Rinasci Sardegna! Un Nuovo Inizio. Patto per Tutti i Sardi

lampadadialadmicromicro133Riceviamo e volentieri pubblichiamo. La lettera è indirizzata ai firmatari dell’Appello del “Patto di sardi”, pubblicato nella nostra news, come invito al dibattito per proseguire nel percorso intrapreso. Crediamo che abbia una valenza che interessa e coinvolge tutti i sardi e non solo, per questa ragione riteniamo meriti la più ampia diffusione.
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filippo-figari-sardegna-industre-2Rinasci Sardegna! Un Nuovo Inizio. Patto per Tutti i Sardi

Alcuni di noi, tra i promotori dell’Appello del “Patto di Sardi”, hanno preso l’iniziativa di scrivere la lettera-messaggio che sotto si riporta, nella quale sono presentate alcune proposte per proseguire, non più solo come cattolici, ma come donne e uomini sardi di buona volontà, nel percorso di assunzione di responsabilità e partecipazione attiva alla costruzione di un nuovo futuro per la Sardegna. La nostra funzione di piccolo gruppo di servizio è terminata: ora andiamo in mare aperto con il coinvolgimento attivo di tutti, i 207 firmatari attuali e altri che si aggiungeranno. Avanti con convinzione e impegno!
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Lettera indirizzata ai firmatari del Manifesto-Appello alle istituzioni sarde

Care amiche e cari amici,
L’appello, firmato al momento da 207 sardi, cattolici e laici, ha raggiunto tutte le istituzioni sarde – comprese le forze sociali, sindacali, imprenditoriali – e la Conferenza Episcopale della Sardegna, che ha pubblicamente apprezzato l’iniziativa.
Numerose voci di vari orientamenti politico-culturali chiedono insistentemente di proseguire in un impegno finalizzato a ricercare – attraverso la mobilitazione di laici “responsabili e sensibili” – percorsi di speranza e di giustizia per le popolazioni sarde.
L’adesione suscitata dall’appello ci ha spinto a cercare di non disperdere questo patrimonio umano che incarna valori importanti capaci di incidere significativamente sul futuro della nostra società. Siamo convinti che in questo momento storico la Sardegna ha bisogno di tutti e che il bene dell’isola è interesse non solo dei partiti, delle forze economiche e delle lobby di ogni tipo e natura, ma dell’intero popolo sardo.
Da questo momento perciò, ci siamo proposti di aprire una riflessione tra quanti ritengono che si debba proseguire nel cammino iniziato con l’appello, chiarendo a noi stessi chi siamo, chi vogliamo rappresentare e cosa vogliamo fare nell’interesse della nostra gente sarda e in particolare di quella più colpita dalla crisi.

Chi siamo?
E’ stato scritto che inizialmente l’Appello era opera di un gruppo di cattolici sardi. Ma la nostra non vuole essere un’iniziativa confessionale. Siamo stati solamente i “propulsori” di un’iniziativa sottoscritta da 207 persone, e condivisa da tantissimi. Ma come proseguire e il da farsi è “consegnato” a tutte le donne e uomini di buona volontà. Noi cattolici ne siamo parte attiva, senza pretese di primogenitura, insieme con tutti.
La decisa e convinta adesione di numerose persone di vario orientamento ideale e culturale impone – per il bene dei sardi – la collaborazione tra quanti, come noi, credono nei fondamentali valori della centralità della dignità della persona umana, della solidarietà, della ricerca del dialogo sociale e della pace, della vicinanza alle “pietre scartate”.
Non abbiamo idea, al momento, se si sarà capaci di costruire questa prospettiva né si è riflettuto in maniera sufficiente su cosa potrà diventare questa aggregazione. Ciò che ci pare importante è che non possiamo rimanere silenti e non impegnarci perché le cose cambino. Siamo persone di provenienze le più diverse che si sono ritrovati in un documento che chiede un cambiamento radicale incisivo, considerando che fino a questo momento le condizioni delle popolazioni sono decisamente peggiorate e non solo a causa della pandemia.
Ciò che stiamo cercando di fare è svegliare le coscienze, rompere questo torpore che sembra avvolgere tutto, stimolare in maniera forte istituzioni, politica, forze sociali a non pensare esclusivamente agli interessi di parte ma alla ricerca del bene comune.

Ricostruire la Sardegna
Il programma di ricostruzione generale della Sardegna sul fronte socio economico è vastissimo perché richiama numerose problematiche di comparto, di settore e metodologie e strumenti d’attuazione sicuramente plurali. Ma due sono secondo noi i principi ispiratori di ogni scelta politica: 1) assicurare ai cittadini qualità della vita; 2) dignità della persona. Da questi principi ispiratori derivano alcune priorità, che elenchiamo senza pretesa di essere esaurienti:
- Diritto all’istruzione e alla formazione in tutte le forme e le articolazioni che il progresso scientifico e tecnologico oggi richiede per evitare qualsiasi forma di emarginazione.
- Cultura e rispetto dell’ambiente come bene da tutelare e risorsa da utilizzare
- Diritto al lavoro, strumento fondamentale perché la vita sia dignitosa
- Sussidiarietà tra diversi livelli istituzionali nel governo dei territori e nel rapporto tra istituzioni e le entità di partecipazione dei cittadini
- Diritto all’assistenza e alla cura per proteggere e promuovere, in tutte le età della vita, la dignità della persona

Impegno socio-politico dei cattolici
La ritirata della cultura sociale cattolica dalla scena politica non ha fatto bene alla nostra democrazia. Il suo ritorno, in una rinnovata prospettiva di apertura e inclusione, può contribuire a portare nuove idee, a ricostruire una politica che sembra orientata a raggiungere obiettivi di gruppi e/o di singoli piuttosto che avere l’idea che è necessario lavorare per tutti. San Paolo VI affermava che lo sviluppo o è per tutti o non è sviluppo. Anche i non cattolici sono in tutta evidenza fortemente interessati a un rinnovato impegno politico dei cattolici, con cui intraprendere comuni percorsi.

L’identità sarda
Il tema della sardità non può essere ignorato anche se le articolazioni di questo argomento sono tante e spesso divisive, e non da oggi. Il nostro obbiettivo è costruire un’autonomia vera, capace di autodeterminare bisogni, interessi, obiettivi sia di carattere sociale che di carattere economico. Da questo punto di vista l’interesse principale riguarda la rottura della dipendenza e assistenza che giova soltanto alle aree più ricche del paese, dalle quali provengono le merci che importiamo e che paghiamo grazie al contributo del cosi detto residuo fiscale. Non vogliamo essere un popolo di assistiti e dipendenti.

Nuovo Inizio per la Sardegna – Rinasci Sardegna! – Un Patto che unisca tutti i sardi. Forza Paris nei due significati di Insieme e Uguali.
Vogliamo essere soltanto un movimento popolare di opinione e di animazione – forte e incisivo – perché siamo a un cambiamento d’epoca che in Sardegna, se noi resteremo in silenzio e alla finestra, altri sicuramente hanno cominciato a scrivere.
Riflettiamo insieme anche sul nome, breve come uno slogan, ma emblematico e programmatico, per indicare il nuovo corso che economia, scienza, tecnologia, ambiente, anche pandemia hanno imposto, dentro il quale dobbiamo immettere valori ed etica. E decidiamo insieme.
Il vecchio approccio riformista non funziona più, l’economia liberista non sa più dove portare il mondo, l’ecologia integrale è la nuova salvezza. Certo anche la scienza giocherà un grande ruolo, lo dimostra la vicenda dei vaccini anti Covid-19. Ma non sarà sufficiente da sola, perché ci sarà bisogno di ridare senso a quasi tutti gli aspetti della nostra vita al punto che gli studiosi hanno coniato un termine che indica nuovo approccio a tutte le scienze sociali, quello “trasformazionale”.
La Sardegna ha urgente bisogno di un nuovo inizio per riprogettare la propria autonomia, riagganciarsi all’Europa (l’Europa dei popoli, solidale, unita e integrata nella valorizzazione delle diversità), uscire dall’arretratezza e dall’isolamento, per risalire le classifiche che ci vedono primi, tra i Paesi del Mediterraneo simili al nostro, per denatalità e abbandono scolastico, ultimi per occupazione giovanile, imprenditorialità, trasporti, speranza di futuro. Lo ribadiamo: dobbiamo dar vita ad una nuova cultura incentrata sull’ecologia integrale e un nuovo umanesimo. Lo dobbiamo ai giovani, alle donne e a tutti gli uomini di buona volontà, alla nostra gente sarda. Chi crede si ricordi delle parole “Io faccio nuove tutte le cose” e rimetta la speranza al centro dei nostri sogni e delle nostre sfide.

Gli strumenti per continuare a dialogare
Tutti sappiamo delle difficoltà di incontrarci personalmente e poiché siamo molto attenti al rispetto delle regole in tempo di pandemia , pensiamo che l’utilizzo dei nuovi media sia al momento l’opzione prevalente. Per questa ragione, ma anche perché questi strumenti sono efficaci, poco costosi e molto coinvolgenti pensiamo di attivare i social media più diffusi dal rafforzamento della esistente chat su whatsapp, alla realizzazione di una pagina fb e di un sito web dedicato. Dovremo anche prendere in considerazione l’opportunità di aprire un conto corrente bancario per fornirci di un agile strumento di autofinanziamento
Ciò ci potrebbe consentire di ampliare la partecipazione, di comunicare con efficacia, di raccogliere suggerimenti, idee da sviluppare insieme. Si tratta insomma di creare una rete la più ampia possibile sia rispetto alle organizzazioni sociali, professionali, ma anche di coinvolgere i territori della Sardegna.
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I promotori dell’Appello
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“Non ci si salva da soli”. Per battere il Covid in Sardegna è urgente la “buona politica; non quella asservita alle ambizioni individuali o alla prepotenza di fazioni o centri di interessi”.

Appello di cattolici sardi

Premessa.
Noi cittadini sardi, cattolici ispirati dai valori del Vangelo, fedeli agli insegnamenti del Concilio Vaticano II e della dottrina sociale della Chiesa, convintamente riproposti dalle ultime illuminanti encicliche di Papa Francesco, ci dichiariamo preoccupati e angosciati per il precipitare della situazione economica della Sardegna, con il portato di sofferenze materiali e psicologiche per un numero crescente di persone appartenenti a tutti gli strati della società sarda, specie dei meno abbienti. Chiediamo pertanto a tutti, a partire da quanti hanno responsabilità pubbliche, nelle Istituzioni e nelle altre organizzazioni della Società, e a tutti gli uomini e a tutte le donne di buona volontà, un impegno corale che, nel rispetto delle differenze delle diverse appartenenze politiche e culturali, ci renda solidali e attivi per uscire dalla situazione di crisi e difficoltà antiche e attuali della nostra regione.

1. Il momento della Sardegna.
La Sardegna nel momento in cui ha bisogno della più grande ricostruzione morale sociale ed economica della sua storia contemporanea – che può iniziare proprio dalla lotta al Coronavirus e ai suoi devastanti effetti – risulta paralizzata da un insieme di contraddizioni che si scaricano soprattutto sui più deboli.

La pandemia da Coronavirus ha ulteriormente aggravato le già precarie condizioni economiche e sociali della Regione. L’aggiornamento congiunturale dell’economia della Sardegna del novembre 2020, pubblicato dalla Banca d’Italia, sottolinea la forte negatività di tutte le variabili ( molto peggio di quanto accaduto a livello nazionale) dal PIL ai consumi, dalle esportazioni all’occupazione, dal fatturato agli ordinativi di tutti i settori dall’agricoltura all’industria, dal commercio, all’edilizia dal turismo ai servizi. Gli effetti di questa crisi strutturale avranno pesanti conseguenze oltrechè sul piano sociale anche su specifiche situazioni come l’emigrazione dei giovani istruiti, l’ulteriore spopolamento dei piccoli comuni, l’incremento dei livelli di povertà.

2. Principali emergenze
In diversi settori fondamentali le situazioni di crisi si sono aggravate negli anni.

– Nella scuola, nella formazione, nell’Università e nella Ricerca, comparti in cui si ampliano i divari tra i partecipanti a tutti i livelli – con esclusioni dettate in grande misura dalle condizioni economiche di partenza delle famiglie – oggi anche acuiti dalla formazione a distanza.

– Nei trasporti perennemente incerti al punto di togliere ai sardi il diritto costituzionale alla mobilità. E’ dei giorni scorsi la dichiarazione relativa all’interruzione dal 1° dicembre di tutti i collegamenti navali in convenzione.

– Nella sanità, con i tagli sistematici agli organici, l’annuncio di riforme penalizzanti nei confronti dei territori, l’intasamento degli ospedali; il taglio delle borse di studio per le specializzazioni mediche. Questioni ben rappresentate in questo periodo dal malessere dei sindaci di fronte all’enormità dell’emergenza sanitaria disperatamente affrontata dai medici, dal personale sanitario, dagli operatori delle cooperative sociali e del volontariato a cui va la nostra solidarietà

– Nelle pubbliche amministrazioni, in tutte le diverse articolazioni, dove si aggrava la farraginosità burocratica al punto da compromettere i diritti dei cittadini, ma anche delle imprese, ostacolate anzichè sostenute nella funzione di creare lavoro per uno sviluppo economico eco-sostenibile.

Nella politica, segnata dal crollo della partecipazione dei cittadini sardi agli eventi elettorali e, spesso , da carenze programmatiche e attuative che rischiano di mettere a repentaglio i diritti della persona e perfino del rispetto della dignità umana. Nell’emergenza attuale, che riguarda tutti, ad essere maggiormente colpite sono, come sempre, le fasce sociali più deboli della popolazione: giovani, donne, anziani, poveri di ogni tipologia e, tra essi, ammalati, persone con basso livello culturale, analfabeti digitali, i residenti nei piccoli centri dell’interno, disoccupati.

Le famiglie che già vivevano in situazioni di disagio prima dell’inizio dell’emergenza sanitaria, versano oggi in situazioni di gravissima difficoltà, come testimoniano anche i recenti dati della Caritas sull’aumento della povertà assoluta e relativa.

La Sardegna ha bisogno, dunque, di interventi concreti sulle politiche per la famiglia, i giovani, il lavoro e le imprese, la questione ambientale, la sanità, la scuola, le infrastrutture, l’Università, la ricerca, le nuove tecnologie, la lotta alla corruzione.
[segue]
3. La buona politica
Sulle orme di Papa Francesco chiediamo per la Sardegna “l’urgenza della buona politica; non di quella asservita alle ambizioni individuali o alla prepotenza di fazioni o centri di interessi. Una politica che non sia né serva né padrona, ma amica e collaboratrice; non paurosa o avventata, ma responsabile e quindi coraggiosa e prudente nello stesso tempo; che faccia crescere il coinvolgimento delle persone, la loro progressiva inclusione e partecipazione; che non lasci ai margini alcune categorie, che non saccheggi e inquini le risorse naturali […] che sappia armonizzare le legittime aspirazioni dei singoli e dei gruppi tenendo il timone ben saldo sull’interesse dell’intera cittadinanza”

L’obiettivo principale della Politica deve essere, in questo frangente, la salvezza della dignità delle persone, concentrando ogni sforzo sul lavoro, sulla ricerca del bene comune e non sull’assistenzialismo.

4. Piano straordinario e Piano per la Rinascita
Si metta perciò a punto un piano straordinario di investimenti da far partire al più presto, non oltre il 1° gennaio 2021. Quando la moratoria statale sui licenziamenti finirà e termineranno le risorse straordinarie per la cassa integrazione, gran parte dei lavoratori più deboli e meno qualificati perderà il lavoro col rischio più che concreto di rimanere intrappolata in una condizione di impoverimento per lungo tempo. Pertanto è necessario fin da ora intervenire con determinazione, anche con provvedimenti legislativi straordinari, sulle ben note emergenze create dalla pandemia.

Ma anche risulta indispensabile elaborare la fase della ricostruzione con un Piano per la Rinascita da costruire da parte delle Istituzioni con la collaborazione delle parti sociali – datoriali e sindacali – dei cittadini e delle loro organizzazioni, nella pratica della sussidiarietà, affinché si immaginino e si costruiscano percorsi di riqualificazione e affiancamento sociale condivisi e in grado di traghettare non solo le vittime del lockdown, ma l’intera Sardegna nella fase del post Covid. Questo piano indispensabile anche per utilizzare al meglio le ingenti risorse, che dovrebbero arrivare dal Recovery fund dell’Unione Europea. Si corre il rischio, infatti, che tali risorse vengano male utilizzate o sprecate se non si dovessero avere le idee chiare sulla loro destinazione e modalità d’impiego.

5. Unità per il bene della Sardegna
Come cattolici apprezziamo e sosteniamo il valore e l’importanza del pluralismo e della dialettica tra le forze politiche. Ma oggi, in questi tempi straordinari, le contrapposizioni devono mitigarsi lasciando posto al perseguimento di una grande unità tra le forze politiche e istituzionali. Il bene della Sardegna e della sua gente vale molto di più di piccoli vantaggi elettorali.

Speravamo tutti che questa pandemia da Covid-l9 cessasse e si potesse riprendere la vita nella sua normalità. Ma non è così. L’emergenza non sarà di breve durata e siamo certi che molto non sarà più come prima e che dobbiamo acquistare capacità politica di disegnare e realizzare nuovi e inediti scenari, come abbiamo cercato di argomentare in questo scritto.

Nell’esperienza drammatica che stiamo vivendo, e che ci ha fatto toccare con mano quanto siamo collegati e interdipendenti, ci è consegnata questa lezione: come il contagio avviene per contatto anche l’uscita dall’emergenza è possibile nel fare corpo unico. Non ci si salva da soli.

6. «Non sprechiamo la crisi!»
Rammentiamo in conclusione il recente messaggio della Conferenza Episcopale Italiana alle comunità cristiane in tempo di pandemia: “Viviamo una fase complessa della storia mondiale, che può anche essere letta come una rottura rispetto al passato, per avere un disegno nuovo, più umano, sul futuro. «Perché peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla, chiudendoci in noi stessi» (Papa Francesco, Omelia nella Solennità di Pentecoste, 31 maggio 2020)”.

Noi, cattolici sardi, raccogliamo queste esortazioni e chiamiamo tutte e tutti agli impegni che sinteticamente e sicuramente non esaurientemente abbiamo delineato in questo nostro appello.

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Per sottoscrivere l’appello – che fino alla pubblicazione di questo articolo (15 gennaio 2020 ore 11) ha raggiunto 207 sottoscrizioni – inviare l’adesione (Nome, Cognome, paese/città) a una delle seguenti email: mario1946.girau@gmail.com o melonif@gmail.com. L’elenco aggiornato dei sottoscrittori è disponibile – in continuo aggiornamento – sul sito web di Aladinpensiero online, al seguente link: sito web di Aladinpensiero online [http://www.aladinpensiero.it/?p=115820]. Nel caso non funzionasse il collegamento diretto al link, ricopiarlo e riscriverlo con le previste modalità d’accesso.

3 Responses to Rinasci Sardegna! Un Nuovo Inizio. Patto per Tutti i Sardi

  1. […] Su Aladinpensiero online: http://www.aladinpensiero.it/?p=117602. – Su Giornalia: – Su il manifesto […]

  2. […] come iniziativa coinvolgente tante altre persone “gli uomini e le donne di buona volontà”: il Patto per la Sardegna. Ci ritorneremo. (Franco Meloni) ————————- Premi commenti. Governo Draghi un carro […]

  3. […] Mario Girau rilancia le tematiche dell’appello dei 200 Sardi. ORMAI IN ESTATE e COL “GENERALE AGOSTO” PRONTO A STIPULARE ARMISTIZI VACANZIERI UN PO’ CON TUTTI, IL RISCHIO FORTE E’ CHE DELL’EMERGENZA SARDEGNA SI RIPRENDA A PARLARE A FINE SETTEMBRE. UN PERICOLO DA EVITARE. PROPONGO A TUTTI QUESTE MIE PRATICHE CONSIDERAZIONI. Grazie. Saluti. Sono passati quasi 7 mesi dall’appello rivolto da oltre 200 Sardi alle istituzioni regionali perchè trovassero la sapienza politica per unire – anche temporaneamente – le forze in un “patto per la Sardegna”. Una unità speciale e straordinaria, temporanea, per progettare il futuro della nostra isola e avviare concreti processi di rinascita per il popolo sardo. Una domanda mi sembra doverosa: Non ci hanno ascoltato fino a ora. Ci ascolteranno da domani? Oppure quale altro interlocutore, più autorevole dei consiglieri regionali e del Presidente della Regione, potrebbe raccogliere queste osservazioni e farsene interprete? La certezza che tutti i politici e tutti gli amministratori cercano con cuore sincero il bene di questa regione si accompagna allo spettacolo, non esaltante, di una politica fatta di divisioni, contrasti e chiusura di ogni forma di dialogo i partiti. La ricerca del proprio “particulare” – di sigla, se non di gruppo e “corrente” – prevale sull’impegno per il bene comune. [segue] I Sardi guardano preoccupati al presente, ma ancor più al futuro. Le istituzioni non rispondono. Sono da mesi bloccate nella spartizione di incarichi che non generano posti di lavoro e non modificano la realtà economico-sociale. Litigano su improbabili nuove province e trascurano la valorizzazione dei territori. Vogliono rafforzare il centralismo amministrativo in un tempo opportuno per il decentramento e la sussidiarietà. Anziché varare concorsi aperti a tutti si cimentano in operazioni vantaggiose solo per pochi. Ai giovani laureati e diplomati, che cercano di conoscere peso e valore del titolo di studio e della professionalità per restare nell’isola e non emigrare, si risponde col silenzio. E’ forte l’impressione che l’attuale classe politica non è in grado di risolvere i problemi dell’isola. Da anni il tasso di natalità sardo è il più basso d’Italia e ancora mancano valide politiche per la famiglia. Da quindici anni si pubblicano studi con l’indicazione dei paesi destinati a morire nei prossimi 5-10-15-20 anni se non si ferma lo spopolamento nei i piccoli centri dell’interno “sentinelle“ dell’ambiente, delle terre, scrigno delle tradizioni e della peculiarità della nostra cultura. Consiglio e Giunta da decenni non riescono a risolvere i problemi dei trasporti, che rendono l’isola ancora più isola. La Sardegna è la regione con la “bolletta “ energetica più alta d’Italia. La pandemia ha messo a nudo le carenze di un sistema socio-sanitario “tela di Penelope”: la Giunta che segue disfa la riorganizzazione avviata dalla Giunta precedente. Il coronavirus ha aumentato il numero dei poveri, la DAD ha sconvolto la vita delle famiglie, accresciuto il divario tra studenti ricchi e studenti poveri, ha peggiorato i dati sul lavoro. Delegittimare l’attuale classe politica – nata da libere, seppure sempre meno partecipate elezioni – è esercizio velleitario che accontenta la fantasia e la politica muscolare. Si vuole solamente segnalare che la devastante pandemia richiede nuovi strumenti di lettura e interpretazione di una realtà profondamente cambiata. Strumenti che non si improvvisano, ma si elaborano con la partecipazione di tutti: imprese, sindacati, Università, autonomie locali, associazionismo organizzato, terzo settore, Chiese… Le istituzioni sono chiamate, soprattutto in Sardegna, a contrastare gli effetti della crisi e delineare la Sardegna del futuro, l’isola in cui i cittadini, soprattutto i più giovani, hanno diritto di vivere. Un obiettivo che nessuna forza politica responsabile può immaginare di perseguire in perfetta solitudine. Come il Presidente Mattarella ha fatto, invitando i partiti nazionali a unirsi per il bene dell’Italia sia pure per un breve tratto di strada, lo stesso tentativo dovrà essere fatto in Sardegna. Ci sono in Sardegna persone di buona volontà in grado di indicare, con la dovuta forza e prestigio persone e morale, che questa è oggi la sola strada da percorrere sia pure per un solo anno. A loro si chiede di farsi avanti. E’ possibile solo con i mezzi che i social ci consentono – chat, Face Book, blog, giornali online, sms, mail – tentare di mobilitare le coscienze e pressare gli uomini e le donne delle istituzioni perché costruiscano un nuovo “Patto di Rinascita per la Sardegna”. Obiettivo di questo “Patto” individuare alcuni progetti “super partes” – ma di grande utilità per il rilancio dell’economia dell’isola (trasporti, opere pubbliche, ambiente, sanità, scuola) – sui quali mettere l’unico timbro legittimo: è un’opera voluta dal popolo sardo. E’ opportuna ora una nuova mobilitazione, in realtà soprattutto un pressante e drammatico invito a tutti noi sardi, in primis alle forze politiche che ci rappresentano, perché si uniscano per intraprendere azioni che possano invertire il declino della Sardegna. Sappiamo che le risorse necessarie ci sono, ma che è abissalmente carente la capacità di guida dei processi da parte di una classe dirigente allo stato decisamente impreparata ad affrontare una sfida inattesa e imprevista, nonché drammatica, imposta da un cambiamento d’epoca. E’ forte la convinzione che la Sardegna non sia priva di persone competenti e capaci, ma molte di esse sono impossibilitate a mettersi in gioco, come sarebbe possibile se cambiasse l’atteggiamento attuale della classe dirigente che amministra, a tutti i livelli, la Regione, cioè se questa accettasse di associare al potere quella parte di cittadini attualmente ai margini. Questa “riserva della Regione sarda”, costituita in massima parte da esponenti e associazioni della cosiddetta società civile, farebbe la differenza. Ribadisco. Una domanda mi sembra doverosa: non ci hanno ascoltato fino a ora; ci ascolteranno da domani? Oppure : quale altro interlocutore, più autorevole dei consiglieri regionali e del Presidente della Regione, potrebbe raccogliere queste osservazioni e farsene interprete? (Mario Girau). […]

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