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Catalogna e Unione Europea

Europa flagSOCIETÀ E POLITICA » GIORNALI DEL GIORNO » ARTICOLI DEL 2017
La Catalunya indipendente
di PAOLO LEPRI
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il manifesto
L’AZZARDO DELL’INDIPENDENZA.
SCATTA IL COMMISSARIAMENTO

di Giuseppe Grosso

Catalogna. Il Parlament dichiara la República catalana: 70 Sì, 10 No, 2 voti in bianco e 53 deputati assenti su 135. E a Madrid il senato mette in moto l’articolo 155. Rajoy destituisce Puigdemont e il suo governo e convoca elezioni regionali il 21 dicembre.
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il manifesto e Corriere della Sera 28 ottobre 2017. Articoli di Giuseppe Grosso e Paolo Lepri, ripresi da eddyburg e da aladinews (m.p.r.)
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sedia di VannitolaGrande solidarietà ai Catalani. Il problema dell’indipendenza in Europa è però molto più vasto. Occorre, a mio avviso, lottare perché trovi spazio in Europa l’idea che la UE deve essere federale e deve federare non solo stati ma anche comunità che per tradizione, cultura, lingua, vicende storiche e quant’altro vivono una condizione identitaria specifica e particolare. A prescindere dalla dimensione quantitativa delle popolazioni interessate, dalla superficie geografica del territorio che occupano. L’obiettivo deve essere la ricostruzione dell’Europa intorno agli obiettivi fondanti che ne hanno favorito la nascita e restano ancora, per la gran parte inattuati. L’arroccamento intorno al concetto di Stato come entità monolitica e immodificabile è pura follia. Molti Stati, e l’Italia fra questi, non sono diventati tali per scelte condivise tra individui di tradizioni, cultura e lingua comune ma, molto più semplicemente, come risultante degli scontri tra eserciti delle monarchie europee e come opera di Trattati che, fino a prova contraria, possono e devono essere messi in discussione. Si tratta di una questione di non poco conto per l’Europa, per il superamento della crisi che l’Unione vive. La scommessa è quella di realizzare una Unione europea pacifica, solidale e federata, un’unione di popoli che, nel rispetto delle specificità, si danno obiettivi di sviluppo comuni. L’Europa della conservazione degli Stati immutabili non ha futuro. (Vanni Tola)
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Agricoltura

sedia di VannitolaLa sedia
di Vanni Tola

allegoria-agricoltura Agricoltura. In arrivo importanti finanziamenti attesi da tempo da pastori e contadini. Ancora da definire la questione delle trattenute Inps delle aziende pastorali in relazione alla liquidazione dei contributi stanziati dalla regione per il comparto ovicaprino.
L’assessore regionale per l’agricoltura ha incontrato ieri a Roma il gabinetto e l’ufficio legislativo del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali (Mipaaf) e i vertici dell’Agenzia nazionale per le erogazioni in agricoltura (Agea). Il risultato del vertice è stato la firma del decreto Agea che destina all’agricoltura isolana 38, 2 milioni di euro di fondi comunitari per soddisfare le richieste avanzate da 9000 aziende. I pagamenti dovrebbero avvenire in tempi rapidi e con cadenza settimanale fino al prossimo 30 Novembre, con una anticipazione del 70 %. Tale finanziamento trae origine dalla richiesta avanzata dal Ministero dell’agricoltura alla Commissione europea per incrementare gli aiuti comunitari dopo la constatazione delle criticità dovute, principalmente, al perdurare della siccità. Si prevede inoltre, entro il mese di Dicembre, la corresponsione dei contributi relativi al Programma di sviluppo rurale. Il Mipaaf ha inoltre firmato la declaratoria sull’emergenza dovuta alle calamità naturali delle nevicate di gennaio e delle gelate di aprile, mentre è alla firma del ministro Maurizio Martina quella sullo stato di siccità. Tale provvedimento, annunciato per i prossimi giorni è particolarmente importante perché dovrebbe il riconoscimento dello stato di emergenza per l’intero comparto agricolo sardo, compreso anche il settore bovino.
Il provvedimento già approvato su nevicate e gelate permetterà invece alle aziende colpite, anche quelle che non hanno sottoscritto polizza assicurativa, di poter accedere alle risorse del Fondo di solidarietà nazionale e agli strumenti di carattere finanziario (sospensione dei pagamenti sui mutui bancari agrari, riduzione del 50% o sospensione su quelli previdenziali e assistenziali) messi a disposizione dallo Stato attraverso l’art. 5 del decreto legislativo 102/2004. (Segue)

I pastori sardi ritornano in piazza

vt2 Ritorna in piazza il Movimento Pastori Sardi. Manifestazione a Cagliari il 31 Ottobre. 65251_113969351998233_758825_n
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Riuniti a Tramatza i Comitati che hanno diffuso un duro comunicato per annunciare la ripresa della mobilitazione.
I pastori denunciano la vergognosa e scellerata politica della Giunta regionale che ha, di fatto, delegato all’Assessore all’agricoltura e ai burocrati regionali l’applicazione dell’accordo faticosamente raggiunto a Cagliari che prevvede la distribuzione alle aziende pastorali dei 45 milioni di euro per fronteggiare la grave e straordinaria crisi del comparto pastorale determinata, oltre che dalla gravissima siccità, dai ritardi del passato nella erogazione dei fondi nazionali, regionali e comunitari che hanno condotto alla disperazione i pastori e sull’orlo di una crisi quasi irreversibile migliaia di aziende. La Giunta, in occasione della grande manifestazione di Cagliari sembrava avere compreso il profondo stato di necessità della categoria e aveva preso impegni sinceri che stava onorando. Un accordo mal digerito dalle altre associazioni di categoria e dall’apparato burocratico-clientelare nonché da quella sorta di partito antipastori trasversale alle diverse forze politiche che non vuole prendere atto e riconoscere che il Movimento Pastori Sardi rappresenta oggi il più grande movimento organizzato di lavoratori della Sardegna, un movimento determinato, democratico e pacifico diffuso e radicato nel territorio, l’unico interlocutore valido per la Giunta per avviare un serio processo di riforma del comparto pastorale. Da qui la decisione, magari formalmente corretta ma decisamente scellerata di vincolare la erogazione dei contributi promessi per l’emergenza ai controlli atti ad esercitare il recupero coatto da parte dell’Inps dei debiti delle aziende nei confronti dell’erario maturati per i ritardi nei versamenti dei contributi previdenziali. Una provocazione bella e buona nei confronti di chi tenta di sopravvivere e di difendere il bestiame dopo aver dato credito agli impegni ufficiali assunti dalla Giunta. Una scelta illogica e pericolosa per la quale il Movimento chiede un ravvedimento della Giunta e le dimissioni dell’Assessore all’agricoltura. In attesa di soluzioni positive non resta che la risposta in piazza con una grande manifestazione a Cagliari indetta per il 31 Ottobre. (V.T.)
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Grave provocazione della Giunta regionale contro il Movimento Pastori Sardi, la più importante organizzazione di lavoratori dell’Isola.

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sedia di Vannitoladi Vanni Tola
Chi comanda in Regione? Pigliaru e Ganau sapranno onorare gli impegni assunti o cederanno il passo al partito anti pastori e alle ottusità di funzionari e burocrati responsabili della crisi delle campagne per i ritardi storici nella distribuzione dei finanziamenti e dei contributi? Non è cosi che si affronta l’emergenza, non è cosi che si recupera il rapporto tra politica e lavoratori.

Il mese di Agosto del 2017 ha rappresentato il maggior momento di tensione tra i lavoratori della campagne e la Regione a causa di una straordinaria crisi caratterizzata da siccità, crollo del prezzo del latte e della carne degli agnelli, mancanza di risorse finanziarie per sostentare il bestiame. Un intero comparto economico isolano ha visto minacciare la sua stessa sopravvivenza con gli immaginabili danni che ciò avrebbe provocato nella già disastrata economia isolana. Migliaia di pastori, disperati ma determinati, sono scesi in piazza per denunciare la crisi della pastorizia. La Giunta regionale, i presidenti Pigliaru e Ganau e i rappresentanti del Consiglio hanno preso atto, si sono resi conto della disperata condizione dei pastori sardi e hanno assunto l’impegno di individuare ulteriori finanziamenti da aggiungere a quelli già previsti per fronteggiare l’emergenza. L’impegno è stato onorato in tempi brevi, lo stesso Movimento ne ha dato atto pubblicamente alla Giunta. Un bel momento di democrazia dal basso. Un movimento serio, organizzato, forte e radicato nel territorio, pone un problema alla politica regionale. La Giunta riconosce il Movimento come interlocutore valido e credibile e agisce di conseguenza. I guai cominciano subito dopo con le altre organizzazioni di categoria che si sentono scavalcate (e lo sono) dal Movimento, con i burocrati regionali che anziché attivarsi per sveltire l’erogazione dei finanziamenti sembrano quasi volerne rallentare e ostacolare l’applicazione, con un movimento di opinione, trasversale a tutte le forze politiche, che continua a manifestare comportamenti ostili verso i pastori organizzati. A molti piace continuare a sostenere l’immagine stereotipata dei pastori “ignoranti, brutti e cattivi”, immaginati come lavoratori abituati a vivere di contributi e sovvenzioni piuttosto che impegnarsi in seri processi di riforma e modernizzazione del comparto, personaggi violenti che disturbano la quiete sonnacchiosa del capoluogo cagliaritano con campanacci e talvolta perfino con le pecore. Pensa cosi chi non conosce assolutamente il mondo pastorale e ignora le reali condizioni di vita dei pastori. Costoro non conoscono o fingono di non conoscere l’impegno che il Movimento Pastori sta mettendo in pratica da tempo per promuovere una reale riforma del mondo pastorale, un importantissimo comparto dell’economia isolana. Accade cosi, nel paese degli evasori, dove quasi nessuno – tranne i dipendenti pubblici con prelievo in busta paga – compie il proprio dovere di contribuente verso il fisco, che qualcuno si premura di tutelare gli interessi della fiscalità. Da qui deriva il suggerimento agli organismi che devono erogare i finanziamenti ai pastori di verificare la situazione contributiva delle aziende e di subordinare la concessione del contributo al saldo preventivo del debito erariale. In pratica i debiti per contributi non versati all’Inps negli anni della crisi. Qualcuno propone che sul premio dovuto debba essere applicata preventivamente la compensazione con i debiti in atto. Una scelta scellerata, illogica, provocatoria che equivale a mettere un cerino in prossimità di un pagliaio. Chiunque può comprendere che in un momento di grave e straordinaria crisi del comparto il pastore è costretto a dirottare tutte le risorse finanziarie per fronteggiare il problema principale, dar da mangiare e da bere alle pecore e difendere l’azienda. Alle tasse e contributi si penserà in seguito. Chiunque può comprendere che decurtare il contributo dovuto per la sopravvivenza delle aziende della parte di denari dovuta all’erario significa impedire di fatto alle aziende stesse di tentare di sopravvivere. Chiunque può comprendere che tale operazione esaspererebbe oltre ogni ragionevole limite la disperazione e la rabbia dei pastori generando grande malcontento sociale e mettendo a repentaglio la stessa sicurezza pubblica salvaguardata sapientemente con l’accordo di Agosto. Ma c’è altro ancora su cui interrogarsi. A chi conviene far fare al Presidente Pigliaru e al Presidente Ganau la figura di quelli che non onorano gli impegni assunti e, ciò che più importa in Sardegna, non mantengono la parola data? E’ per questo motivo che la vicenda dei pastori sta diventa sempre più una questione dell’intera Sardegna. Allora torniamo a domandarci, chi comanda alla Regione? Quali giochi di palazzo sono in atto sulle spalle e alle spese dei pastori? E’ per questo motivo che la manifestazione del 31 Ottobre, come quella del mese di Agosto, dovrà essere una grande e pacifica manifestazione di massa dei pastori, con i sindaci, le famiglie, e tutti i sardi che non faranno mancare la loro solidarietà al mondo pastorale.
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Movimento Pastori Sardi. Pacta sunt servanda

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sedia di VannitolaLa Sedia
di Vanni Tola
Tensione tra i pastori per gli ostacoli nella corresponsione dei contributi straordinari per la crisi del comparto. La burocrazia regionale e le pressioni ostili di chi non ha “gradito” l’intesa del 2 Agosto sugli aiuti per la siccità potrebbero vanificare l’accordo ottenuto dal Movimento Pastori Sardi con la Giunta regionale.
Felice Floris e il Movimento Pastori Sardi hanno parlato chiaro. “Le promesse della Giunta ai pastori del 2 Agosto non vengono mantenute a causa della burocrazia. Gli allevatori si preparano a una nuova manifestazione a Cagliari e questa volta la rabbia sarà maggiore”. Casa è accaduto? Al momento della presentazione delle domande per ottenere i contributi promessi, i pastori hanno scoperto che per ottenere tali finanziamenti è previsto – in base a disposizioni magari legittime ma certamente discutibili in relazione al grave periodo di crisi – che le aziende debbano essere in regola con il pagamento delle tasse ordinarie, pena la decadenza del diritto al contributo stesso. Chiunque può comprendere che con la gravissima crisi determinata da una siccità straordinaria, dal crollo del prezzo del latte e della carne, i pastori hanno dovuto affrontare uno stato di emergenza fuori dall’ordinario. Una calamità che ha messo in ginocchio i più deboli, che ha messo in discussione non soltanto il reddito delle aziende pastorali ma perfino la loro stessa sopravvivenza con inimmaginabili danni economici e sociali per l’intero sistema economico sardo. E’ evidente che in tale situazione la preoccupazione principale e la scelta obbligata degli allevatori è stata quella di destinare tutte le risorse disponibili alla difesa dell’azienda, alla sopravvivenza del bestiame e non certo quella di onorare gli impegni con il fisco (che pure i pastori intendono rispettare). Subordinare oggi la concessione dei contributi alla preventiva regolarizzazione delle pendenze fiscali è un atto di viltà, una azione criminale che mina la relativa tranquillità e l’equilibrio che l’accordo MPS-Regione aveva determinato. (segue)

Tiu Franziscu

Grande lutto per la musica e la cultura sarda

img_3977Bulzi saluta tiu Franziscu Cubeddu, uno dei più importanti esponenti de su cantu a chiterra, Insieme al chitarrista Alfonso Merella è considerato il creatore del canto in Fa diesis. I funerali oggi alle ore 15,30 a Bulzi, nella chiesa di San Sebastiano.

Francesco Cubeddu è nato a Bulzi nel 1924, avrebbe compiuto 93 anni tra pochi giorni. Imparò a cantare fin da ragazzo seguendo le orme dei più grandi cantadores di quegli anni, Giovanni Gavino Degortes, Luigino Cossu e Antonio Desole. E’ stato protagonista di memorabili gare di cantu a chiterra in tutta la Sardegna arrivando perfino a registrare alcuni dischi per importanti case discografiche, cosa non usuale fra i cantadores sardi. Il suo esordio sui palchi è avvenuto nel paese di Perfugas all’età di 20 anni con una storica gara di canto alla quale parteciparono alcuni dei più famosi cantadores del tempo. Da allora è stato un crescendo di appuntamenti e di notorietà nelle piazze dell’isola e presso i circoli degli emigrati sardi nel mondo. Personaggio notissimo tra gli estimatori della musica tradizionale e del cuntu a chiterra in particolare, è considerato unanimemente uno dei più grandi cantadores di sempre. Si ricordano, tra gli altri brani eseguiti una memorabile versione di “sa disisperada”. Lascia la moglie e due figlie.
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Discografia:
- Saldigna mia, 33 giri, edito nel 1967 da Tank, Roma.
- Sardegna, 33 giri, edito nel 1970 da Amico, Milano.

Una pagina Facebook a lui dedicata:
https://www.facebook.com/Francesco-Cubeddu-di-Bulzi-1591851511029076/

Immagini tratte dal sito Francesco Cubeddu di Bulzi.

C’era una volta il Piano di Rinascita

nonno Qualcuno crede ancora nelle favole? C’era una volta il Piano di Rinascita, ventitré anni fa.

sedia di Vannitola La Sedia
di Vanni Tola

Questo racconto potrebbe iniziare come nella migliore tradizione favolistica. “C’era una volta, in una antica terra lontana circondata dal mare…” e via dicendo. Il nostro “C’era una volta” parte dalla fine del secolo scorso, più precisamente dal 1999. In quegli anni si concludeva la vicenda del Piano di Rinascita della Sardegna. Cosa è accaduto? Leggendo la narrazione dei fatti così come viene riportata dalla stampa regionale, nello specifico dal quotidiano “La Nuova Sardegna”, si apprende che lo Stato pagherà alla Regione 90 milioni di lire “scordati” nel 1999. L’ultima rata del Piano di Rinascita. Il titolo nelle pagine interne recita: “La Regione trova un tesoretto, 90 milioni dimenticati dal 1999”. L’autore della scoperta viene individuato nella persona dell’Assessore Raffaele Paci al quale si riconosce il merito di avere frugato sapientemente tra le pieghe dei bilanci e di avere trovato il tesoretto. La notizia è intrigante, curiosa, direi quasi sbalorditiva, merita una attenta lettura. Dalla puntuale ricostruzione giornalistica emerge che lo Stato doveva dei soldi alla Regione fin dal 1994, per l’esattezza ben 910 miliardi di lire (pari a 460 milioni di euro) da impiegare in interventi urgenti per sviluppo delle infrastrutture. I contributi statali erano erogati con rate annuali. Dell’ultima rata, quella del 1999 di 90 milioni di lire, non si aveva traccia. Nel 2015, cioè dopo 16 anni di “ritardo”, l’Assessorato al bilancio della regione Sardegna si è reso conto della mancata riscossione dell’ultima rata del finanziamento statale e del fatto che la vicenda Piano di Rinascita, dopo 23 anni, non si era ancora formalmente conclusa. Risparmiamo al lettore la ricostruzione dei diversi passaggi burocratici che si sono resi necessari per arrivare alla conclusione della vicenda. Si arriva così all’anno 2016 per registrare la presa d’atto del Cipe della avvenuta chiusura del Piano di Rinascita e il riconoscimento alla Regione Sardegna del credito dell’ultima rata del Piano, i 90 milioni di lire. Tali risorse, assicura l’Assessore competente, appena riscosse saranno impiegate per saldare i debiti con i Comuni e le imprese. E vissero a lungo felici e contenti. Ci si pone una domanda intrigante che suggerisce qualche riflessione. Quanto sono capienti e vaste le citate “pieghe di bilancio”? Ricordo soltanto, per restare in tempi recenti, che nel mese di luglio del corrente anno si è tenuto in Regione un incontro tra autorevoli rappresentanti della Giunta e le Organizzazioni professionali agricole e della cooperazione. In quella occasione emerse che per fronteggiare la crisi dell’agricoltura e il dramma della siccità la Giunta avrebbe erogato con urgenza 15 milioni di euro. Apparve a tutti come una grande vittoria del mondo contadino, il massimo che si potesse concedere per l’emergenza del comparto. Poche settimane dopo, con una grandiosa manifestazione del Movimento Pastori Sardi, scende in piazza la rabbia e la determinazione dei pastori che incontrono il Presidente Pigliaru e riescono a ottenere l’impegno della Giunta per reperire un ulteriore finanziamento di 30- 35 milioni di euro. In meno di un mese la Giunta riesce nel suo intento, trova e mette sul tavolo altri 30 milioni per la pastorizia. E dove li va a trovare? Naturalmente nelle pieghe del bilancio. Alcune considerazioni si impongono. Quanto sono estese e capienti queste pieghe del bilancio? E’ mai possibile che gli amministratori di una regione con gravi problemi occupazionali e la crisi in atto nei principali comparti produttivi non abbiano conoscenza, fin dall’inizio del loro mandato, di un quadro preciso e dettagliato delle risorse disponibili? La Giunta regionale, il Consiglio, gli apparati burocratici, sono organismi di programmazione e direzione di processi politici ed economici della regione. Tali istituzioni sono nelle mani di individui competenti o, come sembrerebbe, ci si avvale della abilità di improvvisati gestori delle emergenze? Fino a quando si continuerà a fare affidamento sulle pieghe del bilancio?

Catalogna

sedia di VannitolaUn’analisi sintetica e chiara sulla situazione in Spagna pubblicata da Manuel Castells, sul giornale La Vanguardia, Spagna
22 settembre 2017. (V.T.)
139534-md Il pugno di ferro contro la Catalogna è un errore
Il governo di Madrid ha scelto la repressione nei confronti degli indipendentisti catalani. Nessuna trattativa. È una strada molto pericolosa per la stabilità del paese.

INTERNAZIONALE.IT
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Scrive Domingo Gimeno Torrente.“Ci sono giuristi che dicono che con la costituzione spagnola si può indire il referendum. Io gli do retta, perché i signori del PP che oggi si coprono con quella costituzione e quella bandiera costituzionale hanno votato NO alla costituzione (il PP era allora AP, Alianza Popular) e signori come Aznar hanno scritto manifesti contro nei giornali. Comunque, le costituzioni servono per governare i popoli, non come strumento di oppressione. Prima del 2006 e la vergognosa (e anticostituzionale) modifica dello statuto di Autonomia votato con larga maggioranza nei parlamenti catalano e spagnolo, approvato da un Tribunal Constitucional politicizzato lottizzato e occupato dai partiti. Gli indipendentisti erano circa il 20 %, sino a due settimane fa il 48’5 % e saranno larga maggioranza nelle prossime elezioni, siano autonomiste o di qualsiasi tipo. Non ci vuol l’oracolo di Delfi per capirlo. Quindi sia detto con tutto il rispetto ma legalità oggi è stata largamente superata per quella della dignità. Quella di un popolo che non vuol più violenze e polizie che intervengono come forze di occupazione.” Dalla pag fb di Nicolò Migheli.
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Un nuovo Piano di Rinascita della Sardegna è possibile? Sì con la forza dell’impegno e della speranza dei Sardi, contro la rassegnazione e la disperazione

sedia di VannitolaLa Sedia
di Vanni Tola.

sardegnaUN NUOVO PIANO DI RINASCITA PER LA SARDEGNA, ENDOGENO E AUTOCENTRATO

Parlare delle prospettive di lavoro e occupazione in Sardegna è possibile a condizione che si acquisiscano alcuni elementi fondamentali per rilevare la situazione attuale. Ne indicherei almeno due. Un’analisi puntuale delle caratteristiche del mancato sviluppo, dell’errata ipotesi di sviluppo che ha governato gli anni dei Piani di Rinascita. Una ricognizione accurata e non idealista delle reali potenzialità produttive e quindi occupazionali della nostra isola e in rapporto con il contesto economico e sociale della parte di mondo nella quale operiamo e con la quale dobbiamo confrontarci. Sintetizzando e rimandando, per brevità espositiva, ai numerosi e validi studi relativi agli anni della Rinascita mancata, direi che c’è un punto comune dal quale partire. Il modello di sviluppo prospettato dai Piani di Rinascita, per certi versi interno alle scelte per il contrasto del ritardo di sviluppo del meridione e quindi con elementi comuni rispetto ad altre aree geografiche dell’Italia, si è rivelato fallimentare per quanto concerneva l’incremento dell’occupazione e una migliore valorizzazione delle poche risorse isolane. Il sogno dell’industria di base (principalmente petrolchimica) concentrata nei “poli industriali”, che avrebbe dovuto generare intorno a se uno sviluppo industriale indotto e una complessiva crescita dell’economia regionale, non ha soddisfatto tali aspettative. Ha anzi concorso a drenare ingenti risorse finanziarie destinate alla Sardegna e a generare profitti che non sono stati reinvestiti nell’isola. Dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul banditismo in poi si è sviluppato un grande dibattito sulle cause del fallimento della politica della rinascita e sul fallimento dell’ipotesi di sviluppo industriale scelta dalla classe politica regionale e nazionale per la Sardegna. Tale riflessione deve costituire il punto di partenza di una nuova ipotesi di sviluppo che concentri l’attenzione e l’impiego delle risorse finanziarie nella direzione della valorizzazione delle risorse locali, prime fra tutte l’agro-pastorizia, l’industria alimentare e quella turistica. Ipotesi di sviluppo appunto, solo ipotesi, non sempre suffragate da validi studi di settore, spesso orientate a soddisfare i desideri di un immaginario collettivo piuttosto che rispondenti alle prospettive di sviluppo effettive che tali comparti produttivi sembravano indicare. Sono gli anni che mi piace definire “delle centralità ”. Una schiera infinita di analisti e tecnici di settore, per qualche decennio, non hanno fatto altro che indicare modelli di sviluppo che traessero origine dalla centralità del proprio comparto di appartenenza. E’ noto, mi si perdoni la battuta, che un cerchio, inteso come figura geometrica, ha un centro, uno solo, non si discute. In Sardegna invece si sono sprecati convegni, studi di settore, si sono scritti libri per dimostrare, di volta in volta, la centralità dell’agricoltura e della pastorizia, la centralità del turismo, la centralità della pesca, la centralità dei trasporti e via dicendo fino alla centralità della produzione di energia alternativa o della chimica verde. Tutte centralità descritte come potenzialmente in grado di innescare meccanismi di sviluppo dell’economia isolana con interessanti ricadute in termini di sviluppo, occupazione e benessere. Quando ci si è resi conto che è difficile immaginare un cerchio con molti centri si è passati alla fase degli abbinamenti tra comparti “centrali”. Sviluppare l’agricoltura per incrementare anche il turismo, sviluppare il comparto agro alimentare per creare una industria agro-alimentare in grado di trasformare i nostri prodotti e via dicendo. Va da se che ciascuna dichiarazione di centralità di un comparto celava la implicita richiesta di orientare i finanziamenti disponibili principalmente a quel comparto piuttosto che agli altri. Una triste e inconcludente lista di desideri. Nella realtà non si è andati oltre le corrette indicazioni per una ipotesi di sviluppo dell’isola che ponga al centro la valorizzazione delle risorse locali con riferimento ai nuovi contesti di politiche e scambi commerciali internazionali. Domandiamoci allora quali fattori, quali elementi hanno impedito lo sviluppo economico e socio culturale dell’isola. Cerchiamo di comprendere se la crisi occupazionale e dell’apparato industriale sardo debba essere esclusivamente attribuita a fattori congiunturali propri del contesto di crisi internazionale o alla oggettiva incapacità della politica regionale di orientare e gestire tali fantasiosi e mai realizzati proponimenti. C’è un’unica risposta da fare crescere la Sardegna e con essa l’occupazione dei Sardi, un nuovo Piano di Rinascita che un gruppo minoritario di intellettuali ha più volte indicato nei decenni passati proponendo e immaginando un Piano di sviluppo “endogeno e autocentrato”. Endogeno nel senso che deve trarre origine dalla valorizzazione delle risorse locali (quelle vere) e delle capacità di sviluppo del sistema Sardegna. Autocentrato nel senso che la sua realizzazione non dovrà rispondere a interessi di altri centri di potere che non siano quelli esistenti e operanti in Sardegna sotto un reale governo della Giunta Regionale. I vecchi Piani di Rinascita sono stati funzionali a una idea di sviluppo che ruotava intorno alla diffusione di un modello di crescita che poneva al centro lo sviluppo dei poli petrolchimici per la chimica di base, prospettando una miracolosa “discesa a valle” delle produzioni con la creazione di un indotto mai nato nell’isola.
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Primo giorno di scuola

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sedia di VannitolaPrimo giorno di scuola, buon anno scolastico a tutti, alunni, insegnanti e genitori. Nessun suggerimento, gli insegnanti capaci sanno fare bene il loro “mestiere” e lo faranno certamente. Auspico semplicemente che la scuola aiuti tutti a comprendere la situazione attuale del paese, il contesto europeo e mondiale, i problemi reali delle persone. Mi auguro che la Scuola possa contribuire a fare comprendere i problemi del mondo per costruire una società migliore. Parlare delle diseguaglianze sociali, della fame e della miseria, della condizione dell’Africa, delle cause delle grandi migrazioni. Parlare della Pace e delle guerre in corso, della difesa dei diritti civili. Insegnare la democrazia e la libertà e il significato profondo del razzismo e del fascismo da combattere e contrastare. Non penso che debba fare tutto l’istituzione scolastica ma sono convinto che gli insegnanti capaci possono fare e faranno molto. Buon lavoro.

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Una dichiarazione INFELICE dell’on. Paolo Manichedda. La risposta FELICE del Movimento Pastori Sardi

65251_113969351998233_758825_n Un po’ di democrazia diretta, diamine!
del Movimento Pastori Sardi

L’on Paolo Maninchedda ha pubblicato su Facebook una originale e fantasiosa interpretazione della trattativa svoltasi tra il Movimento Pastori Sardi e i rappresentanti del Consiglio Regionale [riportata in fondo pagina] il giorno 2 Agosto a Cagliari al termine di una imponente manifestazione di pastori che ha fatto registrare, tra l’altro, la presenza di oltre 60 Sindaci.
Nella sua ricostruzione Maninchedda immagina un confronto avvenuto sui camioncini a bocca di Consiglio mentre nel Palazzo si stavano facendo le leggi.
La sua conclusione è che le leggi serie non si fanno in piazza.
Una ovvietà condivisibile da tutti.
Si sa che le insulsaggini sono come le ciliegie, una tira l’altra.
All’Onorevole è sembrato che il Governo regionale abbia avuto paura della piazza e che non sia stato capace di interpretarla e prevenirla non disponendo di una adeguata cultura e capacità di governo.
A suo parere, i Pastori e i Contadini hanno bisogno di esperti piuttosto che di capipopolo che praticano la democrazia diretta, la democrazia della piazza e del patibolo (sic!).
Non si può offendere in questo modo l’intelligenza dei Pastori e dei Contadini descrivendoli come un gregge di pecore che seguono ed obbediscono ai capipopolo. – segue –

Una dichiarazione INFELICE dell’on. Paolo Manichedda. La risposta FELICE del Movimento Pastori Sardi

65251_113969351998233_758825_n Un po’ di democrazia diretta, diamine!
del Movimento Pastori Sardi

L’on Paolo Maninchedda ha pubblicato su Facebook una originale e fantasiosa interpretazione della trattativa svoltasi tra il Movimento Pastori Sardi e i rappresentanti del Consiglio Regionale il giorno 2 Agosto a Cagliari al termine di una imponente manifestazione di pastori che ha fatto registrare, tra l’altro, la presenza di oltre 60 Sindaci [il post di Maninchedda è riportato in fondo pagina].
Nella sua ricostruzione Maninchedda immagina un confronto avvenuto sui camioncini a bocca di Consiglio mentre nel Palazzo si stavano facendo le leggi.
La sua conclusione è che le leggi serie non si fanno in piazza.
Una ovvietà condivisibile da tutti.
Si sa che le insulsaggini sono come le ciliegie, una tira l’altra.
All’Onorevole è sembrato che il Governo regionale abbia avuto paura della piazza e che non sia stato capace di interpretarla e prevenirla non disponendo di una adeguata cultura e capacità di governo.
A suo parere, i Pastori e i Contadini hanno bisogno di esperti piuttosto che di capipopolo che praticano la democrazia diretta, la democrazia della piazza e del patibolo (sic!).
Non si può offendere in questo modo l’intelligenza dei Pastori e dei Contadini descrivendoli come un gregge di pecore che seguono ed obbediscono ai capipopolo.
Senza nulla togliere alle competenze specifiche degli esperti va certamente ricordato che i Pastori sono da sempre, oltre che i tradizionali custodi della cultura millenaria della Sardegna, anche portatori di conoscenze specifiche e professionalità di elevato livello e sono abituati a ragionare con la propria testa piuttosto che farsi influenzare dai capipopolo.
Una delle più grandi manifestazioni dei pastori in Sardegna è scaturita dalle decisioni emerse nelle numerose assemblee territoriali, da ore ed ore di confronto e discussione sugli obiettivi da perseguire, da un grande impegno organizzativo di molti.
Il 2 Agosto, a Cagliari, non si è svolta una sommossa popolare per intimorire il Governo regionale.
Si è svolta una manifestazione pacifica e un incontro istituzionale tra i rappresentanti della Regione e quelli del Movimento Pastori e non su un camioncino bensi all’interno del palazzo del Consiglio Regionale.
Un incontro istituzionale con tutti i crismi della ufficialità.
L’on. Maninchedda ha ragione quando afferma che il Governo regionale deve sapere interpretare i segnali della piazza e ci mancherebbe che accadesse il contrario.
Certamente la Regione Sardegna, in questi ultimi anni, non ha saputo interpretare al meglio le esigenze e le necessità di importanti comparti produttivi isolani.
Per questo motivo è decisamente auspicabile e necessario un salto di qualità in tal senso.
Ma non può sfuggire all’on Maninchedda che una nuova Amministrazione regionale la si realizza anche, diremo soprattutto, rilanciando il confronto e il dialogo tra le parti sociali, favorendo momenti di partecipazione e di democrazia diretta e non al chiuso dei Centri Studi e degli Assessorati. Esattamente quanto è accaduto nel confronto tra Regione e Movimento Pastori il 2 Agosto.
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Il post (infelice) dell’on. Maninchedda
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Movimento Pastori Sardi: avanti seguendo il programma tracciato!

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sedia di Vannitoladi Vanni Tola.
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IL MOVIMENTO PASTORI SARDI GUIDA LA LOTTA PER LA RIFORMA DEL PASTORALISMO.

Con la grande manifestazione del 2 Agosto a Cagliari, il Movimento Pastori Sardi conferma la sua indiscussa leadership tra le Associazioni dei lavoratori agricoli. Oltre quattromila persone in piazza con molti giovani, donne e bambini, la presenza di 60 Sindaci dei comuni a prevalente economia pastorale, hanno mostrato la grande capacità di mobilitazione e la notevole forza di persuasione che il Movimento riesce a esercitare nei confronti delle Istituzioni regionali. E il risultato politico ed economico non è mancato. Il Presidente della Regione Pigliaru, già alla conclusione della manifestazione, ha infatti dovuto assumere l’impegno ufficiale di reperire, entro il mese di Agosto, un ulteriore finanziamento di 35 milioni di euro per fronteggiare la gravissima e drammatica crisi della pastorizia che mette a repentaglio l’esistenza stessa di migliaia di aziende pastorali. Sapremo tra alcuni giorni se l’impegno assunto da Pigliaru sarà mantenuto ma diversi segnali autorizzano a pensare che lo sarà. Inizia cosi una nuova stagione di mobilitazione del Movimento Pastori per affrontare e risolvere i principali problemi del comparto: l’irrisorio prezzo del latte e della carne, la cronica siccità, la disponibilità di infrastrutture e servizi per le aziende pastorali – la cui mancanza limita le potenzialità produttive dell’allevamento – la organizzazione delle catene distributive dei prodotti. Disordinata e scomposta invece è apparsa la reazione delle altre Organizzazioni del settore agricolo, soprattutto della Coldiretti, che ha mal digerito l’innegabile successo del Movimento Pastori Sardi in termini di capacità di mobilitazione e di risultati conseguiti. Dapprima si è assistito a una serie di commenti che mettevano in dubbio la capacità e la volontà della Regione di mantenere gli impegni assunti con i Pastori. Successivamente si è passati ai toni forti, al tentativo di fare la voce grossa annunciando per il 5 Settembre una manifestazione dei lavoratori agricoli e precisando perfino che sarà una manifestazione “dura e combattiva”. E’ fin troppo evidente il tentativo della Coldiretti di recuperare, anche agli occhi dei propri associati, una credibilità notevolmente ridimensionata anche per il fatto che, pochi giorni prima della manifestazione dei Pastori, le Organizzazioni professionali agricole si erano dovute accontentare di risulti molto più modesti nell’incontro istituzionale del mese di Luglio.
Il Movimento Pastori Sardi, dal suo canto, mantiene la barra diritta seguendo il proprio programma con attenzione, prudenza e vigilanza. La prossima tappa sarà quella di verificare, entro il 25 Agosto, il mantenimento degli impegni assunti dalla Giunta. Successivamente si proseguirà con le manifestazioni pubbliche negli aeroporti programmate da tempo per sensibilizzare l’opinione pubblica nel merito della crisi della pastorizia sarda. E’ sempre più indispensabile però concorrere a ripensare e riorganizzare le politiche regionali per la pastorizia e l’agricoltura con una efficace azione di riforma dell’intero comparto. Per tale motivo, superata l’attuale fase emergenziale, il Movimento Pastori Sardi si proporrà come interlocutore principale della Regione con l’obiettivo di avviare una effettiva e duratura valorizzazione del comparto pastorale da realizzare con una legge ad hoc sul pastoralismo che riscatti il comparto da una condizione di precarietà perenne ed emergenza continua.
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——————Documentazione—————
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Per il Movimento Pastori Sardi resta valido il periodo di tregua fino al 25 agosto. Questo tempoil MPS lo ha detto più voltedeve servire alla politica per rendere concreta la promessa dei 35milioni di euro. Se, invece, il MPS si rende conto che nulla è stato fatto, lunedì 28 Agosto i pastori saranno all’aeroporto di Olbia e la prima settimana di settembre a Cagliari come già da tempo annunciato, naturalmente il MPS va avanti seguendo il programma già tracciato. Quei soldi servono a sfamare le pecore perciò servono adesso!
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Cagliari, 2 agosto 2017: Manifestazione dei pastori sardi. (Fotocronaca di Vanni Tola).
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mps-1_2- Pastori sardi su Aladinews.
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- La pagina fb del MPS.
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- L’articolo di Vanni Tola sulla pag. fb del MPS.
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65251_113969351998233_758825_nIl documento del MPS
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- Le pecore “beni comuni” dei sardi.pecore-300x221
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- La foto in testa è di Claudia Zuncheddu (da fb).
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Il Movimento dei Pastori Sardi smuove il sonno della Regione

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sedia di VannitolaLa sedia
di Vanni Tola

Imponente manifestazione a Cagliari del Movimento Pastori Sardi. La Regione Sardegna si impegna a reperire entro Agosto trentacinque milioni di aiuti per la pastorizia.
Oltre quattromila pastori in piazza in una manifestazione bella, pacifica ma determinata ad ottenere risultati concreti. Saltano agli occhi alcuni aspetti caratterizzanti. Intanto la presenza di oltre 60 sindaci a rappresentare il profondo malessere delle Comunità a prevalente economia pastorale. La composizione del corteo è caratterizzata dalla presenza di una prevalente componete di giovani pastori. La stessa età media dei partecipanti appare abbastanza bassa e in contrasto con il generale “invecchiamento della forza lavoro delle campagne”. Naturalmente non si può non evidenziare il grande lavoro di analisi e organizzativo del gruppo dirigente del Movimento Pastori Sardi e del suo leader Felice Floris che, in un momento di grave crisi economica, di incendi, di temperature meteo quasi proibitive riesce a far scendere in piazza oltre quattromila persone provenienti da tutta la Sardegna. E poi, naturalmente il successo politico di aver costretto la Regione Sardegna ad assumere impegni finanziari rilevanti e tali, se concretizzati, da rappresentare un reale sostegno alla pastorizia.
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Servizio fotografico di Vanni Tola
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il-tamburino-sardo-fto-c-zunchLa Sardegna è in lotta. Oggi migliaia di pastori e agricoltori in Piazza
Claudia Zuncheddu su fb.
Imponente manifestazione del Movimento Pastori Sardi a Cagliari per ribadire che il settore agropastorale sempre più in crisi non può morire sotto il cinismo e l’indifferenza della Politica.
La Sardegna non può e non deve morire.
Sotto i portici del palazzo del Consiglio della Regione Autonoma, ad attendere il corteo dei pastori dove erano presenti numerosi bambini, donne ed anziani, c’era un servizio d’ordine pubblico con un numero spropositato di agenti.
Considerare la disperazione delle nostre campagne e quindi un problema di sopravvivenza del settore e della gran parte dell’economia sarda, come un problema di ordine pubblico è grave e dimostra, da parte delle autorità, la non comprensione o addirittura la estraneità a queste tematiche. Le forze dell’ordine in assetto antisommossa tra la Piazza e il mondo ovattato della Politica sarda, non solo non è stato un bello spettacolo, ma è stata una manifestazione di disprezzo rispetto ai sardi che osano alzare la testa, manifestare il proprio disagio e il diritto alla propria dignità. – segue –

La manifestazione prende corpo

Movimento Pastori Sardi (dal nostro inviato Vanni Tola).
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giac-2-8Oggi 2 agosto 2017 Palazzo del Consiglio Regionale in via Roma a Cagliari: aspettando i pastori. Perché la casa comune dei sardi è in assetto di guerra? (Giacomo Meloni, CSS)
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———–…anche con i Sindaci———————–
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