Tag Archives: Vanni Tola

Sassari: Sindaco “in graticola”

2014-08-10-00-36-22--987923874
arrostita_3Caos nel Comune di Sassari, non decolla la nuova Giunta eletta oltre due mesi fa.
sedia-van-gogh4di Vanni Tola
Siamo in debito con i nostri pochi o molti lettori estivi di nuovi ragguagli sull’avvio dell’attività della Giunta comunale di Sassari. Breve riassunto delle puntate precedenti. La scorsa settimana il Sindaco Sanna si presentò in Consiglio per illustrare le linee programmatiche della Giunta, primo atto per garantire l’operatività dell’istituzione locale. Accade però che nel Pd, maggior partito della coalizione di maggioranza e partito del Sindaco, resta in piedi una forte opposizione interna costituita da dieci consiglieri che fanno riferimento a componenti interne controllate da esponenti della vecchia dirigenza del partito Spissu, Ganau e Lai. Gli oppositori chiedono a gran voce un sostanziale rimpasto della Giunta Sanna che, a loro parere, non rappresenterebbe in modo adeguato gli equilibri emersi con le elezioni dello scorso mese di Maggio. Sono talmente determinati che arrivano perfino a minacciare di non votare l’approvazione delle linee programmatiche qualora non fosse accolta la loro richiesta. Il Sindaco, fiuta aria di temporale e rinvia la riunione della Giunta allo scorso giovedì programmando una serie di altri incontri tra le componenti con l’intento di dipanare la matassa e dare finalmente il via all’attività del Consiglio e della Giunta comunale. Giovedì il colpo di scena. Il Sindaco e la Giunta non si presentano in aula e la riunione del Consiglio è rinviata, in seduta straordinaria, il lunedì 11 Agosto. E’ lo stesso giorno nel quale, a pochi passi dal Municipio, si svolgerà la grande e tradizionale arrostita pubblica che anticipa la Festha Manna della città, la Faradda dei Candelieri per sciogliere un antico voto della città alla Madonna dell’Assunta. - segue -

A settembre potrebbe chiudere il museo Nivola di Orani

costantinonivola madre e figlio 1986Schiaffo alla cultura: soldi finiti, il museo Nivola chiude.
Giulio Chironi presidente della fondazione annuncia la fine della straordinaria esperienza rappresentata da questa raccolta di opere dello scultore emigrato negli Stati Uniti ma rimasto legatissimo alla sua Orani
di Luca Rojch – La Nuova Sardegna on line.
———————– ——————
Vanni per Nivola museoVanni su youtube: http://m.youtube.com/watch?v=FDk5EnX03Ak – segue -

la sedia di Vanni: attendendo buone nuove da palazzo ducale

sanna sindaco ssSassari
La Giunta prossima ventura
di Vanni Tola
sedia-van-gogh4Al momento l’unica certezza è rappresentata dall’elezione del Sindaco Nicola Sanna, il resto è nebbia. Cercare di capire ciò che accede intorno al nuovo Primo cittadino e, in particolar modo, in casa Pd è impresa ardua. Nicola Sanna, dopo aver sconfitto il vecchio gruppo dirigente del Pd alle primarie e aver conseguito una brillante affermazione alle elezioni, è ora all’opera per predisporre la nuova Giunta. E qui cominciano i problemi. Il neo Sindaco era a capo di un cartello elettorale composto da undici formazioni politiche. Alcune di queste formazioni sono state eliminate dalla scelta degli elettori, altre sono lì e attendono di avere la loro quota di rappresentanza in Giunta. Ma il principale problema è un altro. Il gruppo dirigente locale del maggior partito della coalizione, il Pd, ha mal digerito la sconfitta alle primarie e con un lavoro certosino, porta a porta, ha raccolto un risultato elettorale tale da poter pesantemente condizionare le scelte future del neo eletto Sindaco relativamente alla formazione della Giunta e, più in generale, nella amministrazione della città. Mai il Pd è apparso cosi diviso al proprio interno. Leggendo le cronache del quotidiano locale si apprende dell’esistenza all’interno del partito di un’area Spissu-Borghetto, di un’area Demontis, dell’area del segretario regionale Silvio Lai. Segue nell’ordine il gruppo Sanna-Carbini-Spanedda- Marras, l’area di Gavino Manca e Bruno Dettori, la storica area che fa riferimento a Progetto Sardegna e al gruppo di Duce-Spanedda, i Ganaiani (riferimento l’ex Sindaco Ganau), qualche civatina e probabilmente dimentichiamo qualcuno. Un’armata Brancaleone, piuttosto che un partito, che poi deve fare i conti con gli alleati di coalizione mentre qualcuno degli aspiranti a incarichi in Giunta ha già fatto sapere, senza troppi giri di parola, di essere pronto a passare all’opposizione se non saranno soddisfate le proprie richieste. In questa disperata situazione, il sindaco Sanna ha tentato il tutto per tutto assumendosi la responsabilità di predisporre una Giunta rendendone pubblica la composizione. Codice Renzi sul decisionismo in una mano e lista dei consiglieri nell’altra mano si apprestava a dare alla città di Sassari una nuova Giunta. Come don Abbondio, di Manzoniana memoria, ha incontrato sul suo cammino i “bravi” che, in un primaverile sabato pomeriggio, gli hanno comunicato che quella Giunta non andava varata, necessitavano radicali cambiamenti. Dalla mezzanotte del fatidico sabato la proposta di Giunta è stata ritirata e si sono riaperte le trattative all’interno del Pd. Il nuovo sindaco, a differenza di don Abbondio, pare coraggioso e determinato ma le trattative in corso nelle segrete stanze di partito e nei gazebo dei bar di via Roma non hanno finora prodotto risultati apprezzabili. La situazione appare particolarmente complicata e di difficile soluzione. Una possibilità è la predisposizione di una Giunta orientata al cambiamento e fortemente ancorata al programma elettorale che vedrebbe la luce, però, con una forte opposizione interna da parte di un consistente gruppo di appartenenti al maggior partito della coalizione. L’alternativa potrebbe essere una Giunta di compromesso tra il neo eletto sindaco e il vecchio gruppo dirigente del Pd con buona pace dei propositi di cambiamento, rinnovamenti, rottamazione del vecchio modo di fare politica che ha rappresentato l’asse portante del programma elettorale del sindaco Sanna. All’orizzonte si scorgono soltanto nubi minacciose, potrebbe perfino saltare tutto per aria. Il Pd, con buona pace dei proclami del segretario Lai, potrebbe subire un ulteriore processo di degrado politico. L’elettorato che ancora una volta ha mostrato di crederci, potrebbe scegliere l’area del disimpegno o dell’antipolitica. Sassari potrebbe diventare l’ennesima Livorno in mano ai grillini. Attendiamo buone nuove.

Riflessioni sul voto e dintorni: il dibattito è aperto, senza spingere…

Parlamento in duomo di Vanni Tola
sedia-van-gogh4Pensieri sciolti. Mi ha telefonato un amico dall’America. Voleva sapere come sono andate le elezioni europee, che accade in Italia e nella sua Sardegna. Voi che gli avreste risposto? Mai come in questa tornata elettorale si è registrata, perfino da parte degli analisti di professione, una difficoltà diffusa nell’esprimere delle valutazioni, nel formulare un minimo di analisi del voto, sondaggisti ballar0nella ricerca di capire che sta succedendo. L’impressione è che non ci si stia capendo più niente. Mancano o vengono meno quelle chiavi di lettura del voto e delle tendenze politiche che, fino a qualche anno fa, consentivano a opinionisti, osservatori e commentatori di analizzare l’evoluzione degli eventi e le trasformazioni politiche in atto, sulla base di parametri di riferimento certi e definiti. Al momento constatiamo che, a cominciare dai più noti sondaggisti, “non ci ha preso” nessuno. Tutti attendevamo un’impressionante avanzata di Grillo che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto conquistare una maggioranza bulgara. Gli opinionisti più accreditati erano concordi nell’immaginare un testa a testa col Pd o il sorpasso storico di Grillo su Renzi. Lo stesso Renzi, poche ore prima del voto, si era premurato di dichiarare che, anche in caso di pareggio con Grillo o di eventuale superamento del PD, lui non si sarebbe comunque dimesso da capo del Governo. “Cazzo…” direbbe Crozza, non si era neppure accorto che stava per superare Grillo di venti punti percentuali. L’altra anomalia è rappresentata dalla cosiddetta sconfitta di Grillo. Un partito nato e cresciuto in maniera “anomala”, fuori dagli schemi classici, con un programma non programma, con obiettivi politici e strategie poco definite, unite soltanto del “tutti a casa” o come direbbe il leader “tutti affanculo”, avrebbe perduto le elezioni. Perduto? Badate che ha più del venti per cento dei voti. E Berlusconi? Plurinquisito, condannato, privato del diritto di candidarsi e perfino di quello di votare, che va dicendo di non aver potuto fare una decente campagna elettorale. Era presente in radio, televisione e videoconferenza più di Pippo Baudo e della Carrà dei tempi d’oro della televisione. Mantiene un buon quindici per cento dei voti e un grande consenso tra la sua gente che difficilmente un cittadino europeo riesce a comprendere. Cosa altro dovrebbe combinare perché una parte degli italiani smetta di accordargli consenso e si orienti verso altri leader dell’area politica del centrodestra? La sinistra, pardon l’area di centrosinistra – è più garbato e meno ideologico definirla cosi – è divisa come non mai. Trova in Renzi un leader che riesce a tenerla unita su programmi, parole d’ordine e strategie che ai meno giovani ricordano tanto la vecchia Dc. Un leader che ha, quale principale alleato di governo per le riforme istituzionali, un tale che di cognome fa Berlusconi e con il quale lavora per definire la riforma dell’assetto costituzionale del paese. Vi domanderete se è lo stesso Berlusconi di cui si parlava prima, plurinquisito, condannato ecc., si è proprio lui ma essendo il leader riconosciuto di una parte dell’elettorato continua ad avere voce in capitolo. Un altro elemento incomprensibile per i cittadini di qualunque paese democratico al mondo. Si va bene, però c’è la speranza che si rafforzi una piccola area politica a sinistra, Tsipras ha superato la soglia del quattro per cento e porterà un punto di vista di sinistra nel parlamento europeo. Certo, una bella prospettiva, anche se osservando i voti riportati nelle precedenti elezioni dalle formazioni di sinistra che hanno appoggiato Tsipras, non si è andati molto oltre una sostanziale tenuta di quel poco che già c’era, in termini numerici intendo, parlo di voti. E già il giorno dopo le elezioni si discuteva nell’area politica di riferimento della lista Tsipras sul come andare avanti. Tradotto dal politichese, sulla possibilità di realizzare un’ennesima rifondazione del pensiero della sinistra italiana non ancora renzizzata o, più realisticamente, su come continuare a rimanere divisi e puri all’interno di piccoli partitini. Nello specifico della Sardegna poi c’è anche qualche altro conto che non torna. Si è registrata una giusta ondata di protesta e indignazione per i regolamenti elettorali europei che vedono l’isola fare parte di un collegio unico con la Sicilia. Il gonarioragionamento era questo: la Sicilia ha una popolazione tra volte maggiore della Sardegna quindi, anche questa volta, i Sardi non riusciranno ad avere alcun rappresentante nel parlamento europeo. L’indignazione era tale e tanta che ha indoto perfino una parte dell’elettorato sardo all’astensionismo come atto di protesta. “ No Sardegna, no voto”, mi pare fosse questo lo slogan. E’ andata a finire che abbiamo eletto tre sardi al parlamento europeo e tra questi un candidato di prestigio quale Renato Soru. Anche in questo caso “non ci aveva preso nessuno”. Insomma, chi se la sente di analizzare il voto, l’andamento dei flussi elettorali, l’orientamento degli elettori, le prospettive del paese, si faccia pure avanti e speriamo che “ci prenda”.
————————————–
Nel riquadro in alto e in quello immediatamente sopra: Filippo Figari, Parlamento in Duomo, aula riunioni Camera di Commercio di Cagliari.
coporaz mare Figari_2
>[NdR] Daremo spazio sulla news a tutte le iniiative di dibattito sul voto europeo e oltre, cioè: sulle prospettive di costruzione di una nuova Europa, sulle polit238iche europee, sull’utilizzo dei fondi strutturali, sulle politiche internazionali ed europee (con particolare attenzione al Mediterraneo) della Sardegna, e così via.
Sardegna Europa iniz Rossomori
In questo contesto segnaliamo l’iniziativa dei Rossomori, di sabato 31 maggio, a Cagliari.
- La pagina fb dell’evento

Ci ha lasciati Giommaria Cherchi

lutto
Ci ha lasciati Giommaria Cherchi, uomo politico, poeta, professore. Uomo di punta del PCI sassarese, ha ricoperto numerosi incarichi nel Comune di Sassari, è stato Presidente della Provincia, ha vinto il premio di poesia “Città di Ozieri”. Molti lo ricorderanno per il suo impegno politico e sociale, molti altri come raffinato scrittore e poeta. Io lo voglio ricordare come professore di lettere in una scuola media superiore, il mio professore. Veniva a scuola in giacca e camicia bianca abbottonata sul collo fino all’ultimo bottone, mai con la cravatta. Sempre al fianco degli studenti in lotta, era considerato dall’allora Preside un insegnante “facinoroso” che sobillava gli studenti altrettanto facinorosi. Il sessantotto stava per arrivare. Lui rispondeva alle critiche con un sorriso carico di garbata ironia. Ci ha insegnato ad amare e capire la storia, ad approfondire le vicende storiche cercando di comprendere la vera origine degli avvenimenti. Ha stimolato in noi l’interessarsi per le problematiche sociali e politiche del paese. Talvolta, con discrezione, ci invitava ai suoi comizi e, spesso, prima di salutarci ci offriva un bicchiere di vino al bar. A quelli di noi diventati di sinistra, proponeva di dargli del Tu, come era consuetudine tra i compagni. Nessuno è mai riuscito a farlo, per noi era e restava il professore. Forse ora… addio Giommaria. (vt).

Sarà Nicola Sanna il candidato sindaco del Partito Democratico

nicola sanna lanuovass bella dentrodi Vanni Tola
Sassari – Notte travagliata nella sede del Pd, si controllano i verbali dei seggi, si ricontano i voti. Ha vinto Nicola Sanna ma poiché il distacco con la candidata Angela Mameli non appariva molto elevato, gli sconfitti hanno giocano l’ultima carta, quella del nuovo conteggio dei voti, con la speranza di poter ribaltare il risultato. A notte fonda, quasi all’alba, la proclamazione ufficiale, Sanna è il candidato vincente con un vantaggio di cinquant’otto voti. L’interesse dei cittadini per le primarie del Partito è stato notevole, il numero dei partecipanti ha superato le più ottimistiche attese. Il ballottaggio poi ha fatto registrare un altro aumento con tredici mila partecipanti. Evidentemente il sistema di consultazione degli elettori raccoglie notevole apprezzamento. La settimana successiva alle primarie di domenica scorsa è stata caratterizzata da un’intensa ricerca di consensi a favore dei candidati al ballottaggio realizzata con tutti i mezzi possibili e immaginabili, dal passaparola al messaggino sul cellulare, dalla ricerca porta a porta di amici e compagni da convincere, ai comizi nelle piazze del centro. Chi esce sconfitto dalla consultazione? In primo luogo un gruppo dirigente vecchio, una concezione della gestione del partito ancora basata sulle componenti e i gruppi ispirati o creati da leader più o meno carismatici, una concezione dinastica del partito che ha visto il Sindaco uscente proporre il proprio successore, la candidata Mameli, quasi a voler garantire la continuità nel tempo del proprio operato. Ma soprattutto appare sconfitta l’idea che debbano essere gli apparati di partito a decidere e scegliere chi candidare. Vince un raggruppamento portatore di nuove proposte, che crede fino in fondo nell’opportunità di consultare gli iscritti al partito e gli elettori per scelte importanti quali l’individuazione del candidato all’incarico di Sindaco. Un gruppo che ha visto uniti, intorno alla candidatura di Nicola Sanna, anche i candidati alle primarie Monica Spanedda e Gianni Carbini che avevano ottenuto il terzo e quarto posto nella consultazione della settimana precedente. Un passo avanti? Una grande conquista? E’ presto per dirlo. Il partito democratico e la sua area politica di riferimento appaiono nettamente divisi in blocchi contrapposti e la vicenda del ballottaggio non ha certo attenuato le divisioni. E’ evidente quindi che, salvo radicali ripensamenti e clamorose autocritiche degli sconfitti, il candidato Sindaco dovrà fare i conti con una robusta parte del partito che probabilmente non sarà, diciamo cosi, particolarmente attiva nel sostenere la sua performance elettorale. E fin qui niente di nuovo, la sinistra vanta una lunga serie di comportamenti autolesionistici. Per contro, l’esigenza dei cittadini di Sassari di vedere realizzato un radicale cambiamento nella gestione della città e nel modo di fare politica e la partecipazione alle primarie e al ballottaggio, inducono a ipotizzare che al candidato Sindaco non mancherà un consistente sostegno elettorale che potrebbe estendersi perfino alla più vasta area della sinistra democratica e riformista e ai movimenti della società civile con i quali Nicola Sanna ha più volte dichiarato di volere avviare concreti momenti di confronto.

Sassari

municipio SassariSassari – Si vota oggi dalle 8 alle 21
Le Primarie del PD per la scelta del candidato sindaco.
di Vanni Tola
Grande fermento in città, incontri volanti, assemblee, telefonate, interventi e messaggi sui media. Si conclude col voto di questa domenica di Aprile una discussione approfondita tra i diversi candidati alla carica di sindaco. Cinque gli sfidanti in campo. Diversi i principali argomenti del confronto. Il Puc, i destini dell’area ZTL, il rilancio di Sassari città universitaria con la realizzazione di un Campus per gli studenti, i problemi del decoro urbano e della sicurezza, la ricerca e il rilancio dello sviluppo e dell’occupazione, la difesa della salute e dell’integrità ambientale. Un breve profilo dei candidati.
Angela Mameli: nata a Sorso, avvocato civilista, ha ricoperto l’incarico di presidente dell’Ersu e di assessore al bilancio e alla cultura nella giunta Ganau. E’ sostenuto principalmente dal gruppo Ganau-Spissu, dall’area Giagu e dai soriani di Salvatore Demontis. La candidatura “forte” dell’apparato del partito.
Nicola Sanna: Cinquant’anni, agronomo, è stato presidente dell’ordine provinciale e regionale degli agronomi e assessore al bilancio nella precedente Giunta. Rappresenta nel partito l’area Cuperlo ma dovrebbe avere il sostegno anche dei civatiani, di parte dei sostenitori di Renzi, e di alcuni esponenti di SEL.
Monica Spanedda: Avvocato, la più giovane candidata, è stata presidente del consiglio comunale nella prima giunta Ganau e assessore alle politiche ambientali nella giunta uscente. Il suo referente è l’area dell’ex Progetto Sardegna. Si rivolge principalmente all’area movimentista del partito.
Alessandra Giudici: Imprenditrice, è stata presidente della Provincia di Sassari per due mandati. Un’altra delle candidature “forti” con un consistente sostegno personale evidenziato anche dal fatto che ha raccolto ben 4500 firme per presentare la propria candidatura.
Gianni Carbini: Impiegato, è stato consigliere provinciale e assessore comunale alle attività produttive nella giunta uscente. Fa riferimento nel partito all’area Renzi ed è sostenuto da una forte componente che vede tra i propri esponenti Arturo Parisi e altri.
Inutile dirlo la città attende di conoscere il nome del candidato del Pd alla carica di Sindaco con un certo interesse. Importante sarà anche conoscere il numero di partecipanti alla consultazione importante indicatore l’interesse dei cittadini per questa tornata elettorale locale probabilmente passata in secondo piano per la concomitanza con le recenti elezioni e le operazioni in corso per la predisposizione delle liste per le imminenti elezioni europee. Come sempre si spera che vinca il migliore.
———————
Le primarie di coalizione per l’individuazione del candidato sindaco avranno luogo domenica 6 Aprile dalle ore 8 alle 21 nei 17 seggi allestiti in città e nell’agro. Sarà sufficiente esibire un documento di identità o la tessera elettorale. Potranno votare anche i giovani che hanno compiuto i 16 anni (nel seggio più vicino alla propria abitazione) e i cittadini stranieri residenti in città (esclusivamente nel seggio n° 1 in via delle Monache Cappuccine). Sarà vincitore delle primarie il candidato che supererà il 40 % dei voti, in caso contrario i primi due candidati si confronteranno in un successivo ballottaggio

Sulle dichiarazioni programmatiche di Francesco Pigliaru. Le parole sono importanti, anche quelle che mancano

Daniele da Volterra Arameocarta-Sardegna-1354
Le parole sono importanti, anche quelle che mancano. E che aspettiamo.
di Vanni Tola
Non è facile commentare con una sintesi le dichiarazioni programmatiche del Presidente Pigliaru che, naturalmente, analizzano un’articolata serie di problemi. E non lo faremo. Certo le dichiarazioni programmatiche, come le letterine a Gesù Bambino della nostra infanzia, non vanno al di la di una infinita serie di buoni proponimenti, tutti da verificare nella realtà quotidiana. Non è questo il caso. A dire il vero le dichiarazioni del Presidente evidenziano una ricerca concreta di cambiamento della politica regionale, un forte desiderio di semplificare le procedure legislative, di riformare profondamente l’apparato burocratico della regione, una certa determinazione nel voler liberare la nostra regione dalla crisi e dai ritardi nello sviluppo che stanno alla base dei principali problemi della comunità isolana. Ciò detto, si avverte pure una indeterminatezza generale, una non ben definita ipotesi complessiva, l’assenza di una scelta strategica principale per lo sviluppo dell’isola, che appare come elemento di continuità con le precedenti fallimentari Amministrazioni regionali. Si e portati a pensare che la nuova Giunta non finisca poi con l’operare rincorrendo i problemi e le questioni aperte piuttosto che con l’obiettivo di realizzare un progetto organico di trasformazione e sviluppo che ci piace definire “nuovo piano di rinascita”. Alcuni esempi per rendere maggiormente comprensibile il ragionamento. Si parla nelle dichiarazioni del Presidente di crisi delle produzioni industriali e dell’occupazione ma non emerge un’ipotesi ben definita di sviluppo industriale alternativa alle precedenti. La Sardegna crede ancora nell’industria o si considera il comparto industriale tradizionale una sorta di comparto “da liquidare” per concentrare risorse ed energie principalmente su agropastorale e industria turistica? Scommetterà la Regione sulla possibilità di costituire a Porto Torres un grande polo europeo per i prodotti di base della chimica verde e la realizzazione di un apparato industriale indotto, riconvertendo ciò che rimane dell’industria petrolchimica o si ritiene, come molti sardi pensano, che la possibilità di attivare nell’isola una moderna industria chimica e biochimica debba essere considerata definitivamente conclusa? L’idea che la Sardegna possa svilupparsi esclusivamente valorizzando l’agro-industria e l’industria turistica con una forte protezione dell’integrità ambientale e paesaggistica è molto più diffusa di quanto si pensi e non è certamente priva di un qualche fondamento. Resta però aperta la questione se la Sardegna debba o no disporre anche di un apparato industriale e tecnologico innovativo (ricerche su nuovi materiali, nanotecnologie, bioingegneria, genetica, attività aerospaziali) come in tante altre realtà. Un ulteriore aspetto che appare poco evidenziato nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente Pigliaru riguarda poi l’insieme di problemi, fra loro strettamente interconnessi, quali salute, inquinamento ambientale, aree di grave emergenza sanitaria, bonifiche di suoli, acque e aria. Porto Torres è uno dei siti ambientali d’interesse nazionale per un elevatissimo livello d’inquinamento che ha fatto rilevare dati molto preoccupanti (qualcuno dice perfino superiori a quelli di Taranto), un incremento di patologie tumorali e respiratorie da vera emergenza sanitaria. A Ottana un esponente di un Comitato di cittadini ha denunciato l’avvenuto decesso per tumore di oltre quaranta operai che hanno lavorato nel medesimo impianto industriale. Per non parlare poi delle aree con servitù militari e di tutte le altre realtà interessate da situazioni di gravissima emergenza sanitaria e ambientale. Ci saremmo aspettati dal Presidente l’annuncio un piano straordinario, prioritario e urgente, insomma, qualcosa di più di generici riferimenti alla difesa del diritto alla salute e all’integrità ambientale. E infine, per quanto riguarda i piani di settore dei principali comparti produttivi isolani, Pigliaru si limita a rimandare al programma generale della coalizione per esaminare nel merito i proponimenti della Giunta. Certamente lo faremo con attenzione e interesse ma resta forte la sensazione, lo ribadiamo ancora una volta in chiusura, che non si abbia la capacità, la volontà, la lungimiranza di lavorare intorno ad un’unica e ben definita ipotesi strategica di sviluppo alla quale rapportare e finalizzare le diverse azioni e gli interventi della nuova Giunta.
sedia-van-gogh

—————-

Daniele-da-Volterra-Arameo IL BRAGHETTONE
Daniele da Volterra, detto il braghettone, Arameo.
[NdD] Il dipinto di Volterra non c’entra… o forse sì
————————-
Guido Reni San Matteo e l'angelo
————————-
Sardegna-bomeluzo22
————-
————-
Le parole sono importanti. Anche quelle che mancano. E che aspettiamo.
I due deficit politici del presidente

di Franco Meloni
Per Francesco Pigliaru le parole sono importanti. Ricordo una mattina di alcuni anni fa quando chiuse rapidamente una riunione all’Università (di cui era pro rettore alla Ricerca scientifica) perchè, ci disse, doveva terminare di scrivere, immagino rivedere attentamente, un articolo per La Nuova Sardegna del giorno dopo. Dunque occorreva essere precisi e dedicarvi tutto il tempo necessario. E’ sicuramente con lo stesso scrupolo che ha redatto il documento delle sue dichiarazioni programmatiche da presidente della regione, sicuramente soppesando ogni singola parola scritta. Pertanto prendiamo sul serio ogni parola e analizzeremo con attenzione e commenteremo il contenuto del documento, come già abbiamo cominciato a fare con l’editoriale di Vanni. Il documento, anche tenendo conto dell’analisi di Vanni, è totalmente condivisibile e anch’io lo sottoscrivo: per quanto dice, ma ci riserviamo di esprimere valutazioni e giudizi successi per quanto è allo stato troppo generico e indeterminato e di capire e dare le nostre valutazioni e giudizi su quanto ancora non detto e che è necessario dire quanto prima. Anche su questo versante Vanni è stato precisamente esigente! Voglio ora esprimere un mio parere di carattere generale: le dichiarazioni programmatiche del presidente Pigliaru hanno due “deficit politici”, di fondamentale importanza, che attengono uno alla sardità e l’altro all’europeismo. Tratto queste due questioni in maniera intrecciata, come è giusto che sia. Non è pensabile che il programma del presidente (e della sua coalizione), così come è attualmente formulato, prescinda da una esplicita visione del posizionamento istituzionale della Sardegna, oggi e in prospettiva, in Italia e in Europa. Al riguardo è vero che Pigliaru non poteva sollevare la bandiera dell’indipendentismo o del sovranismo che lo vuole praticare anticipatamente (gli indipendentisti e i sovranisti sono pur sempre una minoranza, seppure importante, della coalizione di centro sinistra), ma la visione che sottende il documento appare francamente riduttiva, niente altro di diverso da un “autonomismo sbiadito”, che non ci porta molto lontano. Pigliaru si guarda bene dal pronunciare parolacce quali indipendentismo e sovranismo e neppure federalismo, utilizza in un passaggio il termine “sovranità” nell’accezione di auto-responsabilità (cito testualmente: “…il principale esercizio di sovranità cui vogliamo dedicare tutta le nostre capacità ed energie, è un’essenziale assunzione di responsabilità verso cui orientiamo la nostra azione di governo”). Non basta certo! Specie nell’attuale momento storico, che ha necessità di una Sardegna rinnovata, anche nelle sue istituzioni, consapevole delle proprie risorse e potenzialità, capace quindi di un suo protagonismo, indispensabile per sopravvivere nel quadro degli attuali rapporti di forza tra entità territoriali (nel confine statuale e in quello europeo). E’ solo in questo quadro, che, come detto, richiede anche una nuova struttura istituzionale della regione, che credo possa iscriversi, citando Vanni: un auspicabile progetto organico di trasformazione e sviluppo che ci piace definire “nuovo piano di rinascita”. Per fare tutto questo non si può prescindere da una politica sulla lingua sarda, sull’identità sarda, sull’università della Sardegna… in definitiva su chi siamo noi sardi e chi vogliamo o vorremo/vorremmo essere. E, allora: è possibile che Pigliaru non parli della nuova costituente statutaria, a cui siamo tenuti anche in virtù degli esiti referendari sardi? E’ possibile che parli dell’Europa sostanzialmente come vincolo per la nostra economia, come purtroppo è, ma che non necessariamente deve continuare ad essere, o, ancora, come bancomat per prelevare tutte le risorse finanziarie possibili? Importante ma terribilmente riduttivo. E’ possibile che parli d’Europa senza fare cenno all’incredibiie situazione di discriminazione politica dei sardi, impossibilitati, per ottusa e incostituzionale legge italiana (modificabile domani se solo ci fosse la volontà politica dei grandi partiti italiani) ad avere propri rappresentanti nel parlamento europeo? Si chieda Pigliaru se, per fare un esempio, le stesse nostre difficoltà di utilizzare pienamente e con efficacia i fondi europei siano solo problemi organizzativi e di preparazione del personale tecnico, amministrativo e anche politico. Come pur è vero, ma non sono spiegazioni sufficienti a dare conto della situazione. Credo infatti che questo come tanti altri problemi non possano essere disgiunti da uno, più pesante di tutti: l’incapacità della Regione di esercitare un ruolo politico nel quadro europeo, sia nei confronti dell’Italia che s’interpone tra la regione e le istituzioni europee, sia nei confronti dell’istituzioni europee, direttamente, laddove ciò è possibile, anche attualmente, per esempio per incidere, modificandole o integrandole, sulle politiche europee. Ma di tutto quanto detto Pigliaru non si cura, destando il più che legittimo sospetto che per lui bastino l’onesta, la competenza, la tecnica e la razionalità per risolvere i problemi della Sardegna, minimizzando quello che in realtà è soprattutto un problema di Politica. Si dirà che la coalizione del centro sinistra potrà integrare il programma e precisare l’impostazione data dal presidente. Vedremo e vedremmo. Nel mentre parliamo, scriviamo e sottoponiamo i nostri argomenti al presidente, ai politici, ai cittadini sardi…
Per ora chiudo qui, con un’informazione/richiesta. Segnaliamo che dopo il dibattito, attualmente in corso in Consiglio regionale, vi saranno a breve due primi importanti appuntamenti laddove il presidente è chiamato ad esporre le sue idee, possibilmente “aggiornando” il programma: 1) l’inaugurazione della Fiera internazionale della Sardegna, prevista nella tarda mattinata del 25 aprile, dove in un passato non troppo recente il presidente della regione faceva il punto sulla situazione economica della regione e sulle prospettive future; 2) sa die de sa Sardinia, con specifico riferimento alla seduta aperta del Consiglio regionale, prevista la mattina del 28 aprile.

la sediata di Vanni…

sedia-van-goghManicomi Criminali
Napolitano: ho firmato con rammarico il decreto di proroga degli ospedali psichiatrici giudiziari

Napolitano foto piccoTotò.-Mi-faccia-il-piacere
Ospedali psichiatrici giudiziari, la brutta copia dei lager. Napolitano ha firmato il decreto che, ancora una volta, ne proroga l’esistenza. Però, dice lui, lo ha firmato con rammarico. Presidente, questi decreti non si firmano proprio o, se si firmano, lo si fa con vergogna non con rammarico.

“Sisters Goods”: musiche al femminile

Vanni 27 mar ft2
Un grave lutto familiare ha colpito uno dei musicisti; il concerto Sisters Goods, previsto per sabato 29 marzo presso Palazzo di Città, è annullato e sarà riproposto al Teatro Ferroviario il 26 aprile alle ore 21.00.
Sabato 29 Marzo Palazzo di Città (Teatro Civico).
Concerto “Sisters Goods”: musiche al femminile
di Vanni Tola
Vanni ft1 27 mar14Sassari – Particolarmente attivo in questi mesi il mondo musicale cittadino, nuovi concerti, formazioni originali con progetti d’avanguardia, sperimentazioni. Un grande avvenimento musicale, ritengo il più importante dell’anno, è stato il concerto “Danze dal mare” con musiche originali di Mauro Palmas, che ha suonato con un grande David Brutti al sassofono, e l’ottimo quartetto di chitarre Rigel Quartet. Sabato prossimo il Palazzo di Città, ospiterà una nuova formazione, i musicisti dell’Ensemble Laborintus. Il progetto che il gruppo propone ha per titolo “Sisters Goods” e comprende musiche di Janis Joplin, Amy Winehouse, Billie Holiday, Nina Simone, Chavela Vergas, Lhasa de Sela, Mercedes Sosa ed Etta James. Artisti molto noti, riuniti nel progetto “Sisters Goods” per rendere omaggio a figure di donne musiciste che hanno caratterizzato un lungo periodo della storia della musica contemporanea, grandi interpreti e grandi personaggi. L’Ensemble protagonista del concerto sarà costituita da Lorenzo Sabattini basso, Antonio Pitzoi chitarra, Sabina Sanna chitarra, Andrea Lubino percussioni, Simone Sassu pianoforte, Angelo Vargiu clarinetto, Gian Piero Carta sassofono. Le voci saranno quelle di Silvia Pilia, Claudia Crabuzza, Ester Formosa, Denise Fatma Gueye. - segue -

“Il Thè con l’Artista 2014”

Amada Vanni OsiloUn altro imperdibile fuori programma della rassegna “Il Thè con l’Artista 2014” a Osilo.
RENAT SETTE E ELVA LUTZA IN CONCERTO
Dopo lo straordinario fuori programma della rassegna dedicato al maestro Armando Marrosu per festeggiare i suoi ottanta anni e la lunga carriera artistica, e ricordare il suo impegno nell’insegnamento in gran parte dedicata alla formazione di diverse generazioni di chitarristi, Daniela Barca, direttrice del progetto “Il thè con l’artista”, propone un nuovo fuori programma di grande valore artistico. I protagonisti saranno il duo Elva Lutza, composto dai musicisti Nicola Casu, (tromba e voce), Gianluca Dessi (chitarra e mandola) e il cantante Renat Sette, noto interprete della musica tradizionale provenzale. I protagonisti della serata presenteranno una produzione originale che mette insieme l’attività nel campo della musica popolare sarda del duo Elva Lutza e la ricerca musicale di Renat Sette, un incontro tra le musicalità della Provenza e della Sardegna. Il concerto, già presentato durante una tournè e in Francia e in Sardegna è una anticipazione del disco “Amadas” che sarà prodotto nei prossimi mesi. Una parte del programma è costituita da brani dei repertori sacri e para-liturgici dell’Occitania francese e della Sardegna. Il concerto rientra nel progetto regionale “Limbas” per le celebrazioni di “Sa die de sa Sardigna”.
Osilo, località Sant’Antonio – “Il Respiro dell’Arte” Associazione Culturale Via Carbonazzi 3, 07033 Osilo,Tel. 345/1050240 E-mail: info@ilrespirodellarte.itsedia-van-gogh

Ora basta!

Basta!“Ora Basta: la salute dei Sardi prima di tutto”
di Vanni Tola
Il titolo di giornale più efficace è stato quello dell’Unione Sarda: “Ora basta”. Ora basta deve essere lo slogan dei Sardi per rivendicare il proprio diritto alla difesa della salute ed al recupero dell’integrità ambientale. Il Sulcis, Ottana, Portotorres, Sarroch e altre zone ancora sono diventate delle vere e proprie “bombe ecologiche”. Crescono i tumori fra la gente, crescono oltre le medie numerose gravissime patologie, gli indicatori statistici dell’inquinamento raggiungono, per determinati prodotti, valori impressionanti. Le bonifiche sono soltanto uno slogan elettorale per partiti e politici incapaci. Chi inquina non paga e utilizza tutte le possibilità di leggi molto permissive per guadagnare assoluzioni formali che non cancellano le colpe reali. Proponiamo ai sardi di dare vita ad una mobilitazione straordinaria per la difesa della salute e dell’ambiente. “Ora Basta: la salute dei Sardi prima di tutto”. Deve essere questo l’obiettivo assolutamente prioritario nell’azione della nuova Giunta regionale e del Governo. Non è più tempo di parlarsi addosso, di finanziare nuovi studi e ricerche da confinare nei cassetti, è vera emergenza sanitaria per la Sardegna. “Ora basta”.
—————–
DOVE SONO I SOLDI
di Gavinu Dettori
I soldi sono dappertutto: moltissimi non si vedono, quei pochi che si vedono vengono abilmente moltiplicati. I nostri governanti li maneggiano spostandone ogni giorno quattro o cinque miliardi, fino ad illudersi di farli aumentare parecchie volte, credendo di tappare ogni giorno un buco del bilancio. Dei soldi che si vedono, in parte ce li hanno in tasca loro stessi, e sono “immoralmente” dei privilegiati per svolgere l’incarico pubblico più onorevole; altri ce li hanno burocrati, super burocrati, funzionari, amministratori pubblici… Ed anche manager privati, a vario titolo, che indegnamente, sebbene privati, percepiscono somme non comparabili a compenso di improbabile lavoro umano. Queste alimentano le DISUGUAGLIANZE che si ingigantiscono con l’evasione e l’esportazione dei capitali nei paradisi fiscali.
La nostra povertà ed anche quella mondiale, è dovuta alle mastodontiche evasioni ed anche a questi indebiti compensi, che dovranno essere restituiti alla collettività, o perlomeno, da oggi, ridimensionati, riconducendoli e paragonandoli al costo della vita dell’uomo medio.
Ma i politici e governanti, sono i primi a non rinunciare ai loro privilegi, per cui non potranno chiedere un riequilibrio delle retribuzioni degli altri. Per i cittadini… vale il motto: CAMPA CAVALLO!

SARDEGNA, INQUINAMENTO AMBIENTALE E SALUTE DEI SARDI: ORA BASTA!

Basta!“Ora Basta: la salute dei Sardi prima di tutto”
Il titolo di giornale più efficace è stato quello dell’Unione Sarda: “Ora basta”. Ora basta deve essere lo slogan dei Sardi per rivendicare il proprio diritto alla difesa della salute ed al recupero dell’integrità ambientale. Il Sulcis, Ottana, Portotorres, Sarroch e altre zone ancora sono diventate delle vere e proprie “bombe ecologiche”. Crescono i tumori fra la gente, crescono oltre le medie numerose gravissime patologie, gli indicatori statistici dell’inquinamento raggiungono, per determinati prodotti, valori impressionanti. Le bonifiche sono soltanto uno slogan elettorale per partiti e politici incapaci. Chi inquina non paga e utilizza tutte le possibilità di leggi molto permissive per guadagnare assoluzioni formali che non cancellano le colpe reali. Proponiamo ai sardi di dare vita ad una mobilitazione straordinaria per la difesa della salute e dell’ambiente. “Ora Basta: la salute dei Sardi prima di tutto”. Deve essere questo l’obiettivo assolutamente prioritario nell’azione della nuova Giunta regionale e del Governo. Non è più tempo di parlarsi addosso, di finanziare nuovi studi e ricerche da confinare nei cassetti, è vera emergenza sanitaria per la Sardegna. “Ora basta”.
—————–
8 MARZO
Artemisia Gentileschi (Roma 1593 - Napoli 1653). Autoritratto come Allegoria della pittura
8 marzo 2014 - non è la giornata della donna se non passerà la parità di genere nella legge elettorale. Non si può perdere questa opportunità di emancipazione della società.
Parliamo della legge italiana, ma, ovviamente, anche della legge elettorale sarda. Al riguardo ecco il punto sul sito Democraziaoggi.
———–
L’8 marzo con Bomeluzo
8 marzo Bomeluzo 2014
———–

Giustizia e salute dei sardi

Ahi serva Europa, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta…

sardegnaeuropa-bomeluzo2-300x211
Ratto d'Europa Giovanni Domenico Cerrini

di Franco Meloni
Lo abbiamo segnalato più volte, lo sentiamo nell’aria e ce lo ha confermato una recente indagine demoscopica: l’Europa non tira! Nel senso che sempre meno costituisce per i cittadini europei un riferimento positivo di possibile miglioramento. La sua immagine è offuscata dall’incapacità che hanno avuto le istituzioni dell’Unione Europea di fronteggiare la crisi economica, mettendo in essere politiche recessive che l’hanno aggravata. La Grecia soprattutto, ma anche il Portogallo, la Spagna, l’Irlanda e l’Italia permangono nelle difficoltà economiche e il quadro sociale in termini di benessere delle popolazioni e livello di occupazione, specie giovanile, peggiora. Le drammatiche vicende ucraine ci dicono poi quanto sia inconsistente l’Europa come soggetto politico, oggi incapace di orientare le politiche degli Stati, neppure di quelli della stessa area geografica. Segnali inquietanti di una possibile degenerazione di questa situazione sono il fatto che rialzino la testa e crescano in consenso popolare i movimenti e i partiti xenofobi, razzisti e di estrema destra, a fronte dei quali non corrisponde una sufficiente crescita di aggregazioni progressiste che sappiano proporre politiche alternative a quelle dei governi dominanti, verso i quali va principalmente rivolta la critica per questa situazione, soprattutto quindi nei confronti dei partiti moderati che prevalgono alla guida dei governi europei, ma anche dei partiti socialdemocratici che governano in alcuni paesi o che comunque praticano uguali politiche economiche anche attraverso le cd larghe intese. Per non deprimerci evidenziamo anche i segnali positivi rappresentati da vari nuovi movimenti che si propongono, seppure in misura tuttora insufficiente, e attualmente con inferiore incisività rispetto alle formazioni della destra, ma significatamente in crescita. Tra i quali vogliamo mettere in evidenza i movimenti nazionalitari che attraverso vie democratiche combattono per l’autodeterminazione di popoli con identità nazionale ma privi di Stato, come gli scozzesi, i catalani e i baschi e, al livello trasversale il movimento che si va aggregando intorno alla proposta del leader greco Alexis Tsipras, animatore della Lista L’Altra Europa con Tsipras, per la quale si sta lavorando alacremente in Italia.
Le prossime elezioni europee per l’elezione del Parlamento Europeo, che si terranno dal 22 al 25 maggio, a detta di alcuni osservatori saranno in grande misura disertate dai cittadini europei. Tuttavia si ha ragione di credere che parte di questo probabile astensionismo sarà ridotto dalla presenza delle liste indipendentiste e dalle liste con riferimento Tsipras.
Ma parliamo della situazione sarda.
Scrive Adriano Bomboi in un articolato intervento sul sito Sa Natzione, critico sulle posizioni di Sardegna Sostenibile e Sovrana e sulle “conclusioni” del convegno organizzato di recente dalla stessa associazione che hanno visto la possibile convergenza di importanti componenti dell’area indipendentista/sovranista (così come di Sel e della Federazione della Sinistra) con la Lista Tsipras “… per le elezioni europee non siamo pronti, non ci sono le condizioni e tutta la galassia politica autonomista e indipendentista rimane frammentata e scoordinata. Men che meno in questo frangente storico bisogna considerare seria la proposta di ideologizzare a sinistra un qualsivoglia progetto politico sovranista unitario, sia in un ottica regionale che europea…”. Io invece non credo che l’inserimento nella Lista L’Altra Europa con Tsipras di uno o più candidati dell’area Indipendentista/sovranista determini una “ideologizzazione” del progetto di quest’ultima, proprio per la caratteristica aperta della Lista. Anzi l’inserimento ben visibile dei candidati sardi dell’area ne proverebbe l’apertura, allargandola. Proprio perchè altre soluzioni non sono pronte, questa della Lista Tsipras va praticata. L’alternativa è una sana e onesta astensione, organizzata come esplicita posizione politica (anche come critica alla quasi impossibile costituzione della circoscrizione elettorale autonoma sarda, per colpa soprattutto di Pd, Pdl-FI). Per quanto mi riguarda all’astensione preferirei un voto alla Lista Tsipras, sperando nell’auspicato accordo.
Certo va ribadito quanto scritto pochi giorni fa su questo sito da Vanni Tola, a nome della redazione di Aladin, e cioè che avremo voluto Michela Murgia a capo di questa aggregazione sarda all’interno della Lista Tsipras, ma questa opportunità sembra ormai tramontata e non possiamo che prenderne atto, seppure con rammarico. Giova però al di là della persona o delle persone che dovranno rappresentarci riportare le motivazioni che ci hanno indotto e ci inducono a impegnarci e a sollecitare un impegno dei sardi per la Lista Tsipras.
Ripetiamo
La Sardegna non può immaginare alcun tipo di futuro, alcuna prospettiva politica e di sviluppo, prescindendo dalle scelte del Consiglio Europeo che tanta parte hanno negli indirizzi di politica economica e nelle scelte legislative dei paesi aderenti all’Unione. Ne può essere indifferente per i Sardi il fatto che in Europa si affermi questa o quella visione del tipo di Unione da realizzare. Non è indifferente per noi che, con le prossime elezioni europee, si riconfermino le scelte neoliberiste del blocco politico-economico rappresentato dalla Cancelliera Anghela Merkel o che prevalgano altre strategie che favoriscano una visione differente dell’Unione e sappiano tenere conto delle problematiche specifiche dell’area mediterranea. A meno che non ci si vada a collocare in quell’area politica che fonda le proprie scelte sul rifiuto radicale della logica stessa di Unione europea in nome dello statalismo e del nazionalismo ben rappresentata dalla destra europea e, nel nostro paese, dalla Lega, da Forza Italia e dal “grillismo”. Una partecipazione attiva e unitaria dell’area indipendentista e di tutti i sardi al dibattito su quale Europa realizzare, sulle scelte di indirizzo economico e politico del vecchio continente, sulla necessità di completare il processo di unificazione europea superando i limiti dalla sola unione monetaria e bancaria, è necessaria, direi prioritaria in questo particolare momento politico. Sono anche fatti nostri. In questo senso andrebbe analizzata con grande attenzione la possibilità di aderire alla lista Tsipras che nasce come proposta della sinistra europea ma si presenta con un programma di grande apertura a tutte le forze progressiste d’Europa e con dei contenuti sui quali è facilmente raggiungibile un ragionevole consenso, a prescindere dalla differente formazione e posizione politica di ciascuno.
lista tsipras logo
———-
Marina Spinetti2A proposito della situazione in Ucraina. Un commento di Marina Spinetti, tratto dalla sua pagina fb

Mentre Schulz dice che “bisogna dialogare con i neonazisti di Svoboda”, io ho molta paura di questa guerra e di questa Europa. Europa delle banche e dei mercati, che prepara guerre, si nutre di ingiustizie e vuole dialogare con chi non crede nei valori di democrazia e solidarietà. Non era nata per questo.
Perché è chiaro che quanto succede in Ucraina non sono manifestazioni di protesta, di lotta politica. E’ guerra. Ed è la terribile e purtroppo logica conclusione della degenerazione irreversibile del progetto democratico europeo, di quell’Europa che ha incoraggiato, preparato e forse finanche finanziato tutto questo.
America e Europa sono in crisi, e la guerra è sempre stato il modo migliore per occultare le crisi.

————
actassemblea lista tsipras 2 3 14
DECLARATION FINALE DELL’ASSEMBLEA DEL 2 MARZO
SCRITTO DA ACT (Agire, Costruire, Trasformare) Lista L’Altra Europa con Tsipras

Agire, Costruire, Trasformare. Prende avvio con l’assemblea nazionale del 2 marzo il difficile e entusiasmante cammino politico di un’intera generazione: studenti, inoccupati, stagisti e tirocinanti, lavoratori precari ma anche reti locali, circoli di partito, attivisti di associazioni sociali. Convintamente a sostegno della lista unitaria “l’Altra Europa per Tsipras” abbiamo l’obbiettivo di dare corpo al mandato programmatico europeo con il quale ci confronteremo il 25 e 26 maggio, che tenga conto delle istanze sociali e politiche di cambiamento di una intera generazione.

La sfida della candidatura Tsipras è un atto di rinnovamento radicale e realmente alternativo, che innanzitutto rifiuta le ambiguità e le timidezze di gran parte della socialdemocrazia nell’affrontare temi centrali quali i diritti e la protezione sociale, e le cui politiche sono risultate fallimentari, finendo con il favorire la concentrazione della ricchezza nelle mani di un’esigua oligarchia industriale e finanziaria.

Sul piano economico abbiamo assistito all’imporsi di decisioni che riguardano milioni di cittadini europei, decisioni prese da organismi non rappresentativi (Bce, Fmi e Commissione europea) forti dell’appoggio di singole cancellerie (soprattutto quella tedesca) che hanno ridotto le questioni puramente contabili a questioni morali, ignorando, per pura convenienza economica, il nefasto impatto sociale che tali misure hanno prodotto in questi ultimi anni.

Allo stesso tempo, nei singoli paesi si sono formati governi di “grande coalizione” che aggirano, per non dire ignorano del tutto, il verdetto delle urne, e al tempo stesso parlamenti silenti accettano quasi nell’indifferenza generale manomissioni nelle proprie carte costituzionali. Un’ulteriore evidenza della fragilità dei diritti democratici si esprime nella diffusione di strategie repressive nella gestione dei conflitti che animano le piazze di tutta l’Europa. Infatti, i governi, ma anche i partiti stessi, hanno finora affrontato tali rivendicazioni escludendo qualsiasi forma di dialogo con i movimenti, le associazioni, riducendo la gestione della protesta a un problema di ordine pubblico, senza mai mettere in discussione il proprio operato. Ed è proprio con la necessità di riaprire il perimetro della sinistra al contributo di nuovi soggetti del conflitto che si misura la sfida di Tsipras.

Crediamo che l’Europa sia l’unico luogo dove si possa preservare un modello sociale, dove si possano proteggere i cittadini dalle pressioni della globalizzazione, dove si possano compiere quegli investimenti volti al progresso, al miglioramento delle condizioni di vita, all’energia verde, alla lotta contro il cambiamento climatico. Ma questa Europa non può raggiungere nessuno di questi obiettivi senza un’inversione di rotta nel processo d’integrazione e in particolare nella strategia complessiva della politica economica europea. Dobbiamo dunque da una parte riaprire una discussione complessiva sull’architettura istituzionale europea, che metta al centro di una nuova unione, istituzioni rappresentative come il parlamento e i rappresentanti di regioni e parti sociali, riduca il peso dei governi nazionali, sperimenti pratiche di partecipazione democratica sempre più avanzate. Dall’altra è fondamentale lo fine delle politiche di austerità. Serve una riforma dei trattati per arrivare a modificare le regole esistenti della governance economica. C’è bisogno di un bilancio europeo (basato su delle risorse proprie e adeguate, derivanti da una patrimoniale europea, da una tassa sulle transazioni finanziarie e da imposte ambientali) per un nuovo modello di sviluppo basato sulla giustizia sociale e ambientale. Occorre modificare gli obiettivi fiscali del fiscal compact e del six-pack, per ridare margini di manovra agli stati membri soprattutto per favorire investimenti produttivi. Per accelerare la transizione verso un’economia a bassa emissione di carbonio si deve incentrare un green new-deal europeo su un grande piano di investimenti su scala europea da finanziare attraverso obbligazioni emesse dalla Banca Europea per gli Investimenti o da un Fondo europeo creato appositamente per questo fine Occorre inoltre un piano straordinario per l’occupazione giovanile che migliori la transizione dalla formazione al lavoro e che incentivi l’occupazione non precaria

Il tema dell’occupazione, del welfare e della lotta alla precarietà è per noi assolutamente fondamentale, sia per il legame che ha con la nostra esperienza di vita quotidiana sia per la centralità che ha nel presente e nel futuro dello sviluppo in Europa. Per questo riteniamo prioritari la fine delle politiche di austerità e il rilancio di politiche di investimento pubblico nell’economia per la creazione di nuova e buona occupazione. Oggi le politiche europee sull’occupazione giovanile sono emergenziali, sottofinanziate, prive dei criteri e dei vincoli necessari a renderle efficaci. Serve un lungo processo di rilancio, ristrutturazione e armonizzazione delle politiche attive del lavoro, dai centri per l’impiego agli ammortizzatori sociali. Se l’obiettivo è quello di colmare il divario dei diritti da una parte tra lavoratori tradizionali e atipici, dall’altra tra lavoratori di altri paesi, la lotta al dumping sociale deve diventare una priorità, attraverso la costruzione uno spazio contrattuale europeo, di uno spazio europeo del welfare, di uno spazio europeo di diritti universali. La lotta alla povertà, all’esclusione sociale, al ricatto della precarietà deve partire da politiche di redistribuzione della ricchezza, ad esempio utilizzando parte dei dividendi delle rendite finanziarie per finanziarie un reddito di base universale.

Rivendichiamo inoltre la centralità dei saperi come motore della trasformazione sociale. La contraddizione che ha attraversato le politiche educative europee negli ultimi decenni, dal processo di Bologna alla strategia di Lisbona, tra internazionalizzazione, convergenza e promesse di economia della conoscenza da una parte, e precarizzazione, privatizzazione e parcellizzazione dei saperi dall’altra, si sta risolvendo nettamente sul secondo di questi poli. È in corso un attacco predatorio ai processi formativi, con l’obiettivo di smantellare i sistemi educativi pubblici per aprire spazi di profitto al credito e ai privati. Questo attacco va fermato attraverso il rilancio degli investimenti pubblici su scuola, università e ricerca. Dobbiamo inoltre rivendicare una cittadinanza europea dei saperi, che preveda l’accesso universale e gratuito alla conoscenza in tutto il continente e livelli standard di diritto allo studio e welfare studentesco in tutti i paesi. Serve una Maastricht dell’educazione che stabilisca criteri e vincoli validi per tutti, per livellare verso l’alto i diritti e l’accesso ai saperi, compresi quelli dei dottorandi e degli stagisti. Serve inoltre aprire un’ampia discussione sul finanziamento della ricerca, che metta in luce i rischi di controllo totalitario, disciplinamento e snaturamento del lavoro di ricerca connessi alla concentrazione sulla Commissione europea dell’intera struttura dei fondi. Va inoltre riaperta la discussione sui TTIP, i testi di libero scambio che rilanciano meccanismi privatistici sul piano della proprietà intellettuale e dei brevetti. È a partire da questi contenuti che intendiamo costruire il nostro contributo alla lista per l’Altra Europa, in un processo che intendiamo lasciare aperto a idee e discussioni nei prossimi messi. È a partire da questi temi che si concretizza il nostro impegno. Partiamo da qui, andiamo avanti, iniziamo ad agire, costruire, trasformare.

Restare umani, anche in Sardegna: prima, durante e dopo le elezioni

geo-parco-arenas-3-11-12-mujer11-150x1502
di Francesca Madrigali

Le elezioni per il rinnovo del consiglio regionale si sono concluse con la vittoria della coalizione di centrosinistra guidata dall’economista Francesco Pigliaru. Una campagna elettorale breve, giocata forse per la prima volta in maniera strategica sui social network e la Rete, oltre che, naturalmente, sul territorio. I principali avversari sono stati – e saranno ancora, se il progetto Sardegna Possibile si svilupperà ulteriormente in vista delle future amministrative- il centrodestra raccolto intorno a Ugo Cappellacci (al 39,65% con 292.395) e appunto il movimento guidato da Michela Murgia (10,30% con 75.981 voti). Gli altri competitors – Movimento Zona Franca allo 0,82, Fronte indipendentista Unidu con 1,03 , Unidos con 5,72% – hanno raggiunto risultati più modesti, ognuno comunque significativo a suo modo.

Prima e durante la campagna elettorale, la situazione complessiva della Sardegna è stata ed è tuttora caratterizzata da problemi importanti e mai veramente aggrediti con forza– disoccupazione, dispersione scolastica, infrastrutture, desertificazione produttiva, incapacità di mettere le risorse a “sistema”- che hanno dato alla campagna e allo scenario successivo un carattere “emergenziale”: prima nell’evidenziare le questioni risolte o irrisolte dalla Giunta precedente, poi nella complessa individuazione delle priorità attuali, infine nelle enormi aspettative verso il nuovo presidente.

Le note vicende giudiziarie delle maggiori coalizioni di centrodestra e centrosinistra hanno creato un clima favorevole al ricambio, se soltanto si saprà cogliere l’occasione. Ma hanno anche, insieme alla presenza di un concorrente inedito come Sardegna Possibile, favorito delle modalità di scontro politico che spesso hanno trasceso nel “personale”.
Che certamente in qualche modo è sempre “politico”, ma deve sempre essere “umano”. Cioè non necessariamente gentile, ma corretto.
“Restare umani” (il riferimento è alla frase di Vittorio Arrigoni, reporter ucciso a Gaza e riferita a contesti di ben altro tormento individuale e di popolo) insomma si può e si deve.
Non perché è giusto, o “buono” così, ma perché in qualche modo fornisce la “cifra” della persona. Questione apparentemente superflua, in realtà si dimostra sempre più importante ad ogni livello e soprattutto per un leader. E’ stato un fattore determinante per la vittoria di Francesco Pigliaru, talvolta considerato poco vivace e aggressivo, ma allo stesso tempo percepito come rispettabile e competente, forse perfino più “affidabile” della sua coalizione. I 23. 409 voti in più del candidato presidente rispetto alle sue liste sono un segnale da considerare attentamente.

Il senso della politica per la lotta aspra ma comunque correttamente centrata sulla politica si è invece perso durante la campagna. Abbiamo assistito a delle manifestazioni riconducibili più a una curva ultras da stadio che a delle elezioni regionali; verrebbe da dire che talvolta i candidati- e molto più spesso i loro sostenitori, ai quali i primi vengono comunque accostati con conseguenti risultati sul piano dell’immagine- hanno ceduto alla tentazione dell’immaginario berlusconiano da spettacolo del Bagaglino, alle enfatiche modalità di espressione del pensiero grilline, alla tentazione di strumentalizzare temi importanti come il sessismo e le questioni di genere.
Non credo ci siano state forme di misoginia o di sessismo acuto verso le due donne che a diverso titolo hanno caratterizzato la campagna elettorale, e cioè Francesca Barracciu per il centrosinistra e Michela Murgia per Sardegna Possibile. Si tratta di due persone che sono anche “personaggi”, per le vicende politiche o professionali precedenti la candidatura. Mostrano un temperamento forte che ovviamente produce forti simpatie o antipatie nell’opinione pubblica. I “passi indietro”, ove richiesti, o i pessimi commenti da osteria sull’aspetto fisico possono essere letti come manifestazioni della consueta avversione alle novità e ad una mala-educazione e aderenza a un sistema generale di (dis)valori basato sull’estetica.

Interessante, invece, l’osservazione scandalizzata di alcuni/e sulla ferocia della critica femminile alle donne: come se queste ultime fossero, appunto, una specie a parte che per mere questioni biologiche non dovrebbe attaccare mai le proprie simili (ed è speculare alla singolare convinzione che per riequilibrare la rappresentanza politica le donne dovrebbero votare le donne in quanto tali).

E dopo le elezioni? C’è in Sardegna una enorme aspettativa per quella che sarà la squadra di governo del nuovo presidente, e una scia di polemiche che attraversa le analisi del voto.
Come si può “restare umani”? Con le scelte politiche: il che significa non solo un approccio inclusivo a tutte le fasce della popolazione, ma soprattutto una maggiore aderenza alla realtà della Sardegna, una indicazione forte per il bene comune, per la collettività di una regione stremata dalle troppe emergenze. Soltanto le competenze e la conoscenza della situazione “vera”, quotidiana, oltre ai numeri e prima ancora del complesso Risiko degli accordi partitici, possono fare la differenza.

Francesca Madrigali
——————
Sardegna-bomeluzo22
* L’articolo di Francesca Madrigali viene pubblicato anche sui siti di FondazioneSardinia, Vitobiolchini, Tramasdeamistade, Madrigopolis, Sportello Formaparis, Tottusinpari e sui blog EnricoLobina e RobertoSerra, SardegnaSoprattutto.

—————-
democraziaoggi loghettoSardegna: quale Consiglio dopo il bisturi della Corte?

Amsicora, su Democraziaoggi del 22 febbraio 2014

Avviso ai naviganti! A quelli delle coste di destra, di sinistra e anche del centro, di oriente e di occidente! Burrasca in vista nel mare di Sardegna! C’è un grande fermento, tutti, nell’Isola, si cimentano col diritto costituzionale, dopo che la Costituzione e lo Statuto sardo in Sardegna tutti se li sono messi sotto i piedi. E anche a Roma dove, qualche giorno fa, Renzi e B. hanno già concordato di proseguire con questo sport, con la sola opposizione del M5S e, in modo più blando, di SEL.
E allora costituzionalisti di tutte le scuole, duri e puri, morbidi e possibilisti, interessati e non, ascoltate! Cosa può succedere se la Corte viene investita della questione di legittimità costituzionale del porceddum nel corso di un giudizio davanti al Tar? Cosa può fare il giudice delle leggi? Può annullare tutta la legge elettorale sarda ovviamente. Ma poiché una legge elettorale è necessaria, è verosimile – secondo i precedenti – che compia un’operazione chirurgica a cuore aperto sul porceddum sardo.
Cosa può togliere? Quali sono le parti col tumore anticostituzionale? Ci sono diverse varianti e solo la Consulta ci può dire dove affonderà il bisturi. Vediamo le più probabili. Primo taglio: il premio di maggioranza. Siete d’accordo? Il 25% è troppo poco per avere il 55% per cento dei seggi. E lo è anche il 40% per avere il 60% dei seggi. Del resto la maggioranza assoluta è il 51% non il 60%. La Corte nella sentenza sul porcellum ha detto che è un valore costituzionale assicurare la governabilità, ma senza stravolgere l’uguaglianza del voto in entrata (al momento della votazione) e in uscita, (all’atto dell’assegnazione dei seggi). Ci vuole un bilanciamento regionevole fra esigenze di governabilità e uguaglianza del voto. E quello pare non esserlo. Dunque, via il premio di maggioranza!
E poi? Ammettete che non c’entra nulla con la governabilità scegliersi l’opposizione? La legge non può dare alla maggioranza di governo anche l’opposizione…di sua maestà! Questa è un’ottica da regime. E invece. con questa legge PDL e PD proprio questo hanno fatto! Si sono accordati per inventare un giochino in cui l’uno dei due, se vince, prende il banco e l’altro il resto. Poi la prossima volta si vedrà. Come stanno per fare ora Renzi e B. a livello nazionale con l’Italicum! Insomma, saranno sempre uno maggioranza e l’altro opposizione. La sorte per loro non sarà mai del tutto matrigna. Fuori dalle scatole, invece, qualunque opposizione vera! Qualunque forza irrispettosa! Chi si mette fuori dal recinto PD-PDL (ora FI), chi rifiuta la loro ala protettiva sta fuori (v. Michela Murgia). Una conventio ad excludendum ope legis, un patto scellerato trasfuso in una legge per escludere le minoranze diverse. Qui la legge è manifestamente incostituzionale perché – come dice la Consulta – è un valore meritevole di tutela la governabilità, ma non la scelta dell’opposizione. Ergo? Ergo via lo sbarramento del 10%. E quello del 5%? E’ alto, ma forse è compatibile con un sistema proporzionale corretto, cioè con l’idea di combattere la frammentazione eccessiva delle forze politiche. Anche in Germania è così.
Cosa viene fuori dopo il lavorio del bisturi? Vien fuori un sistema proporzionale con sbarramento al 5%, se la Corte elimina il premio di maggioranza. E se, in ipotesi, lo ammettesse per chi ha il 40% dei voti validi? Allora, sarebbe salva l’attuale maggioranza di Pigliaru, mentre l’opposizione non sarebbe nelle mani del solo Cappellacci, vedrebbe in campo anche la Murgia e Pili.
Naviganti dei mari di Sardegna! Questa è una prima e grossolana approssimazione. Altri avvisi, più affinati, verrano emanati nei prossimi giorni. Ora voi sbizzaritevi a fare conti! Ecco i miei, ma vi avviso che conosco appena la tabellina. Nella prima ipotesi è facile immaginare cosa succederà. La coalizione di Cappellacci ha qualche voto in più di quella di Pigliaru e diventano decisivi per la maggioranza il voti di Michela Murgia e di Pili. Sardegna possibile avrà 5-6 consiglieri, Unidos, 3-4. Pigliaru, per governare, deve allargare la coalizione a chi i voti li ha presi davvero. Chi uscira? I piccoli gruppi, tipo IRS, la base e non solo. Nell’altro caso Pigliaru è al sicuro, dovrà pararsi le terga dal PD e dai suoi alleati (e non sarà facile, viste le turbolenze interne al PD e l’assalto alla diligenza dei minori, non per questo meno voraci!). Nell’uno e nell’altro caso entra in Consiglio chi i voti li ha presi e se ci sarà opposizione sarà opposizione vera. Tutti i sardi verranno rappresentati senza odiose esclusioni.
Ora, meditate gente, meditate! Ognuno faccia i suoi conti. Eplicitate liberamente la vostra dottrina giuridica e le vostre considerazioni politiche. Dite tutto quello che volete. Ma non venite a dire che la tempesta prossima ventura nel mar di Sardegna lo crea chi chiede l’intervento del Tar e della Consulta. La burrasca la scatenano, qui come a Roma, coloro che fanno leggi truffaldine in frode della Carta. Son loro che soffiano sulle onde! E non può chi bara (PD-PDL, ora FI) pretendere che a questo furto con scasso della Costituzione nessuno reagisca. Non vi pare?
————
L'Altra Europa
di Vanni Tola
Michela Murgia su Facebook: «Ho rifiutato in questi giorni le offerte di candidatura alle europee in due liste differenti, una delle quali è la lista Tsipras. L’orizzonte primario della mia azione politica resta la Sardegna, la fiducia di 76mila sardi e la militanza delle centinaia di volontari che in questi mesi si sono sentiti parte di un sogno e ora vogliono vederlo diventare realtà. La prossima tappa sono i comuni” In questa legittima e rispettabilissima scelta della leader di Sardegna Possibile sono contenuti alcuni elementi sui quali andrebbe avviata una seria riflessione. Le elezioni europee rappresentano una formidabile opportunità di tesaurizzare il notevole consenso ricevuto dalla Murgia per garantire una rappresentanza sarda nel Parlamento europeo. Tale scelta,inoltre, potrebbe avviare un processo di avvicinamento, chiarificazione e riunificazione della ormai consolidata area indipendentista la cui divisione ha rappresentato il principale errore strategico durante le recenti elezioni regionali. Affermare invece, come fa la Murgia, che l’orizzonte primario dell’azione politica resta la Sardegna e che la prossima tappa sono i Comuni, denota un notevole ritardo di analisi sul ruolo dell’Europa e sul rapporto che la Sardegna e i Sardi devono costruire con tale Istituzione. La Sardegna non può immaginare alcun tipo di futuro, alcuna prospettiva politica e di sviluppo, prescindendo dalle scelte del Consiglio Europeo che tanta parte hanno negli indirizzi di politica economica e nelle scelte legislative dei paesi aderenti all’Unione. Ne può essere indifferente per i Sardi il fatto che in Europa si affermi questa o quella visione del tipo di Unione da realizzare. Non è indifferente per noi che, con le prossime elezioni europee, si riconfermino le scelte neoliberiste del blocco politico-economico rappresentato dalla Cancelliera Anghela Merkel o che prevalgano altre strategie che favoriscano una visione differente dell’Unione e sappiano tenere conto delle problematiche specifiche dell’area mediterranea. A meno che non ci si vada a collocare in quell’area politica che fonda le proprie scelte sul rifiuto radicale della logica stessa di Unione europea in nome dello statalismo e del nazionalismo ben rappresentata dalla destra europea e, nel nostro paese, dalla Lega, da Forza Italia e dal “grillismo”. Una partecipazione attiva e unitaria dell’area indipendentista e di tutti i sardi al dibattito su quale Europa realizzare, sulle scelte di indirizzo economico e politico del vecchio continente, sulla necessità di completare il processo di unificazione europea superando i limiti dalla sola unione monetaria e bancaria, è necessaria, direi prioritaria in questo particolare momento politico. Sono anche fatti nostri. In questo senso andrebbe analizzata con grande attenzione la possibilità di aderire alla lista Tsipras che nasce come proposta della sinistra europea ma si presenta con un programma di grande apertura a tutte le forze progressiste d’Europa e con dei contenuti sui quali è facilmente raggiungibile un ragionevole consenso, a prescindere dalla differente formazione e posizione politica di ciascuno.
Vanni Tola
—————–
democraziaoggi loghettoLa sinistra sarda tra Tsipras e Renzi
27 Febbraio 2014
di Amsicora su Democraziaoggi

Oggi si tiene a Cagliari, in Piazza Giovanni XXIII°, sala ex Circoscrizione, alle 18 un’interessante iniziativa politica, che mette insieme tutti gli spezzoni della sinistra sarda. Si discute della lista per le europee, capeggiata da Alexis Tsiparas, il prestigioso leader della Sinistra greca, Syriza. E’ necessario – scrivono i promotori – che in Europa ci siano cambiamenti profondi, a partire dagli accordi e dai trattati, per far nascere un’Europa «più amica delle persone», con più democrazia e protezione sociale. La strada giusta è quella portata avanti da Alexis Tsipras, il leader di Syriza candidato della Sinistra europea alla presidenza della Commissione Ue alle prossime elezioni di maggio. La Sardegna non pùò e non deve stare a guardare questo passaggio importante per l’Europa della Regioni. Bisogna – concludono – essere uniti per un’Europa dei popoli e non delle banche.
L’incontro, dal titolo “Cagliari chiama Europa: Alexis Tsipras, una speranza. E la Sardegna?” vedrà due relazioni introduttive di Maria Luisa Piras ed Enrico Lobina. Parteciperanno, inoltre, Luca Pizzuto, Tore Melis, Gavino Sale, Marta Onnis, Alessandro Corona e Salvatore Lai, in rappresentanza delle loro rispettive organizzazioni.
Gue, lo schieramento di sinistra guidato da Alexis Tsipras, sta crescendo nei sondaggi. Dai 35 seggi dei giorni scorsi passerebbe a 56, secondo stime più aggiornate.
Questa lista è certamente attraente per l’elettorato di sinistra. In Sardegna però si pongono tanti quesiti, su cui i promotori dovrebbero far chiarezza. Per esempio, mentre ieri Barbara Spinelli, una delle promotrici dell’appello per la nascita del nuovo soggetto politico, ha attaccato il governo Renzi, in Sardegna i gruppi che indicono l’assemblea di oggi sono alleati col PD e, dunque, ne rafforzano oggettivamente la leadership, per il tramite anche di un renziano dichiarato (prima montiano) come Pigliaru.
La giornalista di Repubblica, oltre ad esprimere forte distanza sia sulle modalità di nascita dell’esecutivo sia sui suoi contenuti (almeno quelli trapelati finora), dice no al modello Blair per l’Europa, cui Renzi invece s’ispira. Sul sito della Lista Tsipras, Spinelli rimarca come il blairismo di Renzi non lasci presagire nulla di buono. A suo parere, il modello Blair non può che tradursi in un “tradimento” della sinistra e dell’Europa. L’ex leader laburista non solo è stato prono a tutte le scelte di politica di Bush jr., ma ha lavorato alacremente affinché il Trattato di Lisbona non divenisse una vera Costituzione. Inoltre, fu proprio Blair “che si oppose a ogni piano di maggiore solidarietà dell’Unione, e rifiutò ogni progetto di un’Europa politica, che controbilanciasse il potere solo economico esercitato dai mercati e in modo speciale dalla city“. Sulla condotta del governo Renzi in Europa Spinelli non ha dubbi: “Non mi aspetto niente di speciale sull’Europa“.
Ora come conciliare l’alleanza della sinistra-sovranista con Renzi in Sardegna e l’attacco a Renzi a Roma e in Europa? Per di più il programma di Tsipras per l’Unione prevede un’azione radicalmente riformatrice in senso democratico e popolare delle istituzioni e delle politiche Ue, mentre Renzi si appresta a modellare le istituzioni italiane in senso autocratico, vuole rafforzare l’idea dell’uomo solo al comando, condivisa con B. (modello Soru, per capirci).
Ed ancora come conciliare il sovranismo con il proposito di Renzi di revisionare in senso neocentralista il titolo V della Costituzione? Renzi ha manifestato senza infingimenti il proposito di togliere funzioni, competenze e poteri alle regioni in favore dello Stato. Dunque, alla confusione conseguente al mai precisato significato di “sovranismo” e al suo rapporto con l’indipendentismo, nella sinistra sarda si aggiunge la manifesta contraddizione d’essere alleati di Renzi che non solo non è sovranista, ma vuol restringere l’autonomia regionale e locale esistente.
E che coerenza c’è nell’essere alleati col partito che, per bocca del suo leader e capo del governo, si propone, in accordo con B., di fare strame delle forze minori irrispettose? L’italicum vuol fare in Italia ciò che il porceddum ha fatto in Sardegna. Ma anche lì i nostri si opporranno o abbozzeranno? Qui, per avere un pugno di seggi, si sono mimetizzati nel PD e attaccano la Murgia, che non si è genuflessa. Nelle elezioni politiche prossime venture che faranno? Saranno con Renzi o alternativi al PD? In Sardegna sono stati tanto poco sovranisti (o anche – più modestamente – autonomisti) da mettersi sotto l’ala protettrice del PD all’ombra di una legge elettorale-truffa. In Europa invece sono con Tsipras per democratizzare le istituzioni. Anche non volendo, vien da pensare che ciò che interessa ai sovranisti di sinistra nostrani sia sempre e solo il seggio. Come si vede, c’è il rischio di scadere nell’elettoralismo fine a se stesso. Urgono messe a punto e chiarimenti sulla linea politica. Insomma, la lista Tsipras è una prospettiva interessante e positiva, ma in Sardegna, per essere credibili, i promotori devono chiarirsi le idee e devono essere chiari con noi poveri elettori. Devono precisare il loro ruolo e il loro programma nell’alleanza di governo col PD sardo e devono farlo, senza integralismi, ma anche senza cedimenti, con rigore e coerenza. Dovrebbero inoltre avviare un percorso di unificazione. Tante sigle nascondono una propensione al leaderismo, del tutto ingiustificato in forze dai piccoli numeri. Tsipras, con la sua lista, può essere un catalizzatore di consensi e un fattore unificante dell’elettorato di sinistra, ma la sinistra sarda deve trarne occasione e stimolo per cambiar pelle.
.