Risultato della ricerca: Marino de Medici

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dcad525f-8154-4e8a-9220-5ea696124ef5BIDEN E UN NUOVO MODO DI GOVERNARE
di Marino de Medici

L’amministrazione democratica di Joseph Biden è partita con il piede giusto, quello dei rinnovamento e dell’unità, ma il compito di governare l’America resta in parte compromesso da Donald Trump. Governare il Paese in una congiuntura politica per molti versi drammatica sarà arduo, per molti versi paragonabile al mandato di Abraham Lincoln agli albori della guerra civile e di Franklin Delano Roosevelt alle prese con la Grande Depressione. Con tutta la buona volontà e il senso di equilibrio di Joe Biden, ci vorrà tempo e una fortunato dinamismo per governare una nazione disastrata da un pandemia che ha fatto 400.000 morti e sconvolta dalle violenze scatenate da una presidenza che ha fatto scempio di norme costituzionali e tradizioni politiche di lunga data.
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America, America

be79578f-a618-4d22-859b-e6df06fa6028IL TRAPASSO DEI POTERI NELLA TREGENDA
di Marino de Medici
Un’America profondamente divisa, sconvolta dal tentativo di insurrezione e dal micidiale diffondersi della pandemia, si appresta a dare un timido benvenuto al suo presidente piu’ anziano e un good-bye a denti stretti ad un presidente che ha spaccato il paese. Allo scadere di un tumultuoso quadriennio, Donald Trump ha trascorso i suoi ultimi giorni alla Casa Bianca nel completo silenzio, dovuto in gran parte alla perdita del suo megafono presidenziale di Twitter. Per la prima volta nella sua storia, la capitale Washington non ha assistito alla cerimonia di trapasso dei poteri in uno dei portici del Campidoglio fortificato e protetto da uno schieramento di soldati superiore a quello che gli Stati Uniti mantengono nell’Afghanistan, Siria e Irak. Prima di lasciare la Casa Bianca, il presidente uscente emanerà una raffica di “pardons” a parenti, amici e correligionari della grande menzogna sull’esito delle elezioni. In parole povere, si tratterà di una vera cornucopia a beneficio di criminali.
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America, America

be79578f-a618-4d22-859b-e6df06fa6028UNA INAUGURAZIONE FORTIFICATA
di Marino de Medici

La capitale degli Stati Uniti Washington è una città in stato di assedio.
Venticinquemila soldati armati della Guardia Nazionale sono dislocati nel Campidoglio e nella grande “mall” ai suoi piedi, completamente chiusa al pubblico da una lunga rete di protezione alta due metri e sovrastata da filo spinato in fisarmonica. Quando scoccherà l’ora fatidica di mezzogiorno per il giuramento del nuovo presidente Joe Biden, Donald Trump non ci sarà. Durante la mattinata, avrà lasciato la base aerea di Andrews con l’ultima dimostrazione del suo vile narcisismo con cui ha predisposto una cerimonia di addio con tanto di drappello d’onore in alta uniforme, una bordata di ventuno colpi di cannone ed uno schieramento di militari rappresentanti i servizi delle forze armate. La cerimonia di saluto di colui che passerà alla storia con il peggiore presidente degli Stati Uniti d’America avrà carattere militare perché a poche ore dal tanto atteso mezzogiorno Trump sarà ancora tecnicamente presidente in carica. [segue]

America, America

669e352d-9cf9-41db-ba05-8f6dc98830ad LA FINE DELLA “CARNEFICINA” AMERICANA
di Marino de Medici

“La carneficina americana si ferma qui e si ferma adesso”, dichiarò il neo presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel suo discorso inaugurale del 20 Gennaio 1917. La vera “carneficina”, purtroppo, cominciava proprio quel giorno e non si fermava per quattro anni, finché l’insurrezione incitata dal presidente Trump non spingeva gli Stati Uniti verso il baratro di uno sfacelo della democrazia americana. L’assalto al Campidoglio di migliaia di facinorosi trumpiani era più che la goccia che fa traboccare il vaso. [segue]

America, povera America. Ma la notte passerà.

ff194999-aa50-446d-93b5-ac5cd15d8564 DONALD TRUMP E L’INCITAMENTO ALL’INSURREZIONE
di Marino de Medici
Donald Trump ha giocato la sua ultima carta, quella di una insurrezione che ha sconvolto il Campidoglio di Washington, occupato da una fitta plebaglia di dimostranti trumpiani, incitati alla rivolta dal presidente. Quando la violenza ha stravolto la sessione convocata per omologare l’elezione di Joseph Biden, il presidente ha assistito alla rivolta dinanzi alla televisione, senza intervenire per convincere i suoi sostenitori ad abbandonare il Campidoglio ne’ tanto meno per ordinare alle forze dell’ordine di usare metodi duri ma necessari per salvaguardare il vice presidente, senatori e deputati minacciati dall’invasione dei due palazzi del Congresso. [segue]

America, America

whitehouse_north-casa-bBUON ANNO! Happy New Year!
di Marino de Medici
Per l’ultima volta, il presidente perdente Donald Trump si è sparato sui piedi.
Lo show trumpiano di non firmare per diversi giorni il pacchetto di 900 miliardi di sussidi anti-Covid 19 è durato fino a domenica notte, quando il presidente ha firmato per l’attuazione della legge che soccorre milioni di americani e scongiura lo shutdown del governo. Non meno importante, la legge reintegra la moratoria degli sfratti, assicurando un tetto e aiuti finanziari a centinaia di americani privi di risorse finanziarie. L’America ha vissuto un dramma che non aveva ragione di esistere. Non erano passate infatti ventiquattro ore dall’approvazione del pacchetto finanziario che Trump mandava tutto all’aria con lo specioso argomento che le misure adottate erano una “vergogna” disseminata di sprechi che andavano eliminati. Sopra tutto, Trump chiedeva al congresso di portare il sussidio per persona dai 600 dollari concordati a 2.000. I democratici, che sin dagli inizi chiedevano sussidi personali più alti, dichiaravano di essere favorevoli al maggiore importo assistenziale. I repubblicani invece si opponevano, come avevano già fatto per proposte di sussidi più elevate durante gli interminabili negoziati.
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America, America

d7d8dc81-ae85-42ec-93cf-6fc420c7712cL’ULTIMO SFACELO DI UN PERDENTE
di Marino de Medici

A meno di trenta giorni dalla sua uscita dalla Casa Bianca (potrebbe essere forzosa..) Donald Trump intensifica la sua folle campagna diretta a seminare il caos al Congresso ed a lacerare il più possibile le norme e le tradizioni politiche di una grande nazione ormai ridotta allo sfascio. Con un ultimo insulto alla decenza nell’esercizio dei poteri presidenziali, Trump ha emanato
ventisei provvedimenti di clemenza a favore di criminali e alleati corrotti, vicini al presidente e alla sua famiglia. Un tale spettacolo di abuso dei provvedimenti di clemenza non ha precedentI nella storia americana. Tra coloro che hanno ricevuto il “pardon” presidenziale figurano personaggi che è poco definire loschi, tra cui l’ex capo della campagna elettorale di Trump, Paul Manaford, ed il fedele scudiero Roger Stone, entrambi incriminati dal Procuratore Speciale Mueller, giudicati e condannati per vari crimini. Un altro “perdonato” è un membro di famiglia, Charles Kushner, padre di Jared, genero del presidente e consigliere presidenziale. Vale la pena di ricordare che Mr. Kushner fu rinviato a giudizio dall’allora procuratore di stato del New
Jersey, Chris Christie, per frode fiscale, subornazione di testimoni e contributi elettorali illegali.
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America, America

d7d8dc81-ae85-42ec-93cf-6fc420c7712c​IL TENTATIVO FALLITO DI SEDIZIONE DEI REPUBBLICANI
di Marino de Medici

Alla fine, ha vinto la costituzione americana, una delle più vecchie al mondo ma ancora fonte di ispirazione per le democrazie, parlamentari o presidenziali che siano. La Corte Suprema ha emanato un breve comunicato in cui respinge l’incostituzionale richiesta dell’Attorney General del Texas alla corte di attribuire al presidente uscente Trump i voti elettorali di quattro stati: Wisconsin, Pennsylvania, Michigan e Georgia. Si trattava, come tutti sanno, di un tentativo di ribaltare l’esito delle elezioni. Ma quel che è più grave, sfortunatamente sottaciuto dai media, è che l’azione di quell’Attorney General rappresentava il preludio ad una vera e propria sedizione. Trump ed i suoi scherani al Congresso avevano messo in atto un’offensiva contro la democrazia americana esacerbando una tradizione del partito repubblicano quale massa d’urto reazionaria e anti-maggioritaria. Questa è ormai l’essenza del movimento conservatore americano che fa del partito repubblicano non già un partito di minoranza – che non è lontanamente paragonabile a quella che in un contesto democratico è nota come “l’opposizione leale” – ma uno schieramento politico che mira a conquistare il potere al servizio dei suoi interessi partigiani e ideologici. Tutto ci si può aspettare da questo schieramento, privo di qualsiasi impegno nei confronti della democrazia elettorale.
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Il Premio Amerigo XII Edizione assegnato a Marino de Medici

fc52b9c0-193f-4f58-bf5b-9fde2aa4cf1d Il Premio Speciale della XII edizione del “Premio giornalistico internazionale Amerigo”, patrocinato dal Consolato degli Stati Uniti d’America a Firenze e istituito a cura del Chapter di Firenze dell’Associazione Amerigo, è stato assegnato a Marino de Medici.
Marino de Medici è romano, giornalista professionista. Decano dei giornalisti italiani in America, oggi ottantasettenne, vive negli USA da 60 anni. E’ stato Corrispondente da Washington dell’Agenzia ANSA e Corrispondente dagli Stati Uniti per il quotidiano Il Tempo. Ha intervistato Presidenti, Segretari di Stato e della Difesa americani, Presidenti di vari Paesi in America Latina e Asia. La sua produzione giornalistica ha spaziato dalla guerra nel Vietnam, ai colpi di stato nel Cile e in Argentina, a quaranta anni di avvenimenti negli Stati Uniti e nel mondo. Ha anche insegnato giornalismo e comunicazioni in Italia e negli Stati Uniti. Non ha ancora finito di viaggiare e di scrivere dei luoghi che visita. Finora è stato in 121 Paesi e conta di visitarne altri.
lampadadialadmicromicro13Auguri e Complimenti a Marino de Medici da Aladinpensiero online, che si onora da qualche mese di averlo come editorialista, particolarmente a commento delle vicende statunitensi. I suoi articoli per i contenuti e per la chiarezza espositiva, sono fortemente apprezzati dai lettori della nostra News.
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Il discorso di Marino de Medici in occasione della premiazione.
Gentili membri della Associazione Amerigo, Console Ragini Gupta, Presidente Andrea Gubina, Rappresentante Massimo Cugusi, Coordinatore Michele Ricceri e gentili ospiti di questa celebrazione della dodicesima edizione del Premio Amerigo,
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America, America

1280px-liberty-statue-from-belowBIDEN PRENDE IN MANO LE REDINI
di Marino de Medici
Mai prima d’ora un presidente eletto si era impadronito della scena nazionale scalzando un presidente “anatra zoppa”, come è avvenuto nel contesto della campagna volta a contenere una vera strage di americani dovuta al Covid-19.
Il presidente eletto Joseph Biden ha rapidamente installato un gruppo di esperti virologi ed epidemiologi per attuare una strategia di sanità pubblica che il presidente Trump non ha mai voluto o saputo concepire. Tra l’altro, Biden ha chiesto al dottor Anthony Fauci di partecipare alla campagna anti-virus in qualità di “capo consigliere medico”. Mentre Biden prendeva in mano le redini di quella strategia, in una giornata in cui 2.800 americani soccombevano al morbo, il presidente era impegnato in tese discussioni alla Casa Bianca sulla concessione di un gran numero di “pardons” volti a mettere al sicuro da accuse federali, ma non civili, le figlie, il genero ed una consorteria di fedelissimi consiglieri, primo fra tutti Rudy Giuliani, e sicofanti di varia estrazione.
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Appello. Un patto di tutti i sardi per la Sardegna.

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“Non ci si salva da soli”. Per battere il Covid in Sardegna è urgente la “buona politica; non quella asservita alle ambizioni individuali o alla prepotenza di fazioni o centri di interessi”.

Appello di cattolici sardi

Premessa.
Noi cittadini sardi, cattolici ispirati dai valori del Vangelo, fedeli agli insegnamenti del Concilio Vaticano II e della dottrina sociale della Chiesa, convintamente riproposti dalle ultime illuminanti encicliche di Papa Francesco, ci dichiariamo preoccupati e angosciati per il precipitare della situazione economica della Sardegna, con il portato di sofferenze materiali e psicologiche per un numero crescente di persone appartenenti a tutti gli strati della società sarda, specie dei meno abbienti. Chiediamo pertanto a tutti, a partire da quanti hanno responsabilità pubbliche, nelle Istituzioni e nelle altre organizzazioni della Società, e a tutti gli uomini e a tutte le donne di buona volontà, un impegno corale che, nel rispetto delle differenze delle diverse appartenenze politiche e culturali, ci renda solidali e attivi per uscire dalla situazione di crisi e difficoltà antiche e attuali della nostra regione.
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Appello. Un patto di tutti i sardi per la Sardegna.

costituenteNon ci si salva da soli
di Franco Meloni, su il manifesto sardo.

Attraverso l’appello qui pubblicato, un gruppo di cattolici sardi preoccupati della situazione generale e, in particolare, della Sardegna, sollecitano un impegno corale dei cittadini sardi e delle Istituzioni per arrestare il declino della regione e lavorare uniti per un suo nuovo sviluppo, volgendo la terribile crisi dovuta all’epidemia covid-19 a nuove prospettive.

L’appello si collega idealmente alle esortazioni di Papa Francesco, significativamente al video-messaggio da lui fatto al termine delle giornate del The Economy of Francesco e al documento finale dello stesso evento denominato “Patto di Assisi”. Con questi intenti l’appello mira a creare un forte spirito unitario, ispirandosi alla proficua alleanza tra appartenenti a diverse impostazioni culturali (cattolica, marxista, liberale, azionista) che caratterizzò la ricostruzione dell’Italia dalle macerie della II guerra mondiale, superando le profonde devastazioni morali, culturali e materiali del nazifascismo. Proprio a quel “Patto politico-culturale” dobbiamo la magnifica Carta costituzionale della Repubblica e, per quanto ci riguarda, lo Statuto di autonomia della Sardegna. Ovviamente, nel nostro caso, il primo ambito di riferimento e terreno di azione è la Sardegna, tuttavia inserita nei più ampi contesti: italiano, mediterraneo, europeo, planetario. In conclusione, l’appello non si indirizza solo ai cattolici, singoli e associati, chiamati a un risveglio rispetto alla necessità imprescindibile di un loro maggior impegno politico (come precisamente indicato da Papa Francesco), ma a tutte le componenti organizzate della società e ai singoli cittadini, nel rispetto delle diversità di ogni tipo, che però devono trovare comuni percorsi per grandi finalità da perseguire, insieme. Ecco perchè in questa fase si chiede a tutte e tutti di sottoscriverlo, per poi far scaturire dallo stesso e dal dibattito che saprà suscitare coerenti iniziative culturali, sociali, politiche.
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“Non ci si salva da soli”. Per battere il Covid in Sardegna è urgente la “buona politica; non quella asservita alle ambizioni individuali o alla prepotenza di fazioni o centri di interessi”.

Appello di cattolici sardi

Premessa.

Noi cittadini sardi, cattolici ispirati dai valori del Vangelo, fedeli agli insegnamenti del Concilio Vaticano II e della dottrina sociale della Chiesa, convintamente riproposti dalle ultime illuminanti encicliche di Papa Francesco, ci dichiariamo preoccupati e angosciati per il precipitare della situazione economica della Sardegna, con il portato di sofferenze materiali e psicologiche per un numero crescente di persone appartenenti a tutti gli strati della società sarda, specie dei meno abbienti. Chiediamo pertanto a tutti, a partire da quanti hanno responsabilità pubbliche, nelle Istituzioni e nelle altre organizzazioni della Società, e a tutti gli uomini e a tutte le donne di buona volontà, un impegno corale che, nel rispetto delle differenze delle diverse appartenenze politiche e culturali, ci renda solidali e attivi per uscire dalla situazione di crisi e difficoltà antiche e attuali della nostra regione.

1. Il momento della Sardegna.

La Sardegna nel momento in cui ha bisogno della più grande ricostruzione morale sociale ed economica della sua storia contemporanea – che può iniziare proprio dalla lotta al Coronavirus e ai suoi devastanti effetti – risulta paralizzata da un insieme di contraddizioni che si scaricano soprattutto sui più deboli.

La pandemia da Coronavirus ha ulteriormente aggravato le già precarie condizioni economiche e sociali della Regione. L’aggiornamento congiunturale dell’economia della Sardegna del novembre 2020, pubblicato dalla Banca d’Italia, sottolinea la forte negatività di tutte le variabili ( molto peggio di quanto accaduto a livello nazionale) dal PIL ai consumi, dalle esportazioni all’occupazione, dal fatturato agli ordinativi di tutti i settori dall’agricoltura all’industria, dal commercio, all’edilizia dal turismo ai servizi. Gli effetti di questa crisi strutturale avranno pesanti conseguenze oltrechè sul piano sociale anche su specifiche situazioni come l’emigrazione dei giovani istruiti, l’ulteriore spopolamento dei piccoli comuni, l’incremento dei livelli di povertà.

2. Principali emergenze

In diversi settori fondamentali le situazioni di crisi si sono aggravate negli anni.

– Nella scuola, nella formazione, nell’Università e nella Ricerca, comparti in cui si ampliano i divari tra i partecipanti a tutti i livelli – con esclusioni dettate in grande misura dalle condizioni economiche di partenza delle famiglie – oggi anche acuiti dalla formazione a distanza.

– Nei trasporti perennemente incerti al punto di togliere ai sardi il diritto costituzionale alla mobilità. E’ dei giorni scorsi la dichiarazione relativa all’interruzione dal 1° dicembre di tutti i collegamenti navali in convenzione.

– Nella sanità, con i tagli sistematici agli organici, l’annuncio di riforme penalizzanti nei confronti dei territori, l’intasamento degli ospedali; il taglio delle borse di studio per le specializzazioni mediche. Questioni ben rappresentate in questo periodo dal malessere dei sindaci di fronte all’enormità dell’emergenza sanitaria disperatamente affrontata dai medici, dal personale sanitario, dagli operatori delle cooperative sociali e del volontariato a cui va la nostra solidarietà

– Nelle pubbliche amministrazioni, in tutte le diverse articolazioni, dove si aggrava la farraginosità burocratica al punto da compromettere i diritti dei cittadini, ma anche delle imprese, ostacolate anzichè sostenute nella funzione di creare lavoro per uno sviluppo economico eco-sostenibile.

Nella politica, segnata dal crollo della partecipazione dei cittadini sardi agli eventi elettorali e, spesso , da carenze programmatiche e attuative che rischiano di mettere a repentaglio i diritti della persona e perfino del rispetto della dignità umana. Nell’emergenza attuale, che riguarda tutti, ad essere maggiormente colpite sono, come sempre, le fasce sociali più deboli della popolazione: giovani, donne, anziani, poveri di ogni tipologia e, tra essi, ammalati, persone con basso livello culturale, analfabeti digitali, i residenti nei piccoli centri dell’interno, disoccupati.

Le famiglie che già vivevano in situazioni di disagio prima dell’inizio dell’emergenza sanitaria, versano oggi in situazioni di gravissima difficoltà, come testimoniano anche i recenti dati della Caritas sull’aumento della povertà assoluta e relativa.

La Sardegna ha bisogno, dunque, di interventi concreti sulle politiche per la famiglia, i giovani, il lavoro e le imprese, la questione ambientale, la sanità, la scuola, le infrastrutture, l’Università, la ricerca, le nuove tecnologie, la lotta alla corruzione.

3. La buona politica

Sulle orme di Papa Francesco chiediamo per la Sardegna “l’urgenza della buona politica; non di quella asservita alle ambizioni individuali o alla prepotenza di fazioni o centri di interessi. Una politica che non sia né serva né padrona, ma amica e collaboratrice; non paurosa o avventata, ma responsabile e quindi coraggiosa e prudente nello stesso tempo; che faccia crescere il coinvolgimento delle persone, la loro progressiva inclusione e partecipazione; che non lasci ai margini alcune categorie, che non saccheggi e inquini le risorse naturali […] che sappia armonizzare le legittime aspirazioni dei singoli e dei gruppi tenendo il timone ben saldo sull’interesse dell’intera cittadinanza”

L’obiettivo principale della Politica deve essere, in questo frangente, la salvezza della dignità delle persone, concentrando ogni sforzo sul lavoro, sulla ricerca del bene comune e non sull’assistenzialismo.

4. Piano straordinario e Piano per la Rinascita

Si metta perciò a punto un piano straordinario di investimenti da far partire al più presto, non oltre il 1° gennaio 2021. Quando la moratoria statale sui licenziamenti finirà e termineranno le risorse straordinarie per la cassa integrazione, gran parte dei lavoratori più deboli e meno qualificati perderà il lavoro col rischio più che concreto di rimanere intrappolata in una condizione di impoverimento per lungo tempo. Pertanto è necessario fin da ora intervenire con determinazione, anche con provvedimenti legislativi straordinari, sulle ben note emergenze create dalla pandemia.

Ma anche risulta indispensabile elaborare la fase della ricostruzione con un Piano per la Rinascita da costruire da parte delle Istituzioni con la collaborazione delle parti sociali – datoriali e sindacali – dei cittadini e delle loro organizzazioni, nella pratica della sussidiarietà, affinché si immaginino e si costruiscano percorsi di riqualificazione e affiancamento sociale condivisi e in grado di traghettare non solo le vittime del lockdown, ma l’intera Sardegna nella fase del post Covid. Questo piano indispensabile anche per utilizzare al meglio le ingenti risorse, che dovrebbero arrivare dal Recovery fund dell’Unione Europea. Si corre il rischio, infatti, che tali risorse vengano male utilizzate o sprecate se non si dovessero avere le idee chiare sulla loro destinazione e modalità d’impiego.

5. Unità per il bene della Sardegna

Come cattolici apprezziamo e sosteniamo il valore e l’importanza del pluralismo e della dialettica tra le forze politiche. Ma oggi, in questi tempi straordinari, le contrapposizioni devono mitigarsi lasciando posto al perseguimento di una grande unità tra le forze politiche e istituzionali. Il bene della Sardegna e della sua gente vale molto di più di piccoli vantaggi elettorali.

Speravamo tutti che questa pandemia da Covid-l9 cessasse e si potesse riprendere la vita nella sua normalità. Ma non è così. L’emergenza non sarà di breve durata e siamo certi che molto non sarà più come prima e che dobbiamo acquistare capacità politica di disegnare e realizzare nuovi e inediti scenari, come abbiamo cercato di argomentare in questo scritto.

Nell’esperienza drammatica che stiamo vivendo, e che ci ha fatto toccare con mano quanto siamo collegati e interdipendenti, ci è consegnata questa lezione: come il contagio avviene per contatto anche l’uscita dall’emergenza è possibile nel fare corpo unico. Non ci si salva da soli.

6. «Non sprechiamo la crisi!»

Rammentiamo in conclusione il recente messaggio della Conferenza Episcopale Italiana alle comunità cristiane in tempo di pandemia: “Viviamo una fase complessa della storia mondiale, che può anche essere letta come una rottura rispetto al passato, per avere un disegno nuovo, più umano, sul futuro. «Perché peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla, chiudendoci in noi stessi» (Papa Francesco, Omelia nella Solennità di Pentecoste, 31 maggio 2020)”.

Noi, cattolici sardi, raccogliamo queste esortazioni e chiamiamo tutte e tutti agli impegni che sinteticamente e sicuramente non esaurientemente abbiamo delineato in questo nostro appello.

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Per sottoscrivere l’appello – che fino alla pubblicazione di questo editoriale (1 dicembre 2020 ore 10) ha raggiunto 172 sottoscrizioni – inviare l’adesione (Nome, Cognome, paese/città) a una delle seguenti email: mario1946.girau@gmail.com o melonif@gmail.com. L’elenco aggiornato dei sottoscrittori è disponibile – in continuo aggiornamento – sul sito web di Aladinpensiero online, al seguente link:

America, America

1280px-liberty-statue-from-below IL DOPO TRUMP E UNO SGUARDO AL FUTURO
di Marino de Medici
Il 14 Dicembre, le riunioni dello Electoral College nelle capitali
degli stati metteranno fine alla invereconda campagna di Donald Trump per ribaltare il risultato delle elezioni del 3 Novembre e complicare l’assunzione del potere da parte del presidente Joseph Biden. Fino all’ultimo, Trump getterà sabbia negli ingranaggi della successione presidenziale generando un senso generale di sconcerto e profonda preoccupazione per le iniziative che Trump minaccia di prendere da qui al 20 Gennaio. La presente crisi comunque è quella della delegittimazione del presidente eletto da parte di quello uscente, che pur avendo registrato rovesci legali lascia trapelare l’intento di portare la controversia alla Corte Suprema. [segue]

America, America

d7c8a7b4-749f-4840-b4e4-a9cc94f54fb1LA NORMALITA’ PERDUTA IN AMERICA
di Marino de Medici
In una nazione come l’America, immersa nel caos indotto da una presidenza perversa, è difficile prevedere il ruolo che la nuova amministrazione Biden potrà svolgere per ristabilire la “normalità”. Ma alcune anticipazioni sono fondate. Primo, la campagna di Trump volta a delegittimare la presidenza Biden non si arresterà il 20 Gennaio con l’insediamento del nuovo presidente ma continuerà negli anni avvenire. Secondo, l’America non tornerà alla normalità per molto tempo ancora. [segue]