Che fare per il LAVORO?

lampada aladin micromicroCome abbiamo scritto alcuni giorni or sono, ritenendo che il tema del lavoro sia fondamentale per ogni ipotesi di sviluppo in generale e – per quanto ci riguarda e considerato il nostro specifico ambito di intervento – con particolare riferimento alla Sardegna, ne abbiamo fatto un argomento di interesse prioritario e in tale direzione supportiamo il Gruppo di Lavoro per il Lavoro (Lavoro al Quadrato) costituitosi di recente nell’ambito del Comitato d’Iniziativa Sociale Costituzionale e Statutaria. Tale impegno si concretizza nella pubblicazione dei documenti prodotti dallo stesso Gruppo e di altra documentazione pertinente, prevalentemente reperita in rete e, ancora, nel dare tribuna sull’argomento a esperti e cittadini interessati e, ancora, pubblicizzando iniziative convegnistiche, seminariali e comunque di dibattito. Ecco allora di seguito il documento di impostazione varato in data 4 maggio dal medesimo Gruppo di lavoro. Come esplicitato dagli estensori, si tratta di un documento aperto, suscettibile di integrazioni che lo arricchiscano anche in vista di importanti scadenze programmate, per certa parte contenute nello stesso documento. Il documento e il dibattito sulla tematica del lavoro e sulle relative iniziative troveranno ospitalità, oltre che sulla nostra News, su Democraziaoggi, su il manifesto sardo e su diverse pagine fb.
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lavoroxlavoro
logo-comitato-dics-23-4-17IL LAVORO INNANZITUTTO
DOCUMENTO APERTO DEL GRUPPO DI LAVORO “LAVORO PER IL LAVORO” DEL COMITATO D’INIZIATIVA COSTITUZIONALE E STATUTARIA DI CAGLIARI

PRINCIPI
La nostra Carta costituzionale all’art. 1 recita “L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Il lavoro era visto dai costituenti come elemento fondante dell’intera comunità perché con il lavoro ciascun uomo si realizza, sviluppa e tutela la propria dignità e contribuisce al benessere di tutta la comunità. Diversi sono gli articoli dedicati dalla Carta al tema del lavoro, in particolare l’art. 36 che prevede il diritto ad una retribuzione commisurata alla quantità e qualità del lavoro svolti, purché sufficiente ad assicurare al lavoratore e alla propria famiglia un’esistenza libera e dignitosa. E’ alquanto evidente che le politiche poste in essere in questi anni con l’introduzione del Jobs Act non vanno in questa direzione rendendo il lavoro sempre più precario senza risolvere, tra l’altro, il problema della disoccupazione. Il tema del lavoro non può però essere declinato senza affrontare le problematiche relative allo sviluppo creato dalle imprese, al riguardo la Carta Costituzionale è chiara, l’art.41 difatti recita “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. In un contesto come quello attuale, incentrato sulle teorie liberiste, è importante rilevare il ruolo necessario dello Stato capace di regolare il mercato in un ottica di benessere collettivo. In particolare bisogna ottimizzare la gestione delle risorse, sopratutto quelle naturali, avendo come punto di riferimento la tutela delle generazioni future.

SARDEGNA
Le politiche di austerità imposte dalla BCE e dalla Commissione Europea hanno sempre di più impoverito le persone denotando oltre a questo un problema di non poco conto: oggi le decisioni fondamentali per la vita delle persone vengono prese lontane dai territori interessati, così l’U.E. decide per gli Stati membri e lo Stato Centrale decide per le Regioni. Abbiamo, dunque bisogno di una amministrazione Regionale forte capace di rapportarsi con decisione con gli organismi centrali. La situazione in Sardegna è quanto mai drammatica con un elevato tasso di disoccupazione e con una probabilità di trovare lavoro per i più giovani quanto mai difficile. Purtroppo sono sempre di più i giovani che di fronte alle difficoltà crescenti abbandonano l’isola. Un sistema industriale completamente estraneo al contesto sardo basato sulle importazioni più che sulle esportazioni con industrie come la chimica, la petrolchimica, la produzione dell’alluminio che hanno portato disoccupazione e miseria lasciando tra l’altro l’ambiente circostante fortemente compromesso a causa dell’inquinamento. Oggi è una priorità procedere alle bonifiche, richiamandosi alla politica ambientale dell’Unione Europea con il principio del “chi inquina paga”. Gli operatori economici sono tenuti ad adottare misure preventive in caso di minaccia per l’ambiente. Qualora il danno si sia già verificato, essi sono obbligati ad adottare le misure adeguate per porvi rimedio e a sostenerne i costi. E’ necessario, dunque, ripensare un nuovo modello di sviluppo che debba essere sostenibile, ponendo al centro il rapporto ambientale che deve salvaguardare la salute e la qualità della vita. Come priorità è necessario puntare sull’agroalimentare, sul turismo, nell’economia del mare, investire nell’agricoltura e sulle energie rinnovabili, tutelando la piccola e media impresa.

IMPRESA
Il lavoro viene creato dalle imprese e a tal fine è opportuno avere un corretto approccio nell’intraprendere un’attività imprenditoriale che sia duratura e capace di creare sviluppo e occupazione. La fase iniziale (start up) è sicuramente la più difficile ed è opportuno affrontarla con un’adeguata dotazione di capitale proprio, consci che un forte indebitamento con bassa redditività, tipica di questa fase, amplifica le perdite. Ciò significa che si può fare ricorso ai finanziamenti esterni avendo una buona struttura del capitale, ovverosia un giusto equilibrio tra capitale proprio e capitale di terzi. E’ auspicabile un intervento pubblico sotto forma di incubatori di impresa, capace di predisporre un ambiente favorevole alla nascita dell’impresa fornendo servizi amministrativi volti a fronteggiare la burocrazia iniziale. L’amministrazione pubblica deve a tal fine velocizzare i tempi di erogazione dei contributi per evitare situazioni di illiquidità pericolosi per la vita aziendale.

AGROALIMENTARE
Considerato l’altissimo volume di importazioni che caratterizzano il settore agroalimentare della nostra regione che interessano i formaggi, la carne, le farine, la verdure, il pesce ecc. al punto che le importazioni vengono quantificate all’incirca nell’80% dei consumi, è doveroso programmare un aumento della nostra capacità produttiva che consenta, con una tempistica a tre – cinque anni, di far crescere la bilancia commerciale regionale a nostro vantaggio almeno del 20%, riportando almeno intorno al 40% la nostra capacità di autoproduzione dei prodotti destinati ai nostri consumi alimentari. Ma la produzione può crescere soprattutto con l’innovazione, migliorando la qualità dei prodotti e riuscendo a rendere permanenti e convenienti le filiere corte sul mercato locale. Capacità di produzione e innovazione significano anche recupero delle numerose, troppe, grandi superfici del territorio regionale oramai abbandonate, considerate marginali rispetto alla produzione agricola. L’aumento della produzione e della qualità del prodotto potranno utilmente consentire di esportare una parte della produzione nel mercato nazionale ed internazionale contribuendo quindi a dare nuovo slancio e capacità di attrazione alla terra e alla produzione di cibo di qualità.

TURISMO
E’ opportuno puntare su un modello alternativo, sulla destagionalizzazione, la combinazione di tempo libero, sport, vita all’aria aperta, beni culturali e paesaggio. Ovviamente questo implica adottare strategie innovative per intercettare una domanda dai connotati molto diversi rispetto al turismo tradizionale. L’ambiente favorisce questa opportunità, ma è necessario porre particolare attenzione sulla qualità compromessa da poca attenzione dei cittadini alla propria terra, alle infrastrutture e al livello dei servizi. L’opportunità turistica si combina quindi con altri fattori, ognuno dei quali va sviluppato in modo coordinato. Ci si riferisce ai beni culturali, al paesaggio, all’artigianato, al design e all’industria manifatturiera, quella che vorremmo, s’intende.
La cultura dell’isola affonda in radici lontane nel tempo che si è manifestata con artefatti estremamente originali e ricchi di significato, dalla civiltà nuragica a quella dei bronzetti. Segni tangibili e ricchi di mistero, basta pensare ai Giganti di Mont’e Prama che sono elementi di straordinaria attrattività, ma dovrebbero essere valorizzati in un’ottica di comunicazione, di messa a sistema nell’offerta culturale e di forme nuove di turismo culturale.

COMMERCIO
In Sardegna la situazione è preoccupante per l’eccessiva presenza della grande distribuzione. Uno studio del 2006 che analizzava l’anno 2004, sosteneva che la relazione “tra la superficie di vendita tra ipermercati e supermercati e la popolazione registra nell’isola la media più alta in Italia: in Sardegna 130,9 mq ogni mille abitanti, contro i 130,4 mq dell’Italia centrale e gli 87,4 mq del Nord Italia”. La situazione non è migliorata, anzi è peggiorata, con la continua richiesta di apertura di nuovi Centri Commerciali Artificiali. E’ opportuno ricordare che l’ordinamento comunitario impone l’affermarsi del regime concorrenziale in quanto esso consente una più efficiente ripartizione della ricchezza fra produttori e consumatori. In Sardegna, invece, si è venuto a creare un vero e proprio regime di oligopolio dove la ricchezza è concentrata nelle mani di pochi operatori economici che hanno la possibilità di determinare unilateralmente il prezzo dei prodotti portando al collasso gli esercizi di minori dimensioni. Cosa si può fare dunque? E’ necessario incoraggiare la nascita di attività imprenditoriali che creino ricchezza nel nostro territorio, con poli commerciali che favoriscano la permanenza dei guadagni all’interno del territorio. Favorire la nascita dei Distretti del Commercio creando un modello di governance capace di racchiudere associazioni di categoria, Camera di Commercio e Amministrazioni locali che siano in grado di mettere in campo pianificazione strategica per dare risposte adeguate.

ECONOMIA DEL MARE
Il 93,2% dell’import-export (pari a 12 miliardi circa nel 2014) della Sardegna viaggia via mare, e al riguardo bisogna dire che l’importanza del Mediterraneo in questi anni è aumentata. I rapporti con i paesi del Nord Africa e Turchia hanno avuto un incremento del 75% . Il Mediterraneo attualmente è oggetto del 25% del traffico marittimo mondiale e questo dato dà il peso dell’opportunità di cui si parla. Si osserva che siamo di fronte ad un comparto con un mercato diretto e indotto significativo e che potrebbe aprire opportunità per la Sardegna. I numeri in gioco sono rilevanti: 200.000 mercantili con oltre 100.000 T di stazza, ma anche 2.000 traghetti,1.500 navi, 2.000 mezzi commerciali . L’opportunità si manifesta sia nel mercato diretto, ad esempio in attività di bunkeraggio, ma anche nell’indotto per la cantieristica , rimessaggio etc. che potrebbero aprire specifici spiragli di sviluppo per l’isola Investire nel settore marittimo e nei porti vuol dire generare un effetto moltiplicativo di ricchezza: secondo stime Confindustria, infatti, il moltiplicatore degli investimenti del trasporto marittimo dice che un euro investito nel trasporto marittimo ne genera complessivamente 253 nell’intera economia.
LA NUOVA ECONOMIA della SOLIDARIETA’ e l’applicazione del principio della SUSSIDIARIETA’ ORIZZONTALE, con specifica attenzione alla gestione dei “beni comuni”
Particolare attenzione intendiamo rivolgere alla cd “nuova economia” che si basa sulla creazione di lavoro legato alla solidarietà e alla risposta ai bisogni dei cittadini, attraverso nuove forme di intervento, in realtà riscontrabili nella storia, per esempio alla nascita dei movimenti operai nei periodi dell’industrializzazione e proseguiti in forme diverse (welfare volontario, cooperazione, società di mutuo soccorso, etc) fino all’intervento massiccio dello Stato con il welfare pubblico. S’intende anche indagare sul rapporto tra l’applicazione del principio di sussidiarietà, con specifico riferimento a quella “orizzontale”, recepito dalla Costituzione attraverso l’art.118 e la gestione dei “beni comuni”, per quanto tale connubio possa consentire la creazione di opportunità di lavoro.

REDDITO DI CITTADINANZA
Si intende riflettere sulle diverse esperienze in atto in tema di “reddito di cittadinanza” nelle diverse accezioni e forme e sulle diverse proposte in campo per quanto possano essere attuate (anche precedute da adeguate serie sperimentazioni) nel nostro paese e, in particolare, della nostra Regione.

FINALITA’
Questo documento è stato redatto al fine di sensibilizzare la classe politica Sarda ad una maggiore attenzione sulla necessità di un adeguato cambio di passo possibile solo con la creazione di un nuovo modello di sviluppo. A tal fine si perseguiranno momenti di incontro con realtà aziendali che hanno dato dimostrazione di essere competitive e che possano essere da esempio per chi vuole intraprendere nuove iniziative. Siamo convinti che cambiare si può e non ci vogliamo arrendere al lento declino oggi imperante nella nostra terra. Crediamo che ci siano le condizioni per creare un futuro di prosperità capace di arginare il continuo emigrare dei nostri giovani. E’ un dovere che sentiamo nei confronti delle nuove generazioni convinti che per le battaglie giuste vale sempre la pena impegnarsi.

ALCUNE SCADENZE
Il Gruppo di Lavoro intende “costruire” entro il mese di settembre 2017 un importante Convegno che “riepiloghi” e “rilanci” il lavoro di indagine e riflessione dei mesi precedenti.
A tale rilevante scadenza si intende pervenire mediante un percorso a più tappe individuate nelle riunioni del Gruppo, tutte aperte e pubbliche e da singole iniziative di carattere specialistico rispetto alla tematica generale.
Il Gruppo di lavoro esprime un giudizio positivo e una conseguente grande aspettativa per l’iniziativa della 48a Settimana sociale dei cattolici italiani, che si terrà a Cagliari dal 26 al 29 ottobre 2017, sulla tematica espressa dal motto suggerito da Papa Francesco IL LAVORO CHE VOGLIAMO: LIBERO, CREATIVO, PARTECIPATIVO E SOLIDALE .
L’iniziativa sarà seguita dal Gruppo nella sua fase preparatoria e attuativa.

DOCUMENTAZIONE
Sul rapporto tra sviluppo della tecnologia e lavoro si veda il saggio-breve di Fernando Codonesu, pubblicato di recente su Democraziaoggi e Aladinews: http://www.aladinpensiero.it/?p=66832.

One Response to Che fare per il LAVORO?

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