Oggi a Is Mirrionis Tzacca stradoni

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- L’evento in fb.

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Appunti per un dialogo con Gianni Mascia
di Franco Meloni

Per tutti i libri possiamo individuare diversi percorsi di lettura, che dipendono in gran parte dal punto di vista del lettore, dalla sua percezione dei messaggi del libro e, come in questo caso, anche da quanto gli è richiesto di comunicare ad altre persone. Così anche per il libro di Gianni “Tzacca stradoni”.
Tra questi “percorsi” vi sono quelli “specialistici” che attengono all’analisi del testo sotto diversi profili:
- sociologico;
- linguistico e/o socio linguistico (1);
- storico (la storia della città);
e così via.

scuolapopolareismirrionisIo non sono un esperto e pertanto mi sono chiesto quale taglio dare al mio intervento.
Riflettendoci penso possa essere definito come “taglio giornalistico”, cioè di un osservatore dei personaggi presenti nella narrazione, delle loro vicende e dell’ambiente in cui operano vivi nell’attualità del libro, a dispetto di un periodo ormai passato, come riconosce lo stesso autore, Gianni Mascia. Sono vicende di oltre quarant’anni fa che ci mostrano una Cagliari e, in particolare, un suo importante quartiere, il più popoloso, quello di Is Mirrionis.
Dico ancora che il mio intervento si qualifica ulteriormente come “persona informati dei fatti”, per aver vissuto quel periodo, proprio a Is Mirrionis, dentro il quartiere (come abitante e come fondatore e animatore della Scuola Popolare dei Lavoratori di Is Mirrionis) seppure in ambienti diversi, meno compromessi e tuttavia contigui a quelli descritti nel libro di Gianni, scoprendone solo ora (a oltre quarant’anni di distanza) le peculiarità (nel bene e nel male).

L’ambiente descritto da Gianni attraverso le vicende dei personaggi è quello che noi, intellettuali o presunti tali, definivamo del “sottoproletariato urbano” (come scrive anche Roberto Bolognesi nella presentazione del libro), anche con un pregiudizio da “militanti di classe” che tenevano molto a distinguere questa popolazione dai “proletari” dotati di coscienza di classe. Un ambiente spesso di disperati, di persone che vivevano alla giornata, spesso praticando l’illegalità, generalmente deboli strumenti del “potere costituito”… anche se non privi (all’epoca) di una sorta di codice d’onore, che riusciva nonostante tutto a salvaguardare una serie di valori (non rapinare le povere vecchiette, assistenza e solidarietà ai più disgraziati…).

Gianni maschera i nomi delle vie del quartiere, proprio per evitare di “fare di ogni erba un fascio”, nell’intento di salvaguardare “la maggior parte delle persone che vi risiedono, che invece si ‘buscano la vita’ con un lavoro onesto”.
Ma a me la datazione dei racconti non sfugge, proprio per la mia qualità di osservatore giornalista e abitante del quartiere, all’epoca impegnato nella Scuola Popolare dei lavoratori di Is Mirrionis.
- Da una serie di informazioni esplicite sull’autore, come già detto: “Era una Cagliari molto diversa quella di una quarantina d’anni fa”. Quindi si sta parlando degli anni che vanno dalla fine degli anni 60 fino al 1980 o poco oltre. Un sicuro riferimento della “fine della storia” è comunque costituito dalla chiusura del Carcere di Buoncammino (Soparna) nel novembre 2014, ma le vicende, come detto, si riferiscono ad anni precedenti.
D’altra parte non dimentichiamoci che Gianni disvela un “codice linguistico segreto” dei personaggi che lo utilizzavano proprio per non farsi riconoscere dagli altri e, in particolare dalla “giusta” sempre presente per coglierli con le mani nel sacco e trasferirli in buiosa prima e a Sopparna poi. Tale disvelamento sarebbe stato un sgarbo insopportabile se in corso di validità, in quanto avrebbe fornito informazioni preziose alla polizia (rappresentata nel libro dal maresciallo Giggismondo, nella realtà credo si trattasse del mitico poliziotto Sigismondo, amico-nemico dei delinquenti di quartiere)
- Da alcune date che l’Autore riporta in modo quasi occultato, come la vicenda del giovane Wilson Spiga (nel libro, alla pag.98, rinominato Winton Spada), ucciso dalla polizia il 19 dicembre 1976. I funerali si trasformarono in una manifestazione spontanea carica di tensione e una successiva manifestazione vera e propria (che si tenne in quartiere il 22 gennaio 1977), organizzata per protesta anche in relazione all’uccisione di un altro ragazzo da parte della polizia (Giuliano Marras, 11 gennaio 1977), nonostante pacifica e regolarmente autorizzata fu attaccata e dispersa dalla polizia in assetto di guerriglia urbana.
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Una annotazione sullo slang. Oltre a quello esclusivo della mala cagliaritana, il libro è ricco di citazioni del diffuso dialetto cagliaritano, con parole e frasi tuttora utilizzate, sebbene molte in disuso. Mi piace ricordarne qualcuna:
- segamentu de culu ìn su Comuni (Municipio)
- muru muru
- bagassa in Cida (Cira) santa. Seu sturrau commenti una bagassa in Cida santa [significato parzialmente divergente rispetto a G.Mascia "mi parisi una ragazza in cira santa - hai una faccia contrita", pag. 143]

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IN CONCLUSIONE

Che dire?
Meglio ascoltare direttamente i racconti di Gianni da Gianni, come magistralmente li interpreta. Autorevolmente la prof.ssa Cristina Lavinio li cita, affiancadoli alla produzione letteraria di Sergio Atzeni (Bellas mariposas) come una miniera” da cui attingere: “…Sottolineati anche come Contus de malandrus, cioè ‘racconti di malandrini’, sono seguiti da un ricco glossario e da una sezione di Fraseologia, in cui, più che singole frasi, sono raccolte ampie sequenze la cui struttura linguistica dominante è il dialetto cagliaritano (anch’esso, specularmente, spesso fortemente mescidati ad italianismi), seguite da una traduzione in italiano…” pag. 172 opera cit.
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Per connessione
Fabrizio De Andrè – Tutto Fabrizio De andrè
Testo del brano “La città vecchia”
Lp , 1966 ,
Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi ha già troppi impegni per scaldar la gente d’altri paraggi, una bimba canta la canzone antica della donnaccia quello che ancor non sai tu lo imparerai solo qui tra le mie braccia. E se alla sua età le difetterà la competenza presto affinerà le capacità con l’esperienza dove sono andati i tempi di una volta per Giunone quando ci voleva per fare il mestiere anche un po’ di vocazione. Una gamba qua, una gamba là, gonfi di vino quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino li troverai là, col tempo che fa, estate e inverno a stratracannare a stramaledire le donne, il tempo ed il governo. Loro cercan là, la felicità dentro a un bicchiere per dimenticare d’esser stati presi per il sedere ci sarà allegria anche in agonia col vino forte porteran sul viso l’ombra di un sorriso tra le braccia della morte. Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone forse quella che sola ti può dare una lezione quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie. Quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie. Tu la cercherai, tu la invocherai più di una notte ti alzerai disfatto rimandando tutto al ventisette quando incasserai delapiderai mezza pensione diecimila lire per sentirti dire “micio bello e bamboccione”. Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli In quell’aria spessa carica di sale, gonfia di odori lì ci troverai i ladri gli assassini e il tipo strano quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano. Se tu penserai, se giudicherai da buon borghese li condannerai a cinquemila anni più le spese ma se capirai, se li cercherai fino in fondo se non sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo.

https://www.youtube.com/watch?v=XbYYuWAq84o
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Documentazione fotografica

Funerali di Wilson Spiga, dicembre 1976 [foto Daniele Longoni]

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Manifestazione a Is Mirrionis (22 gennaio 1977)
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Murale in Via Is Mirrionis -segue numerazione- (non più esistente)
Foto Gabriele Mura.
murale Wilson Spiga Giuliano Marras

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(1) su questo aspetto si è soffermata la prof.ssa Cristina Lavinio, docente di linguistica dell’Università di Cagliari, in un lavoro del 2013 (La lingua delle città, a cura di A Nesi, Cesati editore Firenze, 2013)

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COSA FA ORA GIANNI MASCIA?

La Scuola Popolare di Poesia di Is Mirrionis, la rivista di poesia Colores de Limba.

One Response to Oggi a Is Mirrionis Tzacca stradoni

  1. […] ————————-TzaccaStradoni—— […]

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