Monthly Archives: febbraio 2017

Oggi venerdì 24 febbraio 2017

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“Voucher: la frontiera del precariato”. A Cagliari, Hostel Marina, Scalette S. Sepolcro, oggi venerdì 24 febbraio alle ore 17.30.
lavoro Mirasola 24 2 17Il Comitato d’iniziativa costituzionale e statutaria organizza il confronto pubblico dal titolo: “Voucher: la frontiera del precariato”. A Cagliari, Hostel Marina, Scalette S. Sepolcro, Venerdì 24 febbraio alle ore 17.30.
Presenta e coordina Roberto Mirasola
partecipano:
Lilli Pruna (sociologa del lavoro)
Paola Mazzeo (giudice del lavoro)
Elisabetta Perrier (segretaria Camera del lavoro)
Giacomo Meloni (segretario CSS)
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- La pagina fb dell’evento.
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- Programma e approfondimenti sul sito web di Unica.
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lampada aladin micromicroL’altra economia verso cui guarda Papa Francesco
su Aladinews del 23 febbraio 2017.
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A proposito…
rettore del zompoL’Università, l’Università della Sardegna, dovrebbe impegnarsi sulle tematiche della “nuova economia”. Sicuramente in certa misura lo fa già. Vorremmo saperne di più. Intanto sembra prevalgano i filoni di ricerca sull’economia classica, di cui sono maestri anche molti nostri amministratori regionali. Gli esiti sconfortanti del loro operare suggerirebbe l’apertura verso nuove impostazioni, frutto anche della ricerca teorica. Ecco appunto il ruolo dell’Università (al servizio del territorio). Al riguardo avevamo dato un piccolo consiglio (non richiesto) al Rettore per la scelta del tema dell’inaugurazione del nuovo anno accademico dell’Università di Cagliari. Ma lei ha preferito rivolgersi a Romano Prodi. Con tutto il rispetto… ma auspichiamo maggiore attenzione e investimento sull’innovazione. Ecco la mail al Rettore, risale al 24 settembre 2016.
Consigli non richiesti
Proposta del tema per l’inaugurazione dell’anno accademico 2016-2017 dell’Università di Cagliari.
“Quale economia al servizio dell’umanità? Le dinamiche globali delle nuove economie per il confronto su nuovi modelli di crescita sostenibile e di superamento delle diseguaglianze. Opportunità per lo sviluppo della Sardegna”.
http://www.aladinpensiero.it/?p=59891

DIBATTITO. Sardegna: che fare?

sardegna-dibattito-si-fa-carico-181x300Il declino della politica alla base della crisi che attanaglia l’Isola
Paolo Fadda* su SardiniaPost
Che la Sardegna sia sempre di più relegata agli ultimi posti nelle classifiche dell’economia nazionale ed europea lo pensano in tanti e, soprattutto, lo confermano i dati che sfornano ormai da tempo le più importanti centrali statistiche, da Eurostat all’Istat, da Bankitalia alla Svimez. Perché la sua sopravvivenza appare sempre di più legata a quel che le viene fornito dall’esterno, sia dallo Stato che dall’Unione Europea. Cioè, per dirla ancor più crudemente, va preso atto che un terzo abbondante del reddito medio d’un nostro corregionale (che, tra l’altro, è fra i più bassi del Paese) proviene ormai da trasferimenti esterni.
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L’altra economia verso cui guarda Papa Francesco

Francesco 4 feb 17 Oss RomanoL’altra economia di Bergoglio
di Paolo Cacciari
su Eddyburg 10 febbraio 2017

A commento del clamoroso (e silenziato) discorso di Jorge Mario Bergoglio del 4 febbraio scorso ecco una valutazione dell’assoluta e dirompente novità delle affermazioni del Papa e delle indicazioni che offre a chi si propone di costruire un’altra economia.

Papa Bergoglio con un discorso pronunciato in Vaticano il 4 febbraio scorso ha compiuto un passo decisivo nella definizione del suo pensiero in materia di economia. L’occasione è stata un’udienza con il movimento dell’Economia di Comunione che si ispira a Chiara Lubich, un’imprenditrice che negli anni ’70 in Brasile dette vita ad esperimenti di imprese organizzate in “cittadelle” industriali che si sono date la regola di ripartire i profitti a beneficio dei dipendenti e di “coloro che sono nel bisogno”. Anche in Italia, a Loppiano in Toscana, esiste un Polo produttivo di imprese che seguono i principi dell’Economia di comunione e una Scuola di Economia civile coordinata dall’economista Luigino Bruni.

La novità del discorso di Bergoglio, rispetto alla stessa enciclica Laudato si’ (Papa Francesco, Laudato si’. Enciclica sulla cura della casa comune, Edizioni San Paolo, 2015) e a tutta la Dottrina sociale della Chiesa (Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, Libreria Editrice Vaticana, 2004), è che questa volta il Papa non si è limitato a denunciare i peccati (gli eccessi, gli effetti collaterali indesiderati) dell’economia, ma ha chiamato il peccatore per nome: il capitalismo. “Quando il capitalismo fa della ricerca del profitto l’unico suo scopo, rischia di diventare una struttura idolatrica, una forma di culto”. E ancora: “Il capitalismo continua a produrre scarti”, cioè poveri, emarginati, esclusi dalla società. Non mi pare che dalla Chiesa romana sia mai giunta una condanna così esplicita del capitalismo.

Vediamo alcuni passaggi dell’impegnativo discorso pubblicato sull’Avvenire di domenica 5 febbraio con il significativo titolo di prima pagina a 4 colonne: “Altra economia, ora”. Gli imprenditori che applicano i principi e le regole dell’“economia di comunione” operano un “profondo cambiamento del modo di vedere e di vivere l’impresa. L’impresa non solo può non distruggere la comunione tra le persone, ma può edificarla, può promuoverla”. Tre i temi scelti: il denaro, la povertà e il futuro.

Sul denaro Bergoglio ricorda il Gesù di Giovanni della cacciata dei mercanti dal tempio e prosegue con un bagno di realismo: “Il denaro è importante, soprattutto quando non c’è e da esso dipende il cibo, la scuola, il futuro dei figli. Ma diventa idolo quando diventa il fine (…) [quando] l’accumulo di denaro per sé diventa il fine del proprio agire”. La soluzione: “Il modo migliore e più concreto per non fare del denaro un idolo è condividerlo con altri”. Per Bergoglio la lotta alla povertà (“curare, sfamare, istruire i poveri”) ha bisogno di istituzioni pubbliche efficaci fondate sulla solidarietà e il reciproco soccorso. Qui sta “la ragione delle tasse” come forma di solidarietà e la condanna morale all’“elusione e alla evasione fiscale”. Ma attenzione, l’assistenza ai bisognosi non deve servire a nascondere le cause della povertà: “questo non lo si dirà mai abbastanza – il capitalismo continua a produrre gli scarti che poi vorrebbe curare. Il principale problema etico di questo capitalismo è la creazione di scarti per poi cercare di nasconderli o curarli per non farli più vedere”. Il ragionamento di Bergoglio riguarda il funzionamento dell’economia in senso generale e ridicolizza i puerili tentativi con cui un certo capitalismo tenta di riparare i danni arrecati alle persone e all’ambiente naturale. Lo scritto è davvero magistrale: “Gli aerei inquinano l’atmosfera, ma con una piccola parte dei soldi del biglietto piantano alberi, per compensare parte del danno arrecato. Le società dell’azzardo finanziano campagne per curare i giocatori patologici che esse creano. E il giorno in cui le imprese di armi finanzieranno ospedali per curare i bambini mutilati dalle loro bombe, il sistema avrà raggiunto il suo culmine. Questa è ipocrisia!”. Più avanti precisa: “Il capitalismo conosce la filantropia non la comunione”. Leggendo queste parole a me sono venute in mente tanta parte della cooperazione internazionale, la fondazione Bill&Melinda Gates che pretende di insegnare agli africani come vivere, ma anche le illusioni distribuite a piene mani dalle industrie della green economy, dai “fondi di investimento etici”, dei certificati di Responsabilità sociale delle imprese e così via, tentando di umanizzare il capitalismo. Prosegue quindi Bergoglio più chiaro che mai, quasi a voler richiamare i suoi bravi interlocutori imprenditori dell’economia di comunione ad un impegno ancora più profondo: “Bisogna allora puntare a cambiare le regole del gioco del sistema economico-sociale. Imitare il buon Sammaritano non è sufficiente”. E ancora: “Occorre agire soprattutto prima che l’uomo si imbatta nei briganti, combattendo le strutture del peccato che producono briganti e vittime”. Verso la fine torna sul concetto: è necessario “cambiare le strutture per prevenire la creazione delle vittime e degli scarti”.

Infine il tema del futuro; come comportarsi per apportare cambiamenti.“Non occorre essere in molti per cambiare la nostra vita”, dice Bergoglio. “Piccoli gruppi” possono funzionare da seme, sale ed enzima per il lievito. “Tutte le volte che le persone, i popoli e persino la Chiesa hanno pensato di salvare il mondo crescendo nei numeri, hanno prodotto strutture di potere, dimenticando i poveri”. Dono e amore, reciprocità e condivisione sono le leve del cambiamento. “Il ‘no’ ad un’economia che uccide diventi un ‘sì’ ad un’economia che fa vivere”, conclude. Per quanti si occupano in vario modo e in varie forme di economia solidale questo discorso del Papa appare molto incoraggiante.
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- La foto di apertura è tratta dal sito web della Sala stampa della Santa Sede relativa all’udienza del 4 febbraio 2017.

Voucher: la frontiera del precariato

lavoro Mirasola 24 2 17Il Comitato d’iniziativa costituzionale e statutaria organizza il confronto pubblico dal titolo: “Voucher: la frontiera del precariato”. A Cagliari, Hostel Marina, Scalette S. Sepolcro, Venerdì 24 febbraio alle ore 17.30.
Presenta e coordina Roberto Mirasola
partecipano:
Lilli Pruna (sociologa del lavoro)
Paola Mazzeo (giudice del lavoro)
Elisabetta Perrier (segretaria Camera del lavoro)
Giacomo Meloni (segretario CSS)
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- La pagina fb dell’evento.

Oggi giovedì 23 febbraio 2017 Giovedì grasso

Giovedìgrasso 23 2 17
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evento CoStat 22 2 17
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- L’evento “Confronto sulla legge elettorale sarda tra Gianfranco Ganau e Andrea Pubusa tenutosi ieri 22 febbraio e trasmesso in diretta dalla WebTv YouTg, con collegamento www.youtg.net, è rivedibile sulla stessa rete in modalità on demand: https://www.facebook.com/youtg.net/videos/10155100918257320/
16Dib 22 feb 2017 GanauPubusa
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democraziaoggiLegge elettorale regionale: e possibile un sistema proporzionale-presidenziale?
Red su Democraziaoggi.

Giovanni Maria Angioy

Ricordando Giovanni Maria Angioy nel 209° Anniversario della sua morte
sa-die-angioy-a-ss-300x147 di Francesco Casula
1. La figura di Giovanni Maria Angioy
La sua figura – scrive lo storico sassarese Federico Francioni (1)- nella storia del suo tempo è stata a lungo oggetto di controversie, a volte di esaltazioni, a volte di accuse, spesso condizionate da un dibattito politico contingente, che prendevano particolarmente di mira sue indecisioni e «doppiezze».
Oggi invece è necessario cercare di capire nel profondo le ragioni dei dubbi ed anche delle ambiguità che, ad un primo esame, sembrano le fasi e le caratteristiche più marcate della biografia angioyna. Ma è indispensabile, prima di tutto, indagare sulle origini delle lotte antifeudali con le quali giunsero a maturazione istanze comuni sia al mondo delle campagne che ai gruppi della nascente borghesia isolana. È essenziale, inoltre, non perdere di vista il quadro in cui vanno collocati gli avvenimenti sardi: il drammatico scenario dominato dal crollo dell’ancien régime, dalle attese quasi messianiche di emancipazione delle masse rurali, dall’azione di élites audaci ed intransigenti e dagli «alberi della libertà».
Solo così sarà possibile rimettere in discussione stereotipi – in larga parte ancora vigenti – su una Sardegna tagliata fuori, sempre e comunque, da tutte le grandi correnti rivoluzionarie, politiche, culturali ed intellettuali dell’Europa moderna.
2. Angioy coltivatore ed imprenditore, professore di diritto canonico, giudice della Reale Udienza.
La vita dell’Angioy non è solo una traccia, un frammento, nella storia sotterranea delle longues durées e dei processi di trasformazione che hanno attraversato la società sarda. La sua vicenda politica ed umana assume infatti un valore emblematico perché riflette la parabola di un’intera generazione di sardi, vissuta fra le realizzazioni del «riformismo» sabaudo, un decennio di sconvolgimenti rivoluzionari e la spietata restaurazione dei primi anni dell’Ottocento. In quel contesto si inserisce anche l’attività di Angioy, nato a Bono il 21 ottobre 1751, dopo aver studiato a Sassari nel Collegio Campoleno ed essersi addottorato in Legge, nel 1773 a Cagliari inizia la pratica forense.
Imprenditore agrario e manifatturiero oltre che professore di diritto canonico, è un alto funzionario dello Stato (fra l’altro giudice della Reale Udienza) colto ed efficiente, oltre che intellettuale aperto agli stimoli e agli influssi dei “lumi” e delle riforme.
Come giudice della Reale Udienza fa parte della Giunta stamentaria costituita di due membri di ciascuno dei bracci parlamentari. Pur rimanendo nell’ombra negli anni delle sommosse cittadine e dei moti antipiemontesi, – anche se il Manno, cercando di metterlo in cattiva luce, insinua che egli tramasse dietro le quinte anche in quelle circostanze e dunque fosse coinvolto nella cacciata dei piemontesi- secondo molti storici sardi – ad iniziare dal Sulis – si affermerebbe come il capo più autorevole del Partito democratico e come l’esponente più importante di un gruppo di intellettuali largamente influenzato dall’illuminismo e dal Giacobinismo: fra i più importanti Gioachino Mundula, Gavino Fadda, Gaspare Sini, il rettore di Semestene Francesco Muroni con il fratello speziale Salvatore, il rettore di Florinas Gavino Sechi Bologna e altri.
3. Angioy e i moti del 1795.
I moti del 1795 – scrive ancora Francioni – a differenza di quelli del 1793, che in genere erano stati guidati da gruppi interni ai villaggi, sono preceduti da un’intensa attività di propaganda non solo antifeudale ma anche politica. Infatti insieme alle ribellioni nelle campagne si darà vita ai cosiddetti “strumenti di unione” ovvero a
“patti” fra ville e paesi – per esempio fra Chiesi, Bessude, Brutta e Cheremule il 24 novembre 1795 e in seguito fra Bonorva, Semestene e Rebeccu nel Sassarese. In essi le persone giuravano di “non riconoscere più alcun feudatario”.
Lo sbocco di questo ampio movimento – autenticamente rivoluzionario e sociale perchè metteva radicalmente in discussione i capisaldi del sistema vigente nelle campagne – fu l’assedio di Sassari – scrivono gli storici Lorenzo e Vittoria Del Piano (2). Con cui si costrinse la città alla resa dopo uno scambio di fucilate con la guarnigione. I capi, il giovane notaio cagliaritano Francesco Cilocco e Gioachino Mundula arrestarono il governatore Santuccio e l’arcivescovo Della Torre mentre i feudatari erano riusciti a fuggire in tempo rifugiandosi in Corsica prima e nel Continente poi.
Dentro questo corposo movimento antifeudale, di riscatto economico, sociale e persino culturale-giuridico dei contadini e delle campagne si inserisce il ”rivoluzionario” Giovanni Maria Angioy.
4. Angioy “Alternos”.
Mentre nel capo di sopra divampa l’incendio antifeudale, con le agitazioni che continuano e si diffondono in paesi e ville del Sassarese, gli Stamenti propongono al viceré Vivalda di nominare l’Angioy alternos con poteri civili, militari e giudiziari pari a quelli del viceré. Il canonico Sisternes si sarebbe poi vantato di aver proposto il nome dell’Angioy per allontanarlo da Cagliari e indebolire il suo partito. Certo è che il suo nome venne fatto perché persona saggia e perché solo lui, grazie al potere e al prestigio che disponeva nonché alla competenza in materia di diritto feudale ma anche perché originario della Sardegna settentrionale, avrebbe potuto ristabilire l’ordine nel Logudoro.
L’intellettuale di Bono accettò, ritenendo che con quel ruolo avrebbe rafforzato le proprie posizioni ma anche quelle della sua parte politica incentrate sicuramente nella abolizione del feudalesimo in primis. Il viaggio a Sassari fu un vero e proprio trionfo: seguaci armati ed entusiasti si unirono con lui nel corso del viaggio, vedendolo come il liberatore dall’oppressione feudale. E giustamente. Anche perché riuscì a comporre conflitti e agitazioni, a riconciliare molti personaggi, a liberare detenuti che giacevano – scrive Vittorio Angius “in sotterranee oscure fetentissime carceri”.
5. L’Angioy a Sassari
Accolto a Sassari dal popolo festante ed entusiasta – persino i monsignori lo ricevettero nel Duomo al canto del Te Deum di ringraziamento – in breve tempo riordinò l’amministrazione della giustizia e della cosa pubblica, creò un’efficiente polizia urbana e diede dunque più sicurezza alla città, predispose lavori di pubblica utilità creando lavoro per molti disoccupati, si fece mandare da Cagliari il grano che era stato inutilmente richiesto quando più vivo era il contrasto fra le due città: per questa sua opera ottenne una vastissima popolarità. Nel frattempo i vassalli, impazienti nel sospirare la liberazione dalla schiavitù feudale (ovvero “de si bogare sa cadena da-e su tuiu” come diceva il rettore Murroni, amico e sostenitore di Angioy) e di ottenere il riscatto dei feudi, proseguirono nella stipulazione dei patti dell’anno precedente: il 17 marzo 1796 ben 40 villaggi del capo settentrionale, confederandosi, giuravano solennemente di non riconoscere più né voler dipendere dai baroni. Angioy non poteva non essere d’accordo con loro e li riconobbe: in una lettera spedita il 9 giugno 1796 al viceré da Oristano, nella sfortunata marcia su Cagliari che tra poco intraprenderà, cercò di giustificare l’azione degli abitanti delle ville e dei paesi riconoscendo la drammaticità dell’oppressione feudale che non era possibile più contenere e gestire e assurdo e controproducente cercare di reprimere.
Non faceva però i conti con la controparte: i baroni. Che tutto voleva fuorché l’abolizione dei feudi: ad iniziare dal viceré. Tanto che i suoi nemici organizzarono durante la sua stessa permanenza a Sassari una congiura, scoperta ad aprile. Si decise perciò di “impressionare gli stamenti con una dimostrazione di forza, che facesse loro comprendere come il moto antifeudale era seguito da tutta la popolazione e che era ormai inarrestabile” (3). Lasciò dunque Sassari e si diresse a Cagliari.
6. L’Angioy e la marcia verso Cagliari, la sua fine e la fine di un sogno…
Il 2 Giugno 1896 l’Alternos si dirige verso Cagliari, accompagnato da gran seguito di dragoni, amici e miliziani: nel Logudoro si ripetono le scene di consenso entusiastico dell’anno precedente. A Semestene però ebbe una comunicazione da Bosa circa i preparativi che erano in atto per fronteggiare ogni sua mossa e a San Leonardo, “fatta sequestrare la posta diretta a Sassari, ebbe conferma delle misure che venivano prese contro di lui” (4). Difatti a Macomer popolani armati, sobillati pare da ricchi proprietari, cercarono di impedirgli il passaggio, sicchè egli dovette entrare con la forza. Poiché anche Bortigali gli si mostrava ostile, si diresse verso Santu Lussurgiu e l’8 giugno giunse in vista di Oristano.
Nella capitale la notizia che un esercito si avvicinava spaventò il viceré che radunò gli Stamenti. Tutti furono contro l’Angioy: anche quelli che erano stati suoi partigiani come il Pintor, il Cabras, il Sulis. Ahimè ritornati subito sotto le grandi ali del potere in cambio di prebende e uffici. Sardi ancora una volta pocos, locos y male unidos: l’antica maledizione della divisione pesa ancora su di loro. Questa volta per qualche piatto di lenticchie.
Così il generoso tentativo dell’Angioy si scontra con gli interessi di pochi: fu rimosso dalla carica di Alternos, si posero 1.500 lire di taglia sulla sua testa e da leader prestigioso e carismatico, impegnato nella lotta antifeudale, per i diritti dei popoli e, in prospettiva nella costruzione in uno stato sardo repubblicano, divenne un volgare “ricercato”.
Occorre infatti dire e sostenere con chiarezza che l’Angioy aveva in testa – come risulta dal suo Memoriale (5)- non solo la pura e semplice abolizione del feudalesimo ma una nuova prospettiva istituzionale: la trasformazione dell’antico Parlamento in Assemblea Costituente e uno stato sardo indipendente che “doveva comporsi di quattro dipartimenti (Sassari, Oristano, Cagliari e Orani) suddivisi a loro volta in cantoni
ricalcanti le micro-regioni storiche dell’Isola”(6).
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Riferimenti bibliografici
1. Federico Francioni, Giommaria Angioy nella storia del suo tempo, Editore Della Torre, Cagliari 1985
2. Lorenzo e Vittoria Del Piano, Giovanni Maria Angioy e il periodo rivoluzionario 1793-1812,Edizioni C. R, Quartu, 2000
3. Natale Sanna op. cit.
4. Lorenzo e Vittoria Del Piano op. cit.
5. II testo integrale in francese del memoriale angioiano, con il titolo Mémoire sur la Sardaigne, si trova in La Sardegna di Carlo Felice e il problema della terra, a cura di C. Sole, Cagliari, 1967, sp. pp. 181-182. Di esso aveva già fornito un sunto J. F. Mimaut, Histoire de Sardaigne ou la Sardaigne ancienne et moderne considérée dans ses loìs, sa topographìe, ses productìons et sa moeurs, t. II, Paris, 1825, pp. 248-253. Tradotto in italiano si può leggere in A. Boi, Giommaria Angioy alla luce di nuovi documenti, Sassari, 1925 (v. sp. p. 80).
6. Antonello Mattone, Le radici dell’autonomia. Civiltà locale ed istituzioni giuridiche dal Medioevo allo Statuto speciale, in La Sardegna cit., 2, pp. 19-20; vedi, anche La Sardegna di Carlo Felice cit., pp. 194-196; C. Ghisalberti, Le costituzioni «giacobine» 1796-1799, Milano, 1973.
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GIOVANNI MARIA ANGIOY 1 Juanne Maria Angioy (21 October 1751, Bono – 22 February 1808, Paris)

Oggi mercoledì 22 febbraio 2017

22 febbraio 2017
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evento CoStat 22 2 17
- L’evento sarà trasmesso in diretta dalla WebTv YouTg, con collegamento www.youtg.net; rivedibile successivamente in modalità on demand.
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democraziaoggiElezioni regionali nel 2019. Che fare nel frattempo?
Tonino Dessì su Democraziaoggi.
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Oggi, mercoledì 22 febbraio 2017
Olitalibro>Sposa Nonostante la grave crisi causata dalla mancata erogazione dei fondi regionali, la comunità La Collina riprende le sue attività culturali.
Oggi, mercoledì 22 febbraio 2017, ore 19:00
presso la comunità La Collina, loc. S’Otta, Serdiana, Strada Statale 387 del Gerrei
Ottavio Olita presenta
L’oltraggio della sposa (città del sole, 2016)
con l’autore interverranno
Massimo Dadea
Andrea Deffenu
Luisa Maria Plaisant
Letture di Lia Careddu

Beni comuni urbani: l’Osservatorio avvia le sue osservazioni sul Comune di Cagliari

beni-comuniCagliari OBCLe prime iniziative dell’Osservatorio dei Beni Comuni Sardegna: si osservano al riguardo le politiche del Comune di Cagliari.
Ecco il regolamento vigente, poco conosciuto anche dentro il Palazzo e probabilmente mai applicato. Ma su questa circostanza meglio indagare, come faremo. A una prima lettura non è male. Forse il più grande limite è costituito dal fatto che si subordina qualsiasi attività concessoria a un ricognizione annuale da parte della Giunta dei “locali disponibili”. Giusto, si dirà, ma questa ricognizione, come ci ha comunicato Stefano Meloni nell’ultima riunione dell’Osservatorio, mai è stata fatta (o almeno mai è stata resa pubblica) e non sembra ci sia volontà politica per farla. Ovviamente verificheremo. Certo il regolamento è alquanto riduttivo rispetto alla vasta tematica del “beni comuni urbani” ed è privo della capacità di spaziare in tutti i diversi ambiti di detta tematica. E poi non sappiamo di quali risorse finanziarie dispone o potrebbe disporre il Comune. Tutto quanto abbiamo appena iniziato a scoprire ci fa capire quanto c’è da lavorare per convincere il Comune a darsi una linea politica sui beni comuni nella sua disponibilità (e non solo), una buona linea politica, al riguardo, con i conseguenti stanziamenti che la rendano credibile. Approfondiremo. (f.m.)
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​Delibera del Consiglio Comunale N.30 / 2015 del 3/giugno/2015

REGOLAMENTO SULLA CONCESSIONE IN COMODATO D’USO GRATUITO DI LOCALI COMUNALI AD ASSOCIAZIONI SENZA SCOPO DI LUCRO

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Il declino della Fiera Internazionale della Sardegna: bastava pensarci prima! Ma i politici lungimiranti sono merce rara. Gli attuali amministratori navigano a vista, preoccupati solo del loro giardino.

ANCORA SULLA FIERA, ANCORA SOLO PAROLE, PAROLE, PAROLE… MA LA REGIONE E IL COMUNE TACCIONO. Fiera-Sardegna-panoramaOGGI 21 febbraio 2017 Maurizio De Pascale, presidente della Camera di Commercio di Cagliari: “Fiera Cagliari non è esclusiva Camera commercio”, in risposta ai giornalisti in occasione della conferenza stampa di presentazione del “cruscotto degli indicatori statistici 2016″. (fonte Ansa News) “La Fiera è un insieme di fabbricati più o meno in cattivo stato e più o meno agibili, con una grande estensione di asfalto degradato. Nessuno di questi elementi corrisponde a criteri di fruibilità, ma prima di mettere mano a tutta l’area bisogna definire funzioni e obbiettivi. Sarebbe da irresponsabili portate avanti una politica che ha visto negli ultimi anni un costo medio del sistema tra 1,5 e 2 milioni di euro di perdita all’anno”. Di recente il presidente della Camera di commercio di Cagliari ha incontrato i vertici della Regione e del Comune per affrontare il problema. “Una volta che verranno individuate le funzioni, gli obiettivi, la politica e la strategia per quell’area che deve essere di respiro regionale, solo allora saremo pronti a ripartire per dare fiato al sistema”.
ALCUNI GIORNI PRIMA —————————————–
Camera Commercio Cagliari: creare consorzio per la Fiera. De Pascale, coinvolgerò Regione e Città metropolitana
(Fonte Ansa News, Cagliari 10 gennaio 2017). “La Camera di Commercio da sola non riesce a gestire la Fiera, occorre creare un consorzio con Regione e Città metropolitana per investire sulla Fiera e rilanciarla”. Lo ha detto il presidente della Camera di Commercio di Cagliari, Maurizio De Pascale, in occasione della cerimonia di premiazione dei commercianti partecipanti alla prima edizione dei Mercatini di Natale nel centro di Cagliari. “Bisogna creare eventi e attrattive all’interno dell’area della Fiera, che attualmente, in alcune aree, è in stato di abbandono. A causa della legge di riforma delle Camere di Commercio non possiamo affrontare la questione da soli, così come gli interventi da eseguire. Il rilancio della Fiera è un argomento che intendo trattare entro fine gennaio con Regione e Città metropolitana. L’urgenza è dovuta dalla possibilità di ospitare un evento importante come la Convention internazionale dei Giovani democratici per la quale ci hanno chiesto la disponibilità”.
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Fiera-like-AltanSalviamo la Fiera di Cagliari. Ripensata, risanata e rilanciata nella gestione. Portata a mare e non buttata a mare! Funzionale a strategie di sviluppo della Sardegna nel Mediterraneo.
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lampada aladin micromicroAladinews – in sintonia con alcune parti politiche (Cagliari Città Capitale, Movimento 5 stelle) – nel recente passato ha avuto modo di esprime netta contrarietà alla messa in liquidazione della Fiera Internazionale della Sardegna, attualmente accorpata al Centro Servizi per le Imprese, unica sopravvissuta Azienda speciale della Camera di Commercio di Cagliari. I problemi della Fiera non sono certo recenti, risalgono infatti a molti anni fa, almeno dall’anno 2000, allorquando non si imboccò la strada del suo adeguamento alle nuove esigenze dei tempi, permanendo sostanzialmente ancorata a modelli superati, che pur si erano dimostrati validi dalla sua costituzione (1949) per ben cinquant’anni. E tutto ciò nonostante la consapevolezza dei decisori camerali che occorresse “ripensare” profondamente la Fiera, seguendo gli esempi di realtà fieristiche di successo nel panorama nazionale ed internazionale, come dimostrano i contenuti del libro “Storia di una fiera” (1).
Nel tempo si è preferito apportare solo aggiustamenti che non sono riusciti ad arrestare il progressivo declino della Fiera, fino alla situazione fallimentare delle ultime edizioni. Le presenze di visitatori in Fiera nel periodo della sua apertura non hanno subito nel tempo significative contrazioni (molti cagliaritani e i cittadini dell’area vasta non hanno smesso l’abitudine di frequentarla comunque), ma la funzione innovativa della Fiera è venuta a mancare insieme con la diminuzione del numero degli espositori, del giro d’affari… circostanze che hanno segnato negativamente soprattutto le ultime edizioni, nonché determinato l’accumulo di perdite economiche (ogni anno ripianate dai trasferimenti camerali). Le manifestazioni collaterali (Turisport, Fiori e Spose, Fiera Natale, etc) e gli altri eventi specifici, come anche le attività convegnistiche, pur importanti, non sono servite a compensare la progressiva crisi complessiva della Fiera, che la crisi economica generale giustifica solo in parte. Ciò che si segnala è soprattutto l’incapacità di capire i cambiamenti dei tempi e l’incapacità di modificare la propria missione e la propria organizzazione per affrontare le nuove situazioni. Responsabile di tutto ciò in primo luogo la dirigenza politica camerale perlomeno degli ultimi quindici anni (comprendendo in essa la fase commissariale) anche nella misura in cui non ha saputo esprimere un management adeguato. Altra causa delle crescenti difficoltà è il sostanziale isolamento nella gestione della Camera di Commercio e della sua Azienda Fiera, praticato dalla dirigenza politica camerale, frutto della scellerata modalità dei “compartimenti stagni“, per la quale le altre Istituzioni coinvolte nella politica economica della città e della sua area vasta – particolarmente la Regione e il Comune – sono rimaste colpevolmente estranee alle vicende camerali. Comportamenti che hanno determinato e continuano a provocare ingenti danni all’economia dei territori dei Sud Sardegna. Nonostante il tempo trascorso con la disarmante latitanza degli amministratori a tutti i livelli, ci può ancora tentare di invertire la rotta, evitando la definitiva soppressione fisica della Fiera, come condizione prima della sua auspicata riorganizzazione complessiva. Non sottovalutando il fatto che la chiusura formale dell’Azienda Fiera ha già dato la stura a mai sopiti appetiti speculativi sulle preziose aree che la ospitano.
Noi, insieme ad altre forze politico-culturali della città, riteniamo che la Fiera vada salvata per molte valide ragioni, che di seguito si elencano.
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Oggi martedì 21 febbraio 2017

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democraziaoggiDomani mercoledì 22 febbraio, confronto Ganau/Pubusa sulla legge elettorale sarda.
Su Democraziaoggi.
evento CoStat 22 2 17
- L’evento sarà trasmesso in diretta dalla WebTv YouTg, con collegamento www.youtg.net; rivedibile successivamente in modalità on demand.
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Domani, mercoledì 22 febbraio 2017
Olitalibro>Sposa Nonostante la grave crisi causata dalla mancata erogazione dei fondi regionali, la comunità La Collina riprende le sue attività culturali.
Mercoledì 22 febbraio 2017, ore 19:00
presso la comunità La Collina, loc. S’Otta, Serdiana, Strada Statale 387 del Gerrei
Ottavio Olita presenta
L’oltraggio della sposa (città del sole, 2016)
con l’autore interverranno
Massimo Dadea
Andrea Deffenu
Luisa Maria Plaisant
Letture di Lia Careddu

L’Osservatorio Beni Comuni Sardegna muove i primi passi nell’ambito delle linee programmatiche approvate nella riunione del 20 febbraio 2017

cagliari f.marinelli
Le conclusioni della riunione dell’Osservatorio di lunedì 20 gennaio 2017 sul blog dell’Osservatorio. La composizione del Gruppo dei promotori e le prime adesioni delle entità dell’associazionismo.

Oggi lunedì 20 febbraio 2017

anticipi di primavera 20 2 17
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Lettera a Sinistra Italiana di Rossana Rossanda.
Su “il manifesto sardo.
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beni-comunidemocraziaoggiOggi al via l’Osservatorio dei Beni Comuni Sardegna.
su Democraziaoggi.

Il ritrovamento del retablo dei santi Pietro Martire e Marco evangelista di Joan Figuera. I retabli questi sconosciuti.

(Da L’Unione Sarda online) «Riportiamo a casa il capolavoro riemerso!»
Retabli US 19 feb 17

IL RETABLO RITROVATO US 19 2 17È questo l’appello degli studiosi alla notizia del ritrovamento del Retablo di San Pietro Martire e San Marco Evangelista.
Se questa vicenda fosse un romanzo, avrebbe trama picaresca. Se fosse un giallo, il caso sarebbe risolto, non da un ispettore di polizia ma da un detective plurilaureato che ha messo in campo metodi scientifici e una fruttuosa ostinazione.
Un novello Indiana Jones che ha seguito piste e indizi sino alla soluzione di un arcano che sembrava insolubile.
Gira il mondo da secoli (da Roma all’Olanda, da New York alla Spagna) l’opera bellissima di Joan Figuera, pittore barcellonese che lavorò a Cagliari (tra il 1455 e il 1477) e qui morì
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- Sul L’Unione Sarda di domenica 19 febbraio un servizio di Alessandra Menesini.
————————————— Retablo di San Pietro Martire e San Marco Evangelista
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Ritrovamento retablo MibctDall’altare ai mercati antiquari internazionali. Il ritrovamento del retablo dei santi Pietro Martire e Marco evangelista di Joan Figuera
(Nota stampa del Mibct a cura di Renzo De Simone) Venerdì 17 febbraio 2017 alle ore 18, presso la sala conferenze del convento domenicano di Cagliari, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le provv. di Oristano, Medio Campidano, Carbonia-Iglesias e Ogliastra, in collaborazione con il gruppo di ricerca EMAC. Romànic i Gòtic de la Universitat de Barcelona e i padri Domenicani di Cagliari, ha organizzato una conferenza tenuta dal Dr. Enrico Pusceddu sul Ritrovamento del retablo dei santi Pietro Martire e Marco evangelista di Joan Figuera, opera proveniente dallo stesso convento di San Domenico e sicuramente una delle più importanti del panorama storico-artistico della Sardegna quattrocentesca.
A lungo inseguito e ricercato dagli studiosi, il retablo è composto da 12 pannelli dipinti a tempera su tavola che rappresentano scene della vita e dei miracoli di san Pietro da Verona e di san Marco evangelista. Al centro del polittico si trova la figura della Vergine col Bambino in trono, sovrastata dalla tavola con la scena del Compianto sul Cristo deposto. Gli esperti sono concordi nell’attribuire il retablo alla mano del pittore catalano Joan Figuera, già attivo a Cagliari dal 1455 al 1477 circa e autore di altre due opere, il Retablo di San Bernardino e la Predella di San Lucifero, conservate presso la Pinacoteca Nazionale di Cagliari. Il retablo fu commissionato dal Gremio dei Calzolai perché fosse collocato nella cappella del chiostro del convento di San Domenico, nel quartiere cagliaritano di Villanova, dove rimase per più di quattro secoli. Nel 1893, dopo una lunga vertenza giudiziaria che vide lo Stato italiano opporsi, invano, alla vendita del retablo, l’opera venne definitivamente staccata dalla parete della cappella, venduta ed esportata da Cagliari a Venezia, per giungere poi negli anni Trenta negli Stati Uniti dopo un probabile passaggio romano. Alla fine della Seconda guerra mondiale il retablo fece perdere definitivamente le sue tracce lasciando segno di sé solo attraverso alcune foto in bianco e nero. Dopo anni di studi e ricerche condotte tra l’Europa e gli Stati Uniti, il Dr. Enrico Pusceddu, componente del gruppo di ricerca EMAC. Romànic i Gòtic de la Universitat de Barcelona, nel marzo dello scorso anno ha finalmente rintracciato il retablo in Olanda grazie alla collaborazione con un collezionista catalano che ne ha dato notizia allo studioso. Il viaggio del retablo di Joan Figuera è poi proseguito per fermarsi, per ora in Spagna, dove è custodito presso la filiale di un’importante Galleria d’Arte che lo pone in vendita integro in tutte le sue parti finora note agli studiosi.
La conferenza vuole porre all’attenzione dei cittadini l’importante ritrovamento con l’auspicio che le istituzioni pubbliche e private si attivino senza esitazione per cercare di riportare a Cagliari un’opera capitale dell’arte tardogotica catalana in Sardegna, oltre che raro e prezioso reperto della storia artistica e culturale dell’antico complesso monumentale di S. Domenico di Villanova, in gran parte distrutto dai terribili bombardamenti bellici del 1943.
La conferenza sarà introdotta dalla dott.ssa Maria Francesca Porcella, funzionario storico dell’Arte della Soprintendenza che segue da diversi anni le vicende relative alla tutela e alla valorizzazione del quartiere di Villanova.
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Approfondimenti.
Art fugiutE. Pusceddu, “Il retablo di san Pietro martire e san Marco evangelista di Joan Figuera (1456-1477): un caso emblematico di pittura catalana “desplazada”, pp. 225-256.
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I retabli sardo-catalani questi sconosciuti.
lampadadialadmicromicro132 Su Aladinews del 18 maggio 2015.
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- Joan Figuera.

Carnevale Mamoiada

Carnevale Mamoiada

Carnevale Mamoiada Carnevale mamoiadino, di Aldo Lino.

I fondi per Cagliari città Ok! Mancano quelli per Cagliari Città Metropolitana: cosa è successo?

oro paperonelampadadialadmicromicro132Va bene il finanziamento per Cagliari (circa 18 milioni di euro) anche per l’ottimo progetto curato dal Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università di Cagliari, seppur lamentiamo un deficit di coinvolgimento della popolazione (di cui è responsabile il Comune di Cagliari). Ma i soldi per la “Città metropolitana di Cagliari”?. Sostiene, tra l’altro Mauro Pili nella sua nota veemente sul suo blog: “(…) Dall’elenco manca appunto la città metropolitana di Cagliari a cui vengono a mancare 40 milioni di euro che, invece, sono stati destinati a 11 città metropolitane su 14. (…)”. Cosa è successo?
Lo vogliamo sapere.
Ecco l’elenco a cui si riferisce Pili: http://www.ediltecnico.it/wp-content/uploads/2017/01/Bando-periferie-urbane-graduatoria.pdf
Le città metropolitane in Italia sono 15, comprendendovi anche Trieste. Risulta che solo 11 hanno presentato progetti rispondendo a un apposito Bando. E le altre 4, tra cui Cagliari? Evidentemente non hanno partecipato al citato bando. Perché? Problemi organizzativi. Per quanto riguarda la Città Metropolitana di Cagliari, di cui è presidente il Sindaco di Cagliari Massimo Zedda, occorre un’immediata risposta. I cittadini dell’area metropolitana ne hanno diritto.

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Documentazione
mappa-citta-metropolitane
Le città metropolitane in Italia: http://www.tuttitalia.it/citta-metropolitane/
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Scuola Popolare ex centro soc Is MirrE a proposito di finanziamenti per le periferie e partecipazione popolare alle scelte pubbliche: come sta andando la realizzazione dell’ITI San Michele-Is Mirrionis?