Comitato d’iniziativa Costituzionale&Statutaria

Building trust in a changing world of work

global-dealshutterstock_66860575Il Global Deal rilancia il dialogo sociale, per un lavoro giusto, equo e dignitoso

Il rapporto “Building trust in a changing world of work”, a doppia firma Ocse-Ilo, propone impegni delle parti sociali, attività di ricerca e piattaforme di condivisione per affrontare le sfide imposte dalla globalizzazione.

Negli ultimi decenni la globalizzazione ha stimolato una crescita economica senza precedenti. Un fenomeno che, però, oltre a produrre benefici (ad esempio le milioni di persone tirate fuori dalla soglia di povertà) ha generato anche diversi effetti indesiderati. Primo tra tutti l’aumento della disuguaglianza, ostacolo per la coesione sociale e la valorizzazione del capitale umano, capace di influenzare in modo negativo la crescita stessa.
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IMPEGNATI PER LA CURA DELLA CASA COMUNE

laudato-si-12-mag-18-ft1
lampadadialadmicromicro133Cominciamo a pubblicare la documentazione dell’incontro, mano mano che ci viene fornita dai relatori e dagli interventori nel dibattito.
ultima-locandina-laudato-siFranco Meloni: presentazione dell’iniziativa

Poche parole per presentare in primo luogo gli organizzatori dell’iniziativa e successivamente l’iniziativa stessa.
Nasce in seno all’associazione spontanea che abbiamo denominato “Amici sardi della Cittadella di Assisi”, e che sarebbe pertinente anche denominare “Amici di padre Agostino”: un gruppo di amici ultrasessantenni che da studenti liceali e di altri ordini di scuole fece esperienza di comunità alla fine degli anni 60, sotto la guida spirituale di padre Agostino Pirri. Segnati positivamente da quella (ormai antica) esperienza ci siamo ritrovati e ci ritroviamo ogni mercoledì per parlare con padre Agostino del più e del meno e anche per ascoltare da Agostino qualche passo evangelico, che al di là delle scelte personali di ciascuno (amiamo definirci come un gruppo composto da credenti, da non credenti e da diversamente credenti), fa sempre bene, ci corrobora e ci aiuta nel nostro percorso di vita. [segue]

ANPI: indignazione per il bagno di sangue in Palestina

Anpi logo naz16 Maggio 2018

Red su Democraziaoggi

Si è svolta ieri a Cagliari, davanti alla sede della Rai, una manifestazione contro il massacro, da parte dell’esercito israeliano, di manifestanti palestinesi a Gaza.
La vicenda ha acceso le proteste in tutto il nostro Paese. Pubblichiamo la presa di posizione di Carla Nespolo, Presidente nazionale dell’ANPI sulla drammatica situazione di Gaza e di alcune altre città […]

Oggi mercoledì 16 maggio 2018

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lampada aladin micromicrodemocraziaoggisardegnaeuropa-bomeluzo3-300x211Sardegna-bomeluzo22sedia-van-goghGLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501413filippo-figari-sardegna-industre-2img_4633Anpi logo nazimg_4939costat-logo-stef-p-c_2-2————Avvenimenti&Dibattiti&Commenti————-
Marx e la follia del capitale
16 Maggio 2018

Gianfranco Sabattini su Democraziaoggi.

cover-marxPoiché ricorre quest’anno la commemorazione del bicentenerio delle nascita di Karl Marx, molti sono i revival del suo pensiero, tutti volti a dimostrare l’attualità della sua analisi critica delle “follia” della ragione economica, che ha ispirato, e continua ad ispirare e ad alimentare, il funzionamento del capitalismo. L’interesse per le critiche marxiane alle modalità di funzionamento del modo capitalistico di produzione è oggi rivitalizzato per via dell’esperienza recente della Grande Recessione, i cui postumi non sono ancora del tutto superati, soprattutto in Italia.
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Iniziativa sulla Laudato si’

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Punta de billete – Save the date – Prendi nota

Attenzione per esigenze di carattere organizzativo il Convegno Ambiente-Lavoro del CoStat è stato spostato al 28 maggio 2018.
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News da CoStat

costat-logo-stef-p-c_2-2Nella riunione di ieri 9 maggio si è tra l’altro deciso quanto segue:
- formalizzazione adesione al Comitato per la riconversione della fabbrica RWM di Domusnovas;
- formalizzazione adesione al Comitato Sa die de Sa Sardinia;
- adesione all’istituzione di una giornata annuale in memoria dei martiri di Palabanda a Nuxis, nell’ambito delle celebrazioni de Sa die de Sa Sardigna (referente l’Associazione culturale Le Sorgenti di Nuxis);
locandina-dibattito-25-maggio-2018- Convegno su Lavoro e Ambiente: definizione programma e calendario (venerdì 25 maggio 2018, ore 17,30, scalette San Sepolcro, Cagliari), referente Fernando Codonesu; percorso di avvicinamento al Convegno con diffusione di documentazione pertinente, per il tramite soprattutto delle News Democraziaoggi e AladinPensiero;
- rafforzamento campagna di sostegno all’acquisto della nuova sede dalla CSS, aperta all’associazionismo democratico di base.

Il CoStat per la Pace

costat-logo-stef-p-c_2Il Comitato d’iniziativa costituzionale e statutaria di Cagliari aderisce alle iniziative per la riconversione a fini pacifici della RWM. Certo, a Domusnovas non abbiamo i campi di concentramento, non si uccide, ma vengono prodotte armi e bombe che uccidono e devastano, si fabbricano ordigni che in TV vediamo partire e poi sempre in TV vediamo esplodere in terrificanti immagini frutto del loro micidiale uso.
Ora non c’è dubbio che gli esiti di queste azioni sono mostruosi, ma la catena di chi le rende possibili è formata da persone pressoché normali. Si tratta di uomini comuni, preoccupati delle loro famiglie, dei loro amministrati, persone di cultura e timorate di Dio. Ciò che colpisce è la loro superficialità e ordinarietà, l’incapacità di pensare. C’è in tutto questo l’attualizzazione della banalità del male. L’Ad, il sindaco di Domunovas, gli stessi sindacati ci dicono che RWM ha sempre agito all’interno dei permessi e degli ordini superiori provenienti dalla Germania. Nessuna riflessione sulle stragi, sulle persone e le case in pezzi. Ecco una massa compatta di uomini perfettamente “normali”, che non guardano in faccia la realtà, al di là del loro particulare. Questa ristrettezza di visuale fa sì che la guerra in terre lontane non generi alcun motivo di riflessione sul contenuto delle direttive che applica e dell’attività che svolge. [segue]

Ci vorrebbero statisti

efis-ticca-2018-dueRenzi blocca il dialogo coi 5 Stelle e pensa a B.
2 Maggio 2018

Alfiero Grandi

Approvare subito la legge elettorale, rivotare con il rosatellum sarebbe diabolico.
Premessa: Solidarietà a Martina, presentato da Renzi al congresso del Pd come vice nel ticket congressuale, poi diventato reggente dopo le sue dimissioni da segretario. Ora pesantemente strattonato in diretta televisiva dal capo (vero ma nascosto) del Pd. A meno di una rivolta contro Renzi e quindi di una (auspicabile) smentita nella direzione del 3 maggio, ogni ipotesi di accordo tra Movimento 5 Stelle e Pd diventa impossibile, per questo Martina, che non è persona da reazioni sopra le righe, ha reagito pesantemente all’attacco di Renzi, sferrato addirittura prima della direzione. Evidentemente per Renzi il reggente doveva solo eseguire le direttive del capo vero, mentre si è illuso di poter dire, sia pure prudenza, la sua.
Per questo gli è arrivato un ruvido altolà.
Allo stato dei fatti solo una reazione collettiva della direzione potrebbe salvare l’apertura di un dialogo tra Pd e 5 Stelle e probabilmente la legislatura stessa. Colpisce che in contemporanea ci sia l’avvio di un dialogo tra le due Coree che mette in risalto il settarismo della posizione renziana.
Di Maio ha ondeggiato, dal 4 marzo, su fronti opposti. Questo è certamente un limite politico, ma nel momento in cui appare possibile evitare un governo destra-5 Stelle il Pd dovrebbe cogliere l’occasione offerta dai 5 Stelle per svolgere un ruolo di importanza nazionale per il nostro paese, senza surgelarsi in una posizione rancorosa e pregiudizialmente ostile.
Per di più mentre Renzi decide di dire No a qualsiasi possibile intesa con i 5 Stelle, Di Maio ha pubblicato una lettera al Pd non priva di spunti interessanti, con qualche punto di possibile convergenza, compiendo un’apertura significativa. Restare su posizioni pregiudiziali di fronte all’apertura di Di Maio vuol dire che la reazione è ideologica, nel senso negativo del termine.
Ogni argomento viene usato solo per dimostrare che un accordo è impossibile, a partire dalla pregiudiziale contro Di Maio. Tutto viene piegato all’obiettivo di dimostrare che solo la contrapposizone è possibile.
Di Maio ha insistito su un contratto alla tedesca, che come tutte le formule si presta a diverse interpretazioni, alcune lontane da quelle che probabilmente lui stesso ipotizza. Infatti portato alle estreme conseguenze potrebbe perfino preludere ad un governo insieme al Pd (Spd infatti ha ministri) e ad una maggioranza organica.
In realtà è più probabile che il ruolo del Pd, tenendo conto delle distanze di partenza, delle diffidenze esistenti, dei prevedibili tentativi di fare saltare tutto, potrbbe essere quello di consentire la nascita di un governo a 5 Stelle, con la presenza di tecnici graditi in punti decisivi, e un programma concordato per punti.
Pensiamo al reddito di cittadinanza, la lettera di Di Maio al Pd non ripropone la proposta classica dei 5 Stelle ma ipotizza uno sviluppo di qualità della modesta esperienza avviata dal governo Gentiloni per dare una risposta al raddoppio delle aree di povertà, che fino a prova contraria dovrebbe essere un problema urgente e di primaria importanza per tutti.
Renzi ha polemizzato alzo zero contro la caricatura della proposta iniziale dei 5 Stelle, con l’obiettivo di far saltare ogni possibilità di dialogo. Difficile negare che anche su Europa, Euro, ecc. la posizione post elettorale dei 5 Stelle sia più equilibrata.
Si potrebbe continuare, ma sarebbe un esercizio inutile visto che è probabile che il novello Ghino di Tacco-Renzi riuscirà a bloccare l’avvio del dialogo tra Pd e 5 Stelle, a meno di una reazione orgogliosa e forte della direzione del Pd, sperabile quanto improbabile.
La posizione di Renzi negli organi dirigenti del Pd resta forte, del resto ha controllato le liste elettorali in modo da garantirsi gruppi parlamentari fedeli, anche se forse la sua posizione è meno forte di quanto appare. Ha dovuto intervenire personalmente, in modo così pesante, per bloccare il processo di disgelo che indubbiamente era inziato nel Pd retto da Martina. Certo lo stile che predilige nemici anziché avversari politici ha giocato un ruolo forte, ma ha pesato anche la preoccupazione che lentamente perfino nel gruppo dei renziani si iniziasse a considerare possibile l’appoggio ad un governo 5 Stelle, seppure condizionato ad un’intesa sulle proposte da approvare in parlamento, alla revisione delle responsabilità parlamentari, ecc.
Renzi conosce bene il gruppo dirigente del Pd e qualcosa deve averlo convinto che le tentazioni andavano stroncate sul nascere e andava messo in chiaro chi è il vero capo.
Non sembra una posizione di forza, piuttosto il timore evidente che gradualmente dal confronto con il M5Stelle potesse uscire un’intesa.
Inoltre il drastico niet renziano ha lasciato intravvedere sullo sfondo il ritorno ai vecchi e prediletti rapporti, in particolare con Berlusconi, in nome di una modifica presidenzialista della Costituzione e di una legge elettorale che non solo punti a confermare la nomina dall’alto dei parlamentari ma abbia anche una robusta quota di maggioritario. Sembra incredibile ma nemmeno la trazione leghista sembra in grado di chiudere il capitolo degli accordi con il destra-centro, evidentemente preferito ad altre soluzioni.
Lo spirito del Nazareno aleggia sul Pd. Quindi il “mai con i 5 stelle” di Renzi lascia in realtà intravvedere che con Berlusconi e c. il dialogo è possibile, e preferibile.
Siamo alle solite. Ora, come ha proposto da tempo il Coordinamento, occorre arrivare in fretta all’approvazione di una nuova legge elettorale che consegni ai cittadini la scelta dei parlamentari, togliendola dalle mani esclusive dei capi, e bloccando sul nascere con una legge sostanzialmente proporzionale la tentazione di rimettere in discussione la Costituzione, adombrata non a caso da Berlusconi come esca per Renzi.

Oggi mercoledì 2 maggio 2018

lampada aladin micromicrodemocraziaoggisardegnaeuropa-bomeluzo3-300x211Sardegna-bomeluzo22sedia-van-goghGLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501413filippo-figari-sardegna-industre-2img_4633Anpi logo nazimg_4939costat-logo-stef-p-c_2-2————Avvenimenti&Dibattiti&Commenti————-
Renzi blocca il dialogo coi 5 Stelle e pensa a B.
2 maggio 2018

Alfiero Grandi, su Democraziaoggi.
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DIBATTITO. Jeremy Rifkin: È necessario costruire e estendere una nuova infrastruttura intelligente di Terza Rivoluzione Industriale

img_5463È necessario costruire una nuova infrastruttura intelligente di Terza Rivoluzione Industriale. Se su questo si creasse consenso trasversale, avremmo una nuova visione capace di ispirare le prossime tre generazioni in Italia. L’opinione dell’economista americano

220px-jeremy_rifkin_2009_by_stephan_rohldi JEREMY RIFKIN
19 aprile 2018 su L’Espresso

Le elezioni del 4 marzo hanno scosso la politica italiana e l’onda sismica si è fatta sentire in tutta Europa. La maggioranza degli elettori italiani si è espressa contro la vecchia casta politica più vicina agli interessi delle lobby che a quelli dei cittadini. Il disincanto populista ormai accomuna elettori di destra e di sinistra in un acceso dibattito che riguarda non solo l’Italia, ma l’Unione europea e il mondo intero, e si aggiunge a problemi come stagnazione economica, produttività declinante, disoccupazione, diseguaglianze crescenti, e perdita di speranza per i giovani. Mentre il cambiamento climatico continua a minacciare la sopravvivenza della vita sulla Terra.

Queste elezioni impongono dunque un radicale cambiamento, ma in che senso?
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In un mio recente articolo su L’Espresso, osservavo che il rallentamento del Pil e l’aumento di disoccupazione e disuguaglianza sono il risultato del declino della seconda rivoluzione industriale, basata su telecomunicazioni ed energia centralizzate e sul motore a scoppio. Questa infrastruttura antiquata è ormai entrata in fase terminale in tutto il mondo. È necessario costruire e estendere una nuova infrastruttura intelligente di Terza Rivoluzione Industriale (Tri) ad alto tasso di integrazione digitale, che dovrà comprendere anche una rete Internet 5G, un’Internet dell’energia rinnovabile digitalizzata, un’Internet della mobilità automatizzata basata su veicoli elettrici e a idrogeno, circolanti in tessuti urbani intelligenti collegati interattivamente nell’Internet delle cose (IdC). Se su questo si creasse consenso trasversale, avremmo una nuova visione capace di ispirare le prossime tre generazioni in Italia per affrontare efficacemente i problemi posti da disoccupazione, immigrazione e deficit di protagonismo delle comunità locali nei processi decisionali. Serve una radicale transizione dell’Italia verso un’economia Tri digitalizzata, intelligente.

OLTRE IL REDDITO MINIMO
Altro tema caldo è il reddito minimo condizionato all’accettazione di almeno una su tre proposte di lavoro dei Centri per l’impiego. Ma dove le si va a prendere le tre proposte di lavoro se non si creano nuove dinamiche occupazionali e professionali? Nella costruzione di un’infrastruttura Tri, che richiede decine di migliaia di posti di lavoro semi-qualificati, qualificati, e altamente qualificati per le prossime due generazioni, che non potranno essere coperti né da robot né dall’Intelligenza artificiale. Sono figure professionali nuove per settori quali l’ammodernamento della rete di comunicazione e la cablatura della banda larga universale 5G e del Wi-Fi gratuito; l’efficienza energetica di milioni di edifici pubblici e privati con l’installazione di infissi ad alta tenuta termica; una nuova infrastruttura energetica basata non più su fossili o nucleare ma sulle fonti rinnovabili (sole, vento etc) con installazione delle tecnologie di accumulo energetico; la riconfigurazione di tutta la rete elettrica in una vera e propria Internet dell’energia con contatori di nuova generazione e altre tecnologie digitali per collegare fra di loro milioni di microcentrali; la realizzazione di un’Internet della logistica e della mobilità senza conducente a guida satellitare, con milioni di sensori su “smart roads” che forniranno informazioni in tempo reale su flussi di traffico e movimenti di merci, la sostituzione del parco veicoli tradizionali con quelli elettrici e a idrogeno su strada, ferrovia e mare, con decine di migliaia di stazioni di ricarica e rifornimento di idrogeno. La creazione di questa infrastruttura dell’Internet delle Cose per una “Smart Italy” darà lavoro a centinaia di migliaia di lavoratori per i prossimi trent’anni e la riqualificazione delle figure professionali necessarie non dovrebbe richiedere più di 6-9 mesi, secondo esperienze già in corso in altre regioni d’Europa. Altrettanto bisognerebbe fare per i programmi delle scuole superiori e delle università.

QUALE LAVORO DOPO IL LAVORO
Per i prossimi trent’anni vi sarà dunque un’ultima ondata di occupazione di massa prima che la nuova infrastruttura economica digitale intelligente riduca il lavoro al lumicino perché sarà governata da algoritmi e robot. Cosa faranno allora gli esseri umani? L’occupazione migrerà verso l’economia sociale e della condivisione, e il settore “No profit” (che non significa necessariamente “No jobs”). Nell’economia no profit e della condivisione il lavoro dell’uomo rimarrà importante perché l’impegno sociale e la creazione di capitale sociale sono un’impresa intrinsecamente umana. Neanche i più ardenti tecnofili osano sostenere l’idea che le macchine possano creare capitale sociale. La gestione di ambiente, educazione, salute, attività culturali e una moltitudine di altre attività sociali, richiede l’intervento umano e non quello delle macchine. Un robot potrà portare il pranzo al bambino, ma non potrà mai insegnargli a diventare un essere umano. La sfera del no profit è già il settore a più rapida crescita in tutto il mondo. Non è solo volontariato. Uno studio su 42 paesi della Johns Hopkins University rivela che 56 milioni di persone lavorano a tempo pieno nel settore no profit. Il 15,9 per cento del lavoro retribuito nei Paesi Bassi è no profit. Il 13,1 per cento in Belgio, l’11 per cento nel Regno Unito, il 10,9 per cento in Irlanda, il 10 per cento negli Stati Uniti, il 12,3 per cento in Canada. Queste percentuali sono in costante aumento. È prevedibile che entro il 2050 la maggioranza degli occupati nel mondo sarà in comunità senza scopo di lucro, impegnate nell’economia sociale e della condivisione. Il saggio di John Maynard Keynes “Economic possibilities for our grand-children” scritto più di 80 anni fa, immaginava un mondo in cui le macchine liberano l’uomo dalla fatica del lavoro, permettendogli di impegnarsi nella ricerca del senso più profondo della vita. Questa potrebbe rivelarsi la previsione economica più azzeccata di Keynes. Ma per cogliere questa opportunità dobbiamo riqualificare la forza lavoro esistente verso il mercato dell’Internet delle Cose, e formare le persone alle nuove figure professionali che si aprono nel no profit.

MODERNIZZAZIONE, DEMOGRAFIA E IMMIGRAZIONE
È vero, serve uno sforzo erculeo, ma l’umanità ha già affrontato sfide simili in passato, come nel passaggio da uno stile di vita agricolo a uno industriale tra il 1890 e il 1940. Per affrontare questa sfida l’Italia dovrà però risolvere un problema supplementare: secondo la Banca Mondiale infatti, l’Italia è 187ma su 200 paesi come tasso di natalità. Dove reperirà le centinaia di migliaia di lavoratori per realizzare l’infrastruttura intelligente Tri nei prossimi quarant’anni se c’è questo impressionante declino demografico? Qui tocchiamo il tema caldo dell’immigrazione: per far fronte alle sue esigenze di modernizzazione, l’Italia dovrà dunque fronteggiare il declino demografico con politiche intelligenti e impedire lo spopolamento del paese. C’è poi il tema della crisi di fiducia verso la classe politica tradizionale, troppo condizionata dagli interessi di ben precise lobby economiche. Il rapporto fra l’economia e la politica deve ispirarsi a logiche nuove, sviluppate intorno alla riorganizzazione del Sogno europeo verso un’economia sostenibile e una società ecologica. Si comincia a discutere su come mettere in pratica il “principio di sussidiarietà”, punto centrale del Trattato di Lisbona, che presuppone che rimangano a livello regionale o nazionale, tutte le decisioni che non siano state devolute all’Ue.

“POWER TO THE PEOPLE”
La piattaforma digitale Tri mira a valorizzare le comunità locali in tutta Europa e a dare loro maggiore potere, perché le collega in uno spazio digitale continentale intelligente distribuito, aperto, trasparente e crea economie di scala laterali e non centralizzate, in un”effetto rete” più produttivo e creativo per l’Italia e per l’Europa, e quindi è in perfetta sinergia col principio di sussidiarietà. Questo è “power to the people”, letteralmente nel senso di energia per tutti, e anche figurativamente nel senso di potere alle persone.

Come finanziamo il passaggio all’infrastruttura digitale Tri? Le rigidità dovute ai parametri di stabilità finanziaria (rapporto debito-Pil, etc) sconsigliano l’uso di fondi pubblici ma nulla vieta di utilizzare capitali privati attraverso il nuovo strumento dei contratti Esco, che permettono alla P.A. di pagare gradualmente il finanziamento delle infrastrutture pubbliche con i risparmi di spesa determinati dalla maggiore efficienza energetica e dalle maggiori economie di scala, mantenendo il possesso delle infrastrutture in mani pubbliche anche se pagate con fondi privati.

Le recenti elezioni politiche offrono l’occasione di ripensare il futuro dell’Italia in quest’Europa rivitalizzata. L’Italia è stata a lungo la fucina delle idee per la politica europea e l’innovazione economica. Negli ultimi anni, questo ruolo guida si è un po’ offuscato. È venuto il momento del risveglio.

Traduzione di Angelo Consoli

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«L’Italia non sta facendo abbastanza per innovare»: parla Jeremy Rifkin
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«È necessario costruire ed estendere una nuova infrastruttura intelligente di Terza Rivoluzione industriale, come stanno facendo in Olanda, Lussemburgo e in alcune regioni della Francia». L’opinione dell’economista e saggista americano

di JEREMY RIFKIN
29 gennaio 2018
Il governo italiano ha intrapreso una serie di iniziative per stimolare innovazioni con l’obiettivo di accelerare la produttività e la crescita economica, agevolando la creazione di occupazione nell’economia.

Sebbene queste iniziative siano essenziali, esse non sono sufficienti finché la piattaforma dominante per la gestione, l’alimentazione, e la movimentazione dell’attività economica italiana rimarrà basata sulla infrastruttura della Seconda rivoluzione industriale, con le sue telecomunicazioni centralizzate, le sue energie fossili e fissili e trasporti stradali, marittimi e aerei basati sul motore a scoppio.

È vero, l’infrastruttura della Seconda rivoluzione industriale ha fornito la base per uno straordinario aumento della crescita nel XX secolo, ma quel modello ha ormai raggiunto il limite massimo della sua produttività in tutte le nazioni industriali negli ultimi 15-20 anni, e oggi determina il costante calo del Pil e un corrispondente aumento della disoccupazione.

Anche se dovessimo rimodernare l’infrastruttura della Seconda rivoluzione industriale, l’effetto sull’efficienza aggregata sarebbe estremamente limitato, e così anche sulla produttività, sulle nuove opportunità di business, sull’occupazione e sulla crescita. I combustibili fossili e l’energia nucleare sono ormai superati. E le tecnologie progettate e realizzate per funzionare con queste energie, come le reti di telecomunicazione, la rete elettrica centralizzata e le forme di trasporto basate sul motore a scoppio hanno esaurito quasi del tutto la loro produttività.

Quindi è adesso necessario costruire ed estendere una nuova infrastruttura intelligente di Terza Rivoluzione Industriale, ad alto tasso di integrazione digitale, che dovrà comprendere anche una rete, Internet 5G, un’Internet dell’energia rinnovabile digitalizzata, un’Internet della mobilità automatizzata e digitalizzata basata su veicoli elettrici e a idrogeno, circolanti fra gruppi di edifici intelligenti collegati individualmente nell’Internet delle cose (Idc).

A tutt’oggi però l’Italia rimane fanalino di coda al 25° posto sui 28 Paesi dell’Ue nel Rapporto Desi (Digital Economy and Society Index) della Commissione Europea, che misura lo stato di avanzamento nell’economia e società digitali di ciascuno Stato membro dell’Ue. Eppure questa nuova infrastruttura intelligente diventa una priorità fondamentale nel riposizionamento dell’Italia per la transizione verso la nuova dimensione di spazio commerciale, sociale e politico pienamente integrato.

Se l’Italia riuscirà a allestire ed estendere al massimo questa nuova infrastruttura digitale verde e intelligente, riuscirà a scatenare una nuova ondata di produttività che, questa sì, continuerà a crescere nella prima metà di questo secolo.

La costruzione di questa infrastruttura coinvolgerà praticamente ogni settore per i prossimi 40 anni: le società di distribuzione di energia e elettricità, il settore delle telecomunicazioni tradizionali e via cavo, il settore dell’informazione e della comunicazione, il settore dell’elettronica, l’edilizia e l’industria immobiliare, i trasporti e la logistica, il settore manifatturiero, l’agricoltura, etc. E impiegherà milioni di lavoratori specializzati, semi specializzati e di professionisti. La nuova infrastruttura digitale italiana, a sua volta, renderebbe possibili nuovi modelli di business e nuovi tipi di figure professionali proprie del paradigma economico intelligente della nuova economia a basse emissioni di carbonio e rispettosa del clima. Il governo italiano si è impegnato a investire nella distribuzione di infrastrutture pubbliche per stimolare nuove innovazioni di business e opportunità di lavoro. Questi fondi infrastrutturali dovrebbero essere utilizzati, in parte, per erigere l’infrastruttura digitale del XXI secolo e accompagnare la transizione verso le energie rinnovabili e la mobilità verde per un’Italia intelligente.
Tre poteri pubblici nell’Unione Europea hanno sviluppato piani di Terza Rivoluzione Industriale completamente integrati e iniziative di sviluppo per accompagnare la transizione delle loro economie: la regione Hauts-de-France, il Lussemburgo e soprattutto la regione metropolitana di Rotterdam e L’Aia.

Queste tre regioni hanno stabilito una nuova pietra miliare nella governance dello sviluppo economico e sociale che riflette la natura della nuova infrastruttura della Terza Rivoluzione Industriale in corso di preparazione.
Mentre la Prima e la Seconda rivoluzione industriale sono state progettate per essere centralizzate, verticistiche, proprietarie e verticalmente integrate, la Terza rivoluzione industriale è tendenzialmente distribuita, collaborativa, aperta e crea economie di scala in modo laterale, e questo richiede una governance di tipo nuovo.

In considerazione delle nuove opportunità e delle nuove sfide lanciate da questa nuova rivoluzione tecnologica, i governi di Hauts-de-France, il Granducato di Lussemburgo e la regione metropolitana di Rotterdam e L’Aia hanno adottato strategie che hanno cambiato il ruolo tradizionale di sorvegliante e pianificatore centralizzato di un potere pubblico, facendolo evolvere in quello di un facilitatore laterale per una rete regionale di centinaia di parti interessate e impegnate in questa nuova governance, parti che vanno dai poteri pubblici alla comunità imprenditoriale, al mondo accademico e alla società civile che hanno partecipato attivamente alla preparazione di ciascuno dei progetti di sviluppo e relative tabelle di marcia.

Mentre la Prima e la Seconda Rivoluzione Industriale hanno generalmente creato una forma di globalizzazione verticalmente integrata, la Terza Rivoluzione Industriale porta la famiglia umana in un ambito più “glocal” di reti laterali distribuite – con città, regioni, stati nazionali e unioni continentali che collaborano fianco a fianco in più vaste reti globali digitali dove condividono comunicazioni a banda larga, energie rinnovabili e autonomi veicoli elettrici e a idrogeno creando una qualità di vita più ecologicamente sostenibile ed equa.

Il primo passo verso la progettazione di questa Smart Italy di Terza Rivoluzione Industriale consiste nella elaborazione di una apposita tabella di marcia per la sincronizzazione e integrazione della nuova infrastruttura digitale a livello di governo nazionale. Questo documento, a sua volta, può fornire ispirazione, incentivi, e il riferimento normativo-quadro per dare impulso alle regioni italiane affinché procedano con appositi piani locali per creare un’infrastruttura regionale smart di Terza Rivoluzione Industriale.

Lo scorso anno la Commissione Europea ha annunciato l’iniziativa “Smart Europe” progettata per creare un’infrastruttura digitale trasparente nonché la relativa transizione energetica rinnovabili in tutta l’Unione europea per aumentare la produttività, creare nuove imprese e occupazione e far progredire l’economia a basse emissioni di carbonio. La Commissione Europea ha creato un fondo di sviluppo economico di 630 miliardi di euro – il cosiddetto fondo Juncker – che sarà in parte dedicato alla costruzione e alla massima estensione possibile della nuova infrastruttura Smart Europe di Terza Rivoluzione I ndustriale.

L’Italia ha adesso l’opportunità di assumere un ruolo di guida nell’Unione europea verso la prossima tappa del suo percorso per creare una Smart Europe e un unico spazio economico integrato nei 28 Paesi membri.

Traduzione di Angelo Consoli
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Il Comitato d’Iniziativa Costituzionale e Statutaria: date una legge elettorale decente alla Sardegna!

costat-logo-stef-p-c_2-2Sulla legge elettorale regionale: nessuna modifica è più possibile?

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Quando il presidente del Consiglio regionale Ganau nella recente conferenza stampa del 9 aprile, dedicata alla prospettiva di modifica della legge elettorale sarda, afferma che “Il Consiglio regionale ha perso un’occasione, l’ultima a disposizione per modificare una pessima legge elettorale, non garantista della volontà popolare”, viene sancita nel merito l’inutilità di questo Consiglio nelle sue varie componenti di maggioranza e di opposizione, a partire dal battesimo di questa legge elettorale voluta dalla precedente maggioranza di centrodestra, principalmente Forza Italia, e dal Partito democratico quale diga potenziale eretta contro una potenziale vittoria del Movimento 5 Stelle. Sappiamo tutti che nel 2014 i 5S non si sono presentati e i due schieramenti concorrenti, centrosinistra e centrodestra, hanno usufruito a piene mani di quella legge definita “pessima” anche dal presidente Ganau.
Si deve prendere atto che oggi la maggioranza di centrosinistra appare preoccupata più di conservare il numero più alto possibile di poltrone che non di rimettere al centro della propria azione politica la rappresentanza popolare e la partecipazione democratica, ma pare che il problema abbia poca rilevanza anche nell’opposizione rappresentata nel Consiglio.
Eppure il tempo per la modifica della legge elettorale sarda c’è stato, eccome, così come non sono mancate le proposte di modifica, ben sette giacenti in Consiglio, in questi quattro anni appena trascorsi oltre ad alcune sollecitazioni venute dalla società civile, con assemblee molto partecipate e la presentazione di linee guida per la riscrittura della legge elettorale, compresa una proposta del Comitato di Iniziativa Costituzionale e Statutaria di Cagliari che poneva l’esigenza di una legge proporzionale che preservasse l’indicazione del Presidente in capo agli elettori. [segue]

Oggi mercoledì 28 marzo 2018

lampada aladin micromicrodemocraziaoggisardegnaeuropa-bomeluzo3-300x211Sardegna-bomeluzo22sedia-van-goghGLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501413filippo-figari-sardegna-industre-2img_4633Anpi logo nazimg_4939costat-logo-stef-p-c_2-2
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img_4944Prima di tutto il lavoro e la scuola
28 Marzo 2018
Gianna Lai su Democraziaoggi.
Ad iniziativa dell’ANPI e del Comitato d’iniziativa costituzionale e statutaria si è tenuto il 13 scorso a Cagliari un incontro dal titolo “Prima di tutto il Lavoro e la Scuola”. Ecco l’introduzione.
Perché un Convegno su Lavoro e Scuola
Convegno sul lavoro, organizzato in ottobre dal Comitato di iniziativa costituzionale e statutaria, abbiamo visto la nuova impresa e la […]
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Il PD è pervaso da un solo desiderio: la dissoluzione
28 Marzo 2018
A.P. su Democraziaoggi.
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SOCIETÀ E POLITICA » TEMI E PRINCIPI » LE IDEE
italia-morfologiaL’immigrazione da minaccia a progetto sociale
di PIERO BEVILACQUA
Osservatorio del Sud, 24 marzo 2018, ripreso da eddyburg e da aladinews. Una visione, un progetto politico, un piano di riconversione demografica, economica e ambientale, che parte dal territorio e dal suo uso agricolo. (m.p.r.)
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Dibattito sul Reddito di cittadinanza e dintorni

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Perché il reddito di cittadinanza non può sostituire il lavoro
di Vittorio Pelligra*

Si fa un gran parlare in queste settimane di “reddito di cittadinanza”. Due considerazioni al proposito: il reddito di cittadinanza come lo hanno proposto i 5Stelle in campagna elettorale, c’è già e si chiama REI; è stato introdotto nel Consiglio dei ministri del governo Gentiloni il 29 agosto 2017. Ma allora dove sta la novità della proposta di Grillo e soci? Io credo non tanto nel “come”, ma nel “perché”. La questione importante non attiene tanto, cioè, a come supportare il reddito di chi ora, e sono tanti, non ce la fa, perché ha perso il lavoro o non riesce a trovarne uno. Ciò che conta piuttosto è capire perché ci sono sempre meno lavori e come occorra attrezzarsi rispetto a un futuro in cui di lavoro ce ne sarà sempre meno. Dietro la proposta del reddito di cittadinanza, in altre parole, c’è molto di più, c’è una visione del rapporto tra reddito e lavoro, c’è una particolare visione del futuro e del posto che noi, uomini e donne, andremo a occupare nella società prossima ventura. Questa è la vera questione, il resto sono nominalismi. (Segue)

Oggi giovedì 22 marzo 2018

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Non ci salverà il premio di maggioranza
22 Marzo 2018
Alfiero Grandi
Il Fatto Quotidiano 20 marzo 2018, ripreso da Democraziaoggi e da Aladinews.
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