Oggi venerdì 13 febbraio 2026 – Referendum

Oggi
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Cosa pensa il MEIC della Costituzione
STATUTO NAZIONALE *
Preambolo

La «natura», le «finalità» e l’«organizzazione» del Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale – MEIC stabilite negli articoli che seguono, assumono significato e respiro nel contesto della storia e
della prospettiva in cui si colloca l’esperienza associativa avviata nel 1932-1933 con la promozione del Movimento Laureati di Azione Cattolica e rinnovata nel 1980 attraverso la qualificazione e l’apertura espresse con la denominazione, approvata dalla CEI, di Movimento ecclesiale di impegno culturale. L’ecclesialità del MEIC ha ricevuto incoraggiamento e continuità d’indicazioni magisteriali dai Papi, che lo hanno sempre apprezzato e sostenuto: da Pio XI, che ne benedisse in modo «specialissimo» l’origine, a tutti i successori, in particolare Paolo VI, che guardò con simpatia al suo intento di coniugare il Vangelo e la cultura, fino a Giovanni Paolo II, che all’assemblea congiunta della FUCI e del MEIC nel 1983 giustificò gli intendimenti del lavoro formativo dei due movimenti, affini e complementari, verso la crescita di «un uomo di fede consapevole di compiere un cammino insieme con gli altri uomini dentro una storia, nella quale Dio realizza il suo piano di azione». A tale compito il Papa sollecitava ad «attendere nello stile di una vera laicità», caratterizzata, secondo la lezione del Concilio, dalla ricerca e dalla coscienza, intese come «luogo teologico nel quale il credente colloca i problemi di cui è segnata la nostra storia e li legge sulla scorta del mistero pasquale, sentendosene compartecipe e testimone come è assieme al suo Signore che salva». Nella fedeltà al Concilio Vaticano II, che per il Movimento fu evento fervido di comunione, d’attenzione e di partecipazione alla spiritualità nutrita dalla Parola di Dio e
dall’Eucaristia, di simpatia e dialogo con le fatiche e le speranze degli uomini del tempo in cui a ciascuno è dato di vivere, diventa dunque decisivo l’invito, di papa Giovanni Paolo II a orientare la ricerca e la coscienza secondo «la Parola di Dio sull’uomo». Nella maturazione della sua esperienza, il Movimento ha coltivato come attenzioni prioritarie: l’impegno teologico, per una fede che cerca, che pensa, che riflette; la partecipazione alla vita delle Chiese locali; il senso della cittadinanza, per la formazione di una coscienza civile e politica attenta a corrispondere alle esigenze e ai doveri di una buona società in cui vivere. Riferimento importante sono i valori di civiltà, di libertà e di democrazia proclamati dalla Costituzione della Repubblica Italiana. A questi valori, prima con il Codice di Camaldoli, poi in sede di Assemblea Costituente e successivamente nel progressivo radicamento della coscienza democratica, esponenti del Movimento hanno reso e rendono contributi cospicui di pensiero, di presenza e di vigilanza, ancora attuali e importanti per tutelare i diritti fondamentali e consolidare nella legalità la qualità della nostra esperienza democratica e l’esercizio dei diritti di cittadinanza. Il MEIC si propone come movimento di persone che partecipano, sobriamente e responsabilmente, all’esperienza ecclesiale di testimoniare il vangelo nella quotidianità, camminando da laici insieme ad altri uomini e donne di buona volontà. Coltiva specifica attenzione all’impegno civile nelle professioni. Guarda con passione fiduciosa all’Europa che allarga e intensifica la sua unione e che nel mondo è chiamata a portare pace, giustizia, libertà, uguaglianza, dialogo ecumenico e interculturale. Così, gli amici che si incontrano nei gruppi locali o nelle iniziative e nelle collaborazioni del Movimento, a livello regionale, nazionale, europeo e mediterraneo, o in ambito anche più ampio, vi vedono e ne sperimentano un aiuto a comportarsi «da cittadini degni del Vangelo» (Fil 1,27), a vivere la fede come risposta ragionata alla vocazione cristiana, come finestra aperta a tutte le persone che cercano spazio per una riflessione serena e pronta a «portare le ragioni» della propria speranza, «con mitezza e rispetto, con una coscienza retta» (1 Pt 3, 15-16).
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* Testo adottato dall’Assemblea nazionale straordinaria, 19-21 settembre 2003 e successive modifiche
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