Oggi domenica 8 febbraio 2026


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Come sta e dove va l’ONU? Un libro di Matteo Meloni
7 Febbraio 2026 – Andrea Pubusa su Democraziaoggi.
Ho letto il libro di Matteo Meloni “Geopolitica delle Nazioni unite”. E’ un bel volume nel quale in modo semplice l’autore traccia i lineamenti dell’ONU daĺla sua fondazione nell’ottobre del 1945 ad oggi.
L’Organizzazione nasce da un’idea generosa del presidente Roosevelt, che fu già di Wilson nel primo dopoguerra, e che ha avuto tanti sostenitori nella […]
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(…) In conclusione si evidenzia che, per affrontare le potenze economiche, finanziarie e tecnologiche dominanti e contenere gli Stati più forti e armati che rivendicano un potere assoluto e pertanto per salvare l’ONU è necessario un approccio diverso da quello espresso dal presidente statunitense e da altri, nella sua scia, come il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
A questo punto ci verrebbe da dire “Fermate il Mondo. Vogliamo scendere!”, ma è meglio chiederci: esiste un’alternativa alla situazione descritta? La risposta non è univoca. Ad esempio un giovane giornalista esperto in geopolitica in particolare di organizzazioni internazionali, Matteo Meloni, ha scritto in un suo recente libro [Nota 16]]: “La triste e sconsolante sensazione è che solo attraverso un nuovo conflitto generalizzato [una terza guerra mondiale], che ponga la comunità degli Stati di fronte a un’urgenza ineludibile, potrà emergere l’esigenza di ricostruire – o rifondare – un’organizzazione super partes capace di affrontare le problematiche globali con strumenti più forti, più rapidi, più equi”. Un esito pessimista quanto realistico, che evidentemente lui paventa senza ovviamente auspicarlo.
Nelle conclusioni del suo libro sembrerebbe lasciare uno spiraglio di speranza. Vale la pena riportarle: “Come disse Dag Hammarskjold, secondo Segretario Generale ONU e tra i più lungimiranti statisti dell’epoca, le Nazioni Unite non furono create per portare l’umanità in paradiso, ma per salvarla dall’inferno. E forse oggi, proprio nel solco di questa consapevolezza, risiede l’ultima possibilità di rendere l’utopia multilaterale qualcosa di reale. Qualcosa che, pur nei suoi limiti, continui a offrire un terreno comune su cui costruire, pretendere, correggere, immaginare. Perché rinunciare alle Nazioni Unite significherebbe rinunciare a quell’idea – tanto fragile quanto vitale – di un mondo condiviso, l’unico che ci rimane”. [Nota 17]
Una risposta che discende dalla medesima analisi della situazione, per me convincente, ce la da il prof. Luigi Ferrajoli, presidente dell’Associazione Costituente Terra [Nota 18]: anche lui parla di utopia ma per negare che di questa si tratti! Ecco il suo pensiero.
“Il fallimento dell’Onu ha mostrato i limiti della carta del 1945 e dalle tante carte internazionali dei diritti umani. Quelle Carte sono fallite – e non potevano non fallire – per due ragioni. La prima è stata la loro mancanza della forza vincolante che è propria delle odierne costituzioni avanzate, cioè di una loro rigida sopraordinazione alle fonti statali, e la conseguente impunità delle loro violazioni sistematiche. La seconda è stata la mancata previsione di adeguate garanzie e istituzioni di garanzia dei diritti di libertà e dei diritti sociali in esse proclamati. I principi della pace e dell’uguaglianza e i diritti fondamentali stipulati in tante carte internazionali sono perciò rimasti, letteralmente, sulla carta.
L’ALTERNATIVA consiste chiaramente nel superamento di questi due limiti. È un’alternativa radicale: il pericolo nucleare, l’inabitabilità della Terra tra crescenti e atroci sofferenze e il caos globale, oppure la rifondazione della carta dell’Onu e delle altre carte internazionali che introduca, come nel nostro progetto di una Costituzione della Terra, rigide garanzie dei principi in esse stabiliti.
Queste GARANZIE sono tutte vitali: la previsione come crimini contro l’umanità della produzione e del commercio di tutte le armi, non solo di quelle nucleari ma di tutte le armi da fuoco, a tutela della pace e della sicurezza; un demanio planetario che sottragga al mercato e alla dissipazione i beni vitali della natura, come l’acqua potabile, le grandi foreste e i grandi ghiacciai; la trasformazione dell’Oms, dell’Unesco e della Fao in istituzioni in grado di garantire a tutti salute, istruzione e alimentazione di base; la garanzia del diritto di tutti gli esseri umani di circolare liberamente sulla terra; un fisco globale progressivo in grado di finanziare le istituzioni globali di garanzia e di impedire le odierne accumulazioni sterminate di ricchezze.
Non si tratta di un’ipotesi utopistica. Si tratta della sola risposta razionale e realistica allo stesso dilemma che fu affrontato quasi quattro secoli fa da Thomas Hobbes, quando l’umanità non era dotata delle capacità di autodistruzione odierne. Neppure si tratterebbe di un ordinamento nuovo. Sarebbe l’attuazione di principi e diritti già scritti nelle carte internazionali vigenti: un’attuazione non solo giuridicamente dovuta, ma anche necessaria ed urgente, dato che da essa dipende, per la prima volta nella storia, la sopravvivenza dell’umanità”. [19]
Insomma, non dobbiamo demordere nonostante tutto, esercitando insieme al Pessimismo dell’intelligenza, l’Ottimismo della volontà, secondo il motto reso celebre da Antonio Gramsci [Nota 20], con la determinazione ben espressa nel motto di San Paolo, «spes contra spem» (Rm. 4,18): «la speranza contro ogni speranza, essere speranza per dare speranza».
[Franco Meloni, tratto da Dossier Caritas 2025, pag. 49]






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