Ottantuno anni dopo la morte. Antonio Gramsci, figura sempre attuale

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Antonio Gramsci
«Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza».
(Antonio Gramsci, sul primo numero di L’Ordine Nuovo, primo maggio 1919)
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di Pietro Maurandi*
Ottantuno anni fa, il 27 aprile del 1937, moriva Antonio Gramsci, dopo più di dieci anni di carcere e qualche mese di libertà, quando era già malato e prossimo alla fine.

Il fascismo aveva imprigionato il corpo, ma la mente – pur nelle difficoltà della prigionia e della cattiva salute – aveva lavorato intensamente e aveva lasciato ai suoi contemporanei e a noi, al mondo, un’opera la cui profondità e complessità è in parte ancora da scandagliare. “Per vent’anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare” disse il Pubblico Ministero al processo contro Gramsci e altri antifascisti nel maggio del 1928. Mai previsione fu più smentita dai fatti. Il cervello funzionò fino a travalicare la prigione e il tempo e a giungere fino a noi.

La cognata Tania Schucht ebbe l’accortezza di portar via dalla clinica tutto il materiale di Gramsci, soprattutto i suoi scritti, sottraendoli così dalle mani dei suoi carcerieri. Attraverso vari passaggi, da Tania a Sraffa (l’amico e sostegno di sempre, allora professore di Economia a Cambridge) a Julka, la moglie di Gramsci, erano giunti infine nelle mani di Togliatti, che li aveva custoditi gelosamente fino alla fine della guerra e del fascismo, fino a che nel 1950 erano stati depositati nella costituenda Fondazione Antonio Gramsci, che nacque proprio in quegli anni.

Fra il 1948 e il 1951 erano apparse per Einaudi alcune parti degli scritti di Gramsci. Successivamente Togliatti aveva incaricato il filosofo Valentino Gerratana della pubblicazione critica delle opere, che avvenne nel 1975. Con un lavoro complesso e delicato, in quanto i Quaderni non hanno alcun ordine: è toccato al curatore dargliene uno, in modo che per un verso venisse rispettato il pensiero dell’autore, per un altro se ne rendesse intellegibile il contenuto anche a lettori non specialisti.

Così gli scritti di Gramsci sono giunti fino a noi e si sono diffusi nel mondo: Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia, Russia, Cina, India, America Latina.

Le pubblicazioni su Gramsci nel mondo hanno di gran lunga travalicato le 10.000 unità. Insomma, la letteratura su Gramsci è sterminata; si tratta infatti dell’autore italiano tra i più pubblicati, studiati, tradotti nel mondo.

È un fatto sorprendente, una cosa prodigiosa, se si pensa alle difficoltà che esistono per leggere i Quaderni. Come ho detto, non hanno un ordine di nessun genere e chi li ha pubblicati si è dovuto misurare prima di tutto con questa difficoltà.

Fra il 1948 e il 1951, su impulso di Togliatti, ne fu pubblicata una parte a cura di Felice Platone. Nel 1975, sempre su impulso di Togliatti (che, morto nel 1964, non vide l’opera compiuta) venne finalmente pubblicata l’edizione critica, curata come ho detto da Valentino Gerratana.

Oggi i quaderni sono custoditi presso la Fondazione Antonio Gramsci di Roma, a disposizione degli studiosi e di chiunque voglia confrontarsi con essi. Recentemente a Cagliari, nei locali della Fondazione di Sardegna è stata organizzata una mostra dei Quaderni. Mi piace anche ricordare che qualche anno fa L’Unione Sarda ha pubblicato, con la cura di Aldo Accardo e di Gianni Francioni, la copia anastatica dei manoscritti dei Quaderni del carcere.

Non era solo un omaggio a un “grande sardo” come si dice; era una felice iniziativa per divulgare la conoscenza dell’opera di un uomo politico e un filosofo e un comunista che non ha mai ceduto a opportunismi, convenienze, mode correnti.

Mi sembra che la figura di Antonio Gramsci sia tuttora vivissima, anche al di là dell’interesse degli specialisti, una di quelle figure che lasciano il segno nella coscienza delle persone e nella cultura dei popoli, in Sardegna, in Italia e nel mondo.

Gramsci è perfettamente collocato nel suo tempo, negli sconquassi che lo hanno caratterizzato: la guerra, il dopoguerra, la rivoluzione bolscevica, il fascismo, il nazismo, la socialdemocrazia e la sua crisi. Dal suo tempo parla al mondo, anche a noi. Non è un santino buono per tutti gli usi. Ha vissuto, compatibilmente con la condizione di carcerato, i problemi e le contraddizioni e le lotte anche all’interno del movimento comunista internazionale, del partito sovietico e degli altri. Ne ha sofferto, ma non ha cessato di prendere posizione, di esprimere valutazioni mai settarie, sempre fondate su analisi ragionate e profonde. Da quella condizione e da quel tempo parla anche a noi uomini di oggi, con un pensiero e con uno stile di vita che sono rimasti io credo unici, per la profondità, la determinazione, la capacità di resistenza e la ricerca di continuo arricchimento politico e culturale.
*Pietro Maurandi,
Presidente dell’Istituto Antonio Gramsci della Sardegna.

One Response to Ottantuno anni dopo la morte. Antonio Gramsci, figura sempre attuale

  1. […] Nuovo, primo maggio 1919). Ottantuno anni dopo la morte. Antonio Gramsci, figura sempre attuale. Pietro Maurandi, Presidente dell’Istituto Antonio Gramsci della Sardegna. […]

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