Monthly Archives: agosto 2017

Eccoci!

eccoIl palazzo del Consiglio è circondato dai manifestanti che attendono che la delegazione sia ricevuta dal Presidente della Giunta Regionale.
(g.m., CSS)
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- Su L’Unione Sarda.
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- La delegazione
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Il Palazzo della Regione, la casa dei Sardi. Aspettavano una delegazione di pastori di una manifestazione pacifica aperta da un tamburino di 10 anni e una schiera di bambini con bandiere. Seguivano 60 sindaci di paesi a prevalente economia pastorale e tanti uomini e donne della Sardegna, principalmente pastori. Perché se si invita una delegazione di cittadini per un confronto civile si sente il bisogno di blindarsi all’interno di un palazzo pubblico? (v.t.)
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pigliaru-sul-camioin-del-mps-orizzontale-372x221Accordo dopo protesta pastori: da Regione 35mln in più per campagne. Su SardiniaPost
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- Un primo resoconto nel sito del MPS

AmbienteSardegnaCheFare?

icendiPer combattere gli incendi è tempo di Prevenzione Civile anziché invocare la Protezione dei Canadair
di Giuseppe Mariano Delogu

By sardegnasoprattutto/ 2 agosto 2017/Città & Campagna/

Viviamo nell’era dei “megaincendi” che non sono solo “mega” per le dimensioni, ma per le caratteristiche brutali della combustione, che li collocano immediatamente nel contesto “fuori controllo” cioè nella impossibilità anche per le migliori organizzazioni di lotta, ipertecnologiche, strutturate, formate, militarizzate, di estinguerli con efficacia. Sono il risultato del modo in cui abbiamo gestito il territorio per decine di anni.

Abbiamo assistito (secondo i dati statistici dell’Inventario Forestale Nazionale) ad un aumento dal 1985 al 2015 da 850.000 ettari a 1.250.000 ettari di terreno occupato da “foreste” in Sardegna. Può questo essere considerato un successo delle politiche ambientali? No, è il risultato di un profondo cambio culturale in negativo, che vede terreni, un tempo agricoli e pastorali, oggi invasi dalla macchia mediterranea in vari stadi di sviluppo. Quella macchia che per millenni era periodicamente pascolata dalle capre e – con cicli che definivano un tipico e storico regime di fuoco – veniva periodicamente bruciata a lembi per rinnovare la capacità nutritiva dei giovani germogli a favore delle capre.

Oggi la macchia mediterranea è “un bene paesistico“, intoccabile, curioso ornamento architettonico per le nuove case turistiche e tabù intoccabile per chi vuole rimettere a coltura i suoli dei propri avi.

La definizione di “bosco” contenuta nella legge forestale sarda (L.R. n° 8/2016, art. 4 comma 5 lett. c)) non lascia dubbi: “Sono assimilabili a bosco”…..”c) le colonizzazioni spontanee di specie arboree o arbustive su terreni precedentemente non boscati, quando il processo in atto ha determinato l’insediamento di un soprassuolo arboreo o arbustivo, la cui copertura, intesa come proiezione al suolo delle chiome, superi il 20 per cento dell’area o, nel caso di terreni sottoposti a vincolo idrogeologico, quando siano trascorsi almeno dieci anni dall’ultima lavorazione documentata“.

Dunque rinnovare la coltura tradizionale su suoli abbandonati per qualche anno richiederebbe l’autorizzazione paesistica e una pletora di documenti progettuali per dimostrare la non compromissione paesaggistica per la nuova attività. E quanti terreni in queste condizioni in giro per la Sardegna? Il Consiglio regionale, con questa definizione, è stato più autolesionista di quanto – fortunatamente – un recente D.P.R. ha inteso attenuare (indicando ai soprintendenti la non necessità per gli ex-coltivi di richieder l’autorizzazione paesistica).

Ci facciamo male da soli! E che dire dei veri boschi? Selvicoltura conservativa, naturalistica, biodiversa,…. Tutto quello che sarebbe necessario non è contenuto nel P.F.A.R. (Piano Forestale Ambientale Regionale), quello che per fare le cose prevede che si facciano altri piani, sempre più di dettaglio. sempre più in fine.

Talmente “in fine “ che la loro attuazione traguarda l’infinito! E che cosa è necessario, per dei boschi inseriti in un contesto di cambio climatico, dove ogni anno che passa si accumulano i combustibili insieme alle onde di calore, la siccità, le energie violente del vento prima delle grandi alluvioni d’autunno? Selvicoltura preventiva, quella che riduce i combustibili, crea un bosco aperto pascolabile, un bosco in cui la distanza tra gli alberi non permette la propagazione del fuoco di chioma, e periodicamente viene pascolato salvo nei momenti (una volta ogni 100 anni) in cui è necessario rinnovarli.

Basta conoscere un poco di storia forestale della Sardegna per richiamare alla mente che i boschi naturali di querce erano definiti “ghiandiferi”, cioè boschi aperti per alimentare il pascolo suino. Oggi le cose sono indubbiamente cambiate, non ultimo il problema dei divieti legati alla peste suina. Ma non abbiamo da inventare chissà quali modelli selvicolturali per la nostra terra, dobbiamo solo recuperare quelli antichi e più resilienti.

Ma oggi impressiona in particolare la totale assenza nel dibattito sulla prossima legge urbanistica dal concetto di “rischio incendio“. Il testo unico sul “governo del territorio”, universalmente oggi sottoposto a critica, non conosce l’incendio come rischio concreto della nostra terra, anche se più di una volta cita quello “idrogeologico” ma senza fornire alcuno strumento pratico della sua riduzione. Sembra che la Sardegna sia una regione della Scandinavia e non del Mediterraneo.

Ma allora tutte le aziende, le case, i villaggi ogni estate minacciati dalle fiamme sono solo un problema di chi non le spegne? O non dovremmo invece pensare a comunità insediative (villaggi, borghi, paesi, città) in cui la vita al confine con il bosco o con i pascoli dia una sensazione di sicurezza piena e non l’ansia della morte? Comunità che si sentano autoprotette da un modello insediativo (vecchio e nuovo che sia, non importa) in cui la gestione del verde diventi non una vicenda ornamentale e ipocrita per nascondere il cemento ma un ambito di gestione metodologica per impedire l’avvicinamento delle fiamme alle case.

L’idea perversa di autorizzare “paesisticamente” le costruzioni “immerse nel verde della macchia mediterranea” per abbattere l’impatto (visivo) aumenta invece l’impatto (reale e non estetico) di chi va ad abitare dentro la benzina che circonda le case. E che dire della assenza dell’obbligo di viabilità di sicurezza, della individuazione di zone sicure di incontro in caso di emergenza?
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Crediamo davvero che i cosiddetti Decreti Bertolaso del 2007 possano per sè stessi mettere in sicurezza i villaggi turistici che vengono sistematicamente “evacuati” ad ogni pericolo (vedere la foto dall’elicottero di Ludduì durante il recente incendio di Budoni)? E pensiamo forse che la mera applicazione delle prescrizioni regionali antincendio ci possano rendere sicuri?

E’ bene applicarle certamente, ma forse debbono essere profondamente riviste per la natura degli incendi di nuova generazione che si propagano non per contatto (radiazione) ma per salti (movimenti convettivi) e dunque la mera previsione di una fascia di 5 metri intorno alle case non può essere sufficiente.

Se il Consiglio regionale, nell’attuale dibattito sull’urbanistica si occupasse un poco di più della concreta sicurezza dei suoi cittadini anziché aprire varchi al cemento farebbe una cosa utile e gradita. E davvero si comincerebbe a parlare di Prevenzione Civile anziché invocare la Protezione dei Canadair. Ma non sembra essere preoccupazione della giunta Pigliaru e dell’attuale Consiglio regionale della Sardegna.

*Professionista forestale
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Ennesimo espediente per aumentare i volumi lungo la fascia costiera
italia-nostra-logodi Italia Nostra Sardenga
Il Consiglio Regionale della Sardegna ha inserito nella legge sul turismo, recentemente approvata, alcune norme urbanistiche che risultano in aperto contrasto con il Piano Paesaggistico Regionale. La legge, che aveva già fatto parlare di sé per l’infelice emendamento dal vago sentore “razzista“, tendente a discriminare le strutture turistiche in base all’etnia degli ospiti, cela di fatto una “norma intrusa”, approvata con bipartisan omertà, che consente la realizzazione nei campeggi di volumetrie equivalenti fino al 35% della capacità ricettiva della struttura. Il tutto camuffato con il ricorso all’escamotage delle “case mobili”.

Così come per il Ddl sul governo del territorio, basato essenzialmente sulla creazione di nuovi volumi sul mare, con l’art. 15 della legge 26/07/2017 il Consiglio Regionale ha trovato l’ennesimo espediente per aumentare le volumetrie lungo la fascia costiera, in alcuni casi sulla battigia. Generalmente queste casette in legno dentro i campeggi sono parte di veri e propri condomini, spesso non condividono neppure i servizi con i campeggiatori. Esiste addirittura un mercato di piazzole e case in vendita sui siti di annunci on line!

Si tratta a tutti gli effetti di volumetrie mascherate che contrastano con le NTA del PPR. Vale la pena rammentare che lo stesso PPR evidenziava inadeguatezza e criticità di buona parte di questi insediamenti “scarsamente dotati di servizi e spesso sono privi di identità urbana e sono caratterizzati da incompletezza e scarsa qualità architettonica” (Art. 88 NTA).

Tali strutture, ricordano le stesse NTA, invece di “conformarsi ai corretti criteri costruttivi ed infrastrutturali connessi alla sostenibilità ed alla compatibilità paesaggistica dei luoghi” accrescono il degrado ambientale delle aree che le ospitano trasformandosi in grandi parcheggi per bungalows e strutture pseudo amovibili, che vengono installate senza nemmeno richiedere le autorizzazioni edilizie e paesaggistiche d’obbligo, ai sensi del Testo unico dell’edilizia (D.P.R. 380/01) e del Codice dei Beni culturali.

Italia Nostra non era a conoscenza della norma, nonostante siano state rilasciate dichiarazioni con le quali si sostiene che la legge sarebbe stata licenziata dopo una presunta lunga discussione in commissione ed un confronto con numerosi stakeholders.

Italia Nostra denuncia ancora una volta la prassi ormai consolidata dell’esclusione sistematica delle associazioni culturali e ambientaliste dal confronto dialettico sui temi che riguardano ambiente e paesaggio.

Insomma, Giunta e Consiglio Regionale preferiscono scegliere gli interlocutori, meglio sarebbe dire le consorterie, che, in funzione degli interessi da tutelare, possano risultare in presumibile sintonia con le norme che si intendono varare.

Inutile negare che la “furbata” di inserire in una legge sul turismo una norma intrusa che concerne di fatto il Governo del territorio, il cui Ddl è attualmente in discussione in Commissione ed oggetto di giustificate critiche, rappresenta l’ennesimo tentativo di aggirare i vincoli imposti dalla normativa edilizia e paesaggistica, contribuendo a deturpare e impoverire un Bene Comune, quale dovrebbe essere considerato il paesaggio costiero sardo.
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In Sardegna non c’è troppo latte, c’è troppo Pecorino Romano
di Nicolò Migheli
By sardegnasoprattutto/ 7 febbraio 2017/ Città & Campagna/

La manifestazione prende corpo

Movimento Pastori Sardi (dal nostro inviato Vanni Tola).
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giac-2-8Oggi 2 agosto 2017 Palazzo del Consiglio Regionale in via Roma a Cagliari: aspettando i pastori. Perché la casa comune dei sardi è in assetto di guerra? (Giacomo Meloni, CSS)
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———–…anche con i Sindaci———————–
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La Sardegna si mobilita al fianco dei pastori. Il Movimento Pastori Sardi in piazza a Cagliari oggi mercoledì 2 Agosto, in via Roma. Pubblichiamo il documento del MPS invitando i nostri lettori ad aderire alla manifestazione. Concentramento a Cagliari in Piazza Marco Polo alle ore 9.

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Pastori, Agricoltori, Cittadini, la situazione che il mondo delle campagne sta vivendo è drammatica, nell’arco di due anni abbiamo perso circa il 50% del valore del latte e il 40% dal valore delle carni e come se non bastasse, da due anni subiamo le conseguenze di una delle più gravi siccità. Come Pastori, con il latte a 50/60 centesimi, non siamo più in grado di continuare a soddisfare il fabbisogno dei nostri animali. Come Agricoltori, con il crollo dei prezzi e delle produzioni, siamo allo stremo e ormai impossibilitati ad affrontare l’inizio di una nuova campagna agraria. COSì NON SI PUO’ ANDARE AVANTI. E’ necessario che l’Amministrazione Regionale intervenga immediatamente per salvare il patrimonio zootecnico, destinando risorse immediate pari ad un quintale di mangime per capo e nel contempo, attivi tutte le procedure per il ristoro dei danni causati dalla calamità naturale, compreso il blocco delle cambiali agrarie, l’azzeramento dei pagamenti INPS e il blocco dei procedimenti di Equitalia. La Regione Sardegna dovrebbe, inoltre, in maniera urgente liquidare tutte le vecchie pratiche di PSR (Piano Sviluppo Rurale) ed anticipare al mese di Settembre-Ottobre il pagamento delle nuove pratiche PAC (Politica Agricola Comunitaria) e PSR come già fatto in passato da altre regioni più virtuose. Ma non ci basta! Chiederemo alla politica Regionale dove sono finite le promesse del 2014 in materia di infrastrutture come l’energia elettrica, la viabilità aziendale, l’acqua potabile e la creazione di centri di raccolta e refrigerazione latte diffusi nel territorio regionale. Chiederemmo una riforma radicale del sistema dell’Amministrazione Agricola. Su questi argomenti il Movimento Pastori Sardi ha convocato una Manifestazione con corteo Cagliari mercoledì 2 Agosto 2017 concentramento Piazza Marco Polo (antistante fiera Campionaria ) alle ore 9:00 conclusione Via Roma davanti al Consiglio Regionale. Siliqua, 19/07/2017.
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CSS loghettoSolidarietà e pieno sostegno al Movimento Pastori Sardi è stata espressa dalla Confederazione Sindacale Sarda (CSS).
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LA CONFEDERAZIONE SINDACALE SARDA – CSS
CON I PASTORI E GLI AGRICOLTORI DELLA SARDEGNA.

La CSS scende in piazza insieme ai pastori e agli agricoltori della Sardegna, condividendo il documento/appello dell’Assemblea del 19 luglio 2017 con cui è stata indetta la grande manifestazione di mercoledì 2 agosto 2017. I termini della vertenza sono chiari:con la perdita del valore del latte del 50% oggi deprezzato a 0,60 centesimi al litro ed il valore delle carni sceso del 40%, non è possibile assicurare la sopravvivenza del settore; né va meglio per il comparto agricolo colpito anch’esso da una delle più gravi siccità, dal conseguente crollo delle produzioni e dei prezzi che rendono impossibile una nuova campagna agraria. - segue -

oggi mercoledì 2 agosto 2017

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democraziaoggisardegnaeuropa-bomeluzo3-300x211Sardegna-bomeluzo22sedia-van-goghGLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501413filippo-figari-sardegna-industre-2
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democraziaoggiAntifascismo, Resistenza, Costituzione: una riflessione tra passato e presente
2 Agosto 2017
Claudio Natoli su Democraziaoggi.
Ecco la relazione tenuta da Claudio Natoli il 28 novembre 2016 a conclusione delle “Letture della Costituzione”, organizzate dall’ANPI di Cagliari per nove lunedì nel corso della campagna referendaria.
Cercherò di riflettere sul ruolo che spetta all’antifascismo e alla Resistenza nella storia d’Italia e sul legame inscindibile che li unisce alla Costituzione […]

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rocca-16-17-2017lampada aladin micromicroGli Editoriali di Aladinews. Dove andiamo? L’Italia in scalata, di Roberta Carlini su Rocca.
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DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA
sasso e funeUmberto Allegretti 2-4-08-Buone brevi letture: Umberto Allegretti “Democrazia partecipativa e processi di democratizzazione”, 2009.
- Buone impegnative letture. “Convenzione sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale, fatta ad Aarhus il 25 giugno 1998″. Ratificata dall’Italia con Legge del 16 marzo 2001, n. 108 (Suppl. alla G.U. n.85 dell’11 aprile 2001).

Beni comuni

when-we-share-624x351Analisi economica dei beni comuni: aspetti teorici e modelli di gestione
labsusFonte: Redazione Labsus – 1 agosto 2017

Pubblichiamo il lavoro condotto dal Dott. Giuseppe Simone, laureato in Economia e Politica Economica presso l’Alma Mater Studiorum dell’Università di Bologna, con una tesi dal titolo “Analisi economica dei beni comuni: aspetti teorici e modelli di gestione“.
Questo lavoro deriva dalla necessità di ampliare gli schemi dell’analisi economica a fenomeni che fino ad ora sono risultati di difficile comprensione tramite i tradizionali modelli utilizzati dagli economisti. Lo studio dei beni comuni (commons), infatti, è tuttora al centro del dibattito sia per quanto riguarda l’analisi economica di questo tipo particolare di beni, e per le conseguenti strategie da adottare per una loro gestione efficace, sia per la rilevanza che essi assumono all’interno della comunità di riferimento in cui si situano.
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LEGAMBIENTE PER UNA LEGGE URBANISTICA CHE RAFFORZI I VALORI NATURALISTICI E PAESAGGISTICI DELLA FASCIA COSTIERA PREVISTI DAL PPR. OCCORRE UNA AMPIA REVISIONE DEL DDL PRESENTATO DALLA GIUNTA REGIONALE

legambiente-sardegnaconferenza stampa di Legambiente
Annalisa Colombu presidente di Legambiente Sardegna, Vincenzo Tiana, presidente del Comitato Scientifico regionale e Edoardo Zanchini, Vicepresidente Nazionale di Legambiente hanno presentato le proposte dell’Associazione, con un ampio documento, la cui sintesi è di seguito riportata.

Il futuro della Sardegna passa per il rafforzamento delle sue qualita’ e identita’, anche in chiave turistica e di sviluppo economico. A partire da due direttrici fondamentali: protezione del sistema costiero, e riqualificazione urbanistica, ambientale e energetica del patrimonio edilizio esistente.
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Si morit su pastore morit sa Sardigna intrea

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Francesco Casula

Ondate di caldo, i consigli della Protezione civile.

frida-kalorNei prossimi giorni sono previste eccezionali ondate di caldo con temperature oltre la media stagionale. I soggetti maggiormente a rischio sono le persone anziane o non autosufficienti, chi assume regolarmente farmaci, i neonati e i bambini piccoli, chi fa esercizio fisico o svolge un lavoro intenso all’aria aperta. Per questo, durante i prossimi giorni, il Dipartimento nazionale della Protezione civile invita, nei limiti del possibile, a non uscire nelle ore più calde, dalle 12 alle 18, soprattutto gli anziani, bambini molto piccoli, persone non autosufficienti o convalescenti; in casa, a proteggersi dal calore del sole con tende o persiane e mantenere il climatizzatore a 25-27 gradi. Per chi usa un ventilatore, si consiglia di non indirizzarlo direttamente sul corpo. In generale, bere e mangiare molta frutta ed evitare bevande alcoliche e caffeina e consumare pasti leggeri. Indossare abiti e cappelli leggeri e di colore chiaro all’aperto evitando le fibre sintetiche. Se è con voi una persona in casa malata, fate attenzione che non sia troppo coperta. Infine, si raccomanda ai proprietari di cani di portarli a passeggio la mattina presto o la sera all’imbrunire: l’eccessivo calore accumulato dall’asfalto potrebbe danneggiare loro le zampe.

Dove andiamo?

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di Roberta Carlini, su Rocca

Una domenica di luglio, i giornali italiani ci hanno informati che stiamo meglio, molto meglio: il Pil è stato corretto al rialzo, addirittura tra due anni avremo recuperato le perdite dell’ultima crisi. Solo due giorni dopo è arrivata un’informazione di opposto tenore: siamo tra quelli peggio messi in Europa, per inattività e disoccupazione giovanile, per non parlare della povertà diffusa. Come le previsioni meteo che fanno infuriare gli albergatori, anche quelle dell’economia sono diventate ballerine e – agli occhi dei più – poco credibili. Una sensazione diffusa, che però invece di alimentare studio e senso critico nutre la grancassa del qualunquismo e del ripiegamento nel proprio interesse (o autodifesa) individuale.
Non aiutano a contrastare questa tendenza – anzi la ingrossano – i politici che dagli schermi tv o dai loro profili social sono sempre pronti ad agitare l’ultima statistica o previsione che torni utile in quel momento alla propria propaganda. Tanto più in questa stagione, caldissima non solo per il meteo, nella transizione dalla campagna elettorale referendaria a quella per le prossime politiche. Come fare, dunque, per recuperare un po’ di senso delle proporzioni e una misura, se non oggettiva, almeno realistica di quel che sta succedendo?

le previsioni della Banca d’Italia
Innanzitutto è bene andare alla fonte delle notizie. La frase del governatore della Banca d’Italia, in base al quale molti mezzi di informazione hanno felicemente annunciato che tra pochi mesi torneremo ai livelli pre-crisi, è stata scritta nel mezzo di molte pagine del Bollettino economico dell’istituto di via Nazionale, ed è certamente una delle più importanti, poiché quantifica le conseguenze della piccola revisione al rialzo delle previsioni di crescita per i prossimi mesi. Con molta cautela: l’intero Bollettino risulta, dal punto di vista letterario, faticosissimo dato che gli economisti della Banca d’Italia fanno un uso spropositato del condizionale, tanto per chiarire che l’odierna revisione potrebbe non essere confermata e in quel caso cadrebbero tutti i castelli di carte. Però, se tutto andasse come oggi si prevede, «nel 2019 il Pil recupererebbe interamente la caduta connessa con la crisi del debito sovrano, avviatasi nel 2011». Insomma: siamo passati da un tasso di crescita dell’ordine dello zero virgola qualcosa a un tasso dell’uno virgola qualcosa, e questo migliora un po’ la situazione. Ma attenzione, il periodo storico al quale il governatore fa riferimento è quello che va dal 2011 al 2019. In realtà la crisi economica è iniziata prima, anzi, come ama ripetere il direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi, la nostra è stata una «doppia crisi»: quella arrivata dagli Usa dal 2008 al 2009, dalla quale si è avuto un lieve recupero nel biennio successivo; e quella terribile originata subito dopo in Europa con la crisi dei debiti sovrani, ossia il trasferimento di un problema nato nella finanza privata alla sfera della finanza pubblica, con le successive strette fiscali e creditizie e tutto quel che ne è seguito. E infatti il Bollettino della Banca d’Italia prosegue precisando che il Pil nel 2019 «rimarrebbe tuttavia ancora inferiore di circa il 3% al livello del 2007». Dunque il recupero riguarda i danni della seconda crisi, poiché per tornare ai livelli che avevamo prima del tracollo del 2008 dovremo aspettare «la prima metà del prossimo decennio» (questa la previsione contenuta in un altro documento importante della Banca d’Italia, la Relazione annuale che esce a fine maggio).
Non è da gufi, come direbbe qualcuno, sottolineare queste differenze, poiché ha a che vedere con la nostra realtà quotidiana: che somiglia a quella di uno scalatore che è stato buttato giù da una parete da una tempesta, poi ha recuperato un po’ di quota, per essere vittima di un’altra perturbazione e cadere di nuovo giù, e adesso ha in vista di nuovo il recupero della prima quota, ma è ancora lontano dal punto di partenza. Però stiamo parlando di un intero Paese, non di un individuo, con dentro realtà molto diverse, dal punto di vista territoriale, anagrafico, sociale. E dunque la cosa più importante è capire in che condizioni lo scalatore – l’intero Paese – sta adesso affrontando la sua montagna, cosa si porta dietro del carico di questi anni, cosa lo appesantisce e cosa gli dà carica. Da questa conoscenza possono poi derivare delle scelte politiche, o una discussione sul merito delle cose da fare più che sulla corsa ad attribuirsi il merito dei numeri «buoni» dell’economia e ad oscurare quelli «cattivi».

il famoso Pil
Tra i numeri buoni c’è quello che misura la crescita complessiva dell’economia, il famoso Pil. Ci dicono due cose: la ripresa c’è, ed è molto fragile. Non solo in termini quantitativi, essendo comunque al di sotto dei partner europei, per non parlare dei Paesi emergenti. Ma soprattutto in termini qualitativi. È sparsa in modo molto diseguale nel Paese, di fatto trainata da alcune aree con alta concentrazione di imprese che, negli anni della crisi, hanno ristrutturato e potenziato la loro presenza all’estero. Di mese in mese si conferma il buon momento delle esportazioni italiane, e dunque una bilancia commerciale in attivo. Nel loro libro Che cosa sa fare l’Italia (Laterza 2017) lo stesso Salvatore Rossi e l’economista Anna Giunta descrivono i cambiamenti profondi che hanno attraversato l’economia dopo la grande crisi, e anche le difficoltà e le criticità di tante imprese a ripensare «cosa sanno fare» per poter adattare il proprio «genius loci» alla nuova realtà tecnologica e produttiva internazionale. I casi di successo ci sono, e spesso sono concentrati per aree; ma non trainano tutto il resto, affondato in una arretratezza produttiva e infrastrutturale che viene da lontano (dove per infrastrutture non si intendono solo quelle fisiche tradizionali, come ponti e strade, ma anche quelle istituzionali e quelle più innovative). Invece di andare a farsi fotografare con questo o quell’imprenditore di successo – e spesso i più importanti sono sconosciuti, non hanno tempo di stare sempre in tv a pontificare – o promettere la riduzione delle loro tasse come panacea di tutti i mali, i politici in campagna elettorale dovrebbero tornare a studiarsi le economie territoriali e capire a quali di quelle infrastrutture possono dare sostegno e vita per allargare l’area dell’innovazione e dell’occupazione.
A fronte di una realtà della produzione industriale fatta a pelle di leopardo, dunque con forti disparità territoriali ma alcuni picchi sicuramente positivi, c’è poi il moloch del settore dei servizi a produtti- vità bassa e stagnante. Eppure è qui, dicono i numeri dell’Istat, che si concentra l’aumento dell’occupazione degli ultimi tempi: non stupisce che spesso siano lavori a termine, pagati poco, a bassa qualificazione. E anche su questo bisognerebbe incidere con politiche attive, cominciando a monte, nell’istruzione e nella qualificazione professionale, e a valle, nella regolazione e nella concorrenza dei servizi stessi, e non sperare che una mitica «ripresa» dell’industria traini tutto il resto.

diseguaglianze preoccupanti
In assenza di interventi, c’è il rischio che la flebile ripresa, se non sarà frenata dalle tempeste internazionali all’orizzonte, fini- sca per interessare solo una minima parte della nostra società e dunque apra altri grandi divari in un Paese già fortemente diseguale. L’indice di Gini, quello che misura a livello sintetico la diseguaglianza dei redditi, non è aumentato di molto negli ultimi anni, dopo il balzo che ebbe tra gli ’80 e i ’90. Ma sotto quell’indicatore medio si muovono altre diseguaglianze preoccupanti. In primo luogo, l’aumento della po- vertà assoluta, che interessa soprattutto le famiglie con figli piccoli. Parallelamente, cresce il gap generazionale, con gli anziani che, essendo stati più protetti dal welfare pensionistico, hanno mantenuto le posizioni mentre i più giovani perdevano in termini di reddito, consumi, occupazione.
Ma soprattutto, si è bloccata la mobilità sociale. L’Italia non è mai stato un Paese con forte mobilità da un ceto all’altro, il modello familistico di welfare e società ha sempre cementato la trasmissione delle fortune e delle sfortune da genitori a figli; ma comunque nei decenni passati molte porte si erano aperte, dalle grandi riforme degli anni ’60 e ’70 (a partire da quella della scuola media unificata) in poi. Adesso la protezione della famiglia è tornata ad essere più importante in tutti i passaggi cruciali, dalla scelta della scuola e del mestiere-professione, alla trasmissione della casa di eredità, alla rete di relazioni e contatti che aiuta l’ingresso nel mondo del lavoro, alla concentrazione del patrimonio, alla tutela in caso di eventi sfortunati, dalle malattie alla perdita del lavoro alla fine di un matrimonio. Siamo usciti dalla crisi con meno figli, e più dipendenti dai genitori. Una situazione non bella e non sopportabile per tutti: tant’è che molti ne sono usciti, e ne escono, espatriando. La ripresa dell’emigrazione dall’Italia è un altro dei lasciti della crisi che ha segnato i nostri ultimi anni. Sarebbe bene affrontarle uno per uno, queste ingombranti eredità, invece di contare su un inesistente nuovo miracolo economico per cancellarne le cicatrici.
Roberta Carlini
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ROCCA 15 AGOSTO/1 SETTEMBRE 2017
ECONOMIA
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Oggi martedì primo agosto 2017

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Maria Antonietta Mongiu lascia il Fondo Ambientale italiano: un addio senza rancore
di Paolo Paolini, su L’Unione Sarda, ripreso da SardegnaSoprattutto
By sardegnasoprattutto/ 31 luglio 2017/ Città & Campagna/
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1 Agosto 2017
Francesco Cocco su Democraziaoggi
Uso la definizione che dieci anni or sono diede di Gramsci il prof. Romagnino per sottolineare l’importanza che il capoluogo sardo ebbe nella formazione del giovane Antonio.
Gramsci arriva in Città nel novembre del 1908 ad anno scolastico già iniziato. La possibilità dii proseguire gli studi, dopo lo “scalcinato” ginnasio […]

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democraziaoggiDemocraziaoggi. Ad agosto dedichiamo il blog a Gramsci, Laconi e alla Costituzione
1 Agosto 2017
Andrea Pubusa e la Redazione di Democraziaoggi vi augurano buone vacanze
Anche questa estate, ad agosto, abbandoniamo l’attualità e dedichiamo il blog alle questioni storico-culturali più importanti. Quest’anno ricorre l’80° della morte di Antonio Gramsci, il 70° dell’approvazione della nostra Costituzione e il 50° della scomparsa di Renzo Laconi. La scelta è dunque obbligata ad agosto parliamo di […]

E’ online il manifesto sardo duecentoquarantatre

pintor il manifesto sardoIl numero 243
Il sommario
La Rwm, le guerre, il lavoro e la Costituzione (Marco Ligas), Vaccini e democrazia (Roberto Loddo), Savoia: stragi e colonizzazioni (Ottavio Olita), Intolleranza e leninismo sulle coste della Sardegna (Stefano Deliperi), I limiti del governo a distanza (Gianfranco Sabattini), Monumenti fascisti (Gianfranca Fois), Perché le colonne con fasci littori in Piazza Gramsci sono incongrue (Marco Sini), Non esiste un carcere buono (Claudio Nappi), Storia della residenza sarda e salentina dell’Odin Teatret (Bastiana Madau), Gente della terra santa: voci dalla Palestina (Omar Suboh), Distinguere tra partiti e rappresentanza (Aldo Tortorella), Testo Unico: una legge harakiri per la lingua sarda (Giuseppe Corongiu), La Sardegna non può esistere senza la pastorizia. Il 2 Agosto in piazza con i pastori (Claudia Zuncheddu).
Pubblichiamo gli interventi tematici dell’assemblea Pro una caminera noa di Santa Cristina: Il diritto all’accessibilità (Francesco Nurra), Un nuovo modo di progettare il lavoro in Sardegna (Vincenzo Monaco), Sanità e politiche sociali (Luana Farina e Maria Grazia Pippia), Un nuovo percorso (Giovanni Fara), Edilizia sarda (Gianfranco Camboni).