L’ulivo fa paura. Che rappresenti la pace?

Palestina. Una vicenda apparentemente marginale che mostra al mondo la repressione israeliana nei confronti del popolo palestinese.Tola 1 1o mar15tola 2 10 mar 15
sedia di Vannitoladi Vanni Tola
Viviamo tempi difficili. La pace è continuamente minacciata da conflitti in atto, strategie folli dei potenti della terra che perseguono forsennati propositi di conservazione o estensione delle loro politiche di dominio sui popoli, i territori e le differenti aree di appartenenza. Importanti questioni storiche da sempre aperte, grandi conflitti apparentemente insanabili che segnano le nostre esistenze. Abitanti del pianeta Terra costretti quotidianamente a prendere atto dalla sostanziale impotenza dei singoli nel concorrere alla costruzione di un mondo migliore. In tale contesto colpiscono e fanno male alcune notizie, solo apparentemente marginali, sulle quali non si riflette mai abbastanza. A chi può nuocere una pianta di ulivo? Una delle più belle piante al mondo, capace di vivere migliaia di anni, che ci dona con generosità le olive e l’olio, alimenti preziosi. Può davvero rappresentare una minaccia per qualcuno una pianta d’ulivo? Una notizia Ansa da Ramallah datata nove Marzo. “Le forze di sicurezza israeliane hanno sradicato circa 300 alberi di ulivo nel villaggio palestinese di Salem, Nablus, nel nord della Cisgiordania. Lo ha detto alla stampa locale il direttore dell’ufficio coordinamento civile del distretto di Nablus Luay al-Saadi. Gli ulivi sradicati – ha spiegato – erano situati nelle vicinanze dell’avamposto illegale israeliano di Havat Skali”. Tutto qui, semplicemente tutto qui, come è tipico dei lanci delle agenzie di stampa. Si tratta soltanto di trecento piante di ulivo in fondo. Ma provate a pensare alla povertà di un popolo martoriato e oppresso, espropriato di tutto e principalmente della dignità, della libertà, del proprio territorio, che non ha neppure il diritto di scavare trecento buche nel terreno per mettere a dimora altrettanti alberi di ulivo che potrebbero concorrere al loro sostentamento. Pensate alla fatica dell’uomo nel preparare il terreno e scavare le profonde buche, alle difficoltà per innaffiare le piante in modo adeguato, alla cura nel coltivarle e vederle crescere, alle speranze di ottenere un buon raccolto. Pensate poi alla violenza degli occupanti protagonisti di una spietata occupazione che, armi alla mano, ordinano a un manipolo di lavoratori di sradicare le innocue piante e distruggerle in nome di imprecisate motivazioni riguardanti la sicurezza. La loro sicurezza di occupanti. L’albero d’olivo, una delle più belle piante al mondo, che diventa, nelle menti perverse degli occupanti, un pericolo, quasi fosse un missile puntato contro gli avversari. Pensate poi alla rabbia, talvolta manifestata, talvolta repressa o contenuta dei contadini che avevano riposto tante speranze di vita e di riscatto nella realizzazione del piccolo oliveto. Strano mondo questo, un mondo che ha paura delle immagini, delle opere d’arte, dell’istruzione delle donne, dei libri, delle matite dei disegnatori e degli alberi di ulivo. Proviamoci a restare umani, ma è molto difficile.
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Gianni Rodari
Le cose di ogni giorno raccontano segreti
A chi le sa guardare ed ascoltare.
Per fare un tavolo ci vuole il legno
Per fare il legno ci vuole l’albero
Per fare l’albero ci vuole il seme
Per fare il seme ci vuole il frutto
Per fare il frutto ci vuole un fiore,
ci vuole un fiore, ci vuole un fiore,
per fare un tavolo ci vuole un fiore


paloma Picasso pace

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