Lavoro per il Lavoro

DIBATTITO su LAVORO e REDDITO GARANTITO. Verso il Convegno sul Lavoro del 4-5 ottobre

lampada aladin micromicroPolitiche attive per il lavoro o Reddito di cittadinanza (nelle diverse denominazioni e varianti)? Sono due impostazioni radicalmente contrapposte, alternative, salvo minime seppure importanti conciliazioni. Se ne discuterà al Convegno sul lavoro del 4-5 ottobre p.v. Le due posizioni * pervadono rispettivamente da una parte l’intervista all’economista Stefano Zamagni (di VALERIA TANCREDI su U! magazine) che privilegia le politiche attive per il lavoro rispetto al reddito garantito, dall’altra il recente articolo di Gianfranco Sabattini (Costituzione vs. Trattati europei) su Democraziaoggi, ripreso da Aladinews.
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theend-copia-di-eu_direct_loc_4-5_ottobre_ok_001-2* Dal documento di presentazione del Convegno sul Lavoro. (…) Se la dichiarazuione dell’89 rivoluzionario fra i diritti “naturali e imprescrittibili” poneva la libertà, la sicurezza, la resistenza all’oppressione, nonché la proprietà, mentre il lavoro veniva considerato sotto l’aspetto negativo del divieto di ostacoli alla sua libera esplicazione, nella nostra Carta l’art 1 accoglie ed enuncia una concezione generale di vita secondo la quale deve vedersi nel lavioro la più efficace affermazione della personalità dell’uomo, perché nel lavoro ciascuno riesce ad esprimere la propria capacità creativa. Il lavoro, dunque, non fine a sé né mero strumento di guadagno, ma mezzo necessario per l’affermazione della persona e per l’adempimento dei suoi fini spirituali.
Oggi a questa concezione se ne accompagna un’altra che non nel lavoro vede la realizzazione della personalità, ma nel possesso di un reddito garantito.
Diritto al lavoro o diritto al reddito? Due visioni non collimanti anche se, forse, non antitetiche. Ma anche su questo dilemma, centrale nel dibattito pubblico attuale, il convegno vuole indagare.

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REDDITO MINIMO, DIGNITA’ ZERO
rg5grega-1Intervista a Stefano Zamagni
di VALERIA TANCREDI u_magazine_positivo-2
– Il discorso pronunciato da Bergoglio all’Ilva di Genova lo scorso maggio ha riaperto il dibattito sul reddito di cittadinanza. Abbiamo intervistato l’economista Stefano Zamagni, che avverte: “si tratta della più bella trovata del pensiero neoliberista, i soldi finirebbero tutti nel girone del consumo e a quel punto le politiche attive per il lavoro verrebbero definitivamente dimenticate”.

Verso il Convegno per il Lavoro del 4 – 5 ottobre 2017

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Il Lavoro innanzitutto. Giovedì 28 Conferenza stampa di presentazione del Convegno sul Lavoro (4-5 ottobre 2017)

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LAVORARE MENO, LAVORARE MEGLIO, LAVORARE TUTTI
Il lavoro come fondamento della Repubblica

Convegno – Dibattito
Cagliari, 4 e 5 ottobre 2017

Hotel Regina Margherita, viale Regina Margherita n. 44
Sala Castello
CONFERENZA STAMPA
Le problematiche e i contenuti del CONVEGNO – DIBATTITO saranno illustrate GIOVEDI 28 SETTEMBRE 2017, alle ore 10.30, nella la sede dello Europe Direct Regione Sardegna che si trova a Cagliari presso la Mediateca del Mediterraneo in Via Mameli 164 (ingresso lato Via Nazario Sauro).
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Il Lavoro innanzitutto. Conferenza stampa di presentazione del Convegno sul Lavoro

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LAVORARE MENO, LAVORARE MEGLIO, LAVORARE TUTTI
Il lavoro come fondamento della Repubblica

Convegno – Dibattito
Cagliari, 4 e 5 ottobre 2017

Hotel Regina Margherita, viale Regina Margherita n. 44
Sala Castello
CONFERENZA STAMPA
Le problematiche e i contenuti del CONVEGNO – DIBATTITO saranno illustrate GIOVEDI 28 SETTEMBRE 2017, alle ore 10.30, nella la sede dello Europe Direct Regione Sardegna che si trova a Cagliari presso la Mediateca del Mediterraneo in Via Mameli 164 (ingresso lato Via Nazario Sauro).
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Oggi lunedì 18 settembre 2017

democraziaoggisardegnaeuropa-bomeluzo3-300x211Sardegna-bomeluzo22sedia-van-goghGLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501413filippo-figari-sardegna-industre-2
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democraziaoggiL’assurda guerra di Martello
18 Settembre 2017
Giuliana Sgrena Il Manifesto 17.9.2017, ripreso da DemocraziaoggiL.
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Primi attori e comprimari della paura
17 Settembre 2017
Marco Revelli dal Il Manifesto del 14.9.2017, ripreso da Democraziaoggi.
La squallida vicenda parlamentare della legge sullo Jus soli ha molti piccoli padri (piccoli in tutti i sensi, anzi piccini) e una sola grande madre, la Paura. Una paura pervasiva, sorda, velenosa che ha serpeggiato per tutta l’estate sotto la pelle del paese, si è gonfiata a dismisura, è […]
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vitobiolchini blog occhialini1 Non bastano scuole nuove: serve un patto per ridare protagonismo ai giovani sardi
di vitobiolchini su vitobiolchini.it
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lampada aladin micromicroGli Editoriali di Aladinews. La Catalogna verso l’indipendenza? Una questione che ci coinvolge come sardi ed europei. Il referendum catalano pone domande fondanti
di Nicolò Migheli su SardegnaSoprattutto, ripreso da Aladinews.
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Con il popolo catalano, per il diritto all’autodeterminazione
di Stefano Puddu Crespellani, su SardegnaSoprattutto.
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rocca-19-2018lampada aladin micromicroGli Editoriali di Aladinews. NUCLEARE la Corea e la bomba.
di Pietro Greco su Rocca, ripreso da Aladinews.
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costat-logo-stef-p-c_2grosz1lampada aladin micromicroGli Editoriali di Aladinews. Gianfranco Sabattini sostiene che per affrontare la crisi occorre tornare all’economia classica (quella rappresentata da Adam Smith, David Ricardo e Karl Marx e dagli economisti che ne hanno successivamente sviluppato le teorie, in modo particolare J. M. Keynes) in opposizione ai neoclassici, fautori di teorie liberiste, alla base dell’attuale deriva del capitalismo. Sarebbe però utile approfondire anche la “nuova economia”, anch’essa in opposizione alle teorie neoliberiste dominanti.
Su tali tematiche Sabattini interviene su il manifesto sardo (e su Aladinews), riprendendo un saggio di Antonella Stirati, docente di economia.
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Oggi domenica 17 settembre 2017

democraziaoggisardegnaeuropa-bomeluzo3-300x211Sardegna-bomeluzo22sedia-van-goghGLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501413filippo-figari-sardegna-industre-2
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dsc_3330Essere Gramsci, ma anche Nino
democraziaoggi loghetto16 Settembre 2017
di Andrea Pubusa su Democraziaoggi.
Clara Murtas ha fatto un mezzo miracolo, è riuscita a dare a Gramsci quella umanità che gli è propria. Di più: come si legge nella presentazione, “Essere Gramsci” è l’umanità intera con la sua storia drammatica, tra natura e cultura, volontà di dominio e passiva accettazione. Non sempre è così. Nel film “Nel mondo […]
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Primi attori e comprimari della paura
17 Settembre 2017
Marco Revelli dal Il Manifesto del 14.9.2017, ripreso da Democraziaoggi.
La squallida vicenda parlamentare della legge sullo Jus soli ha molti piccoli padri (piccoli in tutti i sensi, anzi piccini) e una sola grande madre, la Paura. Una paura pervasiva, sorda, velenosa che ha serpeggiato per tutta l’estate sotto la pelle del paese, si è gonfiata a dismisura, è […]
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lampada aladin micromicroGli Editoriali di Aladinews. La Catalogna verso l’indipendenza? Una questione che ci coinvolge come sardi ed europei. Il referendum catalano pone domande fondanti
di Nicolò Migheli su SardegnaSoprattutto, ripreso da Aladinews.
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Con il popolo catalano, per il diritto all’autodeterminazione
di Stefano Puddu Crespellani, su SardegnaSoprattutto.
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rocca-19-2018lampada aladin micromicroGli Editoriali di Aladinews. NUCLEARE la Corea e la bomba.
di Pietro Greco su Rocca, ripreso da Aladinews.
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grosz1lampada aladin micromicroGli Editoriali di Aladinews. Gianfranco Sabattini sostiene che per affrontare la crisi occorre tornare all’economia classica (quella rappresentata da Adam Smith, David Ricardo e Karl Marx e dagli economisti che ne hanno successivamente sviluppato le teorie, in modo particolare J. M. Keynes) in opposizione ai neoclassici, fautori di teorie liberiste, alla base dell’attuale deriva del capitalismo. Sarebbe però utile approfondire anche la “nuova economia”, anch’essa in opposizione alle teorie neoliberiste dominanti.
Su tali tematiche Sabattini interviene su il manifesto sardo (e su Aladinews), riprendendo un saggio di Antonella Stirati, docente di economia.

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Verso il Convegno sul Lavoro del 4 – 5 ottobre 2017

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LAVORO DIRITTI E CULTURA – Uh!magazine
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REDDITO MINIMO, DIGNITA’ ZERO
Intervista a Stefano Zamagni*

di VALERIA TANCREDI – Il discorso pronunciato da Bergoglio all’Ilva di Genova lo scorso maggio ha riaperto il dibattito sul reddito di cittadinanza. Abbiamo intervistato l’economista Stefano Zamagni, che avverte: “si tratta della più bella trovata del pensiero neoliberista, i soldi finirebbero tutti nel girone del consumo e a quel punto le politiche attive per il lavoro verrebbero definitivamente dimenticate”.
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Verso il Convegno sul Lavoro promosso dal Comitato d’Iniziativa Sociale Costituzionale Statutaria, 4 e 5 ottobre 2017

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
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Tra i relatori Silvano Tagliagambe (filosofo), Gianfranco Sabattini (economista), Domenico De Masi (sociologo), Maria Tiziana Putzolu Mura (esperta formazione professionale), Romano Benini (giornalista economico), Ettore Cannavera (psicologo e responsabile della Comunità La Collina), Gisella Trincas (presidentessa Asarp)

costat-logo-stef-p-c_2-2Lavorare meno, lavorare meglio, lavorare tutti.
Il lavoro come fondamento della Repubblica

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Perché il Comitato d’iniziativa costituzionale e statutaria riprende la sua attività con un convegno sul lavoro? Perchè il criterio generale per qualificare il valore sociale della persona e dare unità al nostro ordinamento è il lavoro, secondo la solenne enunciazione dell’art. 1 della Costituzione, che pone il lavoro a base della Repubblica.
Se la dichiarazuione dell’89 rivoluzionario fra i diritti “naturali e imprescrittibili” poneva la libertà, la sicurezza, la resistenza all’oppressione, nonché la proprietà, mentre il lavoro veniva considerato sotto l’aspetto negativo del divieto di ostacoli alla sua libera esplicazione, nella nostra Carta l’art 1 accoglie ed enuncia una concezione generale di vita secondo la quale deve vedersi nel lavioro la più efficace affermazione della personalità dell’uomo, perché nel lavoro ciascuno riesce ad esprimere la propria capacità creativa. Il lavoro, dunque, non fine a sé né mero strumento di guadagno, ma mezzo necessario per l’affermazione della persona e per l’adempimento dei suoi fini spirituali.
Oggi a questa concezione se ne accompagna un’altra che non nel lavoro vede la realizzazione della personalità, ma nel possesso di un reddito garantito.
Diritto al lavoro o diritto al reddito? Due visioni non collimanti anche se, forse, non antitetiche. Ma anche su questo dilemma, centrale nel dibattito pubblico attuale, il convegno vuole indagare. (Comitato d’iniziativa costituzionale e statutaria)
- Segue IL PROGRAMMA

DOCUMENTAZIONE. Verso i Convegni sul Lavoro, tavolo tematico Economia sociale e solidale

Il Codice del Terzo settore è legge. Cosa cambia con il grande “riordino”
dati2-ess-italiaCSVnet 02 Ago 2017 Scritto da Stefano Trasatti
Riforma terzo settore
Pubblicato in GU il decreto legislativo più corposo tra quelli previsti dalla riforma. Ma avrà bisogno di ben 20 decreti ministeriali per funzionare. In un solo testo tutti gli “Enti del Terzo settore” e le “attività di interesse generale” che dovranno svolgere. Con i relativi obblighi e vantaggi
- SEGUE -

Verso i Convegni sul Lavoro, in ottobre a Cagliari

dsc_3403-1038x576
cropped-pizap-com15018385983091-2Itinerario regionale verso la 48esima Settimana Sociale.
Incontro di Cagliari: «giovani, lavoro, formazione, nuove tecnologie».

Intervento di Franco Meloni, Esperto di politiche di formazione universitaria.
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lampadadialadmicromicro133- Il contributo scritto consegnato alla Presidenza (ripreso da Aladinews).

I GIOVANI, il LAVORO, la NECESSITA’ di INVESTIRE in ISTRUZIONE/EDUCAZIONE
LAVOROIl 10 dicembre dello scorso anno presso il Seminario arcivescovile, il Vescovo di Cagliari ha convocato ventidue esponenti del mondo dell’Università, del Sindacato, della Comunicazione, delle Associazioni impegnate socialmente, delle Imprese, delle Organizzazioni della Cooperazione e del Terzo Settore, nel percorso di preparazione alla Settimana Sociale dei Cattolici italiani che si terrà a Cagliari dal 26 al 29 ottobre 2017 sul tema “Il lavoro che vogliamo: dignitoso, libero, creativo, partecipativo e solidale”, con specifico riferimento alla situazione sarda. All’incontro ha partecipato il direttore di Aladinews. Di seguito riportiamo il suo intervento che si è articolato in due filoni di riflessione.
I GIOVANI, IL LAVORO, LA NECESSITA’ DI INVESTIRE IN CULTURA
di Franco Meloni

Prima riflessione

I GIOVANI E LA DISOCCUPAZIONE. LE SOLUZIONI NASCONO DALLA PARTECIPAZIONE

Quasi come un bollettino medico di un malato grave, i rapporti trimestrali dell’andamento dell’occupazione in Sardegna segnalano variazioni sui relativi dati, ora positive ora negative, che sostanzialmente confermano uno stato complessivo di perdurante infermità. Tra i dati, tutti disponibili sui siti dell’Istat e della Regione Sarda (Sardegna Statistiche), quello più disastroso si riferisce alla disoccupazione giovanile, stabilizzato sul 56,4% ( riferito alla popolazione di età compresa tra i 15 e i 24 anni.), che assegna alla Sardegna un posto tra le peggiori regioni dell’Unione europea (precisamente l’ottavo, in Italia al secondo posto dopo la Calabria) (1). Le serie storiche dei dati riferiti alla Sardegna mostrano una situazione di “ritardo di sviluppo” non riconducibile semplicemente all’attuale grave crisi dell’intero sistema economico a livello nazionale ed europeo, che, peraltro ne determina un aggravamento. Siamo infatti sempre più vittime dei nuovi equilibri a livello globale che si basano sulla progressiva diminuzione dell’occupazione, sulla perdita di tutele contrattuali, su un basso livello dei salari e su una distribuzione inequa del reddito, caratterizzata dall’acuirsi della forbice economica tra alti salari/rendite (concentrati nelle mani di pochi), mancanza di reddito o redditi di sussistenza (la maggioranza). Ne consegue l’aumento della povertà che colpisce sempre più vasti settori della popolazione, aggredendo anche i ceti medi, fino a qualche anno fa non colpiti. Come si è già osservato, questa situazione è generalizzata in quasi tutti gli stati a livello planetario. Limitando la nostra attenzione a quelli dell’Unione Europea, possiamo osservare diversi gradi di gravità nelle diverse regioni in cui sono articolati, in Sardegna tra i più accentuati.

Che fare allora? Per dirla con uno slogan di altri tempi, che potrebbe suonare massimalista: si può uscire dalla crisi solo se si esce dal capitalismo in crisi. Micca facile!
Se questa è la portata dei problemi, cosa possiamo fare noi, specificamente in Sardegna, che siamo piccoli e quasi irrilevanti nel mondo globalizzato? La risposta è che non dobbiamo rassegnarci, dobbiamo invece per quanto è possibile, come è realisticamente possibile, praticare al nostro livello soluzioni diverse o parzialmente diverse da quelle dominanti, che ogni giorno ci impongono con sistemi più o meno coercitivi. Come? Innanzitutto facendo resistenza sulla base dei nostri interessi di cittadini e di lavoratori. Cioè, dobbiamo partire da questi e non dalle “compatibilità” del sistema dominante. Usciamo dall’astratezza. Il lavoro è un diritto? Certo, ma è un diritto negato a vasti strati della popolazione. E allora organizziamo le leghe per il lavoro (o chiamatele come vi pare), appoggiandoci alle organizzazioni dei lavoratori (per quanto siano coinvolgibili) e alle Istituzioni più vicine ai cittadini, come i Comuni (per quanto sappiano rappresentare anche i ceti più deboli). E con queste organizzazioni difendiamo il lavoro esistente e creiamo nuovo lavoro, utilizzando tutte le possibili opportunità, per esempio quelle fornite dai fondi pubblici, specie europei, spesso inutilizzati o spesi male. Ma, si dirà, è una vecchia ricetta, che non ha dato in passato grandi risultati. E’ vero, ma il fatto nuovo, la carta vincente, è il coinvolgimento delle persone, che non devono delegare, se non in certa misura, ad altri la risoluzione dei loro problemi. E devono attivarsi in prima persona nei confronti di quanti detengono il potere, a tutti i livelli, per rivendicare politiche per il popolo. In sostanza, si tratta di praticare in tutti i campi la “partecipazione dal basso”, anche a piccoli gruppi, con il criterio delle isole che a poco a poco assumono la dimensione di arcipelaghi. Tutto ciò è riduttivo? Può darsi, ma è quanto si può fare, da subito, nella fiducia che solo il popolo salva il popolo. L’impostazione di questo nuovo protagonismo popolare, che non ci preoccupiamo possa essere irriso come “populismo”, ha un grande e credibile suggeritore: Papa Francesco, che nel solco della dottrina sociale della Chiesa, ci esorta a non rassegnarci e ad assumere iniziative creative con e per il popolo, che spiega con chiarezza nella parte dell’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium dedicata alla Crisi e alla Dimensione sociale dell’Evangelizzazione.
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(1) Tre regioni italiane, la Calabria col 65,1%, la Sardegna col 56,4% e la Sicilia col 55,9%, figurano tra i dieci territori Ue col tasso di disoccupazione giovanile (riferito alla popolazione di età compresa tra i 15 e i 24 anni.) più elevato nel 2015, precedute solo dalle due ‘encalve’ spagnole in terra africana, cioè Ceuta (dove la disoccupazione giovanile è al 79,2%) e Melilla (72%). La Sardegna si trova in ottava posizione e la Sicilia è nona. Oltre alle tre italiane, nelle ‘top ten’ ci sono quattro regioni spagnole e tre greche. La media europea è al 20,4%. Il territorio che invece presenta la percentuale più bassa di disoccupazione giovanile è quello tedesco di Oberbayern (3,4%), seguito da altre nove regioni tedesche, tra queste Freiburg al secondo col 4,7%, e Mittelfranken col 5,2%. Fonte: http://www.giornaledicalabria.it/?p=47346

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Seconda riflessione

INVESTIAMO IN CULTURA, A PARTIRE DALL’ISTRUZONE E DALL’EDUCAZIONE

La presente riflessione sulla Cultura attiene soprattutto alla sua componente fondamentale “istruzione/educazione”, riferita alla situazione sarda. In questa direzione: se è vero che vogliamo che la Cultura e in essa la sua componente essenziale dell’istruzione/educazione possa operare per dare sviluppo e benessere alla Sardegna dobbiamo innanzitutto prendere atto della situazione e operare per migliorarla, riconoscendo evidentemente quanto di buono già si fa.
I pochi dati esposti nelle tabellle sotto riportate sono sufficienti a dare conto della situazione dell’istruzione in Sardegna confrontabili con i dati complessivi dell’Italia. Ci accorgiamo che i valori sono complessivamente bassi in Italia, e, ancora di più, in Sardegna, specie se confrontati con i dati dei più virtuosi paesi dell’Europa e del Mondo.
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Popolazione residente di 15 anni e oltre per titolo di studio – Sardegna e Italia
Anno 2015 – Valori assoluti in migliaia e percentuali *

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*Tratto da Sardegna in cifre 2016, Tab. 18.10 (pubblicazione del Servizio Statistiche della RAS.

Mettiamo in evidenza come in Sardegna vi siano ben 300mila persone con la sola licenza elementare o con nessun titolo di studio (il 20,6% della popolazione presa in considerazione). Anche se il livello delle conoscenze non è misurato totalmente dai titoli formali, il dato è comunque significativo e pertanto preoccupante, considerato che comunque segnala l’inadeguatezza della preparazione delle persone rispetto alle esigenze delle attività lavorative e della vita associativa.

Se poi ci riferiamo in particolare ai giovani, è pertinente definire la situazione disastrosa. Al riguardo citiamo ancora una volta il Rapporto Crenos 2016, che afferma che il tasso di abbandono scolastico è tra i più elevanti in Italia, e la percentuale di giovani inattivi, in costante crescita. Nel 2014, il 29,6% dei ragazzi e il 17% delle ragazze in età 18-24 anni ha abbandonato gli studi e oltre il 27% dei giovani tra i 15 e i 24 anni (30,6 per i ragazzi e 24,7% per le ragazze) non studia e non lavora (i c.d. NEET – Not in Education, Employment and Training).

Giustamente i recenti rapporti Caritas sulle povertà hanno inserito questi giovani tra i nuovi poveri, segnalando la necessità di robusti interventi risolutivi. I quali, peraltro, sono chiaramente proposti da più parti, ma praticati in misura decisamente insufficiente. Tra gli interventi di carattere istituzionale in corso di realizzazione è giusto ricordare per la Sardegna il Progetto Iscol@, l’efficacia del quale non è ancora possibile verificare.
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Riteniamo utile a questo punto riepilogare dette proposte, che si articolano in sette ambiti di intervento (dando atto che provengono da operatori ed esperti dell’ambito Caritas, Cnos-Fap dei Salesiani e della pastorale giovanile Cei, e che per i Neet si avvalgono delle elaborazioni del prof. Dario Nicoli, docente di sociologia dell’Università Cattolica di Brescia).

1. Lavoro e inserimento lavorativo
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- attivare, anche attraverso incentivi economici, percorsi di inserimento lavorativo, attraverso l’avviamento d’impresa ed esperienze formative e lavorative;
- rilanciare l’istituto dell’apprendistato, in raccordo con il sistema delle imprese e i centri di formazione professionale.

2. Formazione professionale:
- prevedere un uso integrato degli strumenti disponibili: tirocini, voucher formativi, alternanza scuola-lavoro, apprendistato, ecc., per puntare alla crescita personale e professionale;
- sostenere la partecipazione ai corsi Iefp (istruzione e formazione professionale), finalizzati al conseguimento di qualifiche spendibili a livello nazionale e comunitario.

3. Scuola-educazione:
- fare in modo che la formazione scolastica sia più aderente alle necessità del mondo del lavoro, trasmettendo la cultura positiva del lavoro;
- costruire percorsi educativi, formali e informali, di aggiornamento a tutoraggio, con attenzione alle esigenze dei giovani in condizione di povertà o disagio sociale.

4. Orientamento, accompagnamento e tutoraggio:
- avviare azioni di orientamento già a partire dalla scuola media, tramite metodologie e strategie attive di orientamento professionale;
- rivolgere attenzione particolare ai territori maggiormente trascurati da progettualità investimenti, garantendo relazioni positive con genitori e famiglie.

5. Cultura, risorse e territorio:
- valorizzare la presenza dei luoghi positivi di aggregazione (oratori, istituzioni di istruzione e formazione professionale, scuole popolari, associazioni, società sportive, ecc.), creandoli laddove mancano;
- sviluppare reti territoriali tra soggetti del sistema educativo e del sistema economico, integrando politiche di istruzione, formazione e lavoro.

6. Attenzione – supporto alla persona:
- progettare interventi personalizzati di recupero dei Neet in prospettiva educativa, puntanti sulla ripresa dell’iniziativa e dell’intraprendenza personale;
- favorire esperienze di abitazione-coabitazione autonoma o altre soluzioni di “sgancio” dalla famiglia di origine, anche prevedendo forme di alleanza tra giovani.

7. Welfare – assistenza sociale:
- necessità di sostegno al reddito per favorire lo studio dei ragazzi in situazione di povertà economica;
- politiche per le famiglie, attraverso agevolazioni fiscali, borse di studio e sostegni per l’acquisto di testi o strumenti didattici.

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Riflessione finale

C’è moltissimo da fare e le energie attualmente in moto sono notevoli ma non sufficienti e pertanto da incrementare. Comunque dobbiamo riconoscere che sono in atto moltissimi interventi ascrivibili alle Istituzioni (civile e religiose), al Terzo Settore e al Volontariato libero e gratuito. Ed è proprio dalle buone pratiche che bisogna continuamente ripartire: riconoscendole, valorizzandole e diffondendole. Ma anche sapendole distinguere dalle cattive pratiche che sfruttano in modi delinquenziali le situazioni di disagio sociale e che pertanto vanno combattute senza complicità e reticenze. In conclusione: occorre sempre più lavorare “in rete”, con apertura e capacità collaborativa nei confronti di tutte le organizzazioni di qualsiasi ispirazione, purché democratiche, praticando gli obbiettivi con spirito di solidarietà intergenerazionale.
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Verso i Convegni sul Lavoro nel mese di ottobre a Cagliari

cropped-pizap-com15018385983091-2Itinerario regionale verso la 48esima Settimana Sociale.
Incontro di Cagliari: «giovani, lavoro, formazione, nuove tecnologie».
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Intervento di Franco Meloni, Esperto di politiche di formazione universitaria.
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lampadadialadmicromicro133- Il contributo scritto consegnato alla Presidenza (ripreso da Aladinews).

Verso i Convegni sul Lavoro

phpy3j5YkDOCUMENTAZIONE.
MCL: un documento per la Settimana Sociale
(12/09/2017) Il Movimento Cristiano Lavoratori ha predisposto un documento di lavoro per portare avanti l’impegno con cui risponde alla sfida della 48a edizione delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani. “Il percorso in preparazione di questa edizione delle Settimane Sociali del Movimento Cristiano Lavoratori – si legge nel testo – è stato un’occasione per verificare, seguendo le indicazioni del Comitato Organizzatore, la bontà delle riflessioni sul lavoro e, allo stesso tempo, per far emergere tante esperienze presenti nel territorio”. Un percorso segnato da due eventi particolarmente significativi: il primo è stato la Winter School, organizzata con il Centro di Dottrina Sociale dell’Università Cattolica, “Il lavoro anzitutto. Verso la 48a Settimana Sociale dei Cattolici Italiani”; il secondo è stato l’annuale Seminario di studi del MCL che si è svolto venerdì 8 e sabato 9 settembre a Senigallia su “Il lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo e solidale. Attraverso il lavoro, lo sviluppo dell’Italia e la crescita dell’Europa”. MCL documento Settimane Sociali

Economia Sociale e Solidale

iris-network-300x158A Riva del Garda il XV Workshop sull’impresa sociale
- Il 14 e 15 settembre, a Riva del Garda in provincia di Trento, si terrà la 15esima edizione del Workshop sull’impresa sociale, appuntamento di riferimento per le imprese che producono beni e servizi di utilità sociale in svariati campi allo scopo di perseguire obiettivi di interesse generale.
- Ospite della giornata del 14, dalle ore 11, anche al portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore Claudia Fiaschi che, insieme al presidente di Fondazione CON IL SUD Carlo Borgomeo, commenterà la riforma del Terzo settore.

Il programma del Workshop vede tra gli altri la presenza di Elisa Chiaf (Università degli Studi di Brescia), Anna Grandori (Università Bocconi), Antonio Fici (Università degli Studi del Molise), Riccardo Maiolini (John Cabot University), Alessandro Messina (Direttore generale di Banca Popolare Etica), Felice Scalvini (Assessore alle politiche per la famiglia, la persona e la sanità del Comune di Brescia) e molti altri.
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Verso la 48ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani

101213-107DOCUMENTAZIONE. SETTIMANE SOCIALI dei CATTOLICI ITALIANI
48ª Settimana Sociale
IL LAVORO CHE VOGLIAMO
LIBERO, CREATIVO,
PARTECIPATIVO E SOLIDALE

Cagliari 26-29 Ottobre 2017

VERSO CAGLIARI
L’INSTRUMENTUM LABORIS
Cagliari si prepara ad accogliere i delegati alla 48ª Settimana sociale (26-29 ottobre). Ecco il documento che illustra le ragioni e gli obiettivi del convenire, riportato nel sito dedicato all’evento: http://www.settimanesociali.it/verso-cagliari-linstrumentum-laboris/

VALUTAZIONE delle POLITICHE PUBBLICHE e DEMOCRAZIA DELIBERATIVA

democrazia-economica-510VALUTAZIONE DELLE POLITICHE PUBBLICHE E DEMOCRAZIA DELIBERATIVA
Giovanni Cogliandro – 03/08/2017 su
logo-benecomune-sottotitolo
La qualità di una democrazia si fonda infatti sulla possibilità che i cittadini si formino un giudizio riflessivo, ponderato e informato, e che questo avvenga attraverso un dialogo pubblico. Non basta assecondare come fa oggi il nuovo populismo “quel che dice o vuole la gente”. Occorre che ciò che i cittadini vogliono sia il frutto anche di una trasformazione riflessiva delle loro opinioniimmediate
Ciclicamente si ripropone la domanda su quale possa essere il contributo dei credenti al miglioramento della qualità della vita democratica della Repubblica italiana, all’interno dell’Unione Europea, nel contesto globale.

Questa domanda ha acquisito nuova linfa da quanto, recentemente, papa Francesco ha invitato ad impegnarsi nella Politica con la maiuscola (discorso all’Azione Cattolica Italiana, 1 maggio 2017).

Vorremmo proporre una dimensione concreta per questo rinnovato impegno cattolici per il bene comune, facendolo coincidere con la deliberata scelta di agire per la promozione, diffusione, sperimentazione di una cultura della valutazione delle politiche pubbliche.

Le politiche pubbliche sono campi di azione e riflessione in cui le scelte parlamentari trovano (o dovrebbero trovare) attuazione. Riguardano tutti i settori della vita democratica: la sanità, le tutele sociali, la qualità della vita, l’istruzione, la ricerca, gli investimenti in grandi infrastrutture. Le politiche pubbliche possono essere definite come realtà multi-attoriali: politici nazionali, regionali, locali, differenti burocrazie, esperti: i cittadini e le loro diverse tipologie di aggregazioni sono tutti coinvolti nelle politiche pubbliche. Le politiche pubbliche sono inoltre delle realtà multi fase: la fase della scelta eminentemente politica relativa al Che fare?, a cui seguono quelle della programmazione degli interventi, della loro progettazione, della successiva realizzazione ed implementazione ed infine la fase purtroppo fino ad oggi in Italia ampiamente negletta della valutazione.

Opportunamente, il Senato della Repubblica ha deciso di creare all’interno dell’amministrazione una struttura dedicata alla valutazione delle politiche pubbliche, una realtà articolata e un vero e proprio think-tank, riprendendo un punto qualificante presente nella recente legge di riforma costituzionale respinta dal referendum del dicembre 2016, dedicato proprio alla necessità di valutare le politiche pubbliche. Nel testo si prevedeva che al Senato nascesse l’Osservatorio sulle politiche pubbliche e, nel caso la legge fosse passata, a Palazzo Madama si era da tempo cominciato a lavorare per essere pronti.

La constatazione da cui l’amministrazione ha preso le mosse è stata che fosse necessario fornire una base di partenza – per quanto possibile imparziale – per valutare se le centinaia di leggi che si fanno ogni anno in Italia funzionano, per comprendere che tipo di impatto producono su popolazione e territorio. L’osservatorio “Valutazione di impatto delle politiche pubbliche” è consultabile sul sito internet di Palazzo Madama: al momento vengono monitorati 10 temi, tra cui le province, le aliquote marginali e le politiche contro il sovraffollamento carcerario. Diverse realtà istituzionali come l’Asvap, l’Irvap e l’Università di Cà Foscari si sono prestate a partecipare a questo processo di valutazione.

Un punto qualificante di questa decisione è quello di rendere fruibile ai cittadini la consultazione dei singoli dossier online. Oggi infatti mentre i cittadini chiedono maggiori spazi partecipativi, aumenta il divario rispetto alla classe politica.

Segnaliamo altre due coincidenze temporali: oltre all’Ufficio del Senato, meritano attenzione le Linee guida sulle consultazioni pubbliche, emanate dalla Ministra Madia e pubblicate nella Gazzetta ufficiale del 14 luglio 2017: si propongono dei principi guida per disegnare i processi di consultazione dei cittadini e per valutarli.

In ultimo, va ricordato anche il decreto ministeriale all’esame del Parlamento recante individuazione degli indicatori di benessere equo e sostenibile.

Una recente evoluzione teorica che ben si accompagna a queste evoluzioni istituzionali è il fiorire di studi e confronti teorici in tema di democrazia deliberativa, impresa che coinvolge da tempo filosofi della politica e del diritto come Ackerman, Habermas, Mansbridge e Rawls, e che si pone l’obiettivo di studiare forme inclusive di deliberazione volte a coinvolgere nelle decisioni anche i gruppi sociali che per vari motivi non sono propensi a partecipare. Recentemente Antonio Floridia nel suo Una idea deliberativa della democrazia (Il Mulino 2017) ha offerto una ricostruzione critica e approfondita della storia dell’idea di democrazia deliberativa, dalle prime formulazioni fino all’analisi delle diverse modalità con le quali Rawls e Habermas hanno elaborato le basi teoriche e filosofiche di questa concezione della democrazia.

La democrazia deliberativa è contigua, ma distinta (ed a volte distante) dalla democrazia partecipativa. La democrazia partecipativa in genere si limita a mobilitare chi parteciperebbe comunque spontaneamente alle decisioni, non di ampliare lo spettro dei partecipanti. Accanto alla democrazia partecipativa, ha acquisito recentemente rilevanza, soprattutto presso la comunità degli scienziati politici, un’ulteriore proposta di riforma della prassi rappresentativa: si tratta della democrazia deliberativa.

Punto qualificante della valutazione delle politiche pubbliche è l’analisi controfattuale, che avviene riprendendo un tema che a partire da David Lewis è diventato uno dei riferimenti della metafisica analitica contemporanea. Il controfattuale – come recentemente sostenuto da Alberto Martini, docente di valutazione delle politiche pubbliche – è ciò che sarebbe successo se un intervento non fosse stato attuato. E’ quindi non osservabile per definizione, e richiede la scelta di una strategia di identificazione, una capacità di immaginare scenari alternativi in cui il coinvolgimento di più punti di vista è ancora più necessario che nella teoria repubblicana della democrazia.

L’effetto di un intervento è la differenza tra cosa è successo e il controfattuale, cioè cosa sarebbe successo agli stessi individui se l’intervento non fosse stato attuato. La deliberazione pubblica ha una dimensione cognitiva che è connessa alla ricerca del modo migliore di dare risposta alle questioni pubbliche, modo che trova attuazione nel confronto discorsivo di argomenti plurali, il quale dà luogo ad un accordo razionalmente motivato.

Siamo di fronte ad un modello che è il frutto di un complesso dibattito, ormai più che decennale, che annovera voci di studiosi afferenti a differenti discipline (dalla filosofia politica, alla sociologia, fino alla scienza politica); il risultato è, pertanto, un corpus teorico altamente variegato e complesso, non esente, peraltro, da contraddizioni interne, per il quale risulta, quindi, opportuno un lavoro finalizzato a rintracciarne filo conduttore e linee comuni su ciò che viene inteso come democrazia deliberativa.

Nel pensiero di Habermas la democrazia deliberativa è in grado di costruire una politica ed una società che non siano basate sul compromesso ma sul consenso, inteso come accordo ottenuto secondo i procedimenti dell’argomentazione razionale intorno a un interesse comune che non è legato alla particolarità degli interessi privati.

La democrazia deliberativa ha la prospettiva di creare uno spazio pubblico realmente adatto all’espressione della libertà degli individui e della loro diversità di interessi privati, in conformità a norme e procedure che portino ad un consenso razionale di tutti i suoi partecipanti, ritenuti uguali in diritto e capaci di autogestirsi autonomamente.

Rawls considera la democrazia deliberativa come una democrazia costituzionale bene ordinata e ne afferma la necessità, soprattutto in relazione al fatto che “in mancanza di un pubblico informato sui problemi più urgenti, prendere decisioni politiche e sociali importanti è semplicemente impossibile” (J. Rawls, Liberalismo politico). Egli auspica quindi che le discussioni pubbliche che coinvolgono i cittadini siano rese possibili dalle istituzioni e riconosciute come una caratteristica di base delle democrazie. La deliberazione presenta aspetti problematici (autoselezione, prevalenza di chi ha interessi e preferenze definite) ma rappresenta una delle forme più innovative per riconnettere i cittadini alla politica. Deliberazione infatti non vuol dire, come comunemente si intende, decisione, ma indica la fase della discussione che precede la decisione.

Ci sembra questo un tempo propizio per investire cuore e impegno intellettuale, da credenti, sul tema della valutazione delle politiche pubbliche.

La teoria della democrazia deliberativa che supportiamo e stiamo indagando si oppone alle visioni plebiscitarie e tecnocratiche della democrazia, ma anche alle ricorrenti illusioni su un possibile ritorno alla democrazia diretta di impronta rousseauiana.

La qualità di una democrazia si fonda infatti sulla possibilità che i cittadini si formino un giudizio riflessivo, ponderato e informato, e che questo avvenga attraverso un dialogo pubblico. Non basta assecondare come fa oggi il nuovo populismo “quel che dice o vuole la gente”, magari inseguendo le ondate pulsionali diffuse sulla rete o dalla rete stessa: occorre che ciò che i cittadini vogliono sia il frutto anche di una trasformazione riflessiva delle loro opinioni immediate.

Nel medioevo, i cattolici elaboravano Quaestiones, oggi potrebbero elaborare nuove forme di Questionari, intesi non come meri strumenti sondaggistici ma al contrario come schemi concettuali, articolati, comprensivi di più approcci per la valutazione delle politiche pubbliche. A partire dalla vita quotidiana, seguendo i principi della Dottrina sociale della Chiesa che per prima ha teorizzato la sussidiarietà come strumento di sviluppo imperniato sulla prossimità alla concretezza ontologica e geografica: quindi nelle proprie concrete realtà di impegno e di vita sociale, nella propria organizzazione lavorativa, nel comune, a scuola, nel quartiere.

* Il presente articolo è stato realizzato anche con il contributo di Giandiego Carastro
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