A chi la Groelandia? E l’Europa scassata com’è che farà?

img_7183Screenshot Antonio Dessì su fb.
Non so come andrà a finire la storia della Groenlandia.
Mi capita di leggere qualche giornalista “alternativo” che scrive: “Ma de che? La Groenlandia è già un protettorato americano. C’è una grande base militare statunitense attiva, a Pituffik e potrebbe tranquillamente essere riattivata la grande base di Camp Century che presidiò l’isola durante tutta la Guerra Fredda”.
Insomma, verrebbe da concludere: ma allora che se la prendano. Del resto non pochi di questi giornalisti “alternativi” e “pacifisti” sono sempre stati propensi a sostenere che sia meglio lasciare che Putin si prenda quel che vuole dell’Ucraina, anzi, magari l’Ucraina tutta intera.
É presumibile che nessun europeo vorrà morire per difendere la Groenlandia dagli USA.
Non ci sarebbero nemmeno manifestazioni come quelle che vediamo indette in Italia pro-Venezuela e pro-Maduro, ci scommetto.
Trump d’altra parte potrebbe anche comprarsela, tutta compresa con i suoi appena 57mila abitanti (meno della città di Quartu Sant’Elena, che ne conta pur sempre 70mila). E premere, se il tema fosse quello del consenso, per un referendum locale che stacchi la Groenlandia dalla piccola Danimarca, della quale costituisce storicamente un (sia pur blandamente) criticato possedimento coloniale.
Epperò. Forse perché la Danimarca è troppo piccola, forse per una forma di rispetto anche verso i nativi Inuit, la grande Isola artica è stata finora preservata dallo sfruttamento distruttivo delle enormi risorse che si ritiene racchiuda il suo sottosuolo roccioso e ghiacciato.
Tutto il contrario di ciò che si potrebbe verificare se finisse totalmente nelle mani statunitensi.
Forse sarebbe il caso di essere meno cinici o meno remissivi. Almeno come atteggiamento “alternativo”, dico.
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In argomento e connessi dintorni. Personalmente mi aggrappo alla citatissima frase di Nino Gramsci, soprattutto per la parte “ottimismo della volontà” con riferimento all’Europa. Quanto a Utopie, Tonino non è da meno.
https://www.facebook.com/share/p/14SPsmTegNe/?mibextid=wwXIfr.)
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Eppure a guardar bene la strategia geopolitica americana, se era stata pianificata fin dall’inizio, ha un qualcosa di affascinante se non geniale. Prima, con Biden, obbliga l’Europa a schierarsi senza se e senza ma con la Russia, la costringe a non comprare più gas russo e, in sostituzione, ad acquistare il suo. Poi insieme a Israele (e alle monarchie petrolifere della penisola arabica) cerca di prendere il controllo sul medio e vicino oriente (manca un’ultima spallata al regime degli Ayatollah ma, probabilmente il tentativo ci sarà a breve). Adesso con l’operazione in Venezuela prova ad assicurarsi la gestione delle più grandi riserve petrolifere del pianeta. Se il piano riesce fino in fondo gli USA controlleranno l’70% delle risorse petrolifere del mondo e quindi avranno anche messo all’angolo la Cina a cui rimarrebbe solo la Russia come fonte energetica. E se il piano riuscirà è proprio perché per la prima volta da decenni gli USA non stanno facendo guerre ideologiche, non dichiarano di voler esportare la democrazia o liberare popoli come per i disastri in Vietnam, in Iraq o in Afghanistan. Sì lo so, ogni tanto lo fanno, parlano di rimuovere dittatori ma quasi come una vecchia abitudine, un riflesso incondizionato (basta vedere le ultime dichiarazioni di Trump sulla questione venezuelana e sulla Groenlandia: America First!). Usano l’esercito esclusivamente per realizzare colpi di stato e sostituire governanti nemici con fantocci controllabili come in Siria e chissenefrega che tipo di governo poi sarà instaurato. E’ il ritorno in grande stile della dottrina Kissinger. Trump sta giocando d’azzardo ma a me non sembra assolutamente un pazzo; mi sembrava più un pazzo Bush Jr. 20 anni fa con l’invasione dell’Iraq e dell’Afghanistan.
L’Europa non ha molte armi per opporsi a un tale disegno geopolitico nel momento in cui è ormai totalmente dipendente dall’America per la difesa militare, per le tecnologie digitali e, dopo la guerra con la Russia, anche per le fonti energetiche. Se fosse veramente unita, forse qualche tentativo di alzare la voce potrebbe farlo. Ma divisa com’è…
A questo punto permettetemi quella che sembra una provocazione; ma se le premesse di quanto ho scritto sono giuste, allora forse non lo è, e il governo Meloni sta agendo in modo strategicamente, per lo meno, legittimo e, per certi versi, corretto. Giorgia Meloni ha deciso di puntare tutto sulla vittoria finale di Trump (e sul progressivo indebolimento della UE) per presentarsi alla fine come il vassallo che non ha mai dubitato del suo signore e che potrà raccoglierne le briciole con il piattino in mano. Per quanto possa sentirmi umiliato, come italiano e come europeo, ogni volta che Trump apre bocca e ci tratta come delle pezze da piedi e ogni volta che il nostro governo accoglie a braccia aperte le tonnellate di merda che gli vengono lanciate dall’altro lato dell’Atlantico, ci sono alternative altrettanto valide?
Forse sì: che l’Europa, all’improvviso, ritrovi la sua dignità e decida di mettere la sua autonomia e indipendenza sopra a tutto; e quindi, che in nome di questi valori, si schieri contro Trump e accetti il rischio di embarghi energetici, di nuovi dazi o di embarghi digitali (pensate se all’improvviso gli USA decidessero di spegnere per gli europei Google, Amazon, Microsoft, OpenAI, Meta, etc.). La vedo difficile. E comunque ne avremo a breve le prove quando, e se, l’Europa dovrà affrontare la questione della Groenlandia.
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