Il 68 dei cattolici

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di Dolores Deidda, su Rocca.

1. Il 68 è stato un fenomeno incubato a lungo nella società italiana a causa delle crescenti contraddizioni che hanno accompagnato il boom economico del Paese ma certamente connesso con il movimento internazionale che, fin dalla metà degli anni ’60, prese piede negli USA e in Europa dove l’apice fu raggiunto dal maggio francese.
Epicentro del movimento – di quello racchiuso nel periodo di tempo che va dal dicembre del 1967 al maggio del 1668 – è l’università. A Milano, Torino, Trento e Pisa maturano le prime iniziative.
Nei primi mesi dell’anno le lotte si estendono all’insieme delle Università italiane ed alle scuole superiori. La richiesta degli studenti dell’abolizione della lezione cattedratica e la sua sostituzione con seminari di studio e di ricerca, diventa, la principale rivendicazione. Vengono proposti “controlezioni”, “occupazioni bianche”, “controcorsi”. La protesta all’inizio si concentra contro i principi autoritari, paternalistici, conformisti ed il modello di vita consumistico. I giovani rifiutano di lasciarsi integrare nelle strutture dell’apparato socio-politico dominante e arrivano a proporsi come forza sociale autonoma, con una propria identità.
Le istituzioni scolastiche sono chiaramente inadeguate a sostenere la scolarizzazione di massa verificatasi in quegli anni ma ancor più sono inadeguate ad interpretare le esigenze delle giovani generazioni.
In un quadro crescente di effervescenza politico-ideologica la contestazione diviene globale, rivolta contro tutte le organizzazioni istituzionalizzate, estendendosi alle grandi questioni internazionali dell’imperialismo e del bellicismo americano esasperato dalla guerra nel Vietnam. La scoperta della classe operaia come soggetto antagonista del sistema porta poi a ricercare un collegamento con la fabbrica interessata da un nuovo e straordinario ciclo di lotte operaie che culminerà nell’ “autunno caldo” del 69. Ma qui comincia un’altra fase del 68 italiano che lo vedrà distinguersi da altre esperienze, in particolare da quella francese, sia per le sue caratteristiche che per la sua durata e i suoi esiti.

2. Divergenti rimangono le valutazioni sul significato e la portata generale della contestazione studentesca. C’è chi sostiene, senza mezzi termini, che la rivolta sessantottina sia stata illusoria, una grande «sbornia» in una fase turbolenta della nostra storia, condividendo la stigmatizzazione di Pierpaolo Pasolini nei confronti della “ rivoluzione dei figli di papà” e la critica del sociologo tedesco Jurgen Habermas sull’incapacità degli studenti di andare oltre la fase provocatoria. C’è chi ritiene che il desiderio di “cambiare il mondo” fosse un buon proposito naufragato con le utopie marxiste o rivoluzionarie che hanno finito con il prevalere. C’è chi definisce quegli anni “formidabili” per il protagonismo assunto dalle nuove generazioni, capaci di far emergere le storture della società e di modificare in profondità i rapporti pubblici e privati. Da allora, “i rapporti tra padroni e operai, studenti e insegnanti, perfino tra figli e genitori, non sarebbero mai più stati gli stessi”, ha scritto Umberto Eco. Un processo capace, dunque, di segnare un prima e un dopo nella storia sia per il modo di porsi del mondo giovanile in rapporto alle istituzioni, sia per l’essere stato momento di avvio di una lunga stagione di azione collettiva destinata a mettere in discussione in modo radicale gli apparati di potere esistenti.

3. Sulle origini italiane del 68 sono in molti a riconoscere che una delle principali componenti va ricercata nel sommovimento che ha attraversato il mondo cattolico nella stagione post-conciliare, caratterizzata da ansie profetiche e spirito di radicale cambiamento portato dall’emergere di una coscienza nuova e contestativa negli ambienti più vivaci della cattolicità italiana, tesa a riscoprire la categoria terrena della costruzione della “città di Dio” in questo mondo.
Sui rapporti tra Concilio e Sessantotto cattolico, il giornalista Roberto Beretta sostiene che sostanzialmente si confrontano due tesi: “Quella più di destra sostiene che il Concilio ha fatto nascere direttamente il Sessantotto, rimuovendo certe solidità dogmatiche o liturgiche tradizionali della Chiesa. In pratica avrebbe scoperto una pentola dentro la quale stavano un sacco di venti nocivi che hanno creato la contestazione. La tesi più di sinistra, sostiene invece che il Sessantotto non è figlio del Concilio quanto piuttosto di una sua mancata applicazione”. Ma la sua tesi si colloca nel mezzo. “Non si può negare che ci sia stata una raccolta di linfe nel mondo cattolico, soprattutto quello intellettualmente e culturalmente più preparato che il Concilio aveva facilitato. C’era un’attesa, uno studio di testi, una circolazione di libri, di idee e di maestri, che il Concilio aveva messo in giro nel corpo della Chiesa italiana e che all’inizio soprattutto sembravano poter trovare l’applicazione migliore attraverso i moti del Sessantotto cattolico. Quindi è vero, che all’inizio è nato “conciliare”. Ma poi ha preso una sua strada. Più avanti ha scelto una strada che non era più sempre conciliare, a volte non era più neanche ecclesiale, e neppure più cristiana e religiosa”.
In effetti nel 68 italiano confluiscono altre componenti intellettuali, in particolare quelle legate a riviste quali Quaderni Rossi di Raniero Panzeri (chiusa nel 1966), capostipite di una serie di gruppi e movimenti politico-culturali, Classe Operaia di Padova, La Voce Operaia di Torino che, pur rappresentando esperienze minoritarie, si propongono l’impresa ambiziosa di revisionare la cultura della sinistra e assumono fondamentale importanza per la formazione politico-culturale della nuova sinistra.
4. I cattolici sono protagonisti fin della nascita del movimento studentesco a Milano, quando il 17 novembre 1967 viene occupata la Cattolica, l’ateneo fondato da padre Gemelli. Miglia di studenti sfilano per la città. È un fatto senza precedenti. Si avvia un dialogo tra gli studenti e le gerarchie. Il presidente dell’assemblea studentesca della Cattolica viene ricevuto in Segreteria di Stato dal Sostituto Giovanni Benelli. Ma lo strappo arriva inevitabilmente. Vengono espulsi gli studenti contestatori, a cominciare da Mario Capanna, il leader che guida l’occupazione e che, come altri leader del movimento studentesco, è cattolico praticante.
Anche alla Statale di Milano uno dei leader del Movimento Studentesco è Luigi Manconi, proveniente da una famiglia di stretta osservanza cattolica, egli stesso da studente liceale è animatore dei gruppi cattolici del dissenso in Sardegna.
All’Università di Trento (dove già nel ’66 si erano verificate agitazioni), i leader del movimento sono in prevalenza di estrazione cattolica. In particolare emerge la figura di Marco Boato (poi fondatore e capo di “Lotta Continua”), attivo in movimenti di ispirazione cristiana, nella FUCI, nelle ACLI e redattore di riviste quali «Dopoconcilio (a Trento) e «Questitalia (a Venezia). Margherita Cagol, che sarà la moglie di Curcio, ha anch’essa un passato da scout e da cattolica praticante.
Anche a Firenze, durante l’occupazione della facoltà di Giurisprudenza, si fa notare un giovane cresciuto nel cattolicesimo postconciliare che proprio in quella città aveva riferimenti di grande profilo, a cominciare da Giorgio La Pira. Piergiuseppe Sozzi da lì a pochi anni diventerà responsabile dell’organizzazione giovanile delle Acli, nel più turbolento periodo della storia dell’organizzazione.
Ma l’apporto dei cattolici al 68 non si può misurare solo per il ruolo che hanno assunto singoli leader direttamente impegnati nel movimento studentesco.

5. Certo è che nel 1968 il fenomeno del “dissenso”cattolico risulta molto esteso nelle diverse aree del Paese, toccando anche piccoli centri tradizionalmente assenti dai fermenti culturali. Si tratta di una galassia di realtà spontanee e di base (centri di studi politici e sociali, centri culturali, associazioni, gruppi parrocchiali, che comincia dialogare con il neonato movimento dell’università. Spesso i gruppi nascono intorno a riviste che sviluppano temi di impegno politico e culturale: Quest’Italia a Venezia, Note di Cultura e Testimonianze a Firenze, il Gallo a Genova, il Tetto a Napoli, solo per citare quelle più note.
Alcuni episodi di contestazione ecclesiale e di rottura di appartenenze politiche consolidate fanno da detonatore per tutta questa realtà: le forzate dimissioni di Raniero La Valle, direttore dell’Avvenire d’Italia, divenuto una delle voci più autentiche del rinnovamento conciliare; il successivo manifesto di accusa firmato da decine di associazioni, realtà di base, circoli (tra questi molti delle Acli) sulle responsabilità della gerarchia nel bloccare un discorso libero e pluralistico tra i cattolici; la presa di distanze di molti gruppi dal documento dell’episcopato italiano sul voto dei cattolici nel gennaio del 1968 (ancora proteso a raccomandare il voto unitario, ovvero democristiano); le dimissioni di Corrado Corghi dalla DC, dopo venticinque anni di responsabilità al suo interno, giustificate dall’inconciliabilità tra la sua coscienza di cristiano e le posizioni di politica estera del partito con riferimento alla tragedia del Vietnam; la candidatura di Gian Mario Albani, presidente delle Acli della Lombardia, nelle liste della sinistra indipendente; le dimissioni di Lidia Menapace da consigliera regionale e nazionale della DC; il cosiddetto “controquaresimale di Trento”, dove uno studente cattolico contesta pubblicamente il predicatore nella cattedrale; l’occupazione della cattedrale di Parma da parte di gruppi di giovani del dissenso all’insegna di una “chiesa dei poveri”; l’inizio della contestazione dell’Isolotto, il quartiere periferico di Firenze dove si consuma la rottura tra il parroco don Mazzi e il vescovo di Firenze, Florit.
L’Isolotto diventa immediatamente l’emblema della contestazione cattolica del ’68 e un riferimento anche per i non cattolici, esprimendo una “opzione per i poveri, i rifiutati, gli oppressi, gli affamati e assetati di giustizia”. E mentre la comunità di base di Firenze si collega con diverse realtà in lotta, costruendo legami con la Cattolica di Milano e con varie altre università, la Lettera ad una professoressa di don Milani diventa una sorta di “libretto rosso”, il manifesto del nuovo modello di educazione che il sessantotto intende introdurre: un’educazione non più nozionistica, paternalistica, autoritaria, classista.
6. I cattolici del dissenso alimentano il fenomeno dell’associazionismo. Aprono il confronto con altre esperienze provenienti da diverse radici culturali e politiche. Guardano ai gruppi di estrazione marxista o comunque laica che manifestano posizioni critiche nei confronti dei partiti della sinistra storica e con essi cominciano a creare esperienze di collaborazione. Guardano al movimento studentesco come soggetto in grado di operare nella prospettiva di un’innovazione profonda degli scopi della scuola e dell’università, perseguendo un cambiamento laico e anticlassista delle strutture culturali ed educative, trasformando i rapporti di potere interni alle medesime, agendo autonomamente, senza investiture partitiche.
Ricercano nuove forme di fare politica, attraverso la partecipazione dal basso, con uno spirito critico e dialettico, non riconoscendo più ai partiti tradizionali la volontà di operare per una vera e profonda trasformazione della società italiana e la rappresentanza delle nuove istanze sociali -pur non proponendosi come alternativa al sistema dei partiti.
La rivista Questitalia, diretta da Wladimiro Dorigo, si fa portatrice di un progetto di collegamento tra i circoli e gruppi spontanei caratterizzato dalla ricerca di un nuovo rapporto tra credenti e non credenti per la costruzione di una nuova sinistra. In questo ambito non si contesta solo la copertura ideologica che la gerarchia ecclesiastica offre al sistema capitalistico, comprimendo la presa di coscienza delle masse popolari cattoliche, ma anche le responsabilità della sinistra storica tesa a garantismi concordatari e a dialoghi opportunistici nonché alla conservazione di privilegi confessionali che impediscono la liberazione politica dei cattolici e l’affermazione della laicità dello Stato, contribuendo così a mantenere l’immobilismo del sistema.
Di fatto, se la gerarchia ecclesiastica reagisce duramente rispetto ai “dissidenti cattolici”, l’intera classe politica dimostra di non saper dare risposte efficaci alle istanze sollevate dagli studenti. La reazione di chiusura delle istituzioni accademiche alla domanda di innovazione di metodi e contenuti della didattica, la dura repressione con misure di ordine pubblico delle iniziali forme di lotta non violente, influiranno non poco sull’evoluzione del movimento verso forme di lotta violente.
Sul piano politico la logorata maggioranza di centro sinistra, basata sull’alleanza tra Dc e Psi, incapace di attuare le promesse riforme, si chiude a riccio. I partiti di opposizione di sinistra, il Pci e il Psiup, mostrano inizialmente una maggiore apertura nei confronti del movimento. Il Pci non tarderà a modificare il proprio atteggiamento, dimostrando prima un crescente sospetto e poi un’ aperta ostilità verso un movimento che fuoriesce dal suo ambito d’influenza. Nelle elezioni politiche che si tengono in maggio, il Pci registra una lieve avanzata mentre il neonato Psiup, cui va la maggior parte dei voti del movimento, raccoglie un certo successo.

7. Al cinquantesimo anniversario del 68 parteciperanno in molti, protagonisti di allora e critici del dopo. L’Università e la città di Pisa hanno già indetto la celebrazione dei 50 anni delle Tesi della Sapienza – un documento considerato il punto d’avvio delle elaborazioni, delle proposte e delle proteste che sfociarono da lì a pochi mesi nel movimento del 1968.
Sull’apporto dato a questo processo da esperienze di gruppi e di circoli cattolici – nonché da singole individualità che in quel periodo si imposero con la forza delle loro posizioni e soprattutto, delle loro opposizioni – non c’è discussione.
La discussione è semmai sulla capacità che queste componenti ebbero di distinguersi nella fase in cui la crescita della radicalizzazione ideologica portò prima all’affievolirsi della carica innovatrice del movimento studentesco e poi ad una deriva che sfociò nelle conseguenze nefaste rappresentate dal terrorismo rosso, trasformando in tragedia personale e collettiva quella che doveva essere l’“immaginazione al potere”.

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2 Responses to Il 68 dei cattolici

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