Addio don Vasco

IL MIO RICORDO DI DON VASCO PARADISI. DIO LO ABBIA IN
SA SANTA GLORIA
.
di Giacomo Meloni
Addio, don Vasco.
santelia-vasco-pPer molti anni ho seguito padre Vasco – frate carmelitano – dal suo impegno pastorale nella Chiesa del Carmine a Cagliari alla sua avventura
cristiana nel Quartiere di S. Elia.
Eravamo un bel gruppo di giovani universitari, gia’ impegnati nella Scuola Popolare di Is Mirrionis e promotori dei Comitati di Quartiere di Is Mirrionis, Stampace e Marina. [segue]
Fummo tra i fondatori del Comitato di Quartiere di S.Elia ed insieme a tutti i capi famiglia del Borgo iniziammo una dura lotta contro l’Amministrazione Comunale di Cagliari che, prima con la Giunta guidata dal Sindaco democristiano Paolo De Magistris e poi con la Giunta del Sindaco socialista Ferrara, aveva presentato un progetto che prevedeva la distruzione – la chiamavano bonifica – delle case dei pescatori che sarebbero state costruite a valle nella zona del porticciolo per riservare il vecchio Borgo alle ville dei benestanti in una zona panoramica tra le più belle della città di fronte al mare.
Il Comitato di Quartiere divenne punto di riferimento dell’intero quartiere e della stessa città e numerosi consiglieri comunali e dirigenti politici dei partiti
PSI e PCI e dei Movimenti extra-parlamentari ne erano assidui frequentatori.
Don Vasco allora come parroco del Borgo ed il vice don Armando Mura ed il prete operaio don Andrea Portas erano gli animatori della Comunità di Sant’Elia non solo come Comunità religiosa, ma come Comunità civile impegnata nel sociale contro i fenomeni di droga, alcolismo e prostituzione anche giovanile. Da ricordare l’impegno professionale e umano del medico dr.Franco Oliverio che scelse di aprire proprio a S.Elia il suo ambulatorio; la costante e silenziosa opera delle suore di Madre Teresa di Calcutta; la dedizione delle maestre e professoresse della Scuola dedicata a don Lorenzo Milani e non ultima la presenza attiva della sezione delle ACLI e dei giovani dell’Azione Cattolica della Parrocchia. Molto attive erano le Sezioni della DC che faceva riferimento all’on.Chichita Serra e la Sez. del PCI .
Furono anni intensi di lotte popolari e politiche.
S.Elia fu scuola politica di personaggi che divennero famosi come l’on. Luigi Cogodi (il rosso), l’avv. Francesco Macis poi entrambi consiglieri regionali, l’allora giovane Segretario della
CGIL-Scuola Prof.Giorgio Maciotta,diventato poi deputato e sottosegretario al Bilancio del Primo Governo Prodi nel 1996 e nei due Governi D’Alema;
il consigliere comunale socialista – ing.Paolo Atzeri – diventato poi assessore della Giunta Ferrara e il giovane ing. Enrico Milesi del PCI che progettò le case prefabbricate del nuovo quartiere di S.Elia con i muri divisori delle stanze in cartongesso. Purtroppo un quartiere – dormitorio ancora oggi senza piazze ne’ negozi ne’ uffici bancari e postali. Palazzi che la prima Giunta del Sindaco Massimo Zedda in campagna elettorale prometteva di buttar giù per fare nuove abitazioni degne di questo nome.
Fu su questo progetto che si ruppe l’unità del Comitato di Quartiere e che don Vasco fu accusato di essere collaterale alle politiche del PCI. Famoso rimase lo scontro tra l’on.Luigi Cogodi ed il professore di diritto costituzionale dell’Università di Cagliari Umberto Allegretti, che allora studiava e seguiva l’evoluzione dei comitati di quartiere verso i Consigli di Circoscrizione che per la prima volta venivano eletti nella città.
Tutti i movimenti extra-parlamentari, guidati dal dr. Mariano Girau, dai fratelli Franco e Giacomo Meloni, da Gianni Loy, Mario Canessa, Paolo Deidda, Roberto Orrù, Marco Mameli e dalla prof.ssa Lucia Castaldi si dissociarono dalla posizione del PCI e di don Vasco Paradisi e così fecero don Armando e don Andrea e lo stesso medico del quartiere dr. Franco Oliverio.
Prevalse la posizione di “compromesso storico” tra la Chiesa di don Vasco e la Direzione del PCI Prov.le di Cagliari e la Direzione Regionale e gli stessi Gruppi Consiliari del PSI e del PCI con l’avallo della stessa DC.
Addio, don Vasco.
Quel che oggi rimane di S.Elia è un brutto quartiere senza anima, dove per le elezioni di ogni tipo si presentano schiere di politici vecchi e nuovi e dove
i vecchi problemi di droga, di piccola delinquenza, di alcolismo e di prostituzione riemergono senza più quel movimento che tentava di vincere povertà e ingiustizie e portava comunque un vento nuovo e voglia di cambiare.
Non saprei se le ultime scelte di don Vasco abbiano contribuito a fermare quel vento di novità e
di speranza.
Addio, don Vasco, nonostante tutto.
Cagliari, 13 gennaio 2020.
Giacomo Meloni Segr.Naz.le della CSS.

2 Responses to Addio don Vasco

  1. Giacomo Meloni scrive:

    Ricevo dei commenti a questo mio ricordo di don Vasco Paradisi ed è interessante come siano osservazioni di chi ha vissuto quel periodo da protagonista a S.Elia e desidera partecipare a questa memoria.
    Mi ha telefonato Marco Ligas, ex direttore del Manifesto Sardo e attuale coordinatore del Comitato Regionale a difesa della Costituzione.
    Precisa che lui stesso fu per almeno 10 anni docente di materie scientifiche nella Scuola Media di S.Elia dedicata a don Lorenzo Milani e che questa Scuola era frequentata da un Collettivo di docenti,coordinati dalla indimenticabile prof.ssa Elisa Spanu Nivola. In questa scuola insegnavano molti professori e professoresse che avevano scelto proprio la scuola di S.Elia per portare un contributo di idee e buone pratiche in questo quartiere all’epoca molto emarginato e discriminato socialmente.
    Sardebbe interessante,se leggendo queste memorie, alcune/i insegnanti di allora scrivessero le loro impressioni e ricordi.
    Tenete conto che su questo periodo di storia della città di Cagliari esistono pochi scritti,se si fa eccezione della tesi di laurea di dr.Giammario Selis, che è stato consigliere regionale e Presidente del Consiglio Regionale, gli scritti del giornalista Podda su Rinascita Sarda e del Prof. Umberto Allegretti, che, scegliendo di ritornare ad abitare a Cagliari, ha recentemente donato il suo archivio privato alla Biblioteca Comunale di Cagliari (MEM rif. prof.Masala) proprio con l’intento di ricostruire la storia delle lotte dei Quartieri di Cagliari con particolare riferimento al quartiere di S.Elia

    Grazie a Marco Ligas per la precisazione anche relativa all’impegno nel quartiere dell’ing.Enrico Montaldo e della prof.ssa Copez.

  2. admin scrive:

    di Mario Girau su La Nuova Sardegna.
    – Don Vasco Paradisi per quasi 30 anni in Sardegna pioniere – col nuorese don Rosario Menne e pochi altri sacerdoti – della pastorale sociale e del lavoro, è morto alla “Fraterna Domus” di Sacrofano (Roma). Il 1 febbraio avrebbe compiuto 86 anni. “Parroco comunista” veniva chiamato a Cagliari negli anni Settanta e Ottanta per il suo forte impegno per la giustizia sociale svolto o nel quartiere di Sant’Elia dove è stato parroco dal 1970 al 1988. Con questo appellativo è stato scherzosamente chiamato da Papa Francesco il 15 febbraio 2019 quando Bergoglio ha celebrato la messa alla “Fraterna Domus” per i partecipanti al meeting internazionale “Liberi dalla paura” sull’immigrazione Tra i concelebranti, in sedia a rotelle, don Vasco Paradisi, abbracciato con affetto dal “Papa comunista” al termine della liturgia religiosa. Arrivato a Cagliari nel 1967 per guidare la parrocchia di N.S. del Carmine, nel maggio del 1970 l’arcivescovo di Cagliari, Sebastiano Baggio, lo manda nel quartiere di Sant’Elia. Paradisi combatte con la sua gente per il diritto alla casa attraverso il “Comitato di quartiere”, il primo costituito in Sardegna. Dopo 18 anni in trincea, dal 1988 il parroco comunista” si dedica alla pastorale sociale e del lavoro, di cui era responsabile diocesano dal 1974. Molto dei contenuti della Dichiarazione su alcuni aspetti del mondo del lavoro in Sardegna”, resa nota dall’arcivescovo Giuseppe Bonfiglioli l’8 aprile 1976, si devono all’elaborazione di Paradisi, che il 18 maggio 1983 su mandato del vescovo legge un messaggio di solidarietà della Chiesa sarda ai lavoratori di Cgil, Cisl e Uil in sciopero generale. Sul palco sindacale il “parroco comunista” risale il 17 giugno 1997 davanti a 50 mila lavoratori per dire che la «Chiesa sarda si faceva carico della trepidazione e della sofferenza di tutto il mondo del lavori che da tempo attende l’attuazione di politiche attive e di riforma».

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