Questione complessa
Non posso non scrivere qualcosa sull’indagine con arresti di presunti fiancheggiatori o componenti di Hamas in Italia.
Certamente il nodo sta nell’intreccio tra il sostegno solidale radicato anche in Italia alla causa palestinese e il noto, concreto utilizzo da parte di Hamas dei proventi di quel sostegno per finanziare il proprio armamento.
Proventi che nella consistente misura in cui sono andati in armi sono stati sottratti alle finalità umanitarie a favore della popolazione di Gaza.
Questa attività in Italia ha rilevanza penale, in quanto Hamas è inserita tra le organizzazioni qualificate come terroriste dalla UE.
Ciononostante, in quanto soggetto combattente, è stata parte diretta dei recenti negoziati con USA, Israele, Egitto e Qatar che hanno portato all’approvazione del Piano Trump per la Palestina e alla precaria tregua militare in corso.
Un groviglio certamente difficile da districare sotto il profilo politico.
La questione politica non è tuttavia irrilevante.
Per chi come il sottoscritto e come, almeno ufficialmente, la quasi totalità della sinistra italiana, intravvede ancora nella soluzione “due Popoli, due Stati” lo sbocco della vicenda palestinese, Hamas, col suo obiettivo irretrattabile di distruggere Israele per cacciare del tutto gli ebrei dalla Palestina, non rappresenta un interlocutore sostenibile.
Il metodo con cui si è impadronita di Gaza, con un colpo di mano armato contro Fatah e contro l’Autorità Nazionale Palestinese, ne ha fatto un soggetto divisivo anche in campo palestinese. Il pogrom antiebraico del 7 ottobre 2023, già disumano in sè, ha prodotto conseguenze catastrofiche per la medesima popolazione palestinese, che certamente Hamas non è stata in grado di proteggere dall’esorbitante, sproporzionata, sanguinaria, criminale anche secondo la Procura generale della Corte Penale Internazionale, tuttavia del tutto prevedibile rappresaglia del governo israeliano di Netaniahu.
La strumentalizzazione che Meloni e la destra italiana stanno facendo delle risultanze dell’indagine penale, con l’accusa al centrosinistra di contiguità con Hamas, è del tutto ingiustificata, ma per contro è giusto che quanti hanno sostenuto la causa palestinese e con essa quella di una composizione giusta del conflitto respingano questa strumentalizzazione ribadendo i principi cui si sono, ci siamo, sempre ispirati.
Mi pare che lo faccia bene -considerato anche che si tratta di un ebreo cittadino italiano- Gad Lerner sul suo profilo FB.
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Non lo scopriamo certo dai mandati di cattura emessi dalla Procura di Genova che una componente dell’associazionismo islamico radicato in Italia ha da sempre legami organici con Hamas, movimento nazionalreligioso palestinese che fra i suoi metodi di lotta contempla anche il terrorismo suicida spacciato per martirio; e l’omicidio di civili israeliani ritenuti di per sé “colpevoli” in quanto sionisti, “occupanti abusivi” di una terra rivendicata per diritto divino “Dar al-Islam” (casa dell’Islam).
Per quanto Hamas abbia avuto l’accortezza di non perpetrare attentati in Europa, la componente più radicale della Fratellanza Musulmana sposa da almeno un trentennio la sua ideologia jihadista dentro le comunità immigrate. E ha innervato con slogan di sostegno a una non meglio precisata resistenza armata le prime manifestazioni di solidarietà al popolo palestinese quando Israele ha reagito con forza devastatrice all’attacco del 7 ottobre 2023.
A tutti noi, ebrei compresi, che abbiamo scelto di denunciare pubblicamente i crimini perpetrati dal governo e dalle forze armate israeliane è capitato inevitabilmente di trovarci -anche, talvolta- in cattiva compagnia. Non mi stupisce che militanti di Hamas all’estero abbiano dirottato a vantaggio della loro organizzazione raccolte di fondi di beneficenza. Né mi stupisce che Mohammad Hannoun sia stato ricevuto in sedi istituzionali nella sua veste di presidente di un’associazione filantropica di copertura. Tanto meno che abbiano manifestato al suo fianco personaggi italiani che con parole sbagliate incitano alla guerra anziché cercare percorsi di dialogo e reciproca comprensione fra israeliani e palestinesi. Il contrario di ciò che servirebbe per contrastare il fanatismo che opprime quei popoli e che viene esportato da laggiù sulla nostra sponda del Mediterraneo.
E’ in corso una guerra feroce nella quale esponenti di diversi schieramenti vengono fotografati accanto a tiranni e loschi figuri di ogni risma. La destra italiana che s’illude di metterci in imbarazzo per via di questi arresti, di immagini compromettenti ne ha collezionato album interi.
Noi continueremo a impegnarci per la nascita di uno Stato palestinese al fianco di un Israele sicuro e democratico. Contro i predicatori e i finanziatori di guerra.
P.S. Nella foto sulla pagina fb di GAD: Mohammad Hannoun insieme al defunto leader di Hamas, Ismahil Haniyeh
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La dichiarazione di Tomaso Montanari, dopo i deliri di Salvini e della destra sul caso Hannoun [ripresa dalla sua pag. fb].
“Anche se esistesse davvero una rete italiana di finanziamento ad Ham*s (e lo si dovrà dimostrare in tribunale, e non certo basandosi sui “dati” forniti dai servizi segreti dello Stato genocida di Israele…), davvero nessuno di coloro che hanno manifestato contro il genocidio di Gaza dovrebbe «chiedere scusa», come invece ciancia il solito funesto ciarlatano iracondo di Matteo Salvini.
Quelle manifestazioni non erano per Hamas,
ma per la sopravvivenza e l’autodeterminazione del popolo Palestinese (che, tra l’altro, paga tutti interi anche i danni prodotti dalle condotte criminali di Ham*s).
Quando la Procura nazionale antimafia e antiterrorismo specifica che l’inchiesta non toglie nulla all’enormità dei crimini del governo israeliano, sul quale pendono mandati di cattura internazionali, lo fa cercando di prevenire l’oscena, prevedibile (e puntualmente verificatasi) strumentalizzazione politica (di destra e purtroppo non solo…) degli atti (almeno in parte dovuti) della magistratura.
Non è solo un problema della politica: lo spazio dedicato dai media italiani a questa inchiesta è incredibilmente sproporzionato rispetto a quello dedicato ai crimini dei vertici dello Stato di Israele, in ogni caso incomparabilmente più grandi di quelli di Hamas.
E i toni sono incomparabilmente più duri: il terrorismo di Israele va benissimo, perché è
fatto nel nostro interesse.
I morti non sono tutti uguali, siamo ancora e sempre in piena mentalità coloniale e suprematista. Per i nostri media mainstream,
i palestinesi sono umani di serie b (quando sono considerati umani…).
Anche io sono stato presentato a Mohammad Hannoun, in un evento pubblico con migliaia di persone presenti: e allora?
Gli attacchi a Laura Boldrini, a Francesca Albanese e ad altre personalità pubbliche che compaiono in fotografie con lui sono spregevoli e fondati sul nulla.
E spesso sono scagliati da persone che si vantano dei loro ritratti in compagnia di Netanyahu (e magari di Bolsonaro, di Putin, o di Trump): i cui crimini (al contrario di quelli presunti di Hannoun) sono certi, e noti a tutti”.
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REFERENDUM SULLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE

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https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/5400034
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