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Prima Loro: Cari neo-domiciliati a Gaza

img_5400Cari neo-domiciliati a Gaza,
L’appello ad eleggere il domicilio a Gaza ha avuto un grandissimo riscontro: in poco tempo per mille rivoli si sono aggiunte migliaia di firme, e altrettante ne giungono, tanto da essere difficile darne conto; e in grandissima parte con motivazioni toccanti e dolenti, di tanto maggior valore in quanto più ancora che di protesta e di condanna per la spietata condotta dello Stato di Israele, esprimono una profonda immedesimazione e identificazione con la sofferenza delle vittime, che è la forma più alta dell’amore. E tutti con l’ansia di poter fare qualcosa, dal medico che si dice pronto ad andare a operare all’ospedale Nasser di Kan Younis, alle madri che idealmente stringono tra le braccia i bambini affamati, dilaniati e morenti, a famiglie intere che dicono di voler prendere domicilio a Gaza, chi alla parrocchia, chi alla biblioteca, chi là dove con una scodella vuota in mano si è uccisi; e si leggono frasi struggenti, come: “Il mio cuore è spezzato da tanto dolore e sofferenza. Mi sento inutile e impotente davanti a questo orrore”, o: “Eleggo il mio domicilio a Gaza, in una abitazione e in una via non più esistente perché rasa al suolo dai bombardamenti israeliani. Sotto le macerie batte il mio cuore insieme ai familiari palestinesi sepolti vivi”, o: “La situazione di quei disperati, prigionieri, uccisi ed affamati, mi impedisce di dormire serenamente”, o: “Che l’orrore finisca e grida umane facciano retrocedere le armi”.