Economia & Lavoro

Cagliari antifascista

Torri municipio CagliariCagliari antifascista: approvata mozione in Consiglio comunale
14 Febbraio 2018
Su Democraziaoggi.
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Questione sarda. Serve un nuovo Piano di Rinascita. Dibattito.

sardegna-dibattito-si-fa-carico-181x300Come avevamo preannunciato, pubblichiamo l’intervento di Paolo Fadda, storico ed economista (traendolo dalla sua pagina fb) su L’Unione Sarda di domenica 11 febbraio, dal titolo: “Incrementare il Pil dell’Isola. SERVE UN NUOVO PIANO DI RINASCITA”.
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La questione sarda va rilanciata. Serve un nuovo Piano di Rinascita. Dibattito.

sardegna-dibattito-si-fa-carico-181x300Pubblichiamo l’intervento di Paolo Fadda, storico ed economista, su L’Unione Sarda del 3 febbraio. Oggi, domenica 11 febbraio 2018, Paolo Fadda è intervenuto nuovamente con un pezzo intitolato “Incrementare il Pil dell’Isola. SERVE UN NUOVO PIANO DI RINASCITA”, che contiamo di pubblicare anche su Aladinews nei prossimi giorni.
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Sardegna

sardegna-dibattito-si-fa-carico-181x300Dibattito——————-
Lo spopolamento, la crisi della politica e il futuro della Sardegna, di Pietro Soddu
Il sito web della Fondazione Sardinia pubblica un saggio dell’autorevole uomo politico sardo, contando di intervenire prossimamente sul tema e sul saggio medesimo.
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Quando è finita la prima autonomia della Sardegna? di Salvatore Cubeddu. Sul sito web della Fondazione Sardinia.
Nel 1978-1979. Ma nascono anche le idee per un nuovo futuro: la nuova autonomia, la lingua e l’identità etnica e storica della Nazione Sarda, il nuovo modello di sviluppo industriale, la riscrittura dello Statuto, il Senato delle Regioni, il diritto di rappresentanza dei Sardi a Bruxelles, l’Assemblea Costituente del Popolo sardo.
(Segue)

La “flat tax” del centro destra per la distruzione dello Stato sociale

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La politica fiscale del centro destra contro il Welfare State.
Difendiamo il criterio Costituzionale della progressività impositiva fiscale contro la flat tax voluta dal centro destra.
L’articolo 53 della Costituzione, posto nella Sezione I. Diritti e doveri dei cittadini, Titolo IV. Rapporti politici, recita:
“Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”

Bisogna dirlo chiaramente alla gente, soprattutto ai ceti meno abbienti e al ceto medio sempre più impoverito, che se passa la politica fiscale del centro destra (flat tax, tra l’altro anticostituzionale) si assesterà un colpo mortale allo stato sociale (welfare state). Ciò significa tra l’altro: addio assistenza ospedaliera gratuita, annullamento o forte ridimensionamento delle forme di assistenza a anziani e disabili (accompagnamento, reddito di inclusione sociale, indennità di invalidità) perché banalmente mancheranno i soldi, oggi nonostante tutto assicurati dalla fiscalità generale. Significa ancora ulteriori tagli all’istruzione pubblica, agli interventi di sicurezza sui trasporti, e così via di male in peggio. Sulla base dei calcoli degli esperti, a fronte di esigui vantaggi fiscali per i ceti meno abbienti, si determinerebbero ingenti vantaggi per i ceti ricchi e ricchissimi. Ma, come detto, le peggiori ripercussioni si avrebbero nell’ulteriore scasso dello stato sociale, contro i poveri e il ceto medio.
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- Approfondimenti.

Ieri al mercato di San’Elia. Comprando e pensando.

img_4715di Tonino Dessì, su fb.
Ieri, quando mi sono recato al Mercato civico di Sant’Elia, sono stato preso da una sorta di malinconia apprensiva.
Ci vado spesso per affezione, come pure mia moglie, per comprare soprattutto pesce, frutta e verdura.
Abbiamo vissuto bene per quindici anni, io e lei, nella nostra prima casa di proprietà realizzata dalle cooperative edilizie del PdZ “San Bartolomeo-Sant’Elia” nei primi anni ‘90 (che strano pensare: del secolo scorso!).
Io poi sono cresciuto in un quartiere popolare di Nuoro e da studente universitario ho abitato prevalentemente, a Cagliari, in appartamenti della zona di Is Mirrionis e di San Michele, perciò un tratto psicologico e culturale urbano, ma popolare, fa parte del mio imprinting umano individuale, consapevolmente introiettato.
La ragione dell’apprensiva malinconia che ho provato deriva dal fatto che via via i box del Mercato civico vanno chiudendo e che la struttura, pur moderna, funzionale, ben collocata sotto il profilo urbanistico, versa in palese agonia.
I loro titolari hanno costantemente lamentato una storica ingenerosità degli abitanti dei quartieri circostanti, Sant’Elia vecchio e nuovo, San Bartolomeo vecchio e nuovo, La Palma-Quartiere del Sole, i quali hanno sempre prevalentemente preferito fare, anche molto fuori zona, non solo le provviste generali nei discount e nei centri commerciali, ma anche la spesa corrente e spicciola, compresi appunto gli alimentari come carne, pesce, frutta, verdura, pane, salumi, formaggi, nei supermarket.
Un più sentito radicamento viceversa sta consentendo di mantenere in attività, nonostante le difficoltà, il Mercato civico rionale di Via Quirra, nella parte nordoccidentale, anch’essa popolare, della città.
Non mancano di ricordare, gli esercenti superstiti, che non sono state soddisfatte le aspettative di collocamento e di mantenimento nel grande stabile di servizi quali uno sportello bancario, un ufficio postale, magari una farmacia, gli uffici circoscrizionali amministrativi, che ne avrebbero rafforzato la funzione di infrastruttura civile urbana di zona. (Segue)

Oggi venerdì 12 gennaio 2018 a Sassari

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Giuanne Fiore: “Sas primas abbas”

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Oggi domenica 7 gennaio 2018

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Servitù militari. Accordo Pigliaru/Pinotti: peggio di una Caporetto (1)
7 Gennaio 2018
Fernando Codonesu
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[Su Democraziaoggi] Fernando Codonesu, un esperto e autore di un documentato e stimolante saggio sull’argomento, invia un intervento sull’accordo sulle servitù militari fra Pigliaru e la Pinotti, e su quanto (non) è stato fatto nella XVII legislatura. Democraziaoggi pubblica la riflessione in due puntate: oggi la prima, il proseguo domani. Aladinews che aveva già pubblicato il saggio di Codonesu, ritiene importante riproporlo (anche in attuazione dei rapporti di collaborazione con Democraziaoggi).
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Decadenza delle classi dirigenti e “dipendentismo”, ecco la nuova Questione sarda

angioy-a-ssDecadenza delle classi dirigenti e “dipendentismo”, ecco la nuova Questione sarda
4 gennaio 2018 Pronto intervento
Paolo Fadda su SardiniaPost.

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Che si sia di fronte nuovamente ad una “questione sarda”, come problema dell’arretratezza economica dalla nostra Isola, non vi possono essere molti dubbi. Certo, rispetto a quel che sostenevano in passato il Tuveri ed il Lei-Spano, appare forse mutata la sua sostanza, ma ne rimangono sostanzialmente immutate le distanze dalle regioni continentali in tema di progresso e benessere generali. In più sembrerebbe essersi ancor più aggravata la dipendenza dalle economie esterne per via d’una bilancia commerciale che vede le importazioni prevalere nettamente sulle esportazioni, determinando un’effettiva sudditanza dalle risorse e dai trasferimenti provenienti dall’esterno.

Quel che assimila comunque le due condizioni sta proprio in quel comune riferimento ai ritardi su quel che avviene all’al di là del mare, come raffronto, subordinazione ed inferiorità. Perché, ora come allora, si è determinata quella distanza che gli economisti di scuola anglosassone definiscono backwardness, cioè arretratezza economica.

Un ritardo che era già stato affrontato un secolo fa con le leggi “speciali” del ministro Cocco-Ortu e, successivamente, con la legislazione “straordinaria” della Casmez e della Rinascita: un obiettivo, peraltro, lasciato incompiuto, o mancato, anche perché punteggiato da frequenti fermate e deviazioni. Per cui oggi è certamente corretto sostenere che continui a permanere una “questione sarda” da affrontare, in modo da colmare quell’attardamento che penalizza e mortifica l’Isola nei confronti delle economie continentali.

Proprio Pietrino Soddu, autorevole politico della stagione della Rinascita, ha sottolineato recentemente, in un suo lucido intervento, come continui a permanere l’attualità della “questione”, come segnale del forte distacco esistente, in termini di progresso, tra la Sardegna ed il resto del Paese. Perché, a suo giudizio, nell’Isola si va aggravando «la dipendenza mentre è diminuita l’autonomia in tutti i campi, con la perdita del controllo dell’apparato bancario e del sistema informativo, e con il progressivo indebolimento delle classi dirigenti e della specificità delle sue strutture economiche. Con il pericolo di divenire sempre più una passiva destinataria delle decisioni altrui».

Infatti, a causa della perdita di questi fondamentali asset socio-economici, la “questione” va assumendo, per noi sardi, il carattere di un handicap di natura strutturale che, se non affrontato decisamente, continuerà a condizionare pesantemente il nostro futuro prossimo venturo. Proprio perché oggi, assai più di ieri e ieri l’altro, ha posto di fronte i fattori più antichi e resistenti della tradizione isolana (quelli che si identificano in “su connottu”) con i grandi mutamenti di una incalzante modernità avvenuti nel mondo. Una contrapposizione che ha provocato, e continua a provocare, dei gravi ritardi nell’inserimento dell’economia sarda nel grande scacchiere di mercati divenuti sempre più globali e competitivi. Quasi che l’economia sarda intenda affrontare i suoi competitors economici forniti di micidiali bazooka e kalashnikov con i soli suoi antiquati fucili “modello ’91” e le inutili “guspinesi”. O che la nostra massima velocità verso il progresso sia rimasta quella lumacosa del nostro “pendolino” in raffronto con quella delle gazzelle continentali del tipo “freccia rossa” o TGV francese!

Infatti, l’economia sarda continua a soffrire di una cronica lentezza nell’innovarsi e nel progredire. Perché continua a ricercare un ritorno ad antiche felicità aurorali (mai esistite) nella mitica e fantasiosa Ichnusa, in alternativa all’esigenza di dover realizzare innovativi modelli di civiltà assai più prodighi di benessere sociale. Basti pensare che il reddito medio di un sardo è oggi poco più della metà d’un lombardo e che il nostro Pil per abitante (cioè la capacità di produrre ricchezza) diventa sempre più distante da quello medio del Paese, avendo allungato il distacco di oltre 10 punti percentuali sul dato degli anni ’80.

C’è stata invero della crescita sul fronte dei consumi, ma al di fuori del sistema produttivo, come andamento in progressione del redditi individuali, per via principalmente dell’espansione abnorme del pubblico impiego, passato da 1,5 a 3,4 dipendenti ogni 10 sardi, e della distribuzione commerciale, che ha più che doppiato i suoi organici, sfiorando il 47 per cento. Un’evidente dicotomia rispetto ad agricoltura e industria che avrebbero visto invece diminuire di un terzo abbondante i propri addetti, oggi a non più di 1,9 occupati ogni 10 sardi. A conferma di quel “dipendentismo” strisciante che pare essere oggi il maleficio principale della nostra “questione”.

I germi che l’hanno provocato sono essenzialmente due: il primo può essere individuato nell’isolamento geografico, cioè nelle forti diseconomie che penalizzano di un buon 25-30 per cento il reddito delle imprese produttrici sarde nei confronti dei loro competitors continentali; il secondo, ma non proprio un second-best, nel progressivo decadimento delle sue classi dirigenti, ovunque siano situate: nella politica, negli affari, nel sindacato e nella cultura. Ci sarebbe poi, come aggiunta, il fatto che i centri decisionali degli attuali agenti di sviluppo, da quelli finanziari a quelli industriali, siano locati ormai tutti al di fuori dell’isola. Per cui oggi i problemi sardi vengono affidati a soluzioni assunte a Modena o a Milano, come a Roma o a Zurigo o Mosca, da personaggi spesso molto “distratti o disattenti”, di fatto lontani, anche per proprio interesse, da quel che serve all’Isola.

È anche questo l’effetto di quel “dipendentismo” vizioso che va caratterizzando e mortificando l’economia isolana, e che è la controfaccia, o l’opposto, di quelle capacità d’autogoverno e di autosviluppo che erano state il sogno, e la speranza, di una pattuglia di grandi nostri conterranei, da Attilio Deffenu a Camillo Bellieni e a Emilio Lussu. E che s’era poi realizzato con quell’Autonomia “speciale” conquistata poi, tra non poche difficoltà e diffidenze, proprio ottant’anni or sono all’interno della Costituzione repubblicana.

Per risolvere la “questione” occorrerebbe quindi fare ricorso ad una nuova ingegneria politica dello sviluppo, che sia capace di rimuovere quei vincoli a cui s’è fatto prima riferimento. Innanzitutto affrontando il problema dell’insularità che non è soltanto un problema di mobilità facilitata per persone e merci: è un problema, anche e soprattutto, di sottocultura, nel senso che richiede, per superarlo, di un’infusione massiccia di conoscenze, di risorse e di virtuose “connection” con centri esterni di produzione e di ricerca.

A seguire vi è la debolezza e l’inadeguatezza delle classi dirigenti, ed è certamente il problema più grave. S’impone la volontà di dover cambiare, o almeno di tentare attraverso alcuni passaggi: selezionando innanzitutto delle élite che abbiano alto il senso della responsabilità civica e del rigore etico prima che il tornaconto privato e l’ossequio verso i politici; facendo sì che le selezioni premino competenze e meriti e non favori clientelari o furbizie varie; riportando ancora nella società economica dell’isola il primato del profitto da attività d’impresa nei confronti delle rendite da contributi e aiuti pubblici; liberando infine le imprese dall’infeudamento politico e dalle tagliole burocratiche degli aiuti c.d. “a bando” e dalle rendite di posizione più o meno clientelari.

La “questione sarda” in questo XXI secolo consiste proprio nell’aggravarsi di quella condizione di dipendenza (che è l’opposto dell’autonomia proclamata in statuto) che penalizza oggi l’isola e precarizza il suo futuro: per affrontarla e superarla occorre agire su più fronti, ad iniziare da quel che appare come il male più pericoloso: la mediocrità delle sue élite di comando, della politica, dell’economia, delle libere professioni e della cultura.

Soddu ritiene che occorra prendere atto che si sia ormai giunti ad una fase che chiama “post-autonomistica”, nel senso che negli ultimi sessant’anni la Sardegna è profondamente cambiata, e con essa dovrebbe modificarsi radicalmente anche l’impostazione ed i contenuti della politica regionale. Per cui ritiene necessario che le classi dirigenti prendano atto delle mutazioni avvenute ed agiscano di conseguenza, adottando soluzioni coerenti con le nuove esigenze ed i nuovi contenuti dettati dal progresso. Propone quindi la necessità di aprire un negoziato con lo Stato per definire un nuovo “patto costituzionale” che possa rappresentare il superamento dell’attuale Statuto del 1948. Fondato quindi su «nuove norme, regole, procedimenti, strumenti e soprattutto istituzioni pensate e costruite secondo il principio di una “sovranità federale”, di una “sovranità condivisa”, per poter partecipare pienamente alla “seconda modernizzazione” in corso nel mondo».

Si possa condividere o meno quest’indicazione, quel che appare necessario ed urgente è la predisposizione di una nuova “cassetta degli attrezzi” istituzionali, in modo da poter intervenire per risollevare le malconce sorti di questa nostra Sardegna. Perché lo scenario nazionale ed internazionale che si ha davanti in questo 2018 è ben differente da quello del 1948, e le “specialità autonomistiche” di allora paiono ben poca cosa di fronte alle complessità sociali ed economiche di questa seconda modernizzazione in atto nel mondo. All’interno di questo scenario, una nuova ed importante responsabilità compete alle nostre classi dirigenti, dovunque siano collocate: a loro spetta l’ideazione e la predisposizione di idonee proposte operative che affrontino decisamente, e sconfiggano definitivamente, quell’antico maleficio, che incombe sulla Sardegna, d’essere sempre più colonia: ieri politica ed oggi economica. Serva e suddita, comunque, di decisioni, di voleri e di interessi esterni.

Paolo Fadda

Economista, saggista, già dirigente del Banco di Sardegna

La Sardegna respinga i doni avvelenati dei finti Re Magi

CSS loghettoQuest’anno diffidate dei finti Re Magi Gentiloni – Calenda – Pinotti che vengono In Sardegna a portare a noi sardi doni taroccati e avvelenati che i nostri politici guidati dal Presidente della Giunta Francesco Pigliaru ricevono reverenti e festanti.
L’IMBROGLIO DELL’EX-ALCOA
Vogliono farci credere di aver risolto definitivamente la Vertenza ALCOA e non dicono di aver utilizzato 200 milioni di euro dei contribuenti per comprare – tramite l’Agenzia governativa Invitalia – una fabbrica obsoleta, regalando alla multinazionale americana i fondi delle mancate bonifiche e della multa milionaria non pagata dall’Azienda alla Comunità Europea sulla sovrattassa energetica. Una fabbrica, i cui impianti sono fermi da 5 anni e, se mai riprenderà a funzionare, avrà produzioni fuori mercato per gli alti costi energetici, rivelandosi una grande truffa milionaria a favore delle multinazionali l’americana Alcoa e la subentrante svizzera Syder Alloys e dello stesso ministro Calenda suo grande comis.
Anche la Regione Sardegna ci metterà del suo con 8 milioni di euro per coprire i costi della cassa integrazione nelle more del riavvio dell’impianto.
LE BONIFICHE DI FURTEI A SPESE NOSTRE
Ma la generosità della Giunta Pigliaru è illimitata e non si dimentica dei disastri ambientali provocati dalle Aziende in fuga come la Sardinia Gold Mining, la Medoro, la Sardgold e Bufalo Gold che a Furtei hanno devastato 530 ettari di terreno alla ricerca dell’oro utilizzando l’arsenico. Ebbene la Regione sborsa 56 milioni di euro di soldi nostri per le bonifiche senza imputare i danni ai veri colpevoli contro il Principio europeo: “Chi inquina deve pagare”.
L’EURALLUMINA
La politica industriale di questa Giunta, che aveva promesso una svolta verso una nuova fase di sviluppo, è un vero disastro, tutta rivolta al passato nel recupero di industrie decotte ed impattanti per l’ambiente come l’Eurallumina, dove si butteranno 170 milioni di euro di soldi pubblici nella costruzione di una centrale a carbone a 400 metri dalla cittadina di Portoscuso per rimettere in moto una fabbrica tra le più inquinanti d’Europa col conseguente aggravio del disastro ambientale già in atto con la sopraelevazione del bacino dei fanghi rossi e la ripresa delle polveri rosse che il vento spingerà verso la meravigliosa città di Carloforte, compromettendone l’attività turistica e la pesca.
LA CHIMICA VERDE
Questo Governo, guidato prima da Renzi ed ora da Gentiloni, supportato dalla Giunta Regionale Pigliaru, dalla Confindustria Sarda e dai Sindacati CGIL/CISL/UIL/UGL rilancia per Portotorres ed il Nord Sardegna Il Progetto della la Chimica Verde che è un vero mega impianto che brucia i cardi che andranno a ricoprire centinaia di migliaia di ettari di terreni sottratti all’agricoltura.
La Sardegna viene confermata come Piattaforma energetica europea e la nostra classe politica plaude e questa scelta, nascondendo la realtà per la nostra isola di mega pattumiera nel Mediterraneo dove i rifiuti di mezza Europa, tra cui quelli industriali nocivi e a rischio radioattività verranno scaricati impunemente nella nostra terra.
LE BONIFICHE A LA MADDALENA A SPESE NOSTRE
Ci costeranno 50,4 milioni di euro le bonifiche dell’ex-Arsenale de La Maddalena e nessun euro verrà imputato alle mancate bonifiche dell’era Berlusconi/Bertolaso, anzi la Protezione Civile corrisponderà 21 milioni di euro alla Mita Resort di proprietà della Mercegaglia.
LA FABBRICA DI BOMBE DI DOMUSNOVAS E LE SERVITU’ MILITARI
La ministra Pinotti continua a negare che in Sardegna a Domusnovas si producono le bombe che l’Italia vende all’Arabia Saudita per distruggere le popolazioni inermi dello Yemen. Dobbiamo convincerci che produrre bombe e strumenti di morte NON E’ LAVORO. Il recente Accordo sulle Servitù Militari, che vengono confermate e rafforzate nell’isola portandosi dietro una scia di veleni e di morti, è l’ultimo dono subdolo-pieno di bugie ed inganni.
IL RIGASSIFICATORE DI GIORGINO
Alle porte della Città di Cagliari, ad appena 300 metri dallo storico Villaggio dei pescatori di Giorgino ed a 500 metri dove sorgerà il Campus Universitario viene progettato un mega impianto della capacità di 22 mila metri cubi di gas con 18 serbatoi criogenici alti 6 metri. Questo impianto viene definito dai responsabili della Ditta ISGAS a “zero rischi”, ma non rispetta le leggi che ne vietano la costruzione vicino ai centri abitati nè viene applicato il principio europeo della precauzione. Le Autorità regionali, il Sindaco di Cagliari e tutti gli Enti presenti nell’area, compresa l’Autorità Portuale devono essere richiamati a responsabilità diretta.
IL DISASTRO NELLA SANITA’ PUBBLICA
La chiusura di molte strutture sanitarie nei territori e la diminuzione di numerose prestazioni mediche e di Servizi sanitari gridano vendetta ed i sardi si ricorderanno della Riforma sanitaria fallita al momento del Voto. Ormai tanti sardi sono costretti a rinunciare a cure e medicinali sempre più costosi e questo è un aspetto che aggrava la povertà già molto diffusa nella nostra isola.
DISOCCUPAZIONE GIOVANILE
La disoccupazione giovanile in Sardegna è al 53.6 % secondo i recenti dati Eurostat e finché questo dato si manterrà costante nessun piano di sviluppo potrà essere considerato serio né può essere credibile il Piano per il lavoro – LavoRas - recentemente approvato all’interno della Manovra Regionale 2018 senza vincoli, che, al netto dei 100 milioni di euro residui del Piano Sulcis, prevede una dotazione di ulteriori 27 milioni e 960 mila euro. Vigileremo sui destinatari di questo investimento e conteremo ad uno ad uno i nuovi posti di lavoro.
VERTENZE ANCORA APERTE
I lavoratori della Miniera di Bauxite di Olmedo, la Keller di Villacidro, il sugherificio Ganau di Tempio, la CLEA di Olbia, la Saipem di Arbatax, la Legler di Macomer, i lavoratori Ati-Ifras del Parco Geominerario per citare le vertenze più importanti in campo industriale che attendono riposte da numerosi anni. Guardiamo ai settori in crisi nell’edilizia, nell’agricoltura, nell’allevamento, nella pastorizia, nella pesca, nel settore del commercio e dell’ambulantato. Poniamo mano al settore trasporti da e per la Sardegna, migliorando il trasporto interno dove manca una rete ferroviaria efficiente e veloce.
CONCLUSIONI
Povera Sardegna, governata da una Giunta di basso profilo, subalterna, a capo chino e col cappello in mano verso un Governo nazionale che amico non è.
Occorre un colpo di reni, una rivolta pacifica e civile di popolo che ci aiuti a cambiare pagina per perseguire una via di sviluppo ecocompatibile, liberando la Sardegna dalle servitù militari e industriali. Riprendiamoci la nostra terra, riscoprendo la nostra vocazione agropastorale con investimenti mirati e produttivi nell’agroalimentare ed industrie di trasformazione. Riscopriamo la bellezza della nostra terra, investendo in turismo e cultura, in ricerca, in tecnologia e innovazione . Facciamo della Sardegna un’isola di pace, aperta all’Europa ed al mondo e l’indipendenza con i suoi valori identitari sia il suo orizzonte.
APPELLO
SABATO 6 GENNAIO ALLE ORE 10.00 CI TROVEREMO TUTTI SOTTO IL PALAZZO DELLA GIUNTA REGIONALE IN VIALE TRENTO PER REGALARE AL PRESIDENTE DELLA GIUNTA PIGLIARU SACCHI DI CARBONE PER LE SUE INADEMPIENZE VERSO IL POPOLO SARDO.
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Sardegna

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SARDINIAN JOB DAY 2018 24-25 Gennaio 2018
Molto più di una fiera lavoro
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(Comunicato RAS) Il 24 e 25 gennaio alla Fiera di Cagliari torna il Sardinian Job Day, l’evento della Regione Sardegna sulle politiche attive per il lavoro.
All’interno della manifestazione sono previsti convegni con rappresentanti politici ed esperti delle politiche del lavoro a livello nazionale, migliaia di opportunità lavorative offerte dalle più importanti aziende sarde e non, più di 100 tra seminari e laboratori sulle professioni emergenti e sulle tecniche di ricerca attiva del lavoro, oltre 200 stand di aziende disposte a raccontarsi e a ricevere i CV, un’area interamente dedicata all’alternanza scuola-lavoro e una al lavoro all’estero.

Cuglieri (al) Centro della Sardegna

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- Approfondimenti su Aladinews (intervento di Gigi Sotgiu).

Documentazione.

cagliari-comune-mappa-veraOnline sul sito del Comune di Cagliari l’Atlante demografico aggiornato al 31 dicembre 2016
Il dataset contiene i dati rappresentati nell’Atlante demografico del Comune di Cagliari aggiornato al 31 dicembre 2016. Nel volume, giunto alla sua settima edizione, sono riportate ampie raccolte di dati, con relative elaborazioni statistiche, alcune delle quali sono il risultato di nuovi studi sulla struttura fisica, demografica, economica e sociale della città, con una sezione specifica dedicata alla popolazione straniera.
- Presentazione.
- L’Atlante 2016 (PDF).

Tra il dire e il fare…

costat-logo-stef-p-c_2 Comitato d’iniziativa costituzionale e statutaria – Cagliari

Nota stampa sulla legge elettorale

C’era da aspettarselo. I maschietti del Consiglio regionale sull’emendamento riguardante la parità di genere fanno melina in Commissione. Non volendo chiedere il voto segreto in Aula per bocciarla come nel 2013. Hanno individuato una nuova tattica: assumono l’esistenza di un dissenso sui collegi con l’intento di scansare il voto. E così il rinvio del il voto sullo stralcio, al 21 novembre alle 16, rischia di diventare una premessa d’insabbiamento. Il motivo? Un emendamento all’articolo 1 che prevede la parità di genere nella compilazione delle liste, sul quale in Aula non è stato raggiunto un accordo. Si poteva votare subito – come ha proposto il presidente del Consiglio, Gianfranco Ganau – ma evidentemente nessuno dei consiglieri vuole rischiare il proprio seggio in favore delle donne. Anche perché le sostenitrici dell’emendamento sono componenti degli stessi partiti degli attuali consiglieri e dunque concorrenti dirette. Insomma una lotta all’ultimo sangue per il seggio, senza una riflessione generale sulla elettorale, che costituisce un grave vulnus all’uguaglianza del voto e alla rappresentanza dei sardi col suo iperpremio di maggioranza e il dopppio sbarramento al 10% per le coalizioni e al 5% per le singole liste. 
Ecco perché il Comitato di Iniziativa Costituzionale e Statutaria di Cagliari (già Comitato per il NO al referendum costituzionale) ritiene indispensabile che, in vista della prossime elezioni del 2019, il Consiglio regionale voti una nuova legge elettorale di tipo proporzionale che modifichi sostanzialmente l’impianto della legge elettorale regionale oggi vigente.
 Ogni piccola correzione, quale la possibilità della doppia preferenza di genere in discussione in questi giorni nell’Assemblea regionale, senza una modifica sostanziale del suo impianto, non cambia la natura antidemocratica della legge attuale, pensata ai danni di qualche partito e non a vantaggio di tutto il corpo elettorale. 
Anche le donne a ben vedere hanno da guadagnare da una riforma vera della legge, anziché affidarsi ad un emendamento, che non la correggono nei suoi punti critici, e che per di più rischia di non essere votata.
Per il Comitato Andrea Pubusa – Franco Meloni
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