Risultato della ricerca: Marino de Medici

America America

ec1fd554-4f59-4a41-96c9-d6cdf3bb8db6L’AMERICA VERSO UNA QUASI DEMOCRAZIA
di Marino de Medici
L’argomento principe in questa America spaccata a metà
è se ci sarà una nuova guerra civile o quanto meno uno scontro intenso e perverso tra le due metà, impegnate a combattersi senza quartiere – come i loro predecessori nel tragico decennio dell’ottocento – senza riguardo alla conseguente distruzione dell’architettura costituzionale e dell’identità stessa dell’America. E’ triste ammetterlo ma gli Stati Uniti sono avviati su un sentiero che farà dell’America una quasi – democrazia. E dire che il mondo civile riconosceva all’America il titolo di più vecchia ininterrotta democrazia. La stato in cui versa l’America contemporanea giustifica una nuova definizione per l’America, quella di “anocrazia”, cioè di una nazione sospesa tra democrazia e autocrazia. [segue]

Oggi sabato 15 gennaio 2022

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——————-Opinioni, Commenti e Riflessioni———
America America. Verso una quasi democrazia. Marino de Medici su aladinpensiero online.
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Per la defossilizzazione dei processi produttivi e dei consumi nel pianeta. Per un modello energetico sardo totalmente rinnovabile
15 Gennaio 2022
Fernando Codonesu su Democraziaoggi.
La Scuola di cultura politica “Francesco Cocco” di Cagliari ha in programma il lancio di una “Manfesto per lo Sviluppo della Sardegna”, da costruire con contributi, seminari e dibattiti. Fra gli altri, verranno trattati la questione energetica e la mobilità, protese verso il tema unificante del lavoro […]
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CARO DAVID… QUALE PRESIDENTE? FINE VITA: UNA SVOLTA. L’UCRAINA E NOI
14 Gennaio 2022 su C3dem.
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Roberto Di Giovan Paolo, “Caro David, coltivo la rosa bianca …”. Pierluigi Bersani, “Addio David” (The Post internazionale). Luca Nitiffi (suo consigliere politico a Strasburgo), “Era gentile, ma fermo. Sapeva fare politica” (intervista al Corriere della sera). Il video del TG1 del funerale di David Sassoli (il video inizia dalle 11.30, ma la messa inizia alle 12 e si conclude circa alle 13.40). Il tweet con cui, alla vigilia dello scorso Natale, David Sassoli, nella sua qualità di presidente del Parlamento europeo, ha rivolto il suo augurio per il nuovo anno (e letto dalla figlia Livia al termine della messa). QUIRINALE: Francesco Bei, “Un presidente modello Sassoli” (Repubblica). Gianfranco Pasquino, “Per una presidenza di qualità” (Paradoxaforum). Tommaso Ciriaco, “Renzi esclude il bis di Mattarella. ‘Il 27 gennaio avremo un eletto’” (Repubblica). L. Giarelli, “Castagnetti: su Mattarella lusinghe moleste” (Il Fatto). Marcello Sorgi, “Le incognite del ballottaggio al quarto voto” (La Stampa). Gianni Cuperlo, “Se Draghi va al Colle serve un governo politico” (The post internazionale). Marianna Rizzini, “Appello del sindaco pd Matteo Ricci per Draghi al Colle” (Foglio). Michele Ainis, “Draghi al Colle? Così si rischia uno strappo” (intervista a Il Giornale). Antonio Polito, “Il fantaColle – Le chance di Casini” (Corriere della sera). GOVERNO: Roberto D’Alimonte, “Se Salvini vuole sedersi al tavolo della legge elettorale” (Sole 24 ore). Vladimiro Zagrebelsky, “La scelta politica di aprire la scuola” (La Stampa). Mario Deaglio, “Così può esplodere il debito pubblico” (La Stampa). La critica alla legge di bilancio di “Sbilanciamoci”: “Contro l’insostenibile leggerezza della legge di bilancio”. SINISTRA: Vincenzo Vita, “La sinistra immaginaria” (Centro Riforma dello Stato). FINE VITA: Fabrizio Mastrofini, “La svolta della Chiesa: sì alla legge sul suicidio assistito” (Il Riformista – a proposito di un articolo di Carlo Casalone sj su La Civiltà Cattolica). Giovanni Maria Flick, “Sì a una legge saggia sul suicidio assistito” (Avvenire). UCRAINA: Jens Stoltenberg, “Putin vuole dominare. La Nato reagirà” (intervista a Repubblica). Non così la pensa Franco Cardini, “Se il virus oscura la guerra alle porte” (Mattino). Angelo Panebianco, “Cosa vogliono Cina e Russia?” (Corriere della sera). Kurt Volker, “Il ritorno dell’impero russo” (Repubblica). INOLTRE: Monica Perosino, “Il confine dimenticato” (quello tra Bielorussia e Polonia – La Stampa) e intervista a Kyle McNally, “L’Europa si volta dall’altra parte”. Daniele Raineri, “L’Occidente ancora sveglio” (sulla sentenza del Tribunale di Coblenza su un criminale di guerra siriano – Foglio).
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America America

usa-6-gennsioIL 6 GENNAIO: UN ALTRO GIORNO DELL’INFAMIA
di Marino de Medici
Come il “giorno dell’infamia” del dicembre 1941, cosí chiamato dal presidente Roosevelt all’indomani dell’attacco giapponese a Pearl Harbor, l’America affronta il 6 gennaio la rievocazione di un altro “giorno dell’infamia”, l’insurrezione delle milizie di Donald Trump contro le istituzioni della democrazia americana. [segue]

America America

biden-mediciLO SPETTRO DELLE LEGISLATURE SULL’ELEZIONE PRESIDENZIALE
di Marino de Medici
La strategia di Donald Trump per la rielezione nel 2024 non
è un segreto ma é chiara e lampante. Ha pure un nome:
“legislatura indipendente degli stati”. In altre parole: le
legislature degli stati possono ottenere il controllo “plenario”, ossia esclusivo, delle norme valide per la scelta degli “elettori
presidenziali”. In pratica, ogni legislatura avrebbe a sua
disposizione una base legale per annullare il risultato
dell’elezione e potrebbe procedere a nominare gli “elettori”
che preferisce. E’ uno spettro che grava sul sistema
elettorale americano nel senso che una legislatura statale
avrebbe il potere di imporre le sue norme elettorali in una
sconvolgente interpretazione dell’Articolo II della Costituzione. [segue]

America, America

biden-marinoIL PARTITO DI BIDEN HA LA DISTRUZIONE DENTRO CASA
di Marino de Medici
Non passa giorno ormai che i segni dello sgretolamento della presidenza Biden non si facciano più evidenti. In ordine di tempo, l’ultima conferma viene dall’ammissione dei democratici che la legge sociale di due trilioni e passa non potrà essere approvata prima della fine dell’anno. La principale ragione è presto detta: è l’opposizione di un italo-americano, Joe Munchin III (il nome dice tutto sulla sua impudenza), senatore della West Virginia, che passerà alla storia come il distruttore del partito al quale appartiene. [segue]

America America

a7ea09a4-ec8a-4164-b80f-caf0b9240243BIDEN SUL CIGLIO DEL BURRONE MA FIDUCIOSO
di Marino de Medici
Joe Biden e il partito democratico procedono sul ciglio del burrone ad un anno dalle esplosive elezioni di midterm, nelle quali la perdita di un seggio senatoriale e di tre seggi democratici alla Camera dei Rappresentanti consegnerebbero il potere nelle mani dei repubblicani. La pandemia non accenna ad affievolirsi: ogni giorno muoiono mille americani e le vaccinazioni vanno a rilento. Ma l’orizzonte non è completamente buio per Biden: gli ultimi dati sull’occupazione e sulla spesa dei consumatori lasciano sperare sul ritorno alla normalità. In sostanza, l’esito della prossima consultazione non dipende da alcun effetto dirompente del predominio che l’ex presidente Trump esercita sul partito e i suoi candidati ma dalla crescita dell’economia americana di pari passo con la crescita dei posti di lavoro.
[segue]

America America

a7ea09a4-ec8a-4164-b80f-caf0b9240243a895aa12-499c-4ae1-ac18-30ff36f82392LE MONTAGNE RUSSE DI JOE BIDEN
di Marino de Medici*

Le montagne russe di Joe Biden non finiscono mai. Lo Speaker della Camera dei Rappresentanti, Santa Nancy Pelosi, è riuscita a raffazzonare la legge di 550 miliardi di dollari per le infrastrutture, frutto di un sofferto compromesso tra i moderati e i liberali del partito democratico. Il miracolo propiziato da Santa Nancy è avvenuto quando lo Speaker ha perso solo sei voti di democratici progressisti ma ne ha incamerati tredici repubblicani. I negoziati erano stati estenuanti ma alla fine l’approvazione della legge per le infrastrutture veniva raggiunta grazie all’impegno dei deputati centristi di impegnarsi a favore della più impegnativa legislazione sociale che prevede la spesa di 1 trilione 750 milioni a condizione che venga giudicata finanziariamente praticabile dall’ufficio congressuale del bilancio. [segue]

America America

a7ea09a4-ec8a-4164-b80f-caf0b9240243LA PRESIDENZA BIDEN AFFONDA
di Marino de Medici*
La presidenza Biden ha cominciato ad affondare in Virginia e tutto lascia pensare che affonderà totalmente tra un anno. Saranno le elezioni mid term a segnare il definitivo tracollo del partito democratico che ha miseramente
fallito la prova di governare con leggi socialmente avanzate al Congresso.
Dopo lo sfacelo della candidatura McAuliffe nell’elezione per il governatorato della Virginia, l’immagine del partito democratico propagata dall’apparente inattitudine del presidente Biden e dalla paralisi del suo partito al Campidoglio peserà in misura decisiva sulle elezioni congressuali del novembre 2022. La prevedibile perdita democratica di entrambe le camere del Congresso segnerà non tanto il ritorno di Donald Trump, lo spettro che continua ad incombere sulla democrazia americana, quanto lo scollamento del partito democratico, che nel giudizio di un commentatore del New York Times sembra composto da “falsi moderati e di simulatori radicali”. In termini meno esoterici, il partito di Biden è ideologicamente radicale, con improduttivi connotati razziali e indirizzi polarizzanti.
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America America

815d2a26-c55b-4937-912e-6a543cad2a517c1b0f1f-b8fa-473a-8e2b-5a2b5580b9a5Facebook and capitalism
by Marino de Medici
The problems with Facebook are humongous, but one thing is clear.
Facebook is a creature of capitalism that knows only one rule: growth at all costs. Growth is becoming unsustainable in the world and governments are unable to curb its excesses. Witness the inability of the U.S. government to reform the governance structures of corporations like Facebook so that they become less focused on share price and quarterly returns and concentrate on more value for all. It is inconceivable that during the COVID-19 epidemic the portfolio of the rich grew by 40% while a large swath of humanity tried to survive while it faced great obstacles in getting the anti-virus vaccines.
The behemoths of the Facebook variety resist all pressures to reform and play an immutable refrain that asks for lower taxes, less regulation, less government and more market.

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America America. Trump fermato da Cipollone

trump-di-marino2a8e3663d-4ad7-4ab1-a6eb-d4c3c9265f5b L’avvocato Cipollone e il colpo di stato sventato
di Marino de Medici

Ormai non c’è ombra di dubbio. Donald Trump ha tentato con ogni mezzo di attuare un colpo di stato servendosi avventatamente del Dipartimento della Giustizia, un organo federale cui spetta il compito di imporre il rispetto delle leggi. Trump ha chiesto nove volte al Dipartimento della Giustizia di intervenire per rovesciare il risultato delle elezioni presidenziali sulla base di presunti brogli elettorali.
Il piano del presidente repubblicano era articolato sulla sostituzione del facente funzione di Attorney General Jeffrey Rosen con un funzionario di medio livello del Dipartimento della Giustizia, Jeffrey Clark, che si era prestato ad avallare la necessità di un intervento della giustizia per mettere in discussione l’esito della consultazione presidenziale, nell’intento di affidare una revisione del voto alle legislature di un certo numero di stati. La strategia di Trump venne valutata in una drammatica sessione alla Casa Bianca durante la quale tutti gli alti funzionari del Dipartimento della Giustizia e due avvocati della Casa Bianca dissero chiaro e tondo al presidente che il suo piano illegittimo li avrebbe costretti a dimettersi in massa.
Uno di quei due avvocati era l’italo-americano Pasquale Cipollone, noto come Pat, White House Counsel ossia avvocato del presidente a partire dal 2018.
Il nome di Cipollone passerà alla storia [segue]

America, America

45926d82-9679-4bbe-aca3-f6ced7dfad2668872b50-456f-4e94-ba70-0e6b1d170f07LA CORRUZIONE ANTI-SOCIALE NEGLI STATI UNITI

di Marino de Medici
Se mai qualcuno dubitasse della crescente corruzione e malgoverno nella culla americana della democrazia, basta esaminare la mancanza di una coscienza sociale tra molti membri del Congresso ed in modo speciale il loro profondo asservimento agli interessi delle grandi “corporations”, prime fra tutte quelle farmaceutiche.
Tutti sanno che il costo delle medicine negli Stati Uniti è astronomico e che la principale ragione di questa deprecabile situazione è che il governo non è in grado di negoziare i prezzi delle medicine con le aziende farmaceutiche. Il risultato è che gli americani pagano fino a dieci volte di più per normali farmaci, come quelli prescritti per il diabete. [segue]

America, America

LA DEMOCRAZIA AMERICANA IN PERICOLO
di Marino de Medici

trump-di-marino2Negli Stati Uniti ormai suona il segnale d’allarme. Nel Novembre 2022 la democrazia americana potrebbe estinguersi in conseguenza di una riconquista repubblicana della Camera dei Rappresentanti. Fatalmente, segnerebbe il prepotente ritorno di Donald Trump come candidato alla sua seconda elezione nel 2024 e l’affermazione di una minoranza elettorale, quella repubblicana, padrona come non mai delle leve del potere.
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America, America

c0ea4fd5-3e12-4faa-b81d-cbdd724b324eLA DECADENZA AMERICANA E LO SCADERE DELLA COSTITUZIONE
di Marino de Medici*
E’ ormai innegabile che gli Stati Uniti d’America hanno imboccato una strada che segna una inevitabile decadenza. La verità che accompagna tale decadenza è che questa involuzione non è l’unico prodotto della presidenza Trump. Di fatto, il trumpismo esisteva e Donald Trump non ha fatto altro che percepire il fenomeno, abbracciandolo ed infine esasperandolo. Sono molti, e lancinanti per la coscienza nazionale, i fenomeni portanti di tale involuzione, inclusi quelli che direttamente e indirettamente additano lo scadimento dei principi fondanti del documento di cui la grande massa di americani è sempre stata estremamente fiera, la Costituzione. Questo documento storico è stato redatto con un contenuto tale da renderlo non emendabile. Tale caratteristica ha perennemente intralciato ogni sua riforma ed ha imposto un percorso proibitivo nel processo decisionale per l’adozione di emendamenti con l’imposizione di super-maggioranze per l’approvazione degli stessi.
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America, America

trump-di-marinoI QUATTRO ANNI CHE SCONVOLSERO LA POLITICA AMERICANA. DONALD TRUMP VISTO DA MARINO DE MEDICI.
Recensione di Francesco Neri
Il 6 gennaio 2021 una folla di sostenitori di Donald Trump, tra cui spiccava un pittoresco “sciamano” che ha trovato un imitatore perfino in Italia, ha lanciato un inaudito assalto alla sede del Congresso degli Stati Uniti per protestare contro i supposti brogli che avrebbero assicurato la vittoria all’attuale Presidente in carica Joe Biden.[…]

11 settembre

26fea7b9-35cb-46f1-9b2b-e31602f000a4L’AMERICA E IL DOPO 11 SETTEMBRE
di Marino de Medici
E’ già stato scritto che Osama Bin Laden ha riportato una grande vittoria postuma sugli Stati Uniti. Di certo, l’era successiva all’11 settembre ha segnato una netta perdita di potenza dell’America, l’avvento di tumultuose divisione interne e lo scadimento del rispetto di cui godeva nel mondo. A venti anni dalla distruzione delle torri gemelle, dopo una guerra ininterrotta nell’Afghanistan, l’America ha perso il predominio che la rendeva, nelle parole di un suo Segretario di Stato, la “nazione indispensabile”. Il reale dramma degli Stati Uniti è nel fatto che la sua società, e con essa la democrazia stessa, hanno subito un processo di penosa involuzione dovuto in gran parte proprio alla risposta all’attacco di Osama Bin Laden. La reazione, per quanto giustificata, ha innescato una serie di iniziative che hanno alterato il ruolo preminente dell’America nei campi più svariati, dalla sicurezza internazionale ai diritti umani. Basti citare a questo proposito la cosiddetta Autorizzazione all’Uso della Forza Militare (AUMF) che fu approvata il 18 settembre 2001 allo scopo di conferire al presidente gli strumenti necessari per combattere al-Quaida. Quella legge è ancora in vigore e costituisce la piattaforma per il vasto utilizzo di azioni belliche condotte con droni in molti teatri di conflitto che hanno scarsa relazione con quello nell’Afghanistan. Da più parti negli Stati Uniti si sono levate grida di allarme e di protesta, collegate al fatto che la risposta al 9/11 ha prodotto più danni all’America dell’attacco originario. Un altro esempio investe la legittimità della risposta che ha generato cruenti esempi di torture autorizzate dal governo federale e l’impianto di un campo di feroce detenzione nella base di Guantanamo in base a prove incerte, che gli stessi accusatori non riescono a far valere. In questi giorni, cinque musulmani sospettati di aver participato ad azioni terroristiche sono comparsi nella corte di Guantanamo che conduce una sessione “pre-trial”, ossia propedeutica al processo dentro la base. Sono passati diciannove anni da quando la prigione di Guantanamo aprí le porte nel gennaio del 2002.
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