Risultato della ricerca: Caravaggio

TRA “COCCODRILLI” e CLICHE’

caravaggio-autoritrattodi Lucio Garofalo

Dopo l’improvviso ed iniziale shock emotivo che mi ha colto nel momento in cui ho appreso la triste notizia della scomparsa di Diego Armando Maradona, un fatto che ha destato un profondo cordoglio nell’ambiente del calcio, e non solo del calcio, il giorno seguente mi sono un po’ riscosso dal trauma e ho subito avvertito il bisogno urgente di stendere un articolo sulla personalità fuori dagli schemi, sulle contraddizioni e sul talento smisurato di Maradona, ma in termini differenti da quanto ho letto in questi ultimi giorni.
Per tale ragione ho dovuto ritagliarmi un po’ di tempo ed ho impiegato più giorni per riuscire a redigere un pezzo che avesse senso.
Inoltre, ho voluto imprimere un taglio differente alla mia riflessione. Dalla sera in cui si sono diffuse le prime voci sul decesso di Maradona ho letto una cifra enorme di “coccodrilli”, di post e di articoli intrisi di ipocrisia, oppure di taglio apologetico, se non agiografico, come si fa con le figure dei santi, dei martiri e degli eroi. [segue]

Fratelli tutti: «L’isolamento e la chiusura in se stessi o nei propri interessi non sono mai la via per ridare speranza e operare un rinnovamento, ma è la vicinanza, è la cultura dell’incontro. L’isolamento, no; vicinanza, sì. Cultura dello scontro, no; cultura dell’incontro, sì»

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lampadadialadmicromicroMolto si è già scritto e ancor di più si scriverà sull’enciclica e dintorni. Vale la pena leggerla per intero (eccola nel sito della sala stampa vaticana:
http://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html).

In effetti sintetizzare i concetti che sono espressi nell’enciclica, utilizzando diverse parole, comporta guastarne la chiarezza e diminuirne la efficace forza comunicativa. Per evitare entrambe ricorreremo alla pubblicazione di interi brani dell’enciclica con il criterio di omogeneità di argomenti. E’ quanto facciamo nella news già da alcuni giorni e così proseguiremo nei prossimi, contrassegnando gli interventi con il logo pubblicato in testa.

Diverso è il discorso concernente riflessioni e commenti sull’enciclica che ospiteremo, come abbiamo cominciato a fare, con contributi di diverse provenienze, che riteniamo utili e significativi.
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Ecco l’indice dell’enciclica.

Introduzione (1-8)
- Capitolo Primo: Le ombre di un mondo chiuso (9-55)
- Capitolo Secondo: Un estraneo sulla strada (56-86)
- Capitolo Terzo: Pensare e generare un mondo aperto (87-127)
- Capitolo Quarto: Un cuore aperto al mondo intero (128-153)
- Capitolo Quinto: La migliore politica (154-197)
- Capitolo Sesto: Dialogo e amicizia sociale (198-224)
- Capitolo Settimo: Percorsi di un nuovo incontro (225-270)
- Capitolo Ottavo: Le religioni al servizio della fraternità nel mondo (271-287)
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Il focus odierno
Nell’enciclica il Papa, parlando della “cultura dell’incontro” cita testualmente alcuni passi del discorso da lui tenuto a Cagliari in occasione dell’incontro con il mondo della cultura nell’Aula Magna della Pontificia Facoltà Teologica Regionale. Per i contenuti nel discorso, di grande spessore e interesse, lo ripubblichiamo integrale.

[Dall'enciclica Fratelli tutti] Globalizzazione e progresso senza una rotta comune
(…)
30. Nel mondo attuale i sentimenti di appartenenza a una medesima umanità si indeboliscono, mentre il sogno di costruire insieme la giustizia e la pace sembra un’utopia di altri tempi. Vediamo come domina un’indifferenza di comodo, fredda e globalizzata, figlia di una profonda disillusione che si cela dietro l’inganno di una illusione: credere che possiamo essere onnipotenti e dimenticare che siamo tutti sulla stessa barca. Questo disinganno, che lascia indietro i grandi valori fraterni, conduce «a una sorta di cinismo. Questa è la tentazione che noi abbiamo davanti, se andiamo per questa strada della disillusione o della delusione. […] L’isolamento e la chiusura in se stessi o nei propri interessi non sono mai la via per ridare speranza e operare un rinnovamento, ma è la vicinanza, è la cultura dell’incontro. L’isolamento, no; vicinanza, sì. Cultura dello scontro, no; cultura dell’incontro, sì».[28]
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[28] Discorso al mondo della cultura, Cagliari – Italia (22 settembre 2013): L’Osservatore Romano, 23-24 settembre 2013, p. 7.
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emmaus-michelangelo_caravaggio_034 VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE FRANCESCO A CAGLIARI, 22.09.2013

● INCONTRO CON IL MONDO DELLA CULTURA NELL’AULA MAGNA DELLA PONTIFICIA FACOLTÀ TEOLOGICA REGIONALE
Poco dopo le 16 di oggi pomeriggio, il Santo Padre Francesco ha incontrato il mondo della cultura nell’Aula Magna della Pontificia Facoltà Teologica Regionale. Al suo arrivo, il Papa è stato accolto dalla Comunità religiosa dei Gesuiti che dirigono la Facoltà. Nell’Aula Magna erano presenti docenti e studenti della Pontificia Facoltà Teologica Regionale e Rettori, docenti e studenti delle Università statali della Sardegna. Dopo gli indirizzi di omaggio del Preside della Pontificia Facoltà Teologica Regionale, Padre Maurizio Teani. S.I., del Rettore Magnifico dell’Università di Cagliari, Prof. Giovanni Melis, e del Rettore Magnifico dell’Università di Sassari, Prof. Attilio Mastino, il Santo Padre ha pronunciato il discorso che riportiamo di seguito:

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cari amici, buon pomeriggio!

Rivolgo a tutti il mio saluto cordiale. Ringrazio il Padre Preside e i Rettori Magnifici per le loro parole di accoglienza, e auguro ogni bene per il lavoro delle tre Istituzioni. Mi piace aver sentito che lavorano insieme, come amici: e questo è buono! Ringrazio e incoraggio la Pontificia Facoltà Teologica, che ci ospita, in particolare i Padri Gesuiti, che vi svolgono con generosità il loro prezioso servizio, e l’intero Corpo Accademico. La preparazione dei candidati al sacerdozio rimane un obiettivo primario, ma anche la formazione dei laici è molto importante.

Non voglio fare una lezione accademica, anche se il contesto e voi che siete un gruppo qualificato forse lo richiederebbero. Preferisco offrire alcune riflessioni a voce alta che partono dalla mia esperienza di uomo e di Pastore della Chiesa. E per questo mi lascio guidare da un brano del Vangelo, facendone una lettura “esistenziale”, quello dei discepoli di Emmaus: due discepoli di Gesù che, dopo la sua morte, se ne vanno da Gerusalemme e tornano al paese. Ho scelto tre parole chiave: disillusione, rassegnazione, speranza.

1. Questi due discepoli portano nel cuore la sofferenza e il disorientamento per la morte di Gesù, sono delusi per come sono andate a finire le cose. Un sentimento analogo lo ritroviamo anche nella nostra situazione attuale: la delusione, la disillusione, a causa di una crisi economico-finanziaria, ma anche ecologica, educativa, morale, umana. E’ una crisi che riguarda il presente e il futuro storico, esistenziale dell’uomo in questa nostra civiltà occidentale, e che finisce poi per interessare il mondo intero. E quando dico crisi, non penso ad una tragedia. crisi-in-cineseI cinesi, quando vogliono scrivere la parola crisi, la scrivono con due caratteri: il carattere del pericolo e il carattere dell’opportunità. Quando parliamo di crisi, parliamo di pericoli, ma anche di opportunità. Questo è il senso in cui io utilizzo la parola. Certo, ogni epoca della storia porta in sé elementi critici, ma, almeno negli ultimi quattro secoli, non si sono viste così scosse le certezze fondamentali che costituiscono la vita degli esseri umani come nella nostra epoca. Penso al deterioramento dell’ambiente: questo è pericoloso, pensiamo un po’ avanti, alla guerra dell’acqua che viene; agli squilibri sociali; alla terribile potenza delle armi – ne abbiamo parlato tanto, in questi giorni; al sistema economico-finanziario, il quale ha al centro non l’uomo, ma il denaro, il dio denaro; allo sviluppo e al peso dei mezzi di informazione, con tutta la loro positività, di comunicazione, di trasporto. E’ un cambiamento che riguarda il modo stesso in cui l’umanità porta avanti la sua esistenza nel mondo.

2. Di fronte a questa realtà quali sono le reazioni? Ritorniamo ai due discepoli di Emmaus: delusi di fronte alla morte di Gesù, si mostrano rassegnati e cercano di fuggire dalla realtà, lasciano Gerusalemme. Gli stessi atteggiamenti li possiamo leggere anche in questo momento storico. Di fronte alla crisi ci può essere la rassegnazione, il pessimismo verso ogni possibilità di efficace intervento. In un certo senso è un “chiamarsi fuori” dalla stessa dinamica dell’attuale tornante storico, denunciandone gli aspetti più negativi con una mentalità simile a quel movimento spirituale e teologico del II secolo dopo Cristo che viene chiamato “apocalittico”. Noi ne abbiamo la tentazione, pensare in chiave apocalittica. Questa concezione pessimistica della libertà umana e dei processi storici porta ad una sorta di paralisi dell’intelligenza e della volontà. La disillusione porta anche ad una sorta di fuga, a ricercare “isole” o momenti di tregua. E’ qualcosa di simile all’atteggiamento di Pilato, il “lavarsi le mani”. Un atteggiamento che appare “pragmatico”, ma che di fatto ignora il grido di giustizia, di umanità e di responsabilità sociale e porta all’individualismo, all’ipocrisia, se non ad una sorta di cinismo. Questa è la tentazione che noi abbiamo davanti, se andiamo per questa strada della disillusione o della delusione.

3. A questo punto ci chiediamo: c’è una via da percorrere in questa nostra situazione? Dobbiamo rassegnarci? Dobbiamo lasciarci oscurare la speranza? Dobbiamo fuggire dalla realtà? Dobbiamo “lavarci le mani” e chiuderci in noi stessi? Penso non solo che ci sia una strada da percorrere, ma che proprio il momento storico che viviamo ci spinga a cercare e trovare vie di speranza, che aprano orizzonti nuovi alla nostra società. E qui è prezioso il ruolo dell’Università. L’Università come luogo di elaborazione e trasmissione del sapere, di formazione alla “sapienza” nel senso più profondo del termine, di educazione integrale della persona. In questa direzione, vorrei offrire alcuni brevi spunti su cui riflettere.

a. L’Università come luogo del discernimento. E’ importante leggere la realtà, guardandola in faccia. Le letture ideologiche o parziali non servono, alimentano solamente l’illusione e la disillusione. Leggere la realtà, ma anche vivere questa realtà, senza paure, senza fughe e senza catastrofismi. Ogni crisi, anche quella attuale, è un passaggio, il travaglio di un parto che comporta fatica, difficoltà, sofferenza, ma che porta in sé l’orizzonte della vita, di un rinnovamento, porta la forza della speranza. E questa non è una crisi di “cambio”: è una crisi di “cambio di epoca”. E’ un’epoca, quella che cambia. Non sono cambiamenti epocali superficiali. La crisi può diventare momento di purificazione e di ripensamento dei nostri modelli economico-sociali e di una certa concezione del progresso che ha alimentato illusioni, per recuperare l’umano in tutte le sue dimensioni. Il discernimento non è cieco, né improvvisato: si realizza sulla base di criteri etici e spirituali, implica l’interrogarsi su ciò che è buono, il riferimento ai valori propri di una visione dell’uomo e del mondo, una visione della persona in tutte le sue dimensioni, soprattutto in quella spirituale, trascendente; non si può considerare mai la persona come “materiale umano”! Questa è forse la proposta nascosta del funzionalismo. L’Università come luogo di “sapienza” ha una funzione molto importante nel formare al discernimento per alimentare la speranza. Quando il viandante sconosciuto, che è Gesù Risorto, si accosta ai due discepoli di Emmaus, tristi e sconsolati, non cerca di nascondere la realtà della Crocifissione, dell’apparente sconfitta che ha provocato la loro crisi, al contrario li invita a leggere la realtà per guidarli alla luce della sua Risurrezione: «Stolti e lenti di cuore… Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella gloria?» (Lc 24,25-26). Fare discernimento significa non fuggire, ma leggere seriamente, senza pregiudizi, la realtà.

b. Un altro elemento: l’Università come luogo in cui si elabora la cultura della prossimità, cultura della prossimità. Questa è una proposta: cultura della vicinanza. L’isolamento e la chiusura in se stessi o nei propri interessi non sono mai la via per ridare speranza e operare un rinnovamento, ma è la vicinanza, è la cultura dell’incontro. L’isolamento, no; vicinanza, sì. Cultura dello scontro, no; cultura dell’incontro, sì. L’Università è luogo privilegiato in cui si promuove, si insegna, si vive questa cultura del dialogo, che non livella indiscriminatamente differenze e pluralismi – uno dei rischi della globalizzazione è questo -, e neppure li estremizza facendoli diventare motivo di scontro, ma apre al confronto costruttivo. Questo significa comprendere e valorizzare le ricchezze dell’altro, considerandolo non con indifferenza o con timore, ma come fattore di crescita. Le dinamiche che regolano i rapporti tra persone, tra gruppi, tra Nazioni spesso non sono di vicinanza, di incontro, ma di scontro. Mi richiamo ancora al brano evangelico. Quando Gesù si avvicina ai due discepoli di Emmaus, condivide il loro cammino, ascolta la loro lettura della realtà, la loro delusione, e dialoga con loro; proprio in questo modo riaccende nei loro cuori la speranza, apre nuovi orizzonti che erano già presenti, ma che solo l’incontro con il Risorto permette di riconoscere. Non abbiate mai paura dell’incontro, del dialogo, del confronto, anche tra Università. A tutti i livelli. Qui siamo nella sede della Facoltà Teologica. Permettetemi di dirvi: non abbiate timore di aprirvi anche agli orizzonti della trascendenza, all’incontro con Cristo o di approfondire il rapporto con Lui. La fede non riduce mai lo spazio della ragione, ma lo apre ad una visione integrale dell’uomo e della realtà, e difende dal pericolo di ridurre l’uomo a “materiale umano”.

c. Un ultimo elemento: l’Università come luogo di formazione alla solidarietà. La parola solidarietà non appartiene solo al vocabolario cristiano, è una parola fondamentale del vocabolario umano. Come ho detto oggi, è una parola che in questa crisi rischia di essere cancellata dal dizionario. Il discernimento della realtà, assumendo il momento di crisi, la promozione di una cultura dell’incontro e del dialogo, orientano verso la solidarietà, come elemento fondamentale per un rinnovamento delle nostre società. L’incontro, il dialogo tra Gesù e i due discepoli di Emmaus, che riaccende la speranza e rinnova il cammino della loro vita, porta alla condivisione: lo riconobbero nello spezzare il pane. E’ il segno dell’Eucaristia, di Dio che si fa così vicino in Cristo da farsi presenza costante, da condividere la sua stessa vita. E questo dice a tutti, anche a chi non crede, che è proprio in una solidarietà non detta, ma vissuta, che i rapporti passano dal considerare l’altro come “materiale umano” o come “numero”, al considerarlo come persona. Non c’è futuro per nessun Paese, per nessuna società, per il nostro mondo, se non sapremo essere tutti più solidali. Solidarietà quindi come modo di fare la storia, come ambito vitale in cui i conflitti, le tensioni, anche gli opposti raggiungono un’armonia che genera vita. In questo, pensando a questa realtà dell’incontro nella crisi, ho trovato nei politici giovani un’altra maniera di pensare la politica. Non dico migliore o non migliore ma un’altra maniera. Parlano diversamente, stanno cercando… la musica loro è diversa dalla musica nostra. Non abbiamo paura! Sentiamoli, parliamo con loro. Loro hanno un’intuizione: apriamoci alla loro intuizione. E’ l’intuizione della vita giovane. Dico i politici giovani perché è quello che ho sentito, ma i giovani in genere cercano questa chiave diversa. Per aiutarci all’incontro, ci aiuterà sentire la musica di questi politici, “scientifici”, pensatori giovani.

Prima di concludere, permettetemi di sottolineare che a noi cristiani la fede stessa dona una speranza solida che spinge a discernere la realtà, a vivere la vicinanza e la solidarietà, perché Dio stesso è entrato nella nostra storia, diventando uomo in Gesù, si è immerso nella nostra debolezza, facendosi vicino a tutti, mostrando solidarietà concreta, specialmente ai più poveri e bisognosi, aprendoci un orizzonte infinito e sicuro di speranza.

Cari amici, grazie per questo incontro e per la vostra attenzione; la speranza sia la luce che illumina sempre il vostro studio e il vostro impegno. E il coraggio sia il tempo musicale per andare avanti! Che il Signore vi benedica!

[01318-01.02] [Testo originale: Italiano]

Al termine, il Santo Padre ha lasciato la Pontificia Facoltà Teologica Regionale e si è recato a Largo Carlo Felice per l’incontro con i giovani. [B0599-XX.02]
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Nell’illustrazione Cena in Emmaus (Caravaggio Milano).
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Fratelli tutti: l’enciclica della fraternità integrale.
Lilia Sebastiani su Rocca n. 20 del 15 ottobre 2020

Oggi domenica 4 ottobre 2020 Festa di San Francesco d’Assisi

photo-2020-09-29-18-53-57L’evento su fb.
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Francesco d’Assisi.
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————–Opinioni, Commenti e Riflessioni, Appuntamenti——-
Enciclica “Fratelli tutti”. Alle ore 12 il testo sarà disponibile nel sito web della sala stampa vaticana, da cui anche noi lo riprenderemo. Come sempre circolano anticipazioni. Eccone una: https://www.huffingtonpost.it/entry/papa-francesco-ad-assisi-firma-la-terza-enciclica-fratelli-tutti_it_5f7883adc5b64b480aae76a5
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Carbonia. Cambia la dirigenza comunista in città, mentre si acuisce il contrasto fra le sinistre e i democristiani. Il comizio di Nadia Gallico Spano.
4 Ottobre 2020
Gianna Lai su Democraziaoggi.
[Democraziaoggi] Pubblichiamo il post sulla storia di Carbonia, appuntamento domenicale, a partire dal 1° settembre 2019.
Il Partito comunista, primo partito in città per numero di iscritti e per impegno politico, modificò in buona parte, dopo il 25 aprile, il suo gruppo dirigente locale. Mentre andavano intensificando la loro attività nell’isola i dirigenti sardi, già […]
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Newsletter

logo76RISANARE LA PREGHIERA

Newsletter n. 195 del 28 APRILE 2020
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Oggi sabato 18 aprile 2020

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—————————Opinioni, Commenti e “Riflessioni, Appuntamenti—————————————————–
Scuola che fare? Il sen. Gianni Marilotti a domanda risponde
18 Aprile 2020
Gianni Marilotti a domanda di Andrea Pubusa risponde. Su Democraziaoggi.
- Caro Gianni, che si dice “là dove si puote” dell’avvenire prossimo venturo della scuola?
- Vista la confermata decisione con DPCM di intensificare, procrastinandole, le misure di «distanziamento sociale» adottate per il contenimento dell’epidemia, assistiamo a uno sviluppo di scenari e proiezioni di breve-medio termine…
- E cosa si prevede[…]

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carte-caravaggioIl gioco delle tre carte
Peccato, da oggi dovremo fare a meno della quotidiana conferenza stampa della Protezione civile. Stava diventando ogni giorno più difficile conoscere il numero dei nuovi casi di Covid-19 che si aggiungevano ai precedenti. Infatti la modalità di esposizione dei dati una volta iniziava dai guariti, l’indomani dai deceduti, l’altro ancora dai ricoverati totali, l’altro dagli asintomatici, l’altro ancora dai casi trattati in terapia intensiva, poi da quelli trasferiti da una regione all’altra e così via. Sempre più difficile.
Grande soddisfazione quando si verificava un calo nell’occupazione dei posti in terapia intensiva senza precisare se a causa di guarigioni o di decessi. Ma tant’è
Ieri, 17 aprile, è stata la giornata, udite udite, del drastico calo dei contagi. Grande balla. Ecco la sequenza degli ultimi giorni, ricavata dai dati giornalieri pazientemente raccolti.
Contagi giornalieriTot. casiincr. % su tot. precedente
06/4 contagi + 3599 tot. 132.547 + /02,80%
07/4 contagi + 3039 tot. 135.586 + /02,30 %
08/4 contagi + 3836 tot. 139.422 + /02,83 %
09/4 contagi + 4204 tot. 143.626 + /03,02 %
10/4 contagi + 3951 tot. 147.577 + /02,70 %
11/4 contagi + 4694 tot. 152.271 + /03,18 %
12/4 contagi + 4092 tot. 156.363 + /02,69 %
13/4 contagi + 3153 tot. 159.516 + /02,02 %
14/4 contagi + 2972 tot. 162.488 + /01,87 %
15/4 contagi + 2667 tot. 165.155 + /01,64 %
16/4 contagi + 3786 tot. 168.941 + /02,30 %
17/4 contagi + 3493 tot. 172.434 + /02,07 %
Ebbene, come è evidente dalle cifre la realtà è un’altra. Ma giornali e televisioni sono tutti allineati e ci informano del deciso calo dei contagi. Cose da pazzi. Qualcuno mi spieghi cosa sta succedendo. (g.p.)
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19 marzo San Giuseppe falegname

Da Aladinew del 19 marzo 2018
Giuseppe il falegname ***************** . (Aladinews 19 marzo 2015)
Oggi si ricorda S.Giuseppe. Grande simbolica figura.
Un uomo, falegname, che interpreta e mette in azione i messaggi dei suoi sogni. Prima sposa la fidanzata incinta di un figlio non suo, e la mette così al riparo dal disprezzo e da una pena spietata; poi, pieromarcialis-3-18secondo sogno, emigra in terra straniera per fuggire il dominio di un tiranno, e salva così il futuro del figlio. Infine, dopo averlo cresciuto e avergli dato un mestiere, si accorge che quel figlio, a dodici anni (!) è capace di confrontarsi coi presunti sapienti del paese. E si toglie di scena, perchè il suo compito è finito.
Rappresenta l’umanità più vera: quella che parla poco e fa, che lavora, che rispetta la donna, che si sottrae all’oppressione, che cresce i figli e pensa al loro futuro, che si ritira in disparte senza onori e ricompense. Ricordiamoci di loro, sono i migliori. [segue]

Oggi venerdì 4 ottobre 2019 San Francesco d’Assisi

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Francesco d’Assisi.
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———————Opinioni,Commenti e Riflessioni———————————

Oggi mercoledì 18 settembre 2019

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———————Opinioni,Commenti e Riflessioni———————————
narciso-di-caravaggiodemocraziaoggi-loghettoRenzi spinge verso la balcanizzazione contro M5S e PD
18 Settembre 2019
Andrea Pubusa su Democraziaoggi.
Come al solito Tonino Dessì coglie al volo le dinamiche politiche, che anzi spesso anticipa. Nel caso della scissione di Renzi parla di ristrutturazione del sistema politico italiano, ma forse è più appropriato parlare di balcanizzazione. Nella ristrutturazione è insita l’idea di un ordine nuovo, diverso e talora più razionale rispetto a quello precedente, […]
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COMMENTI de il manifesto
La scissione del piccolo monarca
di Norma Rangeri
(…) Il cambiamento che vediamo potrebbe portare novità anche nell’area dispersa e ondivaga della sinistra, per giocare un ruolo importante, come ha fatto e sta facendo per esempio sul terreno delle migrazioni, del clima, del modello di sviluppo, del diritto ad avere diritti.
Ma ad una condizione: facendo esattamente l’opposto rispetto a Renzi. E quindi puntando sull’unità, non sulla divisione. Puntando sulle donne e sugli uomini, sul collettivo, più che sul potere individuale: di questi capipopolo pronti a rompere tutto se gli togli il giocattolo, il paese non ha bisogno.

[segue]

Che succede?

Narciso di Caravaggio
di Tonino Dessì, su fb, ripreso da Aladinpensiero online.
La scissione di Renzi apre una fase di ristrutturazione del sistema politico italiano.
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Che succede?

Narciso di Caravaggio
di Tonino Dessì.
La scissione di Renzi apre una fase di ristrutturazione del sistema politico italiano.

Con l’uscita definitiva di Matteo Renzi e dei suoi seguaci finisce sostanzialmente anche la parabola del PD.
Ci sarebbe molto da dire su come si va consumando questa vicenda.
Sul piano interno è una scissione di vertice e di rappresentanza istituzionale che non avviene attraverso e come sbocco di un confronto con la base militante e con gli elettori. Insomma, se Rousseau piange, non so bene chi rida, fra i teorici della democrazia partecipata.
Sul piano politico-istituzionale non è una gran prova di trasparenza e di coerenza aver concorso a trasmettere al Capo dello Stato la certezza che la compagine disposta a costituire la nuova maggioranza di governo aveva sufficienti caratteri di omogeneità programmatica e di stabilità di partiti e gruppi di riferimento, per ordire subitaneamente una scomposizione della stessa maggioranza.
Si ha un bel dire, come dichiara Renzi nell’intervista di oggi su La Repubblica, che la stabilità del Governo non è in discussione nè corre pericoli.
La maggioranza in realtà è cambiata.
Che il Governo non corra pericoli non è affatto certo, ma sostenere che ne esca rafforzato è affermare cosa non vera.
L’opposizione avrà da giocare ulteriormente sulla contestazione che si tratta di un accrocchio di potere esclusivamente difensivo dai rischi dell’esito di elezioni anticipate.
Tutto quello che il volenteroso Conte potrà spendere nella narrazione di un ciclo nuovo e virtuoso è fin d’ora destinato a non essere credibile di fronte all’opinione pubblica italiana e agli interlocutori esterni.
C’è solo da sperare che questo Governo sopravviva, per un residuo senso di responsabilità delle componenti della sua maggioranza, consapevole che la sua funzione è ormai quella di accompagnare la fase di scomposizione-ricomposizione del sistema politico, anche mediante alcune riforme (in primis quella elettorale) che garantiscano uno sbocco democratico e non avventurista alla scadenza della legislatura.
Una scadenza che comunque non consegnerà all’elettorato quel bipolarismo tanto velleitariamente agognato e artificiosamente perseguito negli ultimi decenni dalle principali forze politiche.
L’altra speranza è che Governo e maggioranza sopravvivano col consapevole obiettivo di normalizzare i fondamentali economico-sociali in chiave espansiva dell’economia, di miglioramento delle condizioni di reddito e fiscali dei ceti più bassi, di sostegno a una ripresa dell’occupazione.
Rigore finanziario si, ma non lacrime e sangue, anzi segnali di miglioramento delle condizioni di vita generali.
E, aggiungerei, un impegno comunicativo, di metodo, di costume, di sostanza, per contrastare e abbattere il clima di odio artificiosamente introdotto nella vita civile italiana dalle forme del conflitto politico alimentate dall’estrema destra salviniana.
Non dico che questo assicurerebbe un successo elettorale a una coalizione di Governo che comunque non pare destinata a presentarsi come coalizione di soggetti politici nelle prossime consultazioni.
Dico piuttosto che nessuna delle formazioni politiche della maggioranza di governo scamperebbe a una catastrofica sconfitta elettorale in caso di bilancio diverso e negativo dell’esperienza di governo in corso.
Personalmente non scommetterei gran che sul futuro del nuovo soggetto politico renziano. Anche a leggere l’intervista su La Repubblica, basi ideali e programmatiche capaci di suscitare entusiasmo non ne vedo. Nè i richiami al Jobs Act e alla proposta bocciata di revisione costituzionale mi paiono particolarmente destinati alla popolarità.
Resta al fondo piuttosto un sedimento politico-ideologico-culturale declinato in negativo. In fondo anche questa nuova formazione si radica in quell’orizzonte di liquidazione del retaggio e della stessa attualità potenziale della cultura politica della sinistra italiana che d’altra parte, se la provenienza democristiana giustifica in Renzi, è ben vero che si è innestato nella sinistra stessa, prima con Craxi, che immolò il PSI su quell’altare, poi col gruppo dirigente che liquidò l’ultimo PCI (Occhetto, D’Alema, Veltroni, Fassino, col beneplacito dei “riformisti”, Napolitano e Macaluso in testa).
Credo che la consumazione di questa scissione non debba essere vissuta con l’anatema attribuito a Franceschini, il quale rievoca la frantumazione dei partiti democratici nei primi anni ‘20 del secolo scorso di fronte al fascismo.
Riempire le cronache politiche di una nuova guerra fratricida “a sinistra” (sempre che possa essere usato nel caso questo termine) non servirebbe ad altro che a nascondere l’ineluttabilità di un fallimento originario e a dare ulteriori argomenti alla destra.
Semmai resterebbe da capire come dal naufragio di un natante vulnerato e fallato come il PD qualcuno possa innescare un’operazione innovativa nel campo democratico più generale.
Se tutto si riducesse, come ironizza Renzi, al rientro di D’Alema e di Bersani, beh, meglio lasciar perdere da subito.
Percentuali non dico alla LEU, ma poco più, in vista, anche per il relitto ereditato da Zingaretti.
No, serve altro che il richiamo a un ovile diruto da troppo tempo.
Infine, la ristrutturazione del sistema politico investe direttamente il M5S.
La scissione renziana (dopo l’impallinamento, sempre renziano, della velleità salviniana di andare a elezioni anticipate), mette il M5S (e Conte: unitamente, ma distintamente) al centro dell’attuale situazione politica.
Persa l’occasione post-referendaria di porsi come punto di riferimento democratico-radicale del diffuso “partito della Costituzione”, giocato malissimo, dopo il successo elettorale del 2018, il primo tempo della corrente legislatura, fino a correre il rischio di essere fagocitato dallo spregiudicato ed esuberante partner di estrema destra, il M5S sarà capace di fare il salto di maturità necessario per impedire di essere travolto dalle insidie dei nuovi partner, inquieti e instabili e di ristrutturarsi anch’esso in chiave non contingente, ma tale da affermare una propria durevole, legittima centralità politica, programmatica, di immagine, non neo-moderata, ma riformista e popolare?
Anche qui, i precedenti consigliano prudenza.
Però se io fossi in loro, mi giocherei una partita ambiziosa con prospettive decisamente gratificanti.

Diciannove marzo san Giuseppe

Da Aladinew del 19 marzo 2018
Giuseppe il falegname ***************** . (Aladinews 19 marzo 2015)
Oggi si ricorda S.Giuseppe. Grande simbolica figura.
Un uomo, falegname, che interpreta e mette in azione i messaggi dei suoi sogni. Prima sposa la fidanzata incinta di un figlio non suo, e la mette così al riparo dal disprezzo e da una pena spietata; poi, pieromarcialis-3-18secondo sogno, emigra in terra straniera per fuggire il dominio di un tiranno, e salva così il futuro del figlio. Infine, dopo averlo cresciuto e avergli dato un mestiere, si accorge che quel figlio, a dodici anni (!) è capace di confrontarsi coi presunti sapienti del paese. E si toglie di scena, perchè il suo compito è finito.
Rappresenta l’umanità più vera: quella che parla poco e fa, che lavora, che rispetta la donna, che si sottrae all’oppressione, che cresce i figli e pensa al loro futuro, che si ritira in disparte senza onori e ricompense. Ricordiamoci di loro, sono i migliori. [segue]

Newsletter

logo76Newsletter n. 116 del 12 ottobre 2018
SAN ROMERO D’AMERICA, PASTORE E MARTIRE NOSTRO.
Care amiche ed amici,

IMPEGNATI PER LA CURA DELLA CASA COMUNE

laudato-si-12-mag-18-ft1
lampadadialadmicromicro133Cominciamo a pubblicare la documentazione dell’incontro, mano mano che ci viene fornita dai relatori e dagli interventori nel dibattito.
ultima-locandina-laudato-siFranco Meloni: presentazione dell’iniziativa

Poche parole per presentare in primo luogo gli organizzatori dell’iniziativa e successivamente l’iniziativa stessa.
Nasce in seno all’associazione spontanea che abbiamo denominato “Amici sardi della Cittadella di Assisi”, e che sarebbe pertinente anche denominare “Amici di padre Agostino”: un gruppo di amici ultrasessantenni che da studenti liceali e di altri ordini di scuole fece esperienza di comunità alla fine degli anni 60, sotto la guida spirituale di padre Agostino Pirri. Segnati positivamente da quella (ormai antica) esperienza ci siamo ritrovati e ci ritroviamo ogni mercoledì per parlare con padre Agostino del più e del meno e anche per ascoltare da Agostino qualche passo evangelico, che al di là delle scelte personali di ciascuno (amiamo definirci come un gruppo composto da credenti, da non credenti e da diversamente credenti), fa sempre bene, ci corrobora e ci aiuta nel nostro percorso di vita. [segue]

19 marzo San Giuseppe

Giuseppe il falegname ***************** . (Aladinews 19 marzo 2015)
Oggi si ricorda S.Giuseppe. Grande simbolica figura.
Un uomo, falegname, che interpreta e mette in azione i messaggi dei suoi sogni. Prima sposa la fidanzata incinta di un figlio non suo, e la mette così al riparo dal disprezzo e da una pena spietata; poi, pieromarcialis-3-18secondo sogno, emigra in terra straniera per fuggire il dominio di un tiranno, e salva così il futuro del figlio. Infine, dopo averlo cresciuto e avergli dato un mestiere, si accorge che quel figlio, a dodici anni (!) è capace di confrontarsi coi presunti sapienti del paese. E si toglie di scena, perchè il suo compito è finito.
Rappresenta l’umanità più vera: quella che parla poco e fa, che lavora, che rispetta la donna, che si sottrae all’oppressione, che cresce i figli e pensa al loro futuro, che si ritira in disparte senza onori e ricompense. Ricordiamoci di loro, sono i migliori. [segue]

Oggi sabato 30 settembre 2017

democraziaoggiVerso il Convegno sul lavoro a Cagliari
locandina-convegno
Il lavoro come fondamento della Repubblica
Questo il titolo del Convegno dibattito, promosso dal Comitato d’iniziativa costituzionale e Statutaria e da Europe direct Regione Sardegna, che si terrà a Cagliari il 4-5- ottobre Hotel Regina Margherita.
 Su Democraziaoggi.
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democraziaoggiIl lavoro: dono o castigo?
30 Settembre 2017
Fernando Codonesu su Democraziaoggi.

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La pagina fb dell’evento.
democraziaoggisardegnaeuropa-bomeluzo3-300x211Sardegna-bomeluzo22sedia-van-goghGLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501413filippo-figari-sardegna-industre-2
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caravaggio_bari
Insularità, referendum e venditori di orologi taroccati.
di Antonio Dessì su fb.
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