Cagliari e cagliaritani: nella preistoria le nostre radici

L’occupazione preistorica del Capo Sant’Elia a Cagliari
di Carla Deplano
Le radici di un lontano passato antecedente le fasi storiche della colonizzazione fenicio-punica e romana del promontorio si riferiscono a stazioni preistoriche neolitiche ed eneolitiche inquadrabili in sequenze culturali comprese tra il VI e il I millennio a. C.
Perlustrazioni e indagini ancorché saltuarie parziali e distanziate nel tempo hanno rilevato, a partire dall’Ottocento, tracce di strati archeologici e reperti ceramici litici e metallurgici che coprono un arco temporale che va dal Neolitico antico al Bronzo medio-recente e prima età del Ferro.
I primi nuclei antropici paleosardi erano dislocati a macchia di leopardo in un territorio molto esteso compreso tra la linea di costa, i colli e le pianure retrostanti. Dediti alla caccia e allo sfruttamento della pesca lungo le coste e nelle acque fluviali e lagunari, tali comunità erano verosimilmente collegate ad altri gruppi che praticavano l’allevamento e l’agricoltura nelle pianure circostanti e commerciavano manufatti di pietra, ceramica e metallo.
In alcune grotte naturali presenti capillarmente nel promontorio e abitate fin dal Neolitico antico si deduce un uso cultuale e funerario per la presenza di pittogrammi, coppelle e sepolture. Accanto a queste insistevano insediamenti all’aperto affacciati sulla costa e sugli stagni pescosi, testimoniati da fondi di capanne di pianta circolare e rettangolare.

Tra i siti ascrivibili alle fasi d’occupazione preistorica e protostorica dei colli di Sant’Elia e Sant’Ignazio si annoverano le grotte naturali di San Bartolomeo, Sant’Elia, Bagno Penale, Colombi, Semaforo; una domus de janas a San Bartolomeo; due stazioni all’aperto presso la torre del Semaforo e Calamosca e altre due a Marina Piccola (una vicino alla Sella del Diavolo e l’altra sopra il parcheggio della prima fermata del Poetto); un’area con presenza di materiali in superficie sulla Sella del Diavolo ed una a Cala Fighera; resti di domus de janas tra la torre del Semaforo e quella del Prezzemolo.
I ritrovamenti archeologici
• Neolitico antico (VI-V millennio a. C): le più antiche tracce di frequentazione nell’area cagliaritana sono attestate dai ritrovamenti di ceramica cardiale presso la stazione con fondi di capanne sopra il porticciolo di Marina Piccola e la Grotta di Sant’Elia. Quest’ultima si trovava tra viale Calamosca e il Fortino di Sant’Ignazio ed oggi non è più visibile perché scomparsa per effetto dell’attività estrattiva che ha parzialmente sventrato il colle.
• Neolitico medio (IV millennio): frammenti ceramici della cultura Bonu Ighinu sono stati ritrovati nelle stazioni di Calamosca e Marina Piccola, nella Grotta di San Bartolomeo e in quella del Bagno Penale, da cui provengono anche frecce lame e grattatoi di ossidiana.
• Neolitico recente (fine IV-prima metà del III millennio): utensili, punte di freccia in ossidiana, ceramica prenuragica delle culture Ozieri, Monte Claro, Vaso Campaniforme e Bonannaro che coprono un arco cronologico che va dall’età della pietra levigata a quella dei primi metalli, pre e protonuragica provengono dalla Grotta di San Bartolomeo. A poca distanza si conserva ancora l’omonima domus de janas, in cui è stata rinvenuta ceramica Ozieri. Sul versante opposto del colle di Sant’Elia, sopra il parcheggio di Marina Piccola, è stata individuata una stazione con fondi di capanne, resti di ceneri, avanzi di pasto, utensili, punte di freccia in ossidiana. Nella Grotta dei Colombi, accessibile via mare sullo strapiombo sud-est del colle di Sant’Elia, alcune ricerche hanno riportato alla luce resti di sepolture ad inumazione e frammenti d’impasto della cultura Ozieri.
• Bronzo antico (prima metà del II millennio): tripodi e ciotole carenate con anse a gomito rialzato caratteristici della cultura Bonannaro provengono dalle grotte di Sant’Elia, San Bartolomeo e Bagno Penale.
• Bronzo medio e recente – prima età del Ferro (1500-500 a. C.): frammenti ceramici nuragici sono documentati diffusamente su tutto il promontorio e specificatamente nelle grotte di Sant’Elia e del Bagno Penale. Alcuni sondaggi nella Grotta dei Colombi risalenti al secondo dopoguerra hanno restituito elementi culturali della prima età del Ferro.
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Reportage fotografico di
Carla Deplano.







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