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SINISTRA. DIBATTITO nella SINISTRA senza appartenenze

ape-innovativaC’è da essere contenti che finalmente si sia aperto e si stia sviluppando un grande dibattito nella sinistra (e oltre) che s’interroga non solo su se stessa (quali contenuti e quali confini definiscono oggi la sinistra), ma sul “che fare?” rispetto alle varie questioni politiche che agitano e tormentano il nostro tempo. Le dimensioni delle variegate problematiche sono enormi, interessando tutto il mondo, ma ovviamente l’attenzione ricade sulla situazione italiana, particolarmente su quanto fa (o non fa) il governo di centro-destra (molti a sinistra preferiscono definirlo solo di destra, anzi di estrema destra, perlomeno quanto a egemonizzazione della Lega) e su quanto accade in Sardegna, anche (e non solo) in relazione alla scadenza elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale (febbraio/marzo 2019), che, come noto, precede quella del Parlamento Europeo (primavera 2019). Noi, come Aladinews, siamo interessati a questo dibattito – con uno sguardo specifico a quanto accade in Sardegna – e in esso coinvolti e impegnati, partecipando direttamente e in collaborazione con le attività di altre realtà associative, CoStat in primis, innanzitutto mettendo a disposizione i nostri spazi. In tema segnaliamo, tra le tante iniziative, la pagina fb “Discutere a sinistra. A Cagliari”). In questo contesto, ci sembra importante segnalare il dibattito in quella che chiamiamo “Sinistra senza appartenenze” dando conto dei diversi interventi di suoi esponenti. In questa circostanza evidenziamo quelli di due esponenti di rilievo, precisamente di Andrea Pubusa (in prevalenza sul blog Democraziaoggi) e di Tonino Dessì. Proprio quest’ultimo in un intervento odierno sulla sua pagina fb polemizza con garbo, ma con chiarezza e decisione, con le posizioni di Andrea Pubusa. Non riassumiamo nulla di questo contributo, preferendo riportarlo integralmente. Vogliamo sottolineare come il dibattito si presenti duro, ma non lacerante, tale cioè che appare decisamente produttivo per possibili concrete convergenze, che saranno auspicabili solo se lo stesso dibattito continui ad essere chiaro e senza reticenze, rispettoso delle idee in campo, unito dal comune intento di costruire ipotesi e programmi utili in generale e per la nostra terra in particolare. Non partiamo da zero, anzi, ma la strada è lunga. Tuttavia il tempo fugge (nel lungo periodo – diceva l’economista - saremo sicuramente tutti morti) e dobbiamo fare qualcosa che, sebbene proiettata nel tempo, sia concretamente utilmente percorribile nel periodo della nostra esistenza.
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10f6f602-1f3d-4da4-ba7a-8a303afab397tonino-dessiDue articoli di Andrea Pubusa dai quali dissento.
di Tonino Dessì su fb.
È noto quanto condivida con Andrea Pubusa affinità che mi derivano da più di quarant’anni di un comune itinerario politico.
Non abbiamo sempre condiviso l’analisi contingente e qualche volta anche sulle proposte di azione i nostri punti di vista non hanno coinciso.
Abbiamo tuttavia maturato in comune una strutturale impostazione di fondo, idealmente antidogmatica, democraticamente radicale, estremamente sensibile alle ragioni dei movimenti sociali reali nelle loro manifestazioni più avanzate, da quelle scaturite nell’alveo storico del movimento operaio, a quelle dei movimenti giovanili e studenteschi degli anni ‘60 e ‘70, a quelle dei movimenti pacifisti ed ecologisti degli anni ‘80.
Dal Manifesto-PdUP al PCI fino al PDS e ai DS siamo anche stati militanti e dirigenti regionali di partito, lui più impegnato sul versante rappresentativo-istituzionale, io maggiormente assorbito da funzioni politiche e organizzative interne, ancorchè da ultimo mi sia stato concesso dagli eventi di cimentarmi in una più breve, ma intensa esperienza nel Governo della Regione.
Giuristi entrambi (lui però con ruolo di prestigioso docente universitario e di solido avvocato, io, di una generazione più giovane, approdato al mestiere del dirigente presso l’Assemblea legislativa sarda), appartenenti a una scuola fortemente impegnata sul terreno dell’interpretazione coerente della Costituzione repubblicana, antifascista, democratica e autonomista, della sua attuazione più avanzata, della sua intransigente difesa e non meno attivi nella spinta al massimo dispiegamento della specialità e della soggettività autonoma della Sardegna, per quanto mi concerne anche in una prospettiva esplicitamente federalista.
La crisi della sinistra politica italiana e sarda e l’esperienza personale, che ci ha investiti in pieno, della sua lunga agonia, ci ha anche entrambi portati a convincimenti piuttosto radicali sulla sua irreversibilità nella fase storica attuale.
Non sempre, come ho scritto poc’anzi, ci siamo trovati d’accordo sul “che fare”, in passato.
[segue]