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Coraggio, tenacia e orizzonte: per un nuovo soggetto politico
5e64c5da-b254-4aee-8a2b-36d760288460di Fernando Codonesu
Il pungente articolo a firma di Amsicora comparso il 18 dicembre su Democraziaoggi in cui si ragiona sulla possibile convergenza tra Paolo Maninchedda e Mauro Pili, mi permette di intervenire ancora sul tema delle prossime elezioni regionali. Certo, Amsicora dall’alto della sua lunga storia ha gioco facile nel criticare alcune posizioni espresse dal duo Pili e Maninchedda e per certi aspetti non ha torto, ma io credo che ciò che è permesso ad Amsicora quale eroe della resistenza sarda contro la dominazione romana, non è permesso a tante persone come me che con le nostre limitate energie dobbiamo farci carico della fatica quotidiana della politica.
Una fatica, quella della politica, che ci impone una dose di generosità che non deve mai venir meno nella critica e nella proposta, al fine di smussare gli angoli sempre presenti in ciascuno di noi e che spesso diventano così preponderanti da condizionare persino le relazioni personali, figuriamoci se non condizionano i metodi propri di interazione e le relazioni tra le forze politiche.
Negli ultimi giorni, su input del Comitato di iniziativa costituzionale e statutaria (CoStat), a seguito dell’ultimo positivo confronto tra Murgia, Maninchedda, Zuncheddu, Mirasola, Deriu, ho tentato inutilmente di organizzare un altro dibattito al fine di una potenziale convergenza contro il centrodestra a trazione Salvini, tra i candidati presidente Zedda, Maninchedda, Murgia e Desogus. Dopo un’iniziale disponibilità Zedda si è ritirato senza alcuna spiegazione (purtroppo questo è un malcostume noto e sperimentato in più occasioni), Maninchedda ha spiegato che non avrebbe partecipato e a questo punto abbiamo rinunciato all’iniziativa per mancanza di interlocutori.
Detto questo, la fatica della politica ci impone di continuare a individuare convergenze possibili fin da subito e per quanto mi riguarda, ma non da oggi, il mio interesse si concentra sulla vasta area delle forze e dei movimenti identitari e indipendentisti che possono e dovrebbero imparare a convivere, rinunciando ognuno a qualcosa della propria parte per far fare un grande passo in avanti a tutti.
Le soggettività in campo
Il PDS vede nel duo Maninchedda-Sedda le figure di punta rappresentative come elaborazione politica e allo stesso tempo come “gestori” del partito e delle istituzioni. Sulla carta questo partito, anche a seguito dell’esperienza di cinque anni di maggioranza, dovrebbe (almeno doveva) avere la possibilità del superamento della soglia del 5%. Non mi interessa qui entrare nel merito di specifiche posizioni che potranno essere analizzate e discusse a tempo debito e negli spazi dedicati, ma dirò necessariamente qualcosa sulla recente consultazione delle Primarias che hanno costituito la più grande prova organizzativa del PDS di questi ultimi mesi. Un risultato che mette in forse il superamento della fatidica soglia del 5%, o almeno non la rende più facilmente a portata di mano e questo sarebbe, dal mio punto di vista, un ulteriore problema.
Sardi Liberi, la neo proposta di Mauro Pili, si è arricchita della qualificata presenza di Carta proveniente dal PSdAZ e di Giovanni Columbu, già presidente di quel partito. Di Mauro Pili conosciamo l’escursus politico e il suo passaggio nel centrodestra fino a diventare presidente della Giunta regionale per conto di Forza Italia.
Negli ultimi 10 anni è anche diventato un protagonista delle lotte della Sardegna e di questo bisogna dargli atto. L’innesto di Carta e Columbu aggiungono spessore e qualità al suo schieramento e se consideriamo il risultato delle precedenti elezioni che è stato ampiamente al di sopra della soglia prevista per l’unica lista, si trova nella possibilità concreta di superare lo sbarramento previsto, ancorché quest’ultimo non vada visto come un risultato acquisito
AutodetermiNatzione, dopo la negativa prestazione ottenuta nella recente consultazione politica del 4 marzo, allora coordinata da Anthony Muroni che, ricordo a tutti, da direttore dell’Unione Sarda è stato uno degli artefici principali del successo della più grande manifestazione antimilitarista dagli anni ’80 a questa parte svoltasi a Capo Frasca nel 2016, è ora in campo con Andrea Murgia, una persona competente, con un percorso politico riconosciuto e apprezzato. Di AutodetermiNatzione so che c’è un candidato Presidente, ancorché, mi ricorda qualcuno, non è capo politico, che deve quindi continuamente rispondere ad un Tavolo nazionale costituito, si fa per dire, dagli azionisti di controllo. Giacché ci siamo, mi chiedo anche se in tale Tavolo ci siano soggetti che si ritengono azionisti di maggioranza che quindi contano più di altri, e fin qui, nessuno scandalo, non ci sarebbe niente di male. Ma a casa mia, quando ci sono azionisti di maggioranza e si nomina un presidente di un Consiglio di Amministrazione (CdA) e un Amministratore delegato normalmente si affidano delle deleghe e la delega fondamentale è la rappresentanza della compagine aziendale così come del progetto politico. Il Presidente e l’AD rispondono prima del CdA delle decisioni aziendali e, per analogia, così dovrebbe essere per il portavoce o per i candidati Presidente. Così succede dalle nostre parti e nella prassi quotidiana, oltre che nelle norme giurisprudenziali, altrimenti si finisce col mettere in secondo piano il Conte di turno, formalmente Presidente del Consiglio, per dover telefonare ai Di Maio e Salvini quali azionisti unici, nemmeno di maggioranza relativa, quali “proprietari” del governo.
Se è questo il caso, il progetto di AutodetermiNatzione rischia di fare poca strada: c’è bisogno di chiarezza perché se si vuole lavorare per una convergenza di più forze politiche, movimenti e comitati presenti sul territorio è dirimente che il candidato Presidente sia riconosciuto come garante del progetto e decisore di ultima istanza, senza dover chiedere permesso al Tavolo interno, altrimenti, come già detto, viene continuamente bypassato, se ne sminuisce il ruolo e il progetto muore. Personalmente sono impegnato nell’allargamento del progetto di AutodetermiNatzione al fine del superamento della soglia di sbarramento del 5%, ma vorrei maggiore chiarezza e una trasparenza nelle decisioni perché un altro risultato negativo nella consultazione elettorale e il ricorso ad un altro capro espiatorio da immolare, questa volta non sarà accettato e tanto meno perdonato dall’elettorato. E parlare di un progetto politico che prescinde dal risultato elettorale, per quanto meritorio e politicamente nobile, nella situazione attuale lascia il tempo che trova.
Questa consultazione elettorale non può essere persa per nessuna ragione: tutti i tre raggruppamenti devono superare la soglia di sbarramento.
Primarias
Le Primarias proposte dal PDS hanno avuto il merito di proporre un candidato governatore Paolo Maninchedda sulla base di un consenso bulgaro dell’85% e hanno incominciato a proporre il quesito sulla “nazione sarda”, ancorché limitato ad elettori, simpatizzanti e no, del PDS.
I risultati possono essere valutati in maniera molto differente. Dal punto di vista del PDS si può parlare di risultato straordinario, ma se consideriamo i numeri personalmente ritengo che si debba parlare di debolezza e di fragilità della proposta, nonché di isolamento pesante del partito.
Il numero di partecipanti alla consultazione, poco più di 20.000, è perfettamente in linea con i voti ottenuti nelle precedenti elezioni regionali equivalenti a 18.188. Ma nel frattempo ci sono stati cinque anni di partecipazione alla Giunta Pigliaru anche con responsabilità assessoriali, una presenza continua nei media e, in quest’ultimo periodo, un grande risalto proprio della proposta delle Primarias che, ricordo, erano aperte e rivolte a tutti gli elettori sardi. Questo ha permesso a molti sardi di esprimersi anche non riconoscendosi nell’esperienza del PDS (io sono tra questi) al punto che hanno dichiarato il loro voto favorevole alla nazione sarda persone tra le più diverse, compresi noti esponenti del centrodestra e il vicepresidente della Giunta, Paci.
Personalmente ho votato come a suo tempo ho votato per le primarie del PD, pur non avendo mai fatto parte non solo di quel partito ma neanche, a suo tempo, del suo partito progenitore, il PCI. Ho sempre votato per le primarie perché le ho ritenute e le ritengo espressione della democrazia e quindi ho espresso il mio voto anche per le Primarias.
In effetti mi aspettavo non meno del doppio dei votanti, da 40.000 a 50.000 voti, che avrebbero permesso di parlare di una facile possibilità di superamento della soglia del 5% alle prossime elezioni regionali e soprattutto di una riconosciuta capacità di attrazione esercitata dal PDS sul tema della “nazione” come collante di quella vasta parte di popolo sardo che si sente nazione. In passato si è detto che questa area poteva valere fino al 40%, ma se ci basiamo sui voti espressi in diverse consultazioni elettorali recenti a favore delle varie forze politiche che si rifanno ai temi dell’identità e dell’autodeterminazione si arriva e si può superare abbondamente il 20%. Proprio perché i numeri sono questi, il risultato delle Primarias deve porre innanzitutto al duo Sedda e Maninchedda la constatazione di un isolamento di fatto che si traduce in debolezza strategica della proposta.
A mio avviso è necessario un cambio di rotta.
Da qui la necessità di non essere autoreferenziali perché in politica questo è un peccato mortale, ma di aprirsi alle altre forze e raggruppamenti di area, per concorrere a formare un unico schieramento e un’unica forza politica, magari dopo le elezioni e con una lavoro comune dall’opposizione.
Il consiglio che mi permetto di dare, ancorché non richiesto, se non lo avessero ancora capito, è che non si può più dire “le nostre porte sono aperte”, perché il risultato delle Primarias fa capire incontrovertibilmente che non c’è alcuna intenzione di entrare in quella casa, perché il progetto e il disegno degli spazi interni è stato fatto da altri, cioè da Paolo e Franciscu, ma si è disposti a progettarne una nuova, con un altro impianto strutturale e con spazi interni da ridisegnare in modo che tutti vi possano stare a proprio agio.
Osservo che l’area politica dell’autodeterminazione e dell’autogoverno vale oggi come cinque anni fa circa 160.000 voti, ovvero oltre il 10% del corpo elettorale che è pari a 1.480.000 e circa il 20% dei votanti, almeno se ci basiamo sul numero dei votanti delle precedenti elezioni regionali e delle recenti elezioni politiche del 4 marzo, rispettivamente 774.000 e 896.000 votanti.
Oggi questa vasta area di elettorato è così divisa che il voto si disperde in una numerosità di formazioni politiche che, a mio avviso, non trovano giustificazione se si analizzano gli obiettivi programmatici a medio e lungo termine di ciascuna formazione in campo e si ragiona sulla loro operatività dell’azione politica. Infatti, se si ragiona sui temi del lavoro, dello sviluppo locale, della sanità, dei trasporti, del decentramento istituzionale ed amministrativo, delle servitù militari ed energetiche, ecc., gli obiettivi, le analisi e le proposte sono identiche al punto che anche gli addetti ai lavori fanno fatica a trovare eventuali differenze.
Anche il grande obiettivo dell’autodeterminazione e la consapevolezza dell’essere nazione, ancorché “mancata” come ci ricorda Emilio Lussu, e quindi la necessità di individuare un realistico percorso democratico all’interno del presente stato unitario, con la Costituzione vigente e con lo Statuto che abbiamo il dovere di realizzare pienamente, consapevoli come siamo che così non è stato nel corso di questi decenni, sono ampiamente sentiti come facenti parte della nostra identità di sardi. Ma su questo, è inutile negarlo, ci sono dei distinguo tra le varie compagini e c’è qualche fuga in avanti che nasce molto da un protagonismo personale, che continuo a riconoscere come sano e positivo, ma non quando si traduce in autoreferenzialità perché alla fine non fa fare passi avanti alla causa del riconoscimento della nazione sarda. Una nazione non è un sentimento o una consapevolezza espressa con un voto e tanto meno con un “clic” in una piccola consultazione elettorale di parte. Vediamola come un seme di prova e non vale, spero, citare la parabola del buon seminatore, nota sicuramente a Maninchedda e a Sedda, e più che mai valida e necessaria.
Credo che sia indispensabile chiarirsi bene le idee sul concetto di nazione e su quello di Stato e come le due cose vadano viste insieme, aggiornando anche l’elaborazione politica fatta dai grandi pensatori e protagonisti della politica del passato. A me, per esempio, piace pensare alla Sardegna federata all’Italia e interna all’Unione europea. Ma siamo già dentro uno Stato unitario e centralizzato e non si è mai visto nella storia che uno stato unitario si trasformi in uno Stato federale. Certo tutto è possibile. Queste costruzioni statuali le fanno gli uomini e ogni periodo storico ha riconosciuto esigenze così variegate che non si può escludere neanche che in un prossimo futuro ci possa essere una nazione e uno stato sardo in un’Italia federale e all’interno di un’Europa delle Regioni. Ma non mi sembra questa l’aria e se possiamo dire che tutto è possibile, bisogna essere realisti e non scambiare i propri sogni con la realtà.
Certo, come ci ricordano diversi indipendentisti, ci sono tante nazioni senza Stato, ma su questo c’è molto da fare proprio perché qui da noi uno Stato c’è già, con una Costituzione ben definita entro la cui cornice troviamo un ottimo riparo al punto da definirla la nostra casa e allora bisogna che quando si parla seriamente di nazione e si vuole porre l’obbiettivo di farne un progetto politico, bisogna essere consapevoli che far vivere un’idea e un progetto di nazione che conviva con questo Stato e che abbia una sua collocazione in Europa, in quegli Stati Uniti dell’Europa la cui realizzazione sembra allontanarsi sempre di più dall’orizzonte, richiede un impegno senza pari, con molta umiltà, dedizione, tenacia e coraggio. Altro che una piccola consultazione online.
Un progetto di nazione non prevede scorciatoie, ma richiede un lungo percorso tra le nostre popolazioni e i nostri territori affinché diventi maggioranza in Sardegna.
E’ su questo che bisogna lavorare e ciò impone la necessità di un’intelligenza collettiva e plurale da costruire, un’intelligenza collettiva che raccolga il meglio della classe dirigente presente nelle varie formazioni politiche, senza pretese autodefinizioni leaderistiche che possono valere a casa propria, ma non quando si intende lavorare per un unico progetto, quello di riunire tutte le forze identitarie e indipendentiste in un unico soggetto politico.
Insomma, a fronte di un’area potenziale del 20%, con tre schieramenti in campo si rischia che non ci sia l’auspicata rappresentanza. Sono convinto che sia necessario che le persone citate come le tante altre comunque presenti nelle lotte sociali, nei comitati, nei movimenti, nel campo della cultura abbiano il dovere della fatica della politica, anche con passi laterali e qualche vota indietro, coraggio, tenacia e con un orizzonte condiviso per concorrere alla costruzione di un unico soggetto politico che rappresenti tutta questa area e possa fungere da catalizzatore anche per quell’altra metà dell’elettorato sardo che da tempo non partecipa più al voto.

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3f555ee7-6c23-42b0-b6e2-6df7df3b95b0Con AutodetermiNatzione si compatta il fronte di una forza alternativa che costruisce un progetto partecipato per il governo della Sardegna
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Cagliari, 18 dicembre 2018
lampadadialadmicromicroRiceviamo e pubblichiamo volentieri il comunicato stampa che da conto del processo di unità politica ed elettorale di forze vitali per il futuro della nostra patria sarda.
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AutodetermiNatzione, un progetto per la Sardegna che diventa ogni giorno più largo e plurale
Oggi sono state poste le basi per un allargamento del progetto di Autodeterminatzione oltre la contingenza elettorale. Con la convergenza di Sardigna Libera e di larga parte di Sinistra italiana significativamente rappresentate da Claudia Zuncheddu e Roberto Mirasola, AutodetermiNatzione fa un passo avanti nella costruzione di una vasto fronte popolare che intende concorrere alle prossime elezioni regionali per l’affermazione di un’idea di Sardegna e del nostro popolo che mette al centro la possibilità del riscatto dei nostri territori.
Un progetto che ha tutte le possibilità di superare la soglia del 5% per avere i propri rappresentanti nel Consiglio regionale.
Ci rivolgiamo con convinzione a tutti i Comitati presenti sul territorio per consentire al nostro progetto politico di diventare ancora più forte, plurale e rappresentativo.
Ci rivolgiamo alle organizzazioni e raggruppamenti politici come Rifondazione, Comunisti italiani e Potere al popolo presenti in Sardegna ai quali chiediamo di unirsi al progetto di AutodetermiNatzione, quale casa comune in grado di rappresentare al meglio la fusione delle aspirazioni del nostro popolo di riferimento, una casa basata su pilastri solidi di cui fanno già parte soggetti istituzionali già presentatisi in elezioni precedenti, movimenti politici attivi da anni nei territori della nostra isola, esponenti della cultura e del mondo democratico.
Una casa che può diventare ancora più larga e più grande.
Abbiamo il dovere di costruire un fronte popolare compatto, forte, rappresentativo e plurale dove vengano salvaguardate le identità e le storie di ciascuna componente, ma che allo stesso intendano concorrere convintamente a scrivere e determinare un’altra storia, un altro percorso politico di riscatto e con una reale prospettiva di sviluppo del nostro popolo, contando sulle nostre forze e mettendo la Sardegna al centro della nostra azione e delle nostre energie.
Al centro dei nostri interessi vi sono la rappresentazione nelle istituzioni di tutti i Comitati e le lotte popolari che in questi orribili 5 anni di giunta Pugliaru si sono battuti contro la politica centralizzatrice della Giunta Pigliaru, di totale asservimento alle decisioni romane e di negazione dello sviluppo locale dei territori. Una politica folle e deleteria rappresentata innanzitutto dalla privatizzazione della sanità pubblica, la follia dell’azienda unica della salute, i 60 milioni di euro dei nostri soldi dati al Mater Olbia a discapito degli ospedali sardi, il ridimensionamento dei presidi ospedalieri territoriali: una politica sanitaria di questo centrosinistra che ha portato di fatto alla negazione del diritto alla salute.
Intendiamo dar voce e rappresentanza a tutto quel ricco arcipelago di comitati e assemblee spontanee che hanno continuato a difendere l’ambiente, contro il tentativo della nuova legge urbanistica voluta dai cementificatori e dal PD, a difendere il mondo della terra e delle campagne con tutto ciò che caratterizza il settore agroalimentare, contro la vergogna dell’accordo truffa firmato da Pigliaru sulle servitù militari, per il lavoro che può nascere a partire dalla messa in sicurezza del nostro territorio, dalle opere di bonifica ora più che mai necessarie, dall’innovazione tecnologica, da un mondo delle imprese che sia basato soprattutto sui nostri bisogni e su produzioni sostenibili sul mercato e nel nostro ambiente di vita.
AutodetermiNatzione ​- ​Andrea Murgia, candidato Presidente
Sardigna Libera ​- ​Claudia Zuncheddu
Sinistra Italiana ​-​ Roberto Mirasola
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Verso le elezioni sarde. CoStat chiama la Sinistra e il mondo indipendentista all’unità contro la Destra

Un bel aforisma di Barbara Wootton
“E’ dai campioni dell’impossibile piuttosto che dagli schiavi del possibile che l’evoluzione trae la sua forza creativa”
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costat-logo-stef-p-c_2Il CoStat propone un’Intesa elettorale al Centro Sinistra, al M5Stelle e alle organizzazioni indipendentiste e autonomiste per battere la Destra di Salvini e soci. Missione impossibile? Non è detto. Il CoStat non demorde e, dati alla mano, chiama tutti all’impegno perché la Sardegna non venga consegnata alla Destra, la peggiore Destra oggi presente sullo scenario politico.
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dabfacc3-8a43-47f4-a9f3-856f34bc227eL’Unione Sarda – Edizione del 1/12/2018
Sezione “Primo Piano”
Centrosinistra e Cinquestelle uniti al voto per battere Salvini in Sardegna.
pubusa-23-nov18Fantapolitica? Non per Andrea Pubusa, ex consigliere regionale del Pci e animatore del dibattito nella sinistra sarda. «La mia proposta – spiega – nasce da un’osservazione: a livello nazionale si è arrivati a questo governo per il veto del Pd sui 5Stelle. Uguale a quello di Grillo su Bersani 5 anni fa. Esclusioni reciproche che hanno avuto esiti disastrosi».
[segue]

Elezioni

ora
3f555ee7-6c23-42b0-b6e2-6df7df3b95b0Elezioni regionali, dall’impegno contro il centrodestra alla convergenza intorno al principio dell’autodeterminazione
di Fernando Codonesu*

Da alcune settimane su questo blog, sull’onda lunga oltre di due anni di impegno sul fronte politico, democratico e culturale che contraddistingue l’attività del Comitato di iniziativa costituzionale e statutaria, ad iniziare dal tema del lavoro su cui abbiamo concentrato larga parte del nostro tempo e delle nostre energie, abbiamo ripreso a parlare delle ormai prossime elezioni regionali.
3e45830d-b4f4-44d3-83c0-797ffabbc8dbSu iniziativa del CoStat venerdì 23 si è svolta a Cagliari una importante assemblea dibattito sulla scadenza elettorale invitando ad un confronto le forze politiche che hanno votato NO al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, con esclusione di quelle di centrodestra, con l’auspicio che si trovino terreni unitari di confronto, per aggredire la crisi che sembra non finire mai, che è certo crisi economica, ma anche crisi politica di rappresentanza e difficoltà di identificazione in un partito, in uno schieramento o in un movimento di un elettorato, quello sardo, che per metà non vota più.
Ha introdotto il dibattito Andrea Pubusa che ha, tra l’altro, toccato i temi principali che dovrebbero caratterizzare l’attività politica del Consiglio regionale: lavoro, economia, riequilibrio e sviluppo territoriale, welfare, riforme istituzionali, neocentralismo regionale, ecc.
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Dal mio punto di vista è doveroso prima di affrontare gli aspetti principali del dibattito riprendere uno dei punti più significativi sviluppati da Gianfranco Sabattini che, con il rigore scientifico che lo contraddistingue, il 21 novembre in un suo intervento su questo blog ci ha ricordato che i risultati di due recenti ricerche demoscopiche dell’Università di Cagliari mostrano che per i sardi “i problemi prioritari sono quelli di carattere economico-sociale e non quelli di carattere etnico-cultural-territoriale; di fronte alla richiesta di esprimere le loro preferenze (con l’assegnazione di un punteggio, in una scala da 1 a 10, sulle priorità d’intervento riferite a diversi settori: Identità e cultura, Economia, Lavoro, Trasporti e infrastrutture, Riforme e istituzioni, Ambiente e territorio, Welfare, Sicurezza) i risultati hanno evidenziato la massima priorità assegnata al Lavoro, seguito da Trasporti e infrastrutture, Economia, Sicurezza, Welfare, Ambiente e territorio; penultimo il settore Identità e cultura e, ultimo, il settore Riforme e istituzioni”.
Bisogna far tesoro delle rilevazioni oggettive e approfondite che vengono da fonti autorevoli.
Detto questo, che ci impegna al rispetto della realtà e delle priorità maggiormente sentite dalla popolazione sarda, credo che sia indispensabile riconoscere alla politica che si occupa del bene pubblico e soprattutto alle forze politiche nostre interlocutrici del dibattito che abbiamo promosso, il diritto-dovere di osare, di superare i vincoli attuali che comprimono le aspirazioni di un popolo che intende essere nazione e che lavora per una sua collocazione ben definita all’interno dell’Europa. Si tratta di appunto di intravedere un percorso di superamento dei vincoli attuali, senza fretta e senza forzature perché la lezione che ci viene dalla storia e da esperienze recenti in campo europeo, prima di tutte l’esito del referendum catalano, suggeriscono un cammino che risponda alle esigenze espresse dai sardi come ci ha ricordato Sabattini e sia il risultato di una sperimentazione di lunga durata sul campo, per una politica che crei innanzitutto consenso per evitare che una minoranza, per quanta vasta, colta e per certi versi agguerrita, pensi di potersi imporre alla maggioranza dei cittadini. Le istituzioni, il governo e il potere si ottengono solo con una lavoro lungo e faticoso, nel rispetto delle regole, senza scorciatoie e proponendo uno scenario, ancorché non facilmente percorribile, sicuramente ricco di suggestione e tale da poter convogliare importanti energie della nostra isola verso una prospettiva comune.
Di questo si è parlato nel nostro incontro.
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I protagonisti del dibattito, Andrea Murgia candidato presidente di AutodermiNatzione, Gianni Marilotti per il M5S, Claudia Zuncheddu di Sardigna Libera, Roberto Mirasola di Sinistra Italiana, Giovannino Deriu di Potere al Popolo e Paolo Maninchedda del Partito dei Sardi, hanno avuto modo di riprendere alcuni dei temi introdotti da Pubusa, sviluppare le loro proposte e rispondere ad interventi e domande del pubblico.
Le aree politiche rappresentate nel dibattito erano fondamentalmente due: una vasta area dell’autodeterminazione e dell’indipendentismo rappresentata da Murgia, Zuncheddu e Maninchedda, due formazioni a sinistra del PD rappresentate da Mirasola e Deriu e una forza di governo, il M5S rappresentato da Marilotti.
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Da anni sono convinto che in Sardegna ci siano le condizioni per una vasta convergenza di forze politiche, gruppi, associazioni e singole personalità che si rifanno agli stessi principi cardine, che guardano ad un necessario avanzamento e superamento dell’autonomia regionale che, per molti aspetti, non ha nemmeno saputo attuare lo Statuto, ad un ruolo della Sardegna in quegli Stati Uniti dell’Europa che avevano pensato alcuni dei suoi padri fondatori.
Una convergenza, si badi bene, non di facciata e frutto di cartelli elettorali dell’ultima ora, ma che si radichi in un lavoro comune nei territori perché è di questo che c’è bisogno, perché un’area politica che si riconosce in un unico raggruppamento ha una forza d’urto e di cambiamento maggiore della somma delle singole componenti, una capacità di attrazione dell’elettorato senza pari, decisamente superiore a quella derivante da qualunque cartello elettorale o giustapposizione insiemistica di sigle partitiche.
Fatti salvi i vincoli nazionali del M5S per cui non si fanno alleanze, tema però non chiuso nemmeno da Marilotti che ha anzi ribadito la necessità che il M5S discuta e affronti questo tema, è risultato evidente nel dibattito di ieri che tutti stanno cercando di superare le divisioni e le diffidenze reciproche.
deriu1Così è stato a partire dall’area dell’autodeterminazione e dell’indipendentismo e così è anche per le due forze rappresentate da Deriu e Mirasola.
In questo senso sono state molto significative le aperture reciproche registrate soprattutto nella seconda parte del confronto, ad iniziare da Maninchedda
maninchedda1 che chiude dicendo che “le porte sono aperte fino all’ultimo minuto” e passando per gli appassionati interventi di Murgia per la soluzione dei tanti problemi della Sardegna, così come dell’avviso da parte di Deriu di non basarsi sul “programmismo” o sull’appello al voto utile. Le risposte concrete sono
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venute anche da Claudia Zuncheddu con il suo approfondimento sul sistema sanitario e da Mirasola che ha concentrato il suo ragionamento proprio sulle possibili convergenze.
Oggi conosciamo anche gli altri candidati presidente: Solinas su indicazione di Salvini per il centrodestra e Zedda che mette la sua faccia su un centrosinistra gattopardesco e trasformista come non mai. Di Pigliaru non si parla più: è scomparso anche come nome dal dibattito politico. Eppure Pigliaru è padre, figlio e fratello di ciascuno dei componenti della maggioranza in carica!
Non sappiamo se Pili e il suo movimento Unidos si presenteranno da soli, ma in tal caso Pili non entrerà in Consiglio a causa della legge elettorale pur superando la soglia della lista unica, oppure se preferirà far parte dello schieramento di centrodestra (ad oggi non è presente nell’elenco delle varie sigle componenti) avendo più di una chance di entrare in Consiglio dal portone principale.
In ogni caso è utile ricordare che una elezione si affronta con i numeri e se consideriamo le soglie di sbarramento del 5% per l’unica lista e del 10% per le coalizioni, a me pare evidente che un’unica lista che comprenda tutte le aree politiche presenti al dibattito di ieri, ovvero una lista che comprenda PDS, AutodetermiNatzione, Sardigna Libera, Sinistra Italiana (la componente alternativa a Zedda e al PD) e Potere al Popolo, avrebbe una forza dirompente, sarebbe capace di attrarre voti anche in larga parte dell’astensione e dell’area democratica, e conseguirebbe una larga rappresentanza in Consiglio regionale fino a poterne condizionare l’agenda politica.
In base al dibattito di ieri, che finalmente si è concentrato sui temi politici e non sui personalismi, credo che ci siano tutte le condizioni per lavorare unitariamente su un’unica lista, ma se proprio ciò non fosse nelle corde di qualcuno, che almeno si ragioni in termini di coalizione.
Sono i temi che uniscono. E’ il lavoro comune nei territori che può creare sintonie, affinità, modi di sentire e di vedere il mondo con uno scenario così ampio da valorizzare anche sensibilità differenti. Con il lavoro comune sperimentato nel tempo e direttamente nella risoluzione dei problemi che viviamo quotidianamente si possono superare le diffidenze reciproche e costruire una comune prospettiva di progresso per l’intera regione.
Personalmente lavorerò in questa direzione perché ritengo che la cosa più sbagliata da fare sia che ognuno vada incontro alle elezioni per conto proprio.
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* Anche su Democraziaoggi.
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“La prospettiva della creazione di una lista che possa mettere al centro i problemi concreti dei sardi dando però delle risposte in completa discontinuità con le politiche sino ad oggi portate avanti deve a mio parere essere perseguita con fiducia e umiltà.”
di Roberto Mirasola.

“Dopo la débâcle delle sinistre il 4 marzo scorso alle elezioni politiche e il continuo crescere, perlomeno nei sondaggi, del consenso nei confronti di Lega e M5S è evidente che ci si chiede come si possa fermare questa avanzata, soprattutto nei confronti della Lega xenofoba e razzista. Cosa fare dunque?
Io credo non esistano ricette sicure e tantomeno mi sento di rassicurare a cuor leggero in un contesto di difficoltà sopratutto per responsabilità nostre. E’ inutile girarci intorno se a sinistra non torniamo ad essere credibili è difficile poter ritornare a vincere, anche perché ciò che si propone riguarda soltanto nomi e il vecchio mascherato con l’utilizzo di parole in perfetto politichese ma lontane dalla gente: “coalizioni progressiste ampie, una volta civiche un’altra autonomiste” ma prive di contenuti. Nella politica Sarda sembra sia diventato centrale il leaderismo.
A monte manca totalmente un’analisi dell’attuale situazione in Sardegna. Un recente studio dell’Università di Cagliari, menzionato tra l’altro in questi giorni da Prof. Sabattini, ricorda che le preoccupazioni dei Sardi e dunque le loro priorità si concentrano su: Lavoro, Trasporti e infrastrutture, Riforme e istituzioni, Ambiente e territorio, Welfare. Da qui bisogna dunque ripartire e dare risposte concrete finalmente con coraggio voltando pagina con decisione rispetto al passato. Perché non possiamo dimenticare che, dati ISTAT alla mano, la disoccupazione si attesta al 16% contro una media nazionale del 10% per non parlare della disoccupazione giovanile.
Come ci ricorda spesso Fernando tra il 2007 e il 2016 ben 21.746 sardi sono emigrati all’estero e il trend negli ultimi anni è in aumento. E’ chiaro dunque che si è fatto poco ed è anche vero che per “creare” posti di lavoro bisogna avere una prospettiva di sviluppo locale avendo le idee chiare. Sino ad oggi abbiamo puntato su un sistema industriale completamente estraneo al contesto Sardo basato sulle importazioni più che sulle esportazioni con industrie come la chimica, la petrolchimica, la produzione dell’alluminio che hanno portato disoccupazione lasciando tra l’altro l’ambiente circostante fortemente compromesso avendolo inquinato. E’ necessario, dunque, ripensare un modello di sviluppo che debba essere sostenibile, ponendo al centro il rapporto ambientale che deve salvaguardare la salute e la qualità della vita. Puntare sull’agroalimentare, sul turismo, sull’economia del mare, investire nell’agricoltura e sulle energie rinnovabili, tutelando la piccola e media impresa. Questo non significa dire NO all’industria, significa perseguire altre vie.
Vorrei però approfondire ancora questo ragionamento, analizzandolo da un’altra prospettiva. E’ curioso che in un contesto di neo centralismo che da Bruxelles arriva sino a Roma, contestato da tutte le forze politiche, la stessa Regione abbia introdotto delle riforme che tendono ad accentrare. Ora una prospettiva di crescita economica si potrebbe avere se le risorse venissero adeguatamente redistribuite nei territori con un’adeguata programmazione territoriale. Invece l’ente Regione ha assorbito nel tempo competenze crescenti, sottraendole agli Enti Locali e allontanando le decisioni dal livello più vicino alle popolazioni, disconoscendo il principio di sussidiarietà che pure è ribadito nei principi europei e nazionali. Provvedimenti legislativi come la riforma degli enti locali proposta dalla Giunta Pigliaru e approvata dal Consiglio regionale hanno sancito per l’ennesima volta la situazione di una Regione che mentre rivendica maggiore autonomia nei confronti dello Stato è ben lontana dal riconoscerla all’interno del territorio regionale.
Ma quella degli Enti Locali non è stata la sola riforma in questa direzione. L’accentramento della organizzazione sanitaria, con la creazione dell’Azienda unica regionale è un altro esempio negativo. Noi siamo fortemente e decisamente contrari all’attuale riorganizzazione del sistema sanitario così come scritto nel nuovo piano sanitario che lascia sguarniti i territori dei livelli essenziali di assistenza facendo aumentare i rischi per i pazienti, le disuguaglianze e le iniquità. La nostra azione sarà improntata al sostegno della sanità pubblica, non accettando riforme sanitarie con trasformazioni decise dall’alto senza essere concertate con i territori.
Ora mi par di capire che su queste tematiche le differenze, perlomeno a livello programmatico, non siano tante tra SI, AutodetermiNatzione e Sardigna Libera. Il che impone uno sforzo di dialogo tra noi per superare con il dovuto tatto le piccole diversità che ci possono essere. La prospettiva della creazione di una lista che possa mettere al centro i problemi concreti dei sardi dando però delle risposte in completa discontinuità con le politiche sino ad oggi portate avanti deve a mio parere essere perseguita con fiducia e umiltà.”
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- Le foto sono tratte dal servizio fotografico di Renato d’Ascanio Ticca su fb.

Andrea Murgia con Autodeterminatzione: avanti ostinatamente!

lampada aladin micromicroAladinews, saldamente collocata a Sinistra, non parteggia per nessuna delle Organizzazioni che saranno presenti nell’agone elettorale. Insomma, non diamo alcuna indicazione di voto. Manteniamo una “terzietà”, ma nello stesso tempo segnaliamo e appoggiamo tutte le Organizzazioni collocate a sinistra che si battono per gli interessi dei sardi e della Sardegna e lo fanno senza condizionamenti di sorta, sia di consorterie romane, sia di potentati locali. In questo ambito è senz’altro situata, per ora in solitaria, AutodetermiNatzione, con Andrea Murgia, candidato presidente della Regione Sardegna. Ad Andrea Murgia va il nostro apprezzamento, per le ragioni più volte riportate su questa News, che non celiamo anzi enfatizziamo. Nessuna indicazione di voto specifica a “balla sola”, confermiano, se non giocoforza per il fatto di essere Autodeterminatzione con Andrea Murgia allo stato la sola formazione presente ufficialmente nell’agone elettorale. Riteniamo fare cosa giusta nel pubblicare una dichiarazione di Andrea Murgia, riportata oggi nella sua pagina fb come risposta alle notizie stampa che accrediterebbero una sorta di segreto negoziato tra lo stesso Andrea Murgia e Massimo Zedda, possibile candidato della coalizione di centro sinistra per elezioni regionali, di tuttora incerta composizione. Andrea Murgia con cortesia e determinazione respinge tale ipotesi, cioè quella che prevederebbe la partecipazione di AutodetermiNatzione alla coalizione del centro sinistra.
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andrea-murgia-autodeterMASSIMO, IN QUESTO PERIODO TI VEDO DI PIU’ COME UN BUON AMICO
Non sono un collezionista di articoli di giornale e non li raccolgo neppure quando, come succede di questi tempi, riportano il mio nome o la mia foto.
Bisogna pur commentarli però, non foss’altro per il rispetto che si deve alle centinaia di persone che in tutta la Sardegna si stanno mobilitando per il progetto che rappresentiamo.
AUTODETERMINATZIONE è nata per raccontare il progetto che stiamo presentando, per costruirlo insieme ai SARDI. Anche per riprendere quelle tradizioni importanti dell’autonomismo e dell’indipendentismo. Da Lussu a Melis, a oggi. Nasce per unire e non per dividere, mette insieme persone e movimenti “rivali”, leader carismatici e intellettuali erranti. [segue]

Punta de billete. Iniziativa Anpi-CoStat-Cidi

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Materiali dell’Incontro “Lavorare meno Lavorare meglio Lavorare tutti”. Intervento di Silvano Tagliagambe.

costat-logo-stef-p-c_2demasi-renato-da-foto-variesilvano-tagliagambe-1
lampadadialadmicromicro Con il contributo di Silvano Tagliagambe proseguiamo nella pubblicazione degli interventi all’Incontro-dibattito sul Lavoro, che si è tenuto venerdì scorso, con la partecipazione del sociologo del lavoro Domenico De Masi. Abbiamo chiesto a ciascun relatore di inviarci il proprio contributo per iscritto, anche con eventuale rielaborazione rispetto a quello effettivamente svolto, pur rispettando contenuti e sintesi. Procederemo a pubblicare le relazioni nell’ordine in cui ci perverranno. Questa occasione potrà essere colta anche da quanti non abbiano avuto spazio nel convegno e vogliano intervenire nelle pagine della nostra News, che volentieri mettiamo a disposizione.
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Lavorare meno, lavorare meglio, lavorare tutti
di Silvano Tagliagambe

Il 5 ottobre è stato presentato il volume Lavorare meno, lavorare meglio, lavorare tutti, curato da Fernando Codonesu, a un anno esatto dal Convegno tenutosi a Cagliari, di cui contiene gli Atti.
La discussione, avviata da un corposo intervento di Domenico De Masi, ha affrontato sotto traccia, grazie soprattutto alle stimolanti riflessioni di Antonio Dessì, il tema del destino del lavoro dell’uomo nell’era della crescente (e inarrestabile) digitalizzazione e globalizzazione. Le ragioni delle inquietudini suscitate da questo quadro generale sono ben note: sulla base di una ricognizione analitica, settore per settore, C.B. Frey e M.A. Osborne nel loro documentato articolo “The future of employment: How susceptible are jobs to computerisation?”, comparso l’anno scorso nel numero 114 della rivista Technological Forecasting and Social Change (pp. 254-280) stimano che circa il 47% dei compiti lavorativi in essere siano automatizzabili nel corso dei prossimi dieci o venti anni.
L’Indagine MGI-McKinsey Global Institute, del gennaio dello scorso anno, valuta il tempo-lavoro che le macchine intelligenti si prevede possano sostituire nell’economia degli Stati Uniti in condizioni di fattibilità tecnica “a tecnologie esistenti”. Il tasso medio di sostituzione del tempo-lavoro viene previsto, per l’intera economia, con un valore piuttosto elevato (49%). Ma, soprattutto, emergono forti differenze tra i diversi settori: la sostituzione prevista arriva fino all’81% del tempo lavoro nelle lavorazioni materiali codificate (in pratica nei lavori di fabbrica che si svolgono in modo programmato e in condizioni prevedibili), tra il 60 e il 70% nel campo dell’elaborazione e raccolta dati (una gran parte dei lavori di ufficio regolati da procedure burocratiche e amministrative). Una quota assai minore di sostituzione (26%) si ha invece per il lavoro di fabbrica poco programmato o che si svolge in condizioni poco prevedibili, e una quota ancora minore (intorno al 20%) per i lavori di relazione, creativi o dal forte contenuto decisionale. Minima (9%) è la sostituzione prevista per le attività di gestione delle persone.
In ogni caso il dato che emerge è che il lavoro delle macchine tende a sostituire sempre più il lavoro dell’uomo, con effetti ormai visibili a occhio nudo sulla possibilità di trovare un’occupazione, stabile o occasionale che sia, soprattutto (ma non solo) da parte dei giovani.
Le prospettive che emergono da questa situazione sono diverse a seconda delle lenti con le quali le si valuta. Gli ottimisti ritengono che le innovazioni digital driven, quelle che nascono dal saper cogliere in pieno le potenzialità della rivoluzione digitale in essere, in termini di riduzione dei costi e di aumento delle prestazioni direttamente connesse alla tecnologia applicata, non potranno subentrare in toto alle innovazioni human driven, frutto di proposte e azioni derivanti dalla creatività e dall’intraprendenza umana, che genera valore immaginando nuovi usi (innovazioni d’uso), proponendo esperienze coinvolgenti o realizzando significativi processi di creazione di nuovo significato. A loro giudizio le esperienze riguardanti le relazioni, i legami, le emozioni, la bellezza, il gusto, la contemplazione, il desiderio, l’autenticità, la genuinità, la salubrità, la tradizione, il sogno, la libertà, la fiducia la ricerca della felicità sono di pertinenza esclusiva della creatività umano e disegnano un ampio territorio di produzione di beni materiali e immateriali in cui la macchina non potrà mai sostituirsi all’uomo.
Per questi apologeti della rivoluzione digitale, pertanto, il futuro, prossimo e remoto ci proporrà soluzioni di crescente interazione e collaborazione tra l’innovazione human driven, la quale crea soluzioni di valore unitario più elevato, incorporando nei prodotti e nei servizi elementi intangibili quali design, unicità, emozione ecc., e la tecnologia digital driven, che svolge il suo ruolo di “moltiplicatore”, perché consente la circolazione e il confronto delle buone idee e delle informazioni utili ad alimentare i processi di creazione del nuovo e di sperimentazione del possibile, utilizzando le conoscenze di un vasto circuito sociale ed economico, messo in rete dalla comunicazione digitale. In questa funzione, il digitale rende conveniente la scelta della open innovation, rivolta ad utilizzare al massimo le conoscenze in possesso di altri, riducendo i costi e aumentando il valore della creazione e sperimentazione dei nuovi prodotti e dei nuovi processi. Da questa interazione scaturiranno una fusione di “menti” e “strumenti” e l’incremento di interconnessioni tra intelligenza naturale e intelligenza artificiale destinato non solo a retroagire – tramite un ciclo virtuoso di auto-rinforzo – sulla creazione stessa del valore, ma anche e soprattutto a fungere da amplificatore delle stesse capacità umane, con conseguente aumento (e non decremento) dei processi di innovazione human driven.
Se le cose stessero effettivamente così ciò che si può ragionevolmente ipotizzare è il crescente spostamento del lavoro umano dai mestieri puramente esecutivi, che abbiamo in gran numero ereditato dalla stagione della meccanizzazione rigida, durante la prima modernità, a forme di occupazione sempre più creative, che saranno protagoniste del futuro nel mondo del lavoro e richiederanno nuove forme di apprendimento, che consentano alle persone di usare in modo creativo i linguaggi formali della scienza e delle macchine per generare valore nel mondo reale e siano ancorate ad una visione convinta e condivisa del porto di arrivo verso il quale indirizzare la navigazione. Infatti, come osserva Enzo Rullani nel suo contributo introduttivo a un libro che considero di fondamentale importanza per comprendere i processi in corso e quelli a venire, curato in collaborazione con Alberto F. De Toni (Uomini 4.0: Ritorno al futuro. Creare valore esplorando la complessità), pubblicato quest’anno da Franco Angeli, nel mare della complessità e dell’innovazione, contrariamente a quello che a volte si crede, non si può navigare a vista. Se manca la mappa, per tracciare la rotta serve almeno avere un porto di arrivo ideale, una meta che consenta di distinguere, in ogni momento del presente, i venti favorevoli da quelli contrari, in modo da alzare le vele quando le contingenze ci mettono di fronte ai primi, e da fermarsi e resistere quando, invece, arrivano i secondi. Andando così avanti, passo per passo, e con tutti gli adattamenti tattici del caso, lungo un percorso dotato di senso, che punta verso il porto prescelto. Lo scriveva già Seneca: “Non c’è mai vento a favore per il marinaio che non sa qual è il suo porto”.
De Masi invece, sia nel Convegno dell’anno scorso, rispondendo alle acute domande di Fernando Codonesu, sia nella presentazione degli Atti di quest’anno, è molto meno ottimista riguardo a questa possibile coesistenza di innovazione human driven e digital driven. A suo modo di vedere quest’ultima finirà col subentrare totalmente alla prima, per cui l’umanità è fatalmente destinata ad avviarsi verso una condizione di non-lavoro, che secondo lui va però vista non come una minaccia, bensì come una opportunità che lascia all’uomo uno spazio crescente, da impiegare sia per attività di formazione (che, specialmente in Italia, hanno bisogno di essere accresciute e qualificate), sia per sviluppare condizioni di vita e di cultura sociale che riservino uno spazio sempre maggiore all’«ozio creativo». Come del resto avveniva, a suo giudizio, nella Grecia antica, che ci ha lasciato un patrimonio di cultura sul quale l’umanità sta tuttora prosperando. Un concetto, questo, su cui De Masi insiste da tempo, prefigurando una liberazione (positiva) dallo stato di necessità a cui l’uomo lavoratore è sempre stato vincolato nella storia passata, che va ovviamente accompagnato da misure di equa distribuzione della ricchezza prodotta dall’automazione digitale, nel presente e soprattutto in prospettiva, usando in modo appropriato il surplus che ne deriva.
Ne scaturiscono due opposte valutazioni del lavoro, che per De Masi è un fardello dal quale possiamo liberarci senza troppi rimpianti, anzi con prospettive sicuramente allettanti per il futuro dell’umanità, che ci ricollegano ai momenti più felici della sua storia, come quello dell’antica Grecia appunto, mentre per i fautori della valorizzazione dell’innovazione human driven si tratta di un processo che, a patto di sapersi trasformare in modo da fornire una gestione efficace della maggiore complessità e di trarne positivamente le enormi potenzialità, non va considerato un semplice fattore di costo, da ridurre al minimo, ma diventa al contrario una risorsa trainante, che accresce non solo la quantità, ma soprattutto la qualità delle prestazioni richieste, innalzando il livello dell’intelligenza umana, individuale e collettiva. Il lavoro come valore, quindi, che nel futuro, prossimo e remoto, se ben indirizzato potrà rendere le persone sempre più capaci non solo di rispondere in modo flessibile alle domande e alle sfide che si presentano loro di volta in volta, ma anche di immaginare e identificare nuove soluzioni, di elaborare progetti innovativi, di alimentare significati e relazioni coinvolgenti, di organizzare esperienze emotivamente ricche, di creare identità partecipate e comunità di senso corrispondenti. Il lavoro, dunque, come strumento per creare valore, esplorando livelli di complessità (varietà, variabilità, interdipendenza, indeterminazione) sempre maggiori.
Ciascuno è libero, ovviamente, di optare per l’una o l’altra soluzione. Ci sono però una constatazione e una domanda, quella che appunto affiorava dal citato intervento di Antonio Dessì, che è impossibile evitare di porsi. Un futuro come quello prospettato da De Masi presuppone una rivoluzione che non è solo economica e sociologica, ma antropologica. La domanda che ne consegue è la seguente: l’uomo è predisposto per una vita puramente contemplativa, fatta di ozio creativo e null’altro? Che nel passato si sia effettivamente data una condizione di questo genere è opinabile (l’interpretazione della vita dell’antica Atene, interamente concentrata nell’agorà, il luogo delle adunanze, il centro politico, religioso, amministrativo e commerciale della città, in cui tutti gli uomini liberi si ritrovavano per prendere decisioni politiche importanti e concludere affari, e totalmente assorbita da essa, è suggestiva ma controversa e messa fortemente in discussione). Il problema però è un altro: le neuroscienze ci stanno dicendo, in maniera difficilmente contestabile, che il motore principale del nostro cervello, ciò che è alla base del suo mirabile funzionamento, non è costituito dalla percezione, come si credeva fino a poco tempo fa, né dal semplice movimento, ma dall’azione, caratterizzata dalla presenza di un progetto e di uno scopo. I processi cerebrali non appaiono, pertanto, semplici artefici di sensazioni e controllori di movimenti: alla base della loro organizzazione funzionale c’è la nozione teleologica di scopo.
Questi risultati hanno condotto a una riformulazione della risposta alla domanda: «a cosa serve il sistema motorio?» Per molti anni la risposta è stata: per produrre movimenti. Oggi sappiamo che questa risposta è errata, o quantomeno parziale. Il sistema motorio non produce solo movimenti ma atti motori e azioni, cioè movimenti dotati di uno scopo, come afferrare un oggetto, o sequenze di movimenti atte a conseguire uno scopo più distale, come afferrare un bicchiere e portarlo alla bocca per bere. Un movimento è una semplice dislocazione di parti corporee, come flettere o estendere le dita di una mano. Un atto motorio consiste invece nell’utilizzare quegli stessi movimenti per conseguire uno scopo motorio, per esempio afferrare un oggetto, manipolarlo, romperlo, posizionarlo, tenerlo ecc.
L’uomo, dunque, sembra fatto per progettare e agire. Quale sarà allora il suo destino se lo si costringe esclusivamente a contemplare e a oziare? Non c’è il rischio che l’ozio prolungato e forzato, anziché sfociare in opere creative e formative edificanti, conduca ad agitazioni insensate, che proprio perché non più progettate e indirizzate verso uno scopo, non più controllate razionalmente e frutto invece della prevalenza del puro istinto e delle passioni, rischiano di avere conseguenze opposte rispetto a quelle desiderabili che ci vengono prospettate? Questo sì è già successo e continua purtroppo a succedere nella storia dell’umanità. E non è davvero desiderabile.
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Oggi giovedì 11 ottobre 2018

lampada aladin micromicrodemocraziaoggisardegnaeuropa-bomeluzo3-300x211Sardegna-bomeluzo22sedia-van-goghGLI-OCCHIALI-DI-PIERO1-150x1501413filippo-figari-sardegna-industre-2img_4633Anpi logo nazcostat-logo-stef-p-c_2-2serpi-2ape-innovativa
———-Avvenimenti&Dibattiti&Commenti———————————–
lampada aladin micromicroGli Editoriali di AladinewAladinAladinpensiero
drago-cinaINTERNAZIONALE. La Cina investe in (si prende l’?) Africa.
—————————————————–Emergenza ———–
c12aca43-1cd3-4fc8-8324-333587944314ALLARME MALTEMPO – Esprimiamo solidarietà e vicinanza alle popolazioni cosi gravemente colpite da condizioni meteo avverse. Dopo la grande sete delle passate stagioni, quando si invocava la pioggia perfino con le processioni religiose, è arrivata la grande abbondanza di pioggia con effetti catastrofici. Al momento non si registrano vittime, e questa è già una grande fortuna. I danni sono ancora da valutare ma saranno certamente di grande entità. In questi giorni non servono analisi e valutazioni sulla scarsa attenzione alle strutture viarie e al governo del territorio, ci sarà tempo per parlarne. Ora è il tempo della solidarietà e dell’aiuto materiale e morale. Dovremo sentirci uniti nel richiedere a politici e funzionari da fare quanto in loro potere per tutelare la sicurezza della gente e il ripristino di condizioni di vita migliori, appena possibile. Si comincia ad avere notizia di episodi spontanei di grande solidarietà attivate da privati (locali aperti per ospitare i viaggiatori, offerte di aiuto e servizi). I Sardi sapranno fare la loro parte. Un abbraccio a tutti.(Lettori/vt).

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Canea reazionaria per 780 euro agli indigenti ed altro. Che fare?.
11 Ottobre 2018

Andrea Pubusa su Democraziaoggi.
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005516c4-01cc-4073-80cf-0aca121f2b67lampadadialadmicromicroIn argomento un intervento del direttore di Aladinews*.
Suvvia! Il reddito di cittadinanza bollato come la rovina dell’Italia!
Intervengo limitatamente alla questione del “Reddito di cittadinanza”, associandomi allo stupore (si fa per dire) e alla stigmatizzazione di Andrea Pubusa (su Democraziaoggi) per la reazione a questa misura da parte di “istituzioni europee e internazionali, grandi gruppi editoriali e destra”, uniti in una “canea reazionaria per 780 euro agli indigenti”. Purtroppo a questi si aggiungono anche intellettuali progressisti di area cattolica, cito per tutti il prof. Leonardo Becchetti (http://www.aladinpensiero.it/?p=87954), che arriva addirittura a dare ragione a Renato Brunetta (intervistato dal quotidiano cattolico Avvenire del 28 settembre 2018.), che della manovra governativa boccia, guarda caso, soprattutto e in modo puntiglioso il “reddito di cittadinanza”, additato come sicuro responsabile della imminente rovina dell’Italia. In questo dimostrando ignoranza e malafede. [segue]

E’ online il manifesto sardo duecentosessantanove

pintor il manifesto sardoIl numero 269
Il sommario
Le bambine del ‘68 (M. Tiziana Putzolu), Turchia e dintorni. Origini del nazionalismo turco (Emanuela Locci), Stop alla proposta di legge regionale sarda sul governo del territorio, la legislatura finisce qui (Stefano Deliperi), Curare le ferite della sinistra e ripartire senza bandierine (Marco Revelli), L’epilogo malinconico della legge urbanistica (Alan Batzella e Sandro Roggio), La “dignità del lavoro” non può essere garantita dalla flessibilità occupazionale (Gianfranco Sabattini), Una brutta manovra da non sottovalutare (Alfonso Gianni), Manifesto per la 17° marcia della pace Gesturi Laconi (red), Festa dei popoli 2018 (red), La paura ha sempre un biscotto in tasca (Rita Sedda).

Cultura e pecora in capotto

BUFERA SUL CONSIGLIERE POETA
di Gianni Pisanu
coroSu L’Unione Sarda di giovedì 30 agosto pag. 33, da Nuoro un bell’articolo di Gianfranco Locci sulla polemica a seguito della diffusione da parte di Peppe Montesu di sue riflessioni in merito alla validità, sotto il profilo culturale, di un certo tipo di manifestazioni che proliferano in tutta l’isola.
L’articolo riporta testualmente le quartine di Peppe Montesu, pietra dello scandalo, che ho letto con godimento e condivisione.

Finarmente Nugoro ses bennìda,
su chi as in coro a lu festare,
sa patata in capotto e su buffare,
de cultura in su palcu l’as bestìda.

Chin corazu as fattu s’attrivìda,
in sa diretta de ne faeddare,
sos eroes chi tue ses festende,
coladu s’an sa vida imbreachenne.

Su sollazzu as confusu chin su cantu,
pro cultura l’as tue presentadu,
nemo in palcu si est segheradu,
e a su nudda tue as dadu vantu.

Bustianu e Deledda sunu a prantu
A ti vier de goi in cust’istadu,
faghenne mastros chi mastros non sunu
daenne chentu a chie valet unu.

pecora-in-capottoUna piccola riflessione sulla polemica a seguito delle quartine di Peppe Montesu intorno al proliferare di pseudo manifestazioni culturali a base di carne di pecora lessata. L’autore delle quartine servendosi di Facebook altro non ha fatto che sbadigliare in pubblico sopraffatto dalla noia che provoca la ripetitività di manifestazioni incentrate su pecora in capotto e nopotoreposare eseguite fino allo sfinimento ambedue da cuochi improvvisati e spacciate per elemento essenziale della CULTURA sarda. [segue]

La Faradda

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fdaa665c-7f08-4ed6-94f1-5c66aca2841aLa discesa dei Candelieri. Anche quest’anno col pensiero in Piazza Castello per una ricorrenza molto sentita.

Saluti e buon ferragosto

Contus stampaxinus: San Luigi Gonzaga decollato

f96cdd23-d561-42fe-9846-d73b9e8e6f35e9781fa2-97b1-4e03-bfcb-b1a3ca52ded5ape-innovativaChe i chierichetti siano per definizione dei bravi bambini è una credenza popolare non sempre verificata nella realtà. Perlomeno non tutti lo sono. Come infatti si dimostrò quella sera di una stagione imprecisata (l’anno 1958, forse), quando alcuni chierichetti si introdussero nel saloncino parrocchiale dove stava esposto un tabellone che riportava un resoconto, quotidianamente aggiornato, delle presenze di ciascun chierichetto alle funzioni religiose (messa, rosario, benedizione, e così via). Nel tabellone erano elencati i nomi di tutti i chierichetti, con affianco a ciascuno una sequenza di pallini bianchi, che venivano riempiti, colorandoli con un lapis rosso (di esclusiva dotazione del prete) con un certo criterio (a metà o totalmente) sulla base dei servizi liturgici prestati. (Segue)

Oggi 26 luglio 2018 Sant’Anna Patrona di Stampace

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Stendardo custodito presso la storica benemerita Società di Sant’Anna di Cagliari, quartiere Stampace, presieduta da Giancarlo Luzzu.

Contus stampaxinus: don Arthemalle a Roma

di Aladin.
img_6955Don Arthemalle era un prete povero. Viveva della piccola elargizione che mensilmente gli assicurava il Parroco (presidente dei parroci della Collegiata di Sant’Anna) il cui importo aumentava in relazione alla numerosità dei funerali e delle messe in suffragio da lui celebrati, ma sempre di miserie si trattava. Comunque tanto gli bastava per condurre una vita dignitosa e di cui ogni giorno ringraziava il Signore. Certamente non poteva permettersi alcun extra, con l’eccezione del tabacco da fiuto, che assumeva in dosi quotidiane, con assidua frequenza, seppur in misura assolutamente controllata. Ad ogni “fiutata” corrispondeva uno o più sonori starnuti, che mascherava malamente coprendosi il naso con uno dei suoi variopinti grandi fazzoletti. Ne ricordo uno rosso a pois bianche. Non di rado si divertiva a ficcare un pizzico del suo tabacco nel naso di qualche chierichetto, così… “alla fidata” e mentre il malcapitato starnutiva lui se la rideva sonoramente, come si diceva “a scraccallius”. Ma torniamo alla povertà di don Arthemalle. [segue]

Gli aneddoti stampacini. Uspidali civili o Clinica Aresu?

Ospedale-Civile-Cagliari204d5de0-72bc-4aa7-b3dc-ec8bfd054ab4Don Arthemalle forse non era il più vecchio tra i sacerdoti della Collegiata parrocchiale di Sant’Anna, ma per noi lo era. Teoricamente non avrebbe avuto diritto al titolo di “don” ma solo di “signor”, in quanto – ci avevano spiegato – l’uno era riservato ai preti che avevano studiato e che erano stati licenziati dal Seminario maggiore, l’altro a chi era arrivato alla consacrazione sacerdotale senza il prescritto “cursus studiorum”, come appunto nel caso del nostro. [segue]

AladiNewsEstate EstateAladinews

copia-di-img_6928SUOR MARTA È ANCORA VIVA .
di P.Ligio su Aladinews.
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Alle origini di GulpCittàquartiereAladinews
Le prime esperienze giornalistiche nacquero in Parrocchia (1967).
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