Maurizio Sacripanti a Cagliari… della scuola popolare e del centro sociale

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Maurizio Sacripanti, architetto, a Cagliari, venerdì 24 marzo 2017
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ape-innovativa Intervento di Franco Meloni.
- SEGUE -

Premessa

In questo mio intervento seguirò il filo del mio rapporto personale con il “Centro sociale” progettato da Maurizio Sacripanti negli anni 50, per quanto ha rappresentato per me e per tante/moltissime persone, per quel che mi riguarda prendendo in considerazione un arco di tempo di circa 54 anni (1963-2017), con l’intento, conclusivo, di convincervi/convincerci della necessità di recuperare la costruzione per riconsegnarla ad un uso civile, collettivo, al servizio della popolazione, come “bene comune” nella seguente accezione: “cose che esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali nonché al libero sviluppo della persona (…) che devono essere tutelati e salvaguardati dall’ordinamento giuridico, anche a beneficio delle generazioni future” (1) e di cui favorirne la fruibilità e la gestione da parte dei cittadini attivi e organizzati in accordo con le Pubbliche amministrazioni

1963
In questo anno la mia famiglia si trasferì dal quartiere di Stampace a quello di Is Mirrionis, precisamente delle case popolari Ina Casa (poi IACP) del nuovo complesso realizzato tra la fine degli anni 50 e l’inizio degli anni 60 (da molti chiamato Saint Tropez, dall’intitolazione di un bar all’ingresso del nuovo nucleo residenziale). Alla mia famiglia fu assegnata una casa al civico 10 della via Parragues .
Il ricordo è questo: accompagnai qualcuno della mia famiglia al Centro Sociale, dove le assistenti sociali dell’ISSCAL (Istituto per il servizio sociale case per i lavoratori) – un Ente pubblico finanziato dalla Gescal – spiegarono come doveva essere organizzata la gestione condominiale dei palazzi (case in locazione o “a riscatto”).

Al riguardo una riflessione sulla capacità che si aveva allora di intervenire in modo integrato sull’organizzazione della vita sociale in tutti gli aspetti (lavoro, diritto alla casa, socialità). Una veloce ricerca in internet ci da conto della capacità di questo Ente di affrontare le problematiche sociali con interventi sostenuti da “documentazione e ricerca” e con un personale operativo (parlo delle assistenti sociali) capace e professionale.

Poi non seppi né seguii più nulla fino al 1971, l’anno di fondazione della Scuola Popolare, che cominciò a funzionare nell’ottobre del 1971, nei locali messi a disposizione nella parrocchia di Sant’Eusebio dal parroco don Antonio Porcu.

1971
Incontrammo il Centro Sociale proprio alla fine dell’anno, quando allontanati dal parroco (il quale peraltro – obtorto collo dopo l’ intervento del Cardinale Baggio – ci assegnò un magazzeno di fronte al Centro e di fianco al Circolo Acli di quartiere (via Is Mirrionis 43/d). La Scuola cresceva e aveva bisogno di nuovi locali. Ci presentammo quindi alle Assistenti sociali (Clara Loddo, Lalla Carta, Lidia Mulas) che ancora “abitavano” il Centro e, ottenendone la fiducia, cominciammo a funzionare in quei locali, inizialmente come ospiti, successivamente come “occupanti”, comportandoci da legittimi possessori. Riuscimmo a ottenere una sorta di formalizzazione della nostra titolarità attraverso una accordo con l’allora presidente dello IACP (prof. Piero Marcis) che incontrammo nella sede di via Firenze. Nel mentre avevamo costituito formalmente con atto notarile il “Centro culturale Scuola Popolare dei Lavoratori di Is Mirrionis” e allacciato la luce (a nome di uno dei coordinatori, Giuseppe Corso).
Un esempio di notevole capacità organizzativa.

1972
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1972 – 1975
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In questi anni si sviluppa l’esperienza della Scuola Popolare, che con l’istituzionalizzazione dei corsi (150 ore – scuole serali per lavoratori”, passò il testimone allo Stato
Un bell’esempio di passaggio dall’welfare autogestito a quello pubblico, attraverso la “pratica dell’obbiettivo”, con gli aspetti positivi (diritti sociali costituzionalmente previsti e finalmente assicurati alla generalità dei cittadini) ma anche con gli aspetti negativi della burocratizzazione e della “ingessatura” della partecipazione nelle gabbie istituzionali.

1975 – 2000 (soglie del) …
L’attività proseguì con le iniziative del Circolo di quartiere e del Comitato di Quartiere di Is Mirrionis.
Tra l’altro il Centro Sociale ospitava il “Coordinamento dei Comitati e Circoli di Quartiere di Cagliari“ e la redazione della rivista “Cittàquartiere”, di proprietà della Cooperativa “Senzaquartiere”.
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9Tutta la vicenda della Scuola Popolare è descritta nel libro di recente edizione, mentre la vicenda contemporanea e soprattutto successiva del Centro culturale sarà oggetto di auspicabili iniziative di memoria (un altro libro e un documentario video) su cui si sta lavorando.

1979
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Ma torniamo alla vicenda dell’edificio dell’ex Centro Sociale o come amiamo definirlo “edificio della Scuola Popolare”, per soffermarci sulla sua chiusura, anticipata da un’occupazione da parte di famiglie di senza tetto, pilotata nell’ombra da esponenti istituzionali del Comune di Cagliari (Assessorato agli alloggi) con chi sa quali (ma qualcuna l’abbiamo individuata con attendibilità) complicità di altre organizzazioni politiche.
Nel luglio 1979 appunto il Centro sociale fu occupato da quattro (?) famiglie di disperati senza tetto.
…..
I Carabinieri verificato il legittimo possesso dell’immobile da parte nostra chiesero se intendevano richiedere lo sgombero dello stesso.
Per la storia che avevamo, di difesa della povera gente, non potevamo farlo.
In alternativa lanciammo un appello alle forze politiche e culturali del quartiere e della città…
Non fummo ascoltati e patimmo l’isolamento. Il grande movimento dei quartieri e delle lotte sociali urbane era ormai in fase calante. Ne subimmo le conseguenze. Anche se le iniziative, come detto, continuarono fino alla soglia degli anni 2000 nei residui locali di via Is Mirrionis, 43/d.

Alcuni anni dopo il 1979 gli abusivi furono sistemati in alloggi adeguati e il Centro Sociale già Scuola Popolare fu reso inagibile: ingressi murati, tetto “bombardato”.

In questa situazione (da oltre 30 anni…) ancora si trova!

Al centro di una piazzetta, tuttora senza nome, denominata “Via Is Mirrionis – segue numerazione”, che, finora inutilmente abbiamo richiesto venisse intitolata alla “Scuola Popolare di Is Mirrionis” (la pratica pare giaccia presso la Commissione comunale per la toponomastica).

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Per noi Is Mirrionis non è solo una via o un quartiere è un VALORE e l’edificio della Scuola Popolare ne rappresenta un aspetto positivo, un “bene comune” da restituire al quartiere e alla città.

MAURIZIO SACRIPANTI

Solo recentemente abbiamo scoperto che i quei luoghi per la vita che vi si svolgeva sono stati descritti da un grande scrittore sardo SERGIO ATZENI (in particolare nei racconti di Mariposas), che ci visse da bambino. E che tutto il nucleo fu progettato dal grande architetto Maurizio Sacripanti. Molti sapevano e nonostante avessimo come Scuola Popolare una significativa vicinanza politica e collaborazione con l’Università e con l’Urbanistica e l’Architettura democratica del tempo (Carlo Aymerich, Bebo Badas, Chicco Corti, Aldo Lino, Enrico Milesi, Antonello Sanna…) non ce ne accorgemmo. Peraltro al riguardo lo studio dell’Università di Antonella Sanna e altri fu pubblicato, credo, nel 2001 e reso noto al vasto pubblico solo nel 2009 attraverso una ristampa di un pregevole volume con il finanziamento del Progetto ITACA delle Università della Sardegna.

Ora sappiamo tutto o quasi, come dimostra questo nostro Convegno.
Proprio perché ora sappiamo tutto vorremmo che gli Enti pubblici interessati (Azienda AREA e Comune di Cagliari si mettessero d’accordo per ricuperare l’edificio ex Scuola Popolare e “rigenerare l’intero spazio definito dal nucleo edilizio Sacripanti.
E i soldi? Sembrerebbe proprio che ci siano, tra i fondi non utilizzati di AREA, ma, al riguardo ci viene in soccorso anche l’ITI di Is Mirrionis-San Michele
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Por FESR Sardegna 2014-2020 Parte ITI Investimenti Territoriali Integrati
Azione 9.6.6. Interventi di recupero funzionale e riuso di vecchi immobili in collegamento con attività di animazione sociale e partecipazione collettiva, inclusi interventi per il riuso e la rifunzionalizzazione dei beni confiscati alle mafie
Descrizione della tipologia e degli esempi di azioni da sostenere.
L’azione che si intende sostenere è incardinata nell’ambito della Strategia per le Aree urbane ed è finalizzata a sperimentare, in stretta sinergia con le altre azioni del presente Asse (9.3.8 e 9.4.1), un approccio multidisciplinare alle problematiche della legalità orientato alla vita della comunità promuovendo la sperimentazione di progetti innovativi improntati su politiche di prevenzione.
Si intende, quindi, favorire il recupero funzionale e il riuso di vecchi immobili pubblici da destinare a spazi di relazione per il quartiere e l’intera comunità locale, nella piena convinzione che la rifunzionalizzazione di spazi pubblici dismessi o sottoutilizzati in stretto collegamento con attività di animazione sociale e partecipazione attiva, possa rispondere a una duplice finalità: da un lato evitare l’ulteriore degrado dell’area, dall’altro rappresentare una leva di coesione sociale.
Gli interventi infrastrutturali saranno funzionali alle attività di animazione sociale che sul territorio si intenderà promuovere, per diventare dei luoghi fisici di partecipazione attiva dei cittadini, degli spazi in cui sviluppare un lavoro di prossimità. Tali iniziative dovranno fungere da catalizzatore per la costruzione di nuove reti di relazione e rappresentare dei luoghi in cui si potranno intercettare i problemi sociali della famiglia, degli anziani, delle persone inoccupate e disoccupate in cerca di lavoro, e diventare delle vere e proprie “case di quartiere”, in grado di offrire servizi alla collettività (supporto alla genitorialità, sostegno alla legalità, prevenzione di fenomeni di devianza giovanile e/o abbandono scolastico).
Particolare attenzione verrà data alla sostenibilità di gestione nel medio-lungo periodo dei servizi realizzati, garantendo adeguate analisi di fattibilità ex ante, l’individuazione di risorse per lo start-up e l’avvio immediato delle procedure di selezione degli eventuali soggetti gestori, anche contestuale alla progettazione, così da incorporare l’effettivo fabbisogno del gestore.
Infine, le azioni afferenti le aree urbane saranno realizzate, secondo quanto previsto nell’ambito della strategia regionale su Agenda Urbana, attraverso il ricorso allo strumento degli Investimenti Territoriali Integrati nelle tre maggiori aree urbane (Cagliari, Sassari e Olbia), con l’affidamento della responsabilità di attuazione alle Autorità Urbane. Con riferimento all’area di Cagliari e agli interventi previsti nell’ambito del PON Metro, la demarcazione avverrà su base territoriale, con l’individuazione di un quartiere target per il POR e il sostegno a iniziative anche di scala metropolitana nei diversi settori di intervento del PON METRO.
Contributo atteso al perseguimento dell’obiettivo specifico
Si ritiene che attraverso tali azioni si possa migliorare la legalità di aree degradate delle principali città attraverso il recupero funzionale e riuso di vecchi immobili in collegamento con attività di animazione sociale e partecipazione attiva della comunità locale.
Principali gruppi di Destinatari: Categorie sociali fragili Territori specifici interessati: Territori urbani degradati Beneficiari: Enti locali; Enti Pubblici
www.sardegnaprogrammazione.it
sardegnaprogrammazione.it

TORNIAMO ALL’OGGI

Giovedì 23 marzo 2017
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Ieri 23 marzo 2017, di ritorno da un incontro sulla “imprenditoria giovanile” che si teneva presso il Seminario alle pendici del Colle di San Michele, sono passato davanti al rudere della Scuola popolare (ormai lo chiamiamo così), per verificarne lo stato, sempre desolatamente uguale, circondato da auto parcheggiate alla rinfusa. Ero di fretta, ma vedendo nella piazzetta due signore che parlavano, non ho potuto fare a meno di fermare l’auto, interloquire con le stesse, consegnando loro cinque o sei locandine di questo nostro Convegno. La signora Baire e la signora Galizi, abitanti della zona si sono impegnate a mettere i volantini nelle cassette, volentieri. “Lei è delle Acli?” – mi ha chiesto la signora Baire – “No signora, ho abitato tempo fa in quartiere e sono stato impegnato nella Scuola Popolare, negli anni 70. Si ricorda della Scuola Popolare?” “Certamente” – hanno risposto all’unisono – E la signora Galizi: “E ita ci debinti fai, di du sùscianta?”. “No, signora, sarà ricostruito uguale, ma moderno, perché fu progettato da un grande architetto, che ha progettato anche tutto questo quartiere. Venite all’iniziativa di domani”. “Ispereusu e grazie” Arricvederci.
E’ evidente che ho detto una mezza verità, ma, come ha detto qualcuno: “… tutto ciò che tu immagini vividamente, ardentemente desideri, credi sincerametne e persegui con entusiamo deve inevitabilmente verificarsi (p.j meyer)”.
Esagerato? Beh, qualcosa si muove:
14- le iniziative intorno alla vicenda della Scuola Popolare (Passu, passu – le Assembleee dell’Associazione Gramsci di via Doberdò – le due manifestazioni di “Monumenti aperti” – il libro e le numerose iniziative di presentazione – il neo costituito “Comitato promotore per la Consulta di Is Mirrionis/Scuola Popolare” – la partecipazione al programma “culturabiliy – rigenerare spazi da condividere” con l’associazione Arkimastrìa del Dipartimento di Architettura di Alghero…) rendono credibile e corroborano la nostra speranza in tale senso. Isperèusu!

NOTE e RIFERIMENTI

1. Proposta di articolato Commissione Rodotà – elaborazione dei principi e criteri direttivi di uno schema di disegno di legge delega al Governo per la novellazione del Capo II del Titolo I del Libro III del Codice Civile nonché di altre parti dello stesso Libro ad esso collegate per le quali si presentino simili necessità di recupero della funzione ordinante del diritto della proprietà e dei beni (14 giugno 2007).

“Il bene comune è il principio ordinatore della Costituzione, che lo definisce come «interesse della collettività» (art. 32), «interesse generale» (artt. 35, 42, 43 e 118), «utilità sociale» e «fini sociali» (art. 41), «funzione sociale» (artt. 42, 45), «utilità generale» (art. 43), «pubblico interesse» (art. 82). Espressioni non coincidenti, ma convergenti, che si integrano l’una nell’altra in una coerente architettura di valori”.

15 Documentazione: https://books.google.it/books?id=RB_hCwAAQBAJ&pg=PA165&lpg=PA165&dq=Sacripanti+a+Cagliari&source=bl&ots=zwkLOI8Ha8&sig=BUNBvRTQ8OdxRorX2E8vhBtAEkk&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjAh5HG1e3SAhVMCpoKHT6GApE4FBDoAQgtMAQ#v=onepage&q=Sacripanti%20a%20Cagliari&f=false
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La foto in testa all’articolo è di Adele Murru.

3 Responses to Maurizio Sacripanti a Cagliari… della scuola popolare e del centro sociale

  1. […] EX_SCUOLA POPOLARE. – La rassegna del Teatro del Segno a Sant’Eusebio: un teatro ritrovato. – La partecipazione al bando 2017 Culturability – rigenerare spazi da condividere. – L’inaugurazione dello spazio/biblioteca in Circoscrizione e del dibattito avvenuto nelle 3 […]

  2. […] giace il rudere di un vecchio edificio -progettato da un grande architetto del Novecento italiano, Maurizio Sacripanti – per me e per tanti altri fondamentalmente noto per essere stato sede dell’esemplare […]

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