La SEDIA di VANNI (in testa a Cappellacci)

sedia-van-gogh-4-150x150-bis1Tutti pazzi per l’Emiro, i cavalli e i campi da golf
Grande interesse dei media locali per l’arrivo nell’isola del solito emiro multimiliardario che “ci onora” della propria presenza, che acquista i nostri cavalli, che si cimenta in imprese ippiche, che stimola nell’immaginario collettivo chissà quale suggestione. Alla base di tale interesse per il personaggio sta, forse, il desiderio inconscio che a salvare le sorti economiche dell’isola possa provvedere un qualche Paperon De Paperoni proveniente dai lontani paesi dell’Oriente. Si ripete, ancora una volta, il copione, l’idea che ha dato vita alla Costa Smeralda dell’Aga Kan. Di fronte al fallimento cinquantennale della politica di Rinascita, al fallimento del modello di sviluppo industriale incentrato sui grandi impianti della petrolchimica, di fronte alla mancata realizzazione di un piano strategico per lo sviluppo delle risorse locali (principalmente agricoltura e pastorizia, sviluppo delle risorse naturali, paesaggistiche e archeologiche) si risponde con l’apertura al mecenate di turno e con la realizzazione di venticinque campi da golf per i ricchi del mondo. Manca da sempre un piano di sviluppo endogeno della nostra economia in grado di ricavare uno spazio economico per le risorse dell’isola, si rincorre allora la ricetta miracolistica, quella più semplice, apparentemente più facile da realizzare. In questo caso la ricerca degli emiri multimiliardari ai quali appaltare parti di territorio per uno sviluppo turistico che loro determineranno e gestiranno in assoluta autonomia e in barba alle aspirazioni indipendentiste dei sardi. Molto opportunamente la sociologa Antonietta Mazzette fa rilevare (La nuova Sardegna 3 sett.2013) “ il rischio di svendere pezzi di Sardegna agli emiri che il Presidente Cappellacci e molti amministratori locali sponsorizzano”. Un orientamento programmatico che, nei fatti, determina una riduzione dei vincoli all’uso del territorio a favore dell’ampliamento di stazzi e alberghi extra-lusso, la costruzione di ville megagalattiche, mostruosità come quelle di Liscia di Vacca di diciotto mila mq e sostanziali sanatorie concernenti gli abusi edilizi costieri. Cosi facendo il territorio, che, insieme alla lingua, é uno degli elementi identificativi della nostra identità, diventa strumento di scambio con investitori senza scrupoli e del tutto estranei a una logica di sviluppo corretto ed equilibrato delle nostre risorse. Il rischio reale è quello di costituire una sorte di nuova servitù in ampie aree del nostro territorio che, nei fatti, sarebbero privatizzate e controllate da personaggi a noi poco noti, talvolta provenienti da paesi nei quali le regole democratiche e i diritti civili sono una chimera. In pratica, sostiene Mazzette, si andrebbe incontro a una cessione di Sovranità di una parte della Sardegna con tutto ciò che ne conseguirebbe in termini di diritti e comportamenti sociali che non ci appartengono. Nessuno mette in dubbio la necessità di sviluppare e valorizzare una risorsa fondamentale della nostra isola quale quella rappresentata dalle nostre coste e da ampie aree del nostro territorio. E’ questa la migliore scelta possibile?

Segue l’intervento citato di ANTONIETTA MAZZETTE su La Nuova Sardegna del 3 settembre 2013

———-
La Nuova Sardegna, MARTEDÌ, 03 SETTEMBRE 2013, Pagina 17 – Cultura-Spettacoli. Il rischio di “svendere” pezzi di Sardegna agli emiri.

di ANTONIETTA MAZZETTE

l’opinione

In quei Paesi non sono garantite le libertà civili, il territorio sarà sottoposto ai loro controlli di sicurezza. Gli Emirati non sono neutrali nelle guerre

C’è qualcosa di sconcertante in questa aspirazione da parte del presidente Cappellacci e di diverse amministrazioni locali ad entrare nelle grazie di emiri multimiliardari. Cambiano i nomi degli emirati ma non mutano i due fattori che li accomuna: il troppo denaro e potere concentrati nelle mani di pochi; l’assenza di ogni più elementare riconoscimento di valori democratici e di diritti civili, a partire dall’uguaglianza tra donne e uomini. Questa aspirazione ad entrare nella corte degli sceicchi viene esibita trionfalmente in nome del bene della Sardegna. Peccato che ai sardi non venga mai chiesto il loro parere su che cosa essi intendano per “bene”. E in cambio che cosa viene offerto? Ampie parti di territorio (stazzi compresi), ovviamente tra quelle più pregiate sotto il profilo paesaggistico. In merito, il repertorio della giunta Cappellacci (ma purtroppo non è sola) è ricco e variegato: dalla revisione del Piano Paesaggistico Regionale alle 4 edizioni di Piano Casa, dai 25 campi da golf (in attesa di essere realizzati non appena si conclude l’iter di revisione del PPR) al recente decreto sugli usi civici. Possono esserci motivazioni diverse, ma l’esito finale che si raggiunge è solo uno: i vincoli all’uso del territorio sono sempre ingombranti e vanno allentati, quando non eliminati. E così possiamo concedere ampliamenti di stazzi e di alberghi extra-lusso, costruzioni di ville megagalattiche, mostruosità come quella di Liscia di Vacca di ben 18 mila mq, e se pensiamo agli usi civici, probabilmente si saneranno le centinaia di costruzioni abusive, situate a ridosso di coste e paesaggi straordinari, con buona pace di chi ha votato il decreto in nome di una restituzione amministrativa di queste terre ai comuni e senza riflettere adeguatamente sul nesso esistente in molti casi tra criminalità (vedi attentati) e occupazione di terre demaniali. Quale idea di futuro attraversa la mente di questi amministratori? E pensando alle proposte estive del sardo obbligatorio a scuola, in nome dell’identità sarda, chiedo: non è forse il territorio l’elemento-cardine che segna la nostra identità di sardi come specifica, unica e irripetibile? Provo a ragionare su due scenari possibili. 1.Degli sceicchi investono e ampie porzioni dell’Isola vengono privatizzate. Tralasciando gli aspetti legati alle trasformazioni territoriali, queste aree verrebbero blindate, diventando inaccessibili a chiunque non appartenga all’entourage dei nuovi proprietari. Non solo, giacché è necessario garantire sicurezza e privacy a un numero imprecisato di persone (sembra che gli sceicchi e, più in generale i ricchi, non viaggino mai da soli), i controlli verrebbero estesi anche a persone che transitano e vivono nei territori circostanti. Insomma, Cappellacci avrebbe deciso che anche in Sardegna si possono costituire delle forme di gated communities, ma, a differenza di quelle urbane che ritroviamo in Usa, queste riguarderebbero territori estesi della Sardegna. Si cederebbe la sovranità di una parte della Sardegna agli sceicchi, con tutto ciò che ne conseguirebbe in termini di diritti e comportamenti sociali che non ci appartengono. 2.Se parti consistenti vengono privatizzate dagli sceicchi, considerata la posizione della Sardegna al centro del Mediterraneo e considerato il quadro foscamente instabile in Paesi come l’Egitto, la Tunisia, la Siria, e così via, dove gli esiti della guerra tra fondamentalisti e moderati possono essere i più disparati, come si può cedere così “a cuor leggero” un pezzo dell’Isola, senza valutarne la pericolosità visto che non risulta che detti sceicchi siano soggetti neutrali rispetto a queste guerre civili? Questi elementi non dovrebbero indurre alla cautela e ad avere meno entusiasmo sui presunti investimenti? Nonostante l’antico detto latino, il denaro ha odore eccome…

Condividi su Facebook.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>