Oggi sabato 15 novembre 2025

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Palestina, quando il mondo dorme il baratro è vicino
15 Novembre 2025 – Andrea Pubusa su Democraziaoggi.
Che il mondo dorma, mostri di non vedere, di non capire, continui ad esaltare la democrazia dello stato d’Israele ha dell’incredibile. Basta pensare alla vicenda della giornalista televisiva italiana che mette in discussione le mitragliate ai palestinesi inermi, addirittura quando si accalcano a raccogliere un po’ di cibo nei punti di distribuzione. Quanto l”esercito israeliano […]
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img_6968Quando ho scritto la prima edizione del mio libro ‘AI. La digitalizzazione del Lavoro’, molti consideravano il Digitalismo un’idea astratta o un possibile, lontano, futuro. Oggi, con la seconda edizione in uscita per Jaca Book, posso affermare con certezza che il Digitalismo è diventato la nostra realtà economica e sociale consolidata. Quello che stiamo vivendo non è una semplice crisi passeggera, ma un cambiamento profondo che sta trasformando il modo in cui produciamo, lavoriamo e viviamo.

Al centro di questa trasformazione c’è quello che chiamo ‘plusvalore algoritmico’ (p_a). Mentre nella teoria economica classica il valore nasceva principalmente dal lavoro umano, oggi sempre più valore viene creato dall’interazione automatica tra algoritmi e dati, con un contributo umano sempre più ridotto. È come se le macchine non solo ci aiutassero a produrre, ma cominciassero a creare valore in modo autonomo.

Questo cambiamento genera una doppia contraddizione.

Da un lato, il sistema diventa sempre più efficiente nel produrre valore attraverso gli algoritmi. Dall’altro, perde la capacità di distribuire questo valore in modo equo, perché il lavoro tradizionale viene progressivamente eroso. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una società sempre più divisa tra pochi che controllano la conoscenza algoritmica e accumulano ricchezze immense, e molti che restano ai margini del sistema produttivo.

Di fronte a questa sfida, serve una nuova consapevolezza e un nuovo patto sociale.

Non possiamo più affidarci agli strumenti del Novecento, pensati per un’economia industriale. Oggi dobbiamo sviluppare ciò che gli algoritmi non possono replicare: il pensiero critico, la creatività strategica, l’intelligenza emotiva. Ma non basta: serve un’alfabetizzazione algoritmica di massa, perché non si può essere cittadini consapevoli senza comprendere le logiche che governano il digitale.

Alcune proposte del mio libro, come la tassazione del plusvalore algoritmico, potrebbero sembrare controverse. In realtà, servono proprio per indirizzare l’innovazione verso scopi socialmente utili. Allo stesso modo, la gestione collettiva di ciò che chiamo ‘capitale conoscitivo fondamentale’ – i dati di pubblico interesse, gli algoritmi base, i modelli essenziali di intelligenza artificiale – non è un’utopia, ma una necessità per costruire un ecosistema innovativo e aperto a tutti.

Il messaggio che voglio trasmettere con questo lavoro è chiaro: non siamo di fronte a un semplice aggiornamento tecnologico ma a un passaggio di civiltà. La scelta non è tra accettare passivamente o rifiutare tout court il cambiamento, ma tra subire la trasformazione o governarla consapevolmente. Per questo ho sentito il bisogno di tornare su questi temi. Serve comprendere per trasformare, prima che la trasformazione ci travolga.

*Direttore Accademico dell’University for Peace ONU – Italy
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