Bando periferie: “Sbagliato e controproducente il blocco dei finanziamenti deciso dal Governo

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NO AL BLOCCO DEI FINANZIAMENTI PER LE PERIFERIE.
Gli investimenti per le periferie sono attuativi delle linee politiche assunte unanimemente dal precedente Parlamento. Assurdo che i coerenti interventi vengano ora ridimensionati. Ecco il documento: http://www.aladinpensiero.it/?p=81435.
- La valutazione dell’assessora all’Urbanistica del Comune di Cagliari, su fb.
Renzo Piano: “Tornate indietro, pronti a organizzare un Periferia Pride”
09 AGOSTO 2018
Il senatore a vita: “Nella legge che Lega e Cinque stelle hanno bocciato ci sono anche i loro valori. È stato un tradimento soprattutto verso loro stessi”
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- Le penalizzazioni in Sardegna (La Nuova Sardegna online).
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Blocco “bando periferie”: la protesta dei sindaci e di alcune Regioni
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Castelli (sottosegretario del M5S): mere promesse più che risorse messe a disposizione. Decaro (Anci): i sindaci non si fanno prendere in giro. Toti (Regione Liguria): servirà un confronto con il Governo per analizzare gli effetti e, nel caso, sterilizzare eventuali problemi. Marini (Regione Umbria): “è gravissimo”. Zingaretti (Regione Lazio): “è una vergogna”
(Regioni.it 3438 – 09/08/2018) Levata di scudi di molti Sindaci e di alcune Regioni in difesa del bando periferie, stoppato dal decreto Milleproroghe per due anni, che relegherebbe alle amministrazioni comunali la gestione di pagamenti già definiti.
La norma, varata dal governo Renzi e completata a dicembre scorso da Gentiloni, prevede convenzioni per opere da realizzare in ben 96 tra città e aree metropolitane, da estendere ad altre 120 realtà urbane. Un reticolo fitto di progetti, per i quali sono in ballo quasi 4 miliardi di euro, di cui 2,1 statali e quasi altrettanti provenienti da fondi regionali e investimenti.
Contro il paventato stop si ribella l’Anci, l’Associazione nazionale comuni italiani: “Quello del governo è un furto con destrezza. Le amministrazioni hanno già avviato attività di progettazione quando non anche le gare; quei 96 sindaci potrebbero diffidare la presidenza del Consiglio ad adempiere a quanto deciso e sottoscritto dal governo”, avverte il presidente Antonio Decaro.
Giudizio aspro anche dai sindaci delle grandi città. Tra questi Luigi De Magistris, primo cittadino di Napoli, alle prese tra l’altro con l’assegnazione di nuovi alloggi per chi dovrà lasciare le Vele e per la gara per l’abbattimento della prima di esse. “Non ci fermeremo, andremo avanti con la massima determinazione – ha annunciato – e questa è l’indicazione che ho dato agli uffici comunali. Si continuano a finanziare armi e opere pubbliche mentre si tolgono soldi alle periferie, ai territori e a chi ne ha più bisogno”. Clemente Mastella, già ministro e attuale sindaco di Benevento, parla di “indecenza costituzionale” e chiede ai 100 primi cittadini, “tutti fregati con le popolazioni che rappresentano, a chiedere l’intervento del Capo dello Stato”. “Solo per quanto riguarda la città di Bologna – fa sapere il sindaco Virginio Merola – ci sono progetti per 18 milioni di euro messi in cantiere grazie a questi finanziamenti stanziati dagli ultimi Governi di centrosinistra”. Anche Anci Toscana si mobilita, con un appello firmato dal presidente e sindaco di Prato Matteo Biffoni e dai vicepresidenti Filippo Nogarin, sindaco di Livorno e Alessandro Ghinelli, di Arezzo. Il presidente di Anci Emilia-Romagna nonché sindaco di Ravenna, Michele de Pascale, sottolinea che “I cittadini italiani non hanno bisogno di uno scontro fra Governo e Comuni, ma di collaborazione fra istituzioni della Repubblica. Sul bando periferie è legittimo avere opinioni diverse, ma le tempistiche e il metodo con cui si è arrivati a questo provvedimento sono oggettivamente inaccettabili e segnano un brutto precedente che è bene recuperare subito”. De Pascale chiede all’esecutivo di convocare “immediatamente” l’Associazione nazionale dei Comuni italiani per trovare “una soluzione condivisa per sedare le polemiche e correggere tutto a settembre”. “Non c’e’ stato alcun confronto con i Comuni e con due righe semi incomprensibili sembra si voglia gettare un colpo di spugna - lamenta de Pascale – su due anni di progettazioni, investimenti e lavoro di soggetti pubblici e privati. Sinceramente non credo che il Governo fosse realmente consapevole degli effetti nefasti di queste due righe e ora vorrei che si evitasse il ‘muro contro muro’ – ha concluso il presidente di Anci Emilia- Romagna – a prescindere dalle responsabilità. Nel Governo ci sono attenzioni federaliste e sensibili alla rigenerazione urbana a cui si deve e si può fare appello”.
“La questione va ancora capita nei dettagli e comunque impatterà in maniera diversa città per città. Ma altrettanto certamente questa è una manovra politica del nuovo esecutivo per screditare una buona idea dei governi precedenti”. Ha detto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. “Rimane il fatto che il primo segnale di questo esecutivo rispetto alla delicata questione delle periferie è assolutamente negativo. Ho chiesto ai miei uffici di trovare una soluzione per poter rispondere alle giuste esigenze dei miei concittadini – ha concluso -. Milano non intende fermare i progetti che sono stati programmati”.
Il sindaco di Firenze Dario Nardella invia una lettera alla Presidenza del Consiglio in cui intima all’esecutivo ad erogare il 20% dell’anticipo dei fonti previsti dal bando periferie. “Siamo pronti a una guerra senza mai fermarci, perché questi soldi sono stati già impegnati e appaltati, e la metà addirittura contrattualizzati”, avverte il sindaco toscano.
Il Pd, che denuncia lo “scippo”. Ma sulla posizione dei Dem nasce un caso, perché la norma incriminata è stata votata al Senato all’unanimità. “Non me lo spiego”, attacca il sindaco di Firenze Dario Nardella. E i senatori Pd Alan Ferrari e Stefano Collina diramano una nota per spiegare: “Il testo è involuto e formalmente assegna nuove risorse ma se le intenzioni del governo sono truffaldine faremo di tutto per cambiare il provvedimento”. “E’ il colmo – ribatte dal governo la sottosegretaria M5s Laura Castelli – che il Pd oggi ci attacchi. Si sblocca finalmente un miliardo di euro per investimenti degli 8000 enti locali”. Il M5S anche in una nota diffusa da Genova sottolinea che “non verranno a mancare in alcun modo i fondi destinati alle periferie relativi ai progetti locali che non hanno ancora i presupposti per poter essere approvati. Sono somme che comunque non verrebbero spese alla luce della sentenza della Consulta 74 del 2018, che ha rilevato l’illegittimità della gestione centralistica del Fondo previsto per meno di 100 Comuni”.
Dura reazione anche da parte di alcune Regioni, in particolare Umbria e Lazio: “E’ gravissimo- ha sostenuto la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini – il blocco di oltre 3,8 miliardi per gli interventi di riqualificazione delle periferie urbane, approvato con un emendamento al decreto ‘Milleproroghe’ in Senato dall’attuale maggioranza di Governo”. Non vorrei – ha aggiunto – che si ripercuotesse anche nella nostra regione, in particolare per le città di Perugia e Terni che, grazie al Piano periferie, hanno in programma investimenti per oltre 30 milioni di euro con i quali si dovrebbe mettere in campo una ‘imponente’ operazione di rigenerazione e riqualificazione urbana di alcune aree periferiche delle due città”.
“Vorrei ricordare anche – ha proseguito Marini – che il progetto del Governo Gentiloni di investire risorse per la riqualificazione delle aree urbane degradate è stata una iniziativa che come Regione Umbria abbiamo sostenuto con forza perché grazie ad essa sono state messe a disposizione delle città di Perugia e Terni risorse molto importanti per agire in quartieri che, per le loro problematicità e criticità, hanno bisogno di significativi interventi di riqualificazione, anche in direzione della ricomposizione della coesione ed inclusione sociale, della sicurezza. Insomma, un grande lavoro che ora viene messo in discussione e vanificato”. Per Marini si tratta di una scelta “che rischia di rappresentare, oltre che un danno enorme ed un inaccettabile passo indietro per lo sviluppo e la ripresa di aree cittadine in particolare sofferenza, anche un gravissimo ‘vulnus’ per quanto riguarda la leale collaborazione tra i diversi livelli di Governo del nostro Paese. E’, per certi versi, davvero triste – ha proseguito la presidente umbra – dovere constatare come questo Governo e la sua maggioranza più che realizzare il loro così tanto decantato cambiamento, stiano mettendo in atto scelte che di fatto mirano invece a ‘smontare’ e bloccare tutto ciò che di positivo le città e le Regioni erano riuscite ad ottenere grazie ad una positiva, ed appunto leale collaborazione, dai precedenti Governi. Appare chiaro che la strategia politica che c’è dietro queste preoccupanti scelte è esclusivamente quella di fare cassa, ai danni dei cittadini che vivono nelle comunità locali, per una disperata ricerca di risorse, nella speranza – ha ribadito Marini – di poter finanziare le demagogiche promesse fatte agli italiani nella loro propaganda elettorale”.
Giudizio duro quello del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. Che sul proprio profilo Facebook ha scritto: “Se questo è il cambiamento l’Italia e’ proprio messa male. Dicono di stare dalla parte delle persone, ma oggi (l’8 agosto, ndr) il Governo di Lega e Cinque Stelle cancella 2 miliardi di euro di investimenti per le periferie italiane, 40 milioni solo per Roma e provincia. Non resteremo in silenzio ad assistere a questa vergogna!”. E su twitter gli fa eco Massimiliano Valeriani, assessore all’Urbanistica e alle Politiche abitative della Regione Lazio: “Il governo del cambiamento continua ad essere solo il governo del rinvio: dopo i vaccini è la volta delle periferie, che vengono penalizzate con il blocco dei fondi per le opere di riqualificazione. Parlano di decoro, sicurezza e recupero urbano, ma intanto 40 milioni di euro per i Comuni del Lazio vengono bloccati”.
La replica del Governo è affidata a Laura Castelli, Sottosegretario all’Economia: “Rivendichiamo con orgoglio l”emendamento del decreto proroga termini da noi promosso grazie al quale si sblocca finalmente 1 miliardo di euro per investimenti degli 8000 Enti locali. È il colmo che il Pd ci attacchi visto che ha votato a favore dell”emendamento ma, soprattutto, dopo che ha promesso dei fondi con una norma sulla quale è intervenuta una pronuncia di illegittimità costituzionale. In merito alla questione dei fondi per le periferie relativi ai progetti locali bisogna fare chiarezza. Il Governo – ha aggiunto – è intervenuto per dare attuazione alla sentenza della Corte Costituzionale n. 74 del 2018. Abbiamo pertanto garantito immediata finanziabilità per i primi 24 progetti che hanno ricevuto un punteggio superiore a 70/100. Ma, vista la necessità di rispettare la sentenza della Consulta, è stato necessario intervenire per analizzare i restanti progetti e valutare quali abbiano davvero una funzione di rilancio per le periferie. In ogni caso le spese progettuali già sostenute verranno rimborsate. Va comunque sottolineato che il bando per le periferie era stato finanziato dal precedente Governo per metà dell”importo complessivo. Si trattava quindi di mere promesse più che di risorse messe realmente a disposizione. Con tale strumento, inoltre, si è tolto ai sindaci il diritto di scegliere come usare le risorse come affermato dalla Corte Costituzionale. Abbiamo perciò deciso – ha continuato Castelli – di utilizzare le risorse stanziate per le convenzioni negli anni 2018 e 2019 non solo per alcuni dei progetti dei Comuni capoluogo che hanno partecipato al Bando, ma per tutti gli 8.000 Comuni d”Italia, al fine di consentire alle tante amministrazioni comunali con avanzi di amministrazione di poterli utilizzare immediatamente per investimenti in opere pubbliche, secondo un criterio di premialità e di equità e rispetto di principi costituzionali. Siamo convinti – spiega il sottosegretario Castelli – che i progetti non siano tutti uguali: è necessario distinguere tra i Comuni che hanno dato avvio a progetti già esecutivi e su cui si è già investito per il rilancio delle periferie e chi invece utilizza questo fondo al solo scopo di creare progetti di facciata”.
Anche il ministro e vice premier Luigi Di Maio è intervenuto in merito alle polemiche per l’emendamento al Milleproroghe che bloccherebbe i fondi per il Bando Perefierie: “Non abbiamo bloccato i fondi, anzi sono stati sbloccati dall’emendamento che e’ di buon senso tanto che rispetta una sentenza della Corte Costituzinale ed è stato votato dalle stesse opposizioni che ora ci attaccano. Mi sembra che ci sia la solita strumentalizzazione. Noi stiamo agevolando l’utilizzo di quei fondi.
“Ristabiliamo la verità – ha replicato Decaro -: è falso che non ci sia copertura per il miliardo e 600 milioni destinati ai 96 progetti del bando periferie. Ottocento milioni sono stati stanziati con delibere Cipe. Altri ottocento milioni attraverso il comma 140 di una legge di bilancio di due anni fa. Del resto tutte quelle convenzioni, che ora il governo vuole considerare carta straccia, avevano avuto la verifica e la registrazione della Corte dei Conti. Non un organismo politico quindi, ma il massimo organismo di validazione contabile”. Decaro ha concluso invitando il governo a un ripensamento. “Non abbiamo cercato lo scontro. Non abbiamo voluto fare muro contro muro. Anzi, in queste ore tutti i sindaci hanno cercato un’interlocuzione con il governo che richiamiamo a quel patto di reciproca collaborazione che dovrebbe sempre guidare le istituzioni, con l’obiettivo di tutelare gli interessi dei cittadini. Anche per questa vicenda del bando periferie, sarebbe bastato vedersi, parlarsi. Ora una cosa deve essere chiara ai nostri interlocutori istituzionali: i sindaci non si fanno prendere in giro”.
Prova a cercare di dipanare la matassa il Vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Giovanni Toti (presidente della Liguria): “È evidente che servirà un confronto con il Governo per analizzare gli effetti e, nel caso, sterilizzare gli eventuali problemi che potrebbero derivare dalla rimodulazione del Bando Periferie, di cui si tornerà a discutere nella prima settimana di settembre in sede di conversione definitiva del provvedimento”. “Al momento, per quanto si comprende, la decisione non cancella, ma rimodula al 2020 parte degli investimenti previsti – aggiunge Toti -. Occorrerà dunque sapere quali investimenti dei Comuni sono previsti realmente in cantiere prima di quella data, considerando le complesse procedure di progettazione, autorizzazione e gara. Dall’altra, a compensazione, libera alcune centinaia di milioni di euro di “spazi del Patto di Stabilità”, destinati ad investimenti proprio dei Comuni. Dall’analisi e dal confronto su questo numero dipenderanno le misure che certamente andranno prese nel prossimo futuro e, in tal senso, abbiamo già chiesto al Governo di aprire un confronto. Spiace – aggiunge il Presidente – che il Governo non abbia aperto un confronto preliminare con Regioni e Comuni, anticipando il primo passaggio Parlamentare, ma spiace anche leggere inutili e allarmistici appelli da parte del Pd ligure, visto che il Partito Democratico ha votato in Parlamento senza battere ciglio il provvedimento. In quella sera, gli autorevoli esponenti di quel partito avrebbero potuto esprimere tutti i dubbi che tardivamente oggi sollevano, e che la Regione sta già lavorando per chiarire”.

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