Start Up: Abinsula

abinsula2Dall’Isola arriva la volontà e la forza di lavorare: “nella nostra terra e dalla nostra terra, dove viviamo, senza limiti”.
Intervista ad Andrea Sanna (Abinsula)

di Alessandro Ligas, Ttecnologico

I sogni nel buio del cassetto valgono quanto un paio di calzini. Tirateli fuori. (Andrea Sanna)

Abinsula significa “dall’isola” ed è un’azienda che offre soluzioni nei campi Web, Mobile, Smart TV e dei sistemi Embedded.

La società, fondata nell’aprile del 2012, è cresciuta costantemente riportando diversi successi di mercato tali da posizionarsi come una delle aziende riconosciute nel mondo automotive per la sua capacità di innovazione tecnologica.

Con sede principale a Sassari, ma presente anche a Torino ed a Cagliari, la società offre competenze di alto livello sulle tecnologie più recenti e vanta esperienze, in Italia e all’estero, nella progettazione di sistemi e applicazioni per diversi settori, con particolare attenzione alle tecnologie e architetture software opensource. – segue –

Lo scorso maggio Abinsula è entrata a far parte del consorzio GENIVI, una associazione di cui fanno parte importanti produttori di Auto come BMW, PSA Peugeot e Citroen, General Motors, Jaguar-Land Rover e produttori di componentistica per auto come Bosch e Magneti Marelli.

La mission dell’azienda è quella di innovare continuamente tecnologie, servizi, prodotti e competenze per anticipare la domanda dei propri clienti.

Abbiamo incontrato Andrea Sanna CEO e uno dei 5 founder di ABinsula che ci ha raccontato come è nata la sua impresa.

Chi è abinsula, cosa fa e con che obiettivi nasce?
Abinsula é una società di servizi di ingegneria elettronica ed informatica nata nel 2012 a Sassari e che oggi opera sul mercato globale.

Come è nata l’idea?
Non credo ci sia un evento particolare che ci abbia spinto a iniziare questa avventura. Forse una sana dose di follia. Eravamo tutti dipendenti di altre aziende e con contratti a tempo indeterminato.
D’un tratto quello che avevamo ci stava stretto e allora… perché no?

Qual è il vostro modello di business?
Il nostro modello di business è sicuramente contro tendenza.
Abbiamo deciso di investire sui nostri dipendenti e sulla conoscenza. In poco più di due anni siamo passati da pochi dipendenti a 25.
Attualmente il nostro mercato di riferimento è il mercato dei sistemi embedded (i dispositivi elettronici che svolgono funzionalità specifiche) con un forte orientamento al mondo dell’automobile. In questi ultimi anni abbiamo avuto il piacere di lavorare in importanti progetti con famosi produttori di automobili e questo ci sta permettendo giorno dopo giorno di diventare sempre più leader in quel mercato.
Parallelamente allo sviluppo del nostro “core business” stiamo investendo in ricerca e nello sviluppo di competenze su nuove tecnologie per il web, il mobile e le “Tv intelligenti”.
Lo scorso maggio, anche grazie ad un bando di Sardegna Ricerche, abbiamo lanciato il nostro primo prodotto, una distribuzione Linux per il mondo Automotive che integra al suo interno i protocolli di comunicazione con gli smartphone.
Di lì a poche settimane abbiamo avuto i primi contatti per vendere il nostro prodotto sugli autobus elettrici spagnoli. In questi giorni siamo al lavoro per declinare il nostro prodotto per le piattaforme di CAR sharing.

Che difficoltà avete incontrato nel realizzare il vostro progetto di startup? Come le avete risolte?
Le difficoltà sono state tante. In primis guadagnarci la fiducia dei clienti, generalmente abituati a lavorare con grandi aziende. Convincerli che anche una piccola startup è capace di rispettare i tempi di consegna e i livelli di qualità delle grandi non è stato facile.

Anche il discorso finanziario non è da escludere. Abbiamo lavorato tutto il primo anno e mezzo senza alcun finanziamento, nè privato nè pubblico. Ci siamo serviti di attività di consulenza per finanziarci. Ogni euro guadagnato l’abbiamo poi reinvestito il mese dopo. Siamo stati insomma “brave massaie”.

Cosa cercate in un partner finanziario e che caratteristiche deve avere?
Il partner per noi deve essere qualcuno in grado di aiutarci ad espanderci (possibilmente su nuovi mercati) ma che non alteri la natura societaria e lo spirito di Abinsula. A pochi mesi dalla nascita siamo stati contattati da grossi gruppi italiani per acquisizioni totali e parziali, che però abbiamo sempre declinato per questi motivi. Abbiamo invece instaurato rapporti di fiducia e collaborazioni con varie società, che però si limitano alla pura collaborazione.

Come è nata la vostra squadra e come è composta?
Veniamo un po’ tutti da altre esperienze di consulenza per svariati clienti, italiani e internazionali. Negli anni passati abbiamo dunque acquisito competenze che ora ci hanno permesso di affrontare il mare aperto del mercato anche da soli.

Per quanto riguarda l’organizzazione ci sono cinque soci, Paolo Doz, Stefano Farina, Andrea Maddau, Pierluigi Pinna e me (Andrea Sanna – ndr). Attorno a noi c’è poi un gruppo di colleghi fantastico. Molti di loro, come noi, hanno lasciato il posto fisso per seguire questo sogno. Senza di loro nulla di quello che abbiamo fatto sarebbe stato possibile.

In Italia uno dei problemi principali per chi vuole fare innovazione è costituito dal finanziamento delle nuove aziende. Voi come lo avete risolto?
È stato un incubo. Per il primo anno e mezzo abbiamo fatto affidamento solo sulla nostra capacità di “conservare soldi”. Contratto dopo contratto ci siamo conquistati la fiducia anche delle banche e negli ultimi tempi siamo riusciti a iniziare ad instaurare un dialogo. Tuttora comunque la nostra maggiore fonte di finanziamento sono i nostri contratti.

Ci può raccontare come si è articolato il processo di investimento dal primo incontro con gli investitori all’effettiva chiusura del round?
Purtroppo questo percorso non c’è stato. O meglio, investiamo il frutto del nostro lavoro in nuove linee di prodotti come Ability e la piattaforma di Car Sharing. Ma non abbiamo corsie preferenziali per le nostre idee, la selezione delle idee viene criticata e raffinata continuamente come se dovessimo investire in un’azienda esterna. Questo processo ci porta ad avere un vero round interno dalla quale escono solo i progetti in cui crediamo ciecamente.

Che ruolo ha la rete nel vostro business?
Direi assoluto. Nel nostro mercato La fiducia del cliente è una delle cose più difficili da guadagnarsi. Talvolta è una fiducia che si instaura tra il nostro project manager e il referente dal cliente. Una volta però che si è lavorato bene la voce si sparge, ed è qui che la rete assume il suo ruolo chiave.

Quali sono le competenze necessarie per avviare una startup in questo settore e come le avete costruite?
La voglia e la capacità di mettersi sempre in gioco. Le tecnologie cambiano giorno dopo giorno e ciò che ieri andava bene oggi è obsoleto. Noi costruiamo le nostre competenze quotidianamente. Oggi siamo più preparati di ieri ma meno di domani.

Cosa vuol dire per voi innovare?
Innovare significa avere la capacità di ammettere che una tecnologia o una soluzione è vecchia e che bisogna rimboccarsi le maniche e imparare qualcosa di nuovo.

Quali risultati avete ottenuto e quali sono i vostri prossimi passi?
Abbiano acquisito clienti con cui, viste la natura e le dimensioni della nostra azienda, non avremmo mai pensato di poter lavorare.
La cosa più soddisfacente sono gli obiettivi, noi raggiungiamo obiettivi tutti i giorni. Ogni giorno abbiamo una buon motivo per festeggiare.

Quali sono le tre principali azioni che dovrebbero attuare le istituzioni per supportare lo sviluppo delle startup?

Tralasciando il discorso della tassazione, che ormai conosciamo tutti benissimo, penso sia compito delle istiutuzioni aiutare le aziende ad aprirsi al mercato globale, ad internazionalizzarsi. Varcare i confini è una cosa che spaventa le aziende, specie se giovani. Fuori dall’Italia e dall’ Europa ci sono mercati che hanno avuto la fortuna di non conoscere la crisi e di crescere a doppia cifra anno dopo anno. E’ anche a quei mercati che le aziende moderne devono guardare.
Lo stesso nome Abinsula deriva dal latino “ab insula”, che significa “dall’isola”, e rappresenta la nostra volontà di lavorare nella nostra terra e dalla nostra terra, dove viviamo, senza limiti.

In un “tweet” cosa consigliate a chi vuol fare impresa?
I sogni nel buio del cassetto valgono quanto un paio di calzini. Tirateli fuori.

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