Risultato della ricerca: scuola popolare is mirrionis
Proposta di nuovo Statuto de La Casa del Quartiere Is Mirrionis
Nuovo Statuto de “La Casa del Quartiere Is Mirrionis”
Ecco una proposta di riscrittura integrale del nostro Statuto da sottoporre a un’Assemblea straordinaria dell’Associazione. L’ho adeguato alla normativa vigente del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017) per la qualifica di Associazione di Promozione Sociale (APS), inserendo al contempo le modifiche sulla struttura associativa mista (persone fisiche ed enti) e sul nuovo organismo di coordinamento.
Ho utilizzato formule flessibili (“APS” o “Associazione di Promozione Sociale”) in modo che lo statuto sia già a norma per l’iscrizione al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore), almeno credo, ma pienamente efficace anche se il comitato deciderà di perfezionare l’iscrizione in un secondo momento. [fm]
Vers. 4/06/2026
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Oggi domenica, dalle 16 alle 19 allo Spazio Hangar di Is Mirrionis
L’hangar di Is Mirrionis: un’ottima occasione per praticare l’obiettivo della sussidiarietà orizzontale con la partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica. Il ruolo de “La Casa del quartiere Is Mirrionis”


Ieri l’inaugurazione dello spazio-hangar, ricuperato dal Comune di Cagliari con i soldi dell’Unione Europea e della Regione Autonoma della Sardegna. La lunga storia dell’Hangar.
di Franco Meloni
Leggete questo mio contributo, se avete pazienza, quando volete: è una risposta che ho dato al commento di una persona che chiedeva cosa c’era prima nell’hangar, apparso sulla pagina fb di Massimo Zedda, che dava notizia dell’inaugurazione dello spazio-hangar con un post apprezzabile. Io ne ho approfittato per farne la storia e proporre alcuni ragionamenti pertinenti,
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Il così detto hangar nasce come capannone destinato ai laboratori del Centro di formazione per gli operai del settore industriale. Il presidente era l’ing. Contu, persona competente. Era un cattolico praticante fedele della parrocchia Sant’Eusebio. Il centro professionale fu dismesso e rimase inutilizzato fino a che la Regione lo destinò a sede dell’Agenzia regionale del Lavoro, oggi Aspal, che attualmente lo detiene. La stessa Agenzia/Aspal non ha mai utilizzato il capannone, nel tempo adibito a deposito di fascicoli di diverse amministrazioni pubbliche. Sullo stabile vi furono tanti tentativi di utilizzo alternativi. Nel 2001 fu oggetto di un concorso di idee, molto attrattivo, finanziato dall’Unione Europea (la documentazione di comunicazione pubblica e’ ancora accessibile in internet). Non se ne fece nulla. Quando fu pubblicato il bando ITI-Is Mirrionis (Interventi Territoriali Integrati) finanziato generosamente dall’UE e cofinanziato dalla RAS, il Sindaco Massimo Zedda, si dice su suggerimento di Luciano Uras, che tra l’altro fu brillante direttore dell’Agenzia del Lavoro, individuò il manufatto come centro di aggregazione del quartiere di Is Mirrionis. Era solo un intervento tra i diversi finanziati dall’ITI Is Mirrionis, nel mentre ribattezzato ITI Is Mirrionis-San Michele. Dal progetto di individuazione dei centri di quartiere restò fuori la ex Scuola popolare di Is Mirrionis, al centro del nucleo edilizio Sacripanti, di proprietà GESCAL, poi IACP, poi AREA, che potrebbe essere ricuperato in una residua trance del Programma ITI, o di analoghi nuovi interventi con finanziamento UE-RAS. Dopo il periodo della Giunta Truzzu, nel quale non ci risultano azioni riguardo all’intervento sull’hangar (se così non è, qualcuno ce lo farà sapere), la Giunta Zedda ha ripreso in mano il progetto, portandolo a compimento. Il Sindaco Zedda, a cui va il relativo merito, ha affidato all’Assessora alle Politiche Sociali Anna Puddu, il compito di allestire gli spazi-hangar e portare avanti tutte le possibili ipotesi di utilizzo come Casa del quartiere di Is Mirrionis. L’Assessora ha preso in carico la questione, aprendo al riguardo un serrato confronto con tutte le associazioni presenti nel quartiere. Non partiva da zero, in quanto in attuazione complessiva del programma ITI Is Mirrionis – San Michele era stata attuata una specifica azione di consultazione/partecipazione con gli abitanti del quartiere che aveva coinvolto le associazioni ivi presenti. La più attiva tra le associazioni fu ed è ancora la “Casa del quartiere Is Mirrionis” costituita nel 2017, come “associazione di associazioni” che si prefiggeva dare rappresentanza unitaria a tutte le realtà associative presenti nel quartiere. Non tutte ma una gran parte aderirono alla nuova entità, la quale peraltro riprendeva storiche esperienze dagli anni ‘70 in poi, tra cui quelle di grande rilievo della Scuola Popolare dei lavoratori-comitato e centro culturale, delle Acli, e, più recenti, del TSE (Teatro Sant’Eusebio) e delle Associazioni di difesa e rappresentanza degli anziani, tutte operanti nel quartiere di Is Mirrionis. Di rilievo la collaborazione continua con i Dipartimenti Universitari, di diverse discipline, e, tra tutti, il Dipartimento di Ingegneria, Architettura e Ambiente, ma anche quelli umanistici, come Psicologia, Giurisprudenza, Economia, Sociologia. Provvisoriamente sotto la responsabilità del Comune proprio la “Casa del quartiere Is Mirrionis” gestirà gli spazi-hangar, attuando una molteplicità di interventi che vedono il coinvolgimento di tutte le associazioni del quartiere, con un fitto calendario di interventi fino al 31 maggio 2026. Si vedrà poi come proseguire fino ad affidamenti formali. Ci vorrà certo una procedura di gara, che non deve contraddire il principio costituzionale fissato nell’art 118, comma 4, Cost. In materia di sussidiarietà e partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica. Al riguardo presto partirà un laboratorio di approfondimenti teorico e pratico al quale parteciperanno le Istituzioni, l’Università e l’Associazionismo dei cittadini attivi. In medias-res speriamo di produrre documenti e suggerimenti pratici innovativi e utili, che facciano tesoro delle migliori esperienze in materia, italiane ed estere, anche in considerazione che il Comune di Cagliari è già impegnato a darsi il regolamento di cogestione dei beni comuni con i cittadini e le loro associazioni.
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Non ricordo esattamente quando, nel 2017, decidemmo di chiamarci “La Casa del quartiere Is Mirrionis”, sicuramente l’idea fu di Terenzio, e fu una “genialata”, sì perché strumentalmente in positivo coincide con il nome dato all’hangar nel programma ITI. La differenza è una sola: il nome dato all’hangar dall’ITI definisce una struttura, il nostro nome invece definisce persone, donne e uomini in carne ed ossa. Si potrebbe concludere: “conforme a su stampu su baballottu”, dove su stampu é l’hangar e il nostro Comitato su baballottu! Saludos
DOCUMENTO IN CONSULTAZIONE: Bozza Regolamento per la cura, la rigenerazione e la gestione condivisa dei beni comuni urbani della città di Cagliari
Oggi sabato 22 novembre 2025 – A Is Mirrionis, piazza della Scuola Popolare dei Lavoratori

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LETTERA APERTA ai parlamentari europei
Oltre 800 organizzazioni invitano i parlamentari europei a trasferire i fondi dalla guerra alla pace
20 novembre 2025 su Democraziaoggi
Egregi/e componenti del Parlamento europeo, la prossima settimana sarete chiamati a votare su una questione cruciale, il bilancio 2026, e altri voti e negoziati importanti sono in programma […]
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Cose meravigliose ieri venerdì 3 ottobre a Is Mirrionis-Nucleo edilizio Sacripanti/Scuola Popolare

Dal 15 al 20 settembre le ragazze e i ragazzi dei corsi di Architettura (con la collaborazione delle/dei colleghe/colleghi di Psicologia e di Botanica e dei loro docenti) con il coordinamento dei professori Carlo Atzeni e Ivan Blecic e di alcuni tutor (Emanuel, Silvia, Giulia 1, Giulia 2 …) hanno costruito delle “istallazioni” in legno nelle piazzette antistanti il rudere della Scuola popolare di Is Mirrionis, che hanno messo a disposizione degli abitanti per gli usi diversi, come gli stessi vorranno: sedili, giochi per i bambini, ausili per allenamenti atletici e ginnastica per tutte le età, e così via. L’area interessata è il Nucleo edilizio progettato negli anni ‘50 dal giovane (di allora) architetto Maurizio Sacripanti, poi diventato uno dei grandi architetti/urbanisti del Novecento italiano. La stessa zona è stata caratterizzata dall’esperienza della Scuola popolare che negli anni 70 ha funzionato nei locali ex asilo – ex centro sociale (da molti anni un orribile rudere) e in locali adiacenti. Domenica 21 settembre gli stessi spazi hanno ospitato una bellissima e partecipata Festa popolare, animata dagli artisti convocati da Stefano Ledda, direttore del TSE, anche con la presenza di alcuni consiglieri comunali di maggioranza e minoranza (Edo Tocco, Laura Stocchino, Davide Carta, ed altri) e dell’Assessore comunale Matteo Lecis Cocco Ortu). Presenti anche il pro Rettore Fabrizio Pilo, il prof. Antonello Sanna (già preside della Facoltà di Architettura). Il parroco di San Pietro e Paolo, don Chicco, ha benedetto i partecipanti all’evento. Di tutto la nostra news e i media cittadini hanno dato conto negli scorsi giorni.
Ebbene, gli abitanti del Nucleo edilizio Sacripanti/Scuola popolare hanno deciso di “premiare” gli studenti e le studentesse che hanno lavorato duro per tutta una settimana fino alla Festa del 21 us, offrendo loro una buonissima grigliata di salsiccia, würstel … patatine fritte … il tutto accompagnato con ottimo vino Cannonau … E’ stata una fantastica iniziativa che ha incontrato il gradimento di tutti. Le foto che riportiamo (autore Terenzio Calledda, presidente della “Casa del quartiere Is Mirrionis) danno conto del clima di amicizia e partecipazione che si è respirato nella serata di festa! Aspettiamo che Area, Regione, Comune – oggi animati da spirito di collaborazione – trovino le risorse per il recupero dell’edificio della Scuola popolare. La sistemazione delle piazzette all’intorno, unitamente al campo di calcio, è già finanziata, restando l’esigenza di dare un nome alle stesse, raccogliendo le note proposte: piazzetta della Scuola Popplare, piazza Sergio Atzeni, piazza Maurizio Sacripanti.
Grazie e Saludos! [f.m.]
Is My Lab a Is Mirrionis. Che bella Festa!
Oggi domenica 21 settembre 2025 – Palestina libera
Oggi venerdì 19 settembre 2025
0ggi V giornata dell’impegno delle ragazze e dei ragazzi dell’Universitá, con i loro professori, nel progetto IsMy Lab di Is Mirrionis. Il titolo del progetto si può leggere all’inglese (come sanno fare tutti o quasi, o alla sarda, anzi alla cagliaritana, come dicono soprattutto i cagliaritani: ismì! contrazione di ismìnci! Che vuol dire Guarda! (con stupore).
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Claudio Contu https://www.comune.cagliari.it/portale/page/it/studenti_cittadini_e_arte_per_il_nuovo_volto_del_quartiere_is_mirrionis_il_21_settembre_inaugurazione_installazione_nella_piazza_di_fronte_alla_ex_scuola_popolare?contentId=NVT240686&fbclid=IwQ0xDSwM7KeBjbGNrAzsp1GV4dG4DYWVtAjExAAEeKP7AfWS_6zyP43YdVW0WVqLZl1NAx5yylLnpk1CqYRAP7RQW1ibPIeeTiHE_aem_lfpo6PMNJRuKW71Th4e9kQ
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Gaza

Gaza brucia non è più tempo di parole
di Gianfranco Pagliarulo – Presidente ANPI
Gaza, rasa al suolo dalle bombe e dai caterpillar, brucia. Erano intrappolate 700mila persone. Nessuno saprà mai il numero reale di vittime. Gaza è in piena distruzione, ma assieme collassa moralmente Israele e il suo governo, e il Paese che lo sostiene dichiaratamente col suo presidente Trump, gli Stati Uniti. È una Caporetto di valori e di umanità, che coinvolge anche la Germania e, ahinoi, il nostro Paese, che continuano a inviare forniture militari a Israele e non muovono un dito per fermare questa immane tragedia. Si è già alzata e si deve alzare nei prossimi giorni una straordinaria mobilitazione di popolo, di persone, di tutti coloro che, indipendentemente dalle opinioni politiche, riconoscono in quello che sta succedendo un orrore indicibile, una indelebile macchia nella storia di questo secolo. Per questo l’ANPI partecipa e parteciperà a tutte le iniziative pacifiche di protesta e sostiene e sosterrà gli scioperi territoriali dei prossimi giorni fino allo sciopero generale del 19 settembre, con particolare riferimento alla Toscana che si fermerà per 8 ore. Non è più tempo di parole. Occorre arrestare un cuore di tenebra che può infettare, e forse sta già infettando, il mondo”
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Non mancano le prese di posizione degli intellettuali, manca la fiducia di cambiare le cose per la scomparsa degli antichi punti di riferimento in un tempo di dispersione, atomizzazione e solitudine. Urge dar vita a un nuovo blocco sociale che unisca il mondo del lavoro, della marginalità, della moderna intellighenzia, per il progetto di un domani per il nostro Paese e per l’Unione Europea che abbia al centro il ripudio della guerra
È vero che, davanti all’orrore di Gaza che si rinnova e si amplifica quotidianamente verso l’annientamento di un popolo, della sua memoria, delle sue istituzioni, il mondo delle arti, delle scienze e della cultura interviene in modo frammentario?
Come mai davanti alla montagna di cadaveri che a Gaza sta sotterrando qualsiasi residuo di credibilità internazionale dell’Unione Europea e del nostro stesso Paese, ci si limita a qualche balbettio di circostanza senza mai assumere un provvedimento concreto?
Come mai, davanti al concreto rischio di un terzo conflitto mondiale, l’Unione Europea è in ginocchio verso occidente a baciare l’anello (o ben altro) di Trump, e s’alza minacciosa verso oriente perché, innamorata della sua stessa propaganda come Narciso davanti alla sua immagine riflessa nell’acqua (pro memoria: Narciso cadde in quell’acqua, e vi affogò), si arma e si riarma contro l’invasione dei cosacchi prossima ventura?
E come mai stenta a configurarsi e a organizzarsi un grande movimento di popolo in dichiarato contrasto verso questa deriva?
Donald Trump, presidente Usa, e Ursula Von Der Leyen, presidente della Commissione Europea (Imagoeconomica, Dati Bendo)
Gaza. Lavinia Marchetti, in un interessante scritto del 19 luglio, sottolinea che “è la cultura intera, che si è lavata le mani di fronte alla catastrofe. Dove sono i poeti, gli scrittori, gli artisti, i filosofi? Dove sono le loro parole che ardono, i manifesti, le veglie, le diserzioni dai festival, le lettere aperte, le interviste incendiarie? Non ci sono”.
A me pare un giudizio ingeneroso, ma c’è un fondo di verità. Intanto, non mi sembra che l’intero mondo della cultura e della scienza sia silente o distratto: le prese di posizione dei “grandi intellettuali” – filosofi, storici, artisti, scienziati – non mancano. Ma l’equivoco, antico e purtroppo persistente, sta nella identificazione della cultura con i suoi esponenti più noti, quelli che appaiono in televisione e che scrivono sui giornali, insomma che si presume facciano opinione. Oggi la cultura non si identifica totalmente con coloro che la producono (studiosi, ricercatori ecc.), ma comprende anche tutti coloro che la rielaborano e la trasmettono: gli “intellettuali-massa”, che in gran parte non sono niente affatto indifferenti al massacro di Gaza, e che anzi partecipano numerosi a tutte le iniziative per Gaza e sui palestinesi. Il problema è semmai un altro: che la loro (ma non soltanto la loro) mobilitazione è di natura sentimentale e morale, e fatica a tradursi in conseguenti assunzioni di responsabilità politica.
Alcuni tra gli artisti, attori, cantanti, registi che hanno espresso pubblicamente il loro sdegno per quanto accade in terra palestinese
Peraltro neanche gli intellettuali come massa ripongono oggi grande fiducia nella concreta possibilità di cambiare lo stato di cose esistente; i più tenaci si rifugiano nel volontarismo. La ragione è evidente: non ci sono più gli antichi punti di riferimento né si intravede il seme dei nuovi nel tempo della dispersione, della atomizzazione e della solitudine sociale.
Le domande sono: come mai siamo arrivati a questo punto? Che fare?
Leggo in un romanzo di Saramago parole profetiche: “Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, ciechi che vedono, ciechi che, pur vedendo, non vedono”. Già! Ma perché siamo diventati ciechi?
Credo che la ragione fondamentale sia la seguente: quanto meno per l’occidente, è finita l’epoca delle masse sulla scena della politica, un tempo che ha coinciso con l’intero 900, che, nello scontro fra reazione e rivoluzione, ha segnato – nel bene e nel male – la storia dell’umanità, che, nonostante la catastrofe di due guerre mondiali e l’abominio della Shoah, ha consentito l’avvio della decolonizzazione del mondo, la conquista di insuperati standard di diritti sociali e civili in Europa e l’organizzazione e lo sviluppo di una particolare forma di governo che abbiamo chiamato democrazia. Una democrazia che si fondava sul suffragio universale, conquistato dalle lotte novecentesche del movimento dei lavoratori, si innervava su un complesso reticolo di forme di partecipazione al potere politico, si alimentava attraverso il virtuoso stimolo del conflitto sociale, si incarnava nell’affermazione dello stato di diritto, in cui tutti, compresi governi e istituzioni, sono soggetti alla legge.
Si tratta di un periodo che si avvia con gli effetti della seconda rivoluzione industriale e con la nascita dei sindacati, delle leghe, delle società di mutuo soccorso, dei partiti di massa. Il nazifascismo nasce come reazione a questa invasione dei popoli nell’intoccabile campo del Potere e la sua sconfitta modella le società europee in modo nuovo; la cultura e l’arte della seconda metà del 900 sono figlie di quel tempo e diventano avamposti della pietas e del peso della responsabilità, la res pondus.
Pensiamo alle grandi campagne contro la proliferazione delle armi nucleari, alla colomba di Picasso nel 1949, all’appello del 1955 di Albert Einstein contro il riarmo atomico. La cultura, la scienza, l’arte, la stessa politica dicono: mai più! Mai più la shoah, mai più Hiroshima, mai più la guerra. Nella seconda metà del 900 la cultura, la scienza e l’arte, nelle forme più varie, impregnano e interpretano il principio della sovranità popolare che è alla base della democrazia, ne diventano legittime rappresentanti, ne promuovono costruzione di senso, orizzonte, visione.
Questo tempo è finito. Quella politica è finita. La società è stata tendenzialmente espulsa da una politica che è sempre più inquinata dai centri di potere finanziario. Le avvisaglie sono del 1987, quando Margaret Thatcher afferma che «non esiste la società. Esistono gli individui, uomini e donne, e le famiglie». Se non esiste la società, perché dovrebbe esistere il popolo? Ma sono solo segnali, messaggi in codice. La frana avviene due anni dopo, con la caduta del muro di Berlino. Giustamente Rosi Bindi qualche tempo fa ha affermato: “Quando è caduto il muro di Berlino pensavamo avesse vinto la democrazia, in realtà aveva vinto il capitalismo”.
Da allora in poi è stata una regressione continua.
Cambiava la natura dei partiti, non più di massa, ma prevalenti comitati elettorali in cui il potere reale si concentrava nel gruppo parlamentare. Cambiava la natura delle istituzioni, perché i parlamenti venivano sempre più espropriati del loro ruolo rispetto all’esecutivo. Cambiavano le narrazioni politiche e istituzionali che riscrivevano la storia della Resistenza, del nazifascismo e persino della seconda guerra mondiale. Tramontava la partecipazione come forma democratica ineludibile. La rappresentanza diventava la cenerentola di un sistema istituzionale che sposava la sola governabilità. Si incrinava lo stato di diritto attraverso clamorose deroghe, da Guantanamo al rapimento illegale di Abu Omar dall’Italia all’Egitto nel 2003. I padroni della tecnologia – Apple, Google, Amazon – davano vita a imperi finanziari sovranazionali ademocratici e intoccabili. Il potere politico si mescolava al potere criminale: le infiltrazioni mafiose, la penosa grazia di Biden verso il figlio, il caso di scuola di Trump e la criminalità eletta a metodo di governo da parte di Netanyahu. Il panopticon, il modello di prigione ideale progettato da Jeremy Bentham nel XVIII secolo, caratterizzato da una struttura circolare dove tutto era visibile da una torre centrale di osservazione, tramontava, sostituito dal controllo sui social che ha reso trasparente il mondo.
E tutto ciò avveniva in un intreccio inestricabile. Era l’avvento della democrazia senza popolo, un ossimoro. Deperendo via via i riferimenti costitutivi della democrazia – i partiti, le istituzioni, lo stato di diritto, la partecipazione popolare -, cambiava progressivamente il quadro di riferimento necessario a un’arte, una scienza e una cultura organicamente collegati ai fondamenti e ai valori delle comunità nazionali del secondo dopoguerra.
D’altra parte, se la società non esiste ed esistono solo gli individui, appannandosi il valore della persona umana e della sua dignità, si spalancavano le porte alle Erinni di questo secolo: l’individualismo, la competizione, il nichilismo. E scomparivano progressivamente tutti i “mai più!” su cui si era retto l’equilibrio globale. Fino a oggi, quando, come scrive Lavinia Marchetti sempre a proposito di Gaza, “è questa la metafora della nostra Europa: un giardino curato che si stende accanto a un forno crematorio. Noi vediamo e sappiamo, ma è come se non vedessimo. E nonostante il sapere, scegliamo il rumore del frigorifero al suono delle bombe”.
Il compimento nazionale di questo composito processo è alle porte, e si chiama riforma del premierato.
Il tutto, sotto l’accorta regia di un sistema mediatico oramai diventato un’arma di distrazione di massa e di costruzione (e costrizione) del consenso attorno a un obsoleto ordine mondiale oramai incapace di nascondere i suoi orrori.
È il tempo che viviamo, il chiaroscuro fra il vecchio mondo che sta morendo e quello nuovo che tarda a comparire. E vennero i mostri: la guerra e il rischio di un nuovo fascismo.
Una delle tante iniziative del mondo della cultura e dell’arte per Gaza
Se è finito il tempo dell’irruzione dei popoli sulla scena della storia e perciò il tempo della buona politica, si possono quanto meno porre i presupposti per un cambiamento di fase?
Il campo dell’arte, della scienza e della cultura non è silente, come ho detto. Ma si tratta di scelte sradicate dal contesto storico-sociale che aveva caratterizzato il secolo scorso, e spesso ignorate, avversate, se non demonizzate, dal mainstream. Per di più gli intellettuali – nel senso più banale e ampio – hanno perso potere. Quanti sono coloro che sono in qualche modo condizionati da vincoli lavorativi e professionali con grandi imprese o con centri pubblici e privati – appunto – di potere reale? Per di più – diciamocelo – l’apoteosi dell’ignoranza celebrata dai populisti ha lasciato il segno.
Tutto ciò impone una straordinaria responsabilità, che è la ricostruzione delle condizioni basiche di un sistema democratico aggiornato al tempo in cui viviamo, a cominciare dalla rinascita di un tessuto partecipativo e dal progressivo svuotamento dell’immane serbatoio dell’astensionismo, che apre di per sé un delicato problema costituzionale: se la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, cosa avviene se la maggioranza del popolo rinuncia a tale esercizio perché sfiduciata del ruolo di rappresentanza delle istituzioni e tira a campare in condizioni di lavoro e di vita sempre peggiori, come sta concretamente avvenendo e come avverrà?
Ma non basta una straordinaria responsabilità. Occorre, assieme, l’avvio di un rapporto stabile e permanente del caleidoscopio dell’associazionismo, del volontariato e del movimento sindacale – e anche di ciò che di buono rimane nei partiti – con l’universo della cultura, dell’arte e della scienza. Con quale obiettivo? La composizione unitaria di forze sociali oggi separate e isolate, la costruzione di un nuovo blocco sociale che unisca il mondo del lavoro, della marginalità, dei moderni intellettuali.
Se l’occidente è in piena decadenza e se vogliamo salvare la parte migliore della sua eredità e della sua storia – la democrazia – dobbiamo immaginare una sua nuova frontiera, fondata sulla verità, sulla compassione, sulla pace, sulla bellezza, cioè sulla vita. Immaginiamo un’altra Italia in un’altra Europa, dalla decadenza a un nuovo rinascimento. In concreto un grande progetto di futuro per il nostro Paese e per l’Unione Europea, un progetto il cui fondamento dev’essere il ripudio della guerra. Un progetto che non può che essere disegnato col contributo di tutte le parti sociali, a cominciare – appunto – dal mondo della cultura, dell’arte, della scienza. Non è una possibile via. È l’unica via possibile per la salvezza dell’occidente e – per inciso – per la piena denuncia e la rigorosa abrogazione del raccapricciante doppio standard attuale, cioè per tornare umani.
Intanto Gaza. Non stanchiamoci. Non smarriamoci nei silenzi omertosi o complici di tanti governi occidentali. Nonostante tutto, tante personalità e tante forze diverse denunciano l’orrore. Se i governi sono l’assenza, continuiamo a manifestare e a valorizzare la presenza. Apocalipse Now non è più un film. È Gaza. Il colonnello Kurtz è Netanyahu con i suoi complici. È il cuore di tenebra di un occidente che ha smarrito se stesso.
Se da qualche parte è rimasto qualcosa di sacro, lo troviamo sicuramente sotto le macerie di Gaza. Quelle macerie sono oggi il più grande monumento al valore della vita umana.
Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale Anpi
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In testa foto del murales realizzato da Giorgio Polo sulla facciata del rudere della Scuola Popolare di Is Mirrionis (17/9/2025). Altra foto tratta dalla rivista Patria Indipendente dell’ANPI
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- Su Democraziaoggi.
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PRENDERE IL MARE
Esodo dall’Occidente
Settembre 17, 2025
I valori traditi: la tradizione ebraico-cristiana; la gloria del diritto; l’idea d’Europa.
Raniero La Valle
Cari amici,
La Scuola Popolare dei Lavoratori di Is Mirrionis consegnata alla Storia del quartiere e della città
In questi giorni di grande lavoro delle ragazze e dei ragazzi di Architettura nell’ambito del Programma ISMY LAB a Is Mirrionis, precisamente davanti all’edificio, allo stato un rudere, che ospitò la “Scuola Popolare dei Lavoratori di Is Mirrionis” sono in molti (abitanti, passanti curiosi, gli stessi studenti universitari) a chiederci notizie della Scuola Popolare. Per fortuna siamo rimasti in molti, ancora vivi, a poter raccontare a voce le vicende che si svolsero in quell’edificio e, in generale, nel quartiere, negli anni della Scuola Popolare (1971-1976) e, contemporaneamente e successivamente, del Comitato di quartiere e del Centro/Circolo culturale di quartiere, fino al 1978 negli stessi locali e ben oltre, fino agli anni 2000, nei locali adiacenti di via Is Mirrionis 43/d. Per capacità di lungimiranza di quanti vi operano (nella Scuola, nel Comitato e nel Circolo di quartiere) negli anni è stata prodotta una mole corposa di documentazione, da quella delle pubblicazioni fatte in proprio (Gulp, Notiziario Scuola Popolare, Cittàquartiere), alla letteratura grigia (volantini e documenti ciclostilati – ritagli di quotidiani e riviste locali) fino al magnifico Libro edito nell’ottobre del 2016 “Lo Studio restituito agli esclusi – Gli anni della Scuola Popolare di Is Mirrionis” (curatori Franco Meloni, Ottavio Olita, Giorgio Seguro), Edizioni La Collina, mentre attendiamo l’uscita, entro l’anno corrente, del 2° libro, quello che si occuperà degli anni successivi segnati dall’impegno del Centro/Circolo di quartiere di Is Mirrionis (curatori Giorgio Polo, Terenzio Calledda, Marco Mameli, Mauro Dedoni). Non vediamo l’ora. Tutto sotto l’egida della “Casa del quartiere di Is Mirrionis”, entità socio-culturale che ha raccolto il testimone di quelle straordinarie ed appassionanti esperienze di quei tempi. Ma, tornando all’attualità di questi frenetici giorni di lavoro e socialità dei ragazzi dell’Università (del Dipartimento di Ingegneria, Ambiente e Architettura, con la collaborazione del Dipartimento di Psicologia) e delle curiosità che si sono meravigliosamente sprigionate da parte di molti, diamo una prima risposta con una relazione di Franco Meloni, presentata nel Convegno su “Sacripanti, Is Mirrionis e Cagliari”, che si tenne a Cagliari il 24 marzo 2017, pubblicata nella News online Aladinpensiero, a cui rimandiamo: https://www.aladinpensiero.it/?p=66380. Questi giorni e, in particolare l’Evento di domenica 21 settembre p.v. negli spazi di fronte al rudere della Scuola Popolare saranno occasioni per saperne molto di più. Saludos [fm].
Oggi venerdì 12 settembre 2025 – Palestina libera! – Il sogno della Scuola Popolare di Is Mirrionis

Scuola Popolare dei Lavoratori di Is Mirrionis. E’giunta l’ora del ricupero!
Foto Aladinpensiero.
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———Oggi per Ieri 11 settembre 2025——

Mattia Lasio su GP REPORT.
https://gpreport.it/canali/istantanee/il-rilancio-di-is-mirrionis-e-il-prezioso-ruolo-dei-cittadini/
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[Casa del Quartiere Is Mirrionis] Grazie all’Università (Dipartimento di Ingegneria, Ambiente, Architettura e Dipartimento di Psicologia), al Comune di Cagliari, all’Agenzia reg.le Area, alle Acli di Is Mirrionis… Grazie a tutti. Non facciamo i nomi per non dimenticare qualcuno… li faremo. Saludos.
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Foto Casa del Quartiere Is Mirrionis e GPReport.
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La Scuola Popolare di poesia di Is Mirrionis al Poetto
Mattia Lasio su NemesisMagazine:
https://www.nemesismagazine.it/gianni-mascia-il-festival-libramare-e-lincontro-con-de-andre-un-poeta-deve-fare-sentire-la-sua-voce-di-dissenso/
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A Is Mirrionis
[27/05/2025] 
A Is Mirrionis nella piazzetta di fronte alla Scuola Popolare Incontro con docenti e ricercatori del Dipartimento di Ingegneria e Architettura e del Dipartimento di Psicologia con una delegazione del Comitato Casa del quartiere Is Mirrionis. L’incontro è stato organizzato per la promozione del coinvolgimento del quartiere e della città nella progettualità di rigenerazione urbana degli spazi adiacenti la Scuola Popolare, che nel mese di luglio prevede attività didattica di 80 studenti universitari.
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(foto) Una delle piazzette adiacenti la Scuola Popolare, destinataria di un intervento di rigenerazione urbana, finanziato con fondi pubblici, mentre l’edificio della Scuola Popolare sarà ristrutturato con un intervento ITI (Interventi Territoriali Integrati, finanziati dall’Unione Europea e dalla RAS). 





















AService Studio