caro Francesco, nella franchezza che ha sempre caratterizzato i nostri rapporti e per la lealtà dovuta a tutti i sardi/e, a seguito delle tue prese di posizione sull’autonomia sarda, ti accuso di alto tradimento dei sardi e di attentato allo Statuto speciale, che, se dio non voglia, passerà lo scasso Renzi-Boschi-Verdini, sarà immediatamente aggredito da tutte le forze che hanno votato il sì e che non potranno tollerare questa evidente anomalia dell’esistenza di Regioni speciali nel deserto del regionalismo italiano. Tu stai spalancando le porte ai nemici dell’autonomia sarda, del popolo sardo, anzi ne sei diventato un nemico tu stesso, da primo difensore che dovevi e devi esserne. E poi tu tradisci anche l’insegnamento de nostri padri dell’autonomismo da Gramsci, a Lussu fino a un tal Antonio Pigliaru, che ha scritto pagine mirabili, ripendendo l’insegnamento gramsciano, nel lavoro: L’autonomia come riforma democratica dello Stato e della sovranità e come momento di estinzionea democratica dello Stato, (“Democrazia e Diritto”,n. .2, aprile – giugno, 1963). In questo scritto Antonio Pigliaru vede nelle autonomie un modo concreto di riduzione democratica dello Stato, un ridimensionamento dell’apparato centralistico a vantaggio delle Regioni, tu invece, con Renzi-Boschi-Verdini, vedi in essa un intralcio al comando statale e ti batti per una forma di neoaccentamento antiquato e pericoloso. Non so che altro dirti. Spero che i sardi sommergano te e gli altri con una valanga di
NO.

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NO SARDEGNA
Cagliari: 300 donne lanciano un appello per il NO. Crescono le adesioni
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No di Stefano Puddu Crespellani
- Il NO di Stefano Puddu Crespellani su il manifesto sardo.

Votiamo NO – Difendiamo la nostra Costituzione – Difendiamo la Sardegna – Apu nau chi NO – Votiamo NO

NO-NO-NOOO1NO SARDEGNA

Oggi domenica 4 dicembre 2016 * Impegnati per il NO

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No comitato sardoNO sardo
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Cari studenti miei, cari lavoratori, cari amici democratici…
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