Si modificano gli assetti geopolitici. La crisi del ruolo degli USA che Trump non argina, anzi aggrava.

IN CINA IL SUMMIT DI 20 GRANDI
IL VERTICE DEL NON-OCCIDENTE: “ VOI SIETE LA GUERRA, NOI LA PACE”
INDIA E CINA, NUOVO ASSE CONTRO IL BULLO TRUMP
Al summit dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), in Cina, Xi Jinping invita Modi e Putin con l’obiettivo di reagire ai dazi americani.
di Michele Prospero, su L’Unità.
E’ decisamente la settimana della Cina, che si propone come oculato regista impegnato nella progettazione del nuovo ordine multipolare dopo il tramonto del secolo americano. Il 31 agosto si aprono le danze a Tianjin, con il summit dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), e il 3 settembre si chiuderanno, con una grande parata militare per festeggiare gli 80 anni trascorsi dalla vittoria nella guerra mondiale antifascista.
La storia si intreccia così alla geopolitica. Il richiamo alle radici antifasciste dell’ordine mondiale serve per demolire la narrazione giapponese, che rimuove l’alleanza criminale con Italia e Germania al fine di indossare le vesti di paese aggredito. Non a caso Pechino rimarca il ruolo essenziale avuto da Urss e Cina nella costruzione di un assetto internazionale a lungo basato sulla coesistenza pacifica. Da questi due Stati non si può prescindere nella delimitazione di un nuovo equilibrio globale.
In un sistema di relazioni internazionali disordinato, il Dragone lancia l’immagine di una grande potenza di pace, che non ha mai promosso guerre per procura e non ha mai occupato neppure un centimetro di terra in conquiste e usurpazioni belliche.
Il laeder Xi ha invitato all’evento del giorno di san Valentino 26 paesi, tutti gli Stati vicini (anche quelli con cui c’è qualche dissapore, come il Vietnam), i laeder dei partiti comunisti fratelli (Cuba) e, unico fra gli europei (oltre al presidente della Serbia), il premier slovacco Fico.
Ospite di riguardo, ad entrambe le iniziative, è Putin, ricevuto con tutti gli onori sia in qualità di erede dell’Armata rossa che come laeder destinatario di un partenariato strategico “prioritario”.
Le mosse della Repubblica popolare si ispirano, nel governo degli attuali conflitti e nella risoluzione dello scottante problema di Taiwan, al principio della soluzione negoziale. Anche con la sfilata del proprio arsenale militare, l’obiettivo diplomatico è quello di mostrare “una forza sufficiente per sottomettere il nemico senza combattere”.
Meno scontata, rispetto all’accoglienza tributata alla Russia, è la presenza a Tinijin del premier indiano Modi. E’, senza ombra di dubbio, un successo eccezionale che rivela la capacità attrattiva di Pechino. Insieme al capo di governo di Nuova Delhi, la Cina è peraltro riuscita a coinvolgere nello stesso tavolo anche il laeder del paese nemico, il Pakistan, contro il quale recentemente risuonavano i colpi di cannone.
La stampa americana ha interpretato l’avvicinamento tra Cina e India come un semplice effetto dell’aggressiva politica non convenzionale di Trump sui dazi imposti contro paesi (un tempo) alleati visti come fonti di lucro. Già a Mosca, però, a margine di un incontro dei Brics precedente l’avvento del tycoon alla Casa Bianca, Xi e Modi si erano appartati per concordare l’opportunità di attutire gli attriti (i confini e gli scontri alla frontiera, il Tibet) e, al posto delle ruggini recenti (interruzione delle linee aeree dirette, divieto di Tik Tok), far prevalere gli interessi comuni alle due potenze globali in celere ascesa. La folle politica delle tariffe, che penalizza fortemente l’India, vittima di un balzello del 50 per cento come ritorsione per aver acquistato petrolio russo, ha reso ancor più urgente, per resistere al “bullo” (come i cinesi chiamano il comandante in capo di Washington), la ripresa dei rapporti bilaterali tra Nuova Delhi e Pechino.
I media americani ironizzano sul tentativo di Modi e Xi di comportarsi come partner non rivali, e parlano di “un drago e un elefante che danzano insieme”.
In realtà la ricerca di relazioni stabili e costruttive tra i due giganti asiatici procede con misure simboliche (apertura agli indiani dei luoghi di pellegrinaggio tibetani) e strategiche (senza le terre rare cinesi ben 50 case automobilistiche indiane marcerebbero verso il fallimento).
Se si considera che nelle adunate dei Brics proprio all’India toccava fare da guastafeste per inibire ogni incisiva iniziativa delle nuove economie tesa ad affrancarsi dalla dittatura commerciale del dollaro, il viaggio di Modi non può certo essere sottovalutato.
Sarà anche un laeder in disgrazia, messo sotto tutela dall’oligarchia di partito e preso a cattive parole in pubblico dalla moglie di Lula, come informa, si fa per dire, il Corriere della sera, ma Xi gioca con autorevolezza e tranquillità le sue carte per disegnare un nuovo ordine multipolare “più democratico ed equo”, come egli ama dire.
L’Unità, Sabato 30 Agosto 2025
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Aggiornamento
Xi riunisce Iran, Turchia, Russia e India
Il presidente cinese Xi Jinping ha riunito i leader di Iran, Turchia, Russia e India, insieme a personalità provenienti da circa 20 paesi eurasiatici, per un vertice volto a porre la Cina al centro delle relazioni regionali. Il summit dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco) si terrà da oggi nella città portuale settentrionale di Tianjin fino a lunedì, pochi giorni prima di una grande parata militare nella capitale Pechino per celebrare gli 80 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale.
Lo Sco comprende Cina, India, Russia, Pakistan, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan e Bielorussia, con altri 16 paesi affiliati come osservatori o “partner del dialogo”.
Oltre 20 leader, tra cui il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan, partecipano al più grande incontro del blocco dalla sua fondazione nel 2001. Il presidente russo Vladimir Putin è atterrato oggi a Tianjin con un seguito di importanti politici e rappresentanti del mondo imprenditoriale.
Cina e Russia hanno talvolta promosso lo Sco come alternativa all’alleanza militare Nato. Il vertice di quest’anno è il primo da quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è tornato alla Casa Bianca. Si prevede che Putin terrà domani colloqui con Erdogan e Pezeshkian rispettivamente sul conflitto in Ucraina e sul programma nucleare di Teheran. Molti dei leader riuniti saranno a Pechino mercoledì per assistere alla parata militare, alla quale parteciperà anche il leader nordcoreano Kim Jong Un.
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